Capitolo 1
Il metabolismo cellulare
1.1 Metabolismo dei glucidi
Il metabolismo dei monosaccaridi si identifica con il metabolismo del glucosio, in quanto
fruttosio e galattosio sono utilizzati, tranne per alcune esigenze, in seguito a trasformazione in
glucosio.
1.1.1 Metabolismo dei glucosio
Il glucosio viene trasportato dal sangue all'interno delle varie cellule secondo gradiente di
concentrazione, attraverso un processo di diffusione facilitata mediato da carrier proteine di
membrana specifiche (carrier), definite i denominati GLUT (Glucose Transporter). Il trasporto
avviene con differenti modalità a seconda dei tessuti bersaglio che esprimono diverse
isoforme della proteina di membrana. In qualsiasi via metabolica l'utilizzo del glucosio
prevede la sua fosforilazione a glucosio-6-fosfato, così da sequestrare lo zucchero nella
cellula. Tale reazione è irreversibile, avviene col trasferimento di un radicale fosforico
dall'ATP che viene idrolizzatoa in ADP, ed è catalizzata da due isoenzimi: l'esochinasi o la
glucochinasi. Questi due enzimi hanno delle differenze: l'esochinasi ha bassa specificità per il
substrato in quanto catalizza la fosforilazione di diversi esosi, al contrario la glucochinasi è
specifica per il glucosio; l'esochinasi presenta un'affinità elevata per il substrato tuttavia è
inibita dal glucosio-6-fosfato e si trova in tutte le cellule, mentre la glucochinasi ha affinità
minore non è inibita dal glucosio-6-fosfato e si trova soltanto nelle cellule epatiche. Inerente a
questo, la glucochinasi consente al fegato di immagazzinare elevate quantità di glucosio. Il
glucosio-6-fosfato può seguire diverse vie metaboliche: la glicolisi, che porta alla
degradazione del glucosio in con produzione di due molecole di piruvato; la via dei pentosi
fosfati, che determina l'ossidazione del glucosio con produzione di ribosio ed intermedi
glicolitici, nonché produzione di potere riducente sotto forma di NADPH e la
glicogenosintesi, che dopo aver trasformato il glucosio-6-fosfato in glucosio-1-fosfato viene
poi incorporato nel glicogeno.
➢Glicolisi
La via centrale per il catabolismo del glucosio è la glicolisi. Tale processo metabolico avviene
nel citoplasma e consiste in una sequenza di dieci reazioni che portano alla produzione di due
molecole di piruvato a partire da una molecola di glucosio, due molecole di ATP e due di
NADH (Fig. 4). Nella prima fase della glicolisi, caratterizzata da cinque reazioni, vengono
consumate due molecole di ATP in seguito a fosforilazione e scissione di una molecola di
glucosio per ottenere due molecole di gliceraldeide-3-fosfato. Nella seconda fase, costituita
anch'essa da cinque reazioni, vengono prodotte quattro molecole di ATP e due di NADH
attraverso la trasformazione delle due molecole di gliceraldeide-3-fosfato in piruvato. La
prima tappa della glicolisi è la fosforilazione del glucosio in glucosio 6-fosfato catalizzata
dalla esochinasi a spese dell’ATP; successivamente, si ha l'isomerizzazione del glucosio-6-
fosfato in fruttosio-6-fosfato, catalizzata dalla fosfoglucosioisomerasi. Segue poi la
fosforilazione del fruttosio-6-fosfato in fruttosio-1,6-bisfosfato catalizzata dalla
fosfofruttochinasi, tale reazione è irreversibile. Quest'ultima costituisce un'importante tappa di
regolazione della glicolisi, determina infatti la definitiva immissione del glucosio nel processo
glicolitico e rappresenta la fase di investimento energetico. La regolazione dell'attività
enzimatica avviene in maniera allosterica: l'attivazione si produce con alte concentrazioni di
AMP, mentre viene inibita da alte concentrazioni di ATP. Ciò significa che, se i livelli
energetici intracellulari sono elevati, la glicolisi rallenta, mentre se sono bassi la glicolisi
accelera. Un altro attivatore allosterico molto potente di questo enzima è il fruttosio 2,6-
bisdifosfato, sintetizzato sotto stimolo insulinico al fine di favorire la glicolisi. La quarta
reazione della glicolisi prevede la scissione del fruttosio-1,6-bisfosfato in due triosi:
gliceraldeide-3-fosfato e diidrossiacetone fosfato. L'enzima che catalizza la reazione è
l'aldolasi, il quale realizza una condensazione aldolitica reversibile. Segue poi la reazione di
isomerizzazione dei triosi fosfati: i due triosi sono interconvertibili grazie all'enzima trioso
fosfato isomerasi. Poiché solo la gliceraldeide-3-fosfato viene degradata nelle tappe
successive della glicolisi, il diidrossiacetone viene convertito in gliceraldeide-3-fosfato
affinché possa procedere nel processo catabolico. Colore carattere: Nero
Formattato: Allineato al centro
Formattato:
Fig. 4: Schema della glicolisi Tipo di carattere: Corsivo
Formattato:
Dalla sesta reazione segue la fase di recupero energetico della glicolisi attraverso la
degradazione della gliceraldeide-3-fosfato. La prima tappa di recupero è l'ossidazione della
gliceraldeide-3-fosfato in 1,3-bisfosfoglicerato catalizzata dalla gliceraldeide 3-fosfato
deidrogenasi. L'enzima catalizza la reazione di ossidazione dell'aldeide ad acido carbossilico
+
mediata dal NAD che viene ridotto a NADH e l'unione del fosfato inorganico all'acido
carbossilico per formare il prodotto finale ad alta energia, ovvero l'acido 1,3-bisfosfoglicerico.
La settima reazione prevede la formazione del 3-fosfoglicerato a partire dal 1,3-
bisfosfoglicerato. In questaIn questa tappa, catalizzata dalla fosfoglicerato chinasi, avviene
una fosforilazione a livello del substrato che porta alla produzione della prima molecola di
ATP. Nella reazione che segue si realizza lo spostamento del radicale fosforico dal C-3 al C-2
tramite l'enzima fosfoglicerato mutasi: il prodotto finale è il 2-fosfoglicerato. La nona tappa è
una reazione di deidratazione del 2-fosfoglicerato a fosfoenolpiruvato, catalizzata dall'enzima
enolasi che rimuove reversibilmente una molecola d'acqua dal 2-fosfoglicerato. Essa ha un
particolare interesse in quanto converte, un composto con basso potenziale di trasferimento
del gruppo fosforico in uno con con elevato potenziale di trasferimento. Nell'ultima reazione
avviene la seconda fosforilazione a livello del substrato: ad opera dell'enzima piruvato chinasi
il gruppo fosforico presente sul fosfoenolpiruvato viene trasferito su una molecola di ADP,
con formazione di ATP e piruvato. La piruvatoIl piruvato chinasi è un' enzima fortemente
regolato: viene inibito allostericamente dall'ATP, nonché da processi di fosforilazione mediati
da cAMP sotto controllo di adrenalina e glucagone; al contrario viene attivato da alte
concentrazioni di fruttosio-1,6-bisfosfato.
In condizioni di anaerobiosi i tessuti riducono il piruvato a lattato, ad opera della lattato
deidrogenasi, al fine di riossidare il NADH ridotto nella reazione di ossidazione della
gliceraldeide-3-P. In condizioni di aerobiosi (disponibilità di ossigeno) la riossidazione del
NAD ridotto avviene durante la fosforilazione ossidativa mitocondriale con formazione di
acqua e sintesi di ATP,; mentre il piruvato viene ossidato a CO nei mitocondri. La glicolisi è
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finemente regolata al fine di garantire alla cellula il giusto apporto di energia: il controllo si
basa sull'equilibrio tra il consumo di ATP e la rigenerazione del NADH oltre che alla
regolazione allosterica degli enzimi chiavi del processo, ovvero le tre chinasi che catalizzano
le reazioni irreversibili, e alle concentrazioni dei metaboliti. Il bilancio energetico
complessivo della glicolisi anaerobica è di 8 moli di ATP per mole di glucosio (2 moli ATP e 2
moli di NADH per /1 mole di glucosio); la glicolisi aerobica invece porta ad un guadagno
molto maggiore di ATP per ogni mole di glucosio ossidata (36-38 moli di ATP).
➢Gluconeogenesi
Alcuni tessuti sono capaci di sintetizzare glucosio a partire da materiale non glucidico,
attraverso il processo di gluconeogenesi che utilizza le tappe della glicolisi, con decorso
opposto, e per le tre reazioni irreversibili, sistemi enzimatici alternativi (Fig. 5). Nei
mammiferi tale processo avviene maggiormente nel fegato ma anche nel rene, con lo scopo di
mantenere il glucosio ematico a livelli opportuni per il fabbisogno metabolico di muscoli e
cervello. I principali precursori per la formazione del glucosio sono: il piruvato, il lattato, il
glicerolo e gli amminoacidi glucogenici. Per ragioni termodinamiche il piruvato non può
essere convertito direttamente in fosfoenolpiruvato, quindi per la prima tappa irreversibile
sono necessarie due reazioni: la carbossilazione del piruvato a ossalacetato e la
decarbossilazione-fosforilazione dell'ossalacetato. La prima reazione è catalizzata dalla
piruvato carbossilasi, un' enzimaun’enzima mitocondriale biotina-dipendente, la cui attività è
stimolata allostericamente dall'acetil-CoA. L'ossalacetato essendo poco permeabile nella
membrana mitocondriale viene ridotto dalla malato deidrogenasi a malato, quest'ultimo una
volta giunto nel citosol viene di nuovo trasformato in ossalacetato. La seconda reazione ha
luogo nel citoplasma, è catalizzata dalla fosfoenolpiruvato carbossichinasi e trasforma
l'ossalacetato in fosfoenolpiruvato utilizzando GTP. Il fosfoenolpiruvato così formato viene
poi convertito in gliceraldeide-3-fosfato dalle reazioni inverse della glicolisi: formazione del
2-fosfoglicerato mediante l'enolasi; trasferimento del fosfato con la produzione del 3-
fosfoglicerato ad opera della fosfoglicerato mutasi; fosforilazione a 1,3-bisfosfoglicerato con
utilizzo di ATP e l'enzima fosfoglicerato chinasi; e infine defosforilazione a gliceraldeide-3-
+
fosfato mediante la gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi a spese di NADH(H ). La
gliceraldeide-3-fosfato viene convertita in diidrossiacetone fosfato fosfodiossiacetone
dall'enzima trioso-fosfato isomerasi e successivamente trasformato in fruttosio-1,6-difosfato. Colore carattere: Nero
Formattato: Allineato al centro
Formattato:
Fig.5: Glicolisi e Gluconeogenesi a confronto. In azzurro sono indicate le reazioni Tipo di carattere: Corsivo
Formattato:
glicolitiche, in rosso quelle gluconeogenetiche Interlinea: singola
Formattato:
La seconda reazione irreversibile viene superata attraverso l'attività dell'enzima fruttosio-1,6- Tipo di carattere: Corsivo
Formattato:
bisfosfatasi che defosforila il substrato promuovendo l'idrolisi del gruppo fosforico sul C-1. In
seguito il fruttosio-6-fosfato viene isomerizzato a glucosio-6-fosfato ad opera della glucosio-
6-fosfato isomerasi. Si giunge così all'ultima reazione irreversibile che è permessa dall'enzima
glucosio 6-fosfatasi, il quale defosforila per semplice idrolisi il carbonio in posizione 6. Il
glucosio libero ottenuto può pertanto entrare in circolo e innalzare la glicemia. Anche in
questo caso vengono evitati cicli futili alla cellula attraverso la regolazione dell'attività
enzimatica secondo la disponibilità dei substrati: alta concentrazione di glucosio attiva le
esochinasi e inibisce la glucosio 6-fosfatasi; alta concentrazione di glucosio-6-fosfato attiva la
glucosio 6-fosfatasi e inibisce le varie esochinasi. La glicolisi e la gluconeogenesi non
avvengono mai contemporaneamente grazie alla possibilità di regolare gli enzimi chiave,
ovvero quelli che catalizzano le reazioni irreversibili. Tali enzimi sono indotti o repressi
reciprocamente, in risposta a fattori citoplasmatici, quali: rapporto ATP/AMP, acetil-CoA,
lattato, insulina e glucagone.
➢Metabolismo aerobico del glucosio
In condizioni di aerobiosi il piruvato formatosi dalla glicolisi o dall'ossidazione del lattato
passa dal citoplasma all'interno dei mitocondri dove viene trasformato in acetil-CoA per
azione della piruvato deidrogenasi, un complesso enzimatico costituito da tre enzimi a cui
sono associati cinque coenzimi. L'acetil-CoA si forma per decarbossilazione ossidativa del
piruvato attraverso una reazione irreversibile con la produzione di una molecola di NAD
ridotto e la liberazione di una molecola di CO . Questo L’acetil-CoA così prodotto, insieme a
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quello formatosi nella β-ossidazione degli acidi grassi, viene ossidato a CO nel ciclo di
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Krebs. In ogni rivoluzione del ciclo 1 mole di acetil-CoA viene ossidata in 2 moli di CO ; gli
2 +
elettroni sottratti ai metaboliti intermedi vengono utilizzati per la riduzione del NAD a
+
NADH(H ), con produzione finale di ATP. Il ciclo si compone di otto reazioni e a partire dalla
condensazione dell'ossalacetato con l'acetil-CoA che porta alla formazione del citrato e alla
liberazione del CoA: tale reazione è catalizzata dall'enzima citrato sintetasi (Fig. 6). Colore carattere: Nero
Formattato: Allineato al centro
Formattato:
Fig. 6: Panoramica del ciclo di Krebs Tipo di carattere: Corsivo
Formattato:
Per azione dell’enzima aconitasi il citrato viene isomerizzato in isocitrato, con la formazione
di un intermedio (cis-aconitato). Nella terza reazione l' isocitrato viene ossidato ad
ossalsuccinato, il quale viene decarbossilato in
α-chetoglutarato, ad opera dell’enzima isocitrato deidrogenasi. In questa reazione viene
eliminata la prima molecola di CO con la produzione di NADH. L'
2
α-chetoglutarato va incontro a un processo di decarbossilazione ossidativa catalizzato dal
complesso multienzimatico α-chetoglutarato deidrogenasi, simile a quello della piruvato
deidrogenasi. In questa reazione è eliminata la seconda molecola di CO con produzione di
2
NADH e del succinil-CoA , intermedio ad alta energia. La trasformazione del succinil-CoA in
succinato e CoA, mediante la succinil-CoA sintetasi, è
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