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Merceologia

Appunti di Merceologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Jacoboni dell’università degli Studi di Perugia - Unipg, della facoltà di economia, del Corso di laurea in economia aziendale. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Merceologia docente Prof. A. Jacoboni

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ESTRATTO DOCUMENTO

oppure entro un limite di volta in volta stabilito. Esso è uno

strumento di attuazione immediata del potere normativo

conferito alle istituzioni sovrannazionali dai trattati.

La direttiva riguarda il risultato da raggiungere, salvo

restando la competenza degli organi nazionali in merito alla

forma ed ai mezzi per trasformarle in norme di dettaglio.

Essa è il provvedimento che gli stati membri devono

adottare per realizzare gli obiettivi comunitari.

Le decisioni hanno portata concreta, è un atto vincolante e

quindi il soggetto a cui è destinata è tenuto ad osservarla,

acquista efficacia con la notifica ai loro destinatari. Quindi ,

tramite le decisioni le istituzioni decidono se qualcuno deve

agire o astenersi dall’agire imponendo obblighi e diritti.

I pareri sono atti di diritto comunitario derivato che tende a

fissare e a rendere noto il punto di vista dell’istituzione che

lo emette in ordine ad una questione.

Infine, troviamo le raccomandazioni, esse hanno lo scopo di

far sì che il destinatario tenga un certo comportamento.

Questi ultimi due atti elencati hanno tra loro punti in

comune: sono privi di vincolo normativo, in quanto sono

provvedimenti non normativi; i loro contenuti sono presi in

considerazione dalla corte ai fini dell’interpretazione delle

norme comunitarie; non contengono obblighi giuridici nei

confronti dei destinatari. Oltre a dei punti in comune ci sono

anche delle differenze: da un punto di vista formale i pareri

vengono richiesti agli organi comunitari mentre le

raccomandazioni provengono da autorità degli organi

comunitari; da un punto di vista sostanziale i pareri

permettono di pronunciarsi in modo non vincolante senza

imporre obblighi giuridici, mentre le raccomandazioni

consentono di seguire una linea di condotta riguardo

problemi di carattere più ampio.

Il trattato di maastricht

Il trattato sull’UE, firmato a maastricht il 7 febbraio 1992 dai

12 paesi che allora facevano parte della comunità europea,

è entrato poi in vigore il 1 novembre del 1993. Fissa le

regole politiche e i parametri economici necessari per

l’ingresso dei vari stati nell’UE. L’UE da esso creata è

costituita da 3 pilastri:

1) Il primo pilastro è costituito dalla comunità europea,

dalla comunità europea del carbone e dell’acciaio

(CECA) e dall’ Euratom e riguarda i settori in cui gli stati

membri esercitano congiuntamente la propria sovranità

attraverso le istituzioni comunitarie. Vi si applica il

cosiddetto processo del metodo comunitario, ossia

proposta dalla commissione europea, adozione da parte

del consiglio e del parlamento e controllo del rispetto

del diritto comunitario da parte della corte di giustizia.

2) Il Secondo pilastro instaura la politica estera e di

sicurezza comune(PESC), esso consente agli stati

membri di avviare azioni comuni in materia di politica

estera.

3) Il terzo pilastro riguarda la cooperazione nei settori

della giustizia e degli affari interni. L’unione deve

svolgere un azione congiunta per offrire ai cittadini un

livello elevato di protezione in uno spazio di libertà,

sicurezza e giustizia.

I fattori che hanno contribuito alla formazione dell’UE

sono di diverso tipo: abbiamo quelli di natura esterni

come il crollo del comunismo e la prospettiva

dell’unificazione tedesca; e quelli di natura interna,

dove gli stati membri volevano espandere con delle

riforme i progressi realizzati dall’atto unico europeo. I

suoi obiettivi sono: rafforzare la legittimità democratica

delle istituzioni; rendere più efficaci le istituzioni;

instaurare una unione economica e monetaria;

sviluppare la dimensione sociale della comunità;

instaurare una politica estera e di sicurezza comune.

Il trattato instaura politiche comunitarie in sei settori nuovi:

1) Reti transeuropee

2) Politiche industriali

3) Tutela dei consumatori

4) Istruzione e formazione professionale

5) Gioventù

6) Cultura

Il mercato unico viene completato dall’instaurazione

dell’unione economica e monetaria( UEM). La politica

monetaria comporta 3 elementi: coordinamento delle

politiche economiche; istituzione della sorveglianza

multilaterale di tale coordinamento; e infine sono soggetti a

norme di disciplina finanziaria e di bilancio.

La politica monetaria invece ha come scopo principale

quello di istituire una moneta unica, e mira a garantire la

stabilità tramite la stabilizzazione dei prezzi e a rispetto

dell’economia di mercato.

Il trattato prevede l’instaurazione di una moneta unica in 3

fasi successive: la prima fase, che liberalizza la circolazione

dei capitali(1/07/1990); la seconda fase (1/01/1994) che

permette la convergenza delle politiche economiche degli

stati membri; la terza fase (1/01/1999) deve iniziare con la

creazione di una moneta unica e la costituzione di una BCE.

Con il protocollo sulla politica sociale allegato al trattato, le

competenze comunitarie vengono estese al settore sociale.

Il protocollo si prefigge i seguenti obbiettivi: promuovere

l’occupazione; migliorare le condizioni di vita e di lavoro;

garantire un adeguata protezione sociale; promuovere il

dialogo sociale; sviluppare le risorse umane per garantire

un livello elevato e sostenibile d’occupazione; integrare le

persone escluse dal mercato del lavoro.

Tra le grandi innovazioni del trattato figura l’istituzione di

una cittadinanza europea, che si aggiunge a quella

nazionale. Chiunque abbia la cittadinanza di uno stato

membro è anche cittadino dell’unione. Tale cittadinanza

conferisce nuovi diritti: Il diritto di circolare e risiedere

liberamente nella Comunità; il diritto di votare e di essere

eletti alle elezioni europee e comunali nello stato di

residenza; il diritto alla tutela da parte delle autorità

diplomatiche e consolari di uno stato membro diverso da

quello d’origine nel territorio di un paese terzo nel quale lo

stato membro di cui hanno la cittadinanza non è

rappresentato; il diritto di petizione dinanzi al parlamento

europeo e il diritto di sporgere denuncia al mediatore

europeo.

Il trattato sull’unione adotta come norma generale il

principio di sussidiarietà. Tale principio precisa che nei

settori che non sono di sua esclusiva competenza, la

comunità interviene soltanto se gli obbiettivi possono

essere realizzati meglio a livello comunitario che a livello

nazionale.

Quindi per riassumere, il trattato di maaestricht

rappresenta una tappa determinante della costituzione

europea. Attraverso l’istituzione dell’UE, la creazione di

un’unione economica e monetaria e l’estensione

dell’integrazione europea a nuovi settori, la comunità entra

in una dimensione politica. Consapevoli dell’evoluzione

dell’integrazione europea, degli ampliamenti futuri e delle

necessarie modifiche istituzionali, gli stati membri hanno

inserito una clausola di revisione del trattato.

Una delle modifiche è apportato dal trattato di

Amsterdam(1997):

-esso permette di rafforzare i poteri dell’unione attraverso

la creazione di una politica comunitaria in materia di

occupazione;

-rafforza le misure volte ad avvicinare l’UE ai suoi cittadini ;

-semplificazione e rinumerazione degli articoli dei trattati.

In seguito, nel 2001, c’è stato il trattato di Nizza che ha

apportato alcune risoluzioni di questioni lasciate aperte dal

trattato di Amsterdam, ossia i problemi istituzionali legati

all’ampliamento. Esso semplifica il ricorso alle procedure di

cooperazione rafforzata e rende più efficace il sistema

giurisdizionale. TRATTATO DI LISBONA

Il trattato di Lisbona è entrato in vigore il 1 dicembre 2009,

mettendo fine a diversi anni di negoziazione sulla riforma

istituzionale. Esso modifica il trattato sull’UE e il trattato

che istituisce la comunità europea, senza tuttavia sostituirli.

Il nuovo trattato dota l’unione del quadro giuridico e degli

strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e

rispondere alle aspettative dei cittadini.

I punti del trattato sono i seguenti:

1) Un Europa più democratica e trasparente, che rafforza il

ruolo del parlamento europeo e dei parlamenti

nazionali, offre ai cittadini maggiori possibilità di far

sentire la loro voce e chiarisce la ripartizione delle

competenze a livello europeo e nazionale.

2) Un Europa più efficace, che semplifica i suoi metodi di

lavoro e le norme di voto, rendendo il processo

decisionale più efficace ed efficiente, offre poi un

quadro istituzionale più stabile e semplice, e di

conseguenza migliora la vita degli europei.

3) Un Europa di diritti e valori, di libertà, solidarietà e di

sicurezza, esso precisa e rafforza i valori democratici, il

trattato comprende i diritti dei cittadini e la carta dei

diritti fondamentali, garantisce libertà ai cittadini

europei, solidarietà tra gli stati membri e maggiore

sicurezza per tutti.

4) Un Europa protagonista sulla scena internazionale, il

cui ruolo viene potenziato raggruppando gli strumenti

comunitari di politica estera.

POLITICA AGRICOLA COMUNE (PAC)

La politica agraria comune dell’UE è in continua evoluzione,

alla sua origine, 50 anni fa, l’accento era posto sulla

necessità di produrre cibo sufficiente per un’Europa che

usciva da un decennio di carestie dovute al conflitto

mondiale. L’attuale politica dell’ UE punta a far si che i

produttori degli alimenti di ogni genere siano in grado di

competere in modo autonomo sui mercati dell’ UE e su quelli

mondiali. A tale fine i testi normativi sono stati resi più

brevi e comprensibili, e in questo caso, sono stati soppressi

circa 80 atti legislativi. Le reti di assistenza finanziaria sono

state mantenute, ma vengono utilizzate in maniera molto

più selettiva, ad esempio, la PAC interviene con un sostegno

finanziario a favore degli agricoltori colpiti da catastrofi

naturali o epidemie animali. Se necessario la PAC provvede

ad integrare il reddito degli agricoltori per assicurare loro

un tenore di vita accettabile; questa assistenza tuttavia è

legata al rispetto degli obiettivi più generali di rispetto

dell’igiene degli allevamenti, sicurezza alimentare, salute e

benessere degli animali, tutela del paesaggio rurale. Sono

state fatte riforme per promuovere alimenti di qualità e

competitivi al livello internazionale, processi innovativi

nell’agricoltura e nella trasformazione alimentare, nonche lo

sviluppo rurale. I consumatori sono divenuti più attenti alla

qualità e i marchi volontari dell’ UE permettono loro di

operare scelte consapevoli. Le riforme della PAC sono state

realizzate anche per rendere il commercio mondiale più

equo, dove si punta ad una concorrenza più leale, con una

eliminazione delle sovvenzioni all’esportazione o riducendo

in maniera significativa i dazi all’importazione sui prodotti

agricoli. Un ultima iniziativa è la “valutazione dello stato di

salute della PAC”, essa prevede una serie di riforme per

adattare la PAC a nuove sfide ed opportunità come ad

esempio il cambiamento climatico. L’obbiettivo principale è

quello di modernizzare e semplificare la PAC e sopprimere le

restrizioni nei confronti degli agricoltori, aiutandoli a

reagire meglio ai segnali dei mercati ed a far fronte alle

nuove sfide. Esempi di questa sono: eliminazione

dell’obbligo di mettere a riposo almeno il 10% dei terreni

coltivabili; aumento graduale della quota latte fino alla loro

abolizione e ricorso all’intervento dei mercati, con l’acquisto

della merce in eccedenza da parte della UE come sistema di

sicurezza in caso di abbassamento eccessivo dei prezzi

alimentari. Nonostante le varie riforme la PAC resta la più

integrata di tutte le politiche dell’UE e di conseguenza,

assorbe buona parte del bilancio dell’UE, ad oggi è circa il

34% del bilancio, ma aveva raggiunto picchi massimi anche

del 70% negli anni 70. Gli obbiettivi della PAC, vennero

inizialmente stabiliti dall’articolo 39 del trattato di Roma , i

quali erano: aumento della produttività incentivando il

processo tecnologico; assicurare un livello equo di vita per

gli agricoltori; stabilizzare i mercati; garanzia della

sicurezza degli approvvigionamenti; raggiungimento di

prezzi ragionevoli per i consumatori. I mercati dei prodotti

agricoli sono stati organizzati considerando 3 principi

fondamentali: quello dell’unicità del mercato; quello della

preferenza comunitaria, e di solidarietà finanziaria.

Dazi agricoli: sono prelievi riscossi sulle importazioni di

prodotti agricoli, cioè tutti i prelievi e supplementi, importi

supplementari o compensatori, importi o elementi

addizionali ed altri diritti fissati dalle istituzioni comunitarie

sugli scambi con i paesi non membri. GATT

“Accordo generale sulle tariffe e sul commercio”. È un

Accordo nato dopo la seconda guerra mondiale nel 1974 a

Ginevra, è fatto da 23 paesi (quelli che detenevano la gran

parte del commercio mondiale) con lo scopo di riorganizzare

il commercio internazionale, dove vengono stabilite le basi

per un sistema di relazioni commerciali con lo scopo di

favorire la liberalizzazione del commercio mondiale, con il

conseguente sviluppo delle economie delle parti contraenti

attraverso la conclusione di negoziati diretti all’abolizione

delle discriminazioni, delle restrizioni quantitative, negli

scambi ed a una graduale riduzione dei dazi. Gli obiettivi dei

negozianti furono: facilitare gli scambi, ossia libertà di

transito sia per le merci che per i veicoli; regolare la politica

commerciale; uniformare le misure daziarie con il quale si

vogliono evitare forme di protezionismo; agevolazioni per i

paesi in via di sviluppo (PVS) ,dove vengono riconosciuti e

affrontati i loro problemi. Nel 1994 Il GATT viene sostituito

dal WTO, ossia organizzazione mondiale del commercio.

WTO

L’ organizzazione mondiale del commercio venne istituita nel

1994 con la stesura, atto finale in conclusione dell’ Uruguay

Round. Il WTO è l’istituzione internazionale più importante,

e per questo è considerata come l’organismo di governo del

commercio mondiale, i suoi obbiettivi sono gli stessi

dell’istituzione di cui ha preso il posto (GATT), ossia quello

di liberalizzazione e nello stesso tempo di controllo del

commercio internazionale dei beni; I paesi membri sono

impegnati a contribuire alla riduzione delle tariffe, alla

rimozione delle barriere commerciali ed all’eliminazione di

ogni trattamento discriminatorio nelle relazioni commerciali

internazionali, favorendo i PVS. Quindi per riassumere è

stato istituito per attivare una concezione liberista del

mercato. Tale organizzazione si fonda su diversi accordi,

come quello sui diritti della proprietà intellettuale, sulle

misure sanitarie, sui settori del commercio dei prodotti

agricoli e tessili. Ha potere legislativo, esecutivo e

giudiziario; i membri che non si adeguano alle regole

stabilite negli accordi possono essere costretti al rispetto,

attraverso sanzioni commerciali.

Differenze GATT WTO: Il GATT, organizzazione che ha

preceduto il WTO copriva solo la regolamentazione del

commercio dei beni, il WTO ora copre anche il settore dei

servizi e delle proprietà intellettuali.

Il WTO permette ad un paese di chiamare in giudizio un

altro, accusandolo di violare le regole del commercio

internazionale. Le controversie sono risolte da giurie di 3

persone che lavorano a porte chiuse, e il paese che perde la

causa ha 3 possibilità: 1 cambiare le proprie leggi, 2 pagare

delle compensazioni permanenti al paese vincente, 3

affrontare sanzioni commerciali.

Tutti gli accordi firmati hanno in comune alcuni punti

(obiettivi):

-ridurre le tasse doganali, con la riduzione o eliminazione

dei dazi doganali sui prodotti, si riducono le spese di

esportazione, creando al contempo, nuovi mercati per i

produttori;

-trattamento di nazione più favorita, obbliga ogni stato a

trattare investitori e compagnie straniere allo stesso modo,

cioè uno stato non può bandire le importazioni di un

prodotto da uno stato se continua a importare quel prodotto

da altri (regimi oppressivi)

-trattamento nazionale, obbliga i governi a trattare le

compagnie straniere almeno allo stesso modo con cui tratta

quelle nazionali, questo principio mira ad eliminare la

possibilità di incentivi a produttori locali;

-eliminazione di quote restrittive, proibisce l’uso di

restrizioni all’import/export delle merci.

I vantaggi : Da voce ai paesi più piccoli; i principi

fondamentali rendono il sistema economico più efficace e

permettono di tagliare i costi; il commercio libero riduce il

costo della vita; ecc.. NORMATIVA DOGANALE

Il codice doganale comunitario Reg. CEE N.2913/92

stabilisce e definisce la legislazione applicabile alle

importazioni e alle esportazioni di merci tra la comunità e i

paesi terzi. Questo nuovo codice mira a facilitare il

commercio, garantendo, inoltre, un alto livello di sicurezza

alle frontiere. Il codice doganale comunitario Reg. CEE N.

450/2008 sostituisce il precedente codice e concerne: le

disposizioni generali relative al campo di applicazione della

legislazione doganale, al ruolo delle dogane e ai diritti e

obblighi; i principi base ai quali sono applicati i dazi

all’importazione e all’esportazione; le obbligazioni doganali

e garanzie di tali obbligazioni; immissione in libera pratica;

regimi doganali speciali;.

Le nuove disposizioni riguardano la razionalizzazione dei

regimi doganali per facilitare il commercio e prevenire

nuove minacce; attraverso un rafforzamento dei quadri

normativi e operativi comuni, condivisi dalle autorità

doganali, il codice istituisce processi moderni basati su

procedimenti informativi. Il codice doganale dell’unione del

2013 sostituisce quello del 2008 i cui precetti per la maggior

parte, non sono mai divenuti applicabili per via della

mancata adozione del regolamento. DAZIO

Il dazio in campo economico è una barriera artificiale ai

flussi di beni e/o fattori tra due o più paesi. È una barriera

che nasce da esigenze di politica economica di un singolo

Stato (o gruppo di Stati) e si manifesta in manipolazioni

amministrative dei flussi di beni in entrata e in uscita dallo

stato stesso. Nella maggior parte dei casi il dazio viene

riscosso attraverso una dichiarazione doganale. Il dazio

quindi è un imposizione doganale, cioè soldi che vanno nelle

casse dell’unione Europea, e sono anche un tributo indiretto

che gravano sulle merci. Essi hanno diverse funzioni, tra cui

quella economica, in quanto sono destinati a proteggere le

merci comunitarie e alcuni settori della produzione che

altrimenti sarebbero scomparsi a causa della concorrenza

estera. Nel 1968 ci fu la soppressione dei dazi tra i paesi

comunitari cosi da completare l’unione doganale tra i paesi

dell’UE. Una volta però venutasi a creare un unione

doganale tra i paesi membri dell’UE è stato però necessario

creare una tariffa doganale comune per le merci importate

da paesi extracomunitari. Classificazione dei dazi:

-Dazi d’importazione, sono quelli che si applicano sulle

merci quando sono immessi in libera pratica;

-Dazi d’esportazione ,si applicano alle merci che sono

ancora in regime di esportazione;

-Dazi protettivi, che mirano a proteggere alcuni prodotti

nazionali dalla concorrenza straniera;

-Dazi fiscali, applicati in diretta contrapposizione ai dazi

protettivi, la cui finalità è quella di assicurare un maggior

gettito di moneta nelle casse dello stato.

Dazi agricoli, sono prelievi riscossi sulle importazioni di

prodotti agricoli, cioè tutti i prelievi e supplementi, importi

supplementari o compensatori, importi o elementi

addizionali ed altri diritti fissati dalle istituzioni comunitarie

sugli scambi con i paesi membri.

-Dazi aggiuntivi, sono dazi mobili che si applicano

all’importazione di alcuni prodotti provenienti da paesi

terzi.

-Dazi ad valorem, la loro entità è commisurata al valore

delle merci;

Dazio specifico, è un diritto di riscossione in funzione della

quantità della merce importata.

Il territorio doganale è un insieme delle zone geografiche

sotto la sovranità degli stati membri; tale territorio è

delineato da una linea doganale.

Obbligazione doganale è l’obbligo da parte del debitore

doganale di corrispondere i diritti che le dogane sono tenute

a riscuotere in applicazione delle vigenti disposizioni ed in

relazione alle operazioni doganali.

Il termine importazione viene genericamente utilizzato per

le merci aventi come destinazione finale e definitiva un

paese membro, ma il termine si identifica con immissione in

libera pratica a seguito dell’assolvimento dei tributi

comunitari, mentre con il pagamento delle fiscalità interne

nazionali avviene l’immissione in consumo, che meglio si

identifica con la nozione usuale di importazione definitiva.

GLI STRUMENTI DI DIFESA COMMERCIALE

DELL’ UE

I paesi membri della CE elaborano una politica commerciale

comune verso i paesi terzi, finalizzata a favorire lo sviluppo

del commercio mondiale, l’abolizione progressiva delle

restrizioni agli scambi e la riduzione delle barriere tariffarie.

La liberalizzazione degli scambi presuppone però tuttavia

dei diritti ed obblighi da parte di tutti i partner commerciali:

ciò comporta la necessità di prevedere meccanismi che

consentono di assicurare il rispetto delle regole di una

corretta concorrenza tra le imprese che operano nel

commercio internazionale.

Le principali misure di difesa commerciale sono: 1) misure

antidumping, nei confronti di importazioni effettuate sul

mercato comunitario da parte di imprese di paesi terzi che

vendono sul mercato europeo prodotti a prezzi inferiori al

prezzo di vendita sul mercato d’origine della merce; 2)

misure antisovvenzione , nei confronti di importazioni che

godono di aiuti e sovvenzioni statali concessi dai governi

alle proprie imprese. 3) misure di salvaguardia, che possono

essere attivate in presenza di grave danno alle imprese

comunitarie derivante da distorsioni del mercato.

Queste politiche di difesa commerciale rappresentano

quindi un aspetto importane della politica commerciale

comune, in quanto operano come strumenti volti ad

assicurare, a livello internazionale, la coerenza dei

comportamenti aziendali con le regole della libera

concorrenza internazionale.

Misure antidumping servono a proteggere il mercato

comunitario di un determinato bene dai danni al sistema

produttivo derivanti dalle importazioni di beni offerti a

prezzi inferiori ai prezzi degli stessi beni venduti sul

mercato d’origine. Con dumping si intende la vendita di un

bene su un mercato estero (mercato di importazione) ad un

prezzo inferiore a quello di vendita, o addirittura a quello di

produzione, del medesimo prodotto sul mercato di origine

( mercato di esportazione) da non consentire ai produttori

del territorio di competere con esso.

I Dazi antidumping sono applicati, se nel corso del

procedimento, sono accertate 4 condizioni: esistenza della

pratica di dumping; esistenza di un importante pregiudizio a

carico del produttori comunitari derivante dal dumping;

esistenza di un nesso casuale tra il pregiudizio e il dumping;

e interesse della comunità. Il dazio è applicato a tutte le

imprese esportatrici del Paese da cui proviene la merce in

dumping, e il livello del dazio antidumping sarà pari alla

differenza tra il prezzo in vigore nel paese d’origine della

merce e il prezzo di vendita nel mercato europeo. Sono

legittimati a presentare ricorso i produttori del bene in

concorrenza con quello importato che rappresentino almeno

il 25% del totale della produzione comunitaria.

Misure antisovvenzione: servono a proteggere il mercato

comunitario di un determinato prodotto dai danni al sistema

produttivo derivanti dalle importazioni di beni prodotti da

aziende di paesi terzi che beneficiano o hanno beneficiato di

aiuti di stato. Tale procedimento prevede, in caso di

accertamento dell’esistenza di aiuti di stato vietati, prevede

l’applicazione di dazi compensativi all’importazione, ovvero

di dazi che sono diretti ad innalzare il prezzo finale del bene

importato, compensando l’effetto al ribasso causato dai

sussidi. Il dazio è applicato se sono accertate 4 condizioni:

esistenza di un aiuto di stato specifico; esistenza di un

importante pregiudizio a carico dei produttori comunitari

derivante dalle importazioni sovvenzionate; esistenza di un

nesso casuale tra il pregiudizio e il sussidio; e interesse

della comunità, cioè i benefici derivanti dall’introduzione del

dazio devono essere superiori ai costi che ne deriverebbero

Misure di salvaguardia: servono a proteggere il mercato

comunitario di un determinato prodotto dai danni al sistema

produttivo derivanti da sensibili alterazioni dei flussi

commerciali. Tale procedimento, in caso di accertamento

dell’esistenza di una grave crisi o di pericolo di grave crisi,

determinata da improvvise alterazioni dei flussi

commerciali, consente l’applicazione di dazi o di quote

all’importazione nei confronti di un determinato prodotto

allo scopo di proteggere in via eccezionale e temporanea la

produzione comunitaria. La misura di salvaguardia è

applicabile se, nel corso del procedimento, sono accertate 3

condizioni: incremento, evidente e rilevante delle

importazioni del prodotto in esame; esistenza di una grave

crisi attuale o di una minaccia di potenziale crisi di un

settore produttivo comunitario derivante da un repentino e

sostanziale incremento delle importazioni; interesse della

comunità, cioè i benefici derivanti dal dazio devono essere

superiori ai costi che ne deriverebbero. La durata della

procedura è fissata in 9 mesi dalla data del suo inizio,

prorogabili, in caso di necessità per altri 2 mesi.

SOVRAIMPOSTE DI CONFINE

Si ha sulle merci importate che, se prodotte nel territorio

della UE, sono soggette alle accise, ovvero alle imposte

sulla produzione e sui consumi; gli uffici delle dogane sono

tenuti a riscuotere, per conto dello stato in cui la merce

verrà immersa al consumo, una sovraimposta di confine, di

importo pari all’accisa gravante sugli stessi prodotti

comunitari che, invece, se esportati, godono di esenzione da

tale imposte, concessa mediante abbuono o restituzione.

ACCISE

Per accisa si intende un’imposta sulla fabbricazione e

vendita dei prodotti di consumo, deriva dalla parola latina

accidere che significa “cadere sopra”, ed esso è un tributo

indiretto che colpisce singole produzioni o singoli consumi.

Viene detto indiretto poiché il produttore che paga il

tributo, lo rigira al consumatore. L’accisa tipicamente si

distingue dagli altri tributi perché:-vengono applicate a

specifiche categorie di prodotto;-vengono applicate sulla

quantità e non sul prezzo;-condizionano il prezzo rivolto al

consumatore finale, in quanto rappresenta un’alta

percentuale del prezzo finale.

LE DESTINAZIONI DOGANALI

Per destinazione doganale della merce si può intendere:-la

sua introduzione in zona franca o deposito franco, queste

sono parti del territorio dell’UE o aree in cui le merci sono

considerate per l’applicazione di dazi all’importazione e

delle misure di politica doganale all’importazione, come

merci non situate nel territorio doganale. Ogni stato

membro deve destinare parte del territorio a zona/deposito

franco; le persone e i mezzi che vi entrano possono essere

sottoposti a controlli e l’accesso può essere negato a coloro

che non offrono le garanzie necessarie. Le merci in queste

zone/depositi non hanno limiti, ad eccezione delle merci

pericolose che possono essere soggette a restrizioni;-La sua

riesportazione fuori dal territorio doganale dell’UE; le merci

non comunitarie possono essere riesportate o possono

essere distrutte. –la distruzione o l’abbandono dell’erario

delle merci devono avvenire alle disposizioni nazionali e non

devono comportare alcuna spesa per il pubblico erario. –Il

vincolo della merce ad un regime doganale, essi sono

l’importazione definitiva ed immissione in libera pratica del

territorio doganale; l’esportazione; il deposito doganale; il

posizionamento attivo o passivo; la trasformazione sotto

controllo doganale; l’ammissione temporanea; e infine, il

transito.

REGIMI DOGANALI

Le merci destinate ad un regime doganale devono essere

dichiarate al regime prescelto e il ricorso a qualsiasi regime

è subordinato al rilascio di una autorizzazione dell’autorità

doganale. I regimi doganali sono i seguenti. L’importazione

definitiva ed immissione in libera pratica del territorio

doganale, essa consiste nell’importare definitivamente una

merce non comunitaria e immetterla in libera pratica nel

territorio doganale, equiparandola ad una merce

comunitaria. Questo è il regime più diretto e più usato nel

commercio internazionale per immettere una merce non

comunitaria nel territorio doganale.

L’esportazione, tale regime permette alle merci comunitarie

di uscire dal territorio doganale dell’UE e comporta

l’applicazione delle formalità previste all’atto di uscita, cioè

le misure di politica commerciale e i dazi all’export, anche

se solitamente le esportazioni non sono gravate da dazi o da

particolari altri tributi per ragioni di sviluppo economico a

favore delle imprese che esportano. È possibile che

l’esportazione di un prodotto sia subordinata alla

presentazione di un autorizzazione concessa dalla

commissione su richiesta di uno stato membro qualora

questo ritenga che ci sia la necessità di misure di

salvaguardia all’export. La restrizione quantitativa sta ad

indicare il divieto di importare o esportare beni considerati

in modo specifico o dar luogo a contingentamenti per

quantità espresse ad valorem. Nel caso di importazioni, i

contingentamenti rispondono ad esigenze protezionistiche

mentre nel caso di esportazioni sono dettati da motivi di

scarsa produttività di talune merci insufficienti al

fabbisogno comunitario.

IL DEPOSITO DOGANALE è un regime sospensivo dei diritti

doganali, il cui pagamento di questi diritti viene differito al

momento in cui cessa la validità del regime stesso, ovvero

al momento in cui sorge una obbligazione doganale e si

applica a merci non comunitarie che vengono

immaganizzate in un luogo predisposto a tale fine, sotto la

vigilanza delle autorità doganali. Il deposito doganale può

essere pubblico, gestito direttamente dall’autorità

doganale, o privato, destinato a immagazzinare merci dal

depositario. Durante la loro permanenza nel deposito da cui

non debbono essere sottratte, possono subire alcune

manipolazioni intese a garantire la conservazione o a

migliorarne la presentazione.


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DETTAGLI
Esame: Merceologia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PERUGIA - TERNI)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher antonio_madeo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Merceologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Jacoboni Antonella.

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