Mercati e intermediari finanziari
La gestione delle esigenze di finanziamento a breve termine e del relativo rischio di tasso di interesse
La banca e la politica dei prestiti
Ogni anno a maggio la Banca d'Italia presenta la relazione annuale sull’anno passato. Si fa riferimento all’espressione "politica dei prestiti" per definire l’insieme delle decisioni assunte dal top management della banca in relazione alla:
- La dimensione del portafoglio prestiti ho dei vincoli dimensionali. Per esempio si sono differenziate le banche in base alla dimensione, che cosa mi aspetto?
La crisi dei mutui sub-prime quali conseguenze ha avuto sui mercati finanziari? Tipologie di banche diverse hanno affrontato la situazione in modo diverso, gli immobili si sono deprezzati, le banche europee subiscono gli effetti di crisi delle banche americane. Queste ultime hanno cartolarizzato i prestiti che sono andati a finire agli investitori istituzionali e cioè le grandi banche che operano sulle grandi piazze. La conseguenza è stata che sul mercato interbancario le banche si prestano denaro a fiducia perché prima della crisi le banche si prestavano denaro senza fiducia, dopo la crisi esse hanno interrotto gli scambi. L’interruzione degli scambi tra banche colpisce per prime le grandi banche piuttosto che quelle piccole. Le banche piccole hanno pure goduto di un momento di espansione perché per esempio non avevano titoli tossici in bilancio, non avevano grandi prestiti ecc. Nel 2011 cambia la situazione, si contrae la capacità di raccolta e aumenta il costo ai correntisti di richiedere prestiti.
- La composizione del portafoglio prestiti le banche decidono la propria composizione dei crediti.
- La qualità del portafoglio prestiti le banche decidono chi finanziare e chi non finanziare, a seconda se accetto clienti più o meno rischiosi migliorerò o peggiorerò la mia qualità. A decidere quanto rischio sottoscrivere, per fare ciò ci sono delle normative che stabiliscono dei parametri (coefficiente di solvibilità che è dato dal rapporto tra patrimonio di vigilanza e rischiosità degli assets (RWA), che deve essere maggiore o uguale all’8%). Su ogni prestito la banca accantona una quota di patrimonio per ogni rischio. Quando la risorsa patrimoniale si esaurisce non posso più erogare i finanziamenti. Per esempio erogo un mutuo di 150.000 euro senza garanzia: il mio rischio sarà 150.000 euro, oppure se chiedo 100.000 di garanzie la differenza sarà accantonata per l’8%. Se aumenta la rischiosità aumenta la parte a rischio dei prestiti e di conseguenza aumenta la parte di patrimonio accantonata con conseguente ricapitalizzazione delle banche.
Quindi si fa riferimento alla politica dei prestiti si fa riferimento al credito bancario. La differenza tra credito erogato dalla banca e una società finanziaria è che la banca fa raccolta del deposito ed erogazione del credito, mentre le altre società finanziarie dovranno raccogliere i soldi per finanziare i clienti dalla banca e poi li gireranno ai clienti. Se per esempio devo comprare una macchina e chiedo i soldi ad una finanziaria, dovrò poi pagare gli interessi a due intermediari e cioè alla società finanziaria e poi alla banca.
Le due grandi voci dell’attivo (impieghi) di Stato Patrimoniale delle banche sono gli investimenti e i prestiti e nel passivo (fonti di finanziamento) si hanno i depositi in c/c, la raccolta da sportello che è data dai depositi e da una serie di strumenti che le banche vendono ai propri clienti (Pronti contro termine, certificati di deposito, depositi vincolati), le obbligazioni che sono le raccolte di mercato, il mercato azionario, il mercato interbancario che comprende la BCE + altre banche. Ognuna di queste fonti ha un costo, quando si va a pianificare la politica dei prestiti (e cioè quanta parte viene destinata a credito o quanta investita) legata alla disponibilità della raccolta.
Il costo della raccolta all’ingrosso è molto rischioso, se saltano le banche salta anche il Paese e quindi questo ha comportato chiedere un elevato tasso di interesse da parte degli investitori.
Differenza tra deposito vincolato e conto corrente
Il deposito vincolato blocca i soldi che io metto all’interno e non posso utilizzarli per un certo periodo di tempo e quindi mi crea uno svantaggio perché mi riduce una liquidità ma la compensazione positiva è che su quel deposito avrò una remunerazione in termini di tasso di interesse. Il conto corrente invece è un metodo di pagamento mentre il conto di deposito no.
Le disposizioni di vigilanza in tema di concentrazione dei rischi
Le disposizioni sui grandi fidi (per grandi fidi si intendono le esposizioni creditizie più consistenti, > 10% sul PV) sono due:
- Limite individuale: il singolo grande fido non può superare il 25% del patrimonio di vigilanza.
- Limite complessivo: la somma dei grandi fidi non può superare 8 volte il PV, questo comporta grandi vincoli.
Le principali forme tecniche di affidamento
- Prestiti alle imprese: sono i prestiti a breve termine come per esempio le aperture di credito, lo sconto cambiario, gli anticipi salvo buon fine su ricevute bancarie e fatture.
- Prestiti a medio lungo termine: sono i mutui o i leasing.
- Prestiti di firma
- Prestiti alle famiglie
Il fabbisogno finanziario delle imprese
Il fabbisogno finanziario delle imprese fa riferimento a:
- Finanziamenti per investimenti in capitale fisso: impianti, macchinari, attrezzature.
- Gestire il capitale circolante: rapporti di debito/credito.
Uno degli strumenti più utilizzati per far rimanere più flessibile l’operazione di uscita del credito è l’apertura di credito. Quest’ultimo consiste nell’aprire una posizione di credito ad un cliente che fa richiesta, per fare questa operazione prima la banca apre la procedura di istruttoria del fido valutando se il cliente è meritevole o non meritevole di credito valutando la solvibilità del cliente. Se il cliente viene affidato la banca mette a disposizione un fido, cioè un ammontare di liquidità sul conto corrente del cliente. Questo è lo strumento più efficace per ottenere un finanziamento a breve. L’apertura di credito può essere a scadenza determinata o indeterminata, la banca mi affida quella somma e mi dà una scadenza entro la quale restituirla o non mi dà nessuna scadenza, quindi man mano che usi il credito si ha una non rotazione sulla scadenza determinata e una rotazione del credito su scadenza indeterminata. Non è vero che l’apertura è onerosa nei limiti del solo utilizzo delle somme messe a disposizione dalla banca, una volta era così, ora si ha un costo sul fido accordato e sul fido utilizzato. Prima i fidi non erano assistiti da garanzia, adesso non è più così.
Che cos'è un conto corrente?
Il suo vero nome è conto corrente di corrispondenza passivo che un cliente può aprire presso una banca versando un minimo di liquidità, esso infatti per prima cosa svolge la funzione di custodia della liquidità, uno dei grandi vantaggi è anche quello di assolvere una funzione monetaria facendo un bonifico per pagare un fornitore, posso richiedere un libretto degli assegni, posso richiedere una carta di pagamento e quindi mi permette di pagare senza denaro contante. Una volta aveva anche una funzione di investimento, i c/c remuneravano la liquidità depositata con tassi di interesse attivi, oggi stanno ricominciando ad offrire questa possibilità tramite magari mediante la giacenza oltre un certo importo.
Come funziona il conto corrente? Lo utilizzo a discrezione, uso il conto per tutte le mie movimentazioni monetarie, queste operazioni che faccio possono essere accreditate o addebitate. Bisogna stare attenti a non andare in rosso perché se no mi trovo nella posizione dello sconfinamento dove la banca mi applicherà degli interessi passivi.
Lo sconfinamento è differente dall’apertura di credito perché con l’apertura il cliente viene affidato, lo sconfinamento non prevede nessun affidamento. Lo sconfinamento si può avere su conti affidati (andando extra-fido) e su conti non affidati. La banca è obbligata a mandarmi un riassunto delle operazioni che ho fatto con il conto e quanto mi è costato in quel periodo (ogni tre mesi) il conto corrente (staffa di interessi).
L’estratto conto è un riepilogo in ordine cronologico delle operazioni di entrata e uscita. Per calcolare il costo della gestione del conto corrente la banca produce un altro documento che è lo Staffa (o conto scalare) in cui le operazioni non sono più ordinate in modo temporale, ma esse sono riclassificate in base alla data valuta che è la data a partire dalla quale si calcolano gli interessi attivi o passivi. Ogni operazione ha infatti due date: la data dell’esecuzione e la data valuta, si aggiungono le spese e trovo quanto mi costa quel conto corrente nel trimestre.
Quali sono i costi che gravano sul cliente se decide di adottare l’apertura di credito?
La prima voce di costo sono gli interessi (passivi per i clienti, attivi per la banca) che verrà applicato sulla quota utilizzata. Oltre a questa voce di costo si hanno le spese di istruttoria commisurate all’importo dell’affidamento, mentre le spese di commissione per la messa a disposizione di fondi (CDF) sono spese che la banca applica per il servizio di quella messa a disposizione di liquidità. Quindi abbiamo interessi e CDF. Queste commissioni servono per coprire il costo opportunità, se la linea viene utilizzata dal cliente, egli andrebbe a pagare gli interessi sulla quota utilizzata e i CDF sulla quota accordata. Se viene per esempio aperto un fido di 100.000 €, su questi 100.000 Euro viene applicata la CDF, sulla quota che poi si andrà ad utilizzare verranno applicati gli interessi passivi. Se per esempio il cliente utilizza tutti i 100.000 € andrebbe a pagare 2 volte: gli interessi sui 100.000 utilizzati e la CDF sull’accordato.
Spostare parte della remunerazione del credito dal tasso di interesse nominale (interesse passivo) alle commissioni permette alle banche di stare sotto la soglia usuraria.
La CDF è una commissione di recente introduzione, fino al 2008 non c’era una vera e propria regolamentazione delle commissioni bancarie, ci si rifaceva alla prassi bancaria (usi di piazza). Si prevedevano quindi due tipi di commissioni non necessariamente alternative:
- Una commissione sull’ammontare del fido accordato, eventualmente al netto della quota utilizzata, il costo opportunità viene coperto sul non utilizzato, mentre sull’utilizzato la banca guadagna gli interessi.
- Una commissione di massimo scoperto che ad oggi non esiste più, che consisteva in una commissione pagata sullo scoperto più alto (saldo a debito più alto o utilizzo più alto) in ciascun trimestre. Alcune banche andavano ad applicare l’utilizzo più alto su un solo giorno che valeva per tutto il trimestre.
Viene modificato tutto con la legge anti-crisi del 2009, con essa si è scelto di regolamentare l’abuso dell’utilizzo della commissione sul massimo scoperto, quindi il legislatore impose alle banche di applicare uno scoperto significativo che doveva essere pari ad almeno un mese, altrimenti non puoi applicare la CDF. La commissione di massimo scoperto si può applicare solo su conti affidati e solo se il saldo massimo debitore presenta un certo livello significativo superiore a 30 giorni.
In alternativa alla CDF, sui conti affidati si può prevedere un corrispettivo per la messa a disposizione fondi purché ci sia solo quella commissione lì, proporzionale alla durata dell’affidamento (0,50% a trimestre). Sui conti non affidati non posso applicare la CDF perché non c’è una messa a disposizione fondi. Le banche si sono quindi organizzate sui conti non affidati inventando diverse commissioni (commissione per istruttoria urgente, commissione per lo scoperto di conto ecc..). Si è creata così tanta confusione, però c’è stato un passaggio chiave con il decreto del 2011 in cui si introduce la struttura commissionale applicabile dalle banche che prende spunto dalla legge del 2009 cercando di riordinarla. Si crea un nuovo articolo del TUB (117 bis) e si distinguono i conti affidati da...
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