Mediologia e mezzi di comunicazione
Medium (plurale media) è un termine che deriva dal latino e che indica un qualunque mezzo di comunicazione. Sebbene l'uomo sia da sempre dotato di mezzi di comunicazione, medium ha assunto questo significato solo nel secondo Novecento. I mezzi di comunicazione di massa sono quelli che vanno da uno a molti. Per esempio, tutti coloro che guardano Canale 5. Un mezzo di comunicazione di massa può essere anche un libro, ossia un emittente che produce un messaggio e moltiplica lettori; lo stesso oggetto viene letto da molti lettori.
La differenza fondamentale tra il libro e i mass media è che la comunicazione avveniva in tempo reale e non era ripetibile all'epoca. Una trasmissione degli anni '70-'80 non si poteva rivedere, tanto che molto è andato perso, perché non si pensava molto al riuso. Questo ci porta al concetto che la comunicazione umana, a differenza di quella animale, è molto dinamica. L'evoluzione della comunicazione nel corso della storia è incredibilmente importante. Noi oggi comunichiamo in maniera assai differente rispetto a come comunicavano i nostri antenati perché abbiamo inventato delle tecnologie della comunicazione; non comunichiamo più in modo orale e gestuale. La comunicazione orale, che è anche gestuale, avviene tipicamente in presenza.
La scrittura come prima tappa evolutiva
La prima tappa evolutiva è data dalla scrittura che blocca la parola affidandola a uno spazio fisso, che sia una lapide o un foglio di carta. Si può considerare una forma rudimentale di macchina un oggetto che ha la funzione di ricostruire la parola. La scrittura quindi fissa la parola e, di conseguenza, abbinata al papiro o alla carta (altra tecnologia), rende la parola trasportabile, permettendole di diffondersi rapidamente e invariabilmente. L'invenzione fondamentale è la scrittura alfabetica, che ha permesso alla scrittura di divenire comprimibile, cosa che con i geroglifici non era possibile perché occorrevano spazi immani per rappresentarla.
Bisogna tenere in considerazione che la scrittura rappresenta il veicolo principale per il commercio e per la religione poiché fissa la stessa parola di Dio. Il grande teorico e fondatore della mediologia, Marshall McLuhan, studioso canadese, è stato il primo a spiegarci in maniera convincente che, in realtà, dopo questa prima grande rivoluzione della scrittura, non è che la prima rivoluzione nel mondo della comunicazione.
Le tre fasi di McLuhan
McLuhan ci spiega facendo una ripartizione in tre fasi:
- Le culture orali
- Le culture della scrittura
- L'era elettrica applicata alla comunicazione (per esempio telegrafo, telefono, grammofono, radio, cinema, TV)
- Era elettrica + era meccanica = terza grande rivoluzione dei media
Perché McLuhan considera questo come passaggio fondamentale nella storia dell'umanità? Perché, mentre tutte le tecnologie precedenti erano meccaniche e prevedevano tutta una serie di passaggi per poter comunicare (oralità primaria), la scuola di McLuhan, chiamata scuola di Toronto, dopo una serie di peregrinazioni in università americane, si fermò a insegnare all'Università di Toronto, e molti dei suoi allievi hanno continuato a lavorare in quell'ateneo. L'elettricità, per definizione, significa tempo reale. La luce va alla velocità che per noi equivale al tempo reale. Per McLuhan la comunicazione che diventa istantanea in tempo reale rappresenta la terza grande rivoluzione.
Il discorso orale
- È un sistema aperto; il testo orale non chiude mai, tendenzialmente non si riesce mai a chiuderlo come con la scrittura.
- È interattivo; tramite la voce creando un testo aperto che varia e può non finire mai.
- È spontaneo; si crea una relazione affettiva sentimentale maggiore rispetto a un testo scritto, si è molto più motivi e si ha meno il controllo dei sentimenti e delle emozioni proprio grazie alla spontaneità.
- È immediato, senza programmazione preventiva; nel discorso orale molto poco può essere programmato preventivamente, tranne, per esempio, conferenze, lezioni universitarie, perché poggiano sulla scrittura, oppure la retorica antica, come Demostene e Cicerone.
- È indirizzato a un individuo reale, vivente.
- Soggetto a fenomeni di prosodia; vuol dire che inevitabilmente nel discorso orale ognuno di noi tende a ripetere delle formule e a dare una certa ritmicità al discorso, cercando di incantare o ipnotizzare l'interlocutore.
- Risente fortemente del contesto in cui viene pronunciato.
Il discorso scritto
- Attività più solipsistica; è molto più solitario. Oggi si può scrivere una cosa sola facendo sette cose nello stesso tempo grazie al multitasking, ma ahimè è stato scientificamente provato che l'uomo può farne bene solo due contemporaneamente. Quando si scrive, cerchiamo di isolarci per avere concentrazione per produrre un oggetto finito avente un senso compiuto. La scrittura che avviene mediante multitasking è una scrittura di tipo orale.
- Immutabile; si può confutare, interpretare, modificare a nuovo l'oggetto della scrittura, ma non si può deformare il pensiero. Quello che è stato scritto, è stato scritto.
- Soggetto a programmazione, pianificazione.
- Selezione ragionata dei pensieri; chi scrive è obbligato a fare una selezione delle cose che pensa o degli argomenti che potrebbe usare. Quando usiamo la scrittura, mettiamo in moto uno stimolo per esempio: Sara Scazzi, cosa succede quindi se si presenta un individuo che dice che c'è una nuova verità sul caso Sara Scazzi? Una reazione emotiva può essere il fastidio, la paura della famiglia, ma allora la cugina chi è, ecc. L'emozione ci provoca una certa postura del nostro corpo e della nostra mente. Ci sono sentimenti elementari primari come la simpatia e l'antipatia, ci sono sentimenti anche secondari più raffinati che si basano sui ricordi e sull'esperienza.
- Introspezione più articolata, riflessione su quanto si vuole dire; acquisita l'informazione di Sara Scazzi, si elabora un quadro personale dell'accaduto. Il pensiero riflessivo non è mai isolabile dai sentimenti. Esiste la cosiddetta ragione? È falso, non c'è. Esiste il pensiero superiore elaborato da certi strati del nostro cervello che è in grado di elaborare degli stimoli che derivano da altri strati del nostro cervello, che sono quelli preposti alle emozioni e ai sentimenti.
- Non esiste mai l'immaginazione staccata dall'informazione. Per esempio, il giornalista che bombarda di immagini provocando emozioni e sentimenti e, su questa base, innesta il pensiero riflessivo. Non c'è la ragione staccata dall'immaginazione, come non c'è la mente staccata dal corpo. Noi comunichiamo sempre con tutto il corpo. Il discorso scritto ha permesso di fissare il pensiero riflessivo organizzato in forma scritta.
- Destinatario immaginato; quando si scrive, si ha un destinatario implicito.
Culture a oralità primaria e culture letterarie
Alle culture orali associamo un'altra parola che è il suono; si rifà infatti alle tribù poiché avevano bisogno di far introiettare ai membri del gruppo sociale quali erano le leggi, com'era organizzato il rapporto col divino o con la natura, i miti, i riti, i tabù. L'essenza delle culture orali è fondamentalmente tribale. Alle culture letterarie dobbiamo tenere in considerazione altre due parole chiave: la vista e l'individuo. Poiché il nostro senso dello spazio non è innato, basti pensare alle culture precedenti alla stampa che percepivano lo spazio in modo diverso da come è stato percepito lo spazio dopo l'esplosione della stampa.
Il senso dello spazio nelle pitture antiche e medievali è diverso da quello delle pitture del '500, del '600 e così via...quindi cambia continuamente. Non è innato, è una costruzione percettiva: basti pensare all'invenzione della prospettiva in pittura; da quando la pittura tra il '400 e il '500 ha imparato a rappresentare lo spazio secondo leggi geometriche, è cambiato il nostro modo di percepire lo spazio. Noi abbiamo cambiato la percezione dello spazio perché viviamo in una società schermica. Il nostro mondo è molto più contraddittorio: da una parte abbiamo introiettato la geometria come base della nostra percezione dello spazio da molti secoli, dall'altra viviamo da molti decenni in una cultura schermica che annulla le distanze e prova il senso dello spazio. Viviamo in un mondo molto mobile, improntato sulla geometria, sulla meccanica, sulla matematica, dall'altra però viviamo in una cultura schermica il cui senso dello spazio è dovuto fondamentalmente allo spettacolo mediale e lo spettacolo mediale ci trasporta qualsiasi variante dei vari tipi di mondo. Viviamo tutti gli spazi possibili dell'universo.
Bisogna fare attenzione però perché la cultura scritta tende ad esasperare il senso della vista perché permette di oggettivare, ossia di distanziare io che sono soggetto da ciò che io guardo. McLuhan sosteneva che proprio a seguito della diffusione su larga scala della stampa nel XVI-XVII secolo si è diffusa questa capacità di distanziare il proprio oggetto e addirittura di immaginare di dire io. Su questo concorda un grande sociologo che si chiama Norbert Elias, che ha scritto parecchi libri in cui dimostrava che il senso del soggetto è un "Io che ha scritto a voi". Questo vale a lungo fino al Medioevo. Poi nelle società moderne cambia il concetto ossia: sono io che individualmente analizzo questo oggetto e imparo a distanziare.
L'invenzione della stampa
Il mondo della scrittura subisce radicali cambiamenti con l'avvento della stampa e il declino del manoscritto. In particolare, a metà del '400, Johann Gutenberg sconvolge il mondo della tipografia con l'invenzione del torchio a stampa a caratteri mobili. Dapprima l'aveva inventata per riprodurre degli oggetti di vetro, poi per la scrittura. Questa scoperta sensazionale ha determinato l'avvio dell'industria della stampa, facendo di Venezia la capitale indiscussa, ma soprattutto consentendo per la prima volta di riprodurre in serie innumerevoli copie identiche di un testo.
La stampa come genesi della modernità
Il primo grande medium di massa è stata la stampa. Nota Bene: un solo libro, molti lettori. Gli Stati nazionali si formano subito dopo che si è diffusa la stampa. Il primo giornale al mondo è stato stampato a Genova intorno al 1640 ed era un giornale del porto e ha la struttura: notizie commerciali, pubblicità, notizie di cronaca. Si diffondono libri e si diffondono giornali. Si diffondono prima i libri perché, per diffondere un giornale, occorre avere un pubblico disponibile nella stessa città, piuttosto esteso. La stampa quindi ha permesso che si generasse l'istruzione, che insieme alla stampa ha permesso la fondazione degli Stati moderni. È proprio nel Quattrocento che i governanti di vario tipo istituiscono dei sistemi di istruzione pubblica pagati dallo Stato, che garantiva i locali e lo stipendio del maestro, e le famiglie, per far istruire i figli, dovevano dare al maestro una percentuale in più.
Con l'avvento della stampa si pongono le basi per:
- La scienza moderna
- Le istituzioni moderne (Chiesa e scuola)
- Le istituzioni politiche democratiche
- Le lingue nazionali
L'era elettrica e la metropoli
È nella metropoli che nasce una nuova cultura. Però già nella Parigi, nella Londra, nella Berlino si stava diffondendo una nuova cultura. Le città erano dei luoghi più sorvegliati. Le metropoli rompono i confini, le mura vengono abbattute o sorpassate, la città si espande addirittura anche in modo disordinato al di fuori delle mura. La metropoli si sviluppa come un organismo che vive di una vita propria, uno dei primi obiettivi è la comunicazione. Uno dei primi cartelloni pubblicitari viene affisso prima fuori dai teatri dello spettacolo, poi sulle fiancate di quelli che una volta erano le carrozze. La comunicazione avviene perché la metropoli offre molte più opportunità di lavoro, dato che nelle città le professioni si tramandavano di padre in figlio ed erano strettamente codificate. La metropoli si sviluppa in maniera disordinata e caotica.
La base fondamentale dell'economia della metropoli è l'industria o il capitalismo finanziario, la speculazione edilizia e del caro degli affitti. La metropoli comincia a trasformarsi vorticosamente, è molto più incline allo spettacolo, al divertimento e allo spettacolo delle merci, al grande magazzino e di conseguenza al centro commerciale. Questo ha permesso di velocizzare la comunicazione e creare flussi di comunicazione ad alta velocità, l'individuo quindi abitante della metropoli sente che deve stare nel flusso di comunicazione ed ecco che nascono nella metropoli la fotografia, l'applicazione dell'immagine alla stampa. Si dice che nel Medioevo un italiano medio vedesse nella sua vita 20-30 immagini. Pensiamo oggi a quante immagini vediamo noi in un'ora della nostra vita. Ahahaha!
La metropoli è il luogo dove si diffonde su larga scala la cultura delle immagini riprodotte. Con l'epoca elettrica si passa a una situazione di cultura schermica.
Il quotidiano
Nasce essenzialmente con la metropoli, non esiste il quotidiano senza la metropoli, non esiste metropoli senza quotidiano. Essenzialmente i quotidiani sono stati fatti per la metropoli. Via via che si passa all'era elettrica si passa ai grandi quotidiani nazionali. Per esempio, il primo grande quotidiano nazionale è stato il Secolo, che è stato un giornale filo-socialista che fu completamente abolito quando Mussolini prese il potere, ma subito dopo il Secolo nasce alla fine dell'Ottocento il primo quotidiano che ha un mercato nazionale grazie ai mezzi che collegano lo stato come i treni. Il quotidiano si diffonde grazie al telegrafo o al telefono. La dimensione del quotidiano è una dimensione importante per lo stile con cui si crea il mondo dell'immaginazione collettiva.
La rivoluzione tecnologica a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento si configurava prima di tutto come rivoluzione mediale. Si pensi alla nascita del:
- Telegrafo
- Fonografo
- Cinema muto e poi sonoro
- Industria culturale
Comunicazione come trasmissione di messaggi
Chi trasmette codifica e chi riceve decodifica un messaggio mediale trasmesso attraverso un medium secondo uno scopo. Un'azione di attori sociali che comporta:
- Una strategia razionale: obiettivi e conoscenza del destinatario, conoscenza del codice, eventuale attesa degli effetti.
- Una motivazione (interesse e coinvolgimento) dell'emittente e del ricevente.
- Il rispetto di regole più o meno esplicite relative alla situazione.
- La razionalità è limitata dagli altri fattori e dalla capacità tecnica, e si riferisce all'utilità, ai fini simbolici o agli usi rituali funzionali ad altra comunicazione.
- L'azione si realizza attraverso la scelta dei codici, in funzione della strategia del contesto.
C'è una differenza tra il codice che può essere fatto sia di numeri e lettere e parole, sia di immagini e di sequenza di 0 e 1 nel mondo dell'informatica. Si vedeva la comunicazione come un processo unidirezionale da un mittente a un destinatario o più destinatari. Già dagli anni '60-'70 si è incominciato a capire che, in effetti, non funziona così e cioè che la comunicazione in realtà è sempre un processo interattivo. Ervin Goffman, grande sociologo, ha basato più o meno le sue teorie sul concetto di interazione in modo drammaturgico, teatralizzato, in cui si lavora con mezzi verbali e non verbali, in cui chi comunica assume continuamente diversi ruoli negoziando il significato di quello che dice con l'uditorio come suo contesto. Inoltre, un dialogo in un teatro, per esempio, si presenta come uno scambio di ruoli. In ogni conversazione l'aspetto conversazionale oltre che drammaturgico della comunicazione si assumono diverse funzioni e diversi ruoli. Giochiamo diversi ruoli anche con lo stesso interlocutore. È quello che accade in un talk show televisivo dove la comunicazione è plurale, interattiva, conversazionale e drammaturgica perché i vari personaggi tendono ad assumere i ruoli in una specie di rappresentazione teatrale. Su questa base sono nate diverse discipline che hanno studiato la comunicazione in particolare c'è l'aspetto semiotico che cerca di indagare sui processi di creazione del senso attraverso l'uso di codici basati su linguaggi e linguaggi di immagini e così via. Una psicologia della comunicazione che cerca di capire i processi psichici della comunicazione umana è la sociologia della comunicazione che in un primo tempo è stata soprattutto una sociologia di comunicazione di massa che è andata a studiare la comunicazione di massa dal punto di vista sociale attraverso, il cinema, la radio, le produzioni interculturali a diversi livelli. Nel caso dell'editoria esiste una sociologia dell'editoria che studia gli autori, gli editori, le case editrici come organizzazioni, i processi, il pubblico e i vari tipi di pubblico, la stratificazione sociale e culturale del pubblico, il perché del successo di certi generi in certi periodi dal punto di vista di un perché sociale. E poi per una sociologia dei media, per esempio, per il cinema, l'editoria o la radio, ma anche per esempio per le riviste di moda, che tipo di relazioni sociali e culturali si creano attraverso questo tipo di industria culturale delle riviste di moda e poi tutto il discorso sugli effetti.
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