Appunti di medicina legale
Rapporto di causalità giuridico-materiale, artt. 40 c.p.
Art. 40: Nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato se l'evento dannoso o pericoloso da cui dipende l'esistenza del reato non è conseguenza della sua azione o omissione. Non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.
Criteri di ricerca del nesso di causalità materiale
I criteri per determinare il nesso di causalità materiale tra condotta e evento sono:
- Criterio dell'efficienza lesiva: l'evento deve essere tale da provocare il danno lamentato.
- Criterio della continuità fenomenologica: gli eventi devono susseguirsi in maniera da spiegare l'evoluzione della malattia.
- Criterio cronologico: tra l'evento e il danno deve trascorrere un lasso di tempo sufficiente e compatibile con il nesso di causalità.
- Danno: alterazione in peius dovuta a un fatto doloso o colposo.
- Criterio topografico: vi deve essere coincidenza tra sede della lesione e sede del trauma.
La morte
La morte è la cessazione del processo vitale. In passato si faceva riferimento alla Tripode di Bichat: nel caso di venir meno di una qualsiasi delle tre funzioni (cardiocircolatoria, respiratoria e neurologica) il soggetto è morto. Oggi, invece, la morte è ricollegabile alla cessazione dell'attività neurologica: se l'elettroencefalogramma è piatto, il soggetto è morto anche se le altre due funzioni sono mantenute in vita artificialmente.
Fenomeni conseguenti alla morte
- Raffreddamento del cadavere: subito dopo il decesso la temperatura del corpo diminuisce sino a raggiungere l'equilibrio con quella ambientale. Distinguiamo una fase di discesa lenta (durante le prime 4 ore: la temperatura decresce di circa mezzo grado l'ora perché c'è ancora una attività di vita residua), una fase di discesa rapida (nelle successive dieci ore durante le quali la temperatura decresce di circa un grado l'ora perché c'è molta differenza tra le due temperature), una fase di nuova discesa lenta (fra la 15sima e la 24sima ora dal decesso: la temperatura scende dapprima di tre quarti di grado, poi di mezzo, poi di un quarto sino a raggiungere la temperatura ambientale) e la fase dell'equilibrio termico (oltre la 24sima ora). Fra le più importanti condizioni intrinseche ed estrinseche che possono influenzare la curva di dispersione termica del cadavere vi sono: il grado della temperatura ambientale, l'umidità, la ventilazione, la qualità degli indumenti che ricoprono il corpo, le cause e la modalità della morte.
- Rigidità cadaverica: consiste nell'irrigidimento dei muscoli volontari e involontari (che si manifesta dopo una fase di flaccidità post-mortale) a seguito del saldarsi delle miofibrille in posizione di contrazione. La rigidità viene provata in corrispondenza delle due grandi articolazioni del corpo: gomito e ginocchio. Se la prova della rigidità viene effettuata entro le prime 24 ore, i ponti tendono a saldarsi perché c'è un residuo di attività vitale, se invece è fatta dopo le 24 ore i ponti si risolvono naturalmente sino ad arrivare alla risoluzione totale, a causa dell'inizio della putrefazione. Dopo 24 ore il corpo è perfettamente rigido.
- Ipostasi: sono macchie violacee di sangue che si raccolgono nelle parti declivi ma non compresse del corpo e sempre però all'interno dei vasi, sotto la spinta della forza di gravità essendo venuta meno la pressione cardiaca. Indicano la posizione assunta dal corpo dopo la morte e insieme alla rigidità e al raffreddamento consentono di stabilire l'epoca della morte. Le ipostasi si distinguono in mobili (lo sono entro le prime 72 ore dal decesso: spostando il cadavere, si spostano le ipostasi perché il sangue non si è ancora coagulato) e fisse (oltre le 72 ore: spostando il cadavere non si spostano le ipostasi perché il sangue si è coagulato). Per l'impiccato le ipostasi si formano a guantoni (mani) e stivaloni (piedi). Le ipostasi si presentano rossastre nel caso di avvelenamento da ossido di carbonio.
- Disidratazione: consiste nell'evaporazione e nel conseguente disseccamento post-mortale, più o meno intensi o rapidi a seconda degli elementi estrinseci o intrinseci (costituzione, peso, sottigliezza della cute, etc…).
- Acidificazione: consiste nell'accumulo di acido lattico dovuto alla carenza di ossigeno nei muscoli.
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Putrefazione: consiste in un progressivo sfacelo dei tessuti del corpo per l'azione di batteri aerobi e anaerobi e degli enzimi autolitici. Questi ultimi fungono da catalizzatori e accelerano il processo di autodistruzione delle cellule. A seconda del tempo trascorso dal decesso, distinguiamo quattro periodi di putrefazione:
- Periodo colorativo: è caratterizzato dalla comparsa della cd macchia verde putrefattiva nella fossa iliaca o intestino crasso che si manifesta nella seconda o terza giornata successive al decesso ed è dovuta alla formazione di solfo-emoglobina o solfo-meta emoglobina.
- Periodo gassoso: (inizia verso il 3-4 giorno, in inverno entro 15-20 giorni dal decesso) si ha quando i germi si moltiplicano e formano gas dando al cadavere un aspetto gigantesco, il volto diventa enorme e la lingua è gonfia ed esce di fuori.
- Periodo colliquativo: (si verifica in estate verso il 2 mese, in inverno dopo 4 mesi): la colliquazione è dovuta ad enzimi autolitici e a germi aerobi e anaerobi.
- Periodo della scheletrizzazione: (si completa dopo 3-5 anni): è più precoce nei cadaveri interrati, più lento in quelli in cassa di zinco. Alla fine del periodo colliquativo, si forma del liquame nerastro in mezzo al quale guazzano indumenti, ossa e frammenti di tessuto. Le ossa possono dare informazioni sul sesso e sull'età.
- Saponificazione: è un processo trasformativo tipico dei cadaveri esposti ad ambienti molto umidi o scarsamente ventilati o che restano tanto tempo in acqua. È sempre preceduta da un certo grado di putrefazione: l'APODICERA si presenta esternamente come massa bianca, saponosa, viscida e friabile che sa di rancido.
- Mummificazione: è il processo trasformativo tipico dei cadaveri esposti ad un ambiente molto secco, assai caldo e ben ventilato.
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