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ESTRATTO DOCUMENTO

Deve essere dimostrato il nesso di causalità materiale tra

l’azione od omissione del medico e l’evento lesivo.

L’evento dannoso deve essere prevedibile.

Di fronte a un evento dannoso assolutamente imprevedibile,

non si può mai invocare la responsabilità professionale del

sanitario

Attribuzione delle responsabilità.

Esercizio clinico individuale

 Esercizio clinico di equipe

Il concetto di identità personale, di una sua definizione e

della possibilità di una sua perdita sono i cardini su cui si

basano le riflessioni etiche relative ad alcuni casi di cui

tratteremo ora piuttosto diffusamente, e saranno:

a) Concetto di morte

b) Etica dei trapianti

c) Clonazione

Maternità surrogata

d)

Concetto di morte

Al fine di trattare un argomento tanto spinoso, e

soprattutto dibattuto, come può essere l’etica dei trapianti,

abbiamo deciso di suddividere tale sezione in due nuclei

tematici strettamente connessi: inizieremo pertanto con una

definizione di morte legata alla perdita delle funzioni

dell’organismo nel suo complesso, e cercheremo di

sostenere la tesi secondo la quale la perdita dell’identità

personale e la morte non sono connesse da un legame

inscindibile, e termineremo con un’analisi sintetica ma

piuttosto interessante dei problemi etici derivanti dal

trapianto.

IDENTITA’ PERSONALE E MORTE CEREBRALE

Gli studi medici e filosofici condotti negli ultimi anni hanno

portato ad una conclusione piuttosto unanime non tanto

relativa al concetto di identità personale, che rimane a

tutt’oggi un argomento di acceso dibattito, quanto alla sua

perdita: è accettato pressoché universalmente infatti che

solo un concetto di morte in termini di tronco cerebrale

fornisce dei criteri soddisfacenti quando si parla di morte di

un essere umano.

Soffermiamoci ora però a considerare che cosa si intenda

quando si utilizza, a volte anche a sproposito, il termine

biologico

“essere umano”: questo è infatti un concetto , al

quale faremo più volte riferimento per poter dare una

effettiva e chiara definizione di morte, dal momento che

espressioni spesso presenti nella letteratura filosofica,

come “morte di una persona” o “perdita dell’identità

personale” non si presentano come adatti a dare una

definizione di morte.

Ecco allora quella che pare essere la più convincente

definizione di morte di un essere umano :”cessazione

irreversibile delle funzioni dell’organismo nel suo

complesso”. E’ evidente allora che si nega l’equazione tra

morte e perdita dell’identità personale.

La teoria qui sostenuta è che , senza un tronco cerebrale

funzionante, il corpo non è altro che una massa di materia

inerte, e certe funzioni residue, come la prosecuzione della

crescita dei capelli, non conferiscono un segno di

permanenza di vita o personalità. Quando quindi il tronco

cerebrale è morto, non vi è alcun modo sensato di pensare

che il corpo umano o la persona esistano. Anche infatti se

molte caratteristiche associate alla personalità, come la

coscienza, la cognizione o il linguaggio possono cessare

prima dell’arresto delle funzioni del tronco cerebrale, la loro

perdita non costituisce condizione necessaria o sufficiente

per ritenere la persona morta. Una certezza sulla morte di

un essere umano si può conseguire se e solo se il tronco

cerebrale è morto, perché solo in questi termini ci si

riferisce alla perdita permanente delle funzioni

dell’organismo nel suo complesso.

Si è sostenuto che la diagnosi di morte di una persona

potrebbe essere legata a criteri per la perdita di certe

caratteristiche associati agli aspetti psicologici della vita

umana. Secondo questa concezione, se la corteccia è

integralmente distrutta il paziente ha perso la sua identità

personale. Oggigiorno la tecnologia della rianimazione ci

consente di mantenere il paziente in uno stato, stabile,

anche se permanentemente vegetativo. Il problema posto

dai teorici dell’identità personale è se in questi contesti la

perdita della personalità vada considerata equivalente alla

morte di un essere umano. E’ anche vero però che gli aspetti

psicologici possono essere assenti, ma la vita umana può

continuare finchè persiste un’integrazione delle funzioni.

Per obiettare si potrebbe sostenere che se le caratteristiche

psicologiche vengono perse, il paziente non può subire

alcun danno dall’interruzione del trattamento. Questo

posizione è sostenuta anche da Agich: “se non c’è una

persona, e cioè, se le condizioni essenziali per

l’incorporazione delle funzioni superiori sono

permanentemente assenti, allora il paziente come persona

non può subire né danni né lesioni” .

1

Qui allora l’immagine della persona è in termini di

“funzioni superiori della mente”, ma queste sono

notoriamente difficili da definire, e i “criteri appropriati

sono privi di certezza diagnostica. Per evitare questa

incertezza è necessario rifiutare la tesi secondo cui il punto

nel quale la perdita della personalità è certa è quello in cui

si è avuta una cessazione delle funzioni dell’organismo nel

suo complesso, e di qui del cervello nel suo complesso. E’

questo il momento in cui il trono cerebrale muore.

Green e Wikler sostengono che la vita residua nel corpo ha

poco senso se di fatto la vita psicologica è cessata: una

persona cessa di vivere quando i processi causali che

normalmente sottostanno alla continuità del suo essere

persona sono distrutti. In questi termini, essi sostengono, i

2

criteri della morte cerebrale non definiscono la morte

dell’organismo, ma forniscono delle direttive che

consentono di giungere a questo esito. Di conseguenza, le

norme sulla morte cerebrale non hanno bisogno di basarsi

su una definizione di morte dell’organismo nel suo

complesso, ma potrebbero fornire le basi per consentire la

sospensione del trattamento, e quindi “lasciar morire” il

paziente in stato vegetativo o comunque anencefalico.

Questa proposta presenta un grave problema soprattutto

nella definizione di cosa è la cessazione dell’esistenza per

una persona. Le teorie dell’identità personale sono

inaccettabili per i medici inglesi, tanto che sono fermamente

rifiutate per alcuni motivi (riportati dal testo già citato di

Lamb, pagg. 142, 143) :

a) Malgrado la notevole mole di ricerche svolte nel corso

dei secoli, il problema dell’identità personale resta

irrisolto. La terminologia astratta delle teorie

1 David Lamb, Il confine della vita, Ed. Il Mulino, Bologna, 1987, pag. 141

2 David Lamb, op. cit. , pag. 142

dell’identità personale le rende meno utilizzabili a fini

di politica generale dei concetti fondati

biologicamente della morte dell’organismo nel suo

complesso.

b) L’applicazione pratica di queste teorie può dare

origine a molti problemi legati a casi limite.

c) Come nel caso di Karen Quinlan i pazienti in cui sono

le aree neocorticali e subcorticali ad avere subito la

lesione possono mantenere o riguadagnare la

respirazione spontanea. Ma la tesi dell’identità

personale implicherebbe che Karen Quinlan era

pronta per l’inumazione.

A differenza di un concetto di morte basato su dati

biologici, come perdita delle funzioni dell’organismo nel suo

complesso, il concetto di perdita dell’identità personale ha

un’origine filosofica e psicologica, e manca di criteri

empirici chiari. Colver e Gert sostengono che tale concetto

è “intrinsecamente vago” .

3

Il concetto di persona appartiene a uno spazio logico

diverso da quello di essere umano vivente. In alcuni casi

l’identità personale può trascendere l’esistenza spazio –

temporale dei corpi. E’ così importante tener conto del fatto

che quel che può essere attribuito alle persone non può dirsi

di un organismo nel suo complessa. Danni e lesioni che sono

tali per le persone possono essere indipendenti dai danni e

dalle lesioni tali per i loro corpi. Una persona può cadere in

disgrazia, essere oggetto di tradimento, diventare ridicola,

anche dopo che la sua esistenza corporea è già cessata da

lungo tempo. Cromwell venne umiliato e coperto di vergogna

quando il suo corpo fu messo alla gogna a Tyburn, dopo che

la decomposizione aveva cominciato ad agire da un pezzo. I

benefici e i danni che possono capitare a una persona non

dipendono necessariamente dalla sua capacità di esperirli.

Ciò accade perché la personalità è definita anche in termini

di predicati morali, che trascendono quelli che possono

essere attribuiti a degli stati fisici. Se allora si può recare

danno a una persona anche ben al di là del punto in cui di

tale danno può provocare esperienza, allora,

contrariamente a quanto ritengono Agich ed altri, non vi è

un punto in cui la persona non possa essere più

danneggiata.

3 David Lamb, op. cit. , pag. 143

Sotto questo aspetto il termine “morte”, se applicato alle

persone ha solo un significato metaforico, in senso letterale

l’identità personale può in un

sono gli esseri che muoiono:

certo senso sopravvivere all morte e in un certo altro senso

si può dire che sia stata persa prima della morte dell’essere

umano.

I filosofi che parlano di morte di una persona mentre

l’organismo nel suo complesso sopravvive non fanno ricorso

ad altroché ad una metafora astratta. La perdita di

personalità è difficile da definire. Il modo in cui Culver e

Gert trattano la perdita di personalità (come assenza di

capacità psicologiche, quali la coscienza e la cognizione) è

suscettibile di critica. Non c’è nessuna necessità perché la

perdita della coscienza o della cognizione venga percepita

come una perdita della persona in quanto tale (gli ultimi

della vita di Churchill o di Lenin, in cui le capacità mentali

erano probabilmente deteriorate, non tolgono nulla alle loro

qualità di “personaggi” storici).

Dire che una persona è deceduta significa riferirsi alla

persistenza dell’identità personale al di là dello stadio della

dissoluzione fisica, mentre da un certo punto di vista

l’identità personale può sopravvivere alla dissoluzione

fisica, la vita personale chiaramente non può farlo.

La perdita dell’identità personale è ancora concepita da

molti in termini di perdita delle funzioni cardiache. Molte

persone, così, considerano ancora il cuore un organo

fondamentale relativamente all’identità personale. Esso è

simbolo di amore, lealtà, emozioni forti. Che il cuore sia

associato, giusto o meno che sia, alla personalità, è un fatto

che non può essere ignorato.

Citiamo un esempio per concludere la trattazione: un

paziente sosteneva che lo aveva reso felice il fatto di aver

ricevuto il cuore di un concittadino preminente, rinomato

obbligato

per le sue attività, e di sentirsi, di conseguenza, “

a mantenere uno standard di vita pari a quello dell’uomo il

cui cuore aveva ricevuto ”. quale

Si può attribuire un’identità personale a un essere

che sia lo stato fisico in cui si trova, dal marasma senile al

coma irreversibile, ai resti scheletrici, ma anche alle sue

manifestazioni come fantasma.

La conclusione cui siamo giunti è pertanto che non ha

senso parlare di un tipo di morte per gli esseri umani e di un

altro tipo per le altre forme di vita. Può darsi che l’uomo sia

l’unica specie che possiede il senso della propria identità

personale, ma la perdita di tale senso non implica una forma

diversa di morte per gli uomini. Un essere umano senza

identità è comunque vivo come qualsiasi altro essere

vivente. Un paziente in un respiratore, in coma, può aver

perso la sua identità personale, ma essere ancora vivo. La

perdita di coscienza, la perdita dell’identità personale, non

implicano necessariamente dei concetti strettamente

biologici; la morte sì.

Alla base dei problemi etici derivanti dal trapianto di

organi vi è quindi la discussione riguardante la definizione

di morte di una persona, di cui abbiamo appena trattato.

Osserviamo ora però come esistano altre posizioni, oltre

quella appena dibattuta, in aperto contrasto, sempre

facendo riferimento a quanto detto sopra.

Tre sono le posizioni etiche e filosofiche che vanno

esaminate , se vogliamo considerare i meriti della

4

formulazione della morte centrata sul tronco cerebrale e di

quella centrata sul cervello superiore e le loro conseguenze

in termini di prelievo e di sospensione della terapia. La

prima posizione consiste nella tesi che fa coincidere la

morte del tronco cerebrale con la morte del paziente. Se ciò

è vero, una volta accertata la morte del tronco cerebrale

non vi sono più obblighi etici che si presenterebbero col

paziente in vita.

La seconda posizione sostiene che la morte del tronco

cerebrale coincide con la morte della persona ma non

necessariamente con quella del corpo che così, potrebbe

continuare a vivere per mezzo di un massiccio intervento

medico. Secondo questa tesi la morte cerebrale non

determina la morte dell’individuo ma fa si che questo rientri

a far parte di una categoria in cui è “consentito morire”.

Questa tesi è però stata respinta da molti, fra cui Lamb,

autore di molti dei testi adottati per compiere questa

trattazione, ed è anche incompatibile con la tesi che ritiene

la morte cerebrale condizione necessaria e sufficiente per

decretare il paziente deceduto. La terza posizione è quella

che ritiene la morte cerebrale e lo stato vegetativo

persistente simili da un punto di vista etico e tali da

impedire obiezioni all’espianto di organi da tali individui.

Talvolta viene affermato che la capacità di agire morale è

connessa con la continuità dell’identità personale che a sua

4 Lamb, Etica e trapianti degli organi, Il Mulino, Roma, 1995, pag. 63

volta dipende dalle strutture fisiche responsabili della

conservazione delle funzioni cognitive. Così detto né

cadavere né paziente in stato vegetativo sono in grado di

compiere attività moralmente rilevanti, tuttavia questo non

fornisce ragioni per l’esclusione di un essere

dall’appartenenza alla comunità e all negazione di una sua

titolarità a un’attenzione moralmente significativa. Tuttavia

è anche stato espresso il concetto che un individuo ritenuto

incapace di esprimere azioni moralmente significative non

abbia più titolo ad una rilevanza morale. Un tale essere

manca delle caratteristiche associate con l’identità

personale dove, questa, è determinata dalle strutture

cognitive. Secondo Gillett la capacità di esprimere e

sviluppare la personalità dipende dal funzionamento integro

del cervello che permette all’individuo di interagire con gli

altri e con il mondo circostante. Se viene a mancare questa

condizione siamo tenuti a pensare che il corpo non sia più

sede dell’attività che chiamiamo espressione dell’identità

personale.

Vi sono due opinioni differenti riguardo al trattamento

appropriato per i pazienti privi di quello che rende le loro

vite rilevanti da un punto di vista etico. Il primo è quello che

difende l’eutanasia l’altro è quello che si fa promotore

dell’estensione della definizione di morte così da potervi

includere lo stato vegetativo persistente e quegli stati dove

sia provata l’assenza di vita etica rilevante.

Sono molti i contesti sociali in cui si potrebbe invocare un

non essere più vivo in

criterio che soddisfi il concetto di “

senso eticamente interessante ” ma non si può raggiungere

un livello di precisione tale da giustificare l’impiego di

questi criteri in cui si tratta di decidere se autorizzare o

meno l’espianto degli organi al fine di trapianti. Oltre a

riserve dovute all’evenienza di escludere vari stati non

cognitivi dalla sfera del riguardo morale, vi sono forti

obiezioni etiche contro le conseguenze pratiche del

dualismo secondo cui le caratteristiche psichiche godono di

uno status morale superiore agli aspetti fisici della vita. A

questa obiezione risponde Stanley ponendo un importante

quesito:

veramente non devono esservi più limiti di quelli oggi

esistenti al trattamento dei cadaveri? Che dire se il parente

più prossimo volesse usare i reni o il cuore del corpo che

non è più vivo in alcun senso eticamente interessante per un

altro membro della famiglia che ha bisogno di un trapianto

salvavita?

Si tratterebbe di una decisione giustificata? Che dire se il

parente più prossimo decide di preferire di tenere quel

corpo ancora in vita per quanto è tecnicamente possibile

come una banca di organi vivente per possibili future

emergenze di famiglia? Potremmo giustificare una simile

decisione? Si potrebbe arrivare a emettere un certificato di

morte con tutte le sue implicazioni giuridiche, inclusa

l’eredità della proprietà? ” .

5

Dall’analisi delle varie tesi trattate risulta indispensabile

definire la morte con precisione per sapere così quando

interrompere somministrazioni di farmaci e quando dare

l’assenso all’espianto degli organi dal cadavere Per questo

motivo sono state fatte varie considerazioni anche se queste

non devono interferire con i giudizi riguardo alla natura o al

momento della morte.

Molto acutamente il filosofo Peter Singer, sottolinea il

6

fatto che la Commissione di Harvard nel 1968 raccomandò la

definizione di morte cerebrale non alla luce di nuove

scoperte scientifiche, ma per poter “dispone di un maggior

numero di organi essenziali in condizioni vitali per i

trapianti” pertanto, egli scrive: “la decisione di

7

abbandonare la definizione tradizionale di morte e di optare

per la nuova definizione in termini di morte cerebrale è stata

una definizione etica e non scientifica” . Al giorno d'oggi il

8

concetto di morte cerebrale come morte del funzionamento

integrato dell'organismo, precisa Singer, è ancora più

discutibile, rispetto a 20 o 30 anni fa, perché anche senza il

funzionamento del cervello è possibile mantenere in vita per

mesi un soggetto e, inoltre, i test che devono verificare la

cessazione dell'attività cerebrale controllano solo alcune

funzioni e, anche in questo caso, ci si trova di fronte a una

scelta etica che dà risalto solo a certe funzioni. Quindi P.

Singer prende in considerazione la proposta di Mark

Johnston di separare la morte della persona, da quella

dell'organismo, cosicché i soggetti umani che

irrimediabilmente sono privati della coscienza, con la morte

del cervello superiore, potrebbero venir considerati non più

come persone vive e si potrebbe procedere all'espianto

5 Lamb, Etica e trapianti degli organi, Il Mulino, Roma, 1995, pag. 65

6 in un articolo in Bioetica n.1 del 2000 ed. Zadig, Milano, pp 31-49

7 op. cit. p. 33

8 ibidem

degli organi. Singer ritiene pura finzione l'identificazione

della morte cerebrale con la morte vera e propria, finzione

utile a non contrastare la dottrina tradizionale della

sacralità della vita per potere prelevare organi per i

trapianti. Correttamente, secondo l'autore, si muovono le

legislazioni del Giappone e della Germania che precisano in

quali circostanze sia possibile l'espiamo, senza dichiarare

“che gli individui il cui cervello ha cessato irreversibilmente

di funzionare sono morti” . Per il filosofo non pare opportuno

9

e corretto ridefinire il concetto di morte, ma decidere in

quali circostanze sia lecito l'espianto degli organi.

La morte si identifica

La legislazione italiana prevede che “

con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni

dell'encefalo ” dunque rispecchia una determinata presa di

10

posizione filosofica; altre considerazioni sono state fatte da

enti quali la Pontificia Accademia delle Scienze ed il

Comitato Nazionale per la Bioetica, le cui dichiarazioni sono

qui riportate in calce:

Pontificia Accademia delle Scienze

DICHIARAZIONE SUI CRITERI OGGETTIVI DELLA MORTE (21

Ottobre 1985)

Definizione della morte

Una persona è morta quando ha subito una perdita

irreversibile di ogni capacità di integrare e di coordinare le

funzioni fisiche e mentali del corpo.

La morte sopravviene quando:

a) le funzioni spontanee del cuore e della respirazione sono

definitivamente cessate, oppure

b) si è accertata la cessazione irreversibile di ogni funzione

cerebrale.

Dal dibattito è risultato che la morte cerebrale è il vero

criterio della morte poiché l'arresto definitivo delle funzioni

cardio-respiratorie conduce molto rapidamente alla morte

cerebrale.

9 op. cit. p. 49

10 Cfr. legge n°578 del 29/12/93 in appendice

Il gruppo ha dunque analizzato i diversi metodi clinici e

strumentali che permettono di constatare questo arresto

irreversibile delle funzioni cerebrali. Per essere certi,

mediante un elettroencefalogramma, che il cervello è

diventato piatto, ossia che non presenta più attività

elettrica, è necessario che l'esame venga effettuato almeno

due volte a distanza di sei ore.

Prolungamento artificiale delle funzioni vegetative

In caso di morte cerebrale, la respirazione artificiale può

prolungare la funzione cardiaca per un tempo limitato.

Questa sopravvivenza indotta degli organi è indicata quando

si prevede un prelievo in vista di un trapianto.

Questa eventualità è possibile solo in caso di lesione

cerebrale totale e irreversibile sopraggiunta a un soggetto

giovane, generalmente dopo un trauma violento.

Prendendo in considerazione gli importanti progressi delle

tecniche chirurgiche e dei mezzi per aumentare la tolleranza

agli innesti, il gruppo ritiene che i trapianti di organi

meritano il sostegno dello professione medica, della

legislazione e della popolazione in generale.

La donazione di organi, deve, in ogni circostanza, rispettare

le ultime volontà del donatore o il consenso della famiglia

nel caso in cui questa sia presente.

Comitato Nazionale per la bioetica

DEFINIZIONE E ACCERTAMENTO DELLA MORTE NELL'UOMO (15

Febbraio 1991)

Il concetto di morte è definito dalla perdita totale e

irreversibile della capacità dell’organismo di mantenere

autonomamente la propria unità funzionale.

1. La morte può essere accertata attraverso criteri

anatomici, clinici, biologici, cardiaci e neurologici. Per

quanto riguarda i criteri anatomici, clinici, biologici e

cardiaci il comitato rinvia ai criteri comunemente accettati o

codificati e ritiene valido quanto è contenuto nel

Regolamento di Polizia Mortuaria di recente modificato (D.M.

in data I 0 settembre 1990).

2. Per quanto riguarda i criteri neurologici il Comitato

ritiene accettabile solo quello che fa riferimento alla

cosiddetta "morte cerebrale", intesa come danno cerebrale

organico irreparabile, sviluppatosi acutamente, che ha

provocato uno stato di coma irreversibile, dove il supporto

artificiale è avvenuto in tempo a prevenire o trattare

l'arresto cardiaco anossico.

3. Non può essere accettato il criterio che fa riferimento

alla "morte corticale", nel verificarsi della quale rimangono

integri i centri del paleoencefalo e permane attiva la

capacità di regolazione centrale delle funzioni omeostatiche

o vegetative compresa la respirazione autonoma.

4. Non può altresì essere accettato il criterio che fa

riferimento alla morte del troncoencefalo perché essa non

indica di per sé che le strutture al di sopra del tronco

abbiano perso lo possibilità di funzionare se stimolate in

altro modo.

5. Alla attenta applicazione dei criteri clinici che, in

presenza di una lesione cerebrale organica dimostrata con i

mezzi della Diagnostica strumentale, inducono il sospetto di

morte cerebrale, deve accompagnarsi la ricerca, da parte

del rianimatore, di tutti i fattori che possono fornire la

certezza dell’avvenuta morte cerebrale.

6. L'accertamento della morte in età pediatrica presenta

problemi particolari per superare i quali si ritengono

accettabili i criteri compilati dalla "Task force for the

determination of Brain death in children", che prevedono un

periodo di osservazione più lungo.

7. L’accertamento della morte del neonato a termine

comporta l’applicazione congiunta di tutti i criteri indicati

dalla Task Force; per il neonato pretermine, specie di età

gestazionale inferiore alle 32 settimane, oltre ai criteri

indicati dalla Task Force, debbono raccomandarsi un tempo

di osservazione sufficientemente lungo e la più ampia

prudenza nella valutazione dei parametri strumentali

attualmente disponibili. APPENDICE

CONCETTO DI MORTE

Documenti

Legge 29 dicembre 1993, n. 578 (in Gazz. Uff., 8 gennaio,

n. 5) - Norme per l'accertamento e la certificazione di morte.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica

hanno approvato;

Il Presidente della Repubblica:

Promulga la seguente legge:

Art. 1.

Definizione di morte.

1. La morte si identifica con la cessazione irreversibile

di tutte le funzioni dell'encefalo.

Art. 2.

Accertamento di morte.

1. La morte per arresto cardiaco si intende avvenuta

quando la respirazione e la circolazione sono cessate per un

intervallo di tempo tale da comportare la perdita

irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo e può essere

accertata con le modalità definite con decreto emanato dal

Ministro della sanità.

2. La morte nei soggetti affetti da lesioni encefaliche e

sottoposti a misure rianimatorie si intende avvenuta quando

si verifica la cessazione irreversibile di tutte le funzioni

dell'encefalo ed è accertata con le modalità clinico-

strumentali definite con decreto emanato dal Ministro della

sanità.

3. Il decreto del Ministro della sanità di cui ai commi 1 e 2

è emanato entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore

della presente legge, previo parere obbligatorio e

vincolante del Consiglio superiore di sanità, che deve

esprimersi dopo aver sentito le società medico-scientifiche

competenti nella materia. I successivi eventuali

aggiornamenti e modifiche del citato decreto sono disposti

con la medesima procedura.

4. Il decreto del Ministro della sanità di cui al comma 2

definisce le condizioni la cui presenza simultanea determina

il momento della morte e definisce il periodo di osservazione

durante il quale deve verificarsi il perdurare ditali

condizioni, periodo che non può essere inferiore alle sei

ore. Il citato decreto deve tener conto delle peculiarità dei

soggetti di età inferiore ai cinque anni.

5. L'accertamento della morte dei soggetti affetti da

lesioni encefaliche e sottoposti a misure rianimatorie è

effettuato da un collegio medico nominato dalla direzione

sanitaria, composto da un medico legale o, in mancanza, da

un medico di direzione sanitaria o da un anatomopatologo,

da un medico specialista in anestesia e rianimazione e da un

medico neurofisiopatologo o, in mancanza, da un neurologo

o da un neurochirurgo esperti in elettroencefalografia. I

componenti del collegio medico sono dipendenti di strutture

sanitarie pubbliche.

6. In ogni struttura sanitaria pubblica, la direzione

sanitaria nomina uno o più collegi medici per l'accertamento

della morte dei soggetti affetti da lesioni encefaliche e

sottoposti a misure rianimatorie. Ciascun singolo caso deve

essere seguito dallo stesso collegio medico.

7. Il collegio medico è tenuto a esercitare le sue funzioni

anche in strutture sanitarie diverse da quella* di

appartenenza. Le case di cura private devono avvalersi per

l'accertamento della morte nel caso di cui al comma 2 dei

collegi medici costituiti nelle strutture sanitarie pubbliche.

8. La partecipazione al collegio medico è obbligatoria e

rientra nei doveri di ufficio del nominato.

9. Il collegio medico deve esprimere un giudizio unanime

sul momento della morte. Art. 3.

Obblighi per i sanitari nei casi di cessazione di attività

cerebrale.

1. Quando il medico della struttura sanitaria ritiene che

sussistano le condizioni definite dal decreto del Ministro

della sanità di cui all'art. 2. comma 2, deve darne immediata

comunicazione alla direzione sanitaria, che è tenuta a

convocare prontamente il collegio medico di cui all'art. 2.

comma 5. Art. 4.

Periodo di osservazione dei cadaveri.

1. Nei casi in cui l'accertamento di morte non viene

effettuato secondo le procedure di cui all'art.

2. Nessun cadavere può essere chiuso in cassa, né essere

sottoposto ad autopsia, a trattamenti conservativi. a

conservazione in celle frigorifere, né essere inumato.

tumulato, cremato prima che siano trascorse ventiquattro

ore dal momento del decesso, salvi i casi di decapitazione o

di maciullamento. Art. 5.

Sanzioni.

1. Le regioni e le province autonome di Trento e di

Bolzano, qualora accertino la violazione delle disposizioni di

cui all'art. 2. commi 6, 7 e 8, e all'art. 4, irrogano la sanzione

amministrativa pecuniaria da lire cinquecentomila a lire

tremilioni, con le forme e le modalità previste dalla legge 24

novembre 1981, n. 689, senza pregiudizio per l'applicazione

delle sanzioni penali qualora il fatto costituisca reato.

Art. 6.

Abrogazione di norme.

1. E’ abrogata ogni disposizione incompatibile o in

contrasto con la presente legge.

2. Per quanto non specificatamente menzionato nella

presente legge e con essa non incompatibile o non in

contrasto, rimangono in vigore le norme previste dalla legge

2 dicembre 1975. n. 644.

Decreto Ministeriale 22 agosto 1994,n. 582(in Gazz. Uff.,

19 ottobre, n. 245) – Regolamento recante le modalità per

l'accertamento e la certificazione di morte.

Il Ministro della sanità:

Vista la legge 29 dicembre 1993, n. 578, contenente:

«Norme per l'accertamento e la certificazione di morte»;

Visto in particolare l'art. 2 della predetta legge che prevede

che le modalità per l'accertamento della morte e le

condizioni la cui presenza simultanea determina il momento

della morte sono definite con decreto del Ministro della

sanità, previo parere obbligatorio e vincolante del Consiglio

superiore di sanità, che si esprime dopo aver sentito le

società medico-scientifiche competenti nella materia; Visto

il parere che il Consiglio superiore di sanità ha espresso

sullo schema di decreto nella seduta del 13 aprile 1994,

dopo aver sentito le società medico-scientifiche competenti

nella materia; Udito il parere del Consiglio di Stato espresso

nell'adunanza generale del 27 luglio 1994; Ritenuto di

provvedere in conformità ai predetti pareri: Visto l'art. 17,

comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; Vista la

comunicazione in data 22 agosto 1994 al Presidente del

Consiglio dei Ministri a norma dell'art. 17, comma 3, della

citata legge n. 400 del 1988;

Adotta il seguente regolamento:

Art. 1.

Accertamento della morte per arresto cardiaco.

1. In conformità all'art. 2. comma 1, della legge 29

dicembre 1993, n. 578, l'accertamento della morte per

arresto cardiaco può essere effettuato da un medico con il

rilievo grafico continuo dell'elettrocardiogramma protratto

per non meno di 20 minuti primi.

Art. 2.

Condizioni che inducono all'accertamento della morte nei

soggetti affetti da lesioni encefaliche e sottoposti a misure

rianimatorie.

1. Nei soggetti affetti da lesioni encefaliche sottoposti a

misure rianimatorie, salvo i casi particolari di cui al comma

2, le condizioni che, ai sensi dell'art. 3 della legge 29

dicembre 1993, n. 578, impongono al medico della struttura

sanitaria di dare immediata comunicazione alla direzione

sanitaria dell'esistenza di un caso di morte per cessazione

irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo, sono:

a) stato di incoscienza;

b) assenza di riflessi del tronco e di respiro

spontaneo;

c) silenzio elettrico cerebrale.

2. L'iter diagnostico-terapeutico finalizzato anche alla

certezza della diagnosi eziopatogenetica, deve prevedere,

nelle sottoelencate situazioni particolari, l'esecuzione di

ulteriori indagini complementari atte ad evidenziare

l'esistenza di flusso ematico cerebrale:

a) bambini di età inferiore a 1 anno;

b) presenza di fattori concomitanti (farmaci

depressori del sistema nervoso centrale, ipotermia,

alterazioni endocrinometaboliche, ipotensione sistemica

depressa) di grado tale da interferire sul quadro clinico

complessivo. In alternativa al rilievo del flusso ematico

cerebrale l'iter può essere procrastinato fino all'avvenuta

normalizzazione delle situazioni predette;

c) situazioni che non consentono una diagnosi

eziopatogenetica certa o che impediscono l'esecuzione dei

riflessi del tronco o dell'elettroencefalogramma (EEG).

3. Nel caso in cui il flusso ematico cerebrale valutato per i

motivi di cui al precedente comma risulti assente, il medico

della struttura sanitaria è tenuto a dare immediata

comunicazione alla direzione sanitaria ai sensi dell'art. 3

della legge 29 dicembre 1993, n. 578.

Art. 3.

Accertamento della morte nei soggetti affetti da lesioni

encefaliche e sottoposti a misure rianimatorie.

1. Nei soggetti di cui all'art. 2 la morte è accertata quando

sia riscontrata, per il periodo di osservazione previsto

dall'art. 4, la contemporanea presenza delle seguenti

condizioni:

a) stato di incoscienza;

b) assenza di riflesso corneale, riflesso fotomotore,

riflesso oculocefalico e oculovestibolare, reazioni a stimoli

dolorifici portati nel territorio d'innervazione del trigemino,

riflesso carenale e respirazione spontanea dopo

sospensione della ventilazione artificiale lino al

raggiungimento di ipercapnia accertata da 60 mmHg con pH

ematico minore di 7,40;

c) silenzio elettrico cerebrale, documentato da EEG

eseguito secondo le modalità tecniche riportate nell'allegato

1; d) assenza di flusso cerebrale preventivamente

documentata nelle situazioni particolari previste dal comma

2 dell'art.

2. I riflessi spinali, spontanei o provocati, non hanno

rilevanza alcuna ai tini dell'accertamento della morte,

essendo essi compatibili con la condizione di cessazione

irreversibile di tutte le funzioni encefaliche.

Nel neonato l'accertamento della morte di cui al

3.

presente articolo può essere eseguito solo se la nascita è

avvenuta dopo la 38 settimana di gestazione e comunque

a

dopo una settimana di vita extrauterina.

Art. 4.

Periodo di osservazione.

1. La durata dell'osservazione ai tini dell'accertamento

della morte deve essere non inferiore a:

a) sei ore per gli adulti e i bambini in età superiore a

cinque anni;

b) dodici ore per i bambini di età compresa ira uno e

cinque anni;

c) ventiquattro ore nei bambini di età inferiore a un

anno.

2. In tutti i casi di danno cerebrale anossico il periodo di

osservazione non può iniziare prima di 24 ore dal momento

dell'insulto anossico.

3. La simultaneità delle condizioni di cui al comma i

dell'art. 3 - o, nei casi di cui al punto e) del comma 2 dell'art.

2, di tutte quelle esplorabili - deve essere rilevata dal

collegio medico per almeno tre volte, all'inizio, a metà e alla

fine del periodo di osservazione. La verifica di assenza di

flusso non va ripetuta.

4. Il momento della morte coincide con l'inizio

dell'esistenza simultanea delle condizioni di cui al comma 3.

Art. 5.

Arresto cardiaco irreversibile durante il periodo di

osservazione.

1. Qualora, durante il periodo di osservazione di cui

all'art. 4, si verifichi la cessazione del battito cardiaco,

l'accertamento della morte può essere effettuato con le

modalità di cui all'art. 1. Art. 6.

Certificazione di morte.

1. Le modalità relative alla visita del medico necroscopo e

la connessa certificazione di morte in caso di arresto

cardiaco accertato secondo quanto previsto dall'art. 1,

seguono le disposizioni contenute negli articoli 4, 8 e 9 del

regolamento di polizia mortuaria approvato con decreto del

Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285. Nel

caso nel quale il rilievo elettrocardiografico sia stato

eseguito da un medico necroscopo, egli provvederà

direttamente alla compilazione del certificato di morte.

2. L'accertamento della morte eseguito con le modalità

indicate negli articoli 3 e 4 esclude ogni ulteriore

accertamento previsto dall'art. 141 del regio decreto 9

luglio 1939, n. 1238 su ordinamento dello stato civile, e dagli

articoli 4, 8 e O del regolamento di polizia mortuaria

approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10

settembre 1990, n. 285.

3. L'obbligo della compilazione del certificato di morte

previsto dall'art. 141 del regio decreto 9 luglio 1939, n.

1238, sull'ordinamento dello stato civile, compete, in qualità

di medico necroscopo, al componente medico legale o, in

mancanza, a chi lo sostituisce nel collegio di cui all'art. 2,

comma 5, della legge 29 dicembre 1993, n. 578. ALLEGATO 1

Parametri strumentali .

1) Nell'accertamento della condizione di cessazione

irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo, in

concomitanza con i parametri clinici riportati in art.

3, deve essere evidenziata la presenza di silenzio

elettrico cerebrale definito come «assenza di

attività elettrica di origine cerebrale spontanea e

provocata, di ampiezza superiore a 2 micro Volts su

qualsiasi regione del capo)

per una durata continuativa di 30 minuti».

Metodologia strumentale .

2) La condizione di silenzio elettrico cerebrale

deve essere accertata con la seguente metodologia:

utilizzazione di almeno 8 elettrodi posti

-

simmetricamente sullo scalpo, secondo il sistema 10-20

Internazionale, in modo da esplorare tutte le aree cerebrali

(Fp2, C4, T4, 02, Fp1, C3, T3, 01);

le derivazioni possono essere bipolari con

-

distanza interelettrodica non inferiore a 10 cm e/o

monopolari (con elettrodi di riferimento biauricolari);

le impedenze elettrodiche devono essere

-

comprese tra 0,1 e 10 KOhms;

l'amplificazione deve essere di 2 micro

-

Volts/mm e la calibrazione con deflessione positiva o

negativa di 5 mm per un segnale di 10 micro Volts;

nel corso della registrazione vanno utilizzate

-

almeno due costanti di tempo (di 0,1 e di 0,3 sec.);

durante l'esame va ripetutamente valutata la

-

reattività nel tracciato elettroencefalografico a vari tipi di

stimolazione sensoriale (acustiche, nocicettive);

la durata di ciascuna seduta di registrazione

-

elettroencefalografica deve essere di almeno 30 minuti;

le registrazioni elettroencefalografiche vanno

-

effettuate su carta, al momento della determinazione della

condizione di cessazione irreversibile di tutte le funzioni

dell'encefalo e ripetute a metà ed alla fine del periodo di

osservazione.

Accorgimenti tecnici .

3) Poiché artefatti provenienti dell'ambiente di

registrazione e/o dal paziente in esame possono

essere responsabili di attività ritmica,

pseudoritmica o sporadica che si riflette su ogni

elettrodo registrante posto sullo scalpo, occorre, su

di un totale di non meno 8 canali di registrazione

dedicare:

un canale di registrazione

-

all'elettrocardiogramma;

un canale di registrazione all'attività

-

bioelettrica derivata da regioni extracefaliche

(es. sul dorso della mano).

Qualora sia necessario sospendere

momentaneamente il funzionamento degli apparati di

rianimazione e di monitorizzazione.

In caso siano presenti abbondanti artefatti

muscolari che possano mascherare l'attività

cerebrale sottostante, o simularla creando quindi

problemi di interpretazione, si consiglia di ripetere

la registrazione dopo somministrazione di farmaci

che bloccano la funzionalità della placca

neuromuscolare (es. Succinilcolina 20-40 mg i.v.).

4) Personale addetto.

L'esecuzione delle indagini

elettroencefalografiche deve essere effettuata da

tecnici di neurofisiopatologia sotto supervisione

medica.

In mancanza di tale figura professionale. in via

transitoria e ad esaurimento e sempre sotto

supervisione medica. l'esecuzione degli esami può

essere affidata a tecnici e/o infermieri professionali

adeguatamente formati a svolgere tali mansioni.

Bioetica dei trapianti

CHE COS’È UN TRAPIANTO

Il trapianto di organi è un intervento di microchirurgia

mediante il quale un organo compromesso nelle sue funzioni

viene sostituito con un altro. Si possono trapiantare sia

interi organi (cuore, rene, fegato, pancreas), sia tessuti

particolari dell'organismo (come cornee, midollo osseo,

pelle). Ovviamente, alcuni trapianti si possono realizzare

attraverso espianti che avvengono soltanto in persone già

morte (ex cadavere), come ad es. il trapianto di cuore,

dell'intero fegato, del pancreas, delle cornee; mentre altri

trapianti si effettuano da persone vive (ex vivo) asportando

uno degli organi pari, quali il rene, o prelevando tessuti

rigenerabili come il midollo osseo e la pelle. Inoltre, è oggi

possibile trapiantare organi e tessuti di altri animali non

umani (xenotrapianti) che, grazie all'ingegneria genetica,

vengono resi sempre più geneticamente compatibili con

l'uomo. Infine, esiste la possibilità di trapiantare in un

organismo umano parte dì organi e valvole artificiali.

LA NUOVA LEGGE SUI TRAPIANTI

Sintesi giornalistica della LEGGE 1 aprile 1999, n. 91.

11

Tutti i cittadini italiani al di sopra dei 18 anni saranno

chiamati a dire se, in caso di morte, intendano o meno

donare i propri organi per i trapianti. E se il "sì" mancasse,

ma fosse dimostrato che il cittadino è stato informato sui

suoi diritti a apporsi all'espianto, varrà il cosiddetto

"silenzio-assenso". Questo il nodo centrale della legge sui

trapianti approvata oggi dalla Camera, 27 articoli che

stabiliscono i criteri guida per regolare la complessa

materia.

Ecco i punti qualificanti della nuova legge e di seguito

quindi un raffronto con la situazione precedente

l’approvazione.

Il silenzio-assenso

11 Repubblica online, 2 febbraio 1999

Su richiesta delle Asl tutti i cittadini italiani saranno

chiamati a esprimere la propria volontà e saranno informati

affinché la scelta sia "libera e consapevole". Verranno

fornite informazioni anche sulla prevenzione, su tutte le

misure utili per prevenire patologie che possono richiedere,

per essere curate, anche il trapianto. Asl, medici di base a

anche la pubblica amministrazione - quando si andrà a

chiedere un documento di identità - solleciteranno più volte,

con criteri e tempi che saranno stabiliti da un decreto del

ministero della Sanità, a esprimere la propria opinione con

un sì o un no. Solo se risulterà che il cittadino è stato

informato, il silenzio potrà essere considerato un sì

implicito.

Quando il prelievo è consentito

Quando i medici accertano che la persona abbia dato il

proprio assenso. Il sì dovrà risultare dal sistema informativo

in cui sono confluiti i dati nazionali, o dalla tessera

sanitaria. Nel caso in cui non risulti il sì, si dovrà accertare

che il cittadino sia stato debitamente informato, ma che non

si sia espresso. In quel caso il silenzio varrà come assenso.

Campagna d'informazione

Partirà massiccia, interessando tutte le strutture del

Servizio sanitario nazionale, ma anche la scuola, gli enti

locali, il volontariato. Oltre, ovviamente, giornali e tv.

Tre mesi per decidere

Una volta partita la richiesta di esprimere la propria

opinione, ogni cittadino avrà tre mesi di tempo prima di

riconsegnare alla Asl il modulo.

Carta sanitaria

Il "sì" o il "no" alla donazione dei propri organi dovrebbe

essere inserito nella carta sanitaria nelle otto regioni e nella

provincia di Bolzano in cui è prevista la sperimentazione del

sanitometro: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-

Romagna, Toscana, Abruzzo, Sicilia.

Regole per l'espianto

Una legge del 1993 ha stabilito che si ha la dichiarazione di

morte quando cessano in modo irreversibile tutte le attività

dell'encefalo. La condizione che sarà accertata da parte di

un collegio medico.

La famiglia

Prima dell'espianto, i medici sono tenuti a fornire ai familiari

informazioni sulle opportunità terapeutiche per le persone in

attesa di trapianto e sulla natura e la circostanza del

prelievo degli organi.

Organi non espiantabili

Gonadi ed encefalo.

Si potrà sempre cambiare idea.

Un decreto ministeriale stabilirà come modificare la propria

dichiarazione presso le strutture pubbliche. In ogni caso

basterà una dichiarazione autografa che chiunque, non solo

un familiare, potrà presentare ai medici per dare l'alt al

prelievo.

Autopsie

Potranno essere espiantati organi dai cadaveri sui quali

l'autorità giudiziaria ha ordinato l'autopsia o su cui siano

stati eseguiti accertamenti diagnostici dopo la morte.

Minorenni

Per i minorenni, il "sì" o il "no" sarà deciso dai genitori. Se

uno dei due non è d'accordo l'espianto non potrà essere

effettuato.

Nascituri e orfani

I nascituri sono esclusi dalle nuove norme: nessuno può

esprimere intenzioni per chi ancora non è nato. La legge

esclude gli orfani affidati ad istituti pubblici o privati.

Stranieri e immigrati

Sarà un decreto ministeriale a stabilire i criteri in base ai

quali gli stranieri con regolare permesso o coloro che

chiedono la cittadinanza italiana dovranno dichiarare la

propria volontà.

Centro nazionale trapianti

Le nuove norme istituiscono il centro nazionale per i

trapianti, presieduto dal direttore dell'Istituto Superiore di

Sanità. Sarà proprio questo centro a tenere le liste,

differenti per tipologie, delle persone in attesa di trapianto,

liste stilate sulla base dei dati trasmessi dai centri regionali.

In base a queste liste saranno assegnati gli organi da

trapiantare. I criteri di accesso alle liste di attesa dovranno

essere trasparrenti e di pari opportunità tra i cittadini,

determinate in base a parametri clinici e immunologici. Il

centro sarà collegato in via telematica 24 ore su 24 con i

centri regionali e interregionali. I prelievi verranno

effettuati nelle strutture sanitarie accreditate dotate di

reparti di rianimazione.

Anonimato e privacy

I dati sia del donatore che del ricevente dovranno essere

anonimi. E il prelievo degli organi dovrà essere effettuato in

modo tale da assicurare il rispetto per il deceduto.

Trafficanti d'organi

Arresto e multe molto salate per chi traffica in organi. Per i

medici è prevista l'interdizione dalla professione.

CHE COSA CAMBIA

È stata approvata la legge che disciplina il prelievo di organi

e tessuti nei soggetti in cui sia stata accertata la morte ai

sensi della legge 578 del 29/12/93 e che regolamenta le

attività di prelievo e trapianto di organi e tessuti. Si deve

riconoscere, innanzitutto, il consistente lavoro fatto dai

nostri parlamentari (l'approvazione della legge è frutto di

un'ampia intesa e di un iter durato oltre dieci anni) e

guardare alla nuova legge, quindi, come ad un insieme di

norme volute da tutti noi. L'affermazione contenuta nell'art.1

per cui: "Le attività di trapianto di organi e tessuti ed il

coordinamento delle stesse costituiscono obiettivi del SSN"

rappresenta una premessa di grande contenuto

programmatico e conforta tutti coloro che sono impegnati

nella promozione della donazione e del trapianto.

La notevole risonanza data dai mezzi di informazione alla

nuova legge, la quale sembra cambiare notevolmente la

concezione di "donazione" introducendo il cosiddetto

"silenzio-assenso informato", impone di fare chiarezza per

poter fugare i dubbi manifestati da una parte dell'opinione

pubblica su una presunta "nazionalizzazione" del cadavere.

In realtà, lo spirito della legge è orientato, all'opposto,

verso un notevole garantismo nei confronti del cittadino che

è chiamato ad esercitare il diritto-dovere di esprimere la

propria volontà in merito al prelievo dei propri organi dopo

la morte. Questo meccanismo è finalizzato, nello spirito del

legislatore, non tanto a delegittimare la volontà della

famiglia al momento della donazione, quanto a sollevarla

dalla responsabilità e dal peso emotivo di interpretare la

volontà del defunto nel momento critico in cui si pone tale

questione, valorizzando al massimo la scelta autonoma e

consapevole della persona in merito alla donazione degli

organi.

Lo stato garantisce l'esercizio di questo diritto-dovere

attraverso l'informazione ai cittadini che è prevista a due

livelli. Il primo, con una campagna tesa a diffondere le

conoscenze scientifiche intorno alle attuali possibilità

terapeutiche offerte dai trapianti che prevede anche uno

stanziamento di fondi (art.2). Il secondo, con una

informazione capillare e con la notifica ai cittadini della

richiesta di manifestare la propria volontà in ordine alla

donazione (art.4).

L'informazione è condizione essenziale affinché l'eventuale

mancata espressione di volontà in ordine alla donazione di

organi e di tessuti dopo la morte possa essere considerata

assenso, come previsto dai commi 1,4 e 5 dell'art.4. Il

legislatore è stato molto attento a questo, creando un

meccanismo che probabilmente risulterà assai complesso, il

che renderà necessario l'impegno di tutti a far sì che il

decreto attuativo renda il tutto più agibile.

L'art.4 comma 2 recita infatti: "i soggetti cui non sia stata

notificata la richiesta di manifestazione della propria

volontà in ordine alla donazione di organi e di tessuti,

secondo le modalità indicate con il decreto del Ministro

della Sanità di cui all'art.5, comma 1 (molto dettagliato,

forse troppo, N.d.A.), sono considerati non donatori".

Il prelievo degli organi è consentito previo accertamento

che il soggetto sia stato informato (art.4, comma 4) e il non

rispetto di questa norma "è punito con la reclusione fino a

due anni e con l'interdizione dall'esercizio della professione

sanitaria fino a due anni (art.4 comma 6)".

I tempi di attuazione della normativa, specie in relazione alla

manifestazione di volontà, sono subordinati all'emanazione

del decreto attuativo e all'attuazione del sistema informativo

dei trapianti (art.7). Pertanto, dal momento che i tempi di

attuazione della legge saranno necessariamente lunghi, per

la somma dei tempi necessari per la pubblicazione della

legge sulla Gazzetta Ufficiale, la promulgazione ed entrata

in vigore del decreto ministeriale e la realizzazione del

sistema informativo previsto dalla legge, non è possibile

prevedere come cambierà il lavoro nelle Rianimazioni per

effetto della stessa ed in definitiva è possibile solo una

valutazione orientativamente generale e preliminare sulla

nuova legge.

Per il momento, si possono evidenziare nelle disposizioni

transitorie, destinate a restare in vigore fino all'attuazione

del sistema informativo, alcuni elementi positivi:

viene abolita la preminenza della volontà dei familiari su

• quella del defunto, sancita dalla precedente Legge 644

del 1975, nel caso il soggetto abbia espresso in vita

parere favorevole alla donazione (un iscritto all'AIDO

per la succitata legge fino ad oggi poteva non essere

donatore, se i familiari si opponevano);

viene consentito il prelievo di organi e tessuti salvo che

• il soggetto abbia esplicitamente negato il proprio

assenso o il coniuge non separato, il convivente "more

uxorio" o, in mancanza, i figli maggiorenni, o in

mancanza i genitori o il rappresentante legale

presentino opposizione scritta entro il periodo di

osservazione ai fini dell'accertamento di morte.

Le legge prevede l'istituzione del Centro Nazionale Trapianti

e della Consulta Tecnica Permanente: questi organismi non

possono essere considerati una indebita centralizzazione,

poiché alcuni trapianti urgenti, dovuti alle condizioni

cliniche dei pazienti in lista di attesa (trapianto di cuore e di

fegato) o di difficile realizzazione, ad esempio per pazienti

che attendono un trapianto di rene con particolari situazioni

immunitarie, esigono la possibilità di avere una risposta

tempestiva o di poter scegliere tra un grande numero di

donatori.

La centralizzazione, vista sotto questo aspetto, non può che

avere il consenso più unanime.

La Legge prevede poi la creazione di un Coordinatore

Locale per ogni Ospedale.

La Regione Veneto ha già istituito questa figura ed ha

raggiunto per questa ed altre iniziative (ad es. la creazione

della Fondazione per l'Incremento dei Trapianti d'Organo)

risultati superiori alla media europea (23 donatori per

milioni di abitanti/anno). Analoga esperienza ha avuto la

Regione Liguria dove una Legge regionale del 1995 ha

creato un assetto organizzativo per certi versi già in

sintonia con la nuova legge nazionale: un ufficio di


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AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in operatore giudiziario (JESI)
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina Legale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Giorgetti Roberta.

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