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Ematomi, petecchie, diatesi emorragica

L'ematoma è la presenza di un’emorragia che coinvolge diversi tessuti, che può essere tessuto muscolare, tessuto sottocutaneo oppure un parenchima, cioè il tessuto di un organo. Questa emorragia, cioè lo spendimento di sangue, comporta un effetto massa, cioè c’è un gonfiore. Questo effetto di massa per via del sangue travasato, determina la presenza di 3 dimensioni se voi lo andate a toccare:

  • Lo spessore
  • La larghezza
  • L’altezza

È una cosa tridimensionale. Molto spesso l’ematoma avviene a livello muscolare e quindi voi vedete una tumefazione di un muscolo.

Ecchimosi

L’ecchimosi, invece, è sempre un’emorragia, ma è a livello cutaneo. Produce una macchia solo poco rilevata, cioè lo spessore della macchia è lieve, è impalpabile. È di colore rosso scuro e poi diventa violaceo, verdino, giallo e poi scompare. La lesione può essere dolorosa se la palpate a causa della reazione dell’emoglobina ridotta e della bilirubina che si formano in loco e anche dalla reazione infiammatoria che avviene allo scopo di eliminare quella sostanza per degradarla.

Quand’è che succede questo? Molto spesso: quando voi per esempio effettuate un prelievo. L’ecchimosi, a differenza dell’ematoma, ha solo 2 dimensioni: la larghezza e l’altezza. Non ha la profondità perché è piana, non è una cosa quindi massima. Soltanto le emorragie che hanno una certa entità producono degli ematomi.

Petecchia

La petecchia è una lesione piccolissima che si presenta come una lesione di colore rosso scuro, che si presenta in alcune zone in cui la nostra cute, il nostro corpo entra in contatto con indumenti che creano delle microlesioni, che comprimono (tipo gli elastici dei calzini). Possono anche comparire in zone dove non c’è una lesione, una microlesione da parte di un elastico, ma dove c’è una pressione di tipo gravitazionale del sangue, cioè negli arti inferiori (dove c’è una maggiore pressione idrostatica). La petecchia, se si comprime con un dito non scompare, perché c’è sangue stravasato.

Coagulazione del sangue

Oggi parleremo dei processi che provocano emorragie. Questi processi nascono, si inseriscono in un fenomeno che si chiama coagulazione del sangue e che è un fenomeno positivo che impedisce di morire dissanguati e che purtroppo qualche volta non funziona bene. Prima di vedere cos’è che non funziona bene, dobbiamo capire la fisiologia, cioè quando funziona bene.

Immaginiamo una persona che si ferisca: esce il sangue. Perché esce il sangue? Perché nel taglio si è tagliato anche un vaso sanguigno. C’è una pressione, anche se minima, a livello venoso nel vaso, che fa sì che sia maggiore di quella atmosferica, per cui esce il sangue. E qui vediamo il sangue che fuoriesce. Però se voi fate attenzione, dopo un po’ il sangue cessa di uscire. Perché? Cosa succede di fatto?

Mettiamoci come un occhio, una telecamera nascosta all’interno del vaso e vediamo la parete di questo vaso con un tagliettino, che è quell’affare nero, quella specie di luna nera dove il sangue esce. Cosa è successo lì? È successo che una parte del vaso sanguigno, in genere la membrana basale o le pareti esterne, sono venute a contatto con il sangue, cosa che non succede mai perché il sangue è a contatto solo con la piastrellatura del vaso sanguigno, cioè con l’endotelio. Invece in questo caso viene a contatto con delle sostanze a cui non è abituato, ed in particolare con una sostanza che si chiama collagene. Il collagene è quella sostanza prodotta dai fibroblasti, che incolla i vari tessuti.

E chi è che riconosce questo collagene? Ci sono residui di cellule nel nostro sangue che si chiamano piastrine. Queste piastrine sono piccole, ma sono molto numerose e sono le prime sentinelle che cercano di impedire l’emorragia, perché hanno dei recettori sulla loro membrana che riconoscono diverse sostanze e soprattutto riconoscono il collagene. Non solo, ma queste piastrine hanno al loro interno dei granuli (che sono delle vescichette), dei serbatoi contenenti delle sostanze che sono in grado di richiamare altre piastrine. Si chiamano alfa-granuli.

Cosa succede di fatto? Che quando attivano le piastrine sul vaso rotto, riconoscono il collagene, si appiccicano come se trovassero della colla e appiccicandosi si raggrinziscono, cioè praticamente si contraggono, perché al loro interno hanno delle proteine simili alle proteine dei nostri muscoli, che fanno sì che queste cellule, queste proteine aggregano tra di loro e formano un iniziale tappo che si chiama tappo piastrinico. Ma mentre fanno questo, mentre formano questo tappo, si spremono, buttano fuori i loro granuli, e in questi granuli ci sono delle sostanze di richiamo di altre piastrine, quindi richiamano altre piastrine ed è come se amplificassero il fenomeno. Qui si vede la freccia grigia, che fa sì che queste piastrine arrivano richiamate da quelle che si sono appiccicate alla zona di emorragia, e si crea appunto una copertura, un tappo piuttosto grosso su questa zona emorragica.

Finisce tutto qua? No, perché questo...

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Scienze mediche MED/09 Medicina interna

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