MEDICINA INTERNA
LE MALATTIE INFETTIVE
COSA VUOL DIRE INFETTIVO?
Con il termine “infezione” si definisce
l’invasione e la moltiplicazione di micro-
organismi (virus, batteri, miceti o protozoi) a
livello di organi o tessuti di un organismo
superiore (ospite).
Contaminazione: contatto
microorganismo-ospite occasionale,
senza impianto, ad esaurimento
spontaneo
Colonizzazione: impianto senza
danno apparente né invasione dei tessuti
Infezione ≠ Malattia, ovvero stato in cui l’ospite subisce un danno
dall’interazione con il micro-organismo
PATOGENICITÀ, VIRULENZA, INVASIVITÀ
La patogenicità è un attributo delle singole specie microbiche e riguarda la
capacità di causare la malattia
La virulenza attiene al singolo ceppo microbico ed è la capacità di espletare il
suo potere patogeno
L’invasività è la capacità di superare le barriere difensive dell’ospite
Patogeno= capacità di causare la malattia
La contagiosità dipende dalla complessa interazione di diversi fattori:
Caratteristiche della sorgente di infezione
– Caratteristiche dell’ospite
– Patogenesi e modalità di trasmissione
–
MODALITA’ DI TRASMISSIONE DELLE MALATTIE INFETTIVE
Respiratoria
Aerea
o Droplet (o goccioline)
o
Oro-fecale
Contatto
Parenterale
Sessuale
ANAMNESI INFETTIVIOLOGICA
Anamnesi vaccinale
Abitudini sessuali
Contatti con animali e/o vettori (punture di insetto)
Lavoro e hobby (frequenza di boschi, orti, ecc.)
Viaggi
Consumo di alimenti
Abitudini voluttuarie (utilizzo di droghe)
Esposizione a terapia antibiotica
SEGNI E SINTOMI
Classica sindrome tossinfettiva
Febbre con brivido, malessere generale, artro-mialgie, cefalea
–
Ma non sempre la febbre è il sintomo cardine
SIRS sindrome da risposta immunitaria sostenuta infiammazione (almeno 2
tra): Polipnea: FR >20
– Tachicardia: FC >90 bpm
– Temperatura > 38°C o <36°C (sepsi algida)
– Leucocitosi (GB >12000) o leucopenia (GB <4000)
–
SEGNI DI INFEZIONE SEVERA
Tenere gli occhi ben aperti su segni di disfunzione d’organo:
SNC à Confusione, GCS 10-12
– Respiratorio à Dispnea, utilizzo dei muscoli accessori
– Cardiovascolare à Ipotensione (PAM <70 mmHg)
– Coagulazione à piastrinopenia, petecchie
– Epatica à ittero
– Renale à Oliguria
– Microcircolo à Marezzature cutanee, refieling capillare
–
DIAGNOSI MALATTIE INFETTIVE
Evidenziazione del micro-organismo (diagnosi diretta)
Esame microscopico diretto
– Esame colturale
– Ricerca di materiale genetico
–
Evidenziazione della risposta immune (diagnosi indiretta)
Sierologie ricerca di anticorpi (igG malattia pregressa, igM in
– atto)
Reazioni cutanee di ipersensibilità ritardata
– Risposta linfocitaria
–
GESTIONE OSPEDALIERA DEL MALATO CON PATOLOGIA INFETTIVA
CONTAGIOSA
La natura contagiosa di alcune malattie infettive è stata riconosciuta
dall’uomo fin dagli albori della civiltà
Per millenni le misure di protezione dal contagio risiedevano
nell’allontanamento e nella segregazione fisica degli ammalati
(lebbrosari, sanatori, ecc.)
La medicina preventiva moderna passa dalla segregazione fisica degli
infetti all’adozione di precauzioni mirate ad isolare i liquidi biologici a
rischio di tutti i pazienti ricoverati, indipendentemente dal loro stato
infettivo (Precauzioni Standard).
PRECAUZIONI STANDARD:
Lavaggio delle mani dopo contatto con pazienti o superfici contaminate
Uso dei guanti come barriera per i liquidi biologici
Uso di protezioni individuali nelle procedure a rischio
Controllo ambientale
Smaltimento appropriato di aghi e taglienti
GESTIONE OSPEDALIERA DEL MALATO CON PATOLOGIA INFETTIVA
CONTAGIOSA
Negli anni ’70 fu introdotto il primo sistema di isolamento per “categoria
trasmissiva” (Precauzioni Mirate)
Negli anni ’80-‘90, le infezioni nosocomiali farmaco-resistenti, il diffondersi di
HIV e il ritorno della tubercolosi, anche in forma di epidemie nosocomiali,
portarono alla revisione delle misure esistenti
PRECAUZIONI MIRATE
Precauzioni per via aerea
Precauzioni per goccioline (droplet)
Precauzioni da contatto
CASO CLINICO 1
Donna, 32 anni, gravida alla XXVIII settimana
Nazionalità rumena
Si presenta in PS lamentando calo ponderale (5 Kg nell’ultimo mese) e tosse
produttiva da 2 settimane, da ieri con striature ematiche
Esame obiettivo: riduzione del MV in apice destro. Presenza di soffio anforico
espiratorio
Rx torace (con schermatura addominale): Addensamento medio-apicale destro con
escavazione.
COSA FARE?
La paziente viene ricoverata presso il reparto di Malattie Infettive
Isolamento in stanza singola con pressione negativa
– Utilizzo di maschere a potere filtrante FFP2 per gli operatori e visitatori
– Limitazione degli spostamenti della paziente
–
Esame dell’espettorato:
All’esame microscopico bacilli acido-alcol resistenti (+++)
– Esame colturale positivo per M. tuberculosis
–
Inizia trattamento antitubercolare con farmaci non teratogeni
Dimissione a domicilio dopo 2 settimane (espettorato ++)
Indicato isolamento domiciliare e follow-up periodico ambulatoriale
PRECAUZIONI PER VIA AEREA
La trasmissione per via aerea avviene mediante disseminazione di
goccioline ≤5 μm (che possono rimanere sospese nell’aria per lunghi
periodi) o particelle di polvere contenenti l’agente infettivo
I micro-organismi trasmessi in questo modo possono essere disseminati dalle
correnti di aria e inalati o depositati su un ospite suscettibile nella stessa stanza
o a distanza
Sono necessari trattamenti particolari dell’aria e della ventilazione
PRECAUZIONI AGGIUNTIVE
Sistemazione del paziente in camera singola con pressione negativa rispetto
all’ambiente circostante, con 6-12 ricambi di aria per ora, con scarico dell’aria
all’esterno o con filtrazione ad alta efficienza
Limitare il movimento e il trasporto del paziente all’essenziale
Protezioni respiratorie:
Se strettamente necessaria la mobilizzazione, il paziente utilizza la
– mascherina chirurgica
Gli operatori utilizzano filtranti FFP2
– In caso di manovre ad alto rischio (es. broncoscopia)
– si utilizzano mascherine ad elevato potere filtrante (FFP3)
LE VALVOLE FILTRANO IN INGRESSO, NON IN USCITA!
ATTENZIONE
ISOLAMENTO RESPIRATORIO-AEREO
Usare le seguenti precauzioni:
Mascherina FFP2 (mascherina bianca)
Lavaggio mani accurato (prima e dopo)
Tenere chiusa la porta della stanza
PATOLOGIE A TRASMISSIONE AEREA
Tubercolosi
o Morbillo
o Varicella (anche da contatto)
o
CASO CLINICO 2
Donna, 18 anni, allieva infermiera
Nazionalità italiana
Si presenta in PS per febbre, cefalea, disorientamento, petecchie localizzate
all’addome
Riferita notte in discoteca 24h prima dell’insorgenza della sintomatologia
COSA FARE?
Puntura lombare: liquor torbido. Esame microscopico, ricerca antigeni ed esame
colturale confermano una meningite meningococcica.
Quadro progressivamente ingravescente con shock settico ed insufficienza
multi-organo
La paziente viene ricoverata in reparto di Rianimazione
Posizionamento in ambiente isolato
– Utilizzo di protezioni facciali (mascherina chirurgica) per contatti
– ravvicinati
Rimozione precauzioni dopo 48h di terapia antibiotica
– Profilassi antibiotica per gli operatori che hanno proceduto ad intubazione
–
PRECAUZIONI PER GOCCIOLINE
Goccioline (droplet) = particelle di dimensioni >5 mm che non rimangono
sospese nell’aria e generalmente percorrono solo piccole distanze (1 m)
6
Starnuto 10 goccioline
3 4
Tosse 10 -10 goccioline
2
Fonazione <10 goccioline
Non sono necessari trattamenti particolari dell’aria e della ventilazione
Se possibile, sistemazione del paziente in camera singola o con pazienti con la
medesima patologia o con isolamento funzionale (separazione > 1 m,
possibilmente con tenda separatrice)
Limitare il movimento e il trasporto del paziente all’essenziale
Protezioni respiratorie:
Sufficiente mascherina chirurgica
per i contatti ravvicinati (cure igieniche,
visita medica, ecc.)
PATOLOGIE PER TRASMISSIONE A GOCCIOLINE
Meningite meningococcica e da Haemophylus influenzae (NB: non
pneumococciche)
Influenza
Polmonite da micoplasmi
Parotite epidemica
Pertosse
Rosolia
Adenovirus in età pediatrica
Infezioni streptococciche in età pediatrica (scarlattina, faringite, polmonite)
Peste polmonare
Difterite
CASO CLINICO 3
Uomo, 85 anni, morbo di Alzheimer
Nazionalità italiana
Ricoverato in geriatria per focolaio bronco-pneumonico.
Trattato con levofloxacina per 10 giorni, con beneficio
Presenta diarrea (12 scariche giornaliere), distensione addominale, incremento
dei granulociti neutrofili e degli indici infiammatori
COSA FARE? C. difficile
Positiva ricerca di tossina di dalle feci
Inizia trattamento con metronidazolo per os, con rapido miglioramento della
sintomatologia
Il paziente viene posizionato in stanza singola fino alla risoluzione della
sintomatologia con utilizzo di presidi dedicati
PRECAUZIONI PER CONTATTO
Sono concepite per ridurre il rischio di trasmissione di micro-organismi
epidemiologicamente importanti mediante il contatto diretto o indiretto.
diretto
La trasmissione mediante contatto Implica il contatto di cute contro cute
ed il passaggio di micro-organismi da un paziente infetto o colonizzato verso un
ospite recettivo (paziente-personale; paziente-paziente).
indiretto
La trasmissione mediante contatto include il contatto di un ospite
suscettibile con un oggetto, di solito inanimato, contaminato nell’ambiente del
paziente.
Se possibile, sistemazione del paziente in camera singola o con pazienti con la
medesima patologia o con isolamento funzionale (se non auto-sufficienti)
Limitare il movimento e il trasporto del paziente all’essenziale
Guanti per il contatto diretto, camice, cuffia, copriscarpe
Materiale ed apparecchiature dedicate al paziente
Attenta disinfezione delle mani
PATOLOGIE A TRASMISSIONE DA CONTATTO
Infezioni da germi multiresistenti (MRSA, VRE, Gram negativi difficili)
Enterocolite da clostridium difficile enterotossigeno
Diarrea da rotavirus o da enterovirus in neonati/bambini (e adulti incontinenti)
Enterocolite da Shigella o da E.Coli entero-emorragico in adulti incontinenti o
con pannolone (non nelle altre, comprese salmonellosi e colera)
Epatite acuta A in pazienti incontinenti o con pannolone
Affezioni respiratorie neonatali (RSV, adenovirus)
Infezioni cutanee erpetiche disseminate o in pazienti immunodepressi. Varicella
(anche aerea)
Stafilococcie cutanee (impetigine, foruncoli, infezioni delle ferite chirurgiche,
ulcere da decubito, grandi ascessi non protetti, celluliti con drenaggio esterno,
epidermiolisi tossica stafilococcica)
Scabbia, pediculosi
Febbri emorragiche virali (Ebola, Lassa)
LE INFEZIONI NOSOCOMIALI E I GERMI
MULTIRESISTENTI
Per infezione nosocomiale si definisce un’infezione contratta durante il ricovero in
ospedale, che non era manifesta clinicamente né in incubazione al momento
dell’ammissione, ma che compare durante o dopo il ricovero e da questo è
determinata.
Le infezioni acquisite in ospedale comprendono anche le infezioni che il
personale ospedaliero può contrarre nell’assistenza ai malati.
L’infezione va distinta dalla "colonizzazione", definita come la moltiplicazione a
livello locale di microrganismi senza invasione né apparenti reazioni tissutali o
sintomi clinici.
frequenza generale ~ 5-10%
frequenza nei reparti di terapia intensiva ~ 25%
in aumento negli ultimi anni
letali nell’1% dei casi
incremento spesa sanitaria
GERMI
Staphylococcus aureus (MRSA)
Staphylococci coagulasi negativi (meticillino-resistenti)
Enterococchi (VRE)
E. Coli e altri gram negativi (ESBL produttore)
Klebsiella pneumoniae carbapenemasi prodruttore (KPC)
Pseudomonas aeruginosa
Acinetobacter baumannii
Stenotrophomonas maltophilia
Clostridium difficile
Candida (Candide non-albicans fluconazolo resisistenti)
HIV E AIDS
HIV Human Immunodeficiency Virus
AIDS Acquired Immuno Deficiency Syndrome (Sindrome della Immunodeficienza
Acquisita)
La progressiva distruzione dei linfociti CD4 (bersaglio preferenziale del virus HIV) porta
ad una immunodeficienza che crea la possibilità che si possano manifestare malattie
opportunistiche o tumori.
HIV: STRUTTURA Core:
NUCLEOCAPSIDE RNA a singola elica + enzimi
(integrasi, transcrittasi inversa, proteasi)
Capside: involucro proteico
ENVELOPE: rivestimento membranoso + antigeni
(gp41, gp120)
HIV TIPO 1 E 2
I virus dell'immunodeficienza umana conosciuti
sono due: HIV-1 e HIV-2 Lentivirus
Entrambi sono virus ad RNA che appartengono al genere della
Retroviridae.
famiglia
HIV-1: diffuso in tutto il mondo
HIV-2: presente solo in alcuni paesi africani e meno virulento del tipo 1
STRUTTURA VIRALE
core contiene due copie di RNA virale a singola
Il elica che codificano per una serie di
proteine strutturali, enzimatiche e regolatorie che servono per un'efficiente
completamento del ciclo virale.
Il genoma comprende:
gag
– il gene che codifica per i componenti strutturali del virione
pol
– il gene che codifica per diversi enzimi virali
env
– il gene che codifica per le glicoproteine di rivestimento.
Il genoma di HIV-1 contiene almeno altri 6 geni con funzione regolatoria:
tat, rev, nef, vpr, vpu (o vpx in HIV-2) e vif.
–
Le proteine che vengono codificate da questi geni funzionano sia negli stadi precoci
sia in quelli tardivi del processo di replicazione regolando la trascrizione e la
traduzione delle proteine virali e incrementando l'assemblaggio e il rilascio delle
particelle mature dalle cellule infettate.
RECETTORI PER HIV soprattutto linfociti
Il recettore CD4 è presente su una parte di linfociti detti appunto
CD4 positivi o Helper.
CELLULE BERSAGLIO Cellule con recettori CD4
Linfociti T
Macrofagi
Cellule nervose
FUNZIONE DEI LINFOCITI CD4
I linfociti CD4 sono detti HELPER perché COORDINANO la risposta immunitaria
Attivano la risposta citotossica dei linfociti CD8
Attivano la risposta anticorpale da parte dei linfociti B
Producono citochine immunomodulatrici
PATOGENESI
HIV induce alterazioni alle cellule CD4 T sia quantitativamente che
qualitativamente
linfociti T infettati dal virus vengono distrutti dai linfociti citotossici
linfociti T non infettati vengono comunque attivati e si distruggono per apoptosi
si assiste alla duplicazione di linfociti T infettati da HIV, per sopperire alla
diminuzione degli stessi
il virus produce varianti sempre più citotossiche, per sfuggire all’attacco del
sistema immunitario
La popolazione di linfociti T helper si riduce progressivamente nell’individuo infettato,
che non è in grado di avere una risposta immunitaria e diventa suscettibile ad infezioni
da agenti opportunisti. ACQUIRED IMMUNODEFICIENCY SYNDROME – AIDS
ORIGINE DI HIV
È ormai stato appurato che l’infezione da HIV-1 rappresenta un esempio di zoonosi per
le quali si è verificato un salto di specie con un adattamento dei virus animali
all'uomo.
Negli anni '90 fu dimostrato che HIV-2 aveva saltato la barriera di specie in Africa
(Cercocebus atys)
occidentale passando dalle scimmie mangabey all'uomo e tale
trasmissione tra specie diverse si era verificata in occasioni diverse e indipendenti.
L'origine di HIV-1 era rimasta una questione aperta sino al 1999 quando furono
riportati i risultati di uno studio che indicava una particolare sottospecie di scimpanzé
(Pan troglodytes troglodytes) presente in Africa centro-occidentale come la più
probabile fonte d'origine del virus umano.
Anche in questo caso vi sarebbero evidenze che ciò sia avvenuto in diverse
main), N (new,
circostanze dando origine a tre differenti gruppi di HIV-1 denominati M (
o (outlier).
non-M, non-O) e O
Analisi molecolari di ceppi virali isolati da persone decedute molti anni fa
hanno portato a ritenere che l'origine dell'HIV sia avvenuta all'incirca verso
la fine degli anni ‘30.
(SU SLIDE LEGGERE I CASI)
LE VIE DI TRASMISSIONE
Perché avvenga la trasmissione dell’infezione da HIV è necessario che si verifichino 2
condizioni:
A) che sia presente una adeguata quantità di virus
B) che il contatto sia idoneo a permettere al virus di venire a contatto con il “suo”
recettore
Una quantità di virus (carica virale) sufficiente a trasmettere l'infezione si può ritrovare
solo in determinati liquidi biologici
sangue
– liquido seminale
– secreto vaginale
&
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