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Riassunto esame Media: Storia e teoria, prof. Ortoleva, libro consigliato Mediastoria, Ortoleva

Riassunto per l'esame di Media: Storia e teoria del professor Ortoleva, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: "Mediastoria", Ortoleva . Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: medium: strumento destinato a emettere,trasmettere,preservare o ricevere un messaggio che può essere formato da parole, immagini, suoni, scrittura o da impulsi elettrici... Vedi di più

Esame di Media: Storia e teoria docente Prof. P. Ortoleva

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sociale trovino espressione. L’intervento pubblico si presenta

in quest’ottica come violenza sulle esigenze degli individui.

Due diverse concezioni della televisione,ad esempio:

1. Da un lato la tv è vista come strumento di un potere che attraverso di

essa plasmerebbe il corpo sociale, nonostante i suoi effetti siano

controversi,indiretti e difficili da misurare;

2. Dall’altro è vista come un mezzo che non ha bisogno né di controlli né di

legittimazione dall’esterno,ma si legittima nell’adesione stessa del

pubblico. Questa concezione spontaneistica nasce con lo sviluppo della

Tv commerciale: in questa si riconoscono gli ambienti politico-economici

vicini alla Tv commerciale e gli intellettuali convinti della fragilità della

tesi manipolatrice. Questi però,affermando che la Tv non fa che

esprimere i punti di vista già esistenti, negano le sue capacità di

manipolare le opinioni politiche: suppongo oche sia priva di effetti

quando si parla di politica,mentre sarebbe efficace nel caso dei consumi.

Nello studio della storia sociale in Italia è diffusa l’interpretazione secondo cui

fin dal dopoguerra il nostro paese sarebbe stato predestinato ad una crescita

dei consumi, ad un’omogeneizzazione dei comportamenti, all’abbandono delle

istituzioni sociali e religiose tradizionali in favore di un sistema di

comunicazione moderno, vedendo come motore di sviluppo la modernità. In

questa chiave, storia sociale e storia dei media diventano due aspetti

complementari della storia dello sviluppo. Questo periodo in Italia può essere

suddiviso in tre momenti:

a. Protostoria della comunicazione di massa, 1945(dopoguerra) - 1957(anno

in cui aumentano vistosamente gli abbonamenti televisivi):

il periodo è caratterizzato da forti resistenze al processo di

massificazione da parte dei cattolici e della sinistra. La massificazione si

presenta come rimedio al divario nord-sud nonché come preludio a

fenomeni caratteristici della modernità: la caduta della coesione

familiare, il materialismo,la scristianizzazione,

l’individualismo,l’appiattimento culturale. La radio ebbe una forte

crescita prima d cedere il passo alla Tv, mentre il cinema è considerato il

medium più popolare.

b. Massificazione, 1958 – 1973: in questo periodo di radicale mutamento

prese avvio il dominio della Tv,che si presenta come uno strumento di

unificazione culturale( nel 1960 era presente in oltre la metà delle case

italiane), e coincide con il boom economico degli anni ’58-’63.

Emergono nuovi modelli di consumo,incarnati dallo sviluppo dei

supermercati, ed il vero punto di riferimento simbolico è l’industria.

La divisione culturale fra le generazioni assume un’importanza pari

rispetto a quella tra le classi, e ogni forma di resistenza e tabù vengono

travolti. In questi anni l’esplodere

del broadcasting commerciale svela l’esistenza di un ricco mercato e di

una vasta domanda di divertimenti.

c. Gli anni rosa, 1974(anno in cui terminano i miracoli economici in

Europa)-1994: in questa fase si ha uno sviluppo meno intenso rispetto

alla fase precedente, si ha una crescita del settore dei servizi e avviene il

passaggio al mondo postindustriale. La

dinamica dei consumi si impone come chiave dello sviluppo interno, e

viene favorita la grande distribuzione. Nella nuova contrapposizione tra

austerità e consumi, incarnati dal sistema delle televisioni commerciali,è

il secondo ad affermarsi.

Il mutamento del sistema dei media ha determinato anche uno spostamento

del confine tra i valori accettabili ed inaccettabili, e dei confini tra aree distinte

della vita sociale,ridefinendo gerarchie e riferimenti. L’avvento di una nuova

forma di comunicazione è il fattore scatenante di un cambiamento di

paradigma che tocca l’intera società. Nell’Italia del dopoguerra quanto

avvenuto nel campo delle comunicazioni ha inciso sulle relazioni tra pubblico e

privato, tra modernità e tradizione, tra informazione e divertimento. Es. la

concezione del senso del pudore,in pochi anni, cambiò radicalmente: il nostro

paese fino agli anni ’60 era stato uno dei più restrittivi in termini di morale

sessuale, mentre all’inizio del decennio successivo era uno dei più permissivi

del pianeta. Questo cambiamento può essere relazionato con le trasformazioni

nel sistema dei media, i quali si presentano come terreno di confronto tra i

valori in questione.

Cap.7, Lutto e comunicazione

Studi recenti sui mezzi di comunicazione hanno cercato di dare delle

interpretazioni antropologiche, cercando nella comunicazione una seconda

natura capace di incidere sulla struttura dell’essere umano,condizionandone le

percezioni,la struttura del mondo,ed addirittura il sistema nervoso. Alcune delle

intuizioni principali sono:

a. L’idea che i media sia sui rapporti fra le persone sia sui rapporti che

l’individuo ha con sé stesso, e quindi definiscono la struttura della

personalità.

b. L’idea che le tecnologie siano dotate di un proprio contenuto.

c. L’idea che l’umanità sia caratterizzata da u una propria totalità di

comportamenti e da una cultura che viene identificata con la

comunicazione.

Influenza dei media sui cerimoniali del lutto

Negli ultimi anni sono apparsi film quali “Ghost” e “Always” incentrati sul tema

della morte, che ricostruiscono le tappe di un processo sano di elaborazione

del distacco. Questi film sembrano voler fornire allo spettatore delle istruzioni

per il lavoro del lutto che dovrà affrontare. Un’impressione analoga è data

dall’album “Magic and loss” di Lou Reed, un’opera che tenta di dare un senso

alla perdita, ma anche in libri-testimonianza di malattie quali l’AIDS, in quanto

la testimonianza sembra essere l’unico modo di comunicare questo particolare

sapere. Nei due film il lutto è presentato come qualcosa di

incomunicabile,e la persona in lutto cade nell’asocialità. Il processo di distacco

tra il vivo e il morto è narrato dal punto di vista del morto, ma entrambi sono

isolati di fronte alla stessa perdita e incapaci di comunicare. Questi film mirano

ad insegnare un approccio davanti alla morte, ma propongono un adattamento

completamente de ritualizzato, viene affrontato come un’esperienza

individuale ed interiore. Questa visione del lutto

ha le sue radici nella creazione di un’immagine psicologica ed interiorizzata del

lutto e della morte,fenomeno delle società industriali del dopoguerra, che ha

portato una perdita di fiducia nelle istituzioni tradizionali del lutto, come si

denota nei due film, dove riti e istituzioni funerarie sono totalmente assenti.

Si è verificata una privatizzazione del lutto che ha spinto la psicologia a

disciplina cardine del sapere della morte. L’idea che l’elaborazione del lutto

debba essere individuale è stata inculcata dai media, ed in particolare dal

cinema e dal rock, presentandosi come mezzi di educazione dei sentimenti, e

come compensazioni al declino dei riti religiosi.

La deritualizzazione può essere considerata secondo De Martino la fine di

quello che chiamava il discorso protetto, l’obbligo a trattare il lutto come

rottura radicale con la quotidianità dei ritmi vitali. Era proprio il discorso

protetto a consentire l’equilibrio tra la ripetitività senza tempo degli stereotipi

rituali e la presa di coscienza della morte. All’interno del discorso protetto c’è

quasi un libretto convenuto di comportamenti e parole.

Le prime conseguenze della de ritualizzazione sono le difficoltà di ritrovare

insieme la ripetitività del rito e l’elaborazione della vicenda privata. Questa può

essere considerata la radice dell’inibizione comunicativa nei confronti del lutto,

il fenomeno per cui i comportamenti di adesione al

lutto(condoglianze,solidarietà), appaiono più fonte di imbarazzo che strumento

di consolazione. Per questo il lutto appare più trattabile sul piano della

comunicazione pubblica che su quello privato,nonostante si parli di

privatizzazione. D’altra parte il momento privato appare impegnativo fino ad

essere imbarazzante: l’inibizione al comunicare sta nelle difficoltà di trovare le

parole in una situazione non rituale. Nella comunicazione pubblica lo stereotipo

sopprime la vicenda individuale,mentre nella vicenda privata ci si trova dinanzi

alla morte del singolo direttamente. Se questo è vero,l’inibizione comunicativa

va interpretata come il frutto di un mutamento delle forme di comunicazione

adibite al lavoro del lutto collettivo. La tendenza ad

introdurre nel rito funebre elementi propri dello spettacolo è l’indice di una

diffusa tendenza a cercare nei mezzi di comunicazione una risposta al disagio

delle comunicazioni personali.

Cap.8, La storia del cinema tra estetica ed economia

L’esigenza di una storia del cinema si è fatta sentire tra gli stessi uomini di

cinema attorno al 1930, negli anni tra le due guerre. Solo recentemente la

storia del cinema come disciplina estetica-letteraria ha cominciato ad

interrogarsi sul proprio statuto. Il cinestorico è divenuto il portatore di una

conoscenza ausiliaria: uno storico che conosce gli archivi filmici,che sa usare

una moviola e anche una macchina da presa; analizza i testi filmici dal punto di

vista storico. La storia del cinema si è

costruita sul modello ella storia letteraria e della storia dell’arte, ed ha avuto un

rinnovamento a partire dagli anni ’70, che ha avuto un doppio effetto sul

rapporto con la storia: da un lato, vi è stato un distacco dallo storicismo nella

disciplina,dall’altro si è manifestato un nuovo interesse per l’applicazione al

cinema delle innovazioni.

Il rinnovamento si trova ora in una fase critica:

a. Un primo pericolo è quello della frammentazione. Il cinema nei testi viene

suddiviso in parti dedicate alla storia sociale,all’industria, al

linguaggio,ecc. in questo modo il cinema diviene la somma di una serie di

fenomeni separati, rischiando di ridursi alla sovrapposizione di tante

diverse subdiscipline.

b. Un secondo problema è quello dell’accumulo empirico di dati,che

contrassegna tante ricerche storiche nel campo del cinema. Dati relativi

all’industria, all’autore,al singolo film vengono accumulati in una caccia al

documento in sé. Quest’attività collezionistica non è in grado di operare

una selezione nel materiale raccolto né di fornire interpretazioni.

c. Gli studi di storia economica del cinema hanno messo bene a fuoco la

natura sociale del mezzo, l’applicabilità ad esso della natura capitalistica.

L’impresa è divenuta una realtà complessa,attraversata sia dal conflitto

di classe sia da diversità di interessi e dalla lotta per il potere tra diverse

categorie professionali. L’integrazione del cinema nell’economia

capitalistica è sempre stata soggetta a crisi, dovute alla difformità del

cinema rispetto all’economia delle merci.

d. Si corre il rischio che alla creatività artistica del regista si sostituisca la

produttività tecnica-economica della fabbrica cinema.

Il cinema è luogo d’incontro di professioni differenti,ciascuna dotata di

una propria deontologia e di proprie tecniche. Non bisogna moltiplicare la

nozione di autore, applicandola a qualsiasi professioni che ruota attorno

all’industria del cinema. In secondo luogo la storia

della produzione cinematografica è attraversata da una tendenza a

preservare identità professionali di tipo artigiano, e una tendenza ad

assimilare l’intero lavoro ai modelli economici dell’industria.

Una storia della produzione cinematografica dovrebbe essere in grado di

intrecciare diversi punti di vista e diversi soggetti e protagonisti.

Cap.9, storia dei media, storia delle reti, storia della

tecnologia

La storia delle comunicazioni può essere raccontata come storia delle diverse

tecniche utilizzate per conservare e trasmettere messaggi. Con la 2°

rivoluzione industriale le macchine hanno assunto una presenza costante nella

comunicazione umana: la strumentazione è divenuta parte integrante non solo

della produzione di messaggi, ma anche della loro trasmissione e della loro

ricezione. Da allora è rimasta aperta la domanda su quale sia il ruolo della

macchina nella comunicazione. Prendendo in esame il dibattito sulla natura

della fotografia, ci rendiamo conto che vi sono state diverse concezioni

dominanti, ma nonostante questo la discussione è inconcludente: la teoria

secondo cui la fotografia è fatto sociale e culturale si scontra con la teoria che

ritiene che la fotografia, in quanto meccanica, è diversa da tutte le forme

iconografiche precedenti; questo non è un semplice dibattito, ma una vera

lacerazione tra due opposte evidenze.

Una corrente di ricerche ha dedicato la sua attenzione allo sviluppo e alle

caratteristiche delle grandi reti,ovvero dei grandi sistemi tecnici di trasporto, di

produzione-distribuzione dell’energia e di comunicazione a distanza. Il termine

rete evoca il complesso sistema delle relazioni sociali all’interno delle

comunità, la rete si presenta come la base oggettiva delle relazioni tra le

persone,e insieme come lo specchio dell’idea che la società ha di sé stessa. La

storia delle reti può quindi essere la storia di un sistema tecnico: i sistemi

elettrici incarnano le risorse fisiche, intellettuali e simboliche delle società che li

ha costruiti. Una volta costruita la rete tecnica diventa una fattore essenziale

della vita sociale, perché su di essa finiscono con lo strutturarsi usi e

consuetudini sociali. I grandi sistemi tecnici rappresentano una nuova fase

nella storia della tecnologia: se lo strumento è il prolungamento della mano e

dei sensi dell'uomo, se la macchina è un insieme di strumenti, il sistema

tecnico è un apparato superiore,che può coordinare macchine diverse.

Nello sviluppo della comunicazione nel Novecento i sistemi tecnici hanno avuto

un ruolo essenziale,avendo un rapporto di complementarità e dipendenza con

la comunicazione. J.Beninger ha dimostrato che uno dei motori principali della

sviluppo della domanda sociale dell'informazione è nato proprio dalla crescita

dei sistemi tecnici integrati,in primo luogo la ferrovia. Le ferrovie prima, le

catene della grande distribuzione poi, e ancora la rete elettrica han potuto

svilupparsi grazie al parallelo sviluppo del telegrafo, del telefono e della rete

telematica. La fase matura della comunicazione domestica è stata resa

possibile solo dal fatto che la casa era inserita in un'altra rete,quella elettrica.

La crescita dei grandi sistemi tecnici ha avuto per i mezzi di comunicazione un

ruolo di stimolo e di condizione per lo sviluppo.

Nel Novecento le esigenze sociali di comunicazione hanno generato proprie reti

e propri grandi sistemi. Tutti i media principali hanno attivato una rete capillare

ed efficiente: le reti per la distribuzione per le attività editoriali e per il cinema,

la rete delle agenzie per i giornali, la rete postale,telefonica,ecc. Lo sviluppo

della trasmissione via etere avrebbe dato vita ad un grande sistema

immateriale e potente: con la digitalizzazione appare il vettore essenziale per

la distribuzione di tutti i tipi di messaggi.

Rete telefonica e rete elettrica

Nati a pochi anni di distanza entrambi dalla 2a rivoluzione industriale, il

telefono di Bell (1876) e la lampadina di Edison (1879) si presentarono come

gemelli, vivendo assieme la fase della primissima penetrazione nella vita

sociale. Le due invenzioni erano accompagnate da due progetti economici e

sociali simili: i loro inventori si resero conto che non avrebbero avuto futuro

senza un sistema di distribuzione capace di inserire in un'unica rete

abitazioni,uffici,aziende. Bell permetteva alla sua azienda di controllare il

servizio telefonico in tutti gli Stati Uniti,acquisiva la Western Eletric e poneva

sotto il proprio controllo anche la produzione di apparecchiature telefoniche.

Meno di vent'anni dopo la nascita delle prime reti di distribuzione la situazione

era cambiata. L'organizzazione del telefono procedeva secondo le linee dettate

da Bell(aziende specializzate si occupavano esclusivamente di comunicazione

telefonica), mentre le reti elettriche subirono alcune modifiche: le prime

centrali costruite negli anni '80 erano state destinate esclusivamente

all'illuminazione, e si affiancò alla lampadina la forza elettrica. L'elettricità

venne applicata ai motori,divenendo energia motrice delle industrie, e così il

trasporto della luce e l'energia elettrica furono affidati a reti e aziende

separate. Poi nel 1893,con il generatore Westinghouse, l'energia potè essere

prodotta dalla stessa macchina.

Il nuovo stile di gestione fu inaugurato da Samuel Insull, il cosiddetto “sistema

universale”,una rete unitaria che distribuiva energia in una vasta area per tutti

gli usi. Così facendo, permetteva di razionalizzare la produzione e la

distribuzione di energia, separava la distribuzione dagli usi(alla rete elettrica si

potevano collegare molteplici strumenti) e faceva convergere nelle reti della

stessa società energia prodotta nelle maniere più

diverse(carbone,petrolio,acqua,nucleare). Le aziende elettriche si

trasformarono in fornitrici di un'infinita potenzialità di servizi diversi, e così

l'elettrificazione divenne il nuovo centro simbolico della civiltà industriale.

Questa netta separazione è dettata,sul piano tecnico, dal fatto che la rete

telefonica ha una complessità maggiore, mentre le reti elettriche sono

relativamente semplici, e soprattutto non hanno bisogno delle reti di

commutazione per connettere i diversi utenti. Le ragioni principali sono:

la commutazione è stata un primo freno,in quanto richiedeva un discreto

– numero di operatori umani.

- il problema della “massa critica”, per cui all'interno di ogni ambiente c'è

– una forte resistenza all'allacciamento fino a quando la percentuale degli

abbonati al telefono non ha raggiunto una certa soglia, e allo stesso

tempo le aziende stesse avevano un interesse limitato a spingere la

penetrazione della rete fino a quando l'utenza non si fosse dimostrata

disponibile ad un uso intensivo. Le aziende applicarono un tariffario

diversificato,a seconda dell'utenza, e alla lunga questa politica ha

favorito un progressivo accoglimento del telefono anche da parte dei ceti

non abbienti.

Una scarto tra rilevanza politica riconosciuta all'energia e quella

– riconosciuta al telefono(negli Usa l'accesso alla corrente era ritenuto un

diritto,mentre il telefono era visto come espressione del benessere del

cittadino americano)

la divisione tra diverse reti ha permesso un controllo politico sul telefono

– che sarebbe stato altrimenti impossibile. Nelle società industrializzate

dell'Occidente la rete telefonica è generalmente gestita in modo unitario.

Questa situazione sarebbe rimasta invariata fino agli anni '70,con la

“digitalizzazione”.

In sintesi,si sono affermati nei paesi industrializzati due modelli diversi di rete:

la rete elettrica si è presentata come elemento di coesione centrale della

– vita sociale,mentre il telefono era utile per il lavoro ma non si era ancora

delineata l'utilità per la rete domestica;

la rete elettrica dalla sua nascita è stata concepita come un rete

– unitaria,come l'energia per antonomasia,mentre la rete telefonica era

una delle possibili reti di comunicazione tra cui scegliere;

la rete elettrica ha avuto una crescita lineare,mentre la crescita del

– telefono è stata più incerta;

la rete elettrica ha conservato una struttura meno articolata rispetto alla

– rete telefonica.

Passaggio alla “società delle informazioni”, anni'70

Negli anni '70 la rete telefonica ha assunto una forma più simile a quella

della rete elettrica, grazie a:

alla diversificazione degli usi che che si verifica(la stessa rete infatti

– porta voce,immagini,dati,testi scritti);

convergenza delle reti(il cellulare nasce dalla convergenza del cavo e

– dell'etere);

separazione del servizio dalla produzione e distribuzione delle

– apparecchiature;

l'innovazione tecnologica ha messo a disposizione una varietà di

– strumenti collegabili alla linea telefonica(fax,videotex,videoconferenza).

Le aziende di telecomunicazione si trasformano in fornitrici di un'infinità di

servizi diversi, diventano una via di trasporto delle informazioni grazie alla

diffusione dell'idea che tutti i tipi di comunicazione possono essere riconducibili

ad un'unica grandezza,il bit. Questo processo è stato determinato da:

sul piano tecnico, la diffusione della digitalizzazione(la trasformazione di

– messaggi differenti in un unico codice numerico);

sul piano economico,la piena penetrazione del telefono nelle case e nelle

– aziende;

sul piano istituzionale, la deregolamentazione ha soppresso molti dei

– vincoli giuridici che impedivano l'unificazione di più reti di comunicazione.

La sviluppo della telematica è stato presentato come un vero e proprio

passaggio ad una fase diversa della società, la società delle informazioni.

L'informazione sembra aver assunto oggi un'importanza ideologica simile a

quella che l'energia aveva in passato:fluido vitale della società,diritto di ogni

individuo,oggetto necessario.

Cap. 10, Lo spazio dei media

Recentemente alcuni studiosi hanno avviato un'analisi della geografia dei

media,tenendo conto della collocazione sul territorio dei centri di produzione ed

emissione dei messaggi sia delle caratteristiche delle reti di distribuzione e

trasmissione. L'organizzazione dei media sul territorio condiziona il modo in cui

ogni collettività organizzata percepisce la propria geografia,in quanto i media

danno forma al sistema delle relazioni sociali, e sono uno dei canali privilegiati

attraverso cui la società rende leggibile la propria forma.

Esiste un modello di “lettura spaziale” della comunicazione, che interpreta i

diversi media in termini di “accentramento”e “decentramento”. Questo

modello è radicato sia per la sua semplicità sia per il fatto che fornisce un

criterio di valutazione politica coerente e lineare:favorevole se si ipotizza un

effetto di decentramento, sfavorevole se si ipotizza un effetto di

accentramento(es. L'elettrificazione ha permesso di svolgere in campagna le

stesse attività che si svolgono in città,riducendo così l'affollamento, e avendo

quindi un effetto di decentramento,ritenuto positivo). La diffusione mondiale

della rete Internet è stata accolta positivamente in nome del decentramento

che questo tipo di rete consentirebbe. Ad esempio la radio è accentrante con il

suo essere favorevole a forme di autoritarismo, e decentrante essendo un

primo passo verso lo svincolamento dell'individuo dai legami stabili con i

luoghi.

Per geografia dei media si intende:

le strategie di circolazione dell'informazione,che condizionano la velocità

– di comunicazione all'interno di ogni paese;

la distribuzione spaziale dell'informazione,che permette di individuare

– centri e periferie della comunicazione;

ci si può riferire all'attenzione con cui i diversi media guardano alle

– diverse aree di un paese,definendo la “geografia mentale” dei loro

fruitori.

Lo spazio dei media deve essere inteso come spazio simbolico e come

sedimentazione di scelte concrete,di tipo tecnologico, culturale ed economico.

Quali sono le relazioni tra le geografia dei media e l'identità

personale,di gruppo,di nazione?

Comunicazione, cultura, territorio sono alla base dell'idea moderna di nazione.

Il principio della lingua comune presuppone l'adozione della stampa,anche se

anche la radio e la televisione hanno dato un grande contributo;il principio

delle comuni tradizioni si collega al concetto di cultura intesa come patrimonio

di sapere il cui possesso va al di là del singolo; il principio del territorio comune

presuppone un livello di sviluppo tecnologico che permetta di tenere unito

questo territorio. Tutti gli aspetti delle moderne identità nazionali trovano

espressione anche nelle strutture delle comunicazioni. Nelle realtà nazionali

formatesi tardivamente come l'Italia e la Germania, lo stato nazionale e il

sistema industrializzato delle comunicazioni sono coevi,e la loro storia è più

interdipendente di quanto lo sia altrove. In queste realtà nazionali lo sviluppo

del sistema dei media contribuisce a definire le aree in cui ciascun paese è

suddiviso: definisce una geografia delle comunicazioni che si adegua alla

mappa delle comunità esistenti ma,al tempo stesso,le ridisegna

continuamente. I mezzi di comunicazione contribuiscono a preservare i legami

sociali preesistenti, ma ne definiscono anche i contorni e le direzioni. De

Tocqueville, a questo proposito, scrisse:”Nei paesi democratici succede che un

gran numero di persone,che hanno desiderio o bisogno di associarsi, non

possono farlo perché non riescono a vedersi e non sanno ove trovarsi.

Sopravviene un giornale, che illustra a tutti il sentimento o l'idea che si era

presentata simultaneamente,ma separatamente,a ciascuno. Il giornale le ha

avvicinate e continua ad esser loro necessario per mantenerle unite”.

Il sistema dei media e la sua organizzazione nello spazio posso essere guardati

sotto tre profili:

la geografia della distribuzione, ci permette di cogliere il modo in cui i

– messaggi circolano nel paese;

la geografia della produzione,individua i centri più attivi del sistema dei

– media e quelli che sono invece tenuti ai margini;

la geografia dei contenuti,si sofferma sull'attenzione dedicata alle diverse

– aree e identità locali,permette di cogliere le relazioni di inclusione ed

esclusione tra il nazionale e il locale.

Cap.11, Italia: le capitali della comunicazione

Il conflitto e la complementarità fra tendenze al decentramento e

all'accentramento è un tema significativo per la storia italiana: vi sono stati

momenti di iniziativa decentrata e momenti di forte unificazione “dall'alto”delle

reti. Ad esempio,il sistema ferroviario, nato frantumato è stato

nazionalizzato(1905) dalla politica giolittiana. L'industria dei media in Italia

aveva assunto un'organizzazione policentrica,caratterizzata da una divisione

netta del lavoro tra diverse località della penisola.

L'industria editoriale si era addensata attorno a Milano, sede di alcuni dei

maggiori produttori di libri,di quasi tutti i periodici di rilievo e delle principali

agenzie di distribuzione. Grazie a questa centralità nell'editoria Milano divenne

dall'inizio del secolo la capitale nazionale della pubblicità. All'indomani della

guerra le altre principali città disponevano di qualche casa editrice legata al

bacino dell'intellettualità locale. Firenze e Torino era altre due realtà valide: la

prima però avrebbe conosciuto dagli anni '50 un netto declino,mentre la

seconda scontava l'incomunicabilità tra i diversi centri di potere presenti in

città. Negli anni '60 e '70 l'editoria è cresciuta a tal punto da fare dell'editoria

italiana un sistema monocentrico.

La produzione cinematografica si è venuta unificando su Roma, che ne è

divenuta il centro assoluto con la nascita dell'Istituto LUCE(1925) e di

Cinecittà(1937); dagli anni '50 il predominio di Roma si è esteso anche alla Tv.

Negli anni della radio il broadcasting italiano si era organizzato attorno a Torino,

che divenne una seconda industria dell'audiovisivo,soprattutto per quanto

riguarda le funzioni amministrative. Torino nel periodo fascista conobbe il ruolo

nazionale di capitale delle reti. Divenne la capitale della rete telefonica, il nodo

principale di quella radiofonica; nel corso del dopoguerra Torino ha perso

questa posizione, con lo spostamento del centro della RAI a Roma.

Napoli fino agli anni '60 fu sede di importanti case editrici e centri culturali,era

sede della maggiore università del sud, ebbe anche un ruolo insostituibile in un

campo della cultura di massa,quello di centro nazionale della musica leggera e

del varietà. Napoli era sia una grande e antica città di popolo, sia il centro

principale del meridione. Per tutto il Novecento la cultura popolare napoletana

è stata scissa tra la tendenza a distaccarsi dalla realtà locale per assumere un

ruolo nazionale, e la tendenza a riscoprire le radici.

Cambiamento della geografia dei media nel dopoguerra

1. 1945-1957: In questo periodo il sistema policentrico raggiunge la sua

massima espressione, vi sono alcune tensioni che riguardano il nuovo

medium emergente,la televisione, soprattutto tra Torino e Roma per il

controllo della RAI.

2. 1957-1973: questa fase si apre con il successo di “Nel blu dipinto di blu”

che sembra il segnale del trionfo della canzone italiana su quella

napoletana. Il ruolo nazionale di Napoli non farà che declinare da quel

momento in poi, mentre quello di Torino si va progressivamente

ridimensionando. Dagli anni '70 vi sono due sole capitali della

comunicazione(Milano,Roma), che escludono sia il Sud sia le città della

cosiddetta Terza Italia.

3. 1974- 1994: In questo periodo si farà sentire l'esigenza di dar

espressione,con mezzi nuovi,alle culture locali(questo riguarda

soprattutto le radio, nate dalla liberalizzazione dell'etere a partire dal

1975);in questa logica Napoli ha recuperato le sue radici e il suo rapporto

con la realtà locale. Molti quotidiani hanno iniziato ad offrire edizioni

locali negli anni '70, e nel 1976 con Repubblica è nato il quotidiano

nazionale,caratterizzato da un totale distacco da qualsiasi base locale,

per poi dar vita ad una pluralità di edizioni locali. Milano e Roma,le due

capitali principali, nel corso degli anni '80 hanno visto diminuire la loro

funzione dominante, mentre sono emerse forme di diretta concorrenza.

Infatti dalla metà degli anni '80 le capitali televisive sono due: la

concorrenza tra RAI e Fininvest ha assunto la forma di uno scontro tra la

televisione nazionale del Nord ed una televisione nazionale del centro.

Negli anni '90 Roma divenne un centro editoriale di grande rilievo, e le

case editrici milanesi conoscevano complesse vicende gestionali e

passaggi di mano.

Cap.12, Media e spazio nell'esperienza statunitense

Il sistema dei media degli Stati Uniti è il più complesso e policentrico del

mondo. In diversi momenti della storia americana i media sono stati mossi da

una ricerca di autenticità che li ha portati ad allontanarsi da luoghi come New


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Riassunto per l'esame di Media: Storia e teoria del professor Ortoleva, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: "Mediastoria", Ortoleva . Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: medium: strumento destinato a emettere,trasmettere,preservare o ricevere un messaggio che può essere formato da parole, immagini, suoni, scrittura o da impulsi elettrici codificati. Un medium è l’evoluzione di una soluzione tecnica a un problema di comunicazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabio.dipi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media: Storia e teoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Ortoleva Peppino.

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