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Esame media digitali e genere - Appunti Capecchi

Temi affrontati nel corso

Concetto di genere, di identità di genere, teorie femministe: modello della parità e della differenza, teorie postgenere, postfemminismo dei media. Quali disuguaglianze di genere persistono a livello lavorativo ed in ambito privato?

Risultati dei filoni consolidati di ricerca su media e genere (pubblicità, intrattenimento, fiction, informazione e social media). Quali stereotipi di genere persistono nei contenuti dei media?

Modelli di ruolo e ideali di bellezza femminili e maschili veicolati da media tradizionali e digitali. La rappresentazione postfemminista del genere femminile e il fenomeno social del Femvertising affossano le proteste femministe?

Tema della violenza contro le donne: sessismo online, hate speech (linguaggio d’odio che si riversa sulle donne che hanno deciso di scavalcare la barriera tra U/D e andare nella “parte maschile” una volta fat shaming, inseritesi nel mondo del lavoro), cyber bullismo (es. violenza domestica e femminicidio). Quali stereotipi di genere vengono riprodotti dalla cronaca nera e dalle campagne sociali antiviolenza?

Sesso e genere

Si apre un dibattito femminista negli anni 1960 e 1970 (II ondata di femminismo/femminismo storico) nei paesi occidentali (Europa e USA) circa il tema: donne/uomini si nasce o si diventa? Simone De Beauvoir con la sua opera del 1949 stimola il dibattito: la differenza fra U e D deriva solo dalla dimensione biologica e corporea o ha anche a che fare con aspetti culturali e con la socializzazione (agenzie di socializzazione – famiglia, scuola, amici) al genere a cui siamo da sempre sottoposti?

Processo di costruzione dell'identità di genere

In questo periodo 2 principali orientamenti teorici hanno enfatizzato la distinzione tra i concetti di sesso e genere (2 concetti fondamentali per capire la differenza tra gli aspetti che concernono il corpo fisico/biologico e quelli che hanno a che fare con l’aspetto culturale (non immutabile ed universalmente valido):

Determinismo biologico

Approccio del femminismo essenzialista (corpo come macchina che produce la differenza di genere) che si fonda sul principio della differenza sessuale secondo cui donne e uomini sono differenti per natura. Sesso I corpi “per natura” sono biologicamente, fisiologicamente segnati all’origine da una specificità che rende il corpo maschile irriducibile a quello femminile e viceversa.

  • Uomo: Strutturalmente più forte e quindi è cacciatore/cibo (naturalmente proiettato verso l’ambito lavorativo – oggi si usa male breadwinner)
  • Donna: Partorisce e accudisce la prole (naturalmente proiettata verso caregiver)

Il determinismo biologico nega che sia stato dato socialmente e culturalmente un diverso valore a U e D e sostiene che la disuguaglianza tra uomini e donne è qualcosa di naturale e immutabile. In questo modo giustifica la “tesi della “naturale” inferiorità femminile” (è così che vuole la natura), l’oppressione maschile sulle donne, in virtù della superiorità maschile da un punto di vista prettamente fisico/biologico. Questo approccio crea, fin da subito, una sorta di gerarchia di ruoli.

Il pensiero della differenza sessuale (anni ’70, filosofa francese Irigaray), che ha influenzato il pensiero della differenza italiano, si basa sull’assunto che la differenza biologica tra U/D sia un dato innegabile e irriducibile. In questo caso si sostiene, ad esempio, che la capacità di partorire delle donne sia una delle cause principali dell'invidia maschile che ha portato alla creazione del patriarcato (supremazia maschile sulle donne), che si traduce nel potere e nel controllo sulle loro vite e corpi. Diversamente dall'approccio essenzialista, il pensiero della differenza sessuale fa leva su un'analisi filosofica e politica, sostenendo che vi sia una specificità femminile di origine biologica e culturale, che dà luogo a una cultura femminile (distinta da quella maschile) che deve essere valorizzata per riequilibrare la relazione asimmetrica tra U/D imposta dal patriarcato. Viene decostruito il pensiero unico che si pone come modello universale, ma che in realtà rappresenta solo il punto di vista del genere maschile.

Approccio costruttivista

Sostiene che la differenza tra U/D è di ordine culturale. Approccio che parte da una costruzione sociale delle categorie U e D: bambini/e vengono socializzati sin dalla nascita a divenire donne e uomini secondo le aspettative sociali e i valori culturali di una società. I valori prevalenti fino agli anni ’60 nelle società occidentali assegnavano a donne e uomini 2 ruoli distinti: moglie-madre casalinga e uomo lavoratore.

A questi 2 ruoli è stato attribuito un diverso valore (dovuto alla conformazione fisica, e alla differenza/inferiorità dei generi): + importanza al genere maschile rispetto a quello femminile (visione gerarchica tra U e D – donne in subalternità rispetto agli uomini). I ruoli di genere NON SONO IMMUTABILI, ma sono il frutto di un processo di costruzione ed interpretazione socioculturale nell’ambito dell’interazione uomo-donna.

Molte correnti femministe hanno messo in luce come le disuguaglianze tra U/D dipendano da una costruzione socioculturale. La disparità non ha nulla di naturale: la subordinazione è stata orchestrata dagli uomini (più influenti politicamente, economicamente e socialmente). Negli anni ‘40/’50 il sociologo funzionalista Parsons studia le norme culturali che hanno prodotto la divisione sociale del lavoro. Parla di “ruolo sessuale” nella misura in cui il comportamento degli individui riflette la conformità alle norme culturali proprie della posizione sociale occupata. U e D svolgono una diversa funzione sociale: ruolo maschile “strumentale” e volto all’acquisizione di beni e a stare nella sfera pubblica, ruolo femminile “espressivo” e più adatto alla cura della casa/figli (sfera privata).

Questo mette in luce una prospettiva conservatrice e funzionalista che è stata messa in discussione dalla prospettiva costruttivista perché finiva per rafforzare le tradizionali categorie di genere. L’approccio costruttivista ritiene la teoria del corpo una forzatura – gli uomini possono essere fisicamente più forti, ma questo non vieta alle donne di ricoprire certi ruoli lavorativi e non giustifica l’essere soggetto di violenze. Negli anni ’60 le donne cominciano a sentire stretto il ruolo affidato loro e cominciano a ribellarsi (proteste femministe fondate sul costruttivismo – ruoli non immutabili ma derivanti da costruzione maschile), portando ad una rivoluzione che ha visto il loro inserimento nel mondo del lavoro.

Tra gli approcci femministi che negli anni ‘70 hanno posto l'accento sulla costruzione socioculturale delle categorie del M/F vi è la teoria del gender (anglo americana) secondo cui il genere rappresenta la categoria primaria dell’organizzazione sociale. Quello che finora era stato chiamato sesso ed era stato dato per scontato, immodificabile e naturale, in realtà è qualcosa di socialmente costruito. È grazie alla scoperta dei generi (M/F), che la distinzione originaria tra M e F viene ripensata. Il concetto di genere mostra una disparità di potere tra U e D che non ha nulla di naturale. Applicare l'ottica di genere all’analisi della società significa allargare lo sguardo alla variegata composizione di genere della popolazione, facendo emergere le diverse condizioni di vita di U e D ed evidenziando le relazioni che intercorrono fra loro.

Genere è un termine spesso ritenuto sinonimo di donna, binario non univoco che indica entrambi i generi e le soggettività che oscillano tra i due (comunità LGBTQ). È anche un concetto relazionale: il maschile e il femminile si costruiscono reciprocamente e sono in relazione dialettica tra loro.

Il femminismo di II ondata ha permesso alle donne di acquisire consapevolezza circa le ingiustizie subite e, mettendo sotto accusa la relazione asimmetrica tra i generi e l'identità tradizionale maschile (capofamiglia padre/padrone), ha sollecitato le nuove generazioni maschili ad interrogarsi e a decostruire il modello patriarcale. In ambito accademico anglo americano esistono i Women’s, Gender, Men’s, Gay Men’s Studies and Lesbian e Queer Studies. I si propongono di analizzare i motivi/circostanze storiche che hanno portato alla costruzione del patriarcato e del concetto di virilità, riconoscendo la parzialità della soggettività maschile nella storia dell’intero genere umano.

Anni ‘80 e ‘90

Si cominciano a considerare i concetti di sesso e di genere non più distinti tra loro e in opposizione, ma profondamente connessi ed intrecciati. Lo stesso concetto di sesso è stato considerato un costrutto sociale, così come il genere è stato a sua volta posto in discussione, dalle teoriche femministe post strutturaliste o post gender, e visto come un’ulteriore gabbia che rischia di confermare le tradizionali categorie di genere, da cui è bene sfuggire per comprendere l'esistenza di una pluralità di soggettività non collocabili entro la classica visione binaria U/D.

Genere

Concetto che mette in luce quanto vi sia di socialmente costruito nella diseguaglianza di potere tra donne e uomini. La differenza culturale tra U/D, ovvero tra soggetti segnati dall’origine da un corredo biologico differente, che va – prima e dopo la nascita di un individuo – incollandosi al suo essere di un sesso piuttosto che dell’altro. Non vi è una legge naturale che determina il carattere, il ruolo e il destino di U/D, ma è ciò che crediamo (in un dato contesto storico e geografico) che una persona debba essere, diventare o comportarsi (inculcato dalle agenzie di socializzazione – bambine più emotive e sensibili, bambini più forti e aggressivi) a seconda del suo sesso a produrre differenze e/o diseguaglianze tra U/D.

Simone De Beauvoir

(filosofa francese compagna del filosofo Sartre) – Il secondo sesso (1949 – “Donna non si nasce, lo si diventa”) Essere donna o uomo non è una condizione predeterminata e stabilita dalla natura, ma è il risultato di un divenire, un essere in continua costruzione. D/U si diventa sulla base del sistema culturale in cui si è immersi (comprese le rappresentazioni mediatiche) e delle aspettative sociali legato allo status di D/U.

Ella osserva ad esempio che le agenzie di socializzazione (famiglia, amici, media) tendono a soffocare le caratteristiche intellettuali delle donne (e uomini) e a modellarne i comportamenti secondo sogni e desideri degli uomini: alle donne è concessa la coltivazione della bellezza da offrire in dono agli uomini. (“Gli uomini non amano i ragazzi mancati, le saccenti, le donne di cervello. Troppa audacia, cultura, intelligenza e carattere li sgomentano. Essere femminile significa mostrarsi impotenti, frivole, passive, docili. Ogni autoaffermazione diminuisce la femminilità e le possibilità di seduzione”).

Sostiene anche che è difficile sottrarsi alla categorizzazione di genere, ma si possono mettere in pratica progetti alternativi rispetto alle aspettative sociali legate ai ruoli sessuali (come ha fatto lei: no sposata e no figli. Si è dedicata allo studio in un’epoca in cui era previsto che le donne seguissero le norme del tempo). Non parla in modo esplicito di genere, ma è un concetto sotteso.

Gayle Rubin

(Antropologa statunitense) – The Traffic in Women: Notes on the “Political Economy” of Sex (1975) Definisce il sex/gender system (Sistema patriarcale) Attacca il Sistema dell’immutabilità e della naturalità delle differenze tra U/D. Per la prima volta, a livello accademico, appare il concetto di genere. Il sex/gender system vige in tutte le società occidentali patriarcali (organizzazione sociale secondo cui un genere soggioga l’altro).

Sesso corrisponde alle caratteristiche biologiche e anatomiche, il genere corrisponde al processo di costruzione sociale dei 2 sessi, ossia il sistema di ruoli e di relazioni tra U/D determinati dal contesto sociale, politico ed economico. Questo sistema attesta che le donne NON sono oppresse perché donne (tesi della “naturale” inferiorità femminile = donne inferiori perché più deboli degli uomini da un punto di vista fisico/biologico), ma perché costrette a soggiacere a sistemi di relazione che costruiscono U/D come tali (tesi della costruzione sociale del genere).

Come ha sottolineato anche l’antropologo Lévi-Strauss, la divisione sessuale del lavoro non è frutto di una specializzazione biologica: ci sono società in cui l’agricoltura è un lavoro delle donne e altre che vedono queste attività svolte da uomini… L’inizio della cultura versus natura avviene con il tabù dell’incesto. Le disuguaglianze tra U/D non dipendono dalla natura ma dal sistema patriarcale (sistema di relazione che prevede il dominio maschile sulle donne e i loro corpi). Rubin il patriarcato impone a D e U 2 ruoli diversi e anche la repressione di caratteristiche della personalità: le donne devono reprimere i tratti ritenuti “maschili” e viceversa, secondo una concezione tradizionalista e patriarcale.

Processo di costruzione sociale in cui le donne non vengono soggiogate in quanto corpo, ma a conseguenza dell’esistenza di una relazione tra U/D che impone, culturalmente, questa gerarchia. Sistema patriarcale che, per funzionare, deve educare U/D a comportarsi in un certo modo (superiorità U sulle D). Si diventa U/D cercando di differenziarsi gli uni dagli altri – non c’è nulla di naturale. È una forzatura.

Il patriarcato è un sistema opprimente per entrambi i generi: Gli uomini devono costantemente dimostrare la loro virilità (Pierre Bourdieu. domination masculine, 1998 – comportamento socialmente costruito e da perseguire e raggiungere) e le donne la loro femminilità (es. ancora oggi i bambini non devono piangere altrimenti sono femminucce e le bambine devono essere dolci e delicate e non fare le maschiaccie). La tesi del determinismo biologico non tiene (sostenuta per soggiogare le donne in quanto tali).

Importanza del concetto di genere Decostruzione di una disparità storica tra i sessi (U/D) basata sulla tesi della “naturale” inferiorità femminile vs superiorità maschile derivante dalle differenze fisiche/biologiche e corporee tra U/D (debolezza femminile vs forza maschile). Le donne non sono inferiori per natura, ma perché sopraffatte dal genere maschile che ha sempre cercato di dominarle e controllarle: un’inferiorità socialmente e culturalmente costruita. Usare il concetto di genere permette di porre in luce la relazione di potere asimmetrico tra U/D.

Genere termine binario che indica i generi e le soggettività che oscillano tra i sessi come le comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). È anche un concetto relazionale, il maschile e il femminile si costruiscono in una serie di conflitti e accomodamenti reciproci. Non vi è mutamento sociale inerente alla vita di un genere che non si accompagni a un mutamento nella vita dell’altro genere.

ES I Men’s Studies (ambito accademico) hanno sollecitato le nuove generazioni maschili ad interrogarsi e decostruire il modello patriarcale e il concetto di “virilità”, solitamente contrapposto a quello di “femminilità”.

Stereotipi di genere

Il determinismo biologico ha dato vita ad alcuni stereotipi di genere. Le tradizionali categorie di genere hanno dato luogo a stereotipi di genere ancora oggi presenti a livello socioculturale. Stereotipo indica la generalizzazione di un’immagine semplificata della realtà dovuta a limiti di conoscenza. Sono costrutti culturali che si configurano come un luogo comune e possono avere caratteristiche positive o negative (appartiene al senso comune da cui non si deve deviare).

Stereotipo di genere Stereotipi negativi o positivi espressi nei confronti di D/U. Sono speculari e ciò che detta legge, nella loro formulazione, è quasi sempre il maschile: a caratteristiche positive degli uomini vengono generalmente fatte corrispondere caratteristiche negative delle donne (svalorizzando il sesso femminile). Qualcosa di fisso e immutabile che ci indica come U/D.

Stereotipi sessisti Stereotipi negativi/positivi che affondano il loro presupposto nel determinismo biologico, per cui si tende a giudicare U e D semplicisticamente sulla base di caratteristiche biologiche/fisiche comuni al gruppo F/M. Questi stereotipi costituiscono un'esasperazione degli stereotipi di genere arrecando con sé l'odio per le donne (misoginia) o per gli uomini (misandria). Es. di poli opposti a cui si pensa sia legato il sesso maschile/femminile per natura. Comuni stereotipi di genere ancora oggi circolanti/dati per scontato nella nostra società, come se fossero differenze innate, dipendenti da fattori biologici.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maddytheonlyone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media Digitali e genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Capocchi Saveria.
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