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Media Digitali

I new media sono davvero nuovi?

• Molte delle caratteristiche che attribuiamo ai media digitali NON sono affatto nuove.

• La novità dei media digitali NON deve essere data per scontata.

• Occorre andare oltre il senso comune, interrogandosi criticamente sul concetto di “nuovi

media”.

• I new media NON sostituiscono i media precedenti e mantengono alcune caratteristiche in

comune con essi. Un nuovo media non fa scomparire i precedenti, ma li integra à concetto

di “rimediazione” (Bolter e Grusin 1999).

• →processo attraverso cui i “nuovi” media reinterpretano e incorporano i media

precedenti (YouTube lo ha fatto con la TV) mentre i “vecchi” media devono ripensarsi

(smart TV).

Come indagare la continuità fra vecchi e nuovi media?

Ci sono tre dimensioni di analisi diverse:

- i supporti - l’organizzazione di linguaggi e contenuti - accessi e produzione

Gli antesignani dei new media

o I “vecchi” media hanno permesso un coinvolgimento sempre maggiore dei pubblici

nell’elaborazione dei propri contenuti.

o La radio, col microfono aperto (“radio parolaccia”), ne è un chiaro esempio.

o La TV nelle sue diverse fasi storiche:

Paleotelevisione (funzione pedagogica e divulgativa, “per i pubblici”); - Neotelevisione

(pubblico generico fa esperienza diretta dei programmi televisivi, “con i pubblici”); - Social

TV (pubblico come protagonista, “dai pubblici”).

STORIA

1. ARPANET nasce nel 1969, ci dovevano essere tanti centri così se ci fosse stata una guerra

nucleare almeno si sarebbe potuta disperdere su centri diversi la comunicazione e non

veniva attaccato nessun centro principale. La comunicazione internet era ridondante, si

poteva comunque arrivare a destinazione nonostante il percorso.

2. Gronchi nel 1961 partecipò all’inaugurazione del primo computer interamente progettato

e realizzato in Italia.

3. Il primo sito web nasce nel 1991 presso il CERN di Ginevra. Aveva una grafica scarna e solo

testuale, non cerano contenuti multimediali perché avrebbero rallentato connessioni che

erano già lente.

4. Fino alla fine degli anni Novanta il web interessa un numero estremamente ristretto di

utenti.

5. È solo intorno al 2000 che i new Media cominciano ad avere una diffusione di massa!

Alla ricerca del “filo rosso”

•Rappresentazione di senso comune→ retoriche interpretative polarizzate e poco fedeli alla

realtà.

•Il digitale come rivoluzione che apre le porte a un futuro radioso fatto di democrazia diretta e

intelligenza collettiva.

•I new media come grande regressione della civiltà e latori di un futuro cupo dominato da

intelligenze artificiali, individui atomizzati e manipolabili.

N.B. L’avvento di nuovi media comporta però cambiamenti significativi nell’ecosistema della

comunicazione e nei media preesistenti.

Cambiano i dispositivi o supporti ma il passaggio dalla carta al digitale non fa venir meno le

procedure produttive necessarie per fare un buon giornale piuttosto che una buona enciclopedia o

un buon libro. La manipolazione dell’opinione pubblica

• Internet facilita a dismisura un dilettantismo che è molto pericoloso perché si basa sulla buona

fede dei lettori che si fanno giornalisti.

• Storicamente però anche i media tradizionali sono stati manipolati a fini politici (news

management).

• Caso emblematico: “prove” costruite a tavolino per dimostrare il possesso di armi di distruzione

di massa da parte di Saddam Hussein al fine di giustificare un intervento armato degli USA in Iraq

nel 2003. Path-dependency

• I nuovi media non sono media migliori di quelli analogici o tradizionali né sono utilizzati al

massimo del loro potenziale.

• Secondo McLuhan ciascun medium ha bisogno di tempo affinché ne siano riconosciuti gli

elementi peculiari che lo caratterizzano.

• Nelle fasi iniziali di adozione l’utilizzo si ispira a quello dei media precedenti e occorre sempre

tempo perché se ne percepisca l’effettiva novità.

La dialettica fra vecchi e nuovi media

• Anche i vecchi media sono influenzati dall’innovazione tecnica che ne trasforma contesti

produttivi e forme di ricezione.

• Internet non ha ancora dispiegato uno stile compiutamente distinto dai media che l’hanno

preceduto, essendosi adattato ad esigenze espressive e produttive preesistenti.

• Possiamo aspettarci che esso si emancipi sempre più dai media precedenti proponendo nuovi

stili letterali, musicali e cinematografici.

La cultura di massa si studia attraverso: 1) Nascita della società di massa

- Processi di urbanizzazione e di industrializzazione

- Scolarizzazione di massa

- Partiti di massa

- Mezzi di comunicazione di massa

Cultura di massa e media digitali

• Van Dijk sottolinea:

▪ segmentazione dei pubblici à massa meno indivisa,

▪ relazioni pseudopersonali à massa meno anonima,

▪ crescente interattività à massa meno passiva,

▪ crisi delle identificazioni tradizionali à massa più fluida.

McLuhan

Secondo McLuhan ogni media incorpora al suo interno le funzioni dei media che lo hanno

preceduto, come la TV che ha assorbito format radiofonici! I nuovi media integrano i precedenti,

non li fanno sparire. Anche gli MP3 hanno assorbito il vinile.

Abbiamo 3 dimensioni di analisi diverse:

1.I supporti i device (utilizzare MP3 invece della videocassetta o Kindle invece del libro).

2.Organizzazione linguaggi e contenuti (come sono organizzati i linguaggi e secondo quali

modalità. Ci sono testi, immagini, contenuti lineari etc.)

3.Accessi alla produzione (= quali sono le caratteristiche della proporzione che usa un certo

medium e chi crea i contenuti e come li crea.

Queste tre relazioni sono correlate e interdipendenti, ma il cambiamento di una non avviene a pari

passo col cambiamento delle altre. Le tre dimensioni si rifanno alle modalità dei media tradizionali.

I nuovi media si appoggiano su una tradizione già esistente, ad esempio negli anni 70 il pubblico

aveva già cominciato a partecipare nella radiofonia col ‘microfono aperto’ (TV parolaccia), oggi in

tv anche il pubblico partecipa (ma non è una novità).

2)Significato di cultura di massa

• Alternativa alla tradizionale distinzione fra cultura colta e cultura popolare.

• Cultura ‘terza’ a disposizione delle classi sociali meno acculturate e incapaci di distinguere fra

colto e popolare.

• Concetti utili per riflettere sulle conseguenze culturali di internet:

- Bourdieu: allodoxia culturale - Berger e Luckmann: conoscenza normativa

Conoscenza normativa: concetto introdotto da Berger e Luckmann nel 1987 che indicava ciò che

è importante sapere pe perseguire scopi pratici nella vita quotidiana e orientarsi nel mendo con la

dovuta familiarità→ abilità strategiche fondamentali per muoversi con autonomia e

consapevolezza. Occorre quindi acculturarsi all’uso del web per non cadere vittime di soluzioni già

preconfezionate

Ex→saper riconoscere l’esperto giusto da consultare in caso di una malattia

Bourdieu: l’allodoxia culturale

1. Critica severa della confusione fra cultura colta e cultura popolare.

2. Il piccolo borghese è vittima di allodoxia culturale essendo incapace di distinguere e di

riconoscere la cultura colta.

3. L’allodoxia culturale fa sentire gli individui all’altezza di consumi legittimi ma in realtà li

condanna a rimanere al proprio posto.

4. La allodoxia è un falso giudizio legato allo scambio di una cosa per l’altra e alla confusione

del significato che ciascun oggetto possiede nel proprio contesto.

Nello studio dei media digitali è importante porre l’attenzione non tanto sui mezzi di per sé quanto

sulle persone che ne sono fruitrici e destinatarie.

La sociologia dei media si interessa delle persone nelle loro relazioni dei modi con cui diversi tipi di

mediazione le modificano.

Nel riflettere sui media digitali tenere presente che l’incontro fra esseri umani e macchine

costituisce un ibrido che è diverso da entrambi (Latour).

McLuhan pensava che i media fossero delle protesi e prolungamenti del nostro corpo nello spazio

e nel tempo, non quindi degli strumenti separati da noi.

3)Distinzione fra apocalittici e integrati?

Fin dagli anni 40 e 50 gli studiosi studiavano i media e si dividevano in integrati e apocalittici.

Umberto Eco negli anni 70 ha pubblicato il testo “Apocalittici e integrati”

• Secondo gli integrati i mezzi di comunicazione elettronici democratizzano e distribuiscono

saperi, le pratiche e hanno funzione positiva di integrazione dei gruppi sociali esclusi dalla

cultura elitaria.

• Gli apocalittici hanno sempre sostenuto che i media tolgono autonomia di scelta alle

persone di basso ceto culturale. L’industria culturale fornisce a questi gruppi sociali

prodotti stereotipati, semplici e consumabili. I media sono strumenti con cui i pochi

continuano a ingannare e dominare grandi gruppi di individui.

N.B. Nello studio dei media digitali è importante porre l’attenzione non tanto sui mezzi di per sé

quanto sulle persone che ne sono fruitrici e destinatarie.

La sociologia dei media si interessa delle persone nelle loro relazioni e dei modi con cui diversi tipi

di mediazione le modificano.

Nel riflettere sui media digitali occorre tenere presente che l’incontro fra esseri umani e macchine

costituisce un ibrido che è diverso da entrambi (Latour).

La cultura di massa ai tempi del web

La cultura di massa ai tempi del web non è tanto diversa dalla cultura di massa novecentesca.

Cambia chi controlla il processo di produzione dei contenuti e degli oggetti culturali

(prosumeerism).

Caveats:

a) i giganti del web giocano un ruolo molto importante nella produzione di contenuti;

I 5 colossi del web sono: Apple, Alphabet-Google, Microsoft, Amazon e Facebook.

b) gli user generated contents (UGC)ricalcano in maniera piuttosto fedele i modelli mediali di

massa.

Non basta cambiare i produttori affinché cambi il prodotto.

La cultura digitale

È un termine che si è utilizzato sempre meno perché oggi noi intendiamo una cultura specifica

legata ai dispositivi digitali mobili e non con ‘cultura digitale’. La CD è l’insieme di tutte le

trasformazioni che riguardano sia l’agire collettivo sia quello individuale (legato alle relazioni

interpersonali) rese possibili dai media digitali.

Dagli anni ’90 del ‘900 alcuni mutamenti in ambito politico ed economico hanno favorito il

diffondersi dei media digitali:

→la caduta del muro di Berlino e la nascita del processo di globalizzazione

→la transizione da auna produzione prevalentemente materiale a una di beni immateriali legati ai

servizi Cultura digitale o culture digitali?

Parliamo di ‘cultura digitale’ perché essa è trasmissibile, accumulabile, capace di auto-trasformarsi

e adattarsi.

Inoltre, possiede connotati collettivi: funziona per il piccolo gruppo ma anche per grandi comunità

che si estendono globalmente. Ciò modifica il concetto di prossimità, riguarda sia i cittadini sia le

istituzioni viste solitamente come lontane e chiuse.

N.B. Il fatto che ci sia questa potenzialità non vuol dire però che partecipiamo veramente!

In realtà bisognerebbe parlare di culture al plurale. Infatti, il web contiene tutto ciò di cui davano

conto i media tradizionali ma ciò si aggiunge la possibilità di far esprimere gli utenti.

Acculturarsi ad Internet

I mezzi che ci dà a disposizione la rete sono uguali per tutti!

La nostra cultura oltre ad essere digitale è anche visuale (=uso di immagini).

Acculturarsi ad Internet vuol dire una comprensione piena del funzionamento dei media digitali

che richiede competenze piuttosto acculturate. Significa saper individuare quali meccanismi

sociali, economici e politici sono condizionati dai media digitali e quali posizioni, risorse ed

esperienze pratiche essi consentono di ottenere e utilizzare individualmente. Significa sapere cosa,

come e dove cercare, attraverso una maggiore consapevolezza degli elementi che la compongono

e delle trappole che comporta.

La Comunicazione Mediata dal Computer (CMC)

1. CMC à modello comunicativo diverso rispetto a quello broadcast.

2. Si perde la distinzione netta fra emittente e destinatario.

→Da

3. un modello one-to-many si passa a un modello del tipo many-to-many.

4. La comunicazione di massa tende a sfumare nella comunicazione interpersonale.

CMC sincrona e asincrona

• Nella CMC comunicazione sincrona e asincrona sono mescolate:

1. Comunicazione asincrona one-to-one;

2. Comunicazione asincrona many-to-many;

3. Comunicazione sincrona one-to-one, one-to-few, one-to-many, many-to-many;

4. Comunicazione asincrona finalizzata a ottenere informazioni one-to-many.

Quando si confrontano media diversi quali sono alcune variabili rilevanti?

Tempo - Distanza - Audience - Contenuto – Costi

Gli internet studies

1. Ambito organizzativo (anni ‘80) - Reduced Social Cues (RSC)

2. Home computing (primi anni ‘90) - Social Identity Deindividuation Theory (SIDE) - Social

Information Processing Perspective (SIP)

3. PC / internet in everyday life (anni ‘90 e seguenti) - H. Rheingold, S.Turkle, M.Castells, J.Van Dijk,

H.Jenkins, B.Wellman, S.Livingstone, G.Lovink

Gli studi sulla CMC

• I primi studi sugli effetti della CMC risalgono agli anni ’70/’80.

• Focus sull’ interazione fra più individui grazie alla mediazione del computer.

• Questi studi ebbero a oggetto il web 1.0.

• Oggi “CMC” è un termine desueto e il web è cambiato profondamente.

La prima fase degli internet studies

➢ In UK negli anni ‘70 furono portati avanti alcuni studi sugli effetti della CMC.

➢ Obiettivo à l’efficienza organizzativa.

➢ Queste prime ricerche si svolgevano in laboratorio.

➢ Nella seconda metà degli anni ‘80 si inaugura il filone di studi noto come Reduced Social

Cues (RSC).

La prima fase degli internet studies L’approccio Reduced Social Cues (RSC)

La RSC si concentra sulla mancanza di segnali paralinguistici tipici della comunicazione F2F à la

CMC viene considerata povera di indicatori sociali.

I quesiti da farsi sono: - Quali sono gli effetti di questa comunicazione? - Esistono delle strategie

per compensare la povertà di indicatori sociali? - Le persone avvertono comunque le differenze di

status o di prestigio?

La prima fase degli internet studies L’approccio Reduced Social Cues (RSC)

La CMC ci si verificherebbe in una situazione di vuoto sociale

1) effetto di deindividuazione; tendenza alla violazione delle norme sociali (flaming);

2) effetto di uniformazione à considerato come prova delle potenzialità democratizzanti della

CMC.

Critiche al RSC: - risultati non generalizzabili al di fuori di contesti organizzativi. - risultati derivanti

da osservazioni fatte nell’ambito di esperimenti laboratoriali (artificialità).

La seconda fase degli internet studies La Social Identity Deindividuation Theory (SIDE)

Periodo storico: diffusione dell’home computing (primi anni ’90).

La teoria SIDE distingue fra identità individuale e identità sociale.

Effetti della CMC dipendenti dal contesto e dal tipo d’identità prevalente: - prevalenza identità

individuale à anticonformismo; - prevalenza identità sociale à iperconformismo.

La seconda fase degli internet studies La Social Information Processing Perspective (SIP)

Anche la SIP criticava le modalità con cui erano svolte le ricerche iniziali sulla CMC (esperimenti).

Questa prospettiva sottolinea l’importanza del fattore tempo. à la CMC non sarebbe meno

efficace di quella F2F ma meno efficiente ovvero più lenta.

La seconda fase degli internet studies Il modello Hyperpersonal

La SIP supera definitivamente l’idea di povertà comunicativa dei primi studi sulla CMC. Essa viene

ulteriormente elaborata formulando il modello hiperpersonal.

Secondo questo modello la CMC è una comunicazione molto controllata che idealizza

l’interlocutore (impressione iperpersonale).

La terza fase degli internet studies

Periodo storico: diffusione capillare di personal computer e dalla diffusione domestica di internet.

La CMC è diventare un’esperienza quotidiana e pervasiva.

Caratteristiche: 1) superamento del paradigma degli effetti; 2) utilizzo del metodo etnografico.

Il paradigma degli effetti è tipico dello studio delle comunicazioni di massa, spesso ci si interroga

su cosa fanno gli utenti con gli strumenti e non il contrario. I primi studi erano a livello di

laboratorio e venivano criticati troppo artificiali e si diceva che non si potessero generare i risultati

ad altri contesti.

Oggi il metodo demografico è utilizzato nelle nostre società ed è utilizzato anche come metodo di

studio del web→ etnografia digitale (si cerca di fare studio dettagliato dei processi che avvengono

online).

Uno dei primi studi del cyberspazio è stato quello del 1993 da parte di Howard Rheingold che nel

suo libro Comunità virtuali descrive come una serie di attività che svolgeva in rete fosse

importante nella sua vita di tutti i giorni.

Lui dice che le Virtual communities are social aggregations that emerge from the Net when

enough people carry on those public discussions long enough, with sufficient human feeling, to

form webs of personal relationships in cyberspace.

Cherry Turkle apre il dibattito sul fatto che la comunicazione mediata dal computer diventa

un’esperienza quotidiana e pervasiva per molti effetti. La Turkle pubblica Life on the screen, in cui

si concentra sulla costruzione dell’identità online, e parla dell&rs

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Irina_Studentessa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media digitali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Mosca Lorenzo.
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