MBT - Memoria a breve termine
lunedì 3 settembre 2018 15:40
La MBT o Memoria a lungo termine è quella parte della memoria cruciale per alcune competenze
cognitive di tutti i giorni, quali pianificazione, risoluzione dei problemi e ragionamento.
Essa può essere definita come un sistema deputato al mantenimento e all'elaborazione
temporanea dell'informazione. È analoga ad un magazzino di capacità inferiore -rispetto alla MLT-
che contiene le informazioni necessarie per un compito disponibili finché tale compito non s'è
esaurito.
Un modo semplice per spiegarla è l'analogia col computer: la memoria a breve termine sarebbe la
RAM (parte della memoria del computer che usa le informazioni a sua disposizione per compire
delle operazioni), mentre quella a lungo termine è analoga ad un hard disk (parte del computer
più remota dove vengono stipate tutte le informazioni utili, dai programmi di funzionamento ai
documenti archiviati).
Due prerogative importanti, che la differenziano dalla MLT:
L'accesso alle informazioni è estremamente facile e diretto;
- Tali informazioni sono immediatamente disponibili per essere usate e/o rielaborate.
-
Per questa sua funzionalità nel compiere operazioni utili nell'immediato con informazioni
dall'accesso facilitato viene anche chiamata Memoria di lavoro o Working Memory (WM).
Caratteristiche della MBT: i primi studi
I primi studi sulla WM sono stati condotti da George Miller, incuriosito in specie dalla capacità di
memoria di lavoro o semplicemente span di memoria.
Egli eseguì dei test di memoria, quali per esempio la memorizzazione di cifre. Nel suo famoso
articolo "The magical number seven, plus or minus two: some limits on our capacity for processing
information" suggerì che le persone hanno una capacità di memoria limitata, o meglio, che il
numero di item che le persone possono mantenere attivi nel loto deposito è di 7 più o meno due.
Tuttavia la definizione di "item" è altamente flessibile e soggetta a modifiche: secondo Miller, i
singoli item possono essere raggruppati in livelli d'organizzazione più complessi che lui ha
chiamato chunk ossia unità di informazione. Secondo questa concezione, esiste un principio di
organizzazione interna secondo cui le informazioni possono essere raggruppate secondo principi
e/o regole: così tre cifre singole (3, 5, 2) possono essere raggruppate nel numero intero 352 e così
via.
Tali principi o regole possono essere, sempre secondo Miller, determinati dalla significatività del
chunk, cioè per essere raggruppate le informazioni devono avere un senso.
L'azione di chunking è a testimonianza dell'alta flessibilità della memoria a breve temine, non
soggetta a vincoli specifici, è capace quindi di aumentarne la capacità.
Caratteristiche: volatilità e accessibilità
L'informazione presente nella memoria di lavoro non è destinata a durare per sempre, ha una
breve permanenza (se non utilizzata o se ci si trova a compito terminato.
Brown-Peterson (1958, 59) eseguirono un esperimento per determinare la curva dell'oblio della
WM: chiesero ai partecipanti di memorizzare 3 consonanti (KMT) impedendone però in reharsal
chiedendo, quindi, di contare indietro di tre da un numero (347, 344, 341, 338…). Dopodiché
richiedevano la serie di consonanti.
Quello che notarono fu che già dopo un intervallo di tempo di 6 secondi l'accuratezza era del 50%,
dopo 18 era prossima allo zero.
Caratteristiche: volatilità e accessibilità
La questione dell'accessibilità della memoria di lavoro viene studiata in termini di se sia essa
chiedendo, quindi, di contare indietro di tre da un numero (347, 344, 341, 338…). Dopodiché
richiedevano la serie di consonanti.
Quello che notarono fu che già dopo un intervallo di tempo di 6 secondi l'accuratezza era del 50%,
dopo 18 era prossima allo zero.
Caratteristiche: volatilità e accessibilità
La questione dell'accessibilità della memoria di lavoro viene studiata in termini di se sia essa
seriale oppure in parallelo, piuttosto che se il processo fosse esaustivo o autoterminato.
Sternberg (1966): attua un esperimento durante il quale mostra ai partecipanti una serie di
numeri (che chiama study item) e successivamente un altro numero. Chiede quindi di dire se tale
numero fosse presente nella sequenza previamente presentata.
La variabile era l'aumentare degli study item. Questa manipolazione gli consentiva di studiare se
l'elaborazione fosse seriale o in parallelo:
se fosse stata seriale, allora l'aumentare degli study item avrebbe dovuto causare un
- aumento dei tempi di risposta, dal momento che gli elementi da scansionare uno per uno
sarebbero stati di più;
- se fosse stata in parallelo, allora non vi sarebbe stato aumento dei tempi di reazione
all'aumentare degli study item, poiché la scansione avverrebbe contemporaneamente.
Un'altra variabile che manipola è la posizione degl'item: ciò che era interessato ad osservare era
se il processo di elaborazione degli elementi fosse esaustivo o autoterminato:
- se fosse stato esaustivo, allora il sistema avrebbe continuato a scansionare gli elementi
anche dopo aver incontrato l'item d'interesse, causando un aumento dei tempi di risposta;
se fosse autoterminato, allora il sistema si sarebbe fermato all'imbattersi dell'item
- d'interessa, causando una diminuzione dei tempi di risposta.
Quanto trova come conclusione è che il processo di analisi della working memory è seriale e
esaustivo. I risultati ottenuti indicano che c'è una relazione lineare: all'aumentare degl'item da
tenere in memoria aumenta anche il tempo di risposta dei partecipanti.
Il funzionamento della memoria è stato spiegato da vari modelli:
1. Il Modello di Atkinson e Shiffrin (1971) è stato il primo modello proposto: esso descrive il
funzionamento della memoria in maniera modulare-sequenziale presupponendo che la
memoria a breve termine funga da ingresso, o meglio, da tramite per l'input esterno (di
natura sensoriale) e la memoria a lungo termine.
In quest'ottica, la memoria a breve termine costituisce una sorta di passaggio obbligato.
Vennero condotti degli studi, tuttavia, che smentirono questa modello:
Ø • Shallice e Warrington (1970): studi neuropsicologici hanno mostrato come pazienti con
lesioni cerebrali (tipicamente al lobo parietale) pur mostrando un deficit alla MBT, erano in
grado di acquisire nuove informazioni nella memoria a lungo termine al pari dei soggetti
sani;
• Bekerian e Baddley (1980): osservarono il caso di alcuni soggetti che per settimane
erano state esposte ad un annuncio radio (che specificava il cambio di frequenza di una
stazione). Nonostante la continua ripetizione, le persone non avevano memorizzato il
cambiamento.
Baddeley e Histch (1974): eseguirono un test a dimostrazione che non esiste un singolo
Ø sistema che caratterizza la MBT, ma che ce ne sono molteplici.
Per far ciò chiesero a dei soggetti un compito di memoria suddiviso in fasi:
a. Impara una lista di numeri;
b. Impara l'ordine di presentazione di due lettere (BA);
c. Recall dei numeri;
d. Rispondi ad una domanda sull'ordine delle lettere ("è vero o falso che la lettera A
segue la lettera B?").
La premessa data dal modello di Atkinson e Shiffrin era quella che se la capacità della MBT
è un elemento cruciale per la realizz
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Processi cognitivi - memoria a breve termine e Working Memory
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Appunti di Psicologia dell'apprendimento e della memoria (Memoria), Docente Paola palladino
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Fondamenti di psicologia generale – Memoria
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Fisiologia e biofisica - la memoria