Parte 1: Gli insiemi R e Rn
Densità e cardinalità degli insiemi
Un insieme A ⊂ R è denso in R se per ogni coppia di numeri reali r1 < r2 esiste a ∈A tale che r1 < a < r2.
Un insieme A ⊂ R si dice finito se è vuoto oppure se esiste un numero n ∈ N, n ≥ 1, tale che gli elementi di A possono essere messi in corrispondenza biunivoca con i numeri {1, 2, 3, ..., n}. Due insiemi hanno la stessa cardinalità (o potenza) quando è possibile stabilire una corrispondenza biunivoca tra i loro elementi. Un insieme A ⊂ R è infinito se non è finito.
Un insieme A ⊂ R è numerabile (o infinito numerabile) se A è infinito e ha la stessa cardinalità di N, cioè i suoi elementi possono essere messi in corrispondenza biunivoca con gli elementi di N. Un insieme A ⊂ R è al più numerabile se è finito o numerabile.
Teoremi sugli insiemi
Teorema: L'unione di insiemi numerabili è numerabile. Il prodotto cartesiano di insiemi numerabili è numerabile.
Teorema: R non è numerabile. Un insieme A ⊂ R ha la potenza del continuo se può essere messo in corrispondenza biunivoca con R.
L'insieme Rn
Dato un insieme X chiuso rispetto ad un’operazione di somma e prodotto che soddisfano A1n e A2n, diciamo che X è uno spazio vettoriale.
Dati due vettori di Rn, x = (x1, x2, ...xn) e y = (y1, y2, ...yn), si chiama prodotto interno (o prodotto scalare) tra x e y il numero reale (x|y) = x1 y1 + x2 y2 + ... + xn yn. Due vettori x, y ∈ Rn si dicono ortogonali se (x|y) = 0.
La norma di un vettore x = (x1, x2, ..., xn) ∈ Rn è: ∥x∥:= √x12 + x22 + ... + xn2. La norma di un vettore x ∈ R è il suo valore assoluto (o modulo).
Si può facilmente dimostrare (applicando, quando occorre, il teorema di Pitagora) che in R, R2 e R3 la norma di un vettore coincide con la distanza del vettore stesso dall’origine.
Distanza e intorni sferici
Si dice distanza tra due vettori di Rn, x = (x1, x2,...,xn) e y = (y1, y2, ..., yn), la quantità: d(x,y) := ∥x − y∥.
Si dice intorno sferico di centro x0 ∈ Rn e raggio r > 0, e si denota con Br(x0), l’insieme: Br(x0) = {x ∈ Rn / d(x,x0) < r}.
Insiemi limitati, maggioranti, minoranti
Un insieme E ⊂ Rn si dice limitato se esiste un intorno sferico dell’origine che lo contiene, cioè se ∃r > 0 tale che E ⊂ Br(0).
Dato un insieme E ⊂ R, si dice maggiorante di E un numero M ∈ R, se esiste, tale che x ≤ M ∀x ∈ E, si dice minorante di E un numero m ∈ R, se esiste, tale che x ≥ m ∀x ∈ E.
E ⊂ R si dice limitato superiormente se ha almeno un maggiorante, si dice limitato inferiormente se ha almeno un minorante.
Dato A ⊂ R limitato superiormente, si dice che α ∈ R è l’estremo superiore di A e si scrive α = sup A se α è il più piccolo dei maggioranti di A, cioè se α ≤ α per ogni α maggiorante di A.
Dato A ⊂ R limitato inferiormente, si dice che β ∈ R è l’estremo inferiore di A e si scrive β = inf A se β è il più grande dei minoranti di A, cioè se β ≥ β per ogni β minorante di A.
Dato A ⊂ R, si dice massimo di A e si indica con max A, il punto M ∈ A, se esiste, tale che M ≥ x ∀x ∈ A, si dice minimo di A e si indica con min A, il punto m ∈ A, se esiste, tale che m ≤ x ∀x ∈ A.
Punti interni, esterni e di frontiera
Il vettore x0 si dice punto interno ad E se esiste un suo intorno sferico tutto contenuto in E, cioè se ∃r > 0 tale che Br(x0) ⊂ E.
Il vettore x0 si dice punto esterno ad E se è interno a EC (dove con EC si indica il complementare di E in Rn, cioè: EC = Rn\E).
Il vettore x0 si dice punto di frontiera per E se non è né interno né esterno ad E.
Punti di accumulazione e punti isolati
Dato A ⊂ Rn, un punto x0 ∈ Rn si dice punto di accumulazione per A ⊂ Rn se ogni intorno sferico di x0 contiene un punto di A diverso da x0, cioè se ∀ε > 0 ⇒ (Bε(x0)\{x0})∩A ̸= ∅.
Un punto x0 ∈ Rn si dice punto isolato di A se: 1. x0 ∈ A; 2. x0 non è punto di accumulazione per A.
L’insieme dei punti di accumulazione per un insieme A si chiama insieme derivato di A e si indica con A′. Quindi A′ = {x ∈ R/x punto di accumulazione per A}.
Relazione tra punti interni/esterni/di frontiera e punti di accumulazione/isolati
Ai ∪ Ae ∪ ∂A = Rn. Sia A ⊂ Rn e sia x0 punto esterno ad A. Allora x0 non è punto isolato di A e non è punto di accumulazione per A. Sia A ⊂ Rn e sia x0 punto interno ad A. Allora x0 è punto di accumulazione per A.
Sia A ⊂ Rn e sia x0 punto isolato di A. Allora x0 è punto di frontiera di A. Se x0 è punto di accumulazione per A non può essere punto esterno ad A; se è punto isolato di A, non può essere punto esterno ad A.
Sia A ⊂ Rn e sia x0 punto di frontiera di A. Allora x0 è punto di accumulazione per A se e solo se non è punto isolato di A.
Aperti e chiusi di Rn
Un insieme E ⊂ Rn si dice aperto se ogni suo punto è interno ad E. Un insieme E ⊂ Rn si dice chiuso se il suo complementare EC è aperto. Un insieme E ⊂ Rn è chiuso se e solo se possiede la sua frontiera, cioè se e solo se E = Ei ∪ ∂E. Equivalentemente, E ⊂ Rn è chiuso se e solo se ∂E ⊂ E. Gli unici insiemi di Rn (n = 1, 2, ...) che siano contemporaneamente aperti e chiusi sono Rn e ∅.
Parte 2: Le funzioni
Le funzioni: prime definizioni
Dati due insiemi non vuoti, A e B, si dice funzione (o applicazione, o corrispondenza) da A in B una legge che a ogni elemento x ∈ A associa uno e un solo elemento y ∈ B. In simboli, una funzione si rappresenta nel seguente modo: f:A→B.
Dati due sottoinsiemi A ⊂ Rn e B ⊂ R, si dice funzione (o applicazione, o corrispondenza) da A in B e si indica con f : A ⊂ Rn → B ⊂ R una legge che a ogni elemento x = (x1, x2, ..., xn) ∈ A associa uno e un solo elemento y ∈ B. Si scrive anche: y = f(x) = f(x1, x2, ..., xn).
Nel caso particolare di n = 1, si hanno le funzioni reali di variabile reale: f : A ⊂ R → B ⊂ R che a ogni elemento x ∈ A associano un elemento y ∈ B, secondo la regola: y = f(x).
Data una funzione f : A ⊂ Rn → B ⊂ R, il grafico della funzione f, indicato con Graf(f), è il sottoinsieme di Rn× R = Rn+1 costituito dalle coppie Graf(f) = {(x,f(x)) ∈ Rn+1/x ∈ A} = {(x1, x2, ..., xn, f(x1, x2, ..., xn)) ∈ Rn+1/(x1, x2, ..., xn) ∈ A}.
Per funzioni reali di variabile reale, f : A ⊂ R → B ⊂ R il grafico di f è Graf(f) = {(x, f(x)) ∈ R2, x ∈ A}.
Sia f : R2 → R una funzione. Si chiamano curve di livello di f gli insiemi del tipo Sc(f) = {x ∈ Rs : f(x1, x2) = c} con c ∈ R. In altre parole, la curva di livello Sc(f) è l’insieme dei punti di R2 su cui f assume il valore costante c. Laddove la funzione f risulti ovvia, scriveremo Sc in luogo di Sc(f).
Dominio, codominio, immagine, suriettività, iniettività
Data una funzione f : A ⊂ Rn → B ⊂ R, il sottoinsieme A è detto dominio (o insieme di definizione) della funzione f. Il sottoinsieme B è detto codominio della funzione f. Il dominio di f si indica con Dom(f). Il codominio di f si indica con Codom(f).
Data una funzione f : A ⊂ Rn → R si dice immagine di f e si indica con Im(f), il sottoinsieme di punti y del codominio R tali che esiste almeno un elemento x nel dominio tale che sia y = f(x). In simboli: Im(f) = {y ∈ R/∃x ∈ A tale che y = f(x)}. L’elemento y tale che y = f(x) è detto immagine di x mediante f e l’elemento x ∈ A tale che y = f(x) detto controimmagine di y mediante f.
Una funzione f : A ⊂ Rn → R si dice suriettiva se Im(f) = R, cioè se: ∀y ∈ R ∃x ∈ A tale che y = f(x).
Data una funzione f : A ⊂ Rn → R la funzione si dice iniettiva se x ̸= y ⇒ f(x) ̸= f(y) ∀x,y ∈ A. Data una funzione f :A ⊂ Rn → R, f è iniettiva se e solo se f(x) = f(y) ⇒ x = y ∀x,y ∈ A.
Una funzione f : A ⊂ Rn → R si dice biiettiva se è sia iniettiva sia suriettiva.
Funzioni pari e dispari, funzioni periodiche
Una funzione f : A ⊂ Rn → R si dice pari se f(−x) = f(x) per ogni x ∈ A, mentre si dice dispari se f(−x) = −f(x) per ogni x ∈ A.
Una funzione f : A ⊂ R → R si dice periodica (di periodo p ̸= 0) se f(x+kp) = f(x) ∀k ∈ Z.
Funzioni elementari
- La funzione y = f(x) = xn con n ∈ N è detta funzione potenza. Tutte le funzioni potenza hanno il grafico che passa dal punto (1,1), infatti 1n = 1 n ∈ N pari.
- y = f(x) = ax con a > 0, a ̸= 1. Si chiama funzione esponenziale.
- y = f(x) = loga(x) con a > 0, a ̸= 1. Si chiama funzione logaritmo.
- y = f(x) = sinx e y = f(x) = cosx. Per entrambe le funzioni, il dominio è Dom(f) = R, l’immagine è Im(f) = [−1,1]. Sono funzioni periodiche di periodo 2π. Non sono né iniettive né suriettive. Il sin x è una funzione dispari, il cos x è una funzione pari.
- y = f(x) = |x|. Si chiama funzione valore assoluto.
Grafico di trasformazioni di funzioni
- Grafico di f(x)|. Si ribalta sopra l’asse delle ascisse la parte di grafico che sta sotto tale asse.
- Grafico di f(|x|). Si ribalta a sinistra dell’asse delle ordinate la parte di grafico che sta a destra di tale asse (cancellando la parte di grafico che nella f originaria sta a sinistra dell’asse delle ordinate, cioè la parte di grafico corrispondente a {x < 0}).
- Grafico di f(x)+k, con k > 0. Si trasla il grafico in alto di k. (Se k < 0 lo si trasla in basso).
- Grafico di f(x−l), con l > 0. Si trasla il grafico a destra di l. (Se l < 0 lo si trasla a sinistra).
- Grafico di −f(x). Si ribalta il grafico rispetto all’asse delle ascisse.
- Grafico di f(−x). Si ribalta il grafico rispetto all’asse delle ordinate.
Dominio di funzione
Ci sono sostanzialmente tre regole da seguire quando si deve calcolare il dominio di una funzione f : A ⊂ Rn → R.
- Ogni denominatore di una frazione deve essere diverso da zero;
- Ogni radice di indice pari deve avere radicando non negativo;
- Ogni logaritmo deve avere argomento strettamente maggiore di zero.
Funzione composta
Siano date due funzioni, g:B⊂R→R e f:A⊂R→R. Se Im(g) ⊂ Dom(f) = A, risulta definita una funzione su B a valori in R, detta funzione composta di f e g, e indicata con f ◦ g, definita nel seguente modo: (f ◦ g)(x) = f (g(x)). Si ha quindi: f ◦ g :B ⊂ R → Im(g) ⊂ A ⊂ R → R x → g(x) → f(g(x)). La funzione composta f ◦ g si legge “f composto g”.
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