Manoscritti economico-filosofici del 1844
Primo manoscritto
Salario
Il salario è determinato dal conflitto tra capitalista ed operaio. Il tasso inferiore del salario è il sostentamento dell'operaio durante il lavoro (il salario abituario è sempre il più basso). La domanda di uomini regola necessariamente la produzione degli uomini, come di ogni altra merce, e dipende dal capriccio dei ricchi. La possibilità del capitalista di dare al suo capitale una direzione diversa, getta sul lastrico l'operaio. Non è detto che l'operaio guadagni necessariamente quanto guadagna il capitalista, però, quando questi perde, l'operaio perde necessariamente.
Nel lavoro si manifesta tutta la diversità naturale diversamente ricompensata. Là dove l'operaio e il capitalista hanno uguale perdita, l'operaio ci rimette la sua esistenza, il capitalista ci rimette il profitto. L'aumento del salario reca con sé un eccesso di lavoro per gli operai; la durata della loro vita viene accorciata e quindi si rende necessario una sempre nuova domanda. Inoltre, quest'aumento presuppone e porta con sé l'accumulazione di capitale.
In una società che si trova in fase di benessere crescente, i grandi capitalisti mandano in rovina i piccoli (i capitali si concentrano): anche in una situazione sociale favorevole all'operaio, la conseguenza è comunque la rovina di esso, il degrado, la morte prematura, ecc... Una società non è felice dove la maggioranza soffre, e lo stadio di maggior ricchezza della società conduce a questa sofferenza della maggioranza, ed è l'economia politica a condurre a questo stadio di maggiore ricchezza; si conclude che l'infelicità della società è lo scopo dell'economia politica.
Teoricamente l'intero prodotto del lavoro appartiene all'operaio, ma di fatto giunge ad esso la più piccola e indispensabile parte del prodotto. Il capitale non è altro che lavoro accumulato, in cui l'operaio deve vendere se stesso e la sua umanità; la ricchezza e il raffinamento della società impoverisce l'operaio sino a ridurlo ad una macchina; il benessere crescente della società rende l'operaio sempre più dipendente dal capitalista.
Mentre l'interesse dell'operaio non è mai in contrasto con l'interesse della società, la società sta sempre e necessariamente in contrasto con l'interesse dell'operaio. Nello stato di declino della società, l'operaio deve la gravità della sua compressione alla sua posizione di operaio; nello stato di avanzamento della società, l'impoverimento dell'operaio sono il prodotto del suo lavoro e della ricchezza da lui prodotta. Lo stato di maggior ricchezza della società costituisce per l'operaio lo stato di miseria stazionaria.
L'operaio è come una bestia ridotta ai più elementari bisogni della vita. Coi mutamenti avvenuti nell'organizzazione del lavoro, al ruolo della donna è toccata una più ampia sfera di attività industriale. I capitalisti si possono appropriare delle forze delle classi inferiori sin dalla fanciullezza, per adoperarle e fruttarle in sostituzione dei mezzi meccanici; i non-proprietari sono costretti a mettersi al servizio dei proprietari, e questo sistema economico condanna gli uomini a mestieri abietti, ad una degradazione desolante ed amara, ad una schiavitù.
L'economia politica considera il lavoro astrattamente come una cosa; il lavoro è una merce; se il prezzo è alto, la merce è molto richiesta mentre se è basso, è molto offerta. Il fine dell'industria era il possesso della ricchezza, e non la felicità degli uomini; questi ultimi sono strumenti di produzione, che devono rendere il più possibile e costare il meno possibile, e tanto meno sono pagati quanto più il lavoro che gli si offre è lungo, penoso e disgustoso.
Profitto del capitale
1) Il capitale
Colui che eredita un grosso patrimonio, eredita il potere di comprare, il che consiste in un diritto di comandare sopra ogni lavoro altrui. Il capitale è dunque il potere di governo sul lavoro e sui suoi prodotti. Il capitalista possiede questo potere in quanto proprietario del capitale. Il capitale è anche lavoro accumulato; i fondi sono ogni accumulazione dei prodotti (ai fondi si dà il nome di capitale solo quando procurano profitto).
2) Il profitto del capitale
I profitti del capitale si regolano in base al valore del capitale impiegato. Il capitalista ricava quindi un primo profitto sul salario e un secondo sulle materie prime esposte. Il tasso inferiore del profitto abituale dei capitali deve essere sempre qualcosa di più del necessario per compensare le eventuali perdite; il tasso superiore è quello che assorbe totalmente la rendita delle merci e riduce il salario al prezzo più basso
Con il segreto commerciale si mantiene segreta la variazione del prezzo, con il risultato che gli altri capitalisti non gettano anche i loro capitali in questo ramo; con il segreto di fabbrica il capitalista, con un costo minore di produzione, offre i suoi prodotti agli stessi prezzi e persino a prezzi inferiori dei suoi concorrenti. Il prezzo del monopolio è il più alto possibile.
I miglioramenti che il lavoro umano (applicato al prodotto naturale) apporta nel prodotto lavorato, non fanno crescere il salario ma il profitto: quanto maggiore è l'apporto dell'uomo in un prodotto, tanto maggiore è il profitto (il quale sale anche con la minore costosità dei mezzi di circolazione).
3) Il dominio del capitale sul lavoro e i moventi del capitalista
Il profitto non cresce con il benessere della società e non cala con il suo declino; è basso nei paesi ricchi e alto nei paesi poveri. L'interesse del mercante è sempre quello di allargare il mercato e di restringere la concorrenza dei venditori.
4) L'accumulazione dei capitali e la concorrenza tra capitalisti
La concorrenza è l'unico sussidio contro i capitalisti, che agisce beneficamente in favore del pubblico consumatore. La concorrenza è possibile soltanto dove i capitali crescono in molte mani; attraverso essa, aumentano i salari e diminuiscono i profitti dei capitali (quindi chi soffre per primo è il piccolo capitalista).
Il prezzo di mercato di qualcosa diminuisce quanto più aumenta la quantità (con l'aumento dei capitali in un determinato paese, diventa più difficile impiegare un nuovo capitale in modo conveniente, a meno di offrire condizioni migliori, ovvero vendere più a buon mercato). Il grande capitalista compra sempre più a buon mercato rispetto al piccolo, poiché compra le merci in maggiore quantità, e quindi può vendere a prezzo migliore senza rimetterci. Un grande capitale con piccoli profitti cresce più rapidamente di un piccolo capitale con grandi profitti. Inoltre, nella concorrenza tra piccoli e grandi capitalisti, è importante anche il rapporto tra capitale fisso e capitale circolante:
- Il capitale circolante è un capitale che viene impiegato nella produzione di generi di prima necessità, nell'industria e nel commercio;
- Il capitale fisso consiste nel capitale investito per il miglioramento della terra, dell'acquisto di macchine, strumenti, utensili e simili.
Ogni risparmio nella conservazione del capitale fisso costituisce un aumento del profitto. Inoltre, il rapporto tra capitale fisso e capitale circolante è molto più favorevole al grande capitalista che al piccolo. La quantità delle merci muta col mutare del modo di produzione; nei singoli rami dell'industria avviene di tanto in tanto una superproduzione; spesso e all'improvviso diventa necessaria un'interruzione o una diminuzione del lavoro, i cui danni sono sempre sentiti amaramente dalla classe dei salariati.
Si riconoscono tre momenti economici:
- Il diritto di usare ed abusare;
- La libertà di scambio;
- La concorrenza arbitraria.
Queste tre hanno delle conseguenze: ciascuno produce ciò che vuole, come vuole, quando vuole, dove vuole; produce bene o male, troppo o troppo poco, presto o tardi, caro o a buon mercato; ciascuno non sa se venderà, dove venderà, come venderà, quando venderà, a chi venderà (e lo stesso vale per gli acquisti). Il padrone che compra il lavoro dell'operaio non è responsabile né dell'insufficienza dei salari, né della durata del lavoro; egli stesso subisce la legge che egli impone; la miseria viene non dagli uomini, ma dalla potenza delle cose.
Per aumentare il valore del prodotto annuale, non vi è altro mezzo che aumentare il numero o la capacità produttiva (la potenza) degli operai. Il capitalista vuole, col suo capitale, produrre la maggior quantità possibile di manufatti, e quindi ha la tendenza ad introdurre, tra i suoi operai, la divisione del lavoro più conveniente e di provvedervi con le migliori macchine possibili. L'aumento del capitale comporta un aumento della quantità di industrie, da cui vengono prodotti, in maggior quantità, prodotti: si ha quindi un eccesso di produzione.
Rendita fondiaria
La rendita fondiaria è il profitto del capitale che il proprietario ha investito per migliorare il terreno. Il proprietario fondiario pretende:
- Una rendita anche per la terra non migliorata;
- Un aumento della rendita come se tutti i miglioramenti fossero stati da lui apportati.
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Marx - analisi
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Marx - L'alienazione del lavoratore
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Riassunto esame Storia della Filosofia, prof. Cingoli, libro consigliato Manoscritti Economico-filosofici del 1844,…
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Marx