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Marx, Manoscritti Economico Filosofici del 1844 Appunti scolastici Premium

Appunti di filosofia della storia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Donaggio dell’università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in formato PDF! Si tratta di una sintesi dei tratti più importante dell'opera di Marx.

Esame di Filosofia della storia docente Prof. E. Donaggio

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prodotti. Il capitalista possiede questo potere in quanto proprietario del capitale.

Il capitale è anche lavoro accumulato; i fondi sono ogni accumulazione dei prodotti (ai fondi si da il

nome di capitale solo quando procurano profitto).

2) Il profitto del capitale.

I profitti del capitale si regolano in base al valore del capitale impiegato. Il capitalista ricava quindi

un primo profitto sul salario e un secondo sulle materie prime esposte.

Il tasso inferiore del profitto abituale dei capitali deve essere sempre qualcosa di più del necessario

per compensare le eventuali perdite; il tasso superiore è quello che assorbe totalmente la rendita

delle merci e riduce il salario al prezzo più basso

Con il segreto commerciale si mantiene segreta la variazione del prezzo, con il risultato che gli altri

capitalisti non gettano anche i loro capitali in questo ramo; con il segreto di fabbrica il capitalista,

con un costo minore di produzione, offre i suoi prodotti agli stessi prezzi e persino a prezzi inferiori

dei suoi concorrenti. Il prezzo del monopolio è il più alto possibile.

I miglioramenti che il lavoro umano (applicato al prodotto naturale) apporta nel prodotto lavorato,

non fanno crescere il salario ma il profitto: quanto maggiore è l'apporto dell'uomo in un prodotto,

tanto maggiore è il profitto (il quale sale anche con la minore costosità dei mezzi di circolazione).

3) Il dominio del capitale sul lavoro e i moventi del capitalista.

Il profitto non cresce con il benessere della società e non cala con il suo declino; è basso nei paesi

ricchi e alto nei paesi poveri. L'interesse del mercante è sempre quello di allargare il mercato e di

restringere la concorrenza dei venditori.

4) L'accumulazione dei capitali e la concorrenza tra capitalisti.

La concorrenza è l'unico sussidio contro i capitalisti, che agisce beneficamente in favore del

pubblico consumatore. La concorrenza è possibile soltanto dove i capitali crescono in molte mani;

attraverso essa, aumentano i salari e diminuiscono i profitti dei capitali (quindi chi soffre per primo

è il piccolo capitalista).

Il prezzo di mercato di qualcosa diminuisce quanto più aumenta la quantità (con l'aumento dei

capitali in un determinato paese, diventa più difficile impiegare un nuovo capitale in modo

conveniente, a meno di offrire condizioni migliori, ovvero vendere più a buon mercato).

Il grande capitalista compra sempre più a buon mercato rispetto al piccolo, poiché compra le merci

in maggiore quantità, e quindi può vendere a prezzo migliore senza rimetterci. Un grande capitale

con piccoli profitti cresce più rapidamente di un piccolo capitale con grandi profitti. Inoltre, nella

concorrenza tra piccoli e grandi capitalisti, è importante anche il rapporto tra capitale fisso e

capitale circolante:

 il capitale circolante è un capitale che viene impiegato nella produzione di generi di prima

necessità, nell'industria e nel commercio;

 il capitale fisso consiste nel capitale investito per il miglioramento della terra, dell'acquisto

di macchine, strumenti, utensili e simili.

Ogni risparmio nella conservazione del capitale fisso costituisce un aumento del profitto. Inoltre, il

rapporto tra capitale fisso e capitale circolante è molto più favorevole al grande capitalista che al

piccolo.

La quantità delle merci muta col mutare del modo di produzione; nei singoli rami dell'industria

avviene di tanto in tanto una superproduzione; spesso e all'improvviso diventa necessaria

un'interruzione o una diminuzione del lavoro, i cui danni sono sempre sentiti amaramente dalla

classe dei salariati.

Si riconoscono tre momenti economici:

 il diritto di usare ed abusare;

 la libertà di scambio;

 la concorrenza arbitraria.

Queste tre hanno delle conseguenze: ciascuno produce ciò che vuole, come vuole, quando vuole,

dove vuole; produce bene o male, troppo o troppo poco, preso o tardi, caro o a buon mercato;

ciascuno non sa se venderà, dove venderà, come venderà, quando venderà, a chi venderà (e lo stesso

vale per gli acquisti).

Il padrone che compra il lavoro dell'operaio non è responsabile né dell'insufficienza dei salari, né

della durata del lavoro; egli stesso subisce la legge che egli impone; la miseria viene non dagli

uomini, ma dalla potenza delle cose.

Per aumentare il valore del prodotto annuale, non vi è altro mezzo che aumentare il numero o la

capacità produttiva (la potenza) degli operai. Il capitalista vuole, col suo capitale, produrre la

maggior quantità possibile di manufatti, e quindi ha la tendenza ad introdurre, tra i suoi operai, la

divisione del lavoro più conveniente e di provvedervi con le migliori macchine possibili. L'aumento

del capitale comporta un aumento della quantità di industrie, da cui vengono prodotti, in maggior

quantità, prodotti: si ha quindi un eccesso di produzione.

RENDITA FONDIARIA.

La rendita fondiaria è il profitto del capitale che il proprietario ha investito per migliorare il terreno.

Il proprietario fondiario pretende:

 una rendita anche per la terra non migliorata;

 un aumento della rendita come se tutti i miglioramenti fossero stati eseguiti coi suoi capitali;

 un rendita per ciò che è insuscettibile del più piccolo miglioramento.

Si può anche considerare la rendita fondiaria come il prodotto della forza naturale; questo prodotto

è più o meno grande secondo che la fertilità naturale e artificiale della terra sia più o meno grande.

La rendita fondiaria è quindi un prezzo di monopolio. Per i proprietari fondiari il reddito non costa

né lavoro né cure, ma viene da sé.

La rendita muta con la fertilità della terra e con la posizione di essa; inoltre, viene determinata dalla

lotta tra l'affittuario e il proprietario: quest'ultimo cerca di non concedere all'affittuario più di quel

che occorre per provvedere ai bisogni della terra e retribuire il lavoro; il proprietario esercita una

sorta di monopolio , poiché la domanda dei suoi prodotti può estendersi continuamente, mentre la

quantità dei prodotti si estende soltanto sino ad un certo punto (il rapporto che si stabilisce tra

proprietario e affittuario è sempre il più possibile vantaggioso per il primo).

La rendita fondiaria (considerata come il prezzo che viene pagato per l'uso della terra) è quindi il

prezzo più alto che l'affittuario è in grado di pagare.

Tra i prodotti che danno sempre origine alla rendita ci sono i viveri (si troveranno sempre persone

disposte a far qualche cose per procurarseli). La terra produce sempre una maggior quantità di

viveri di quelli che sono sufficienti a mantenere il lavoro occorrente a portare i viveri sul mercato;

ciò che rimane in più è profitto. Dopo i viveri ci sono i vestiti, la casa, il riscaldamento: questi

sfruttano alle volte una rendita fondiaria, ma non sempre.

La rendita fondiaria:

 aumenta con l'aumentare della popolazione;

 cresce con il miglioramento e la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione;

 aumenta, direttamente o indirettamente, con il miglioramento delle condizioni della società;

 si eleva, indirettamente, a causa dei miglioramenti nella forza produttiva (che tende

direttamente a ridurre il prezzo dei prodotti).

Il proprietario fondiario è interessato alla ricchezza, che coincide con l'aumento della miseria e della

schiavitù; inoltre, i suoi interessi sono contrapposti agli interessi dell'affittuario (e quindi di gran

parte della società), dei contadini (poiché riduce il salario al minimo) e agli altri proprietari fondiari

(a causa della concorrenza).

La proprietà fondiaria è già terra alienata, resa estranea all'uomo; il servo è un elemento accidentale

alla terra; il fondo acquista la propria individualità insieme col suo signore (appare come corpo

inorganico del suo signore).

La divisione del possesso fondiario nega il grande monopolio della proprietà fondiaria: non resta

quindi che tornare al monopolio in una forma ancora più odiosa oppure giungere alla soppressione

in generale della proprietà privata.

Quando l'industria ha raggiunto un alto grado di forza, essa estorce a poco a poco alla grande

proprietà fondiaria i suoi monopoli contro quelli dei paesi stranieri, e la getta nella concorrenza con

la proprietà fondiaria straniera. Il grande possesso fondiario vuole far denaro il più possibile; esso

dà al proprietario la maggior rendita fondiaria possibile, e all'affittuario il maggior profitto possibile

del suo capitale.

IL LAVORO ESTRANIATO.

L'economia politica mette in moto l'avidità di denaro e la guerra tra coloro che ne sono affetti (ossia

la concorrenza). La svalorizzazione del mondo umano cresce in rapporto diretto con la

svalorizzazione del mondo delle cose.

Il lavoro produce se stesso e l'operaio come una merce; il prodotto del lavoro si contrappone a colui

che lo produce come essere estraneo e potenza indipendente (si ha un annullamento dell'operaio).

Quanto più l'operaio si consuma nel lavoro, tanto più potente diventa il mondo estraneo e tanto più

povero diventa lui stesso. L'operaio ripone la sua vita nell'oggetto e l'alienazione nel suo prodotto

significa che il suo lavoro diventa un oggetto esterno, esistente fuori di lui e contrapposto in modo

ostile ed estraneo.

L'uomo non può produrre nulla senza la natura, la quale fornisce al lavoro i mezzi di sussistenza

(ovvero il lavoro non può sussistere senza oggetti) e i mezzi per il sostentamento fisico dello stesso

operaio: quanto più l'operaio si appropria del mondo esterno, tanto più egli si priva dei mezzi di

sussistenza precedentemente descritti. L'operaio diventa quindi uno schiavo del suo oggetto, poiché

riceve un lavoro (egli esiste come operaio) e i mezzi di sostentamento (egli esiste come soggetto

fisico).

Ma l'estraniazione si mostra anche entro la stessa attività produttiva: se il prodotto del lavoro è

l'alienazione, la produzione deve essere l'attività di questa alienazione. L'alienazione del lavoro

deriva dal fatto che il lavoro è esterno all'operaio, e quindi lo nega, lo rende infelice, sfinisce il suo

corpo e distrugge il suo spirito; l'attività dell'operaio non è quindi la sua propria attività, ma

appartiene ad un altro (è la perdita di sé). Ne deriva che l'uomo si sente libero soltanto nelle sue

funzioni animali.

Il lavoro estraniato rende estranea all'uomo la sua attività vitale, la sua specie e la sua vita

individuale; inoltre, fa di quest'ultimo uno scopo della prima (nella sua forma estraniata). L'uomo,

in quanto essere cosciente, fa della sua attività vitale e della sua essenza soltanto un mezzo per la

sua esistenza.

Nella trasformazione del mondo oggettivo, l'uomo si mostra come un essere appartenete ad una

specie; l'oggetto del lavoro è quindi l'oggettivazione della vita dell'uomo come un essere

appartenente ad una specie; perciò il lavoro estraniato, strappando all'uomo l'oggetto della sua

produzione, gli strappa la sua vita di essere appartenente ad una specie.

Il prodotto del lavoro appartiene ad un altro uomo estraneo all'operaio; l'attività di quest'ultimo è

per lui un tormento, mentre è un godimento per l'uomo estraneo. L'operaio rende a sé estranea la

propria attività, rendendo propria all'estraneo un'attività che non gli è propria.

Il rapporto dell'operaio col lavoro pone in essere il rapporto del capitalista col lavoro; la proprietà

privata è quindi la conseguenza del lavoro alienato. Essa è anche:

 il prodotto del lavoro alienato;

 il mezzo con cui il lavoro si aliena;

 la realizzazione di questa alienazione.

L'emancipazione della società dalla proprietà privata si esprime nella forma politica

dell'emancipazione degli operai: in questa emancipazione è contenuta l'emancipazione universale

dell'uomo.

Dalla proprietà privata e dal lavoro estraniato si possono sviluppare tutte le categorie dell'economia

politica (concorrenza, capitale, denaro), le quali sono solo un'espressione determinata e sviluppata

di questi primi concetti fondamentali.

L'appropriazione si presenta come alienazione (e viceversa), l'attività propria come attività per un

altro, la vitalità come sacrificio della vita, la produzione dell'oggetto come perdita dell'oggetto.

Il salario è una conseguenza immediata del lavoro estraniato.

SECONDO MANOSCRITTO.

IL RAPPORTO DELLA PROPRIETÀ PRIVATA.

L'operaio è un capitale vivente; il suo valore cresce in base alla domanda e all'offerta; la sua vita è

concepita e riconosciuta come una merce.

L'operaio esiste soltanto in quanto esiste per il capitale e, non appena il capitale non esiste più per

l'operaio, questi non esiste più: l'esistenza del capitale è la sua esistenza.

La produzione produce un uomo spiritualmente e fisicamente disumanizzato; il vero scopo della

produzione è creare interessi. Il capitalista può guadagnare soltanto abbassando il salario. La terra e

la rendita fondiaria sono diventate capitale e interesse, e parlano soltanto più in termini di denaro.

Con la trasformazione dello schiavo in un libero lavoratore (cioè un salariato), il padrone terriero si

trasforma in un padrone industriale (ossia un capitalista); questa trasformazione avviene per

l'intermediazione dell'affittuario.

Senza capitale, la proprietà fondiaria è materia morta e vile; essa ha scoperto e creato il lavoro

umano come fonte di ricchezza. La proprietà fondiaria è la proprietà privata, il capitale che non ha

ancora raggiunto il proprio compimento (il quale deve giungere alla sua espressione astratta, pura).

Il rapporto della proprietà privata consiste nel lavoro, nel capitale e nella relazione di entrambe. Il

movimento che questi elementi devono percorrere è:

• l'unità immediata e mediata di entrambe: capitale e lavoro in un primo tempo sono uniti; poi

sono separati ma si sostengono a vicenda come condizioni positive;

• l'opposizione di entrambe: si escludono a vicenda, l'operaio conosce il capitalista come la

negazione della propria esistenza e viceversa; ciascuno cerca di strappare all'altro la sua esistenza;

• opposizione di ciascuno contro se stesso: il capitale è lavoro accumulato; il lavoro è un

momento del capitale, e il salario è vittima di quest'ultimo; l'operaio è un capitale, una merce;

• collisione di opposizioni reciproche.

• TERZO MANOSCRITTO.

PROPRIETÀ PRIVATA E LAVORO.

L'essenza soggettiva della proprietà privata è il lavoro. L'economia politica è da considerarsi come

un prodotto della reale energia e del reale movimento della proprietà privata, come un prodotto

dell'industria moderna. Questa economia, il cui principio è il lavoro, è la messa in atto conseguente

della negazione dell'uomo, in cui viene soppressa l'oggettività esterna e bruta non appena la

proprietà privata viene incorporata nell'uomo stesso, e quest'ultimo si riconosce come l'essenza

della proprietà. L'economia politica, trasferendo la proprietà privata nell'essere stesso dell'uomo,

sviluppa un'energia universale per porsi come unica politica.

La fisiocrazia è immediatamente la dissoluzione della proprietà feudale secondo l'economia politica,

ma è anche la ricostruzione della medesima dallo stesso punto di vista, con la sola differenza che il

suo linguaggio non è più feudale ma economico. Viene dimostrato alla dottrina fisiocratica come il

lavoro in generale sia l'essenza della ricchezza e l'essenza soggettiva della proprietà fondiaria, la

quale diventa l'uomo alienato.

Ogni ricchezza è diventata ricchezza del lavoro, e l'industria è il lavoro condotto al suo compimento,

così come la fabbrica è l'essenza compiuta dell'industria e il capitale industriale è la forma oggettiva

della proprietà privata giunta al proprio compimento.

PROPRIETÀ PRIVATA E COMUNISMO.

Il comunismo è l'espressione positiva della proprietà privata soppressa; esso è, nella sua prima

forma, soltanto la generalizzazione e il compimento della proprietà privata; vuole annientare tutto

ciò che non è atto ad essere posseduto da tutti; il possesso fisico ha il valore di unico scopo della

vita e dell'esistenza; l'attività degli operai non viene soppressa ma estesa a tutti gli uomini. Si ha una

proprietà privata generale, un ritorno dell'uomo a se stesso. Il comunismo è affermazione; perciò è il

momento reale e necessario per il prossimo svolgimento storico, dell'emancipazione e della

riconquista dell'uomo; è il principio propulsore del prossimo futuro.

La comunità non è altro che una comunità del lavoro e il salario (uguale per tutti) viene pagato dal


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia2893 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Donaggio Enrico.

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