Archeologia del vicino oriente antico
Maricentro mesopotamico del III e II millennio
Lex I: 24 Marzo 2015, Venezia
Il sito è localizzato sul confine siro-iracheno e, con i suoi più di 200 ettari, è il sito più esteso dell’Alta Mesopotamia, sebbene non possa essere paragonato a quelli della Bassa Mesopotamia. È stato scavato continuativamente dagli anni ’30 del secolo scorso fino all’inizio del conflitto civile in Siria, continuando a fornire rilevanti dati sul mondo mesopotamico.
Il sito è noto soprattutto per una scoperta precedente la Seconda Guerra Mondiale, ovvero il palazzo del sovrano Zimri-Lim, distrutto nel 1760 a.C. da Hammurabi di Babilonia. Il palazzo era ben conservato e ha fornito più di 15.000 tavolette iscritte che si incentrano sugli aspetti politico militari, amministrativi e della vita quotidiana degli ultimi anni di vita di Mari.
Nella storia del centro urbano, il palazzo di Zimri-Lim è la meno importante poiché si era ormai già in un’epoca di decadenza. Il vero sviluppo si ebbe nel III millennio, con due importanti momenti per l’impianto architettonico: il 2600 a.C. e il 2350 a.C. Mari era un importante centro commerciale per le rotte che collegavano la Bassa Mesopotamia con i centri metalliferi, il Libano, l’Afghanistan, l’Egitto e l’Egeo. Le pubblicazioni sul sito sono quasi esclusivamente in francese, il che non ha aiutato la diffusione delle informazioni a riguardo.
Danni recenti al sito
- Scavi abusivi (fosse di diverse dimensioni)
- Scavi di trincee a scopo militare
- Vendita al mercato nero di reperti (alcuni falsi o non provenienti dal sito)
- Sequestro di reperti alle frontiere (alcuni falsi o non provenienti dal sito)
Mari/Tell Hariri si trova a qualche chilometro dal fiume, 150 km a valle di Deir-el-zor, il centro di raccolta principale di popolazioni beduine della zona.
Il sito è stato raramente visitato dai viaggiatori nei secoli scorsi poiché la pista carovaniera moderna è lontana dal sito. L’unico a riconoscere nel sito, almeno tentativamente, Mari fu relativamente Albright. Fino a quel momento il centro era conosciuto solo grazie a menzioni in testi cuneiformi, la più importante delle quali nella Lista Regale Numerica, che la identifica come sede della X dinastia dopo il Diluvio, e riconoscendola quindi come centro di cultura mesopotamica e non siriana. Mari viene altresì menzionata nei testi di Eannatum di Lgash, in particolare la Stele degli Avvoltoi, il quale si vanta di aver sconfitto Mari, sebbene non vengano menzionate le ragioni del conflitto.
Storia degli scavi
André Parrot
Fase 1: 1933-1938, regione sotto mandato francese
Scoperta a opera di un gruppo di beduini che cercavano pietre per coprire una tomba, i quali rinvengono una statua di grandi dimensioni con iscrizioni cuneiformi. Venne fatto chiamare il luogotenente Cabane, il quale manda la statua ad Aleppo e informa le autorità per le antichità. La statua, nota come Statua di Cabane, rappresenta il dio Shamash, divinità del sole, con una dedica da parte del sovrano Yashmakh-Addu, il figlio di Shamash-Adad, avversario di Hammurabi di Babilonia.
La notizia del ritrovamento arrivò a Parigi e venne mandato a svolgere le ricerche il giovane André Parrot, che aveva allora scavato in Iraq, a Tello e Larsa. Gli scavi iniziarono quasi immediatamente con una grande trincea al centro del sito, per poi continuare lungo il margine settentrionale. Non trovando nulla di significativo, si spostarono a meridione, dove vennero immediatamente alla luce delle statuette protodinastiche tra cui quella di un personaggio che l’iscrizione indica come Ishqi-Mari, “re di Mari”.
In questa prima fase gli scavi furono primitivi ma relativamente ben documentati (piante). Parrot affidò l’archivio a Gorge Dossin, un belga, perché si occupasse della traduzione dei testi. Furono trovate delle protome leonine in bronzo, l’archivio del palazzo, il palazzo di Zimri-Lim stesso che al momento del ritrovamento aveva mura alte 4m, con la statuetta a fontana e le pitture murali, il tempio di Ishtar e il quartiere dei templi (tempio del dio Dagan e Ziqqurat).
Fase 2: 1951-1954
Gli scavi si concentrarono nella zona ad est del palazzo, specificamente nel Massive Rouge (o Ziqqurat) e nei templi di Dagan, Ishtarat e Ninizzazza, templi del III millennio che hanno dato una certa quantità di statue. Vi era all’epoca un certo interesse nelle relazioni tra la religione praticata a Mari e il mondo biblico, cominciavano a uscire le prime traduzioni. Gli scavi si fermarono con la nazionalizzazione del canale di Suez.
Fase 3: 1960-1974
Esplorazione della parte a nord dell’Alta Terrazza e della Cinta Sacra, una parte del palazzo del III millennio messo parzialmente in luce. Viene ritrovato il Tesoro di Ur e nel 1974 vengono pubblicate le prime sintesi sugli scavi (Mari capitale favolosa).
Jean-Claude Margueron
Fase IV: 1979-2004
Aveva precedentemente scavato in Iraq, nonché diretto gli scavi di Emar e della Missione di Ugarit. Gli scavi di Margueron si sono incentrati quasi esclusivamente sull’impianto urbanistico della città, e infatti la datazione da lui proposta ignora lo sviluppo ceramico e prende in considerazione solo quello architettonico. Tuttavia, Margueron fece anche largo uso di specialisti in modo da poter analizzare dettagliatamente le varie caratteristiche del territorio (geologi, geofisici, etc). Fece molti saggi, aprendo 12 cantieri più quello del palazzo reale, nonché parecchi sondaggi. Gli scavi furono condotti seguendo i principi della stratigrafia. Piccoli sondaggi vennero eseguiti lungo le mura esterne e venne scavato il Piccolo Palazzo Orientale. Venne studiato il rapporto città-territorio, eseguiti esami 14C e termoluminescenti.
Margueron distinse la città in 3 fasi principali:
- 2900-2600
- 2600-2350
- 2350-1770
A dividere le tre diverse fasi vi furono, a suo parere, due momenti di distruzioni generalizzate seguite da abbandono del centro.
Pascal Butterlin
Fase V: 2005-
Butterlin ebbe poco tempo per proseguire gli scavi poiché dal 2011/12 la Siria si trova in stato di guerra, il che ha causato la presa del territorio dove si trova Mari da parte dell’IS (Islamic State; ISIS/ISLA). Egli aveva un forte interesse nella stratigrafia del sito e si occupò della sua musealizzazione, progetto che si era appena concluso allo scoppio del conflitto.
Lex II: 25 Marzo 2015, Venezia
Posizione e topografia
Mari si trova lungo il corso del Medio Eufrate, in territorio siriano ma a 30 km dal confine iracheno. In questa zona il corso dell’Eufrate compie la “Grande Curva”, virando bruscamente verso oriente invece di proseguire parallelamente la costa del Mediterraneo. La valle è qui incastrata in una falesia, che impossibilita il fiume a spostare eccessivamente il suo corso. Sempre in questa zona sono altresì presenti moltissimi wadi. Il suolo potrebbe essere fertile non fosse per la grande ventosità che ostacola le coltivazioni, in più un altro fenomeno che impedisce sviluppi in questo senso è la salinità del terreno. Tuttavia, negli ultimi decenni l’agricoltura si è basata su uno sfruttamento intensivo del territorio posto sotto coltivazione del cotone.
La zona dove si trova Tell Hariri/Mari è sempre stata il punto d’incontro tra le civiltà dell’Alta Mesopotamia e quella della Bassa Mesopotamia, tant’è che anche in tempi più recenti era attraversata dalle piste carovaniere. Le rotte più utilizzate erano quelle che collegavano Mari alle città della Bassa Mesopotamia sfruttando il Tigri e collegandosi poi con il Mediterraneo. Mari sfruttava due affluenti dell’Eufrate per i suoi commerci, Ḫabur e il Balikh, entrambi oggi molto impoveriti. Tuttavia l’acqua dell’Eufrate è di buona qualità ed è indispensabile per lo sfruttamento agricolo nella zona, specialmente in Primavera, al momento della piena.
Non ci sono molti dati riguardanti il Paleolitico nella zona, ma si tratta più che altro di una mancanza di studi a tal proposito. La placca oceanica che forma il territorio all’epoca (8000-4000 a.C.) non si era ancora pienamente formata e pertanto i siti neolitici si trovano solo nella Terrazza Pleistocenica. L’occupazione neolitica sfruttò l’ecosistema della steppa, e l’agricoltura venne praticata solo occasionalmente.
Il sito di Mari fu fondato attorno al 2900, di certo con non poche difficoltà vista la povertà di materie prime. Si tratta di un “Tell a Corona” o “Kranzhügeln”, ovvero un sito che si sviluppa attorno ad un perimetro rotondo, modello molto studiato dai tedeschi e presente anche a Tell Chuera e Tell Beidar, tipico del III millennio in questa zona. Buona parte del sito è però scomparsa sotto l’azione delle correnti che si sono “mangiate” quasi un terzo di questo. Il tell aveva un diametro di poco meno di 2 km.
Inizialmente si era pensato che il fiume scorresse vicino al sito, ma la Missione di Margueron lo ha escluso in quanto il sito si trova in una terrazza olocenica. Questo pone due problemi: come ha fatto a erodersi buona parte del sito? Come avveniva l’approvvigionamento idrico?
Margueron pensa che ci fosse un ampio canale artificiale che attraversava la città e che venne scavato nel III millennio, all’epoca della fondazione, poiché il canale era indispensabile alla sopravvivenza della città; tuttavia il canale indeboliva anche il sistema difensivo della città ed è probabile che una volta che la città decadde, la mancata manutenzione del canale abbia finito per provocare la cancellazione di una parte del sito.
Lex III: 26 Marzo 2015, Venezia
Margueron ritiene che fin dall’inizio Mari fosse stata fondata in quel punto perché permetteva un controllo migliore delle vie fluviali. Il canale doveva chiamarsi Nahr Dawrin ed era collegato al Ḫabur. Alcuni studiosi sostengono che il canale servisse solo per l’irrigazione dei campi mentre Margueron è dell’idea che fosse navigabile.
Rimane comunque aperta la questione della datazione del canale, che doveva essere ancora funzionante anche alcuni millenni dopo poiché lungo le sue rive sono stati rinvenuti i resti di diversi villaggi dell’epoca islamica. Durante gli scavi di Margueron si è prestata ben poca attenzione alla ceramica e agli altri reperti materiali, ma da quel poco che si è riuscito ad analizzare i reperti sembrano simili a quelli della Valle della Diyala, e in particolar modo la cultura di Tell Bi’a Tuttul si avvicina a quella mariota.
La distruzione di Mari è menzionata dai testi dell’epoca, ponendola nel 32o anno di regno di Hammurabi di Babilonia. Secondo la cronologia media va quindi posta attorno al 1760 (secondo la cronologia ultrabreve nel 1664).
Fasi della città
Città 1 (2900-2700)
Fondazione del sito all’inizio del III millennio, non molto dopo la fine del periodo Uruk (3100 ca), poiché la ceramica più antica ritrovata nel sito è di questo periodo. Visto che gli scavi di Margueron sono stati caratterizzati da diversi saggi non c’è una comprensione della topografia generale del sito. Gli strati della città 1 sono ricoperti da uno strato di cenere (distruzione volontaria?) e da ceramica scarlatta, tipica del protodinastico I e II; ceramica Ninive caratteristica dell’Alto Tigri e dell’Alto Ḫabur, prodotta tra il 3000 e il 2600 a.C., che si divide in fasi distinte, una dipinta e una incisa/excisa (solo la seconda fase di questa ceramica è stata ritrovata a Mari).
Per quanto riguarda le abitazioni, nel Cantiere B è stata trovata una stratigrafia di 4 m ca, una decina di fasi costruttive, mentre per quanto riguarda le mura c’è un solo strato che si riferisce a questa fase della città. La città due si fonda quindi su 175-176 m sul livello del mare.
Città 2 (2700-2550 ca protodinastico III)
I dati architettonici fanno presupporre una rifondazione totale del sito. Gli edifici cambiano orientamento e le aree spesso anche funzione. Nella ceramica il cambiamento non si riesce a rilevare. Questo periodo finisce in modo violento e sono state rinvenute tracce di incendi; Margueron attribuisce le distruzioni a Naram-Sin, tuttavia la maggior parte degli studiosi pensa che siano dovuto a Sargon di Akkad o qualche altro sovrano della regione (2330 ca). Non sono però stati ritrovati elementi di cultura materiale akkadica.
- Al potere: Akkadi
- Shakkanakku
- Amorrei
- Conquista di Hammurabi
La cinta muraria esterna, scavata nel Cantiere 5, consiste nella sua prima fase in una cinta in mattoni crudi spessa circa 2 m che in alcuni punti raddoppia, forse a causa della presenza di contrafforti. I cantieri J1 e J3 esaminavano invece le mura interne, alte tra i 6 e gli 8 m, con contrafforti o torri e caratterizzate da una fondazione in pietra (come le mura esterne) e un alzato in mattoni mal conservato costruito sopra le fasi del III millennio, tuttavia non si è sicuri se questo sia da attribuire alla città 1 oppure alla città 2.
Tra la cinta esterna e quella interna correva uno spazio di 300 m, ovvero la città bassa, che nel II millennio era occupata almeno in parte da giardini, mentre non è sicuro quale fosse la sua funzione nel III. Margueron sostiene che la distanza di 300 m fosse congeniale allo sviluppo nella tecnologia bellica, in particolar modo gli archi, che avrebbero avuto quindi quella gittata.
Lex IV: 1 Aprile 2015, Venezia
Lo schema di una città circolare con due cinte murarie e una città bassa è abbastanza diffuso in Siria, e in particolar modo nella zona dell’alto Ḫabur, ovvero il Kurdistan siriano (Tell Chuera). Le kranzhügeln si trovano nelle zone con un limite di piovosità superiore i 200 mm, con presenza di wadi stagionali. Le città di questo tipo hanno fondazioni coeve (prima metà del III millennio). Il più grande è Tell Chuera, al confine con la Turchia, una zona che al momento si presenta secca e senza fiumi. Anche Tell Beidar è piuttosto ampia (28 ettari). A Tell Chuera tuttavia il sistema di vie ortogonali prosegue anche nella città bassa, mentre a Tell Beidar non ci sono tracce di insediamenti nella città bassa.
Le “città corona” sono state oggetto di studio solo negli ultimi anni ma quelle della zona del nord Ḫabur hanno altre caratteristiche in comune: templi in antis, ceramica simile (ceramica metallica), nuove fondazioni o fondazioni con programmazione precedente la costruzione e aree marginali per l’agricoltura, le quali emergono probabilmente per la sedentarizzazione dei gruppi pastorali attorno al 2600 a.C.
Per quanto riguarda i reperti di cultura materiale quelli di Mari ricordano maggiormente quelli della Mesopotamia meridionale, sebbene ci siano tracce anche di elementi culturali di quella settentrionale e la ceramica metallica non manchi, ciò è probabilmente dovuto al fatto che Mari fosse un punto di incontro culturale visto il suo ruolo di snodo commerciale.
Cultura Uruk (3100-2600): per più di 400 anni la Mesopotamia meridionale fu caratterizzata da una parcellizzazione della cultura e dalla mancanza di centri urbani, nonché dall’assoluta mancanza di internazionalizzazione degli aspetti culturali. Margueron rifiuta il concetto di sedentarizzazione delle popolazioni pastorali come fattore di cambiamento e ritiene che nella zona dell’Alto Ḫabur ci fossero già dei siti urbani che facessero da controparte commerciale a Mari (che, sempre secondo lui, esisteva per controllare il traffico fluviale).
Delle prime due fasi di Mari si conosce molto poco: la zona scavata più a fondo e quella che va dal Tempio di Ishtar al recinto all’interno del complesso palaziale (che poi nelle epoche più tarde della città scomparirà in quanto entità religiosa per divenire un impianto a funzione commerciale). In circa 3 m di profondità sono stati trovati diversi livelli sovrapposti fino al livello più antico, dove state rinvenuta le fondamenta in pietra. Il muro perimetrale è largo 2 m e mezzo circa, mentre quelli interni variano da 1 m a 1,70 m. Si trattava quindi già inizialmente di un edificio rilevante di cui tuttavia non sappiamo dire con esattezza quale fosse lo scopo, se abitativo, sacro o commerciale.
Nella seconda fase invece questo spazio è coperto da una terrazza, nella terza piccoli edifici in mattoni crudi. La quarta fase è invece di abbandono dal punto di vista abitativo e lo spazio è utilizzato per tre grandi tombe monumentali a camera in pietra. Nel corredo vi erano vasi del protodinastico I-II e ceramica metallica (protodinastico II) che ha portato a datare le tombe tra il 2700 e il 2500 a.C.; vi erano inoltre uno specchio, oggetti in metallo e gioielli. Il metallo nelle ultime fasi era un materiale molto raro il che fa supporre che le tombe fossero per individui di una certa rilevanza, ma visto che le sepolture sono state oggetto di saccheggio non abbiamo idea del numero di individui realmente sepolti.
Cantiere L: fase 2
- Attività artigianali:
- Fornio Bacini rivestiti di bitume
- Tombe con oggetti preziosi (oro: raro all’epoca)
- Ruote di legno rivestite di bitume, di cui una associata allo scheletro di un asino (i carri erano uno status simbol nelle tombe d’élite di tutto il vicino oriente)
- Sei tombe a cista in mattoni prive di corredo e al di sopra di queste un quartiere artigianale per la lavorazione del metallo su più livelli (crogioli, attizzatoi e forni per ceramica)
Cantiere H:
- Muro ornato di nicchie
- Tombe di diversa forma e con corredi variabili
- Terrazza monumentale nella zona dei templi, cui forse va collegato il
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