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POSSIBILE OGGETTO DELL’AZIONE

Il diritto di azione esiste tuttavia soltanto in presenza di un oggetto idoneo.

Oggetto idoneo diritto soggettivo vantato da una parte contro l’altro (art24cost)

In caso diverso l’azione è inammissibile.

→ L’azione di accertamento negativo: a questo riguardo l’art.24 cost torna ancora una

volta utile: il diritto soggettivo vantato da una parte contro l’altra è oggetto idoneo di

azione, l’orientamento è unanime per l’ammissibilità delle così dette domande di

accertamento negativo che sono quelle con le quali la parte chiede che il giudice dichiari

l’inesistenza di obblighi o doveri a suo carico nei confronti di un’altra parte.

→ L’inammissibilità dell’azione di accertamento di meri fatti o questioni giuridiche: non è

invece possibile chiedere all’autorità giudiziaria l’accertamento di meri fatti né una pronuncia

sulla mera qualificazione giuridica dei fatti stessi. Un’eventuale domanda sarebbe

inammissibile per la mancanza di un oggetto idoneo.

→ Casi particolari: si hanno altre due regole:

ammissibilità di decisione su certe situazioni giuridiche che non sarebbero diritti

soggettivi ma sono rilevanti come premessa per sapere se certi diritti esistano o no. Es. la

nullità e l’inefficacia non sono diritti soggettivi ma in questi casi un accertamento è

sempre ammissibile.

Eccezione al principio dell’inammissibilità di decisione sui meri fatti o sulla mera

qualificazione giuridica di fatti. Esistono 2 esempi (unici casi): la verificazione di scrittura

privata e la querela di falso.

LE CONDIZIONI DELL’AZIONE

Sono l’interesse ad agire e la legittimazione, che sono i requisiti di esistenza dell’azione e

vanno accertate in giudizio (anche se di solito implicitamente), preliminarmente all’esame del

merito.

Solo se ricorrono queste condizioni può considerarsi esistente l’azione e sorge per il giudice

la necessità di provvedere sulla domanda per accoglierla o respingerla.

Sono quindi condizioni essenziali

 l’assenza anche di una sola di esse induce carenza d’azione e può essere rilevata anche

d’ufficio in qualunque grado del processo.

È sufficiente che la condizione dell’azione eventualmente carente nel momento della

proposizione del processo sopravvenga nel corso del processo e sussista nel momento in

cui la causa viene decisa! 

La sussistenza della condizione assume rilevanza nel processo di cognizione in quanto in

quello esecutivo il problema è in parte risolto dal titolo esecutivo!

A→ Interesse ad agire ART. 100

Per proporre una domanda in giudizio è necessario avervi interesse

nell’interesse ad ottenere il provvedimento domandato.

Interesse ad agire consiste

Esso si distingue dall’interesse sostanziale, per la cui protezione si intenta l’azione

e si configura come un interesse processuale, secondario e strumentale rispetto all’interesse

, avente per oggetto il provvedimento volto al soddisfacimento

sostanziale primario

dell’interesse primario.

Es. interesse primario di chi si afferma creditore di 100 è di ottenere il pagamento di questa somma.

L’interesse ad agire sorgerà se il debitore non pagherà alla scadenza e avrà per oggetto la condanna del debitore e

successivamente l’esecuzione forzata a carico del suo patrimonio.

L’interesse ad agire sorge necessità di ottenere dal processo la protezione dell’interesse

sostanziale.

Presuppone perciò l’affermazione della lesione di questo interesse e l’idoneità del

provvedimento domandato a proteggerlo e soddisfarlo.

Naturalmente il riconoscimento della sussistenza dell’interesse ad agire non significa ancora

che l’attore abbia ragione: vuol dire solo che la sua domanda si presenta meritevole di esser

presa in esame.

In conclusione l’interesse ad agire è dato dal rapporto tra la situazione antigiuridica che

viene denunciata e il provvedimento che si domanda per porvi rimedio mediante

l’applicazione del diritto

 e questo rapporto deve consistere nella utilità del provvedimento come mezzo per

acquisire all’interesse leso la protezione accordata dal diritto.

Nelle azioni di condanna e costitutive l’interesse ad agire non è molto appariscente mentre

acquista maggior rilievo nelle azioni di accertamento e cautelari.

L’art.100 indica il limite oltre il quale l’interesse non sussiste e quindi es in confronto a

situazioni ipotetiche e future.

L’interesse ad agire è riassumendo il rapporto di utilità corrente tra la lesione di un

diritto che è stata affermata e il provvedimento di tutela giurisdizionale che viene

domandato.

L’interesse È un requisito non solo dell’azione ma di tutti i diritti processuali.

→ Legittimazione ad agire

Consiste nella titolarità attiva o passiva dell’azione.

Il problema consiste nell’individuare la persona cui spetta l’interesse ad agire e la persona nei

cui confronti esso spetta.

L’art.100 cpc che dispone che per proporre una domanda in giudizio è necessario avervi

interesse indica che l’interesse ad agire deve esistere precisamente in capo a colui che

propone la domanda.

La legittimazione è una condizione del provvedimento di merito sulla domanda, indica le giuste parti, le parti

legittime, le persone che devono essere presenti affichè il giudice possa provvedere sopra un dato oggetto

Tra il quesito dell’esistenza dell’interesse ad agire e quello della sua appartenenza

soggettiva è il secondo a prevalere :

 infatti solo in presenza dei due diretti interessati il giudice può esaminare se l’interesse prospettato

dall’attore esista effettivamente e abbia i necessari requisiti.

→ Legittimazione attiva e affermazione di titolarità del diritto: l’azione non può spettare se

non a colui che l’invoca per sé.

Art.81 cpc: fuori dei casi espressamente previsti dalla legge nessuno può far valere nel

processo in nome proprio un diritto altrui.

→ Legittimazione passiva: ma l’azione spetta al soggetto attivamente legittimato solo nei

confronti di colui che è legittimato passivamente.

E la legittimazione passiva spetta al contro interessato, cioè a colui nei confronti del quale il

provvedimento che si domanda dovrà produrre i suoi effetti.

(altri appunti)

CAPITOLO SECONDO – DELLE AZIONI DI COGNIZIONE

Le azioni di cognizione come diritti al giudizio

Sono quelle che instaurano un processo di cognizione e conducono alla pronuncia di una

decisione con forma di sentenza. Esse hanno lo scopo e la funzione specifica di provocare il

giudizio, l’organo giurisdizionale è chiamato a giudicare. Il giudizio consisterà

nell’accogliere o rigettare la domanda proposta sulla base dell’accertamento della situazione

giuridica.

→ L’azione di cognizione come diritto alla pronuncia di merito: l’azione di cognizione è il

diritto al giudizio sul merito della domanda che ammette la possibilità di accoglimento e

rigetto.

Oggetto della cognizione: il fatto e il diritto

→ Giudizio in fatto: la cognizione del giudice ha per necessità due oggetti diversi:

l’accertamento dei fatti e l’applicazione del diritto. L’accertamento dei fatti ha lo scopo di

scoprire la verità in merito alla causa e il giudice deve indagare con attività regolata dal

diritto, che indica i mezzi e le forme che devono impiegarsi per la scoperta della verità.

L’insieme degli atti che hanno questo scopo si chiama istruzione probatoria. Fatti giuridici

sono i fatti a cui il diritto collega la costituzione, la modificazione o l’estinzione di un

rapporto, di un diritto o di uno stato giuridico. Essi si distinguono in fatti:

Costitutivi: producono la nascita di un effetto giuridico

Modificativi: modifica questo effetto

Estintivi: ne producono l’estinzione

Impeditivi: in accompagnamento ai fatti costitutivi rappresentano un impedimento alla

produzione del loro effetto normale.

→ Giudizio di diritto: valutazione giuridica del fatto in conformità del diritto vigente. Il

giudice deve scegliere e individuare le norme applicabili al caso, interpretarle correttamente e

farne esatta applicazione concreta.

→ La questione di legittimità costituzionale della norma: il giudice può trovarsi a dover

affrontare in via preliminare il quesito se una certa norma giuridica sia valida e legittima

costituzionalmente (questione di costituzionalità o pregiudiziale costituzionale): l’art.134 cost

riserva la decisione alla corte costituzionale, alla quale il giudice deve rimetterla a meno di

manifesta infondatezza. Il processo resta sospeso fino alla pronuncia della corte

costituzionale. Se la norma è contraria il giudice l’annulla e non la applica, in caso contrario

l’applicherà.

→ La questione di legittimità o di interpretazione della norma comunitaria: se la norma è

contraria al diritto comunitario, il giudice disapplica quella nazionale e applica quella

comunitaria (pregiudiziale comunitaria). Per dubbi di interpretazione il giudice si rimette alla

corte di giustizia delle comunità europee e il processo resta sospeso fino alla risoluzione della

questione. Sillogismo finale: con premessa maggiore = regola giuridica astratta e premessa

minore = fatto e la conclusione con concreto provvedimento pronunciato dal giudice.

→ La natura dell’attività di giudizio: il sillogismo finale è solo lo schema logico del giudizio,

l’attività del giudice è molto più complessa.

Oggetto della cognizione: l’azione e l’eccezione

→ L’azione. Il principio di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato: l’attore deve

domandare un concreto provvedimento, che ritiene giuridicamente fondato e il giudice deve

solo accogliere o respingere e non può pronunciare invece un provvedimento diverso,

poiché significherebbe accogliere un’azione diversa da quella proposta.

→ Atipicità dell’azione: l’attore deve scegliere nel diritto odierno la tutela giurisdizionale che

forma oggetto della sua domanda nell’ambito di una categoria fissa e chiusa di azioni tipiche.

Mentre l’attore è libero di indicare il tipo e la configurazione concreta del provvedimento , la

potestà del giudice è delimitata da questi fatti e da quel provvedimento.

→ La difesa e l’eccezione: il processo deve però svolgersi in contraddittorio e il convenuto

potrà ampliare la materia oggetto della cognizione del giudice. Il convenuto può solo negare

oppure può contrapporre ai fatti costitutivi affermati dall’attore dei fatti estintivi, modificativi

o impeditivi. Eccezione è l’affermazione da parte del convenuto di un fatto estintivo,

modificativo o impeditivo, diretta a ottenere il rigetto dell’azione.

→ Eccezioni rilevabili d’ufficio c.d. in senso lato: di alcuni di questi fatti diversi il giudice

deve tener conto d’ufficio quando risultino comunque accertati anche se il convenuto non si

fa oggetto di una eccezione: producono effetto ipso iure.

→ Eccezioni in senso stretto: altri fatti non hanno effetto se il convenuto non li produce e il

giudice non può tenerne conto: hanno effetto solo ope exceptionis, se l’eccezione non è

prodotta il giudice deve accogliere la domanda si per sé fondata finché il convenuto non

l’impugna con la sua eccezione. In questi casi l’eccezione è un diritto al giudizio sul fatto

estintivo, modificativo o impeditivo che si fa valere. Stabilire se un determinato fatto

estintivo sia eccezione in senso stretto dovrebbe derivare da interpretazione, ma la

giurisprudenza più recente considera rilevabili d’ufficio tutte le eccezioni per cui la legge

non disponga espressamente in senso contrario. Tutt’altra cosa è la domanda

riconvenzionale, con cui il convenuto propone a sua volta un’azione contro l’attore (art.36

cpc).

→ Le eccezioni processuali: o cosiddetto rito che è il rilievo da parte del convenuto di un

motivo di invalidità del processo o inammissibilità del giudizio di merito es. nullità atti

processuali.. anche qui si distingue impedimento rilevabile d’ufficio e impedimento

richiedente l’eccezione.

Oggetto della cognizione: il merito (le questioni pregiudiziali) e le questioni preliminari

→ Il giudizio di merito: la cognizione del giudice è diretta allo scopo di decidere se la

domanda proposta nel processo è fondata o infondata e se, conseguentemente, deve essere

accolta o rigettata. Tutte le questioni formano complessivamente il merito della causa. Il

giudice a rigore dovrebbe prendere in esame la situazione controversa senza tener conto

degli eventuali mutamenti intervenuti durante la pendenza della causa.

→ I fatti sopravvenuti: Il principio dell'economia dei giudizi conduce a temperare questo

rigore: il giudice tiene conto dei fatti accaduti fino al momento in cui fu possibile portarli alla

conoscenza del giudice. Tenendo conto dello ius superveniens, il giudice dovrà assolvere il

convenuto se si saranno verificati fatti estintivi e condannarlo se saranno sopravvenuti fatti

costitutivi.

→ Le questioni pregiudiziali di merito: può darsi che per decidere intorno ad una domanda il

giudice debba conoscere delle questioni che riguardano l’esistenza o l’inesistenza di un

distinto stato o di un rapporto giuridico che rappresenti un mero antecedente logico di

questa. Tali questioni si chiamano pregiudiziali di merito. Un rapporto giuridico potrà dar

luogo a una questione pregiudiziale se oggetto del giudizio è un diritto o un rapporto

giuridico da esso dipendente o derivato o con esso incompatibile. Il giudice dovrà conoscere

e risolvere anche le questioni pregiudiziali come mezzo al fine di decidere la questione.

Tuttavia di regola l’esame della questione pregiudiziale avverrà incidenter tantum, cioè

soltanto come passaggio obbligato dell’iter logico della decisione vera e propria. Si potrà dire

che la questione pregiudiziale forma oggetto di cognizione ma non di decisione con effetti di

giudicato e la soluzione data alla questione pregiudiziale sarà vincolante soltanto agli effetti

della decisione data alla questione principale. Per questa ragione la questione pregiudiziale

non estende di per sé l’oggetto del processo e non sposta la competenza.

→ La domanda di accertamento incidentale: alle parti è lecito chiedere che il giudice conosca

e decida la questione pregiudiziale. In tal caso si avrà una domanda di accertamento

incidentale che amplierà l’oggetto del giudizio e del giudicato fino a comprendervi la

questione pregiudiziale.

→ Accertamento incidentale ex lege: altre volte è la legge che trasforma obbligatoriamente la

questione pregiudiziale in causa pregiudiziale, con analoghe conseguenze. Non tutte le

questioni pregiudiziali possono tuttavia divenire oggetto di domanda di accertamento

incidentale. Una questione pregiudiziale può essere oggetto di domanda di accertamento

incidentale solo se ha le caratteristiche necessarie per poter essere proposta come autonoma

controversia.

La dottrina discorre di:

pregiudizialità logica: tutte le questioni e i problemi che costituiscono altrettanti

antecedenti logici della decisione.

pregiudizialità giuridica: questioni che oltre a costituire degli antecedenti logici della

decisione potrebbero anche essere proposte come controversia autonoma.

→ Le questioni preliminari di rito o eccezioni processuali: l’esame del merito presuppone la

validità del processo e l’esistenza dei requisiti dell’azione. Il processo deve spiegarsi su se

stesso e controllare la sua propria idoneità ad adempiere alla sua funzione. Le questioni che

possono provocare questa cognizione preliminare (questioni preliminari di rito) possono

avere per oggetto i seguenti punti:

validità e regolarità formale degli atti processuali. La nullità della domanda porta alla nullità

dell’intero processo

i presupposti processuali, che sono condizione di regolare costituzione del rapporto

processuale. La loro assenza è di ostacolo alla trattazione del merito

→ I presupposti processuali: sono presupposti processuali:

la giurisdizione e la capacità specifica (competenza) del giudice a cui fu proposta domanda

la capacità e la legittimazione formale delle parti

l’assenza di impedimenti derivanti dalla litispendenza

le condizioni dell’azione

→ Efficacia e modalità della decisione delle questioni preliminari di rito: la nullità formale

della domanda non impedisce la sua riproposizione. Il difetto di presupposti processuali

implica impossibilità di esercizio dell’azione in quel processo così come fu proposto ma non

è di ostacolo alla riproposizione dell’azione in altro processo nel quale il giudice sarà libero

di decidere con piena indipendenza. Il difetto delle condizioni dell’azione non riguarda quel

determinato processo ma l’azione in sé, che non potrà riproporsi

→ Regime di rilevabilità delle questioni/eccezioni processuali: per la nullità degli atti

processuali dispone l’art.156 c.p.c.. Il difetto dei presupposti processuali e delle condizioni

d’azione è di regola rilevabile d’ufficio a meno che non sia condizionato all’eccezione della

parte (eccezione processuale) per l’incompetenza provvede l’art.38 c.p.c.. Per la

litispendenza e la continenza l’art.39..

Giudizio di diritto e giudizio d’equità

→ Giudizio di diritto: di regola il giudice, dopo aver ricostruito la verità dei fatti di una

causa, è tenuto ad applicare ad essi in tutto il suo rigore la regola giuridica che si desume

dalla legge per la fattispecie sottoposta al suo giudizio. La sua attività di giudicare è

strettamente vincolata dal diritto vigente (art.113 c.p.c).

→ Giudizio di equità: in via eccezionale è consentito al giudice di ricavare il criterio del suo

giudizio con maggiore libertà da fonti diverse, adattandolo a circostanze del caso concreto.

L’equità è un correttivo alla rigida applicazione della regola astratta che permette di piegarla

e conformarla alla necessità del singolo caso. Equità non è però arbitrio del giudice. Il

giudice di pace decide secondo equità le cause il cui valore non eccede millecento euro, salvo

quelle da rapporti giuridici di contratti conclusi mediante moduli o formulari. Tutti gli altri

giudici quando la causa riguarda diritti disponibili delle parti che ne fanno concorde

richiesta. La sentenza d’equità ex art. 114 non è appellabile mentre può essere impugnata per

cassazione. In altri casi un potere analogo è attribuito al giudice dalla legge per la

determinazione con apprezzamento discrezionale di alcuni elementi del rapporto giuridico

controverso. Casi in cui la formulazione di una regola astratta è impossibile e la legge non

può fare nulla più che indicare i criteri direttivi a cui il giudice dovrà attenersi per formulare

una regola giuridica concreta conforme alla giustizia. L’apprezzamento dev’essere equo, non

arbitrario. Non c’è limite di impugnazione in questi casi.

Classificazione delle azioni di cognizione

Si distinguono in 3 categorie:

azioni di mero accertamento

azioni di condanna

azioni costitutive

la distinzione è data dall’effetto caratteristico proprio delle sentenze. In alcuni casi, come per

l’equità, il giudice può determinare con apprezzamento discrezionale alcuni elementi.

Azione di mero accertamento

Scopo di eliminare l’incertezza intorno all’esistenza di un rapporto giuridico. La sentenza è

detta di mero accertamento o dichiarativa.

→ Sentenze di cognizione e accertamento: l’accertamento è la necessaria premessa per


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti dal "Manuale di diritto processuale civile" di E. T. Liebman, per l'esame di Diritto processuale civile riguardanti le azioni di procedura civile, con particolare attenzione ai seguenti argomenti: l’iniziativa del processo, il principio della domanda, imparzialità, diritto e processo, tre elementi dell'azione, l’azione come diritto al giudizio di merito.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Vanz Maria Cristina.

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