Estratto del documento

_____________________Management - Prof. Barbara del Bosco____________________

CAPITOLO 2 - La varietà dei contesti nazionali e settoriali

2.01 I fattori che creano la varietà delle imprese__________________________________

si fonda sull’idea che esista

Il paradigma microeconomico neoclassico un unico modello efficiente ed efficace

all’interno di uno specifico contesto competitivo.

di impresa Infatti, secondo tale teoria, i meccanismi concor-

di mercato eliminano l’eventuale diversità

renziali tra le imprese, le quali, se mantenessero un modello diffe-

rente da quello più efficace, risulterebbero non competitive. Quindi nel mercato vi è spazio per un unico modello

di impresa caratterizzata da superiorità competitiva (proprio per questo, in un dato mercato, le imprese hanno

strutture e comportamenti simili).

paradigma si basa sull’accettazione del fatto che la diversità delle imprese, all’in-

Il superamento del succitato

terno di un contesto competitivo, è un fatto strutturale ed ineliminabile. Ovviamente ci saranno imprese capaci

di conseguire risultati migliori ma non possiamo affermare che alcuni di questi modelli di impresa siano destinati

a scomparire dal mercato.

Esistono diversi tipi di fattori che per cui le imprese si differenziano:

• FATTORI CONTEXT SPECIFIC: le imprese sono condizionate dalla fitta rete di rapporti che esse in-

staurano all’interno del deve adattarsi all’ambiente circo-

contesto in cui operano; quindi ogni impresa

stante tenendo conto delle variabili socioculturali che lo caratterizzano (es. differenti sistemi politico-isti-

tuzionali e normativi, differenti sistemi finanziari e tecnologici);

• FATTORI INDUSTRY SPECIFIC: le imprese si distinguono in base al settore in cui operano (es.

l’appartenenza al settore high tech piuttosto che a quello low tech comporta un maggiore investimento in

attività knowledge intensive e in R&S), al tipo di offerta che propongono (es. aziende che offrono beni

materiali e aziende che offrono servizi) oppure alla natura del processo produttivo;

• fattori interni all’impresa

FATTORI FIRM SPECIFIC: fanno riferimento a diversi (es. differenti di-

mensioni e modelli di governance o necessità di risorse differenti, materiali o immateriali);

– contesto di riferimento dell’impresa______________________________________

2.02 Il

L’impresa vive all’interno un “ecosistema” composto da numerosi attori con i quali

di interagisce ed instaura

quell’insieme

differenti relazioni. Una parte di questi attori costituisce gli stakeholder, di soggetti portatori di

decisioni dell’impresa.

interessi che influenzano le Sono stakeholder i clienti, i dipendenti, i fornitori, i finanziatori

(sia azionisti, ovvero shareholder, sia banche). Le connessioni con i diversi stakeholder possono essere di diversi

tipi:

• Relazioni formali o informali;

• Relazioni unilaterali o bilaterali;

• Relazioni con conseguenze intense o con conseguenze deboli;

• Relazioni cooperative o competitive;

• Relazioni da cui derivano vincoli o da cui derivano opportunità.

si definisce “strutturalismo” il

STRUTTURALISMO: modello teorico che tende a spiegare la competitività di

un’impresa in funzione dell’ecosistema in cui essa è collocata. La diversità delle imprese in termini di strategia

e performance viene spiegata unicamente dalle differenze riscontrabili nel sistema sociale e istituzionale in cui

sono radicate.

L’impresa ha limitati gradi di libertà (si dice che essa sia un sistema parzialmente aperto perché ha discrezionalità

nel decidere in che modo interagire con l’ambiente circostante es. se tutti i competitor abbassano prezzi non

sono obbligato a farlo anche io). In particolare ci sono due diversi ecosistemi che contribuiscono a rendere com-

l’ecosistema e l’ecosistema

prensibile le differenze tra le imprese: nazionale settoriale.

2.03 La diversità dei capitalismi nazionali_______________________________________

Ogni sistema capitalistico plasma e modella, con le proprie regole, la natura e la dinamica delle imprese in esso

radicate. In particolare sono molto rilavanti le differenze tra i capitalismi dei vari paesi occidentali.

IL CAPITALISMO ANGLOSASSONE - PUNTI DI FORZA

▪ Ruolo centrale della borsa valori: il mercato azionario (in particolare la borsa valori) costituisce un perno

fondamentale del modello capitalistico anglosassone assolvendo tre funzioni principali:

poiché non dev’essere

o finanziamento delle imprese con capitale di rischio (≠ capitale di debito

restituito);

o Monitoraggio sul comportamento delle imprese e sulle loro prestazioni da parte di investitori

istituzionali;

Trasferimento della proprietà dell’impresa

o (tutelando anche gli azionisti di minoranza e sosti-

tuendo una proprietà inefficiente con una maggiormente efficiente);

▪ Flessibilità del mercato del lavoro: le imprese sono libere di assumere e licenziare i propri dipendenti

senza particolari oneri e in tempi rapidi in tutti i settori;

▪ Ruolo centrale della concorrenza tra le imprese: la concorrenza nei paesi anglosassoni è promossa e

favorita ed è resa innocua dalle leggi antitrust che evitano la comparsa di situazioni di monopolio;

▪ Ruolo centrale degli investimenti in R&S militare: la R&S militare finanziata dal governo statunitense

ha portato ad un enorme sviluppo dei settori ad essa collegati.

IL CAPITALISMO TEDESCO - PUNTI DI FORZA

▪ Ruolo centrale di alcuni settori manifatturieri: si tratta dei c.d. settori scale intensive (automobilistico,

chimico, meccanico, metallurgico), all’interno dei quali operano imprese di grandi dimensioni capaci di

essere competitive su numerosi mercati internazionali;

▪ Ruolo centrale della ricerca scientifica: la Germania concentra le sue ricerche al fine di favorire lo svi-

luppo dei succitati settori manifatturieri;

▪ Ruolo centrale dei rappresentanti dei lavoratori all’interno degli organi decisionali delle imprese: nei

Consigli di sorveglianza delle grandi imprese tedesche dev’esserci un certo numero di rappresentanti dei

lavoratori (≠ Stati Uniti). In questo modo si diminuisce il tasso di conflittualità tra con il datore di lavoro e

si contribuisce ad innalzare i livelli di produttività aziendale;

▪ Presenza di banche miste: le banche miste oltre a prestare crediti a breve, medio e lungo termine possono

anche diventare proprietarie delle imprese acquistandone le azioni;

IL CAPITALISMO FRANCESE - PUNTI DI FORZA

▪ Ruolo centrale dello Stato nello sviluppo industriale: lo Stato francese ha sempre effettuato numerosi

investimenti atti a favorire lo sviluppo di tali settori

▪ Ruolo centrale dello stato nell’economia tramite la proprietà, parziale o totale, di molte imprese in

alcuni settori strategici

▪ Ruolo centrale dello Stato nel proteggere gli assetti proprietari nazionali: lo Stato francese tende a

tutelare le proprie imprese a discapito di quelle straniere

IL CAPITALISMO ITALIANO - CARATTERISTICHE GENERALI

▪ “tradizionali”: l’Italia è fortemente specializzata nei settori

Specializzazione manifatturiera nei settori

tradizionali quali l’alimentare, il tessile, l’abbigliamento, le calzature, l’orafo, il mobile e le ceramiche. I

settori high-tech non sono molto avanzati;

▪ Concentrazione della proprietà delle imprese nelle mani di un nucleo familiare: la concentrazione

della proprietà di una singola impresa nelle mani di una persona o di un nucleo familiare (si pensi a Brembo,

Barilla, Ferrero) comporta una forte concentrazione azionaria (il primo azionista possiede sempre una parte

estremamente superiore rispetto agli altri azionisti). Inoltre, nonostante l’impresa familiare sia la forma di

governance più diffusa in Europa in Italia gli imprenditori hanno difficoltà ad assumere manager esperti

estranei al nucleo familiare (infatti spesso i ruoli manageriali sono ricoperti da membri della famiglia);

▪ Presenza di distretti industriali: una peculiarità del sistema manifatturiero italiano riguarda la presenza

di numerosi distretti industriali, ovvero comunità di imprese di piccola dimensione concentrate in una ri-

stretta area geografica e coinvolte in vari stadi e in vari modi nella produzione di beni omogenei. Tali

formati dall’agglomerazione di numerose piccole e medie imprese ciascuna specializ-

distretti sono quindi

zata in una singola fase della lavorazione di un certo prodotto (forte divisone del lavoro). Un sistema simile

funziona solo se si hanno forti legami di fiducia tra lavoratori e proprietari delle diverse imprese coinvolte;

All’interno dei

infatti questi spesso sono legati da rapporti di parentela o sono amici. distretti si sviluppano

forti conoscenze relative al settore in cui essi operano e, solitamente, anche la formazione scolastica è

l’attività distrettuale.

indirizzata verso Nei distretti si ha una c.d. specializzazione flessibile poiché si con-

distretto opera su larga scala

cilia il lavoro su larga scala e quello su piccola scala (l’intero grazie al lavoro

conciliato di molte piccole imprese). Un quarto delle imprese italiane opera in distretti.

▪ Una dimensione medio-piccola delle imprese: circa il 95% delle imprese italiane impiega meno di dieci

addetti. Ciò non sempre è vantaggioso, infatti spesso piccoli e medi imprenditori preferiscono non vendere

parte della loro impresa ad investitori specializzati che diventando soci apporterebbero capitali importanti;

▪ Basso livello di ricerca e sviluppo: le imprese manifatturiere non investono in R&S al fine di favorire

innovazioni tecnologiche e di prodotto. Invece le imprese industriali innovano dal punto di vista del design

e della creatività (es. abiti e moda);

▪ Assenza di un sistema di banche miste: in Italia dopo la crisi finanziaria degli anni 30 si è preferito

diminuire il rischio delle banche facendole diventare “pure”. Chiaramente una banca di questo tipo non

può effettuare prestiti elevati.

2.03 La diversità del settore economico (fattore industry specific)_____________________

A seconda del settore cambiano molte caratteristiche del contesto competitivo che influenzano il comportamento

strategico dell’impresa. Infatti, per esempio, settori diversi presentano diversi tipi di regolamentazione richiedono

differenti fabbisogni finanziari ed attribuiscono peso diverso a tecnologia e internazionalizzazione.

Secondo una tradizionale classificazione i settori produttivi sono quattro:

• Settore primario: comprende attività di sfruttamento delle risorse naturali (es. attività agricole, zoo-

tecniche, ittiche ed estrattive);

• Settore secondario: comprende attività di trasformazione delle materie prime in prodotti finiti destinati

al consumo (attività industriali, attività di produzione delle energie e attività di costruzioni edilizie);

• Settore terziario: è il settore dei servizi e comprende tutte le attività di distribuzione commerciale dei

prodotti, quelle alberghiere, quelle bancarie e assicurative quelle dello spettacolo, quelle di trasporto;

• Settore quaternario o terziario avanzato: comprende, ad esempio, i servizi di consulenza scientifica o

di marketing, le attività del settore informatico (chi produce software), della telematica.

Con lo sviluppo economico cresce progressivamente il peso dei settori terziario e terziario avanzato e si sviluppa

svolte all’interno di imprese

il terziario implicito (che comprende attività industriali destinate a beni intangibili

industriali che producono beni tangibili, es. le attività di R&S).

Differenze tra la gestione di un’impresa di servizi e di un’impresa industriale “pro-

- Le aziende di servizi, a differenza di quelle industriali, hanno un output immateriale e la qualità dei

non può essere testata

dotti” preventivamente (es. taglio di capelli dal parrucchiere);

- I servizi, a differenza dei prodotti materiali, non possono essere stoccati e ciò, nonostante azzeri i costi di

avrà un’elevata domanda

stoccaggio fa sorgere diversi problemi: per esempio, un hotel sul mare ad agosto

(per risolvere questo problema il proprietario dell’hotel può modificare i prezzi in

ed una ridotta a gennaio

base alla stagione);

- Alcuni servizi non possono essere erogati a distanza (anche se alcuni possono venire erogati online)

mentre i beni materiali possono essere spediti dal venditore e ricevuti dall’acquirente.

Pavitt propose una classificazione dei settori industriali (settore secondario) in base alle caratteristiche innovative

delle varie imprese:

• →

Settori science based include imprese high tech che prevedono un elevato livello di investimenti in

La fonte dell’innovazione è sia interna all’impresa sia derivante da laboratori di ricerca esterni (es.

R&S.

università);

• Settori scale intensive: include imprese caratterizzate da grandi dimensioni che producono, in genere,

materie prime o prodotti di consumo durevoli (es. automobili, elettrodomestici ecc.) destinati ad un mercato

di larga scala. In questi casi la fonte dell’innovazione all’impresa, indotta dai for-

è sia interna sia esterna

nitori;

• →

Settori specialised suppliers include piccole imprese specializzate (es. meccanica di precisione). Si

tratta di un’innovazione basata sul saper fare, sulle abilità e sulla cooperazione non sulla ricerca scientifica;

• in cui la fonte dell’innovazione

Settori supplier-dominated: include imprese è prevalentemente esterna

ad essa e dipende principalmente dalle innovazioni generate dai fornitori.

CAPITOLO 3 - La varietà dimensionale e di governance delle imprese

– dimensione d’impresa

3.01 La diversità della (fattore firm specific) ___________________

Secondo l’Unione Europea a livello dimensionale le imprese sono classificate in:

• 2 mln € di fatturato/y;

Microimprese: meno di 10 dipendenti,

• mln € di fatturato/y;

Piccole imprese: meno di 50 dipendenti, 2-10

• mln € di

Medie imprese: meno di 250 dipendenti, 10-50 fatturato/y;

• 50+ mln € di fatturato/y.

Grandi imprese: più di 250 dipendenti,

3.02 La grande impresa______________________________________________________

CARATTERISTICHE DELLA GRANDE IMPRESA

• anche nelle piccole e medie imprese talvolta si ha l’ap-

Apporto dei manager nelle attività di governo: Naturalmente l’apporto dei

porto di manager ma nelle grandi imprese questo è relativamente maggiore.

manager dipende dalla tipologia di grande impresa ovvero dal rapporto tra proprietari e direttori (manager).

Si distinguono, in tal senso, tre tipi di impresa:

o Imprese familiari: imprese governate da proprietari (membri di una o poche famiglie) e manager.

All’interno di questo tipo di impresa il manager ha poca libertà ed è spesso limitato dal volere dei

proprietari;

o Public company: imprese con molti azionisti (ciascuno con poco capitale sociale) che delegano

uno o più manager. La proprietà è molto frammentata e, per questo, assenteista e ciò permette ai

manager di avere maggiore libertà d’azione (non pressati da alcun vero e proprio azionista di mag-

gioranza ed essendo, i piccoli azionisti, solo interessati a percepire dividendi soddisfacenti). Tutta-

via la preoccupazione del management di perseguire un risultato percepibile dai piccoli azionisti

può disincentivare gli investimenti innovativi, avendo questi effetti a medio-lungo termine. La pu-

blic company è molto diffusa negli USA ma è pressoché inesistente in Italia;

o Imprese con proprietà organizzata e gestita da manager: sono imprese in cui si ha frammenta-

zione del capitale azionario ma quote rilevanti di esso sono gestiste da istituzioni finanziarie come

banche, fondi di gestione delle pensioni o fondi di investimento.

• Capacità di organizzazione autonoma di taluni fattori di produzione: le grandi aziende riescono a ge-

stire autonomamente alcuni fattori di produzione (attività di R&S, formazione, disponibilità e acquisizione

di risorse finanziarie);

• Potere di condizionamento nei confronti di soggetti esterni: le grandi imprese riescono maggiormente

ad influenzare il mercato ed i soggetti esterni (influenzano la clientela avendo la capacità di acquisire ed

elaborare informazioni sul comportamento dei consumatori, influenzano i fornitori grazie al loro elevato

volume di attività, influenzano la pubblica amministrazione garantendo numerose posizioni lavorative);

• La frequente strutturazione a gruppo: spesso le grandi imprese non sono società uniche ma gruppi con

manager a capo delle singole unità;

VANTAGGI DELLA GRANDE IMPRESA

• Possibilità di conseguire economie di scala: ciò permette alle grandi imprese di produrre a costi più bassi;

• Attenta divisione del lavoro e conseguente maggiore specializzazione: una grande impresa può permet-

tersi una forte divisione del lavoro e, di conseguenza, una maggiore specializzazione nelle varie attività

(investe in risorse umane assegnate a specifiche funzioni);

• transazioni di mercato attraverso l’internalizzazione dello

Riduzione dei rischi associati alle stesso:

con “internalizzazione del mercato” si indica la produzioni dei fattori necessari all’attività aziendale all’in-

terno della stessa, senza dover ricorrere a fornitori esterni i quali, ovviamente, guarderebbero ai loro inte-

ressi e non a quelli dell’azienda;

• Capacità di influenzare il mercato

LIMITI DELLA GRANDE IMPRESA

• Scarsa flessibilità e mancanza di rapidità nella risposta ai mutamenti del mercato

3.02 La piccola impresa_____________

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 72
Management, prof Del Bosco Pag. 1 Management, prof Del Bosco Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Management, prof Del Bosco Pag. 71
1 su 72
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuel.r di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Del Bosco Barbara.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community