Indice
LA GESTIONE DELL’IMPRESA COME CREAZIONE DI VALORE
1. L’impresa come creazione di ricchezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 2
2. La creazione di valore economico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 2
3. La dimensione strategica gestionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 3
4. La responsabilità di impresa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 4
TEORIE E MODELLI DI IMPRESA
5. Le teorie sull’organizzazione interna dell’impresa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 6
6. Le teorie sui rapporti con l’ambiente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 9
7. Il sistema di portatori di interesse: gli stakeholder primari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 11
8. Gli stakeholder secondari e la gestione del sistema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 13
9. Il vantaggio competitivo e la dinamica concorrenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 14
10. Gli effetti competitivi della dinamica non concorrenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 16
LA CORPORATE GOVERNANCE
11. Ruolo e significato della corporate governante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 17
12. I rischi della discrezionalità manageriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 19
13. Gli strumenti interni di corporate gorvernance . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 20
14. Gli strumenti esterni di corporate governance . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 22
15. La governante nei principali paesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 24
LA GESTIONE DELL’IMPRESA
16. Direzione, organizzazione e strategia: alcuni concetti di base per la gestione d’impresa . . . . . . . . . . . . Pag. 28
17. Management strategico in contesti dinamici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 33
18. La gestione strategica dei processi di sviluppo dell’impresa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 36
19. La gestione strategica dei processi di innovazione tecnologica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 40
20. La gestione commerciale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 43
21. La gestione delle operation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 46
22. La gestione finanziaria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 50
23. La gestione dei rischi e la protezione delle risorse aziendali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 53
24. La gestione del valore d’impresa e la misurazione delle performance . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 57
1
LA GESTIONE DELL’IMPRESA COME CREAZIONE DI VALORE
1. L’impresa come creazione di ricchezza
2. La creazione di valore economico
2.1 IL CONCETTO DI VALORE
La ricchezza investita dalla proprietà in un’impresa è rappresentata dal “capitale netto” (o “mezzi propri”)
che è composto da:
Conferimenti dei soci effettuati al momento della fondazione dell’impresa e, eventualmente, in
momenti successivi (capitale sociale);
Utili e perdite;
Prelievi effettuati dai proprietari, che nel caso di S.p.A. prendono la forma di dividendi.
Quindi, il capitale netto rappresenta la quota di ricchezza che è stata investita dalla proprietà nell’impresa,
aumentata o diminuita dai risultati storicamente ottenuti e al netto di trasferimenti di ricchezza dall’impresa
verso gli azionisti. Se il capitale netto > capitale sociale vuol dire che la ricchezza è aumentata; al contrario ha
subito una decurtazione. Però, il capitale netto non rappresenta correttamente il valore effettivo della
ricchezza investita dagli azionisti. Il concetto di capitale netto guarda al passato, ma il concetto di ricchezza
degli azionisti deve guardare al futuro, ossia ai redditi che l’impresa sarà in grado di generare (concetto di
valore di capitale economico): somma attualizzata dei benefici che l’impresa apporterà ai soci:
D = dividendo
= costo del capitale proprio
(rendimento atteso degli azionisti)
La creazione di ricchezza degli azionisti si traduce nell’obiettivo di aumentare W; in pratica il management
deve individuare investimenti redditizi, o eliminare quelli che non lo sono.
Il capitale economico non è un concetto astratto; esprime una capacità reddituale, e quindi una concreta
capacità di trasformare risorse in beni utili, inoltre, se un’impresa ha capacità reddituale, questa può provare
un riconoscimento immediato nei mercati finanziari, in particolare nella Borsa. I prezzi cui passa di mano la
proprietà delle imprese (valori di mercato) tendono ad avvicinarsi ai valori di capitale economico delle
stesse, calcolati secondo le migliori stime dei flussi futuri. È una buona pratica che le imprese si impegnino
anche alla diffusione di valore di capitale economico affinché il nuovo valore si trasfonda in aumentati valori
di mercato.
2.2 SVILUPPI STORICI
Teoria Neoclassica: unico soggetto decisore, perfetta razionalità, perfetta informazione; l’obiettivo
dell’impresa è la massimizzazione del profitto. Poi, però, grazie all’introduzione della teoria della creazione di
valore nata negli Stati Uniti dalla seconda metà degli anni Ottanta percependo un value gap (differenza tra
valore potenziale che le imprese avrebbero potuto generare, impiegando risorse in modo efficiente); spesso
si attribuisce a questo fenomeno il notevole incremento della produttività del lavoro negli Stati Uniti durante
gli anni Novanta, parallelamente all’esplosione dei prezzi di Borsa.
L’obiettivo del valore spinge i manager e le imprese verso un’economicità e una creazione di ricchezza di cui
possano beneficiare tutti gli stakeholder. Questo obiettivo risulta:
Razionale in quanto ispira la sopravvivenza e lo sviluppo dell’impresa a lungo termine;
Largamente condivisibile da tutti coloro che hanno interesse alla vitalità dell’impresa;
Stimolante della professionalità e della fantasia di imprenditori e manager;
Misurabile perché sarebbe inutile definire obiettivi non misurabili e quindi non poter verificare se
siano stati raggiunti.
Oggi, la creazione di valore è ormai una sorta di obiettivo “ufficiale” delle imprese, riconosciuto e incluso
nelle mission aziendali. 2
2.3 L’IMPRESA ORIENTATA AL VALORE
Nella gestione orientata al valore ci sono due aspetti:
INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE che partono da un esame del quadro estente individuando le
attività che non generano valore e quelle che hanno bisogno di miglioramenti.
VALUE-BASED MANAGEMENT (VBM) che consiste nell’introdurre sistemi operativi che determinino,
dopo la ristrutturazione, un costante orientamento al valore.
Mentre le ristrutturazioni sono rare ed eccezionali questi sistemi entrano a far parte della gestione
quotidiana. Il VBM è costituito da tre componenti:
Misurazione del valore creato;
Pianificazione degli investimenti e delle scelte aziendali;
Sistema di incentivazione per ottenere che i manager facciano scelte indirizzate alla creazione di
valore per gli azionisti.
3. La dimensione strategica gestionale
3.1 LE LEVE DELLA CREAZIONE DI RICCHEZZA
L’attività dell’impresa deve essere indirizzata a beneficio degli stakeholder coinvolti; questo si traduce in un
orientamento alla ricerca di investimenti che creino valore. Il successo dell’impresa è ottenuto attraverso
una serie di azioni a vari livelli organizzativi, ciascuno dei quali deve guardare alla generazione di valore
economico. Questo valore può essere visto come la risultante finale di una serie di leve che si collocano in
singole aree operative. Il valore economico è il risultato di una serie di variabili:
Durata della crescita, ossia la capacità dell’impresa di mantenere un certo tasso di sviluppo;
Le grandezze di conto economico (fatturato, margini operativi, aliquota fiscale);
Gli investimenti in capitale fisso e circolante;
Il costo del capitale.
Queste leve dipendono sempre da scelte che sono in grado di influenzarle; le scelte sono:
SCELTE STRATEGICHE: scelte volte all’ottenimento di un vantaggio economico;
SCELTE OPERATIVE: sono scelte di gestione concrete e specifiche attraverso le quali perseguo la mia
strategia;
SCELTE DI FINANZIAMENTO: volte a trovare un mix di fonti che assicuri le risorse necessarie per la
politica di sviluppo aziendale e che minimizzi il costo del capitale;
SCELTE DI INVESTIMENTO: volte a impiegare in modo razionale le risorse finanziarie aziendali, nel
rispetto degli obiettivi di rendimento.
3.2 LE SCELTE STRATEGICHE: IL VANTAGGIO COMPETITIVO
Sono scelte volte all’ottenimento di un vantaggio competitivo (VC); tutte le risorse aziendali devono essere
mobilitate in uno sforzo comune di creazione di vantaggi duraturi mediante scelte strategiche. La creazione
di valore per gli azionisti richiede un vantaggio competitivo. Un’impresa crea VC quando il valore di lungo
termine del suo output e delle sue vendite è più grande dei costi totali, compreso il costo del capitale. Per
arrivare ad un vantaggio competitivo ci sono due condizioni da soddisfare:
1) Creare ricchezza attraverso una produzione efficiente;
2) Disporre di posizioni di forza per appropriarsi di almeno parte del valore.
3
3.3 LE SCELTE OPERATIVE: FUNZIONI E PROCESSI
Sono volte a massimizzare l’efficienza e le vendite, date le scelte strategiche. Le numerose attività svolte in
impresa sono articolate in funzioni:
FUNZIONI PRIMARIE riguardanti l’attività fondamentale di creazione di ricchezza (produzione,
vendita, distribuzione, logistica);
FUNZIONI DI SUPPORTO volte a creare i presupposti affinché le prime possano operare nelle migliori
condizioni (organizzazione e personale, amm. e controllo, finanza ecc..)
La moltiplicazione delle funzioni è avvenuta nel corso del tempo in risposta alle diverse difficoltà che le
imprese si sono trovate ad affrontare nei diversi momenti storici:
CARATTERISTICHE FUNZIONE EMERGENTE
Produzione di massa
ANNI ‘50 PRODUZIONE
Rallentamento domanda
ANNI ‘60 MARKETING
Crisi economiche e sociali
ANNI ‘70 FINANZA, PIANIFICAZIONE STRATEGICA
Ripresa economica, scienza come strumento competitivo
ANNI ‘80 LOGISTICA, GESTIONE DELL’INNOVAZIONE
Influenza dei fattori non competitivi
ANNI ‘90 PROTEZIONE AZIENDALE
ANNI ’50: fase di esplosione della produzione di massa, la sfida della gestione era la tecnologia di produzione su larga
scala PRODUZIONE
ANNI ’60: raggiungimento della piena occupazione, ricerca di nuovi sbocchi differenziando i prodotti, e farsi maggiore
MARKETING
concorrenza
ANNI ’70: dopo periodi di crisi con alta inflazione e alti tassi d’interesse si affermò la funzione della FINANZA e della
PIANIFICAZIONE AZIENDALE intesa come attività interna di coordinamento delle scelte e delle azioni di organizzazione.
ANNI ’80: ritorna la questione della produzione staccandosi progressivamente verso la LOGISTICA dati i sistemi
produttivi più versatili. Grazie allo sviluppo dell’informatica e delle telecomunicazioni si riscopre la GESTIONE DELLA
TECNOLOGIA E DELL’INNOVAZIONE
ANNI ’90: influenza dei fattori “non competitivi” come la tutela dell’ambiente naturale, la salute e sicurezza sul lavoro
ecc… è quindi emersa una nuova funzione che ha lo scopo di tutelare il valore economico da tutti i fattori di rischio di
PROTEZIONE
origine non competitiva AZIENDALE
La prospettiva funzionale deve essere affiancata da quella per processi; per “processo” si intende un insieme
di attività, svolte in modo sequenziale o parallelo per realizzare una certa prestazione (es: evasione degli
ordini, creazione di un nuovo prodotto).
L’ottica per processi permette di superare le problematiche di frazionamento e scarso coordinamento delle
attività tipiche dell’organizzazione funzionale. L’attenzione viene posta all’intero percorso che conduce
all’output.
L’aggregazione di più processi omogenei rappresenta un MACROPROCESSO.
4. La responsabilità di impresa
4.1 IL CONTESTO SOCIO-AMBIENTALE DELL’ATTIVITÀ DI IMPRESA
In questo quadro, il fenomeno della globalizzazione assume un’importanza particolare, in quanto esso è allo
stesso tempo un’importante fonte di crescita e cambiamento per le imprese. I fattori di cambiamento sono:
GLOBALIZZAZIONE (determina cambiamenti drammatici, scaturisce in un problema politico con i primi
gruppi contro le imprese);
IPERCOMPETIZIONE (confronto competitivo elevato, nessuno ha il VC per il lungo periodo);
QUESTIONE AMBIENTALE (crescita della sensibilità del pubblico verso i temi dell’ecologia);
CORPORATE GOVERNANCE
Le imprese sono chiamate ad un’interazione bilanciata fra valore degli azionisti ed interessi degli
stakeholder; deve essere sviluppata una strategia di responsabilità sociale.
4
4.2 SCELTE DI IMPRESA E RESPONSABILITÀ SOCIALE
Uno dei principali ostacoli alla formulazione di una strategia di responsabilità sociale è il fatto che spesso,
all’atto pratico, i costi o i benefici economici delle diverse scelte possibili sono poco chiari. Su questo tema si
scontrano due teorie: la prima, pessimistica, sostiene che la responsabilità di impresa dovrebbe ridursi al
rispetto dei contratti e delle norme di legge; la seconda, ottimistica, sostiene che la responsabilità sociale
contribuisce al successo dell’impresa e alla creazione di ricchezza degli azionisti, in quanto innesca circoli
virtuosi in cui l’impresa ottiene fiducia, reputazione e altre risorse “sociali” che gli stakeholder diversamente
non concederebbero. Nessuna di queste teorie è corretta se intesa come teoria generale sulle scelte
aziendali. L’impresa si trova di volta in volta di fronte a situazioni diverse, in cui i rapporti fra gli interessi
degli azionisti e quelli degli altri stakeholder variano. Questa matrice (value matrix) classifica le scelte di
imprese sulla base di due variabili:
La presenza di norme che regolino una certa materia;
Il fatto che un dato comportamento, crei o distrugga valore per gli azionisti.
Positivo Valore per gli azionisti Negativo
No Scelte strategiche Scelte altruistiche
Presenza
di norme Osservanza volontaria Osservanza obbligatoria
Sì
4.3 LA CORPORATE SOCIAL RESPONSABILITY
Indica l’impegno a comportarsi in modo corretto, indipendentemente dal semplice rispetto degli obblighi
previsti dalle leggi e dalle norme etiche individuali. La CRS è una dimensione che dovrebbe interagire con
tutti gli ambiti della gestione aziendale: con gli aspetti finanziari, produzione, marketing, risorse umane e
più in generale con le strategie e le politiche aziendali. La CRS si basa sul presupposto per il quale
l’impresa dovrebbe realizzare uno sviluppo sostenibile ovvero creando valore per gli azionisti e
realizzando una conservazione nel tempo del capitale ambientale, sociale e umano.
5
TEORIE E MODELLI DI IMPRESA
5. Le teorie sull’organizzazione interna dell’impresa
5.1 PREMESSA: L’IMPRESA COME RISPOSTA A UN PROBLEMA FORMATIVO O COGNITIVO?
Nel tempo, gli studi sulla teoria dell’impresa hanno cercato di dare risposta a due grandi categorie di quesiti:
1. Perché esistono le imprese e come funzionano internamente;
2. Come si rapportano le imprese con l’ambiente esterno e cosa spiega la loro diversità.
La figura 5.1 sintetizza:
Le teorie di impresa di impostazione «contrattuale», secondo le quali l’impresa è essenzialmente
una risposta a un problema informativo;
Le teorie di impostazione «cognitiva», secondo cui l’impresa è una risposta a un problema di
creazione di risorse e competenze.
5.2 COSTI DI TRANSAZIONE, RISCHIO IMPRENDITORIALE E SEPARAZIONE FRA PROPRIETÀ E CONTROLLO: I
TRATTI SALIENTI DELLE TEORIE DI IMPRESA
Nei primi anni del secolo scorso, pur in presenza di un pensiero neoclassico dominante, sono presenti alcuni
contributi teorici i cui concetti portanti ancora oggi dominano nel dibattito sule teorie di impresa.
Le imprese esistono perché il costo per gestire
COSTI DI TRANSAZIONE scambi di mercato può a volte essere superiore
(Coase, 1937) al costo per gestire tali transazioni all’interno Distrugge la teoria
di un’impresa organizzata. Questi costi per Neoclassica che negava
“l’uso” dei sistemi di mercato si definiscono l’esistenza di costi di
costi di transazione e rappresentano elementi transazione, in quanto
di inefficienza negli scambi (non esiste esiste perfezione
informazione perfetta). Quindi, le imprese dell’informazione, degli
esistono in quanto all’interno di esse può scambi e dei mercati
risultare più conveniente coordinar
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