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MANAGEMENT

Creatività

La creatività non è semplicemente la capacità di creare un opera unica, nuova ma è la capacità di mettere

in connessione elementi noti creando qualcosa di nuovo.

Es quadro picasso: elementi noti (colori, e elementi culturali) rivisti e riassemblati in un modo nuovo

creando un opera d'arte unica.

Creatività: abilità di rispondere a ciò che ci circonda, di scegliere tra le possibilità esistenti e rispondere con

un qualcosa a ciò che ci circonda.

Creatività: è la tendenza a generare o riconoscere idee, alternative o possibilità che possono essere utili a

rispondere ai problemi. La creatività non è fine a se stessa, ma per esaudire una richiesta o per far si che

gli altri la vedano.

Creatività: è qualsiasi atto, idea o prodotto che cambia una situazione esistente. La creatività ha sempre in

se un elemento di rottura (positiva) ciò che si crea, per raggiungere i suoi obiettivi, deve essere accettato.

Quest'ultima definizione ci porta sempre più vicina all'attività scientifica: se raggiungo un obiettivo

scientifico ma questo non viene accettato dalla società → l'obiettivo viene perso.

I motivi per cui non viene accettato possono essere diversi : dati sbagliati, va contro l'etica o

semplicemente è fuori dalla moda del momento.

L'elemento comune d queste 3 definizioni è che la creatività implica la generazione di idee, la capacità di

estrarre dalla conoscenza o dall'esperienza una proposta. Queste idee non necessariamente sono nuove

in assoluto, ma vengono interpretate in modo nuovo.

La creatività è sicuramente influenzata da fattori sociali: dove esiste una pressione sociale forte sull'essere

creativo, innovativo o diverso sarà difficile far uscire la creatività (risulta un po stretta). Essendoci questa

pressione sociale la creatività dipenderà molto da chi la valuta. Meno apertura mentale, maggiore

standardizzazione avrò nei confronti della creatività.

La creatività inoltre può essere solitaria o di gruppo: anche in questo caso la pressione del gruppo porta ad

un abbassamento del livello medio di creatività. Quindi l'ambiente in cui si opera influenza molto sulla

creatività.

La creatività è anche influenzata dalla geritrocrazia, più si diventa anziani minore sarà la creatività

dell'individuo. Lo stesso se si lavora tra persone con molta differenza di età (capo molto anziano sarà meno

aperto ad utilizzare nuovi metodi che andrebbero a sostituire

quelli scoperti trent'anni fa)

la creatività di gruppo è migliore: più cervelli in gruppo sono tendenzialmente meglio di un cervello solo,

anche se non è sempre così: esistono delle situa in cui all'interno del gruppo si possono creare delle

dinamiche negative e altre in cui la tendenza alla conformità crea tendenza alla negatività: se in un gruppo

di laboratorio la pensano tutti allo stesso modo, la creatività (capacità di raggiungere risultati d'eccellenza)

sarà bassa rispetto ad un gruppo con persone aventi idee differenti.

Esistono poi i creativi: hanno molta energia e tendenzialmente questa energia non la esprimono nel

gruppo, sono furbi e ingenui allo stesso tempo, tendono ad essere disciplinati e allo stesso tempo

indisciplinati → questa descrizione ci fa capire che non esiste u creativo (non c'è una figura ideale) ma tutti

noi contemporaneamente abbiamo queste caratteristiche → tutti noi siamo creativi.

Gli elementi attraverso i quali si stimola la creatività in ogni complesso (laboratorio, azienda) sono: libertà

mentale, essere molto esperti (molte conoscenze nel settore), bisogna essere in gradi di pensare e abilità

di analizzare i problemi e vederne tutti gli aspetti con un approccio sistemico e bisogna essere

estremamente motivati, generalmente il creativo è stimolato da un forse stress e bisogno ( es picasso:

quando ha creato il suo quadro era in un periodo di fame e crisi o sigarette elettroniche → problema: non si

può più fumare → invento un’alternativa)

la creatività è quindi importante perché se disegnata può permetterci di scrivere il futuro, ci permette di

influenzare cosa succerà nei prossimi anni.

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La creatività va usata perché ha un ruolo fondamentale nel trasformare le conoscenza acquisite come una

soluzione ai problemi, se la creatività è la generazione di nuove idee la soluzione ai problemi avviene

attraverso il processo innovativo che permette la trasformazione della conoscenza accumulata in

qualcos'altro. L'elemento di passaggio dalle conoscenze all'innovazione è lo STEP INVENTIVO → la

capacità di trasformare l'idea in soluzione (devo trovare un modo alternativo per fumare → sigaretta

elettronica).

La tecnologia mi da l'applicazione della conoscenza (soluzione tecnica) ai miei problemi di sviluppo e serve

inoltre a soddisfare i bisogni: noi progrediamo attraverso la soddisfazione dei nostri bisogni, la logica della

soddisfazione dei bisogni vale anche sull'attività di ricerca e sulla capacità di trasformarla in qualcos'altro,

questo però non posso farlo da solo: devo conoscere e sfruttare le conoscenze con l'obiettivo di soddisfare

un bisogno e quindi risolvere un problema → progresso

l'innovazione viene sempre interpretata in modo positivo (se anche la creatività viene stimolata in modo

positivo)

Stimoli

• Shock sistemico (stimolo più grande): es shock petrolifero → targhe alterne, stop al fumo →

sigarette elettroniche.

• Aspettativa di vita più lunga → cronicizzazione patologie croniche

• Incidenti: es - Fukushima → incidente nucleare → nuove tecnologie per ripulire il terreno dalle

scorie radioattive,-ebola → tecnologie di sterilizzazione, compartizzazione dei pazienti, lotta per il

vaccino

• Leggi: es divieto del fumo nei locali pubblici

• Pubblicità: la tecnica esistente nelle ultime generazione di telefoni (iphone, andriod) sono vecchie

di 6-7 anni, la gente li compra per la pressione pubblicitaria. La pubblicità stimola il bisogno latente:

bisogni non primari ma che esistono (microbisogni). La pubblicità è molto potente (es aspirina->

talmente potente la pubblicità che siamo arrivati a chiamare, in ogni situazione, il prodotto con il

nome commerciale creato da una singola azienda e non più con il nome generico)

• spinta della conoscenza: ho talmente tanti dati che vanno in una determinata direzione da spingere

il processo evolutivo: es primo boom biotecnologie che arrivava dalla scia della genetica. Il

problema di questa spinta è che segue molto le mode es primo boom tecnologico -> scoperta del

sequenziamento, ora essendo ormai una cosa comune non è più innovativa ( è passata la moda).

La moda però e pericolosa perché porta alla standardizzazione del pensiero

• need pull (innovazione spinta dai bisogni): bisogni molto forti che non riusciamo a risolvere: es

prurito → bisogno molto forte ma essendo banale e non grave non abbiamo innovazione

tecnologica.

• Innovazione spinta dalla volontà di disegnare nuovi futuri: es quando c'è stata la corsa al

sequenziamento umano: 2 gruppi, uno pubblico e uno privato entrambi con l'obiettivo di arrivare in

fondo. Il gruppo pubblico ha deciso di sequenziare tutta la catena, mentre quello privato ha deciso

di non sequenziare tutta la catena ma solo i pezzi della catena che sapevano essere utili.

Risultato? Questo gruppo è arrivato in fondo alla stesso tempo del gruppo pubblico, ma ha

disegnato un nuovo scenario (un nuovo futuro in cui si da agli scienziati il compito di fare gli

scienziati e alle imprese un altro compito) -> Questa è una delle innovazioni più potenti, non

disegna un bisogno esplicito però disegna un nuovo futuro.

Tutti questi stimoli innovativi possono essere mischiati, è inoltre importante conoscerli per poterli utilizzare

(sono input concettuali e culturali utili a favore di chi vuole fare innovazione) -> sono elementi utili per

iniziare il processo innovativo.

Ovviamente è difficile avere un innovazione che deriva da un invenzione completamente nuova,

tendenzialmente il concetto di incremento dell’innovazione è quello che nella maggior parte dei casi si

applica all’innovazione che abbiamo : ES carrozza -> è tanto differente da una macchina? Hanno tutte due

motore, 4 ruote, freni, poltrone, entrambe portano una persona da un punto ad un altro. Sembrerebbero

molto simili, in realtà è molto diverso -> innovazione incrementale

ES macchina da cucire: da quando è stata creata ad oggi non ci sono stati grossi passi in avanti (il

meccanismo di base è sempre lo stesso, non ci sono state rivoluzioni epocali)

Tendenzialmente l’innovazione va a migliorare qualcosa che già esiste.

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Per fare innovazione io devo conoscere bene lo stato tecnologico esistente nel momento in cui ho l’idea

creativa (è necessario essere esperti): quali sono le soluzioni attualmente utilizzate per risolvere quel

problema.

C’è però un elemento negativo: più io conosco lo stato dell’arte, più difficilmente riesco ad innovare.

Se è vero tutto ciò che abbiamo detto una cosa viene fuori: il fatto che l’atto creativo e il processo

innovativo non accadono per caso ma possono essere appresi (sono tecniche e quindi è chiaro che si può

pensare di appropriarsene). Esistono delle tecniche soprattutto di stimolo al momento iniziale dell’atto

creativo, alcune sono soft: stimolano il SOFT THINKING (es l’utilizzo di metafore, il sogno, il gioco, la

fantasia) esistono poi delle tecniche di HARD THINKING (utilizzare logiche di ragionamento formali es

studiando un processo scientifico, il lavoro quotidiano, la capacità e tecniche di analisi della consistenza

delle conoscenze che abbiamo, la capacità di leggere la realtà, mappe mentali, capacità di catalogare le

idee o metterle su carta o interazioni di gruppo)

Ad un certo punto tutte queste tecniche devono scontrarsi su come la creatività si esplica.

Esistono 3 modelli principali:

1. Modello della formica: è ciò che succede nel 99% dei laboratori di ricerca -> piccoli passi

incrementali, evolutivi, convergenti verso un unico risultato a cui si tende. Tendenzialmente viene

fuori un evoluzione incrementale.

E quello che la nostra conoscenza comune ci fa interpretare come classico processo di sviluppo di

un evoluzione: prendo conoscenze qua e là, le metto insieme a piccoli passi (devo dimostrare ogni

singolo passo), raccolgo informazioni e ogni volta che le raccolgo esprimo un giudizio e,

tendenzialmente, so già dove voglio arrivare, ho fatto un’ipotesi iniziale.

2. Modello della cicala: faccio dei salti enormi (poco scientifico), non pianifico o pianifico poco,

tendenzialmente tendo ad essere rivoluzionario (diverso dal mainstream delle attività), in fatto che

sia rivoluzionario mi porta verso direzioni che altri non hanno percorso e, tendenzialmente arrivo ad

un innovazione rivoluzionaria. ES watson e crick hanno raccolto informazioni esistenti e hanno fatto

un salto epocale proponendo la struttura del DNA. Prima non è che non si pensasse, ma nessuno

aveva avuto il coraggio di andare contri il mainstream della ricerca, loro lo hanno fatto

->innovazione rivoluzionaria

Questi primi due modelli coesistono, la cicala è un modello ad alto rischio ed è il modello delle

start up

3. Modello della Serendipity -> capacità del giovane contadino di andare in un fienile a cercare l’ago

perso e trovare la figlia del mugnaio -> Faccio attività di ricerca in campo oncologico e trovo un

qualcosa che ha applicazione nel campo delle patologie neurodegenerative. Per fare serendipity io

devo pensare molto in largo ed avere una visione molto completa del campo scientifico-tecnico in

cui mi trovo: se devo trasferire un risultato della mia ricerca in un altro campo, io devo conoscere

anche quest’ultimo.

E’ molto rara, però può portare sia ad un’ innovazione incrementale che rivoluzionaria.

Permette il contatto tra mondi diversi (elemento fondamentale per la crescita)

Questi tre modelli (specialmente i primi due) possono essere stimolati con specifiche tecniche.

Il brainstorming (tempesta di cervelli) è una tecnica in realtà molto semplice: Identifico un problema, lo

discuto, faccio il problem solving, poi con estrema libertà chiedo a tutti di esprimere dei pensieri (no

opinioni) sulla possibile soluzione al problema (fase divergente perché il numero di idee si amplia in modo

pazzesco). Il meccanismo pratico è quello dei post-it (metto degli enormi cartelloni e ognuno scrive su dei

post-it l’idea e lo va ad attaccare, si perde così la relazione tra chi ha avuto e l’idea stessa, tutte le idee

sono uguali. Seconda fase: convergenza -> tutti insieme si analizzano le idee e si selezionano, questo

porta all’identificazione del o delle soluzioni.

In realtà la tecnica è molto semplice, le difficoltà sono due:

prima -> difficoltà psicologica: è un lavoro di gruppo, noi non siamo più abituati a lavorare in gruppo, noi

siamo formati per essere bravi singolarmente, non per essere una pedina del gruppo perché spesso

interpretiamo il lavoro di gruppo come la realizzazione di un pezzo di un’attività all’interno di un gruppo.

Il secondo problema si ha nella fase di selezione che deve essere moderata (non può essere scontata), c’è

bisogno che ci sia una terza persona, esterna al gruppo, che ha fatto emergere le idee che impedisca

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l’immersione dei personalismi che potrebbero influenzare la selezione (ci sono all’interno del gruppo delle

persone, vari leader, che potrebbero influenzare la selezione).

Uno dei metodi per rappresentare tutto ciò sono le mappe mentali -> disegni in cui all’interno è possibile

ripercorrere il percorso logico della discussione (strumento molto potente e molto complesso da

analizzare).

Esiste una seconda tecnica: PENSIERO LATERALE -> molto simile al brainstorming, una sola differenza

sostanziale: io ho sempre due momenti ->Parto con un problema, lo analizzo in modo rigoroso con un

processo matematico e arrivo ad una soluzione.

Il pensiero laterale, invece, dice qualcosa di diverso: io parto con un problema, utilizzo le tecniche di

brainstoarming ma non mi focalizzo su un unica soluzione e punto invece ad arrivare a più soluzioni

possibili e all’interno di queste vado a scegliere quella che mi da il maggior vantaggio (non

necessariamente va a risolvere il problema). Mi permette di arrivare a più soluzioni che poi posso andare

ad integrare (unisco pezzi di diverse soluzioni).

Anche in questo caso occorre una moderazione da parte di un esterno.

Esiste poi una terza tecnica (metodo BRITZ): Anni ’50 esisteva un problema enorme -> i missili nucleari

degli USA erano molto più precisi di quelli sovietici, riuscivano a colpire con un raggio di 25 metri, i russi

invece arrivavano a 100.

Il problema era talmente grave che il governo sovietico ha convocato tutti i maggiori matematici ai quali ha

dato un mese di tempo per portare la soluzione matematica al problema, obiettivo: far diventare i loro

missili nucleari molto più precisi di quelli statunitensi.

Cos hanno fatto i matematici? Per prima cosa hanno deciso un metodo, il metodo inventato è: il problema

dei missili è un problema specifico, proviamo a farlo diventare generale: come facciamo a fare diventare

“un qualcosa” più specifica? Vado ad osservare tutte le generiche soluzioni e poi ritorniamo sul problema

specifico andando a calarci la soluzione trovata per il problema generale

ESEMPIO

- Devo andare a Roma per un convegno

- Problema: che mezzo utilizzo per raggiungere Roma?(bicicletta, pullman, aereo, moto, macchina)

- Generalizzo il problema: Io devo spostarmi da un punto A ad un punto B per fare qualcosa.

 il problema è quindi diventato spostarmi da un punto ad un altro per fare qualcosa. Se io la vedo

in questo modo la mia gamma di soluzioni si amplia: Ho il telefono, la video conferenza, skype,

scrivo una lettera.. Vado addirittura a perdere l’utilità di andare a Roma, può essere che per il

convegno mi basti una video conferenza

- Torno al problema specifico e do una soluzione specifica: Non vado più a Roma e faccio una video

conferenza

Il metodo BRITZ ha un vantaggio: permette di astrarsi dal problema specifico (negli altri due metodi invece

io vedo sempre il problema lì) e di ampliare moltissimo la gamma di opzioni perché generalizza il problema.

Queste 3 metodiche possono poi essere mischiate, io posso fare tutte e tre le attività, e tutte e tre riescono

a stimolare molto nella ricerca delle soluzioni.

IL brainstorming viene utilizzato molto per i nomi dei prodotti, il lateral thinking invece va un po’ meno di

moda, invece BRITZ è utilizzato dalle aziende tecnologiche per affrontare e risolvere un problema.

Queste tre tecniche mi portano a ragionare un po’ di più su cos’ è l’innovazione: se la creatività è un

qualcosa che dipende dalla società ma che dipende anche dalle disposizioni personali e dalla mia capacità

di utilizzare delle tecniche e, lo step inventivo è lo step in cui io parto dalla mia nuova idea e identifico un

utilità pratica.

Per capire l’innovazione invece è necessario capire cosa c’è dentro ed è capibile attraverso alcune

definizioni:

1- L’innovazione è l’introduzione praticamente di nuovi prodotti, metodi di produzione, apertura di

nuovi mercati, nuove forme di approvvigionamento, nuove forme

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 6iulia_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Farmacologia e management dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Conicella Fabrizio.
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