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Management - Appunti

Appunti di Management per l’esame del professor Ceruti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: oscillatore armonico, coefficienti che dipendono dalle condizioni iniziali, oscillazioni in un circuito LC, oscillazioni smorzate, il sovrasmorzamento, lo smorzamento critico.

Esame di Management docente Prof. F. Ceruti

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SISTEMA DI MERCATO:

Il mercato è il luogo in cui vengono firmati i contratti, sia d’acquisto che di vendita. Si possono

avere diversi mercati per ogni esigenza (materie prime, lavoro ecc…).

I contratti a loro volta generano impegni, che diventano adempimenti.

INPUT: OUTPUT:

comunicazioni flusso di

dell’impresa: negoziazioni.

- Verso l’esterno,

- Verso l’interno.

SISTEMA CONTABILE:

È la rilevazione dei dati per la loro successiva rappresentazione in contabilità. L’atto finale del

sistema d’impresa. OUTPUT:

INPUT: - Rappresentazione contabile

- Anticipazione prestazioni,

- Prezzi,

- Andamenti cumulativi e

prestazioni.

IL SISTEMA BASE:

L’impresa è un sistema orientato temporale. Tutti i sistemi sono legati e collegati. I sistemi sono

collegati in serie (nel senso che l’input dell’uno è l’input dell’altro), ma anche in parallelo (si

possono saltare dei sottosistemi).

Unendo i vari sistemi in corrispondenza dei flussi coincidenti si ottiene il SISTEMA BASE che ha una

struttura pro temporale definita.

Gli input del sistema base sono rappresentati dalle variabili decisorie ed esogene, mentre per

output si ottiene la rappresentazione contabile dell’impresa (reddito di periodo).

Si generano contratti dal mercato, che a loro volta generano impegni, sia a favore dell’impresa che a favore

delle controparti. Gli impegni si tramutano in adempimenti a una certa data, i quali danno origine a impegni

di pagamenti che diventano adempimenti di pagamento ed alimentano la contabilità.

TRASDUTTORE ORGANICO:

All’interno del sistema base manca la rappresentazione del SISTEMA DECISIONALE.

Il trasduttore organico è quel sistema che si occupa di prendere decisioni al fine di prolungare la

vita d’impresa.

INPUT: OUTPUT:

- Variabili esogene: si - Decisioni di marketing,

tratta di informazioni - Decisioni di produzione,

provenienti dall’esterno - Informazioni conseguenze.

utili a prevedere e

valutare le conseguenze

delle decisioni da

adottare,

- Rappresentazione

contabile: è un input

poiché il codice civile

impone degli obblighi da

tenere in considerazione

nel momento di prendere

le decisioni.

- INPUT:

Il trasduttore non è una sola persona, ma un insieme di figure che insieme costituiscono un

sistema. È necessario che il gruppo decisionale sia capace di coordinarsi per andare nella direzione

- Variabili esogene: si

desiderata.

tratta di informazioni

provenienti dall’esterno

Il trasduttore è legato al sistema base ad anello. Il suo output (le decisioni) contribuisce ad

utili a prevedere e

alimentare gli input del sistema base.

valutare le conseguenze

delle decisioni da

adottare, Sono le decisioni ad attivare

- Rappresentazione il sistema base. Una volta che

contabile: è un input si è presa una decisione si è

poiché il codice civile firmato un contratto, gli

impone degli obblighi da effetti dello stesso tornano al

tenere in considerazione trasduttore sotto forma di

nel momento di prendere informazioni da tenere in

le decisioni. conto per le decisioni future.

L’intero sistema è un sistema temporale aperto rispetto alle variabili esogene, ma chiuso rispetto

alle decisioni. Questo vuol dire che posso prendere decisioni che vadano ad impattare sul sistema

azienda, ma non posso assolutamente modificare una serie di dati esogeni come ad esempio le

leggi o le condizioni di mercato. Le variabili esogene hanno effetti sull’impresa senza che l’impresa

possa modificarle. Può soltanto tenerne contro per prendere le decisioni.

Si possono avere due possibili utilizzi della rappresentazione sistematica dell’impresa:

1) APPROCCIO DELL’ANALISI DI SISTEMA:

si mira ad individuare la struttura aziendale più efficace ed efficiente attraverso

l’osservazione metodica degli input e degli output.

2) APPROCCIO DELLA PROGETTAZIONE:

la struttura aziendale viene progettata sulla base di input e output.

Le decisioni in questo caso sono operative di routine.

Il successo dell’impresa sarà dato da:

- Stabilità delle routine operative;

- Capacità di programmazione degli andamenti nei quali, seguendo la routine, il sentiero

contabile effettivo sarà contenuto e con probabilità assegnata.

3) RAPPRESENTAZIONE CONTABILE D’IMPRESA:

andiamo a rappresentare:

 Conti di reddito e prestazioni sinallagmatiche (una prestazione da origine ad una

controprestazione negli scambi):

si registrano:

- COSTI ELEMENTARI: adempimenti non monetari dell’impresa;

- RICAVI ELEMENTARI: adempimenti non monetari a favore dell’impresa.

 Conti di cassa: si registrano entrate e uscite di cassa.

 conti finanziari: si registrano:

- debiti: anticipazioni e rimborsi effettuati dalle controparti;

- crediti: anticipazioni e rimborsi effettuati dall’impresa a favore delle controparti.

 completamento dei conti di reddito: si registrano:

- controvalori di prestazioni monetarie dell’impresa diversi dallo scambio (imposte,

tasse e contributi);

- controvalori rilevati sui conti finanziari con diritti e doveri connessi alle anticipazioni

(dividendi e interessi).

 bilancio di verificazione:

se tutti gli scambi e i rapporti diversi dallo scambio hanno carattere monetario, ad ogni

adempimento corrisponde uno spostamento dell’impresa dal sentiero percorso.

Ogni spostamento ha almeno due variazioni di conto non nulle di segno tale che il totale

delle somme positive coincide cono quello delle somme negative.

Per rilevare periodicamente il reddito di esercizio (differenza tra i ricavi conseguiti e i costi

sostenuti) occorre valutare anche:

- rimanenze: costi anticipati recuperabili con i futuri ricavi;

- utile d’esercizio: da trasferire in aumenti di capitale o dividendi per i titolari di

rapporti costitutivi.

STATO PATRIMONIALE: CONTO ECONOMICO:

reddito operativo = EBIT = RICAVI - COSTI

A P

∑ ∑

=

4) RAPPRESENTAZIONE MEDIANTE FLUSSI E FONDI:

individuiamo:

1) ENTRATE CUMULATIVE:

Le entrate cumulative sono rappresentate dalla seguente formula:

Dove:

- Sono i finanziamenti elementari: impiego di mezzi liquidi per adempiere alle

prestazioni. Includono anche i versamenti in conto capitale.

- Sono i disinvestimenti: recupero dei mezzi liquidi ottenuti con la consegna dei

prodotti, riscossione dei crediti e esecuzione di adempimenti non monetari.

- La sommatoria va dal tempo s, arbitrariamente preso, fino ad oggi. Tale periodo di

tempo è inferiore o uguale a T.

2) USCITE CUMULATIVE:

le uscite cumulative sono rappresentate dalla seguente formula:

Dove:

- Investimenti elementari: impegni di liquidità a fronte di prestazioni monetarie.

- Controvalori di prestazioni monetarie dell’impresa diversi dallo scambio.

- Interessi passivi e pagamento dividendi.

- Rimborsi con adempimenti monetari.

3) SALDO DI CASSA:

è dato dalla differenza tra le entrate e le uscite cumulative.

4) REDDITO CUMULATIVO:

è dato dalla seguente formula:

Ovvero i ricavi elementari meno i costi elementari ai quali si aggiunge il valore delle

rimanenze, cioè i prodotti e le materie prime non venduti o non utilizzati che costituiscono

ricavi futuri.

La valutazione presenta delle difficoltà dovute prevalentemente a due fattori:

- Incertezze sulla valutazione delle rimanenze;

- Instabilità del valore della moneta di conto.

5) FLUSSO REDDITUALE:

è ottenibile derivando rispetto al tempo l’espressione del reddito cumulativo:

Prezzo prodotto Prezzo fattore Flusso

venduto x flusso per flusso fattori scorte.

prodotti.

Il flusso reddituale cresce al crescere del divario positivo tra i prezzi ricavo e i prezzi costo.

È necessario derivare rispetto al tempo perché l’intento è quello di annullare l’influenza

che il tempo esercita sull’espressione del reddito cumulativo.

Nel tempo infatti il valore delle rimanenze e della moneta di conto varia, perciò è necessari

analizzare il flusso reddituale nell’istante e non nel periodo.

RIPASSO DI INDICI ECONOMICI E CONCETTI DI BASE:

il bilancio di un’impresa delle società di capitali è composto da tre parti tra loro inscindibili:

- Lo stato patrimoniale: espone la situazione patrimoniale e finanziaria della società;

- Il conto economico: indica in modo analitico i componenti positivi e negativi di reddito;

- La nota integrativa: fornisce informazioni aggiuntive e complementari ai dati.

Per effettuare un analisi (per indici o per flussi) il bilancio deve essere riclassificato.

Il conto economico riclassificato ha l’obbiettivo di mostrare la progressiva formazione del reddito

d’esercizio. Nel conto economico riclassificato a valore aggiunto possiamo individuare:

- REDDITO OPERATIVO:

costi della gestione caratteristica i costi per l’acquisto delle mat. Prime, i costi per servizi,

ma anche i costi del personale e gli ammortamenti.

Il reddito operativo indica la capacità dell’impresa di generare reddito attraverso la sua

attività tipica.

- REDDITO NETTO: COSTI GESTIONE STRAORDINARIA –

IMPOSTE =

REDDITO NETTO (UTILE/PERDITA)

Il reddito è una grandezza e non deve essere confuso con la redditività che al contrario è un

rapporto.

Sulla base del bilancio è possibile effettuare un’analisi dell’andamento patrimoniale, finanziario

ed economico dell’impresa.

L’analisi patrimoniale esamina la struttura del patrimonio per accertare che ci sia equilibrio tra

fonti e impieghi. Per fare ciò è possibile analizzare il profilo degli investimenti e quello dei

finanziamenti:

1) PROFILO DEGLI INVESTIMENTI:

chiamiamo profilo temporale degli investimenti la seguente funzione tempo:

Dove:

- : investimenti elementari, cioè variazioni che intervengono a seguito di prestazioni;

- : disinvestimenti

2) PROFILO DEI FINANZIAMENTI:

chiamiamo profilo temporale dei finanziamenti la seguente funzione tempo:

Dove:

- Sono i finanziamenti elementari;

- Rimborsi con adempimenti monetari;

- Interessi passivi e pagamento dividendi;

- Interessi passivi e pagamento dividendi. .

La differenza tra i due profili è data dal SALDO DI CASSA Poiché questo saldo è piccolo e

subisce delle variazioni modeste, ci si può limitare unicamente allo studio del profilo degli

investimenti.

Per l’’impresa è utile valutare i propri investimenti. La valutazione degli investimenti consiste nel

prevedere quali saranno le conseguenze di un determinato progetto d’investimento sul piano

economico e finanziario. Per valutare un investimento si possono utilizzare tre metodi:

1) Valore attuale netto = VAN

2) Tasso interno di rendimento = TIR

3) Pay back period = Tpb

1) VALORE ATTUALE NETTO: VAN

Il valore attuale netto è il valore di una somma di flussi di cassa attualizzati al tempo zero a un

tasso pari al costo opportunità del capitale finanziario.

Valore attuale dei flussi di cassa di un progetto finanziari.

Per valutare un progetto d’investimento occorre:

1) Prevedere i flussi di cassa generati, sia in entrata che in uscita con le esatte scadenze in cui

si verificano;

2) Calcolare il tasso d’interesse a cui si prende a prestito il capitale necessario;

3) Calcolare i tempi complessivi dell’investimento.

Il VAN viene calcolato per vari motivi:

1) Per sapere se un investimento composto da flussi finanziari in entrata e uscita è redditizio

devo confrontare i flussi generati.

2) I flussi che avvengono in tempi differenti non sono paragonabili direttamente perché il

tempo che intercorre li rende “diversi”.

Occorre riportare tutti i flussi, sia quelli in entrata che quelli in uscita, ad un medesimo

istante temporale. Solo così si possono confrontare i valori dei flussi e stabilire se siano

maggiori i flussi in entrata o quelli in uscita.

Il risultato del confronto (somma algebrica) ci dice se l’investimento è conveniente

(risultato positivo) o meno (risultato negativo). r

Riportare i flussi futuri ad un unico istante è possibile tramite il fattore di sconto applicando la

seguente formula:

Calcolato il VAN si può valutare l’investimento in questo modo:

 VAN>0 =

Il progetto d’investimento è accettato perché indica che il rendimento futuro è superiore al

costo opportunità del capitale investito.

 VAN<0 =

il progetto d’investimento è rifiutato perché il rendimento futuro è inferiore al costo

opportunità del capitale investito.

In caso di scelta tra due investimenti entrambi con VAN positivo si sceglie il progetto con VAN

maggiore.

Il VAN è una funzione matematica e a seconda della variabilità di r assume un andamento

differente. Tasso interno di rendimento = TIR

È il valore che annulla il valore attuale dei flussi di cassa

r Più aumenta i e più aumenta il denominatore

della sommatoria e quindi la funzione tende

sempre più a zero e ai valori negativi.

i

2) TASSO INTERNO DI RENDIMENTO: TIR

Il TIR è quel tasso d’interesse in corrispondenza del quale la somma dei flussi di cassa di un

progetto finanziario si annulla.

L’equazione è uguale a quella del VAN, ma muta l’incognita. Nella formula del VAN si risolve la

sommatoria attualizzata avendo noto il tasso, nella formula del TIR invece l’incognita è il tasso

stesso.

Il tir è il saggio interno di rendimento. Un progetto finanziario è accettabile se il suo tir è maggiore

del costo medio del capitale.

Tra più progetti alternativi si preferisce quello con tir maggiore.

Il TIR rappresenta il rendimento lordo di un progetto d’investimento, cioè il massimo costo di un

capitale che l’impresa può supportare senza andare in perdita.

DIFFERENZE TIR E VAN:

Diversamente dal VAN, in cui il tasso è dato e si confrontano i valori dei FF(t); nel TIR si calcola il

tasso in grado di rendere uguale i flussi e quindi si confronta il TIR ottenuto con i tassi d’interesse

di investimenti alternativi.

Il TIR rappresenta il rendimento lordo di un progetto d’investimento, cioè il massimo costo di un

capitale che l’iniziativa può supportare senza che l’impresa cada in perdita.

Progetto 1 In base al criterio del TIR i due progetti sono

direttamente confrontabili.

Il progetto 2 è preferibile perché ha un TIR

maggiore.

P Progetto 2

3) TEMPO DI RECUPERO DEL CAPITALE = PAY BACK PERIOD = Tpb

Il tempo di recupero del capitale rappresenta il tempo necessario affinché si possa recuperare

integralmente il capitale impiegato.

Indica la scadenza più vicina nella quale si verifica che i flussi positivi dell’investimento compensino

le uscite sostenute.

Tra due investimenti alternativi si preferisce quello con un Tpb minore.

Non sempre questo indicatore è adeguato perché trascura la distribuzione dei flussi finanziari nel

tempo.

Questo indicatore non ci da informazioni sulla redditività di un progetto, ma soltanto sulla sua

rischiosità in termini di tempo.

ARGOMENTO 4: ANALISI DEI COSTI

IL CONTROLLO DEI COSTI:

Il controllo dei costi è una delle funzioni più importanti nell’ambito della gestione dell’impresa.

Avere un sistema di controllo dei costi permette:

- di esaminare l’andamento economico della gestione;

- di sapere come si creano i costi all’interno dell’azienda e quindi di poterli controllare per

aumentare i profitti. Infatti grazie a queste informazioni è possibile prendere delle

decisioni come se conviene produrre o acquistare o a quanto fissare il prezzo di vendita.

Per lo svolgimento di questa funzione è necessario che l’azienda disponga di un sistema di

contabilità gestionale.

Il punto di partenza potrebbe essere tenere presente la c.d. CLASSIFICAZIONE DEI COSTI, che è

un’analisi abbastanza dettagliata di tutte le tipologie di costi che entrano in gioco nella produzione

del bene.

I costi possono essere distinti in:

1) COSTI DIRETTI: sono quei costi specifici (variabili o fissi) che si riferiscono ad un bene in

modo immediato, in base ai consumi dei fattori produttivi utilizzati per la sua produzione;

2) COSTI INDIRETTI: si tratta di costi comuni a più aree di prodotti. vengono suddivisi tra vari

oggetti in base a criteri soggettivi di ripartizione.

Possiamo distinguere i costi anche in:

1) COSTI VARIABILI:

variano al variare della quantità prodotta. Si sostengono solo se si produce ed incidono sul

costo unitario in maniera costante.

Sono costi variabili: i costi per le materie prime, la manodopera diretta.

2) COSTI FISSI:

sono costi che non variano al variare della quantità prodotta. Si sostengono anche in

assenza di produzione.

Il loro ammontare dipende dalla struttura e dalla capacità produttiva dell’azienda.

Sono costi fissi: il canone di locazione di un capannone, le quote di ammortamento, i

canoni di leasing o i premi di assicurazione.

3) COSTI SEMIVARIABILI: sono formati da una parte fissa, che si sostiene anche in assenza di

produzione e d una parte variabile che si sostiene in funzione della quantità prodotta.

Sono costi semivariabili o semifissi i costi di energia. Costi variabili

Costi fissi

LA BREAK EVEN ANALYSIS:

La break even analysis, o analisi dei costi-volumi-risultati, è necessaria per la soluzione di problemi

riguardanti la redditività dell'azienda.

Il diagramma di redditività mette in evidenza le relazioni tra costi variabili, fissi, ricavi e volumi di

produzione.

Permette di evidenziare l'andamento dei costi e dei ricavi in determinate ipotesi e di individuare il

punto di equilibrio detto anche break even point, cioè il livello di produzione e di vendite in

corrispondenza del quale viene raggiunto il pareggio tra costi e ricavi. Graficamente corrisponde al

punto di intersezione tra la retta che rappresenta i costi totali e la retta che rappresenta i ricavi.

L'analisi del punto di equilibrio permette di determinare i ricavi e per ottenere dei profitti si deve

analizzare la redditività globale. Per mezzo del diagramma di redditività si può evidenziare il punto

di equilibrio, detto anche punto di pareggio o punto di indifferenza. Il punto di equilibrio individua

due aree: L'area di perdita situata a sinistra del punto di equilibrio dove i costi superano i ricavi e

l'area di utile situata a destra del punto di equilibrio dove i ricavi superano i costi.

Se l’impresa è monoprodotto, sulle ascisse è possibile indicare le quantità prodotte e vendute

espresse in unita fisiche. In caso di produzioni eterogenee il punto di equilibrio può essere

calcolato in unità monetarie o in relazione al gradi di sfruttamento della capacità produttiva max.

Dal diagramma di redditività si possono trarre le seguenti conseguenze:

1) Per coprire i costi bisogna raggiungere un volume di attività pari a quello indicato dal punto

di equilibrio. Solo se il volume dei ricavi è superiore al punto di equilibrio si registrerà un

utile.

2) Le imprese che hanno elevati costi fissi presentano un costo di equilibrio molto alto ed una

gestione rigida. Se si verificano delle contrazioni ai ricavi, non potendo diminuire i costi fissi

si andrà facilmente in perdita.

la break even analisis consente di determinare l’ammontare dei ricavi da raggiungere affinché si

ottenga un prefissato risultato economico o di quanto è possibile ridurre i ricavi prima di operare

in perdita. Consente inoltre di individuare il momento giusto per attuare operazioni di sconto o

promozioni e quando invece attuare una politica aggressiva.

Costi e RICAVI

ricavi Break COSTI TOTALI (fissi + variabili)

even

point

p* Costi fissi

q* quantità

IL PRICING:

è necessario che il prezzo di vendita del prodotto copra i costi sostenuti, garantisca un certo

margine di profitto e sia anche conforme con gli obbiettivi e le necessità di marketing. Ma a queste

valutazioni di carattere interno devono essere anche aggiunte delle considerazioni sulla domanda

e sul comportamento dei concorrenti presenti sul mercato. Quindi costi, reddito, domanda,

concorrenza e obbiettivi influenzano il pricing.

L’analisi dei costi deve essere sempre il punto di partenza nella determinazione del prezzo di

vendita.

I prezzi interni

I prezzi interni, ossia quelli calcolati in base ai costi senza riferimento al mercato, possono essere

riassunti in tre tipologie:

1) il prezzo base o prezzo minimo: è il prezzo corrispondente al costo diretto.

2) il prezzo tecnico è il prezzo corrispondente al punto di pareggio (Break even point).

Consiste cioè nel prezzo al quale l’azienda riesce a coprire sia i costi fissi sia quelli variabili.

3) il prezzo target comprende la copertura dei costi diretti, degli oneri strutturali e un

margine di profitto considerato sufficiente e solitamente calcolato in rapporto al capitale

investito nell’attività (mark-up).

Il prezzo e la domanda

La determinazione del prezzo in base al solo costo è un metodo decisamente inadeguato. In

un’economia di mercato è indispensabile chiedersi quale sarà il prezzo accettabile da parte del

mercato.

Si dovrà quindi ragionare a ritroso, e una volta stabilito questo prezzo, si dovrà calcolare un costo-

target, che consentirà di raggiungere gli obiettivi di redditività che ci si è posti.

In questo ambito, la sensibilità del cliente rispetto al prezzo occupa un ruolo centrale.

L’elasticità della domanda rispetto al prezzo fornisce una misura della sensibilità della domanda

alle variazioni di prezzo.

L’elasticità della domanda è la variazione percentuale della quantità domandata rispetto ad una

variazione percentuale del prezzo. È espressa dalla seguente formula:

prezzo prezzo Domanda anelastica

Domanda elastica quantità

Qqua

ntità

Una domanda è anelastica quando la quantità domandata non risente molto delle variazioni di

aaaa

prezzo, al contrario una domanda è elastica quando la quantità domandata risente molto delle

variazioni di prezzo.

L’elasticità dipende da:

- esistenza di qualità distintive del prodotto

- conoscenza di prodotti sostituti

- difficoltà nel confronto di prodotti e prezzi

- valore della spesa

- rapporto qualità/prezzo

Un nuovo prodotto

Naturalmente, per il lancio di un nuovo prodotto e in generale per tutti i prodotti e servizi, dovete

cercare di rendere quanto più possibile rigida, vale a dire poco elastica la domanda dei Vs. prodotti

nei confronti del prezzo. Solo in questo modo potete garantirvi nel tempo profitto, domanda

sostenuta, fedeltà dei clienti e successo.

Quanto alle politiche di prezzo in sede di lancio di nuovi prodotti possiamo distinguere due diversi

tipi di prezzo:

1) Prezzo di scrematura:

quando si immette un nuovo prodotto, ci si può rivolgere a quella parte di clienti disposti a

pagare un prezzo più alto pur di averlo. Una volta soddisfatta la loro domanda l'impresa

può abbassare il prezzo e rivolgersi agli altri segmenti.

È conveniente utilizzare il prezzo di scrematura quando:

- Elasticità della domanda al prezzo bassa

- Ciclo di vita del prodotto breve

- Il prodotto non è facilmente confrontabile con gli altri

2) Prezzo di penetrazione del mercato:

si fissa un prezzo relativamente basso e competitivo in modo da acquisire rapidamente una

cospicua quota di mercato e prevenire nel contempo l’ingresso di potenziali nuovi entranti.

È conveniente utilizzare il prezzo di penetrazione quando:

- Elasticità della domanda al prezzo è alta

- Ciclo di vita del prodotto breve

- Alta concorrenza

- È possibile sfruttare economie di scala

- Il prodotto è scarsamente differenziato

Metodi

Si riportano, di seguito e sinteticamente, i principali metodi:

• prezzi basati sui costi:

sono prezzi fissati in base ai costi medi sostenuti e al margine di profitto che si conta di

ottenere; rientrano fra tali metodi quello del ricarico, del Break-Even Point, del profitto atteso;

• prezzi basati sulla domanda:

i prezzi sono fissati in base alla reattività della domanda nei confronti di scale di prezzo;

• prezzi basati sulla concorrenza:

i prezzi sono fissati in riferimento alla concorrenza con adeguamenti verso il basso o l’alto, in

base alla minore o maggiore qualità dei prodotti/servizi offerti;

• prezzi basati sugli obiettivi:

la massimizzazione dei profitti, i volumi di vendita, le quote di mercato, la sopravvivenza

aziendale, ecc. sono tutti obiettivi che possono influenzare verso l’alto o il basso il regime di

prezzi praticati.

ARGOMENTO 5: ANALISI DELL’EQUILIBRIO

DI SOPRAVVIVENZA

L’analisi dell’equilibrio di sopravvivenza è possibile da 4 angolature diverse:

1) RELAZIONI TECNICHE

2) RELAZIONI ORGANICHE

3) RELAZIONI ECONOMICHE

4) RELAZIONI FINANZIARIE

Affinché l’impresa sia in equilibrio queste quattro relazioni devono valere insieme.

1) RELAZIONI TECNICHE:

Sono la rappresentazione degli aspetti tecnici inerenti l’erogazione di servizi e la produzione di

beni.

Le relazioni tecniche descrivono i cicli operativi e possono essere:

 

Forniture di beni materiali a favore dell’impresa CONTRATTI DI FORNITURA

 

Consegna di prodotti CONTRATTI DI VENDITA

 

Situazioni iniziali e finali delle prestazioni di lavoro eseguite su oggetti materiali ISTRUZIONI

PER PRESTAZIONI DI LAVORO

 

Situazioni iniziali e finali delle prestazioni di servizi eseguite su oggetti materiali ISTRUZIONI

PER PRESTAZIONI DI LAVORO

Prima di descrivere un ciclo operativo è necessario definire cos’è un’operazione.

OPERZIONE:

consiste nell’insieme minimo di azioni che permette di trasformare gli elementi tecnici iniziali

(input) in elementi tecnici finali (output). In sostanza un’operazione si compone di tre parti:

1) L’impianto che trasforma input e output;

2) Il lavoro umano che fa funzionare l’impianto;

3) La materia prima che entra nell’impianto e ne esce sottoforma di output.

Input: lavoro umano, materie prime, impianti.

Elementi Elementi tecnici

OPERAZIONE 1

tecnici situazione finale.

situazione

iniziale.

Elementi Elementi

OPERAZIONE 2

tecnici tecnici

situazione situazione

finale. iniziale.

RELAZIONE TECNICA

Chiamiamo:

- CICLO OPERATIVO:

si ha quando l’operazione ha per oggetto la fabbricazione di un prodotto.

- CICLO D’IMPIANTO:

si ha quando l’operazione ha per oggetto la costruzione di un macchinario.

Per la proprietà dell’autosufficienza contrattuale esistono successioni ordinate di operazioni che

formano cicli operativi e d’impianto.

Se un’impresa deve consegnare una partita di prodotti, deve esserci alla base una

sottosuccessione formata da:

a) Contratti per la fornitura di materie prime e strumenti per la produzione dei prodotti

b) Contratti per cui alcuni soggetti sono impegnati a svolgere una particolare operazione della

successione nella fase di trasformazione degli input in output

CICLI OPERATIVI:

I cicli operativi possono avere diverse forme:

1) CICLO CONVERGENTE:

Si tratta di una sola operazione con più input ma un solo output.

Es. automobile. Si producono diverse parti nello stesso tempo, che poi vengono montate insieme.

1b

1a 1c

2

2) CICLO DIVERGENTE:

Si tratta di un solo input con tanti output.

Es. petrolio. Da un barile di petrolio si ottengono diversi prodotti come la benzina, il gasolio ecc…

1 2c

2a 2b

3) CICLI RADIATI:

Si tratta di operazioni con molteplici input e output.

Sono dati dall’intrecciamento di cicli convergenti e divergenti.

1 3

a a

2

1 3

b b

1 3

c c

Nei cicli operativi l’apparato strumentale che svolge un’operazione è considerato un output ma

risulta inalterato nell’output dell’operazione.

L’apparato strumentale è un insieme di macchinari inalterati nel tempo. Tuttavia nell’apparato

strumentale occorrono manutenzioni, revisioni e tarature periodiche…

Dunque un ciclo d’impianti è dato da:

- Cicli parziali d’impianto (installazione)

- Operazioni di utilizzazione

- Operazioni terminali di smantellamento

RAPPRESENTAZIONE:

Fabbisogno

materie prime Varie specie di prodotti

consegnati

Prestazioni di

lavoro e servizi

Se i cicli operativi d’impianto sono invarianti, cioè i metodi di produzione e di funzionamento del

ciclo non subiscono modifiche nel tempo, le relazioni tecniche possono essere rappresentate in

modo quantitativo.

Detto K il coefficiente di produzione che esprime la quantità di input occorrente per avere

un’unità di prodotto:

Dove:

- = quantità totale di r-esimo prodotto che voglio realizzare;

- = s tipologie di materia prima sull’r-esimo prodotto;

- = g tipologie di prestazione di lavoro sull’r-esimo prodotto;

- = fabbisogno materie prime;

- = fabbisogno prestazione di lavoro;

- = ad esempio: per produrre 100 prodotti e un singolo prodotto richiede

10 kg di materia prima y avrò bisogno almeno di di materia prima o

cmq di più.

Se è il fabbisogno di materie prime per ottenere una unità di prodotto, il suo reciproco

definisce la produttività, cioè quante unità di output ottengo con una unità di materia prima.

Lo stesso vale per . Il reciproco indica quanto output ottengo con un’unità di tempo.

Tutti i coefficienti di produzione possono essere aggregati in forma matriciale, dando vita alla

MATRICE TECNICA AGGREGATA:

Tale matrice contiene tutti i coefficienti tecnici. La (t) indica che stiamo considerando un

determinato momento o intervallo. Abbiamo ipotizzato che i cicli operativi e d’impianto siano

invarianti di conseguenza la matrice ottenuta sotto questa ipotesi è irreale. Dalla data di

costituzione alla data di estinzione dell’impresa è infatti impossibile che restino invariati:

- I cicli operativi e d’impianto

- Le proporzioni secondo cui ogni prodotto è ottenibile da cicli diversi

- I gradi medi d’uso delle componenti strumentali

Gli impianti possono essere modificati per varie ragioni:

- per deterioramento fisico/ economico, conviene infatti passare a macchinari più efficienti

- perché si desidera cambiare scala di produzione

- ecc…

quindi la matrice tecnica non può essere costante negli anni.

LA CAPACITA’ PRODUTTIVA:

La capacità produttiva esprime la dimensione dell’output realizzabile da un sistema produttivo

considerata su un orizzonte temporale significativo, tipicamente l’anno.

È sempre calcolata facendo riferimento ad un ben determinato mix di produzione.

La capacità produttiva è espressa in unità/periodo.

La capacità produttiva teorica è diversa dalla capacità produttiva effettiva.

[Unità/ [ore di utilizzo/ [

[Unità/ora] %

periodo] periodo] ]

a) POTENZIALITA’ PRODUTTIVA:

O “ritmo produttivo”, è una grandezza di flusso e tiene conto delle perturbazioni generate

dal fatto che si producono prodotti diversi sullo stesso sistema.

b) UTILIZZO:

È un rapporto tra due tempi e tiene conto degli elementi di perturbazione temporale del

sistema produttivo.

c) RESA:

È una grandezza adimensionale e tiene conto degli elementi di possibile inefficienza del

processo produttivo.

a) POTENZIALITA’ PRODUTTIVA:

Esprime quanto è in grado di produrre una macchina o un impianto per unità di tempo.

Può essere :

- POTENZIALITA’ DI TARGA:

indica la potenza generata o assorbita dalla macchina durante il suo funzionamento in

condizioni ideali. È valida per sistemi mono prodotto.

- POTENZIALITA’ DI MIX:

subisce la variazione del mix di produzione. Si ha quando un macchinario è utilizzato per

produrre prodotti diversi.

b) UTILIZZO:

È sbagliato considerare solo la potenzialità perché un macchinario non viene utilizzato per tutta la

durata dell’anno solare. STATO

SIGLA NOME DEFINIZIONE

Tempo in cui l’impianto è aperto, non

necessariamente utilizzabile e

TEMPO DI APERTURA Impianto aperto.

TA funzionante. Coincide con il tempo

DELL’IMPIANTO massimo con cui si può pianificare la

produzione.

Tempo di apertura impianto in cui Impianto aperto ed

TEMPO DI UTILIZZO

TUL esso sarebbe potenzialmente utilizzabile.

LORDO utilizzabile.

TEMPO DI UTILIZZO Tempo in cui l’impianto è utilizzabile Funzionamento richiesto.

TUN NETTO e ne è richiesto il funzionamento.

Tempo in cui l’impianto non è Funzionamento richiesto,

TEMPO DI GUASTO funzionante per cause di guasto o ma impianto non

TGM MACCHINA manutenzione. disponibile.

Tempo in cui è richiesto il Funzionamento richiesto e

TEMPO DI PRODUZIONE

TPL funzionamento e l’impianto è possibile.

LORDO disponibile.

Tempo non direttamente produttivo Impianto funzionante ma

per set-up (cambio prodotto), cambio impiegato in attività

TSU TEMPO DI SET-UP utensili, cambio materiali o pulizie. indirettamente produttive.

Impianto non funzionante e

Tempo non direttamente produttivo temporaneamente non

TEMPO PER FERMATE

TFM a causa di piccole fermate o ripristini. operativo per una durata

MINORI breve.

Tempo in cui l’impianto macchina è Impianto funzionante e

TEMPO DI PRODUZIONE impiegato in attività direttamente impiegato in attività

TPN NETTO produttive con velocità operativa direttamente produttive.

effettiva.

L’UTILIZZO DEGLI IMPIANTI:

l’impresa può utilizzare i seguenti indici per valutare l’utilizzazione degli impianti:

1) UTILIZZO LORDO:

Misura l’impatto dei tempi di non utilizzo per problemi esterni al sistema.

2) UTILIZZO NETTO:

misura l’impatto dei tempi di non utilizzo per problemi sia esterni che interni al sistema.

3) DISPONIBILITA’:

evidenzia l’impatto dei guasti e delle fermate per manutenzione.

La disponibilità differisce dal tempo produttivo lordo (TPL) per il tempo di guasto macchina

(TGM).

4) LA SATURAZIONE:

Esprime l’incidenza del tempo produttivo netto (TPN) sulla somma dei tempi direttamente e

indirettamente produttivi, e evidenziando l’impatto dei set-up e delle fermate minori.

Gli indici in quanto rapporti hanno un valore compreso tra zero e uno.

d) RESA:

la resa è connessa ai rallentamenti e agli scarti di produzione. È data dal rapporto tra input iniziali

impiegati e quantità di prodotto finito e conforme. STATO

SIGLA NOME DEFINIZIONE

Percentuale della capacità teorica Impianto funzionante ma

Rv RESA DI VELOCITA’ disponibile al netto di a ritmo inferiore.

rallentamenti.

Percentuale della capacità teorica Impianto funzionante ma

al netto degli sfridi. che non utilizza tutte le

Rq RESA DI QUANTITA’ quantità di input.

Percentuale della capacità teorica Impianto funzionante ma

disponibile al netto di operazioni di che produce output non

Rc RESA DI CONFORMITA’ controllo. conformi.

Dove: - = quantità di input reale

- = quantità di input teorico

- = quantità di output conforme

- = quantità totale di prodotto

CONCLUDENDO POSSIAMO DIRE CHE LA CAPACITA’ PRODUTTIVA E’ ESPRIMIBILE ATTRAVERSO

QUESTA ESPRESSIONE: Utilizzo Resa

Dove:

- = capacità produttiva

- = potenzialità di mix

- = tempo apertura

- = utile netto

- = disponibilità

- = saturazione

2) RELAZIONI ORGANICHE:

Riguardano l’aspetto delle decisioni e degli organi che hanno il compito di prenderle.

Le relazioni organiche possono essere distinte in:

1) ORGANICO RISTRETTO:

Insieme dei soggetti legati all’impresa da rapporti di lavoro subordinato.

2) ORGANICO ESTESO:

È rappresentato da tutti i soggetti che compongono l’organico ristretto, al quale si aggiungono i

soggetti che stabilmente prestano lavoro autonomo nell’impresa come gli agenti di vendita.

3) ORGANI D’IMPRESA:

insieme dei soggetti chiamati ad agire in nome e per conto dell’impresa rappresentandola

quindi verso i terzi.

I vari organi sono chiamati a deliberare su determinati aspetti dei contratti che costituiscono

l’impresa. Un singolo contratto quindi può coinvolgere decisioni che fanno capo a diversi

organi. Tali aspetti consistono negli elementi descrittivi, ossia quegli elementi che rendono

unico in determinato contratto e formano l’oggetto di decisione degli organi.

Le decisioni non sono l’unico flusso di informazioni presenti in azienda. Prima di prendere le

decisioni sono necessarie precedenti e ulteriori informazioni, sottoforma di:

- Comunicazioni,

- Istruzioni,

- Ordini.

Come conseguenza al principio di autosufficienza organica, è impossibile che un’impresa, già

all’inizio della sua vita, sappia quali decisioni si troverà a prendere in futuro o quali contratti

stipulerà in futuro.

PRINCIPI BASE DELLE RELAZIONI ORGANICHE:

Primo principio base delle relazioni organiche: assenza e riempimento dei vuoti di

potere.

serve qualcuno che abbia il potere per colmare assenze o vuoti di potere.

Per ogni elemento che descrive il contenuto, il processo genetico e l’esecuzione di uno scambio

di una successione autosufficiente, esiste almeno un rapporto costitutivo abilitato ad agire per

determinare, approvare, controllare, accettare l’elemento .

Questo vuol dire che per ogni elemento del contratto che deve essere stabilito, ci deve essere un

soggetto che ha il potere di decidere. Non ci possono essere vuoti di potere.

Il fatto che ci sia qualcuno che decida vuol dire che c’è rappresentanza.

.

La relazione tra e è detta

Secondo principio base delle relazioni organiche: assenza dei conflitti di potere.

Non possono esistere due organi abilitati a rappresentare l’impresa per quanto riguarda un dato

elemento del contenuto, del processo genetico o dell’esecuzione di uno scambio qualsiasi della

successione autosufficiente perché altrimenti si genererebbe un conflitto di potere.

Terzo principio base delle relazioni organiche: coordinamento o unità di comando.

Per l’autosufficienza contrattuale vale che organi diversi hanno relazioni di rappresentanza

diverse.

Il problema di base di qualsiasi organizzazione è che le decisioni, anche su diversi aspetti, devono

essere fra loro coordinate.

Dati due diverso rapporti costitutivi che possono entrare in conflitto, il problema di

coordinamento si può risolvere in tre modi:

1) Un solo organo si occupa di entrambi:

2) Rapporti simmetrici e transitivi tra le due attività che restano distinte:

3) Si risolve il conflitto inserendo un terzo soggetto, il capo e si da vita così ad un rapporto

gerarchico:

ALTRI PRINCIPI :

Esistono altri principi delle relazioni organiche e tali sono:

1) LA CONGRUENZA PROFESSIONALE

2) IL PRINCIPIO DI RESPONSABILITA’

3) PROIEZIONE ORGANICA DELL’EQUILIBRIO DI SOPRAVVIVENZA

1) LA CONGRUENZA PROFESSIONALE

È la congruenza tra le caratteristiche del soggetto e quelle richieste per una determinata

professione. Si individuano due profili: PROFILO INDIVIDUALE

PROFILO PROFESSIONALE

È il profilo individuato dall’azienda. È il profilo proprio di ciascuna persona. Si tratta

del curriculum.

Le caratteristiche e le competenze richieste Le caratteristiche del soggetto sono

sono rappresentabili in un vettore indicante i rappresentate in un vettore indicante i tratti

tratti tipici della personalità, l’istruzione o le tipici della personalità, l’istruzione o le

esperienze di lavoro precedenti. esperienze precedenti.


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alii.net

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DETTAGLI
Esame: Management
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione delle imprese
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alii.net di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Ceruti Francesca.

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