MANAGEMENT
IMPRESA ARTIGIANA (prima del 1870)
• Centralità persona fisica
• Mezzi rudimentali di comunicazione
• Sistema di trasporto primitivo (trazione animale)
• Tempi di produzione estremamente lunghi
• Prodotto unico nel suo genere
• →
Idea produttiva finire il prodotto
IMPRESA MANAGERIALE (1950)
Il rapporto impresa-ambiente competitivo cambia (c’è una competizione più serrata)
• Centralità delle competenze firm specific Sunk
, uniche e non riutilizzabili raggiunte supportando
costs ovvero costi profondi che portano l’impresa a diventare rigida, impedendole di cambiare
agilmente il percorso intrapreso in quanto obbligata a utilizzare tale conoscenza per lungo tempo al
proprio interno.
Inoltre, tali conoscenze firm specific, non hanno una riproducibilità garantita nel tempo in quanto i
rapporti con gli stakeholder possono cambiare e le conoscenze firm-specific possono risultare
inadeguate
Siccome eventi imprevisti o imprevedibili mettono a rischio le competenze firm specific acquisite,
tale tipo di impresa tende a ridurli il più possibile, estendendo il controllo e l’influenza sull’ambiente
esterno, magari anche fagocitando e accrescendo la dimensione d’impresa.
• Economie di regolazione sistemica
Si originano dalla convenienza a centralizzare l’elaborazione delle info e delle decisioni sotto un unico
centro manageriale e proprietario, per sfruttare il massimo di sinergie, sincronismo e legami operativi
tra le parti.
Ciò può avvenire attraverso lo sviluppo di un Codice di comando con centri di responsabilità ovvero
di una struttura organizzativa basata sulla specializzazione e divisione del lavoro tra manager per
funzioni e successivamente per divisioni.
Questo tipo di struttura determina una rigidità del sistema a eventi non previsti presenti nel mercato,
che si traduce in rischi difficilmente gestibili legati alle competenze firm specific che potrebbero
rivelarsi futili.
Da qui nasce la necessità di internalizzare e controllare l’ambiente esterno rendendolo più stabile e
prevedibile.
Questa necessità di controllo determina:
• crescita dimensionale dell’impresa per controllo mercato
• Reciproca dipendenza tra l’impresa e stakeholders
Questo perché conviene a entrambi: per l’impresa i costi e tempi di organizzazione con nuovi fornitori
comprometterebbe il suo sviluppo mentre dal lato degli stakeholders la convenienza sta nel fatto di
avere una continuità produttiva.
L’impresa manageriale ha necessità di ottenere consenso e collaborazione e di gestire i
comportamenti in modo stabile e continuativo per avere una routine organizzativa e quindi minor
rischi
Quando gli stakeholders diventano tanti, il patto li lega tra loro in un intreccio di interessi in tutti i
livelli gerarchici nel comune obiettivo della sopravvivenza dell’impresa manageriale
Essi formano un tutt’uno con l’impresa principale
• Separazione fra proprietà e controllo (Public company)
Gli azionisti/finanziatori dell’impresa manageriale sono stakeholders che cedono una parte del loro
potere proprietario al TOP MANAGEMENT, legittimandolo ad assumere il controllo con la garanzia
di un rendimento stabile e affidabile del capitale investito. rischi di TAKE
Il potere di comando sul management da parte degli azionisti potrebbe portare a
OVER progettati da concorrenti.
LEAN PRODUCTION (1970)
→
1970 Declino della produzione di massa a causa dell’inizio di una fase di instabilità e di forte competitività
dovuta a fattori destabilizzanti tra i quali:
➢ →
Rivoluzione tecnologica crescono innovazioni di processo generando nuove opportunità per
imprese trasformandole in competitor in grado di rompere gli equilibri
➢ CAMBIAMENTO DEI CONSUMI
Nuove esigenze e bisogni di qualità e di differenziazione dei prodotti da parte del consumatore che
esige qualcosa che va oltre la funzionalità del prodotto
I bisogni del consumatore diventano sempre più sofisticati col passare del tempo (piramide di Maslow) e le
imprese dovettero adattarsi entrando nell’era della “Lean production” caratterizzata da:
• Maggiore attenzione su aspetti immateriali del prodotto per raggiungere desideri del cliente
• Rivoluzione dell’organizzazione della produzione per favorire cambi di gamma prodotti continui
ma senza rinunciare agli alti volumi produttivi e alla standardizzazione
• Maggior flessibilità dell’impresa che si affida alla capacità di adattarsi piuttosto che programmare
e controllare l’ambiente competitivo come accadeva con la produzione di massa.
Tale flessibilità fu raggiunta dai “distretti industriali” e dalle “catene di fornitura giapponesi” fino ad
allora marginali
• Centrale la relazione con il consumatore che permette all’azienda di conoscere i desideri di qualità
e prodotto in anticipo.
• Costruzione di catene di fornitura (supply chain) con le altre imprese favorendo una cooperazione
vantaggiosa
MODELLO ESPERIENZIALE (OGGI)
Elementi essenziali:
• Tendenza delle imprese di commercio e produttori a perseguire un obiettivo di marketing
esperienziale nel contesto di acquisto in cui viene riprodotto l’ambiente dove il cliente utilizzerà il
prodotto al fine di creare un rapporto duraturo col cliente (negozi come “concept store”)
Sono le esperienze a fornire i valori ricercati dal nuovo consumatore: valori sensoriali, emozionali,
cognitivi e relazionali
• Forte rapporto impresa-cliente utilizzando:
➢ Politiche comunicative: eventi, stand in manifestazioni, siti web
➢ Comunità virtuali di consumatori che costruiscono e vivono nuove esperienze
• Servizi che integrano il prodotto tangibile (diversità di pagamento, interazioni con cliente…)
• Approccio one to one
VARIETA’ DEI CONTESTI NAZIONALI E SETTORIALI
PARADIGMA NEOCLASSICO
Secondo il paradigma neoclassico esiste un unico modello efficiente ed efficace di impresa all’interno di uno
specifico contesto competitivo. La diversità non è ammessa e, anzi, qualora vi sia, essa costituisce
un’eccezione destinata ad essere “espulsa” per l’operare dei meccanismi concorrenziali presenti nel mercato.
Modello definito statico per la mancanza di diversità
PARADIGMA MANAGEMENT (Modello dinamico)
La diversità delle imprese all’interno di un contesto competitivo è ineliminabile e vincente in quanto
contribuisce a generare una dinamica competitiva fatta di INNOVAZIONE e “DISTRUZIONI CREATRICI” in
grado di generare nuova ricchezza e sviluppo (la diversità è l’anima dello sviluppo economico)
ma
QUALI SONO I FATTORI CHE GENERANO VARIETA’ NELLO SVILUPPO E PERFORMANCE D’IMPRESA?
A) FATTORI CONTEXT SPECIFIC
Sono tutte quelle caratteristiche del contesto di riferimento in cui l’impresa opera (caratteristiche
culturali, storiche, politiche, economiche e finanziarie), sia territoriale che di sistema paese, capaci di
generare dei vantaggi unici non facilmente trasferibili e di produrre molteplici modelli di impresa.
B) F. INDUSTRY SPECIFIC
Sono tutti quei fattori tipici dei settori che influiscono sull’organizzazione produttiva dell’impresa e
sui suoi rapporti col mercato come:
o Settori di appartenenza (high tech/low tech; ad altra ricerca e sviluppo ecc...)
o Tipologia del processo produttivo utilizzato (artigianale, industriale, continuo)
C) F. FIRM SPECIFIC
Sono quei fattori interni di ogni impresa che la contraddistinguono dalle altre (stile di gestione,
struttura organizzativa, storia, valori condivisi, professionalità…) influenzandone anche la modalità
di azione e i percorsi di sviluppo.
Questo tipo di fattori danno maggior variabilità e specificità all’impresa generando una forte
dinamicità e competitività.
LA DIVERSITA’ DEI CAPITALISMI NAZIONALI
Ecosistema nazionale = sistemi capitalistici nazionali in cui l’impresa è collocata.
I percorsi storici di industrializzazione di ogni nazione appaiono così specifici e irripetibili per i diversi paesi al
punto di arrivare a modellare e plasmare le imprese di ogni paese.
• CAPITALISMO ANGLOSASSONE
1. Centrale il ruolo della borsa dei valori
3 funzioni principali: finanziamento imprese, monitoraggio sul comportamento e prestazioni
imprese, trasferimento semplice della proprietà dell’impresa.
Favorisce la crescita di start up e imprese ad alto tasso innovativo
2. Flessibilità del mercato del lavoro
Imprese libere di assumere e licenziale facilmente in modo tale che un’impresa ad elevata
incertezza sul suo futuro può avere minori barriere ad assumere dipendenti.
3. Concorrenza elevata tra imprese
Favorita la concorrenza attraverso forti meccanismi antitrust per evitare forme di monopolio
4. Forte tendenza all’innovazione
• C. TEDESCO
1. Importanza dei settori manifatturieri “scale intensive” (ad alta intensità) dove operano
grandi imprese rilevanti a livello internazionale (farmaceutica, chimica)
2. Strategie di ricerca scientifica che valorizzano le competenze industriali in nuove sfide
(chimica verde, energie rinnovabili…)
3. Rilevanza negli organi decisionali della rappresentanza dei lavoratori
Contribuisce a una maggior livelli di produttività aziendale
4. Presenza di banche miste specializzate negli investimenti
Oltre a erogare credito per imprese, sono esse stesse azioniste di maggioranza di molte realtà
• C. FRANCESE
1. Investimenti dello stato nei progetti nazionali di sviluppo industriale
Frequenti investimenti pluriennali nei campi manifatturieri
2. Ruolo dello stato nell’economia tramite la proprietà parziale o totale di molte imprese nei
settori strategiche (elettrico, trasporti, comunicazione, industria)
3. Ruolo dello stato nella protezione delle imprese nazionali
• C. ITALIANO
1. Specializzazione manifatturiera nei settori tradizionali (alimentare, tessile, abbigliamento)
2. Dimensione medio-piccola delle imprese
3. Proprietà aziendale concentrata e in genere riconducibile a un nucleo famigliare o a pochi
che esercitano il governo e la gestione dell’impresa (anche nelle imprese quotate in borsa)
4. Piccole e medie imprese spesso agglomerate in distretti industriali
Il distretto è un gruppo locale di piccole e medie imprese ognuna delle quali specializzata in
una fase di lavorazione ma tutte unite in un'unica filiera produttiva. Solitamente operano nei
settori tipici del “Made in Italy”
5. Bassa ricerca e sviluppo GREEN ECONOMY
La green economy non è un nuovo settore ma un paradigma di sviluppo e di trasformazione sostenibile
dell’economia e dei settori che la compongono.
Esprime un diverso approccio nella produzione basato sulla sostenibilità ambientale, sociale e di
governance aziendale. (approccio ASG)
→
OBIETTIVO ridurre l’impatto ambientale del ciclo produttivo
→
VANTAGGI Con questo approccio ASG (ambiente, sostenibilità sociale, Governance sostenibile) di filiera,
tutti i prodotti possono essere re-interpretati, favorendo l’innovazione e offrendo maggior qualità e valore
aggiunto al prodotto e quindi, nuovi mercati di sbocco e vantaggi competitivi d’impresa
PICCOLE IMPRESE
• →
Classe fatturato 2 - 10 milioni
• →
N addetti 10 - 49
La nascita di piccole imprese è espressione di innovatività, propensione al dinamismo e cambiamento
CARATTERISTICHE
1) Assetto istituzionale di matrice imprenditoriale
Nascono per intuizione dell’imprenditore che assume il controllo e la governance dell’impresa.
2) Accentramento dei processi decisionali
Decisioni prese da imprenditore fondatore o da pochi manager sotto stretto controllo di esso. È un
modello decisionale paternalistico e autoritario.
3) Operano in reti di relazioni interaziendali
Spesso operano in aree geografiche concentrate assieme ad altre piccole imprese formando
costellazioni di imprese legate da stessa business idea.
4) Struttura organizzativa semplice che velocizza il processo decisionale
5) Risorse finanziarie limitate
Il patrimonio netto aziendale è limitato in quanto l’azienda è piccola. A tal proposito, la piccola
impresa solitamente finanzia i propri investimenti con capitali esterni che sono onerosi rispetto al
proprio capitale (raro che il capitale esterno sia 50% del finanziamento)
Ciò
determina
6) Bassi investimenti, poca innovazione e opzioni strategiche limitate
Non sono in grado di mettere a punto strategie alternative in quanto sono richieste risorse che
l’azienda non ha (rischio di rimanere in piccole nicchie).
7) Alta flessibilità e specializzazione
Operano in settori a bassa tecnologia dove conta il valore aggiunto prodotto e dove la competizione
tra le imprese si concentra sulla soddisfazione del cliente.
LIMITI
A) La presenza di componenti della famiglia ai vertici può generare uno scontro fra vicende famigliari e
interessi aziendali
B) La successione ai vertici aziendali può essere pericolosa e creare forte incertezza oppure generare
nuove opportunità
C) L’accentramento decisionale causa uno sviluppo vicino alle attitudini e capacità dell’imprenditore
piuttosto che dalle reali necessità di crescita aziendale e un impoverimento del patrimonio umano
D) Limitatezza delle risorse finanziarie crea un vincolo allo sviluppo
E) Atteggiamento competitivo di reazione piuttosto che innovativo e anticipativo
GRANDE IMPRESA
→
Fatturato oltre 50 milioni
→
n. addetti > 250 addetti
CARATTERISTICHE
1) Dimensione elevata
La grande impresa spesso si distingue per il possesso di un elevata quota di mercato ovvero di una %
di quota di fatturato alta rispetto a quella di tutto il settore
2) Apporto di manager nell’attività di governo
Il controllo è generalmente nelle mani del consiglio di amministrazione composto da manager che
hanno un rapporto di lavoro dipendente con l’impresa.
L’apporto di manager dipende dalla tipologia di grande impresa e si distinguono
• IMPRESE FAMIGLIARI
Imprese dove il capitale sociale e le decisioni fondamentali di gestione sono controllati da
una o poche famiglie.
La proprietà è organizzata e svolge un ruolo determinante nel governo dell’impresa
• PUBLIC COMPANY
La proprietà è frammentata nei vari piccoli azionisti che delegano a manager la gestione e
l’indirizzo dell’impresa. C’è una vera e propria separazione tra proprietà e controllo.
• PROPRIETA’ ORGANIZZATA E GESTITA DA MANAGER
Frammentazione della proprietà azionaria ma quote di essa sono detenute da istituzioni
finanziarie che sono in grado di condizionare il governo dei manager
3) Capacità di gestire internamente alcuni fattori produttivi
Come: R&D, formazione del personale, acquisizione di risorse finanziare grazie alla diversificazione
del rischio determinata dall’operare in diversi settori
4) Potere di condizionamento nei confronti di soggetti esterni
Grazie alla sua dimensione è in grado di orientare/condizionare le azioni di soggetti esterni come
consumatori (elaborazione dei loro comportamenti), fornitori (grazie all’alto volume di attività
possono richiedere sconti ecc), pubblica amministrazione
5) Strutturazione a grandi gruppi aziendali
Consente alla grande impresa di essere maggiormente creativa, innovativa, strategicamente
flessibile
VANTAGGI
A) Economie di scala che hanno reso conveniente realizzare una divisione del lavoro
B) Gestione integrata di attività come R&D, formazione, comunicazione, trasporto, diminuendo costi e
aumentando il know-how d’impresa
C) Aumento della specializzazione e alti investimenti in innovazione
D) Riduzione dei rischi e dell’incertezza grazie all’internalizzazione dell’ambiente esterno
E) Possibilità di influenza sul mercato grazie alla detenzione di una gran quota di esso
DIFETTI
A) Rigidità strategiche e organizzative cha mettono a rischio l’impresa in situazioni di mercati instabili
MEDIA IMPRESA
→
Fatturato tra 10 e 50 milioni
→
N addetti tra 50 e 250
CARATTERISTICHE
1) E’ un ibrido tra piccola e grande impresa ma con alcune specificità
2) Svolge attività nei settori tipici del Made in Italy
Ne fanno parte i
• →
settori delle 4 A abbigliamento, arredo-casa; Apparecchi-macchine; Alimentari
• →food,
settori 3F fashion, forniture
Svolgendo attività nel made in Italy sono ritenute aziende dinamiche e capaci di adattarsi
facilmente al cambiamento continuo del contesto economico
3) Sono all’interno di dense reti di relazioni di business strategiche con altre imprese che spesso
vanno a generare distretti industriali
4) Finanziamenti provenienti da soci (in gran parte) e banche
5) Proprietà solitamente famigliare affiancata da manager nella gestione
6) Forti legami con il territorio
7) Organizzazione semplice che la rende molto flessibile
8) Orientamento all’innovazione e all’export (internazionalizzazione)
9) Il suo essere ibrido genera dei dualismi
• Leader nel comparto ma piccola nel settore consentendole di essere un simbolo di
eccellenza e di applicare strategie aggressive
• Forte presenza della figura dell’imprenditore ma con una separazione tra proprietà e
• controllo
• Presenza di vecchie e nuove generazioni
• C’è una centralità del prodotto ma anche un maggior rapporto col cliente
• Importante sia il carattere tangibile del prodotto che quello intangibile
• Cultura creativa, di adattamento e sviluppo tipica della piccola impres
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.