RETROVIRUS
La famiglia Retroviridae è ampiamente diffusa nel mondo animale, e comprende
al suo interno virus a tropismo variabile in grado di determinare patologie molto
diverse tra loro. I microrganismi appartenenti a questa famiglia sono inoltre
accomunati dalla presenza dell’enzima trascrittasi inversa che influenza il ciclo di
replicazione a tal punto da renderlo unico nel suo genere. Dal punto di vista
morfologico, i retrovirus sono di forma sferica e sono provvisti di envelope con
maggiore sensibilità all’inattivazione da parte dei solventi dei lipidi .
conseguente
Le proteine strutturali costituenti tali virus sono rappresentate da:
contenuto all’interno dell’envelope,
- Capside o core: di forma piuttosto
variabile. all’interno del capside.
- Nucleocapside: situato
- Matrice: Guscio proteico posto a stretto contatto con la parte interna
dell’envelope.
Glicoproteine presenti sull’envelope, se ne
- Spikes: distinguono
essenzialmente due, rappresentate da MT (transmembrana) che attraversa
per intero lo strato lipidico e contiene i siti di fusione e SU (superficiale),
posta in superficie sull’envelope e costituente i peplomeri, ovvero i siti di
adsorbimento virale.
Le proteine di superficie vengono riconosciute dagli anticorpi neutralizzanti e
contengono antigeni tipo- specifici. Le proteine di capside, nucleocapside e
matrice contengono antigeni gruppo-specifici, che definiscono i singoli generi.
Le proteine non strutturali sono rappresentate da:
- Trascrittasi inversa: indispensabile per la replicazione del virus.
- Proteasi virali: essenziale per il processo di maturazione delle proteine sia
strutturali, sia funzionali.
fondamentale per l’integrazione del DNA virale
- Integrasi: con quello della
.
cellula ospite
L’acido nucleico è costituito da due molecole identiche di un singolo
filamento di RNA lineare a polarità positiva. I geni attualmente riconosciuti
sono:
- Gene env (envelope): codifica per le proteine di superficie, MT e SU.
- Gene gag (group specific antigens gene): codifica per capside,
nucleocapside e matrice. l’integrasi.
- Gene pol (polimerasi): codifica per la trascrittasi inversa e Si
tratta dei geni più conservati e vengono definiti anche antigeni
interspecifici.
- Gene pro (proteasi): codifica per le proteasi.
- Geni v-onc: sono geni aggiuntivi oncogeni presenti in alcune specie virali
e responsabili della trasformazione cellulare. Alcuni virus oncogeni
possono essere difettivi in quanto un gene oncogene ha sostituito parte di
geni strutturali, quasi sempre appartenenti a env e codificanti per le
proteine dell’envelope.
- Geni diversi da v-onc: altri retrovirus, denominati complessi, possiedono
geni diversi dagli oncogeni che influenzano la replicazione virale e che
producono proteine a funzione regolatoria.
La retrotrascrizione dell’RNA virale a DNA ha luogo nel citoplasma e si completa
nel nucleo con l’integrazione del dsDNA formatosi nel DNA cellulare. Il processo
di retrostrascrizione è caratterizzato da un alto tasso di mutazione e
ricombinazione a causa del continuo trasferimento della trascrittasi inversa da un
filamento di RNA all’altro. Durante questo processo si formano sequenze ripetute
definite LTR (long terminal repeats) che caratterizzano il DNA provirale e
regolano la successiva trascrizione del genoma virale per la formazione di nuove
L’integrazione del DNA virale in quello cellulare è un processo
particelle.
fondamentale per la successiva replicazione del virus e avviene ad opera
dell’integrasi virale. Una volta che il virus si è integrato nel genoma della cellula
(a questo punto definito provirus) è stabile e viene replicato insieme al genoma
dell’ospite. Dopo un certo periodo di latenza, variabile a seconda dei virus, inizia
l’espressione dei geni virali con la trascrizione dell’intero DNA virale in RNAm
ad opera delle RNA polimerasi cellulari. Questo fenomeno accompagna molte
infezioni da retrovirus, in particolare quelle sostenute dal genere Lentivirus.
Durante questa fase il virus può replicarsi ma con scarsa produzione di particelle,
pertanto il sistema immunitario non viene stimolato e non ci sono sintomi di
malattia. Durante la replicazione tuttavia il virus può comunque sfuggire al
sistema immunitario utilizzando una serie di strategie diverse: mascherando gli
epitopi neutralizzanti, diffondendosi all’interno dei macrofagi, ma soprattutto
andando incontro a una serie di drift antigenici, i quali possono verificarsi più
volte nel corso dell’infezione coinvolgendo prevalentemente i geni che codificano
per le proteine dell’envelope (spikes).
La trasmissione naturale dei retrovirus avviene in tre modi:
- Orizzontale: da soggetto malato a sano, mediante contatto diretto, a causa
della scarsa resistenza del virus in ambiente, con liquidi biologici
contaminati.
- Verticale da madre a figlio: attraverso la placenta, nel periparto o tramite il
latte. Questa trasmissione porta spesso alla tolleranza immunologica, gli
animali sono sempre viremici e spesso sviluppano forme tumorali.
- Verticale tramite le cellule germinali: il virus in questo caso viene definito
endogeno, rimane generalmente latente e non produce viremia. In alcuni
casi i virus endogeni possono essere associati a trasformazioni tumorali.
I retrovirus sono stati classificati in base alle caratteristiche morfologiche e
patogenetiche. In particolare, relativamente alla morfologia, si riconoscono 7
generi, a loro volta internamente suddivisi in tipo A, B, C, e D: Alpharetrovirus,
Betaretrovirus, Gammaretrovirus, Deltaretrovirus, Epsilonretrovirus, Lentivirus
(replicano molto lentamente con periodo di incubazione molto lungo) e
Spumavirus. Riguardo alle caratteristiche patogenetiche sono state definite 3
sottofamiglie: Oncovirus, Lentivirus e Spumavirus.
FeLV (FELINE LEUKEMIA VIRUS)
La leucemia felina è una grave malattia infettiva e contagiosa che colpisce il gatto,
caratterizzata clinicamente da forme neoplastiche oppure da immunodepressione.
La prevalenza di questa malattia è bassa, ma la mortalità ad essa associata è
notevole. Si osserva prevalentemente nei gatti adulti ed è caratterizzata dalla
formazione di tumori, soprattutto linfomi.
EZIOLOGIA
È sostenuta da FeLV, virus della leucemia felina, appartenente al genere
Mammalian type C (o Alphavirus) e alla famiglia Retroviridae. Le caratteristiche
morfologiche rispecchiano perfettamente quanto detto in generale per i retrovirus.
Le proteine strutturali principali e rilevanti da un punto di vista clinico sono:
è inclusa all’interno del capside e
- La proteina p27: costituisce un antigene
gruppo-specifico (antigene comune al genere di appartenenza), poiché si
tratta di una proteina molto conservata. Inoltre è solubile e si ritrova
facilmente nel sangue dei gatti con FeLV, motivo per cui essa è impiegata
nel contesto della diagnosi.
Proteine dell’envelope:
- sono rappresentate dalla P15E, una proteina
transmembrana contenente i siti di fusione e mediatrice
dell’immunodeficienza correlata a FeLV che contiene antigeni tipo-
specifici in grado di indurre la produzione di anticorpi sieroneutralizzanti e
la gp70, una proteina superficiale dal peso molecolare di 70 kD contenente
i siti di adsorbimento virale e gli epitopi immunodominanti tipo-specifici
coinvolti nella risposta anticorpale neutralizzante il virus. Le variazioni di
d’ospite
tale proteina sono responsabili della specificità e della
patogenicità dei vari ceppi e inoltre definiscono i 3 sierotipi conosciuti di
FeLV: FeLV-A, FeLV-B, FeLV-C. In particolare, sulla base delle
dell’envelope, si
differenze presenti sulla gp70, principale antigene
riconoscono:
rappresenta l’unico sierotipo infettante. È
- FeLV-A: ubiquitario ed è
essenzialmente monotipico. Inoltre presenta un alto tasso di conservazione
genomica per cui tende ad essere geneticamente stabile. Tale sierotipo
ad alto titolo nell’animale infetto ed
replica è il meno patogeno, inoltre gli
anticorpi sieroneutralizzanti cross-reagiscono. È presente come unico
sierotipo nel 50% degli infetti.
- FeLV-B: si viene a determinare a seguito di un evento definito simil-
ricombinante tra il gene env di FeLV- A ed una sequenza genetica ad esso
presente all’interno del genoma del
molto simile ma costitutivamente
gatto. In particolare, quando FeLV-A inizia il processo replicativo,
l’enzima retrotrascrittasi produce una molecola di DNA che si integrerà
nel genoma della cellula ospite. Se in quest’ultimo sono presenti sequenze
simili a quelle integrate emergerà un nuovo virus, rappresentato proprio da
FeLV-B. È presente nel 49% dei gatti infetti, è molto patogeno e ha
tendenza ad indurre la formazione di neoplasie come linfomi o altre
malattie mieloproliferative.
- FeLV-C: sembra che esso origini a seguito di una mutazione puntiforme
irregolare del gene env di FeLV-A che codifica per le glicoproteine
dell’envelope virale. Si riscontra nell’1% dei gatti, è molto patogeno e può
causare ipoplasia eritroide ed immunosoppressione.
FeLV-B e FeLV-C si ritrovano solamente nei gatti infetti con FeLV-A,
mostrano un alto tasso di variabilità genetica e replicano con difficoltà
essendo virus difettivi e necessitando per questo della presenza di FeLV-A.
Inoltre gli anticorpi sieroneutralizzanti prodotti per i sierotipi B e C non cross-
reagiscono, a differenza di quelli prodotti per il sierotipo A.
EPIDEMIOLOGIA
La trasmissione di FeLV avviene per via orizzontale e principalmente per contatto
diretto. I gatti viremici eliminano grandi quantità di virus con la saliva, le
tuttavia, l’eliminazione dell’agente
secrezioni nasali e quelle oculari; avviene
anche con il latte e, seppur in percentuali trascurabili, feci ed urine rappresentano
possibili fonti di infezione. Il contagio si realizza prevalentemente mediante
l’inoculazione di saliva infetta all’interno di ferite da morso, evento questo
particolarmente frequente negli ambienti ad elevata densità di popolazione.
Proprio per questa ragione, i gatti maschi interi risultano a maggior rischio di
contrarre l’infezione, essendo di frequente coinvolti nelle lotte per il territorio. La
l’attività di
trasmissione è tuttavia possibile anche attraverso la via oronasale,
grooming reciproco e la condivisione di ciotole di cibo e acqua.
PATOGENESI
La prima sede di replicazione virale è rappresentata dai tessuti linfoidi locali e
varia a seconda del punto di penetrazione. Questa fase dura 2-4 giorni e quelle
successive dipendono dall’efficacia della risposta immunitaria messa in gioco
dall’animale.
- Risposta immunitaria efficace: gatti REGRESSOR. Circa il 40% dei gatti
esposti a FeLV riesce a sviluppare una risposta immunitaria umorale
contrastare l’infezione.
efficace in grado di Tali animali producono quindi
dell’eliminazione in circa
anticorpi neutralizzanti, responsabili dell’agente
4-8 settimane. Gli anticorpi in questione sono gli unici ad essere realmente
protettivi ed efficaci contro l’infezione da FeLV in quanto riescono a
bloccare completamente le particelle virali determinando una vera e
propria sterilizzazione. Essi prendono il nome di anticorpi anti-FOCMA,
poiché sono diretti contro gli antigeni FOCMA (Feline Oncovirus Cell
Membrane Associated) espressi sulle membrane delle cellule infettate ma
non sul virus infettante. Questa categoria di gatti non sviluppa la malattia,
non manifesta sintomatologia e conseguentemente non elimina il virus in
ambiente. Occasionalmente è possibile rinvenire qualche piccolo
frammento di RNA virale all’interno del midollo osseo a seguito
dell’esecuzione di una .
PCR quantitativa
- Risposta immunitaria scarsa: gatti ASINTOMATICI e PROGRESSOR. In
caso di risposta immunitaria scarsa si possono riconoscere due diverse
situazioni, rappresentate rispettivamente da gatti asintomatici e da gatti
realizza l’alternarsi di
progressor, interconvertibili tra loro. Nei primi si
che consente all’agente di
due fasi: una viremica cellulo-associata
tutto l’organismo
distribuirsi in e una di latenza che si concretizza
all’interno di organi quali midollo osseo, milza e linfonodi. Tali animali
rappresentano il 30% dei gatti venuti a contatto con FeLV e si
un’eliminazione
caratterizzano da un lato, per del virus in ambiente in
dall’altro,
assenza di sintomatologia e per la produzione di anticorpi che
contrastano l’infezione ma non portano alla sterilizzazione del soggetto
poiché non sono diretti contro gli antigeni FOCMA ma contro quelli della
gp70. I gatti con infezione asintomatica sono clinicamente sani e per
questo difficilmente individuabili dal punto di vista epidemiologico.
Tuttavia essi sono i principali responsabili dell’eliminazione intermittente
del virus, evento questo, strettamente correlato allo stato immunitario del
soggetto, tanto che l’aumento della liberazione di FeLV si realizza
maggiormente in presenza di squilibri immunitari in grado di ridurre le
difese dell’animale, quali ad esempio stress, infezioni concomitanti w
trattamenti cortisonici immunosoppressivi. Gli animali in questione
possono andare incontro a due destini differenti. Da un lato, possono
infatti restare degli eliminatori di FeLV clinicamente silenti, dall’altro
invece, possono diventare gatti cosiddetti progressor. Questi ultimi non
solo possono rappresentare l’evoluzione di una infezione asintomatica, ma
dall’inizio dell’infezione
possono anche configurarsi come tali senza che
vi sia una situazione di latenza precedente. A determinare la categoria di
appartenenza del gatto in tal senso, sarà la risposta immunitaria messa in
gioco. I gatti progressor rappresentano circa il 30% di quelli esposti a
FeLV e presentano una viremia persistente con sintomatologia grave,
motivo per cui sono gli animali più facilmente identificabili. In questi gatti
sono presenti gli anticorpi non protettivi rivolti verso la gp70 ma non
quelli anti-FOCMA.
SINTOMATOLOGIA
L’infezione da FeLV si caratterizza per una serie di quadri clinici estremamente
variabili e difficili da definire. Le manifestazioni iniziali solitamente passano
inosservate, sebbene nelle fasi avanzate della viremia alcuni soggetti possano
presentare linfoadenopatie generalizzate iperplastiche. La sintomatologia
osservata nell’animale dipende da due fenomeni distinti: da un lato, dall’azione
diretta dell’agente e dall’altro, dalla comparsa di patologie secondarie FeLV-
nell’arco dei 3 anni successivi all’infezione e che divengono mortali nel
associate
70% dei casi.
Sintomi derivanti dall’azione diretta
- di tipo oncogeno, citopatico e
immunodepressivo del virus. Rientrano in questa categoria le seguenti
condizioni:
1. Problemi di ordine riproduttivo della gatta. Sono tra i problemi
più comuni nelle gatte con FeLV e sono relativi soprattutto a
sterilità e aborto. Aborto, riassorbimento fetale e natimortalità
dipendono dal momento in cui si realizza il passaggio del virus
attraverso la placenta e si osservano generalmente nelle gatte
progressor, nonostante possano essere presenti anche nelle gatte
con infezione latente asintomatica. I cuccioli di tali gatte nascono
viremici ma apparentemente sani e vanno rapidamente incontro a
morte nel giro di qualche settimana.
2. Tumori linfoidi. Il linfosarcoma da FeLV è il più comune nei
mammiferi. Tali tumori sono generalmente associati al sierotipo B
e si riconoscono quattro forme principali: alimentare o intestinale,
caratterizzato da un ispessimento infiltrativo diffuso della parete
intestinale o dalla presenza di masse palpabili e associato
all’aumento di volume dei linfonodi mesenterici, vomito,
anoressia, perdita di peso, splenomegalia ed epatomegalia;
mediastinico, caratterizzato da masse tumorali localizzate nel
mediastino craniale dovute a linfoma dei linfonodi locali o del timo
e associato a versamento pleurico (dispnea), compressione
tracheale (tosse), compressione esofagea (rigurgito) ed
interessamento del sistema nervoso per compressione dei nervi
periferici (sindrome di Horner); multicentrico, caratterizzato dal
coinvolgimento generalizzato di tutti i linfonodi, sia esplorabili che
interni e di midollo osseo, milza e fegato; forme extranodali di
linfoma, renale o oculare, caratterizzate a seconda del tipo
considerato da insufficienza renale e masse retrobulbari e/o a
carico della terza palpebra. derivano dall’infezione delle cellule
3. Tumori mieloidi. Essi
ematopoietiche e dei granulociti, eritrociti e/o megacariociti.
Possono manifestarsi reticoloendoteliosi, mielofibrosi, leucemia
mieloide e leucemia megacariocitica. La leucemia mieloide acuta si
caratterizza per la proliferazione di una o più linee cellulari del
midollo osseo a spese delle normali cellule ematopoietiche e viene
classificata in base alla linea originaria in leucemie mieloblastiche,
mielomonocitiche, monocitiche o eritroleucemiche.
4. Anemie aplastiche e ipoplastiche. Sono molto comuni negli
infetti cronici e sono solitamente non rigenerative, con risposta
reticolocitaria minima o assente, causata dalla distruzione o
soppressione dei precursori eritrocitari per infezione primaria del
midollo osseo, oppure da disordine midollare. Nel 10% dei casi
possono essere rigenerative e solitamente si verificano in presenza
di coinfezioni con Mycoplasma haemofelis.
5. Neuropatie. Non sono molto frequenti ma rappresentano un
possibile modello di evoluzione delle forme croniche e sono
caratterizzate dall’infiltrazione di linfociti lungo i nervi periferici o
il midollo spinale.
6. Altre forme. Sono poco comuni ed includono esostosi cartilaginee
e tumori cutanei.
- Sintomi derivanti da
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