MIXOMATOSI
Malattia infettiva altamente contagiosa e diffusiva, spesso letale, ad andamento acuto,
subacuto o cronico che interessa il coniglio domestico e selvatico. Raramente colpisce
le lepri ma queste non manifestano sintomatologia. È soggetta a denuncia obbligatoria.
originario dell’America,
Il virus è dove è stato identificato inizialmente nella minilepre.
Il coniglio europeo (Oryctolagus cuniculus) risulta essere la specie maggiormente
o “minilepre”) si ammalano con
colpita, mentre le specie americane (Sylvilagus sp.
minor frequenza. Il virus è stato impiegato per il controllo della popolazione cunicola
australiana allo scopo di contrastare il disastroso incremento del numero degli esemplari
verificatosi a seguito della loro prima introduzione nel continente. Divenuti una specie
praticamente infestante, è stato necessario limitarne la diffusione con i mezzi più
disparati. Con lo stesso fine, il virus è stato poi introdotto anche in Francia, giungendo
quindi in Italia nel 1986. EZIOLOGIA
La malattia è sostenuta da un Poxvirus, appartenente alla famiglia Poxviridae e al
Quest’ultimo
genere Leporipoxvirus. che comprende al suo interno 4 specie diverse:
- Virus del mixoma del coniglio (MYXY);
- Virus del fibroma del coniglio (RFV);
- Virus del fibroma della lepre (FIBV);
- Virus del fibroma dello scoiattolo (SQFV);
Si tratta di virus a DNA bicatenario (circa 162kd), di dimensioni molto grandi (200-300
nm) e caratterizzati da una forma a mattone con proiezioni esterne filamentose e
tubulari. Sono provvisti di envelope e possiedono un core interno provvisto di un disco
All’interno di ciascuna specie sono rinvenibili più ceppi,
biconcavo e di corpi laterali.
ma il sierotipo è unico. La coltivazione di questo agente viene effettuata su:
- Uova embrionate di pollo: si esegue una semina su agar Mac Conkey di uova di
10-12 giorni. A distanza di 48-96 h post-infezione si osserva la formazione di
cosiddetti pocks, ovvero macchie bianche di circa 0,5-2 mm di diametro a livello
della membrana allantoidea.
- Cellule renali di coniglio RK13: da preferire come substrato.
- Vero (cellule renali di scimmia adattate).
Nonostante il virus sia provvisto di envelope, esso risulta abbastanza resistente in
ambiente: è sensibile al calore (30 minuti a 50°C), alla putrefazione, a pH inferiori a 4,6
e ai solventi dei lipidi (etere e cloroformio) ma resiste agli agenti chimico-fisici (fenolo
all’interno
al 2%, acido borico al 3% e permanganato di potassio 1x1000) soprattutto se
di materiale organico essiccato e si rinviene sul pelo di conigli morti fino a 220 giorni e
sulle pelli essiccate fino a 10 mesi.
EPIDEMIOLOGIA
La trasmissione avviene sia per via diretta che per via indiretta. Le principali fonti di
infezione sono: animali ammalati o portatori provenienti da allevamenti non controllati
o non sottoposti a quarantena una volta introdotti, contaminazione ambientale (trasporto
passivo da parte di animali, uomo e mezzi di trasporto) e alimentare con pelli o carcasse
di conigli morti non distrutte, iatrogena (siringhe infette). La modalità diretta si realizza
tramite il contatto tra animale infetto e animale sano, svolge un ruolo essenziale nella
“forma atipica respiratoria” e il virus può entrare attraverso la cute lesa, la mucosa
oculo-congiuntivale, le mucose ano-genitali, la via respiratoria e la via digerente. La
l’ingestione di
modalità indiretta implica invece alimenti infetti, la contaminazione
ambientale (es. gabbie contaminate), la via iatrogena e il ruolo degli insetti ematofagi, i
quali tuttavia rappresentano solo dei vettori passivi, in quanto in essi non si verifica né
trasmissione transovarica né replicazione virale, pur veicolando il virus anche a distanze
notevoli con relativo andamento stagionale (incidenza maggiore dalla tarda primavera
ad autunno inoltrato) della malattia. I vettori passivi più comuni sono:
- Zanzare (Culex, Aedes, Anopheles, Phlebotomum, Simulium) (Australia,
Europa): si infettano dopo un pasto e restano infettanti anche per diversi giorni,
diffondono la malattia da primavera ad autunno con possibile conservazione del
virus anche in inverno.
- Pulci (Spillopsillus, Chtenocepephalides) (Gran Bretagna): mantengono
l’infezione del coniglio selvatico anche d’inverno.
- Pidocchi del coniglio (Haemodipsus ventricosus).
- Zecche (Ixodes) e acari (Cheyletiella parasativorax, Psoroptes cuniculi e
Sarcoptes scabiei).
Gli animali sono in grado di eliminare il virus sia durante il periodo di incubazione, sia
durante la fase di malattia, sia dopo la guarigione attraverso tutti gli escreti ed i secreti,
e l’essudato
il sangue, le urine e le feci, le secrezioni oculo-nasali delle ulcere
mixomatose. La trasmissione della patologia dipende dal tipo di allevamento
considerato:
- Allevamenti rurali. Qui la trasmissione indiretta per via cutanea è più frequente a
causa della presenza di insetti ematofagi. In questo caso la malattia avrà un
andamento stagionale.
- Allevamenti intensivi-semi intensivi. La via diretta è più frequente per via dello
stretto contatto tra gli animali ed è favorita dal fatto che gli animali in queste
condizioni sono maggiormente stressati. Prevale la forma respiratoria e la via di
l’ingresso di
ingresso è oronasale. Il patogeno di solito viene introdotto mediante
animali malati/portatori o per trasporto passivo da parte del personale.
I selvatici rappresentano un serbatoio di malattia.
PATOGENESI
La patogenesi varia a seconda della via di ingresso. Se essa si realizza a livello cutaneo
dell’insetto ematofago si verifica una
attraverso la puntura replicazione cutanea seguita
dalla formazione di un mixoma primario, se essa avviene attraverso la mucosa oronasale
o genitale, si osserverà una prima replicazione a questo livello, con successivo
per via linfatica all’interno dei linfonodi
spostamento del virus tributari, nei quali
l’agente andrà incontro ad una seconda replicazione accompagnata dal passaggio nella
circolazione ematica con relativa viremia cellulo-associata (linfociti) entro 48h. A
questo punto si osserveranno una serie di mixomi secondari variamente distribuiti a
livello di cute, padiglione auricolare, occhi, naso e genitali.
SINTOMATOLOGIA
Esistono due forme di malattia, definite classica e atipica, ognuna delle quali può avere
andamento acuto, subacuto o cronico.
- Forma classica: cutanea. Si configura come una mixomatosi nodulare con lesioni
su orecchie, cute, congiuntiva, naso e mucosa genitale, tipica degli allevamenti
rurali e a trasmissione indiretta. Si manifesta con andamento stagionale in tarda
estate e i serbatoi di infezione sono rappresentati dagli animali selvatici. Molto
diffusa nel Nord Italia, caratterizzata da un periodo di incubazione piuttosto
breve di 3-10gg e piuttosto facile da diagnosticare. Si può manifestare in diverse
forme:
1. Iperacuta: si caratterizza per un andamento molto rapido che determina
la morte dell’animale senza che questo possa sviluppare sintomatologia
tipica. Coinvolge il SNC e determina diatesi em