Malattie infettive cutanee
La patogenesi di altre patologie dermatologiche può essere talvolta di difficile comprensione (a causa della multifattorialità, delle interazioni genetico-ambientali, di fattori immunitari concomitanti...), ma lo studio delle patologie cutanee su base infettiva si presenta invece piuttosto semplice, poiché si riesce sempre a risalire al microrganismo responsabile.
Classificazione delle malattie cutanee infettive
Le malattie cutanee su base infettiva si possono dividere in base alla loro eziologia in patologie:
- Batteriche
- Virali
- Micotiche
- Parassitarie
Patologie a eziologia batterica
Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni causate da Stafilococchi oppure da Streptococchi, batteri ubiqui con i quali ciascuno di noi viene a contatto ogni giorno. La malattia avrà gravità maggiore quanto più l'infezione si approfonda negli strati cutanei.
Piodermiti
Sono malattie infettive batteriche estremamente frequenti, soprattutto nel bambino in età scolare o pre-scolare. I bambini sono più suscettibili allo sviluppo di queste infezioni sia perché la loro immunità non è del tutto sviluppata, sia perché la loro cute si presenta in genere meno cheratinizzata e più facilmente aggredibile da agenti esterni. Tutte le condizioni di non integrità della barriera cutanea predispongono il paziente a sviluppare questo tipo di infezioni (es. pazienti con dermatite atopica). Le piodermiti si trasmettono per contatto diretto e le sedi più frequenti di infezione sono volto e arti. La terapia consiste nella disinfezione locale e nell’uso di antibiotici topici e sistemici. Dobbiamo tenere a mente anche la componente psicologica del paziente, che potrebbe presentare resistenze, ansie o timori nei confronti della propria condizione, soprattutto per avere anche una migliore gestione della compliance del paziente.
Piodermiti superficiali
Si possono suddividere in infezioni bollose o non bollose. In questo tipo di infezioni, la presentazione clinica stessa può essere un valido strumento per l’identificazione dell’agente patologico; se, per esempio, si individuano delle bolle è molto probabile che si tratti di infezioni da Staphylococcus Aureus. In ogni caso, la diagnosi eziologica di certezza deve essere svolta tramite l’esecuzione di un tampone cutaneo con eventuale antibiogramma.
Le bolle si localizzano in genere attorno alla cavità orale e nasale e si possono rompere facilmente. Le impetigini non bollose hanno invece come agente eziopatologico lo Streptococcus Pyogenes che determina la formazione di piccole bolle o vescicolette a livello superficiale, che si rompono velocemente andando poi a formare concrezioni e successivamente erosioni di colore giallognolo. Tutte le erosioni con colorazione giallastra sono manifestazioni di sottostanti infezioni batteriche.
A questo proposito dobbiamo fare una differenziazione tra i termini di impetigo e impetiginizzazione. Impetigo è il termine latino che si usa per indicare la vera e propria impetigine (= piodermite), mentre per impetiginizzazione si intende una sovrainfezione batterica secondaria a una dermatosi preesistente. Per esempio, a una dermatite atopica o alla psoriasi si può sovrapporre un’infezione da stafilococco: parleremo perciò di impetiginizzazione. Nelle lesioni infiammatorie impetiginizzate può associarsi una sintomatologia dolorosa caratterizzata da sensazioni di bruciore e prurito.
Piodermiti degli annessi cutanei
Si tratta di infezioni che si localizzano attorno al follicolo pilifero, struttura che attraversa il derma reticolare e papillare. Ne distinguiamo 4 forme: foruncolo, follicolite, idrosadenite e sicosi batterica.
Foruncolo: si tratta di un’infezione che interessa il follicolo pilifero e la ghiandola sebacea (che sfocia con il proprio dotto all’interno del follicolo). Generalmente si tratta di un’infezione da Staphylococcus Aureus e si trasmette per contatto diretto con un soggetto con infezione in atto oppure per auto inoculazione (ovvero grattandosi). Le lesioni si presentano come noduli duri, dolenti ed eritematosi che possono presentare una pustola in sommità che talora ha carattere necrotico e suppurativo.
In certi casi può essere necessaria una diagnosi differenziale tra foruncolo e pseudofollicolite. In caso di pseudofollicolite si identificheranno papule-pustole a origine follicolare che tuttavia non sono altro che granulomi causati da corpo estraneo (ad esempio pelo ricurvo dopo la depilazione). La natura della pseudofollicolite è perciò di tipo infiammatorio e non infettivo. Il foruncolo può avere dimensioni discrete e può interessare virtualmente qualsiasi distretto corporeo. Si può accompagnare anche un interessamento dei tessuti circostanti che appaiono caldi, eritematosi e dolenti.
Follicolite si differenzia dal foruncolo poiché è spesso costituita da lesioni multiple. Si tratta di un’infiammazione suppurativa che coinvolge tutta l’unità del follicolo pilifero e le regioni circostanti. Le lesioni sono delle pustole, quindi circoscritte, elevate, con raccolta purulenta e circondate da un alone.
La sicosi piogenica è un’infezione che interessa la porzione terminale del follicolo pilifero. Anche in questo caso l’agente eziologico è lo Staphylococcus Aureus. Si caratterizza per la presenza di placche sormontate da numerose pustole. Le zone più frequentemente colpite sono quelle con maggiore densità di follicoli terminali come la barba oppure il capillizio.
Fistole odontogene: si tratta di infezioni piuttosto rare, che si presentano come noduli che sono la manifestazione esteriorizzata di una sottostante infezione dentaria o gengivo-parodontale. L’orifizio fistoloso si apre a livello cutaneo, ma non è sempre evidente a un esame visivo. La terapia consiste nella disinfezione e nell’otturazione della cavità pulpare del dente interessato; questo trattamento ottiene l’estinzione del processo suppurativo e la guarigione della fistola; può rimanere una cicatrice retraente. A volte le fistole odontogene possono essere scambiate per tumori, con questo aspetto nodulare, esofitico e comparsa relativamente rapida.
Idrosadenite suppurativa: è un’infezione delle ghiandole sebacee (a volte anche delle ghiandole sudoripare apocrine) delle pieghe maggiori, come regione interglutea, ascellare, inguinale, che vede ancora una volta lo Staphylococcus Aureus come agente eziologico. Per spiegare la patogenesi di questa infezione non si può fare riferimento solo a una componente infettiva; si è recentemente scoperto che l’idrosadenite suppurativa è accompagnata da un aumento di citochine infiammatorie (come il TNFα), come in altre patologie croniche infiammatorie quali la malattia di Crohn o la Colite ulcerosa. L’impiego di farmaci anti TNFα potrebbe rivelarsi utile per la terapia di quei pazienti particolarmente sfortunati che presentino rettocolite ulcerosa, idrosadenite suppurativa e psoriasi, data la comune eziopatogenesi di queste patologie. Le lesioni si caratterizzano per la presenza di noduli dolenti e infiammatori che possono anche evolvere verso la fistolizzazione. Anche in questo caso c’è un aumentato rischio di sovrainfezione batterica, dato dal continuo sfregamento dei tessuti. L’infezione primaria può dunque evolversi e vedere lo sviluppo di ascessi e fistole che possono suppurare rilasciando materiale maleodorante, con possibili esiti di cicatrici retraenti. Si tratta di una malattia abbastanza rara, si pensa che possa colpire circa l’1% della popolazione e ne esistono diversi gradi di gravità, da forme lievi fino a forme gravi che possono avere effetti molto destruenti.
Piodermiti profonde
Le piodermiti profonde sono dermoipodermiti ed erisipele. Queste infezioni necessitano sovente di terapie antibiotiche per via endovenosa, perciò non è infrequente vedere pazienti ricoverati nel reparto di dermatologia per problematiche di questo genere. L’eziopatogenesi è sempre a carico di batteri come Streptococcus e Staphylococcus. Si tratta di infezioni più profonde, che riguardano il derma oppure l’ipoderma, non sono suppurative, ma infiammatorie con rapida insorgenza.
Erisipela: si tratta di un’infezione dermoepidermica acuta non suppurativa, la cui eziologia riconosce lo Streptococco β-emolitico di gruppo A. La trasmissione avviene per contatto diretto e le lesioni si caratterizzano per la manifestazione di un eritema rosso vivo con superficie lucida, talora con bolle. In certi casi si può anche formare un edema di tale importanza da formare il cosiddetto "scalino", cioè la formazione di un bordo rilevato tra la cute sana e quella interessata dal processo infettivo. Questo è dovuto alla genesi di bolle a livello intraepidermico.
Può comparire in diverse sedi, ma più frequentemente colpisce il viso oppure gli arti inferiori o superiori. Avere un deficit nel ricircolo linfatico può predisporre allo sviluppo di erisipela e dermoipodermiti. Queste infezioni possono anche essere secondarie a un morso di insetto, poiché la puntura causa l’inoculo di streptococchi direttamente nel derma più profondo. L’erisipela si presenta sempre in associazione a febbre, brivido e malessere generale; in caso di assenza di piressia si parla invece di dermoipodermite. Ricordiamo che le complicanze dell’infezione da streptococco beta emolitico possono essere anche molto gravi, come nefropatie che possono portare a insufficienza renale, scarlattina e fascite necrotizzante.
La dermoipodermite è un’infiammazione del derma e dell’ipoderma simile all’erisipela, ma ha un carattere meno violento e più cronico. L’eziologia vede più di sovente responsabile lo Staphylococcus Aureus. Le lesioni si caratterizzano per la presenza di chiazze eritematose, calde, dolenti, i cui margini sono più sfumati rispetto all’erisipela. Si può accompagnare a edema, linfangite o linfoadenite satellite. In genere l’esame microbiologico viene effettuato su tamponi, ma nei casi in cui questi risultino negativi oppure il paziente non risponda alla terapia antibiotica a largo spettro, è possibile effettuare delle biopsie cutanee profonde.