Malattia di Parkinson
È una malattia neurologica degenerativa: c'è una condizione predisponente che fa sì che in una certa area del cervello i neuroni muoiano in modo progressivo, simile a quanto accade nel morbo di Alzheimer e nella sclerosi laterale amiotrofica (SLA). La prevalenza è dello 0,2% della popolazione generale, con più di 200 mila malati in Italia. Può insorgere a qualsiasi età, ma è più frequente negli anziani, soprattutto dopo i 55/60 anni, con un'età media di comparsa di 55 anni.
Forme genetiche e sporadiche del Parkinson
Esiste anche il Parkinson su base genetica: è legato a mutazioni, è ereditario e la comparsa della sintomatologia è più precoce, sebbene le forme genetiche siano molto rare. Esiste quindi una forma genetica (rara) e una sporadica (non genetica). La malattia è stata descritta per la prima volta dal neurologo James Parkinson all'inizio del 1800 come "shaking palsy" (paralisi agitante):
- Movimento involontario tremendo, che riduce la capacità dei muscoli.
- Propensione dell’individuo a piegare il tronco in avanti.
- Quando inizia a camminare si passa da lento camminamento a "piccola corsa".
- La mano fallisce nel rispondere con esattezza alla volontà.
Quindi è essenzialmente una malattia del movimento.
La triade dei sintomi fondamentali
- Bradicinesia: lentezza dei movimenti, non solo nell’esecuzione ma anche nell’inizio. Gli individui vogliono compiere un movimento, ma hanno difficoltà a farlo: passa del tempo prima che si passi dal pensiero all’esecuzione. Può diventare acinesia, ovvero incapacità di compiere il movimento.
- Tremore: si manifesta soprattutto a riposo; sono tremori fini, poco visibili, che possono riguardare gli arti e le mani in particolare.
- Rigidità muscolare: aumento del tono muscolare; anche questo ostacola il movimento.
Spesso questi sintomi sono asimmetrici e riguardano solo metà del corpo (NB: l'emisfero sinistro controlla la parte destra del corpo e viceversa).
Instabilità posturale e difficoltà quotidiane
Per quanto riguarda i sintomi, si parla oggi di 3 + 1: il quarto sintomo è l'instabilità posturale. I circuiti del movimento volontario, in particolare i circuiti extrapiramidali, sono colpiti dalla malattia. Per i malati risulta difficile compiere qualsiasi attività quotidiana. Quando sono eretti, il corpo tende in avanti per mantenere l’equilibrio: infatti basta poco affinché cadano in avanti, da qui il quarto sintomo: instabilità posturale.
La camminata è particolare: è molto probabile che la persona sia piegata in avanti, con camminata incerta, ma soprattutto prima che inizi a camminare si ha l'impressione che sia come congelata (non riesce a muoversi nonostante l'intenzione); solo dopo secondi, o a volte minuti, inizia a camminare. I passi sono molto piccoli; i primi sono molto lenti e poi improvvisamente accelera. L'inizio del movimento e il movimento stesso sono molto difficoltosi, inoltre è assente il movimento ondulatorio delle braccia che accompagna le gambe nella camminata.
Impatto sulla muscolatura e sulla cognizione
Tutta la muscolatura è interessata: la volontaria non è controllata da circuiti neuronali specifici. In casi avanzati anche la muscolatura facciale è alterata: si descrive la faccia fissa (Facies figée), perché i muscoli non seguono le emozioni. Il riflesso di ammiccamento può essere ridotto; inoltre anche la scrittura si modifica nel tempo: diventa tremolante e sempre più microscopica.
La maggior parte dei pazienti sono molto lucidi e capiscono cosa sta succedendo. Spesso sviluppano nel tempo una malattia depressiva: i sintomi depressivi possono essere anche precedenti alla diagnosi del Parkinson. Solo in alcuni casi, alcuni pazienti nel tempo sviluppano anche deterioramento cognitivo, fino a sviluppo di demenza (piuttosto rara però).
Meccanismi fisio-patologici
Alcuni neuroni, per motivi non noti, degenerano e vanno incontro a morte. Si tratta di neuroni dopaminergici in una particolare regione del cervello, detta sostanza nera, o più nel dettaglio la "parte compatta della sostanza nera". È un meccanismo molto selettivo.
Immaginiamo di tagliare il cranio, in modo da separare la parte superiore da quella inferiore: nella parte inferiore si vedono due "baffetti neri" che sono la sostanza nera (è bilaterale). Appare nera anche senza fare studi di istologia: è ricca di una sostanza simile alla melanina. All'interno della sostanza nera ci sono i corpi di neuroni che hanno come neurotrasmettitore la dopamina. In un individuo affetto da Parkinson la sostanza nera ha perso la colorazione nera, perché i nuclei non ci sono più.
Questi neuroni proiettano al corpo striato (il loro assone termina in una regione del cervello detto corpo striato). La degenerazione è selettiva della via nigro-striatale, che parte dalla sostanza nera e arriva al corpo striato.
Struttura del corpo striato
Come la sostanza nera, anche il corpo striato è bilaterale (c'è sia a destra che a sinistra). Lo striato è complesso: vede una zona esterna a forma di C (nucleo caudato), più 3 regioni (putamen e globo pallido, fatto da parte esterna e interna). La via nigro-striatale partecipa alla via extra-piramidale, fondamentale per il movimento involontario e il movimento fine, dettagliato, preciso. Dipende dal fatto che la dopamina è rilasciata nello striato, dove c'è un circuito complesso che comunica con altre aree cerebrali, tra cui la corteccia cerebrale.
Se viene a mancare la quantità adeguata di dopamina rilasciata nel corpo striato, lo squilibrio fa sì che il corpo non funzioni. È essenziale anche che la dopamina sia in equilibrio con l'acetilcolina (Ach) affinché il circuito funzioni: con la degenerazione questo equilibrio viene meno.
Sistema dopaminergico e modulazione farmacologica
La biosintesi parte dalla tirosina, poi si passa alla DOPA e infine dopamina. Nella membrana pre-sinaptica c'è il trasportatore che ricapta la dopamina (DAT) e ha 12 domini trans-membrana. Alcune molecole note agiscono su questo trasportatore: ad esempio, la cocaina lo blocca, le anfetamine causano la deplezione del contenuto di catecolamine.
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Trasporto della dopamina nella Malattia di Parkinson