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La Magistratura

1. Definizione di magistratura e concetto di autonomia

All'interno del sistema costituzionale della Repubblica, la Magistratura, costituisce un

ordine autonomo e indipendente a cui è affidato, l'esercizio della funzione

giurisdizionale, quale attività pubblica statuale di individuazione, interpretazione e

applicazione della legge, allo scopo di risolvere una controversia insorta fra due

soggetti.

Al fine di assicurare la piena ed effettiva eguaglianza dei cittadini davanti alla legge

(art.3 Cost.) e la puntuale separazione fra le diverse funzioni statuali, la Costituzione

ha semplicemente stabilito, all' art. 104.1, che la magistratura deve essere autonoma e

indipendente da ogni altro potere.

Il concetto di ''autonomia'', in particolare, non si riferisce alla capacità di darsi da sé

le regole organizzative o funzionali (c.d. Autonomia governativa),dato che sono poste

dalla Costituzione, bensì quale facoltà di autogoverno nel senso che l'ordine

giudiziario non deve subire, né nel suo complesso ne rispetto alla sua attività

condizionamenti provenienti da organi appartenenti ad altri poteri dello Stato nonché

quello legislativo e quello esecutivo.

2. Indipendenza dei giudici e assoggettamento alla legge

Strettamente collegato al concetto di ''autonomia'' è quello di ''indipendenza'', rivolto

a garantire che il magistrato, operi secondo il proprio libero convincimento e senza

forma alcuna di dipendenza sia dagli altri poteri statuali, soprattutto dal Ministro della

Giustizia (c.d. ''Indipendenza esterna'') sia dagli appartenenti al suo stesso ordine (c.d.

''Indipendenza interna'').

Rafforzano la posizione di ''indipendenza'', imparzialità e terziarietà del magistrato,

sia il principio codificato all'art. 107.3 Cost. , in forza del quale i magistrati si

distinguono fra loro solo per le differenti funzioni esercitate e non per ruoli gerarchici

o per posizioni di reciproca sovraordinazione/subordinazione, sia il principio di

soggezione del giudice esclusivamente alla legge, fissato dall'art. 101.2 Cost., che

impedisce che il magistrato sia obbligato a tener conto, nell'adempimento dei propri

doveri istituzionali, di qualsiasi indicazione, che provenga da un'altra autorità od

organo, ivi compresi gli altri giudici.

E' vero che la magistratura rimane un ordine autonomo e indipendente dal potere

legislativo tuttavia la magistratura rimane soggetta soltanto alla legge; ciò vuol dire

che in un modo o nell'altro il rapporto tra Parlamento e Magistratura esiste anzi

subordina il magistrato alla legge, questo principio di subordinazione si chiama

''riserva di legge''.

Questo avviene per evitare che la magistratura costituisca un ordine talmente

autonomo e indipendente da costituire un ordine senza limiti o sbarramenti nel quale

operare (quello che avveniva nella rivoluzione francese).

Con l'assoggettamento della Magistratura alla legge, la Costituzione incanala nel

circuito democratico anche la magistratura, altrimenti al di fuori da esso. Posto che i

giudici non sono eletti direttamente dal popolo, è solo grazie all'assoggezione del

giudice alla legge che anche il magistrato rientra nel circuito democratico perché la

legge è approvata dal Parlamento che è direttamente eletto dai cittadini.

In Italia non esiste il principio che in parte regge i sistemi di common law del

precedente giurisprudenziale vincolante. In quei sistemi il giudice che decide è

vincolato da quello che ha deciso il giudice ieri; mentre in Italia il giudice che decide

oggi può decidere in senso diametralmente opposto da quanto ha deciso il giudice ieri

persino quando il giudice appartiene al primo grado rispetto al giudice di ultimo

grado cioè quello di cassazione, quindi no vi è una distinzione gerarchica ma solo di

funzioni.

Tutto questo non significa che il nostro ordinamento sia un ordinamento

tendenzialmente anarchico, questo perché nel nostro ordinamento ci sono almeno 3

casi nei quali la giurisprudenza, quindi le sentenze dei giudici, hanno un ruolo un

poco più che soltanto persuasivo. Una decisione di un giudice può essere vincolante

quindi bisogna seguirla per forza o persuasiva cioè l'interpretazione che un giudice

può fare approcciandosi a risolvere un caso può essere simile, in quanto concorde, al

giudizio di un giudice che la cui interpretazione è avvenuta in precedenza.

Casi che rientrano tra vincolatività e persuasivià :

1. quando la corte di cassazione emette un sentenza, l'ordinamento attribuisce alla

cassazione quel compito fondamentale che si chiama di nomofilachia cioè il

compito in base al quale la cassazione ha nel nostro ordinamento lo scopo di

indicare quale debba essere l'interpretazione del diritto uniforme nel territorio

nazionale. La corte di cassazione non è un giudice di merito ma di diritto ciò

vuol dire che giudica se in corte di appello i giudici hanno interpretato

correttamente il diritto. Quando la cassazione emette una sentenza con la quale

rinvia il caso sottoposto al giudice di merito questa sentenza ha anche il

compito di dire a tutti i giudici come si deve interpretare il diritto per avere un

interpretazione a livello nazionale più uniforme possibile.

Per i giudici non è giuridicamente obbligatorio seguire l'intepretazione dei

giudici della cassazione tuttavia quest'ultima ha per legge quel compito.

2. Le sentenze della Corte Costituzionale verso i giudici, (non tutti) ma solo nei

confronti del giudice che solleva la questione alla Corte Costituzionale. In

questo caso, quello che viene espresso dalla C.C. al giudice, vincola

quest'ultimo, che non può decidere diversamente, quindi in questo caso la

sentenza è obbligatoria/giuridicamente vincolante. Questo avviene però solo se

la sentenza è di rigetto e non di accoglimento.

3. Le sentenze della Corte di Giustizia. E' previsto uno strumento che si chiama

''rinvio pregiudiziale''. Quando un giudice si trova a dover approvare un atto

comunitario ( es. un regolamento) e dubita che quel regolamento sia conforme

al trattato, chiede alla corte di giustizia di esprimersi su come deve interpretare

il regolamento rispetto al trattato. La risposta della Corte vincola il giudice e

quindi in questo caso un giudice è soggetto ad un altro giudice nonché quello

di Lussemburgo dove ha la sede la Corte di Giustizia dell'unione europea.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e istituzioni europee
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sharer of notes di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Galliani Davide.

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