Macroeconomia
Professoressa Maria Elena Bontempi
Appunti per il primo parziale
Anno accademico 2020/2021
Libro Online: https://my.zanichelli.it/dashboard#/home
L’economia politica è la scienza che studia il modo in cui le società umane si sono organizzate o potrebbero organizzarsi per produrre e distribuire, attraverso l’uso di risorse scarse e soggette ad usi alternativi, i beni necessari al soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi.
L’economia politica si suddivide in due branche principali:
- Microeconomia: Si occupa del comportamento dei singoli mercati e dei singoli operatori/soggetti economici.
- Macroeconomia: Studia il funzionamento del sistema economico nel suo insieme e delle variabili aggregate.
Organizzazione della società e il problema del coordinamento
Qualsiasi società umana, anche di piccole dimensioni, è caratterizzata dalla divisione del lavoro tra soggetti che la compongono ovvero dalla specializzazione degli stessi nelle diverse attività produttive. La società deve quindi risolvere un problema preliminare: il coordinamento delle decisioni. Chi decide l’attività che ciascun membro della società deve svolgere? E come si fa ad evitare, ad esempio, che ci siano troppi avvocati o medici e pochi agricoltori o ingegneri?
Forme di coordinamento: Tradizione, comando ed economia di mercato
Sotto il profilo del coordinamento nella storia dell’umanità, si distinguono tre forme principali di organizzazione, basate rispettivamente:
- Sulla tradizione (la scelta dell’attività produttiva e la specializzazione sono tramandate di padre in figlio, l’innovazione e il cambiamento sono nemici della società).
- Sul comando (la società è organizzata in modo gerarchico, le decisioni su chi fa che cosa sono prese e imposte dall’alto).
- Sull’economia di mercato.
L’economia di mercato
È il sistema più recente (conta poco più di due secoli), è basato sulla libertà d’impresa e sulla ricerca (massimizzazione) dell’utilità, da parte dei consumatori, e del profitto, da parte degli imprenditori. Il meccanismo e la flessibilità dei prezzi assicurano che le risorse produttive siano utilizzate e spostate in base alla domanda dei beni ed ai gusti dei consumatori. Le decisioni sono quindi decentrate ed il coordinamento è assicurato dalle forze impersonali della domanda e dell’offerta (da una mano invisibile, secondo Adam Smith).
L’analisi macroeconomica
Si compone di tre punti:
- Specifiche variabili macroeconomiche e loro misura (Contabilità nazionale).
- Le variabili macroeconomiche sono tra loro collegate (equazione di Fisher, legge di Okun).
- L’andamento delle variabili macroeconomiche incide direttamente sul benessere degli individui, pensate a disoccupazione e prodotto oppure a inflazione e tassi di interesse.
Le variabili sono analizzate, anche nelle relazioni tra loro, utilizzando l’analisi teorica (PUNTO 2) → Si basa su rappresentazioni semplificate del mondo reale (modelli) che consentono di fornire un’interpretazione della situazione economica del Paese, di formulare previsioni e di avanzare proposte di politica economica sui tre principali oggetti dello studio della macroeconomia:
- La crescita economica.
- L’inflazione.
- La disoccupazione.
Stato e mercato e politica economica (PUNTO 3)
Nell’economia di mercato la domanda e l’offerta di beni sono lasciate all’iniziativa delle famiglie e delle imprese, mentre il coordinamento delle decisioni dei vari soggetti è basato sul meccanismo dei prezzi. Il sistema di mercato deve tuttavia essere inquadrato in un contesto legale e istituzionale che assicuri la tutela dei diritti civili fondamentali e stabilisca le regole necessarie per lo svolgimento delle attività economiche in regime di concorrenza. È compito dello Stato disegnare la cornice istituzionale. Lo Stato deve inoltre sopperire alle lacune del mercato attraverso la politica economica.
Obiettivo della politica economica
- Piena occupazione dei fattori produttivi, in particolare della forza lavoro.
- Sviluppo economico inteso:
- In senso stretto come un processo di incremento costante della capacità produttiva del sistema con conseguente ampliamento sia delle quantità sia delle varietà dei beni prodotti (crescita economica).
- In senso lato come miglioramento delle condizioni di vita della popolazione (durata della vita, stato di salute, istruzione, qualità dell’ambiente, ecc.).
Vincoli alla politica economica
Stabilità monetaria, interna ed esterna, data da:
- Stabilità dei prezzi.
- Equilibrio del bilancio della Pubblica Amministrazione (Dello stato in generale).
- Pareggio tendenziale della bilancia dei pagamenti (conto che registra i movimenti di merci, servizi, trasferimenti e capitali da e verso il resto del mondo).
Altri vincoli (equa distribuzione del reddito, tutela del patrimonio artistico, equilibrio ambientale ecc..)
Macroeconomia: contabilità e analisi teorica
- Contabilità nazionale: la contabilità nazionale ha come principale finalità la rilevazione e lo studio del prodotto aggregato dei sistemi economici (Paesi, regioni, ...).
- Il prodotto aggregato rappresenta la somma dei beni finali, espressi in valore, del sistema economico in un determinato periodo.
- Il termine finale si riferisce ai beni destinati al consumo oppure all’investimento. Sono quindi esclusi dal calcolo, per evitare duplicazioni, i beni intermedi utilizzati per la produzione dei beni finali.
- Il PIL misura l’output o prodotto totale del paese ed equivale al valore aggiunto o al reddito del paese.
- Il PIL (Prodotto interno lordo) misura il reddito generato nei confini di una nazione; è un termine diverso rispetto al reddito nazionale, quest’ultimo include il reddito prodotto da cittadini italiani prodotti all’estero. Per contenere anche il reddito legato ai servizi si utilizzano i termini nominali. Il PIL in generale può essere utilizzato per fare confronti fra paesi.
- Il nostro obiettivo risulta essere passare dal PIL nominale al PIL reale: PIL Nominale (Somma di quantità e prezzi) → PIL Reale.
- Il PIL si calcola con i prezzi di beni e servizi eterogenei fra di loro.
- Il prodotto aggregato si misura con il prodotto interno lordo (PIL) o Gross Domestic Product. Ai termini nominali (il valore totale di tutti i beni e servizi finali prodotti nell’economia durante un certo anno) si applica un aggiustamento per l’inflazione così da misurarli in termini reali.
- Il valore del PIL reale è calcolato usando i prezzi di un certo anno prefissato chiamato Anno-base (anno in cui si fissano i prezzi), nell’anno base PIL nominale e reale coincidono.
Calcolo del prodotto aggregato (PIL Nominale)
Indicando con Z0 il prodotto aggregato dell’anno 0 avremo quindi:
Prezzi dell’Anno-base
Z0 = Q1,0 x P1,0 + Q2,0 x P2,0 + ... + Qn,0 x Pn,0
dove Q1, Q2, ... Qn, sono le quantità dei beni finali 1, 2, ...n, mentre il secondo suffisso si riferisce al periodo di riferimento, nel caso specifico all’anno 0 (anno base). Le P rappresentano i prezzi dei singoli beni.
Il prodotto aggregato Z è una misura dell’attività economica svolta da un Paese. Le variazioni di Z possono essere dovute sia al mutamento delle quantità sia al mutamento dei prezzi.
Prodotto a prezzi costanti (PIL Reale)
Soltanto l’aumento delle quantità può però essere considerato un indicatore di sviluppo economico e quindi di maggior benessere della popolazione. L’aumento dei prezzi rappresenta invece un fenomeno di inflazione (“gonfiamento” dell’aggregato). Un modo per misurare le variazioni nel tempo delle sole quantità è quello di usare i prezzi di un certo anno base per valutare le quantità degli anni successivi.
Ad esempio, se il periodo 0 è scelto come base, nell’anno-base, PIL reale e nominale coincidono
Y1 = Q1,1 x P1,0 + Q2,1 x P2,0 + ... + Qn,1 x Pn,0 = prodotto a prezzi costanti (o prodotto reale) dell’anno 1. In Y1, infatti, le quantità sono dell’anno corrente, mentre i prezzi sono quelli dell’anno precedente o dell’anno base. La differenza tra l’anno-base e l’anno uno ci dà la possibilità di analizzare concretamente la reale crescita del PIL nazionale.
Soltanto l’aumento delle quantità può però essere considerato un indicatore di sviluppo economico e quindi di maggior benessere della popolazione. L’aumento dei prezzi rappresenta invece un fenomeno di inflazione (“Gonfiamento” dell’aggregato). Un modo per misurare le variazioni nel tempo delle sole quantità è quello di usare i prezzi di un certo anno base per valutare le quantità degli anni successivi.
Ad esempio, se il periodo 0 è scelto come base:
Y1 = Q1,1 x P1,0 + Q2,1 x P2,0 + ... + Qn x Pn,0 = Prodotto a prezzi costanti (o prodotto reale) dell’anno 1. In Y1, infatti, le quantità sono dell’anno corrente, mentre i prezzi sono quelli precedenti o dell’anno base. Z0 e Y0 coincidono poiché nell’anno-base PIL reale è uguale a PIL Nominale.
Z1 = Pil dell’anno 1 nominale (a prezzi correnti).
Y1 = Pil dell’anno 1 reale (a prezzi costanti, dell’anno 0).
Deflatore del PIL
Ci fa comprendere come si sono modificati i prezzi, è un confronto fra PIL reale e nominale. (Ci aiuta a comprendere il valore dell’inflazione). Per confrontare i PIL fra paesi occorre prendere in considerazione il PIL reale, dopodiché occorre far “parlare la stessa lingua” PIL di paesi diversi, tutti i PIL vengono convertiti, per convenzione in dollari (definita la moneta più forte), per fare ciò si fa uso del tasso di cambio tra il dollaro americano e la valuta di riferimento. Per aumentare l’omogeneità del confronto si analizza il PIL reale Pro-capite, il reddito per singola persona.
Sentiero di crescita (Trend del PIL)
Quanto sta crescendo un paese? Quanto sta crescendo rispetto ad altre nazioni? Il sentiero di crescita è sempre connesso ad un’ottica di lungo termine. Se ci si concentra sull’intensità della crescita nel breve periodo si sta studiando il ciclo economico di un paese. Quando si parla di crescita di PIL nel lungo termine gli economisti si prefiggono sempre un “PIL obiettivo” che in gergo tecnico viene definito “Prodotto potenziale”, l’ammontare massimo di beni e servizi che il sistema economico può produrre in un dato periodo di tempo.
Ciclo economico
È un concetto che canonicamente inerisce il breve periodo, mai il lungo periodo.
Real GDP = PIL Reale
- Peak: Punto di massimo, molto probabilmente in questa fase il pil effettivo è superiore al pil potenziale.
- Fase di contrazione: Il pil scende, una fase di recessione tipicamente.
- Fase di espansione: formato da una fase di recupero e una vera e propria fase di prosperità.
- Contrazione: < 6 Mesi.
- Recessione: > 6 Mesi.
- Depressione: > 3 years (in periodo lungo, è una forma più acuta di recessione).
- Stagnazione: Periodo prolungato di bassa crescita (nel lungo termine un periodo di stagnazione lungo porta ad una serie di problemi, disoccupazione problemi nei conti economici).
- Espansione: Spesso chiamato periodo di recupero.
Il GAP di produzione tra Pil effettivo e quello potenziale può divenire molto consistente nei periodi di crisi nella grave recessione del 2008-2012.
Riepilogo sui feelings provati a fronte di alternativi tassi di crescita
| Tasso di crescita del PIL reale | Mood definito dagli economisti |
|---|---|
| Sotto a -3% | Forte crisi (si rischia di morire) |
| Dal -3% a -0,5% | Recessione (si sta piuttosto male) |
| Da -0,5% a 0,5% | Economia stabile, piatto |
| Da 0,5% a 1% | Economia fiacca, si può sperare in un boom |
| Da 1% a 2% | Normalità per un paese sviluppato |
| Da 2% a 3% | Boom economico |
| Oltre il 3% | Possibile solo per i paesi poco sviluppati |
Politiche di stabilizzazione
Quali sono le differenze nel tempo fra le recessioni, come si contrastano? Le recessioni o le depressioni possono essere di varia entità, possono essere più o meno gravi, il principale compito delle istituzioni in un periodo di recessione è sicuramente quello di contrastare il più possibile il trend negativo in corso mediante politiche di stabilizzazione. Le politiche di stabilizzazione possono essere di due tipologie:
- Politiche di stabilizzazione monetaria (gestita in Europa dalla banca centrale europea).
- Politiche di stabilizzazione fiscale (si definisce come decisioni del governo).
Gli interventi devono essere definiti anche a seconda della tipologia di crisi che si è sviluppata. Ci sono crisi in cui è più importanti definire politiche di stabilizzazione fiscale oppure viceversa.
Tre modelli per tre orizzonti temporali
Breve periodo
- Ipotesi: la capacità produttiva del sistema economico è data, mentre prezzi e salari sono parzialmente flessibili.
- La curva di offerta aggregata (racchiude il set del sistema produttivo) è crescente fino al livello di piena occupazione e poi verticale.
- Quindi non solo la produzione effettiva, ma anche il livello dei prezzi dipendono dalla domanda aggregata:
- Se la domanda aggregata è inferiore al livello di piena occupazione i prezzi e i salari dovrebbero cadere.
- La realtà però mostra che si ha inflazione anche in presenza di un certo grado di disoccupazione.
Questo si può spiegare con la presenza di imperfezione del mercato del lavoro (disoccupazione frizionale) e di conflitti distributivi fra lavoratori e datori di lavoro. A meno che la curva di domanda salga fino a incontrare il tratto verticale della curva di offerta (inflazione della domanda).
Curva della offerta
Nel breve periodo la risulta essere una retta, idealmente tale retta è posizionata nel punto in cui vi è una produzione ottimale, ovvero dove vengono utilizzati in maniera ottimale tutti i fattori produttivi (questa produzione dovrebbe essere il target per le imprese), tale curva è verticale poiché nel breve termine per le imprese è impossibile cambiare i prezzi, i prezzi li decide la domanda aggregata. Nel breve periodo i prezzi sono rigidi, sono difficilmente modificabili, lo può fare solo la domanda.
Medio periodo
- Ipotesi: la capacità produttiva del sistema economico è data, mentre prezzi e salari sono parzialmente flessibili.
- La curva di offerta aggregata è crescente fino al livello di piena occupazione e poi verticale.
- Quindi non solo la produzione effettiva, ma anche il livello dei prezzi dipendono dalla domanda aggregata:
- Se la domanda aggregata è inferiore al livello di piena occupazione i prezzi e i salari dovrebbero cadere.
- La realtà però mostra che si ha inflazione anche in presenza di un certo grado di disoccupazione.
Questo si può spiegare con la presenza di imperfezione del mercato del lavoro (disoccupazione frizionale) e di conflitti distributivi fra lavoratori e datori di lavoro. Le imprese nel breve periodo, per poter incrementare la propria produzione, richiedono una crescita del prezzo, in tale senso, nel medio periodo è possibile pensare ad una modifica del prezzo (si generano dei processi inflazionistici che non colpiscono, però, tutte le tipologie di prodotti e di mercati).
Lungo periodo
Una delle principali peculiarità del lungo periodo è quello di poter cambiare il prodotto (output) potenziale. I periodi di espansione e recessione nel lungo periodo si compensano e le fluttuazioni della domanda aggregata non influenzano il trend di crescita del prodotto. Fermi restando i livelli di disoccupazione fisiologici, tutti i fattori produttivi sono pienamente impiegati e la produzione è sempre al suo livello potenziale (la curva di offerta aggregata è sempre verticale, ma si sposta nel tempo). La capacità produttiva (e quindi il prodotto potenziale) del sistema economico è variabile, la teoria della crescita studia i fattori che aumentano il prodotto potenziale nel lungo periodo come l’accumulazione del capitale e il progresso tecnologico. L’andamento del livello dei prezzi dipende dai rapporti che si instaurano in ciascun periodo fra domanda e offerta aggregata.
Riepilogo tre modelli di rappresentazione temporale (In sintesi)
L’inflazione e la Curva di Phillips
L’inflazione (aumento dei prezzi) è un fenomeno che è fortemente limitato in un periodo di recessione, è un fenomeno perché secondo alcuni vi è una correlazione fra l’inflazione e il tasso di disoccupazione, tale trade-off è concretamente definito dalla Curva di Phillips (che definisce una sorta di concatenazione fra inflazione e disoccupazione).
| Tasso di Inflazione | Tasso di disoccupazione |
|---|
In generale la disoccupazione sale durante i periodi di recessione, durante tali periodi l’inflazione è fondamentalmente ferma.
Il Tasso di interesse reale
(Quanto si riceve per aver erogato un prestito) misura in termini reali, ossia al netto dell’inflazione: Il Costo di pretendere a prestito risorse, ossia il costo del denaro.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.