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In questo momento in Europa c’è una crisi di fiducia calo degli investimenti.

Grafico degli investimenti: -La variazione del tasso

di interesse determina

l’investimento.

-La posizione dell’investimento è determinata

dalle aspettative.

-Se le aspettative migliorano la curva

dell’investimento si sposta parallelamente verso

l’alto, se peggiorano verso il basso.

-I ( ) è una relazione inversa perché c’è il

segno - sulla i .

MODELLO ESPLICATIVO DEL MOLTIPLICATORE DEL REDDITO :

Consideriamo un sistema chiuso (no esportazioni, no importazioni), ma con l’intervento dello

Stato.

Il moltiplicatore del reddito indica quanto aumenta Y a seguito di un piccolo incremento di

C Í Ǵ

, , -bi (se i è negativo, meno x meno = +), .

0 C

Y = C + I + G in cui C = + cY

0

consideriamo che I = (supponiamo che dipenda solo dalle aspettative di

profitto e non dal tasso di interesse).

G = (lo Stato decide quanta spesa pubblica effettuare).

Sostituiamo l’espressione del consumo alla 1° equazione:

C Í Ǵ

Y = + cY + + Introduco il concetto di DOMANDA AUTONOMA (A),

0

cioè la somma di tutte le componenti ESOGENE. 11

+ +

C Í Ǵ

se A = sostituendo all’equazione precedente trovo che:

0

Y = A + cY porto cY a 1° membro :

Y – cY = A raccolgo Y ( 1 – c ) = A risolvo per Y :

[ ] 1

1

Y = A dove = α posso anche scriverlo come

( )

( ) 1−C

1−C

1 :

( )

s [ ]

1 A

Y = - Il reddito è pari al reciproco della PMS moltiplicata per la

( )

s spesa autonoma. + +

C Í Ǵ

- Tenendo in mente A = , tutto ciò che fa salire A

0

fa salire il reddito e viceversa la spesa influenza il reddito.

Le componenti della domanda influenzano l’offerta.

1

Δy = ΔA se varia la spesa autonoma varierà anche il reddito

( )

s 1

(direttamente proporzionali), a parità di .

( )

s

1 1

1 si chiama MOLTIPLICATORE DEL REDDITO α = =

( ) ( )

s 1−c s

in cui 0 < c < 1 se tolgo qualcosa da 1 il risultato sarà <1

1

MA = > 1 il moltiplicatore ha sempre un valore > 1.

n<1

ESEMPI:

1. Se c = 0,5 (per ogni € che guadagno consumo la metà)

1 1

= =2=α

allora Se ho un reddito di 100 € 2 x 100

0,5

( )

1−0,5

La variazione del reddito provoca un valore più che proporzionale alla spesa.

2. Se c = 0,8 1 1

= =5

allora 0,2

( )

1−0,8

Al crescere della PMC cresce il valore del moltiplicatore. 12

Più alta è la propensione al consumo più il reddito sale e viceversa ma quindi si risparmia di

meno?

In base a questo approccio un’elevata propensione al consumo porterebbe ad un

miglioramento economico. Per consumare però è necessario avere un reddito, su cui il

moltiplicatore ha un peso importante (poiché i due sono intensamente correlati).

In una fase di crisi come quella attuale l’aumento del risparmio non è la soluzione al problema.

1 =+∞

lim In un breve periodo la bassa propensione al consumo

( )

1−C

c→ 1 riduce il moltiplicatore.

GRAFICO DEI CONCETTI ESPRESSI FINORA: -La linea rossa rappresenta la

bisettrice degli assi -> infiniti punti

di equilibrio tra domanda e offerta.

-E = equilibrio. In questo caso

esiste, è unico ma non è detto che

sia ottimo, cioè di pieno impiego (

= full employment). Keynes

Y FE

sostiene che l’equilibrio può essere

ottimo solo “by accident or by

design”. 1

-La differenza tra e A è la

A

variazione della spesa. ¿

Y Y

-La differenza fra e è

FE

la variazione del reddito.

+ +

C Í Ǵ

D = A + cY in cui A = (NX non c’è perché supponiamo sia un

0 sistema chiuso).

Maggiore è il reddito, maggiore sarà l’occupazione (sono direttamente proporzionali).

Questo modello spiega l’offerta alla variazione della domanda (devo agire su D). Ǵ

Le aspettative di A non sono influenzabili, a meno che non si agisca sulla spesa pubblica

C

(Lo Stato può modificare con le tasse ma noi non consideriamo questa possibilità).

0

se G = 30 = 60 aumento la spesa pubblica aumenta A

  

Ǵ aumenta la domanda (e mi avvicino al FULL EMPLOYMENT).

Per aumentare la domanda occorrerebbe incrementare le componenti di A.

- Supponiamo che si possa agire su la domanda sale.

- La variazione del reddito è indotta dalla variazione della spesa. 13

DEFICIT DI BILANCIO :

Introduciamo il concetto di DEFICIT DI BILANCIO (DB).

DB = G – TA supponiamo che i trasferimenti siano TR = 0 .

 G = spesa pubblica

TA = tasse

G > 0 DEFICIT

G = 0 PAREGGIO

G < 0 SURPLUS

Supponiamo ora che le tasse siano proporzionali al reddito: TA = tY

 DB = ( G – tY ) in cui t = aliquota (pressione) fiscale.

Supponiamo che la spesa diminuisca di 100:

 −¿ G = - 100 e α = 2 allora Δy = - 200

¿

Se taglio quindi la spesa pubblica il reddito scende. Il gettito (ciò che incassa lo Stato dal

reddito) scende. E’ importante anche il valore di α (se è >1 il reddito scende).

IL MERCATO DEL LAVORO :

In macroeconomia la domanda di lavoro è fatta dalle imprese, mentre l’offerta di lavoro è fatta

da un potenziale lavoratore (es. un neolaureato che offre le sue competenze).

DOMANDA = imprese / settore pubblico (confindustria).

OFFERTA = potenziale lavoratore (sindacato).

1. MODELLO CLASSICO (DI BASE).

Questo modello non considera la confindustria e il sindacato.

Ipotizziamo che vi sia una CONCORRENZA PERFETTA (c’è un unico bene, no

concorrenza è un’ipotesi estremamente astratta) sul mercato dei beni e dei

fattori (contrattazione con il datore di lavoro per quanto riguarda il numero di ore, la

retribuzione…).

Come costruire la curva di domanda e quella di offerta?

- DOMANDA DI LAVORO curva DECRESCENTE (grafico).

FUNZIONE DI PRODUZIONE

Y = f (N) in cui N = numero ore di lavoro

Fattori della produzione y = f (K, L) K=

 Ḱ

y = f (L)

Possiamo ipotizzare che la domanda di lavoro dipenda negativamente dal salario

w

reale .

p

L’impresa decide di assumere in modo da MASSIMIZZARE IL PROFITTO.

Per farlo deve conoscere la PRODUTTIVITA’ del potenziale lavoratore (cosa può

offrire all’impresa?).

Produttività : si tratta di produttività MARGINALE. 14

E’ una sorta di rendimento che va confrontato con il costo del lavoro (produttività 

costo posso assumere e viceversa).

PMN = w in cui PMN = produttività marginale del lavoro

w = salario

La condizione di massimo profitto si ha quando il salario al margine è uguale alla

produttività marginale del lavoratore.

Tenendo conto anche del potere d’acquisto:

W =PMN domanda di lavoro.

P Ṕ

Supponiamo che = no inflazione.

Oppure

w = V PMN valore della produttività marginale del lavoro.

se w > PMN all’impresa non conviene assumere.

se w < PMN è possibile assumere ma è una forma di CONCORRENZA.

La produttività marginale del lavoro segue delle leggi.

Se ho uno stock di capitale (K = ) fisso e aumento il numero di lavoratori, la

produttività marginale sarà decrescente.

(In altre parole) Dato lo stock di capitale, se aumento il numero di lavoratori su un

determinato impianto la produttività scenderà (produttività marginale decrescente).

(Oppure) Al crescere del numero di lavoratori cresce l’output. Tuttavia, a parità di

stock di capitale, l’incremento dell’output andrà decrescendo.

GRAFICO ESPLICATIVO: in cui N indica il numero di lavoratori.

Se accettiamo la legge della produttività

marginale crescente del lavoro:

<

w w

1 0

D = numero della domanda

N 15

Se il prezzo di mercato scende (in questo caso il salario w) la domanda sale*, e viceversa.

*Ricordati che nel mercato del lavoro per domanda si intende l’IMPRESA, non il LAVORATORE

(OFFERTA). 

- OFFERTA DI LAVORO curva CRESCENTE (grafico).

Dipende dal potenziale lavoratore (quante ore di lavoro offro per quale salario). Ma

come scegliere?

Possiamo ipotizzare che l’offerta di lavoro dipenda positivamente dal salario reale.

Il potenziale lavoratore offrirà un numero crescente di ore al crescere del salario. Ho il

massimo del potenziale quando:

W

SMS SMS

= in cui = saggio marginale di

L, T L, T

P sostituzione (tra lavoro e

tempo libero).

= offerta -> io offro più ore di lavoro se e solo

S

N

se il salario cresce.

¿ = salario market clearing -> non c’è né eccesso

w

di domanda né di offerta.

= disoccupazione involontaria (involuntary

U I

unemployment).

Esiste un punto di intersezione fra domanda e offerta

che è unico.

- Se sono in molti ad offrire lavoro i salari diminuiscono (salari + alti-> - lavoratori, salari +

bassi-> + lavoratori). Un eccesso di offerta porta al taglio dei salari.

w

- I salari devono essere FLESSIBILI (nel caso di nel caso di ).

1

- Nel modello classico NON POSSO AVERE DISOCCUPAZIONE INVOLONTARIA. Se c’è

disoccupazione è volontaria.

- Se il salario è rigido ed è più alto di quello di equilibrio -> disoccupazione involontaria.

Ma dal momento che i salari sono flessibili non può esistere disoccupazione involontaria. 16

2. In alcuni casi vi è la contrattazione collettiva (tra datori e lavoratori).

Consideriamo la possibilità di un SINDACATO che tuteli i lavoratori:

- I sindacati sono nati per risolvere i problemi di tutela dei lavoratori, riguardanti

lo sfruttamento, l’alienazione, la remunerazione del lavoro…

-In presenza dei sindacati i salari sono più alti.

-Il luogo dei punti in presenza di sindacato sarà al di sopra del

salario (è il sindacato a contrattarlo, non il lavoratore).

-Per rimuovere la disoccupazione occorre portare la linea verde

S

in sovrapposizione con quella nera ( , senza sindacato).

N

- Consideriamo i SALARI DI EFFICIENZA (siamo

sicuri che la produttività sia indipendente dai

salari? E se pagando di più un lavoratore ottenessi un rendimento migliore? ).

- In alcuni casi sono le imprese stesse a NON voler pagare poco i propri

dipendenti affinché siano efficienti. Queste imprese utilizzano il metodo del

SALARIO DI EFFICIENZA l’efficienza del lavoratore cresce al crescere della

remunerazione e delle agevolazioni. w = salario di efficienza >

E

¿

w Pago i miei dipendenti di più,

ma questo provoca più

disoccupazione

involontaria.

- Consideriamo due tipi di lavoratori :

INSIDER (coloro che lavorano già da anni nell’impresa).

 OUTSIDER

Se l’INSIDER ha una produttività maggiore rispetto all’OUTSIDER deve aiutarlo a

migliorare la propria produttività e a diventare un INSIDER a sua volta. Questo ha

però dei costi chiamati COSTI DI TURN OVER se sono troppo elevati l’impresa non

assume. 17

Keynes sosteneva (secondo l’idea del modello classico) che non bastasse tagliare i salari per

non avere disoccupazione. Riteneva che il sistema capitalistico fosse pieno di difetti, ma allo

stesso tempo quando veniva proposto un sistema alternativo questi non ne era convinto.

Keynes affermava che il taglio dei salari si sarebbe ritorto contro le imprese e i capitalisti: il

salario pagato al dipendente, se insufficiente, non basta per acquistare i beni prodotti (chi

consuma se i salari sono troppo bassi?). Ne consegue che le imprese avranno meno profitti

 assumeranno quindi di più? La risposta è NO.

Secondo Keynes il salario ha due facce:

Un costo di produzione

 Un potere d’acquisto (fonte di domandachi lo percepisce

 ne consumerà una parte).

Taglio dei salari :

- Il taglio dei salari può funzionare a livello microeconomico, non macroeconomico.

- Il taglio dei salari NON E’ STABILIZZANTE.

- Se taglio i salari incido anche sulla propensione marginale al consumo (PMC) 

riduco il MOLTIPLICATORE calo del REDDITO calo dell’OCCUPAZIONE.

 

- La flessibilità dei salari non è quindi in grado di far aumentare reddito e

occupazione, al contrario fa peggiorare la situazione di quest’ultima.

(- w - domanda di beni di consumo - profitto per le imprese che

 

producono i beni di consumo - assunzioni).

Se calano i consumi le imprese vendono meno, quindi hanno meno profitto (“no

profits, no investments”), calano gli investimenti (perché le aspettative di profitto

futuro sono più basse).

- Se calano consumi ed investimenti, calano due grandi componenti della domanda

aggregata (C e I), e se cala la domanda aggregata cala anche l’offerta aggregata.

{ Flessibilità del contratto→ aumento della precarizzazione del lavoro → il problema è lo stesso del taglio dei sala

MERCATO DELLA MONETA :

Nel sistema macroeconomico esistono:

- Una sfera reale (beni reali). Beni e servizi dietro i quali sta un

pagamento.

- Una sfera monetaria e finanziaria.

Dietro alla sfera monetaria sta quella finanziaria, e viceversa di INTERDIPENDENZA,

relazione

si influenzano a vicenda, non c’è dicotomia tra le due parti.

Il pensiero pero non è sempre stato questo.

Keynes ritiene che non si possa studiare il sistema capitalistico prescindendo dalla moneta e

dalla finanza. Secondo l’economista, il capitalismo non è una “real exchange economy” (simile

al baratto) strumento che favoriva gli scambi.

- Non c’è neutralità la variazione della moneta include anche i tassi di interesse e

favorisce gli investimenti (comporta quindi anche una variazione nella sfera reale).

Periodo del GOLD STANDARD convertibilità delle monete in oro (fino alla 1^ GM). Dopo la

1^GM il Gold Standard entra in crisi perché gli scambi internazionali crescono e non vi è

abbastanza oro per convertire la moneta cartacea crollo del Gold Standard.

 18

Successivamente nasce il GOLD EXCHANGE STANDARD (Bretton Woods) il dollaro diventa

l’unica moneta standard che può essere convertita in oro però anche questo sistema.

crolla

- Oggi la moneta è cartacea e non è convertibile in oro moneta convenzionale.

- La BCE prende le decisioni sul controllo della moneta.

- La nostra moneta è creata dall’autorità politica monetaria.

Anche per il sistema monetario esiste un lato della DOMANDA e un lato dell’OFFERTA (della

moneta).

OFFERTA DI MONETA :

- Decisa dalla Banca Centrale Europea (decisioni relative allo stock di offerta di moneta).

La banca di Roma non ne ha più il controllo ma può intervenire.

- E’ esogena nel modello.

M S

- oppure (perché esogena).

S

- Per quanto riguarda lo stock di offerta possiamo distinguere 3 insiemi:

M1 = CIRCOLANTE (denaro liquido che mi porto insieme) + DEPOSITO IN CONTO

CORRENTE (C/C), a vista (posso prelevare in qualsiasi momento, non ho vincoli).

M2 = M1 + DEPOSITI A RISPARMIO VINCOLATI (il denaro depositato in una banca

può essere vincolato: il tasso di interesse è più alto ma non posso prelevare quando

voglio).

M3 = M2 + DEPOSITI POSTALI… ecc.

Noi faremo riferimento a M2.

DOMANDA DI MONETA :

Dobbiamo considerare le funzioni della moneta:

- E’ un mezzo di scambio, favorisce le transizioni.

- E’ una riserva di valore se raccolgo (deposito) del denaro in banca in forma liquida

questo potrebbe tornarmi utile in futuro (incertezza) più si è incerti sul futuro più

denaro si accantona.

- E’ unità di conto qualsiasi bene o servizio in un’economia monetaria sono espressi in

moneta. Misura il valore delle cose.

- Keynes parla di PREFERENZA DELLA LIQUIDITA’, la quale varia in base al livello di

incertezza nel futuro.

E’ necessaria una quantità di denaro iniziale per produrre dei beni che fruiranno un profitto

maggiore rispetto al budget iniziale.

Il sistema economico in cui viviamo non potrebbe esistere senza le banche, la finanza e la

moneta (le quali vanno regolate, a differenza di quanto succede nella strategia del laissez-

faire). L

L o = domanda di moneta

D

S

=

M Ḿ esogena offerta di moneta

S

- Il reddito nazionale dà luogo allo scambio di moneta.

-Equazione che definisce la domanda di moneta : 19

La domanda di moneta dipende positivamente dal livello del reddito (Y) e

−¿ negativamente dal tasso di interesse (i) sulle obbligazioni.

¿

+¿ ; i 

¿ E’ una domanda precauzionale “shadow” (c’è ma non si vede), non posso esplicitarla.

Y ¿

L=L

−¿ ¿

+¿ ; i 

¿

Y ¿

L=f

- Scelta di PORTAFOGLIO (P, insieme di attività finanziarie) può essere o LIQUIDITA’ (L)

B

oppure OBBLIGAZIONI ( , chi detiene l’obbligazione è creditore verso chi l’ha

M , L

emessa, è simile ad un prestito). B i

Supponiamo che il tasso di interesse i relativo a sia = 2,5 %, e il

M ,L b

P: L , B i

M , L tasso di interesse relativo a L sia = 0.

L

Devo scegliere come allocare il mio denaro: più è alto il tasso di interesse

alternativo rispetto alla detenzione di denaro in forma liquida, tanto più

l’operatore tenderà a comprare obbligazioni e quindi rinunciare alla liquidità.

La preferenza per la liquidità del soggetto è inversamente proporzionale al tasso di

interesse.

Non sempre però le obbligazioni sono esenti dal rischio.

La banca centrale ha a disposizione 3 strumenti per incidere sull’offerta:

1. OPERAZIONI DI MERCATO APERTO.

Quantitative easing. La Banca Centrale compra titoli di Stato sul mercato,

quindi cede moneta. Questa è una misura di politica monetaria espansiva

(espande l’offerta di moneta).

La BCE può comprare titoli di Stato solo relativamente ai titoli già

precedentemente emessi (mercato secondario).

2. MANOVRA DEL TUS (tasso ufficiale di sconto) O TASSO DI

RIFINANZIAMENTO:

E’ il tasso che le banche centrali applicano alle banche ordinarie quando danno

loro un’anticipazione, un prestito.

E’ ciò che le banche ordinarie pagano alle banche centrali quando chiedono

un’anticipazione.

Da esso dipende la struttura di tutti i tassi di interesse, sia attivi (sui mutui) sia

passivi (sui depositi).

3. VARIAZIONI NEL COEFFICIENTE DI RISERVA OBBLIGATORIA.

Le banche hanno: - Riserve libere

- Riserve obbligatorie se la banca centrale

aumenta questo coefficiente le banche ordinarie

daranno meno prestiti (e viceversa).

Domanda di moneta: 20

- La funzione di domanda di moneta è

parametrica alla funzione del reddito. Se sale

il reddito sale anche la curva.

- M, L = offerta e domanda di moneta.

- M =

−¿ +¿ +¿

¿ ¿

+¿ ; i Y ¿

Y

= in cui = funzione del reddito (parte

¿ ¿

Y ¿

L

¿

L 1

¿

L=L 1 della domanda di moneta che dipende

dal reddito).

(i)

L = domanda speculativa, è la

2

funzione inversa del tasso di interesse

(dipende inversamente da i).

L L

Assumiamo che = 0, partirebbe dall’asse verticale.

1 2

L L

Assumiamo che > 0, sarà spostata rispetto all’asse verticale.

1 2 L L

Dato che in questo caso abbiamo >0, è spostata rispetto all’asse verticale.

1 2 +

L=L L

Il tasso di interesse monetario si determina dall’incrocio tra domanda ( ) e offerta (

1 2

S ).

Ḿ >

M M

Supponiamo che la Banca Centrale espanda l’offerta di moneta: (vedi grafico).

1 0

La politica monetaria ESPANSIVA dà luogo all’ABBASSAMENTO del TASSO DI

INTERESSE.

La politica monetaria RESTRITTIVA dà luogo all’INCREMENTO del TASSO DI

INTERESSE.

Se la Banca Centrale AUMENTA IL COEFFICIENTE DI RISERVA OBBLIGATORIA POLITICA

MONETARIA RESTRITTIVA.

Se la Banca Centrale DIMINUISCE IL COEFFICIENTE DI RISERVA OBBLIGATORIA

POLITICA MONETARIA ESPANSIVA.

Variazione della domanda a parità di offerta:

Cosa succede se aumenta il reddito?

>Y

Y 1

Se , sale.

L

1 0 L

Se varia il reddito, la parte di domanda che varia è . La domanda si sposta parallelamente

1

verso l’alto. L

Se il reddito scende, scende. La domanda si sposta parallelamente verso il basso.

1

Incertezza sul futuro: rinuncio alla liquidità se e solo se il tasso di interesse è alto. 21

MODELLO IS – LM :

IS indica la sfera REALE, LM quella MONETARIA.

IS = equilibrio sul mercato dei beni (I=S investimenti = risparmi)

LM = equilibrio sul mercato della moneta (M=L)

Questo modello combina sfera reale e monetaria.

 +¿

¿

Y

¿

=L ¿

Ḿ 1 +¿ , í

¿

Y ¿

Ḿ=L

Hicks, Hansen e Modigliani sono i creatori di questo modello.

 LM è il luogo dei punti di equilibrio sul mercato della

moneta.

A parità di prezzi: ( ) + (i)

L Y L

1) Equazione di ML M= oppure KY–hi (in cui Y è il reddito

1 2

nominale –prezzi x quantità- ≠ y, cioè il reddito reale –output e imprese-).

-Supponiamo che E sia l’equilibrio, cosa succede a tale

punto se ho un aumento di reddito? (L’offerta è fissa, la

domanda –che dipende dal reddito- non lo è).

Un eccesso di domanda fa salire i prezzi il tasso sale

il reddito dovrà salire (e viceversa).

-Curva crescente nel piano cartesiano.

-D = punto di disequilibrio.

-Se cresce il reddito cresce la domanda perché il

sistema sia in equilibrio il tasso di interesse deve salire.

Posso anche risolverla per il tasso di interesse.

1

2) M=KY – hi i = (KY - M)

 h 22


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DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Sau Lino
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.felletti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Sau Lino.

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