L’economia politica può essere suddivisa in:
1. Microeconomia: studia il comportamento dei singoli soggetti economici;
2. Macroeconomia: studia il comportamento degli aggregati economici.
La macroeconomia si è sviluppata a partire dalla filosofia morale.
Adam Smith è considerato il padre dell’economia politica:
nel 1776 pubblicò un’opera intitolata La ricchezza delle nazioni.
In questo libro afferma che:
‘’Dall’azione dei singoli agenti economici (consumatori e produttori), ognuno
dei quali guidati dalla massimizzazione dell’utilità (consumatori) o del profitto
(produttori), deriva l’ottimo collettivo o sociale. ‘’
L’equilibrio macroeconomico, tra domanda ed offerta aggregata:
1. esiste;
2. è unico;
3. è stabile;
4. è ottimo, cioè di piena occupazione di tutti i fattori di produzione
(K, capi tale, L, lavoro, T, tempo).
Metafora della mano invisibile:
se l’azione di questi consumatori e produttori porta a questo
stato di equilibrio, si può pensare che il sistema economico si
muove come se fosse guidato da una mano invisibile che lo spinge
all’ottimo sociale.
Il principio di Laissez-faire deriva da questa metafora.
Questo principio sostiene che sia possibile raggiungere l’ottimo sociale senza
l’intervento di terzi.
Joseph Stiglitz critica la metafora della mano invisibile, sostenendo che viene
definita tale poiché non esiste.
La teoria della mano invisibile viene confutata anche da John M. Keynes, il
quale afferma che: il raggiungimento dell’ottimo sociale può avvenire o per
caso o per intervento dello Stato. ‘’By accident or by design’’
In assenza dell’intervento statale non si ha il raggiungimento del pieno im-
piego della forza lavoro e quindi si genera disoccupazione.
Contabilità nazionale
Prodotto Interno Lordo
è il valore di tutti i beni e servizi finali, cioè allo stato finale
della loro produzione (beni strumentali e beni di consumo), pro-
dotti all’interno di un paese in un determinato periodo di tempo
(anno solare).
PIL = prezzi x quantità
N.B Sono esclusi dal PIL i beni intermedi!
→
es. il bene finale è la farina, non il grano da macinare
Il PIL, dal punto di vista della produzione, è anche il totale del valore aggiunto
di tutte le imprese che operano nell’economia in un dato periodo di tempo.
VA (valore aggiunto):
è il valore della produzione del prodotto finale meno il valore dei beni inter-
medi utilizzati.
Possiamo calcolarlo per ogni stadio di produzione.
es. valore della farina - il costo del grano
Un paese, però, è anche una comunità di imprese e famiglie, che possono
svolgere le loro attività produttive anche oltre i confini geografici di ciascuno
Stato. Per questo possiamo anche misurare il reddito calcolando il prodotto
nazionale lordo (PNL).
Il PIL è un indice di benessere?
Si, ma non è un indice assoluto ma bensì relativo.
Quindi non è un indice qualitativo ma quantitativo.
Esistono misure alternative che tengono conto di tutte quelle attività che
non hanno un prezzo di mercato (es. volontariato, attività culturali) e che
quindi non rientrano nel PIL. Ad es. il BES (Benessere Equo e Sostenibile) che è
molto più preciso.
Nel PIL i beni dei beni e servizi possono essere misurati in base ai PREZZI DI
MERCATO (comprese le imposte indirette) oppure al COSTO DEI FATTORI
(escluse le imposte indirette).
Il PIL può suddividersi in due sottocategorie:
1.PIL NOMINALE PIL a prezzi correnti, cioè tiene conto della variazione dei
→
prezzi; sono incluse le imposte indirette, es. IVA.
i= beni
t= tempo
p= prezzo
q= quantità
es. prezzi 2019 x quantità 2019
2.PIL REALE PIL a prezzi costanti, cioè non tiene conto della variazione dei
→
prezzi, ma solo della variazione delle quantità; sono escluse le imposte indi-
rette.
t= anno base
es. prezzi 2010 x quantità 2019
Per sapere se c’è stato o meno un incremento economico devo considerare le
quantità di un determinato anno (ad es. 2019) con i prezzi dell'anno preso
come riferimento (ad es. 2010).
DEFLATORE DEL PIL o INDICE DI PAASCHE:
è dato dal rapporto tra il PIL NOMINALE e il PIL REALE e da informazioni sulla
variazione dei prezzi intercorsi tra l’anno base e l’anno corrente.
Se il rapporto > 1 es. 1,20, il PIL NOMINALE è cresciuto del 20% in più del PIL
REALE, quindi si parla di fase di inflazione;
se il rapporto < 1, i prezzi sono calati (crollo dei prezzi) e quindi si parla di
fase di deflazione;
se il rapporto = 1, non vi è alcuna variazione di prezzi.
Produzione e domanda aggregata
L’analisi macroeconomica è svolta sulla base del cosiddetto Flusso Circolare:
settore privato, settore pubblico, settore monetario finanziario, settore
estero sono tra loro interdipendenti.
Il livello di produzione aggregata è il totale dei redditi guadagnati in un certo
periodo, quindi possiamo assumere che sia pari al RN (Y).
Y= RN se Y= beni e servizi di un determinato paese che vengono
domandati
La domanda aggregata è costituita da quattro componenti:
1.Spesa per beni di consumo (famiglie, beni necessari e durevoli) C
→
2.Spesa per beni d’investimento (impianti di produzione) I
→
3.Spesa pubblica: corrente o infrastrutture G
→
4.Esportazioni (X) al netto delle importazioni (M) (X-M)
→
Esportazioni: è costituita dalla domanda di residenti all’estero di beni
prodotti all’interno.
Importazioni: è costituita dalla domanda di residenti all’interno di beni
prodotti all’esterno.
Saldo del bilancio pubblico: Trasferimenti:
1. Sussidi, es. di disoccupazione;
2. Trasferimenti alla produzione,
es. cassa integrazione.
(G+TR) >TA Deficit
→
(G+TR) =TA Bilancio in pareggio
→
(G+TR) <TA Surplus
→
Saldo della bilancia commerciale:
Sono compresi solo beni e servizi, non movimenti di capitale
X=M Paese in pareggio
→
X>M Deficit commerciale, bilancio negativo
→
X<M Avanzo commerciale
→
Saldo della bilancia dei pagamenti: Sono compresi solo i movimenti di capitale
e investimenti diretti esteri (IDE, es. se una
società piemontese apre una sua filiale in
Cina avremo un investimento diretto
estero)
Condizione di equilibrio macroeconomico Ma qual è il nesso
causale tra offerta e
domanda aggregata?
O→D oppure D→O?
Esistono due visioni a riguardo:
1. Smith: visione che enfatizza il ruolo dell’offerta O→D;
2. Keynes: visione che enfatizza il ruolo della domanda D→O.
La funzione del consumo aggregato (C) o Funzione Keynesiana del consumo
Consumo aggregato: somma di tutti i consumi di tutte le famiglie.
Reddito corrente (Y): quando si calcola il consumo aggregato si fa riferimento
al reddito in quel preciso istante.
Consumo autonomo:
non dipende dal reddito corrente (Y). c=PMC Propensione marginale al
→
consumo: esprime la variazione
del consumo aggregato al variare
unitariamente del reddito cor-
rente.
Derivata (rispetto al reddito corrente) C/Y=c
→
Il consumo cresce sempre al crescere del reddito corrente ma meno che pro-
porzionalmente.
es. se Y (reddito corrente) duplica C (consumo) cresce ma meno del doppio
→
di Y.
La propensione marginale del consumo sarà sempre o<C<1, quindi non avremo
mai C=Y.
Se la distribuzione del reddito è a favore dei ceti medio-bassi, il consumo cre-
sce; al contrario, se la distribuzione del reddito è a favore dei ceti medio-alti,
il consumo diminuisce.
Questa funzione è un’equazione di una retta: Co→ intercetta all’origine ed è il
termine noto;
C→ è il coefficiente angolare
(pendenza della retta).
Definiamo ora la funzione del risparmio aggregato (S) come complemento al
consumo.
es. quello che non consumo andrà al risparmio.
Sostituiamo C nell'equazione con la funzione:
Facciamo un raccoglimento parziale:
Anche questa funzione è
un’equazione di una retta:
-Co→ coefficiente
angolare che
intercetta
il quadrante
negativo;
Il coefficiente angolare (1-C) è la propensione marginale al risparmio:
essa è il complemento ad 1 della PMC cioè 1-C.
Questo succede perché c’è chi consuma senza produrre reddito e per questo
ha un risparmio negativo (come se si fosse indebitato).
es. studenti, disoccupati…
N.B→ Non è una componente della domanda aggregata ma il suo
complemento.
La funzione keynesiana dell’investimento aggregato
N.B L'investimento è la variazione nello stock di capitale (K/K)
→ es. variazione negli impianti di produzione.
Investimento autonomo: è la parte d’in-
vestimento che si fa sulla base
delle aspettative di profitto future;
non dipende dal tasso di interesse i.
Keynes sosteneva che le aspettative di
profitto futuro, a medio-lungo
termine, dipendessero dagli Animal
Spirits, gli slanci vitali degli
imprenditori. Al crescere del tasso di interesse i, dimi-
nuisce l’investimento I e viceversa.
es.
A= retta molto elastica, quindi
molto sensibile a i.
B= retta anaelastica, quindi poco
sensibile a i.
La spesa pubblica e le tasse
Essa è indicata con G ed è decisa dal Governo, per questo è detta
esogena*→ G=Go
*sempre decisa dall’esterno.
A fronte della spesa pubblica vi è una pressione fiscale (imposte dirette
es. IRPEF e indirette IVA).
Gettito fiscale: Aliquota fiscale è in proporzione al reddito:
0<t<1
In presenza di tasse il reddito disponibile→ Yd=Y-TA
Le componenti della domanda aggregata in un sistema chiuso e il moltiplicatore
del reddito
sistema chiuso: non prendiamo in considerazione X, M e MC.
1. In equilibrio:
D= C+I+G=
sostituiamo le equazioni delle componenti della domanda nell’equazione:
= (Co+cY) + (Io+bi) + Go
Definiamo A come la somma di tutte le componenti autonome (esogene):
A=Co+Io+Go spesa autonoma
Quindi scriviamo:
1.1 D=(A-bi) + cY lo teniamo fuori perchè dipende dal reddito
→
↓
raccogliamo
Imponiamo in modo esplicito
2.O=Y offerta=output
→
D=Y condizione di equivalenza Y=(A-bi) + cY
→ →
Risolviamo la condizione di equivalenza per Y:
Y-cY=(A-bi) quindi Y(1-c) = (A-bi)
dove 1/(1-c) rappresenta il moltiplicatore
→
del reddito
Poiché c<1 allora 1/(1-c)>1, cioè >1 ne deriva che variazioni di A provocano
aumenti più che proporzionali del reddito Y perchè il moltiplicatore è
maggiore di 1.
N.B Abbiamo considerato il caso in cui TA=tY=0
→
Se le consideriamo = 1/(1-c) (1-t) con >1
In questo modello REDDITO-SPESA, la domanda D influenza l’offerta O.
Il moltiplicatore del reddito, misura la variazione del reddito al variare della
spesa.
Es.
c=0,8 quindi 1/ (1-0,8) = 1/0,2=5
Per ogni $ di reddito, l’80% va al consumo; il 2°% in risparmio.
C=0,5 quindi 1/ (1-0,5) = 1/0,5=2
PMC<PMS
Un’elevata PMC favorisce l’aumento del reddito Y:
se PMC diminuisce, diminuisce, PMS aumenta;
se PMC aumenta, aumenta, PMS diminuisce.
Paradosso del risparmio:
se la PMS è troppo alta questa sfavorisce il livello di reddito Y raggiunto dal
paese.
Il risparmio s, dal punto di vista macroeconomico, non è sempre una virtù,
perchè può frenare la crescita del reddito Y.
Cosa ci dice dal punto di vista macroeconomico?
Se aumenta una delle componenti della domanda, aumenterà di conseguenza
più che proporzionalmente il reddito Y (offerta).
Es. se = 2 e la spesa autonoma aumentasse di 100 il reddito varierebbe di:
Y=100=200
Questo risultato è stato formulato da Keynes nella Teoria Generale dell’Occu-
pazione, dell’Interesse della moneta (1936) e capovolge la cosiddetta Legge di
Say, secondo la quale l’offerta determina la domanda.
Secondo Say, O→D supply side economics
Per Keynes, invece, è la domanda che determina l’offerta effettiva, che si
forma nel sistema macroeconomico, cioè il reddito e l’occupazione.
L’equilibrio sul mercato dei beni (equilibrio reale)
1.D=(A-bi) +cY TA=0 per semplicità
2.O=Y→ l’offerta è pari all’output aggregato (Y)
3.D=Y→ condizione di equilibrio→ Y=(A-bi) + cY
O→D supply side
D→O demand side
Domanda effettiva e reddito di equilibrio
Bisettrice: luogo dei punti infiniti di equilibrio in cui D=Y
Y*: livello di reddito di equilibrio
Yfe: equilibrio reale di pieno impiego o full employment
Quando Y*< Yfe, per raggiungere
un equilibrio c’è bisogno di un
intervento di politica economica:
qui l’equilibrio si raggiunge by
design.
Per raggiungere la piena occupa-
zione aumenta G, la spesa pub-
blica:
D si sposta verso l’alto;
A’ > A perché G aumenta facendo
aumentare Y (Y**>Y*) tendono
→
verso Yfe.
Analisi dati contabilità nazionale e temi attuali di macroeconomia
(esempi per domanda aperta esame)
Tabella 1
Analizzare le grandezze macroeconomiche:
1.PIL:
ad es. in questa tabella viene preso in considerazione il PIL ai prezzi di
mercato, quindi con IVA compresa (inserire anche la definizione).
2.Debito pubblico:
è costituito dalla somma di tutte le passività che lo Stato italiano ha nei
confronti di chi ha finanziato la spesa pubblica.
La spesa pubblica non è soltanto finanziata dalle tasse, ma lo Stato italiano
fiananzia la spesa pubblica emettendo delle obbligazioni.
Le obbligazioni sono un debito che lo stato contrae nei confronti di chi le
compra.
In Italia, il maggiore problema legato al debito pubblico è il servizio del debito,
cioè il pagamento degli interessi sul debito pregresso.
La spesa pubblica viene anche finanziata con l’emissione di titoli di stato.
3.Confronto deficit-PIL:
vedi Saldo del bilancio pubblico
Quando confrontiamo il deficit con il PIL possiamo tener conto di due fattori:
1.Indebitamento netto (tiene conto della spesa per gli interessi) che è
considerato qui;
2.Avanzo o disavanzo primario (non tiene conto della spesa per gli interessi).
Ad es. in Italia negli ultimi anni si hanno degli avanzi primari.
4.Inflazione:
Tasso di inflazione: variazione di prezzi intercorsi in un dato periodo di tempo.
L’Istat, sulla base dei prezzi di un insieme, denominato paniere, di beni e
servizi, rappresentativo dei consumi delle famiglie, calcola l’indice dei prezzi
al consumo.
Tabella 2
Il PIL precipita nel 2008 a causa di una crisi finanziaria scoppiata negli Stati
Uniti d'America in seguito alla crisi dei mutui subprime e del mercato
immobiliare, innescata dallo scoppio di una bolla immobiliare, producendo a
catena prima una grave crisi finanziaria nell'economia americana, e
assumendo poi gradualmente un carattere globale.
Il benchmark (parametro di riferimento per valutare la prestazione di un
titolo o di un fondo d'investimento o l'andamento del mercato in genere) è
fissato a 100: nel 2020 di nuovo andiamo al di sotto.
Temi attuali
Il PIL rispetto al periodo precedente diminuirà del 9%. Pare che l’estate abbia
giovato all’economia italiana: non c’è stato un tracollo della spesa turistica
ma non c’è stato un crollo del consumo di beni e servizi turistici.
La caduta del PIL c’è stata, ma contrariamente a quanto avevano stimato è
minore ed è dovuta ad un calo della domanda aggregata e al blocco
dell’offerta aggregata a causa del lockdown.
Però, grazie ad alcune misure a sostegno della domanda aggregata si è
riuscito a sostenerla, evitando che la caduta del PIL fosse maggiore.
Queste misure hanno limitato i danni ma hanno anche spinto il deficit ben
oltre il 10% del PIL e il debito pubblico quasi al 160%.
Il Recovery Found, è un fondo europeo che dovrebbe favorire la ripresa dei
paesi che si trovano in difficoltà. Questi fondi vengono destinati alle strutture
sanitarie, data l’emergenza COVID-19.
Una parte dei fondi è a fondo perduto e, quindi, non avranno un impatto sul
deficit e sul debito; mentre, la parte restante, sì, poiché dovrà essere
restituita.
La teoria del consumo
Avendo un numero limitato di scelte, un agente
economico, in questo caso il consumatore, decide
quale azione compiere razionalmente,
confrontando costi e benefici in termini del suo
personale benessere.
Distinguiamo:
1.Costi e benefici totali: quando si deve decidere se
intraprendere o meno un’attività, occorre
confrontare i costi e i benefici totali derivanti
dall’impiego delle proprie risorse in quell’attività
piuttosto che in altre;
es. iscriversi all’Università
2.Costi e benefici al margine: quando si deve
decidere fino a che punto portare avanti un’azione,
occorre confrontare costi e benefici marginali,
ovvero quelli che risultano dalla scelta di praticare
un’attività in misura leggermente superiore.
Es. frequentare le lezioni
Una volta confrontati tutti i costi e i benefici,
un agente economico sceglie in modo da ottenere
il massimo benessere.
Per capire come si decide, è necessario introdurre il fondamentale concetto di
costo-opportunità. Ogni volta che un agente economico decide di approfittare
dell’opportunità di intraprende
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