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Problemi macroeconomici attuali

Stagnazione mondiale

1. Oggi si vede ancora persistenza della Grande Recessione (GR), da cui è scaturito dibattito sulla stagnazione mondiale.

2. GR è iniziata come crisi finanziaria USA dovuta alla combinazione di varie tendenze della New Economy:

  • Finanziarizzazione dell’economia: enorme peso della finanza, più forte rispetto al passato sia in termini di PIL, sia come capacità di movimentare i capitali e sia come grado di coinvolgimento. C’è stata una crescita di titoli molto complessi anche dal punto di vista tecnico, frutto anche della circolarizzazione.
  • Deregulation: premessa fondamentale per lo sviluppo incontrollato del mercato finanziario (sistema finanziario ombra). Negli anni '90 si sono voluti smantellare dei controlli dei segmenti del mercato finanziario e c’è stata una crescita smisurata della concessione di titoli. C’è stato, poi, un crollo del sistema finanziario, ma grazie alle autorità americane si sono evitati molti fallimenti. Le banche americane concedevano mutui anche a persone che sicuramente non erano in grado di rimborsarli, perché, oltre la cartolarizzazione e la possibilità di scaricare il rischio su altri, c’era la crescita del valore delle case, in una speranza che crescesse anche nel futuro. Le persone potevano ripagare le rate del mutuo con il valore aggiunto della propria casa. Ad un certo punto, però, il valore delle case si è stabilizzato o, addirittura, è diminuito e così sono iniziati i pignoramenti.
  • Globalizzazione
  • Nuove tecnologie informatiche
  • Crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza avvenuta nei paesi sviluppati, a cominciare negli USA fino ad arrivare anche in Europa. La connessione tra questa disuguaglianza e la finanza è l’ingegneria finanziaria, che permettendo di indebitarsi ha contribuito al crescente impoverimento delle famiglie. Il tutto è nato come una crisi del debito privato che poi è diventata crisi del debito pubblico. Gli americani si sono indebitati per impedire il fallimento delle banche e il loro deficit ad un certo punto è arrivato oltre l’11%, ma hanno innescato la crisi del debito pubblico che poi si è spostata anche in Europa, soprattutto nei paesi mediterranei, dove a differenza dell’America è stato fatto poco o niente per contrastarla.

3. Prima la crisi era del debito privato, poi si è passati alla crisi del debito pubblico.

4. Bassa crescita ovunque meno che in Asia. A livello mondiale la crescita sta lentamente tornando ai livelli pre-crisi, ma è aiutata da una politica monetaria espansiva.

Le cause della bassa crescita (che inceppano i motori della crescita), quindi sono:

  • Disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e della ricchezza
  • Indebitamento di famiglie e imprese che non consumano
  • Calo demografico
  • Qualità del progresso tecnico (che non crea occasioni di investimento e non si trasmette negli aumenti di produttività del lavoro)
  • Rendite parassitarie
  • Tassi zero creano bolle speculative
  • Cina consuma poco ed esporta molto

Le possibili soluzioni per uscire dalla stagnazione potrebbero essere:

  • Armi politica monetaria spuntate
  • Problemi per adozione di politiche fiscali espansive
  • Tassare i patrimoni
  • Necessario finanziare investimenti pubblici (soprattutto infrastrutturali)
  • Stimolare attività di R&S

Stagnazione europea

Europa crescita ancora più bassa o recessione. Tra le cause di fragilità dell’Europa ci sono:

  • Scarsa fiducia reciproca tra i Paesi europei
  • Non c’è una politica fiscale comune, a parte il rigore (cioè i bilanci in pareggio). C’è stata una recente riduzione del bilancio comunitario per cui in un momento di crisi non c’è possibilità di fare politica anti-ciclica di sostegno alla domanda come in America; manca l’equivalente di uno Stato federale senza una politica fiscale comune. Fin quando non si avrà un governo centrale con un bilancio sufficiente ad intervenire a livello comunitario saremo costretti a subire le conseguenze che si tramutano in una lenta agonia, senza crescere ai ritmi necessari per ridurre la disoccupazione.
  • Non c’è una Banca Centrale che funge da prestatore di ultima istanza da cui gli Stati possano acquistare titoli di debito pubblico senza generare il rischio di inflazione.
  • Alti spread BTP/Bund per cui maggiori tasse e più alti tassi di interesse in Italia, bassi consumi e investimenti. In Italia, inoltre, c’è un’evasione fiscale molto alta, per cui il carico fiscale grava su di una platea ristretta e, quindi, i consumi sono ancora più bassi, frenando l’economia e riducendo la capacità di spesa dei contribuenti onesti.

Stagnazione italiana (Ferri, Bini, Smaghi, Barani)

L’Italia, poi, cresce meno della media Euro a causa di:

  • Vincoli europei
  • Evasione fiscale
  • Bassa produttività per via di scarsi investimenti
  • Troppi ostacoli a chi vuole investire

I rimedi a queste cause di bassa crescita potrebbero essere:

  • Risanamento finanza pubblica, che richiede anche politica monetaria accomodante
  • Investimenti in infrastrutture
  • Più concorrenza
  • Correggere la distribuzione del reddito
  • Chiarire cos’è l’Europa

Cos'è la teoria economica?

La teoria economica si compone di due parti: il micro e la macroeconomia. La prima studia il comportamento di singoli agenti (es. consumatore) o singole parti del sistema economico (es. il mercato di un bene), la seconda, invece, ha le seguenti caratteristiche:

  • Studia il sistema economico nel suo insieme, ad esempio studia il sistema economico dell’Italia
  • Analizza il comportamento aggregato di soggetti
  • Analizza il ruolo dello Stato che realizza interventi di politica economica: politiche monetarie attuate dalle banche centrali
  • Analizza grandezze aggregate come il PIL
  • Studia le interdipendenze tra alcuni mercati chiave:
    • Beni
    • Lavoro
    • Moneta
    • Titoli

L’importanza di queste interdipendenze appare evidente nei periodi di crisi come nel 1929, che con il crollo della Borsa ci fu un calo della domanda dei beni e quindi si creò disoccupazione. Ad esempio, dopo l’attentato del 2001 le persone avevano paura di uscire, non consumavano più e avevano paura di viaggiare. Questo ha avuto effetti sulla spesa di consumo e sulla disoccupazione che, a sua volta, portò ad un nuovo calo del consumo.

6. Studia le relazioni economiche tra un Paese ed il resto del mondo.

La teoria economica cerca di individuare le cause dei fenomeni come la crescita, la disoccupazione, la recessione e l’inflazione sia in ambito nazionale che in ambito internazionale. Vi sono spiegazioni alternative degli stessi fenomeni.

È importante capire che la macroeconomia è diversa dalla microeconomia. Prendiamo, ad esempio, il macro fenomeno della deflazione, ossia la diminuzione generale del livello dei prezzi: mentre a livello micro la diminuzione dei prezzi è positiva (perché va a vantaggio dei consumatori), a livello macro non è positiva e se si estende a tutti i settori diventa elemento di instabilità, tant’è vero che le politiche monetarie sono state concepite per combattere la deflazione, che consiste in un sistema di depressione del sistema economico.

La teoria economica si studia:

  • Partendo da fatti stilizzati
  • Facendo riferimento a diverse interpretazioni: il motivo della diversità delle interpretazioni è che nell’economia non sono possibili precise verifiche sperimentali. Quindi non è possibile stabilire verità in modo conclusivo, inoltre non è facile distinguere proposizioni scientifiche da post-verità.
  • Esistono, tuttavia, due paradigmi fondamentali: la teoria keynesiana e la teoria neoclassica o monetarista:
    • Monetaristi: i risultati sono ottimali (ordine, equilibrio), metafora della mano invisibile equilibrio di piena occupazione.
    • Keynesiani: la mano invisibile può fallire; è opportuno un intervento dello Stato per correggere i fallimenti del mercato.

Il punto n. 3 è il disaccordo tra monetaristi e keynesiani. Il punto d’accordo, invece, è l’accettazione dell’economia di mercato: viviamo in una fase in cui sono crollati i miti dell’economia di mercato.

Monetaristi: se il mercato viene lasciato libero di funzionare i risultati che si hanno per il sistema economico sono ottimali. Il mercato lasciato libero di funzionare produce spontaneamente ordine ed equilibrio desiderabili da tutti gli agenti economici. Abbiamo la metafora della mano invisibile: un’economia che si basa su agenti economici indipendenti che cercano di perseguire il proprio tornaconto; più lasciamo libere le persone di perseguire la massimizzazione dei propri obiettivi e più il risultato sarà ottimale. Mano invisibile perché è come se il mercato fosse gestito da un direttore d’orchestra. C’è, quindi, un equilibrio di piena occupazione: tutti trovano lavoro, trovano reddito e potranno consumare ossatura dell’impostazione del liberismo.

Keynesiani: il libero mercato viene visto come una giungla in cui vale la regola della sopravvivenza del più forte. L’idea keynesiana è che il mercato, lasciato libero di funzionare, può creare dei gravi scompensi e portare a delle catastrofi. Il mercato deve essere regolamentato ed è opportuno un investimento dello Stato per correggere i fallimenti del mercato.

Neoclassici: il comportamento del singolo agente vale perfettamente anche per studiare la macroeconomia.

Disaccordo di metodo

La teoria neoclassica parte da Robinson Crusoe (micro) e passa poi a studiare l’interazione di tutti i soggetti economici e tutti i mercati (equilibrio generale al livello disaggregato, macro, invece, a livello aggregato). L’approccio di Keynes, invece, suggerisce di studiare il sistema nel suo complesso direttamente in termini aggregati.

Contabilità nazionale

Per capire i concetti di base della contabilità nazionale e della macroeconomia si parte da una rappresentazione semplificata dell’intero sistema economico, in cui si distinguono solo famiglie e imprese. Ciò è necessario in quanto la macroeconomia analizza le relazioni tra alcuni mercati chiave e alcune grandezze aggregate. È necessario che i produttori mettano i lavoratori in condizioni di acquisire i prodotti della stessa impresa e, quindi, esiste un interesse reciproco tra produttori e lavoratori perché la situazione sia favorevole.

Beni finali (4)

Pro spesa = ricavi (3) le famiglie generano nuovi ricavi per le Imprese.

Util.dut redditi (2) i lavoratori si aspettano uno stipendi/salario. Finalitori servizi produttivi (1): le famiglie cedono alle imprese lavoro e capitale.

La macroeconomia parte dallo sforzo di tenere insieme tutti i pezzi dell’intero sistema economico: si fanno operazioni di semplificazione. In questo grafico ci sono due agenti: le famiglie o utilizzatori finali e le imprese. Le famiglie cedono alle imprese servizi produttivi (lavoro) in cambio di lavoro o capitale (salario, stipendio, dividendi, interessi, ecc). Questo reddito viene speso in parte e tale spesa rappresenta un ricavo per le imprese (importante interazione tra famiglie e imprese) perché tale reddito viene speso per acquistare i beni finali prodotti dalle imprese. Questo grafico mostra che anche le imprese ci guadagnano se la domanda dei consumatori è alta e se i redditi delle famiglie sono alti. Questo significa mettere i dipendenti in condizioni tali da avere un reddito sufficientemente elevato. L’impresa deve avere un sbocco adeguato per i propri beni.

La macroeconomia mette sullo stesso piano consumatori e imprese. In questo grafico ci sono due flussi circolari:

  1. Esterno: servizi produttivi e beni finali sono due flussi reali e fanno riferimento a fattori di tipo reale (non monetario o finanziario).
  2. Interno: flusso di tipo monetario; ci sono dei redditi pagati in euro e le spese sono pagate in euro.

Qui è rappresentato un circuito economico con due flussi circolari [reale (ha a che fare con beni e servizi) e monetario (denaro, salari, redditi, spese e ricavi)] che si equivalgono in termini di valore.

Vi sono tre grandezze di identico valore: produzione, reddito, spesa. Ciò significa che in contabilità nazionale vale l’identità fondamentale tra:

  • Il valore dei beni e dei servizi prodotti nel corso dell’anno produzione.
  • L’insieme dei redditi monetari distribuiti ai fattori produttivi reddito.
  • La spesa degli utilizzatori finali spesa.

Tali grandezze sono di identico valore perché sono identità contabili, vere per definizione. Per rendere uguali queste voci si ricorre ad alcune specificazioni:

  • Produzione = reddito se non tutto il reddito viene distribuito dal produttore ai vari fattori produttivi, ciò che rimane è considerato un reddito che va al produttore stesso, cioè un profitto.
  • Produzione = spesa se non tutto il valore prodotto è assorbito dalla spesa, allora la parte residua che rimane nelle mani del produttore viene considerata una spesa sostenuta dallo stesso, sotto forma di scorta (come se il produttore le avesse comprate per sé).

Su queste basi si possono capire quali sono le relazioni chiave della macro economia, che possono essere riassunte con alcune equazioni:

Economia chiusa no import ed export

  1. Y = C+I Y = reddito C = consumi I = investimenti il prodotto o reddito è uguale alla spesa totale o domanda aggregata. Il reddito può essere usato per consumi o risparmio.
  2. Y = C+SS = Y-C Indica come viene utilizzato il reddito, che viene consumato o risparmiato S = risparmio.
  3. S = I deriva dalle prime due.

Economia aperta con importazioni ed esportazioni

  1. Y = C+I+(X-Q) X = export Q = import.
  2. Y = C+S i redditi comprendono anche quelli generati all’estero. Y comprende anche i redditi ed i trasferimenti dall’estero.
  3. S = I + BPC BPC = saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti.

A queste equazioni corrispondono i conti fondamentali della contabilità nazionale:

  1. Alla I che può essere anche scritta I = Y+Q = C + I + X, corrisponde il conto delle risorse e degli impieghi (CERI).
  2. A Y = C+S corrisponde il conto del reddito e del consumo.
  3. A S = I + BPC corrisponde il conto della formazione del capitale.

Il CERI è composto dalle seguenti voci:

  • PIL ai prezzi di mercato
  • Importazioni
  • Consumi nazionali
  • Investimenti fissi lordi
  • Variazione scorte
  • Importazioni

PIL

Il PIL è il prodotto interno lordo, ovvero la grandezza più significativa dell’andamento dell’economia di un Paese (in Italia sta crescendo dal 2006 – nel 2015 è cresciuto del +0.6%). È un valore riferito alla produzione interna ottenuta sul territorio e comprende anche i redditi delle persone non italiane che lavorano nel nostro territorio. Il reddito delle persone, anche italiane) che lavorano all’estero non viene preso in considerazione.

Definizione: il PIL è il flusso di beni finali prodotti correntemente dal sistema economico in un certo periodo di tempo calcolato a prezzi di mercato. Ciò significa che vengono esclusi dal computo le transazioni relative ai beni già esistenti (es. auto usate) e vengono esclusi gli scambi su beni precedentemente venduti, poiché sono già andati nel PIL al primo acquisto.

Il PIL viene calcolato come una somma dei valori aggiunti settoriali, al fine di evitare duplicazioni. Data la difficoltà a distinguere in pratica tra beni finali e beni intermedi (materie prime), il valore aggiunto si calcola:

Valore aggiunto = PLV – beni intermedi

Dove PLV = produzione lorda vendibile (per un’impresa = fatturato + scorte).

Per ottenere il PIL si sommano i valori aggiunti settore per settore; in questo modo è possibile cogliere le trasformazioni strutturali dell’economia italiano. Ad esempio, il dato sul PIL del 2005 pari a 0 è la risultante del calo della produzione del settore industriale e di quello agricolo da un lato e la crescita della produzione nei settori dell’edilizia e del terziario dall’altro. Ciò è in linea con la tendenza della New Economy, che vede:

  • La crescita del peso dei servizi sul PIL rispetto all’industria il settore terziario rappresenta oltre il 70% del PIL.
  • Il crescente peso dei nuovi beni ad alto contenuto tecnologico (spesso intangibile) rispetto a quelli tradizionali nell’ambito della produzione industriale.

Il PIL fa riferimento a quello che accade sul territorio di un Paese (interno), alla produzione che si ottiene nell’ambito dei confini geografici di un paese. Perciò comprende i redditi distribuiti ai non residenti (ad es. un tedesco che lavora in Italia) ed esclude i redditi percepiti dai residenti che sono all’estero (ad es. un italiano che lavora in Germania).

PIL a prezzi di mercato – imposte indirette = PIL a costo dei fattori

Consumi

La voce consumi comprende le spese sostenute dalle famiglie residenti per beni e servizi e i consumi pubblici (70-80% del PIL), ovvero gli acquisti di beni e di servizi della PA per soddisfare i bisogni fondamentali (come istruzione, difesa, giustizia e sanità). Più aumentano gli stipendi e più aumentano i consumi pubblici, ma alla collettività interessa la qualità del servizio e questo aspetto qualitativo non viene inserito nei conti del PIL.

Il valore dei servizi delle PA è calcolato in base al loro costo di produzione, poiché non hanno prezzo di mercato, ma tra i costi vanno comunque compresi gli stipendi dei pubblici dipendenti.

C’è da fare una distinzione tra:

  • Consumi interni: escludono i consumi degli italiani all’estero e comprendono quelli degli stranieri in Italia.
  • Consumi nazionali: fanno riferimento alla residenza ed escludono i consumi degli stranieri in Italia ma comprendono quelli dei residenti all'estero.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giordsani.silvia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Togati Teodoro.
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