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Ma come andare oltre il PIL per cercare di comprendere e perseguire il benessere equo e sostenibile? È possibile indicatore unico

alternativo al PIL? Oppure c’è la necessità di tener conto di vari indicatori?

Quali sono le varie dimensioni del benessere equo e sostenibile? Come misurarle, con quali indicatori? Come integrare questi

indicatori con il PIL?

Alcune delle risposte date a questi quesiti:

1. GROSS NATIONAL HAPPINESS: la felicità interna lorda è un tentativo di definire un indicatore che misuri la qualità della vita. Il

termine FIL è stato coniato nel 1972 dal re del Buthan sulla base degli ideali buddhisti, che suggeriscono che lo sviluppo della

società umana ha luogo solo quando la crescita materiale e quella spirituale si integrano e rafforzano a vicenda. Questo

indicatore si basa su quattro pilastri:

a. Promozione dello sviluppo sostenibile

b. Conservazione e promozione dei valori culturali

c. Conservazione della natura

d. Creazione di una buona governance.

2. HUMAN DEVELOPMENT INDEX: elaborato dall’ONU tiene conto anche dello stato di salute e del grado di cultura delle

popolazioni

3. Varie nozioni di PIL VERDI o SOSTENIBILI che ad es tengono conto del valore negativo dei rifiuti dannosi

4. Commissione Sarkozy (SEN-STIGLlTZ FITOUSSI): la crescita deve essere sostenibile, sia a livello ambientale che a livello sociale.

5. Analisi ISTAT del BES (benessere equo e sostenibile): cerca di cogliere varie dimensioni del benessere in linea con le

raccomandazioni della commissione Sarkozy:

a. CONOSCENZA (grado di istruzione)

b. MONDO del LAVORO (tasso di disoccupazione

c. SALUTE (la speranza di vita)

d. AMBIENTE (l’inquinamento misurato ad es. con le emissioni di anidride carbonica e l’esaurimento delle risorse naturali).

e. GRADO DI COESIONE SOCIALE (indicatori concernenti i rapporti interpersonali, beni relazionali che costituiscono il capitale

sociale di una comunità che hanno fondamento nella fiducia reciproca tra soggetti; modelli virtuosi: i distretti)

f. PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI al VOLONTARIATO

g. SENSO DI INSICUREZZA DEI CITTADINI

h. EQUITA’ (distribuzione del reddito)

Tali indicatori non sostituiscono il PIL, ma lo devono integrare.

Per ottenere il RNLD (reddito nazionale lordo disponibile) bisogna considerare i TNE

RNLD = RNL + TNE

TNE = trasferimenti netti dall’estero flussi di denaro che non sono remunerazione di servizi produttivi, ad esempio doni, rimesse

degli emigrati, aiuti, ecc. DISTRIBUZIONE DEL REDDITO

È interessante vedere come il reddito nazionale venga distribuito ai fattori produttivi. In Italia, negli ultimi anni, si è ridotto il peso

relativo dei redditi da lavoro dipendente del settore privato, ma è aumentata la quota dei profitti, delle “rendite” e delle imposte

indirette e contributi sociali.

Questo andamento della distribuzione del reddito riflette tendenze mondiali: in varie regioni la crescita è accompagnata ad un aumento

della povertà, diminuzione del reddito dei ceti medi (ad es USA), mentre in Asia ci sono minori disuguaglianze.

Crescente disuguaglianza dei redditi e della ricchezza in molti paesi dovuta alla globalizzazione e al progresso tecnologico

Cos’è la globalizzazione?

Beck, 1999: “Lo sforzo di determinare questo concetto è simile al tentativo di inchiodare un budino alla parete”

Definizione: la globalizzazione è il processo di riduzione delle distanze comporta una maggiore interdipendenza tra le diverse aree del

pianeta; in particolare, l’integrazione economica e monetaria dei fattori produttivi (capitale e lavoro). trend della New Economy

È un fenomeno complesso che permette l’estensione e la diffusione a livello mondiale di una quantità sempre crescente di tecniche,

linguaggi, culture, prodotti potenzialmente fruibili.

Le cause della globalizzazione sono

1. Progresso tecnologico, che interagisce con gli altri trend della NE (finanziarizzazione e G, per cui la NE è un fenomeno complesso

in cui vi è interconnessione tra trend principali)

2. Esistenza di un solo modello di produzione e di distribuzione delle risorse: quello guidato dal mercato;

3. Politiche di liberalizzazione del commercio e di integrazione dei mercati finanziari, ossia di abbattimento di tutte le forme di

restrizione agli scambi commerciali che impediscono o riducono il livello di integrazione dei mercati 7

La globalizzazione muta l'organizzazione dell'attività produttiva?

1. Processi di integrazione verticale aumentano l’importanza e la dimensione delle imprese multinazionali e transnazionali) ed

orizzontale (aumenta il peso del commercio estero nelle economie nazionali.

2. Aumentano al contempo la delocalizzazione e la mobilità degli investimenti. La delocalizzazione permette alle imprese di sfuggire

a leggi e regolamentazioni restrittive in termini di diritti del lavoro e di protezione ambientale, mettendo in moto un processo di

concorrenza al ribasso tra i paesi.

Questo fenomeno ha suscitato un ampio dibattito: secondo alcuni studiosi esso può esercitare effetti positivi sull’economia mondiale

in termini di efficienza e di sviluppo Altri sostengono che, dati gli squilibri esistenti tra i diversi paesi, gli eventuali effetti positivi non si

distribuiscono uniformemente tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.

Roubini: Nel lungo periodo la globalizzazione ha avuto effetti benefici per tutti ed ha permesso ad alcuni Paesi come la Cina di uscire

dalla povertà. Nel breve periodo, invece, c’è chi vince e c’è chi perde:

1. Vincenti:

a. Lavoratori qualificati delle economie avanzate (con mansioni non delocalizzabili)

b. Lavoratori di mercati emergenti

c. Possessori di risorse rare, materie prime e valori mobiliari ed immobiliari

2. Perdenti: 

a. Lavoratori meno qualificati delle economie sostenibili avanzate essi subiscono di più la concorrenza di lavoratori di altri

Paesi perché le loro mansioni sono facilmente sostituibili e replicabili in altri Paesi.

b. Le differenze di reddito aumentano in USA, Europa, Cina, Giappone ed India e la quota di profitto riservata al capitale

aumenta, mentre cala la remunerazione e il lavoro diminuisce.

Altri fenomeni di instabilità generati dalla globalizzazione: 

1. Progressivo trasferimento della sovranità nazionale verso organizzazioni economiche internazionali. l’accresciuta

interdipendenza nei rapporti economici e finanziari tra economie nazionali di tutto il mondo, produce effetti anche sulla

ridefinizione della sua regolamentazione. Proliferazione di atti normativi al di fuori degli ordinamenti giuridici nazionali,

2. Aumentando l’apertura internazionale delle varie economie, si accresce anche l’esposizione agli shocks esterni Essendo le

economie nazionali maggiormente interdipendenti, ogni riduzione dell’attività economica in una di esse, si trasmette più

facilmente alle altre economie

RISPARMIO NAZIONALE LORDO (S)

Il risparmio nazionale lordo è la risultante del risparmio compiuto dai diversi settori dell’economia, ovvero dalla PA, dalle famiglie e dalle

imprese.

- Lo Stato registra molto spesso risparmio negativo o disavanzo, ovvero le spese correnti sono maggiori delle entrate correnti

- Il settore privato (soprattutto le famiglie) tende ad avere un risparmio positivo. In Italia, a partire dagli anni ’70, il settore

privato ha destinato una parte cospicua del proprio risparmio alla copertura del deficit della PA, in particolare con l’acquisto

di titoli di Stato e di BOT people.

Tener conto della ricchezza delle famiglie migliorerebbe la sostenibilità del debito. Ciò si vede meglio se si scrive:

S = I + (G-T) + BPC

PR PR

T = tasse G = spesa pubblica totale comprendente C ed I pubblici

Tale equazione distingue tra S e I pubblici e privati e mette in luce le relazioni tra i tre settori fondamentali dell’economia (pubblico,

privato ed estero).

Il risparmio delle famiglie viene trasferito dal sistema finanziario alle imprese per finanziare gli investimenti, al settore pubblico per

finanziare il deficit pubblico e al resto del mondo per finanziare le sue uscite (pari a X) rispetto alle entrate (pari a Q).

CONTO DI FORMAZIONE DEL CAPITALE

Risparmio nazionale lordo Investimenti lordi

BPC

La voce BPC ha tre significati:

1. Indica se il Paese si indebita o concede prestiti all’estero:

a. Se BPC è positivo S > I si forma un’eccedenza liquida all’interno del sistema che è disponibile per i finanziamenti

all’estero (I = estero) 8

b. Se BPC è negativo S < I il Paese ha fatto investimenti senza l’intera copertura finanziaria e grazie, quindi, a debiti

contratti all’estero. Gli investimenti interni sono in parte finanziati dal risparmio nazionale e in parte dal risparmio del

resto del mondo (ad esempio USA) Il seguente grafico descrive le relazioni tra questi due tipi di paesi:

2. Indica se il Paese vice al di sopra o al di sotto dei propri mezzi, ossia:

a. Y < C+I (al di sopra)

b. Y > C+I (al di sotto)

3. Saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti

Definizione: la bilancia dei pagamenti è un conto che registra tutte le transazioni economiche di un Paese con il resto del mondo

Vi sono due ampie classi di transazioni: 

1. Transazioni di carattere reale riguardante merci e servizi partite correnti e conto capitale, che sono:

a. Merci-bilancia commerciale (import-export): riflette il grado di apertura internazionale delle economie nazionali. Tale

grado di apertura commerciale viene calcolato come il rapporto tra la somma delle esportazioni (X) e delle

importazioni (Q) sul Prodotto Interno Lordo (PIL): ossia, X+Q/PIL. Negli anni recenti surplus commerciale Italia

nonostante ci sia un deficit commerciale dovuto a:

i. Dipendenza dall’estero per fonti di energia

ii. Erosione della competitività ne settori del made in Italy (miglioramento delle esportazioni inferiore alla

crescita del commercio mondiale con perdita di quote di mercato)

iii. Relativa assenza dell’Italia nei settori innovativi (ad esempio ci sono forti deficit in settori come l’elettronica)

b. Servizi: trasporti, viaggi, comunicazioni, assicurazioni, servizi finanziari ed informatici, sfruttamento di brevetti

c. Redditi da lavoro e capitale 

d. Trasferimenti unilaterali correnti portano a variazioni del patrimonio delle controparti come donazioni, imposte e

contributi 

2. Transazioni di carattere finanziario movimenti di capitale:

a. Investimenti diretti, che hanno un’ottica di lungo periodo, perché mirano all’acquisizione del controllo di un’impresa

b. Investimenti di portafoglio, che vengono fatti con un’ottica di breve periodo e mirano alla redditività

c. Crediti commerciali

d. Variazione riserve ufficiali: strumenti finanziari che assolvono alla funzione di cassa delle banche centrali per far fronte

ad eventuali squilibri tra entrate ed uscite dal Paese

3. Conto capitale:

a. Trasferimenti unilaterali in conta capitale che portano a variazioni del patrimonio delle controparti come passaggi di

proprietà di attività fisse e trasferimento di fondi vincolati

Dal punto di vista contabile, la bilancia dei pagamenti è sempre in pareggio, perché le transazioni sono registrate con il metodo della

partita doppia. Per convenzione, ad esempio, l’esportazione delle merci pagate in contanti dà luogo ad una registrazione a credito tra

le partite correnti e ad una registrazione a debito nel conto finanziario (pagamento). Da ciò deriva che avanzi di parte corrente devono

essere accompagnati da fuoriuscite nette di capitali finanziari. 9

Al contrario, i deficit di parte corrente comportano l’accensione di prestiti all’estero. Tali deficit alimentano l’indebitamento con l’estero

(la posizione netta verso l’estero peggiore e ciò pone problemi di affidabilità del Paese).

Dal punto di vista economico, invece, la bilancia contabile può risultare in avanzo o in disavanzo. Per conoscere il saldo globale della

bilancia dei pagamenti occorre escludere dal calcolo le variazioni delle riserve ufficiali (influenzate dalla politica monetaria) e

considerare solo le transazioni “spontanee” effettuate dai privati.

DISTINZIONE TRA VALORI NOMINALI E VALORI REALI

PIL nominale del 2005: è il PIL del 2005 espresso ai prezzi correnti, cioè dello stesso anno

PIL reale del 2005: si ottiene applicando alle quantità di beni e servizi prodotti nel 2005 lo stesso sistema di prezzi vigente in un certo

anno preso come base del calcolo, cioè l’anno base (ad es. 1995), perciò il PI reale può anche essere denominato PIL a prezzi costanti.

Questa distinzione viene fatta per sapere se l’aumento della produzione che avviene da un anno all’altro è una vera crescita in termini

di quantità oppure è il semplice risultato dell’aumento dei prezzi. L’indice dei prezzi è uno strumento costruito per riuscire a separare

le grandezze reali da quelle nominali.

Es: in Italia nel 2005 il PIL nominale è cresciuto rispetto al 2004 del 2%. Tuttavia, in termini reali, la crescita è zero.

Per riuscire a fare questa distinzione, occorrono indici dei Prezzi.

PIL nominale = P Y

t t

PIL reale = P Y

0 t Indice dei Prezzi di Paasche: P = P Y

t t

P Y

0 t

L’indice di Paasche è l’unico indice calcolato sull’intera produzione. Tenendo costanti le quantità dell’anno corrente Y . La formula ci

t

dice di quanto sono variati i prezzi tra anno base (P e anno corrente (P

0) t)

Un esempio di indice di Paasche è il deflatore implicito del PIL = PIL nominale 2005

PIL reale 2005

Che è un indice implicito poiché si ottiene indirettamente rapportando Pil nominale e Pil reale

Indice dei Prezzi di Laspeyres: P = P Y

t 0

P Y

0 0

È un indice che pondera i prezzi dei due periodi con le quantità dell’anno base Y . A differenza del primo, questo indice ha le quantità

0

dell’anno base piuttosto che quelle dell’anno corrente (tiene ferme le quantità dell’anno base). Esempi di questo indice sono tutti quelli

che si basano sul paniere, cioè su un certo insieme di beni presi come rappresentativi di vari fenomeni (ad es. la struttura dei consumi).

Punti deboli dell’indice dei prezzi al consumo: sono problemi connessi alla scelta del paniere

1. Rappresentatività: è difficile rappresentare una società diversificata, socialmente e come capacità di spesa, ed il pacchetto dei

beni consumati dai differenti strati sociali è profondamente diverso

2. Distorsione da cambiamenti dei modelli di consumo: nel tempo possono cambiare prezzi relativi, preferenze e reddito, che

portano alla variazione della struttura dei consumi la gente, nel tempo, cambia le proprie preferenze

3. Distorsione da mancata rilevazione di mutamenti qualitativi dei beni

4. Il mutamento nei consumi porta alla sovrastima dei prezzi.

Si crea, quindi, una necessità di variare frequentemente la composizione del paniere per ridurre gli effetti negativi di tali problemi.

Indici dei prezzi al consumo

1. Per l’intera collettività nazionale

2. Armonizzato su base comunitaria

Effetti dell' inflazione

1. Redistribuzione di risorse: ci sono tre tipi di redistribuzione a somma zero

a. Tra lavoratori e imprese (ad es. in caso di contratto di lavoro con validità pluriennale e in assenza di indicizzazione)

b. Tra debitori e creditori (in caso di titoli del debito pubblico non indicizzati)

c. Tra famiglie e pubblica amministrazione (fiscal drag)

2. Incertezza nella definizione dei piani intertemporali 10

Nel periodo attuale c’è il carattere strutturale della bassa inflazione (in particolare dell’inflazione core, quella al netto delle componenti

più volatili come alimentari ed energetici) ed è dovuta ad un cocktail di fattori

1. Liberalizzazioni che riducono aspettative di inflazione

2. Aumento della concorrenza, globalizzazione ed economia mondiale esercitano pressione al contenimento dell’inflazione

In questo quadro globale di bassa inflazione core, vanno però sottolineate delle tensioni sui prezzi degli altri beni, come quelli energetici

ed alimentari. Oggi, questa tendenza alla riduzione dei prezzi è particolarmente accentuata e, se tutti i prezzi dovessero scendere, dopo

un po’ il sistema si bloccherebbe.

DIBATTITO SULLA BASSA CRESCITA NEL MONDO E IN ITALIA E PARADIGMI TEORICI ALTERNATIVI

DIBATTITO SULLA STAGNAZIONE MONDIALE 2013-2016

- Economia USA non riesce a decollare dopo la crisi, e anche prima nonostante bolle e liquidità creata senza segnali di inflazione

- Summers and Krugman: ciò è dovuto a carenza strutturale di domanda, in particolar gli investimenti sono troppo bassi per due

motivi:

o Diseguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza

o Calo demografico entrambi riducono la propensione al consumo

- SSH sembra affermare il ruolo della domanda come driver anche nel lungo periodo

- Prescrizioni di politica economica: una politica fiscale espansiva del governo USA può aiutare a superare il problema della

stagnazione secolare e far tornare l’economia a crescere

- Cowen, Gordon: stagnazione è dovuta alle carenze dell'offerta innovazione troppo scarsa per aumentare la produttività

- La terza rivoluzione industriale ha già esaurito la sua spinta

ITALIA

Alesina-Giavazzi: visione che enfatizza il lato dell’offerta

L’Italia non cresce perché:

1. ERRORI DI POLITICA ECONOMICA:

a. Non ha fatto abbastanza riforme strutturali sui vari mercati; in particolare, privatizzazioni e liberalizzazione,

deregolamentazione del mercato del lavoro e di quello dei prodotti,

b. Fa ancora politica industriale: ruolo attivo dello stato nello scegliere i settori su cui puntare o da proteggere dalla

concorrenza)

c. In Italia spesa pubblica troppo alta in rapporto al PIL

2. STRUTTURA DEL CAPITALISMO ITALIANO: Fattori strutturali Che non fanno crescere produttività:

a. Nanismo imprese

b. Proprietà familiare

c. Insufficiente sviluppo dei nostri mercati finanziari

d. Allocazione delle risorse inefficiente (difesa imprese meno produttive, sistema di protezione sociale)

e. Basso livello di istruzione medio

f. Costi della burocrazia

Alcuni rimedi che si potrebbero adottare sono:

1. Fare le riforme strutturali

2. Ridurre la spesa pubblica e le tasse (austerità espansiva)

Galimberti: visione che enfatizza il lato della domanda

1. Le riforme strutturali pur se benefiche nel lungo periodo possono ridurre la domanda e la fiducia nel breve periodo

2. Le manovre correttive volte a tagliare il deficit per centrare i parametri hanno effetti depressivi sulla domanda e la fiducia degli

operatori.

Per comprendere le affermazioni contenute negli articoli, occorre la teoria macro del reddito, cioè la spiegazione per capire da cosa

dipende il reddito. Esistono due prospettive fondamentali che corrispondono ai due paradigmi di base che abbiamo evidenziato: quella

Neoclassica e quella Keynesiana.

Per capire cosa è la teoria ripartiamo dalle equazioni già viste in C.N.

Economia chiusa

1) Y = C+ I

2) Y = C+ S

3) S = I

In C.N. queste equazioni sono delle identità, la teoria invece si basa su ipotesi circa il comportamento degli agenti e pone nessi causali

11

SCHEMA A SCHEMA B

 

Y C+I C+I Y

 

S I I S

Meccanismo di riequilibrio Meccanismo di riequilibrio

Il tasso d’interesse reale Il reddito

Dibattito complesso a causa del fatto che questi modelli non vengono espressi in forma pura“, cioè „netta“.

MODELLO NEOCLASSICO

Ipotesi e caratteristiche fondamentali

1. La macroeconomia è una versione aggregata della microeconomia basata su:

a. Ipotesi di razionalità degli agenti economici volti alla massimizzazione dell’utilità o del profitto

b. Parametri fondamentali: gusti, risorse o tecnologia considerati stabili e determinati da meccanismi esogeni, cioè non

spiegati dalla teoria. Il tentativo è quello di prenderli come se fossero dei dati di natura

1

2. Y = C+I: significa che l’offerta crea la propria domanda . Il reddito di equilibrio è determinato dalle condizioni di offerta. Ciò

che capita dal lato della produzione è fondamentale per spiegare cosa accade dal lato del reddito di equilibrio. La domanda si

crea automaticamente in base a ciò che si produce e qualunque livello di produzione, alla fine, troverà uno sbocco sul mercato.

A livello aggregato non c’è un problema di domanda

3. Il reddito effettivo è sempre uguale al livello potenziale, cioè quello massimo producibile impiegando tutti i fattori produttivi

disponibili (piena occupazione di tutti i fattori).

4. Il meccanismo che garantisce questo risultato è la flessibilità dei prezzi su tutti i mercati, che garantiscono questo risultato in

un mondo ideale di concorrenza perfetta. Il mercato funziona perché al suo interno ci sono dei meccanismi che portano

all’equilibrio di domanda e offerta meccanismo della flessibilità dei prezzi

5. Ciò che vincola il livello di reddito effettivo è ciò che determina il livello di reddito potenziale, ossia la disponibilità di fattori

produttivi, la quantità di lavoro e capitale. Reddito potenziale = massimo che un’economia può realizzare tramite tutti i fattori

produttivi.

6. L’attenzione viene posta sull’analisi di lungo periodo, sui fattori che determinano l’accumulazione del capitale e la crescita

della forza lavoro disponibile

7. La moneta non gioca alcun ruolo essenziale

8. Ciò è reso possibile dall’ipotesi di relazioni e parametri stabili nel lungo periodo, che rendono plausibile l’esistenza di “leggi

naturali” dell’economia.

Ciò, però, non significa che la teoria neoclassica trascuri le fluttuazioni cicliche di breve periodo. Il focus è sul lungo periodo, ma non

vuol dire che il ciclo economico di breve periodo non venga preso in considerazione.

La teoria neoclassica tradizionale costruisce l’analisi dinamica facendo distinzione tra ciclo e trend. Le economie tendono a crescere nel

tempo, ma non in modo lineare: tendono a fluttuare intorno al loto trend di lungo periodo (con periodi di rapida crescita e bassa

disoccupazione seguiti da periodi di crescita lenta o negativa e disoccupazione in crescita.

La retta rappresenta il trend di lungo periodo, mentre la linea curva rappresenta i trend di breve periodo in cui si alternano periodi di

contrazione a periodi di crescita.

1 Legge di Say 12

L’ipotesi fatta da molti economisti è che il modello neoclassico è utile per studiare i trend, la crescita tendenziale del sistema nell’arco

di 5-10 anni, trascurando le fluttuazioni più di breve periodo; secondo altri, invece, serve a studiare anche le fluttuazioni di breve

periodo. In altri termini ciclo e trend possono essere studiati sia in maniera distinta che in maniera unificata.

Alcune caratteristiche essenziali dell’approccio neoclassico al ciclo economico sono:

- La recessione ciclica è il prezzo da pagare in un’economia di mercato quando si fanno molti investimenti erronei.

- Le fluttuazioni sono, in qualche modo, fisiologiche: altro non sono che l’aggiustamento, la reazione d’equilibrio del sistema

intrinsecamente stabile ad uno shock esterno.

- Tra gli shock esterni vi sono le variazioni dei fondamentali o delle grandezze nominali

- In linea di principio gli shock possono essere riassorbiti velocemente dalle economie se c’è flessibilità dei prezzi

- Vanno rimossi tutti gli ostacoli che nel mondo reale impediscono la flessibilità dei prezzi ed il completo funzionamento dei

mercati.

Per analizzare l’approccio neoclassico alla stagnazione non basta riferirsi agli shock, al ciclo, all’andamento di breve periodo ma occorre

studiare come questo approccio studio il trend, l’andamento di lungo periodo del sistema. Anche tale studio, però, dà per scontato che

il sistema sia in equilibrio.

L’analisi di lungo periodo neoclassica rafforza ancor più l’idea di stabilità intrinseca del sistema, poiché immagina il funzionamento del

sistema economico in assenza di cicli economici. In tale situazione (stato uniforme) si può avere un tasso di crescita costante

Modello di Solow

Modello di SOLOW 1956: modello base dell’approccio neoclassico che mostra in che modo i seguenti 3 fattori

1. Risparmi

2. Crescita della popolazione

3. Progresso tecnico

Influenzano la crescita nel corso del tempo.

Questo modello spiega come mai esistano differenze così ampie nello standard di vita misurato dal reddito pro-capite tra Paesi diversi.

Questo ci consentirà di esaminare come la politica economica possa influenzare il livello e la crescita del tenore di vita

Ruolo dei risparmi

il modello di Solow analizza:

1. Il processo di accumulazione del capitale

2. Il flusso dei risparmi determina la quantità di capitale e questa determina la crescita economica

1° ingrediente

Funzione di produzione che descrive l’Offerta aggregata dei beni

Y = f (L, K,) In un’ottica di lungo periodo entrambi i fattori produttivi sono variabili

Funzione aggregata di produzione (FP) è un’ipotesi semplificatrice molto forte (implica astrazione da differenze tra vari tipi di capitale

e di lavoro)

Se la FP ha rendimenti di scala costanti, si può scrivere cosi:

Y = f (K) che si può scrivere anche y = f(k)

L L

Questa equazione ci dice che la produttività (Y/L) dipende dal capitale per lavoratore. Il reddito può essere infatti visto anche come il

prodotto di due grandezze, cioè il numero degli occupati per la quantità di prodotto che ognuno di essi produce in media (produttività

media)

Y = pL p= produttività L= numero di lavoratori

Facciamo inoltre l’ipotesi che la produttività marginale del capitale (PMK) sia decrescente (data l’ipotesi di concorrenza perfetta la

remunerazione del capitale, l’interesse, è pari alla PMK, così come la remunerazione del lavoro, il salario, è pari alla produttività

marginale del lavoro (PML) decrescente)

2° ingrediente: Domanda aggregata (economia chiusa e senza stato)

y = c + i (in termini di grandezze per lavoratore) 13

c = (1-s)y funzione del consumo

s = propensione al risparmio costante nel tempo

Sostituendo nella prima e riordinando si ha

i= sy

gli investimenti sono proporzionali al reddito; poiché gli investimenti sono uguali ai risparmi, c’è anche la frazione di y destinata agli

investimenti.

In base a queste ipotesi possiamo disegnare la FP per unità di lavoro e di risparmio lordo per unità di lavoro

Il nesso tra risparmi e investimenti si può vedere anche cosi

L Y C

S I

K

In base a questo grafico si vede che:

1. Data la scarsità di risorse per aumentare la quota di produzione di capitale si rende necessario ridurre la produzione per il consumo

corrente, ossia per aumentare gli investimenti occorre ridurre i consumi e aumentare il risparmio; quindi l’austerità, la frugalità

sono fattori positivi poiché sono la premessa dell’investimento

2. Osservazione sul risparmio: mentre nel modello di Solow la propensione al risparmio è data, in generale nell’approccio neoclassico

il risparmio è funzione del tasso d’interesse reale (r) e questo spostamento dai consumi agli investimenti avviene attraverso

variazioni del tasso d'interesse

L’andamento si S è inclinato positivamente perché maggiore è il tasso di interesse e maggiore sarà l’incentivo al risparmio 14

Torniamo al modello di Solow.

Il passo successivo è che, tenendo conto della funzione di ammortamento per unità di lavoro

d = δk (δ = tasso di ammortamento, quota dello stock di K che ogni anno scompare),

possiamo individuare lo stato stazionario o uniforme o equilibrio di lungo periodo dell’economia nel quale lo stock di capitale non

cresce più in quanto le forze che agiscono su di esso (I netto e ammortamento) si compensano esattamente,

s f(k*) = δk* k* capitale di stato uniforme

da cui si ha che k* f(k*) (il rapporto capitale/prodotto)

per cui k* viene individuato dal rapporto s/δ

Tasso costante nel tempo = ammortamento. L’investimento si inclina come la funzione di produzione perché riflette l’ipotesi di

rendimenti decrescenti. Questo grafico mostra che vi è un solo livello dello stock di capitale k* per il quale gli investimenti sono pari al

livello degli ammortamenti. Quale che sia il livello iniziale di capitale, l’economia finirà col pervenire allo stato uniforme.

Partendo dall’origine si ha un primo tratto nel quale i lordo è maggiore dell’ammortamento e quindi il capitale e il prodotto aumentano,

ma arriva un punto (A) oltre il quale l’ammortamento supera l’investimento lordo e quindi si è sospinti a tornare indietro. L’economia

può crescere solo fino al punto A di stato stazionario.

Ciò vuol dire che secondo il modello si Solow, se varie economie sono “simili” (stessa funzione di produzione, stessa quantità di

lavoratori rispetto alla popolazione e stesso tasso si risparmio), tali economie anche se partono con diversi rapporti K/L, tenderanno a

convergere allo stato stazionario e ad avere simili livelli di reddito pro-capite. Questi meccanismi di crescita sono universali perché

quest’analisi può essere valida per tutti i Paesi del mondo.

Ma cosa succede se varia il tasso di risparmio (s aumenta a s )

1 2 15

Con un maggiore risparmio si alzerà il punto di equilibrio, aumenterà la funzione di investimento e sarà più alto il tasso di rapporto di

capitale per il lavoratore, quindi, il reddito crescerà. La crescita più rapida, però è soltanto un fenomeno di breve periodo, perché ad un

certo punto si ritornerà allo stato stazionario.

Tanto più alto è il tasso di risparmio e tanto più elevati saranno y* e k*, risparmi maggiori conducono ad una crescita più rapida. Ma

questo vale solo nel breve periodo; l’aumento di s innalza la crescita finché l’economia non raggiunge il nuovo stato uniforme.

Se l’economia registra permanentemente un alto saggio di risparmio manterrà anche un elevato stock di K e un elevato livello di

produzione, ma anche un più alto livello di reddito pro-capite rispetto a chi ha un tasso di risparmio minore, ma non potrà godere

permanentemente di un alto tasso di crescita.

Nel lungo periodo il tasso di crescita dell’economia è pari a 0, qualunque sia s. risparmiando di più non si potrà avere nel sistema un

elevato tasso di crescita in modo permanente.

Modello con popolazione crescente: per spiegare la crescita economica persistente occorre inserire nel modello di Solow le altre due

fonti di crescita: crescita della popolazione e Progresso tecnico.

La crescita della popolazione e forza lavoro – ipotizziamo che crescano a un tasso costante, n -- ci avvicina a una spiegazione della

crescita economica persistente (cioè aumento del prodotto totale pari a n), ma l’aumento della popolazione non può spiegare una

crescita persistente degli standard di vita (y, cioè Y/L o reddito pro-capite, si mantiene costante nel tempo)

La crescita della popolazione riduce la quantità di capitale per lavoratore

k 

= i - - nk

k = s f(k) – (+n)k

Che indica l’ammontare degli investimenti necessari affinchè lo stock di capitale per lavoratore rimanga costante.

k 

deve essere tale da compensare la scomparsa di capitale dovuta all’aumento della popolazione l’investimento netto dovrà

crescere.

De conclusioni:

1. Tale modello ci avvicina a una spiegazione della crescita economica persistente. Il reddito cresce allo stesso tasso con cui cresce

la popolazione. Si spiega perché possa esserci crescita del reddito nazionale ma al tempo stesso spiega che non ci sono

miglioramenti nel lungo periodo nello standard di vita perché il rapporto rimane costante

2. Spiega perché alcuni Paesi sono ricchi e altri sono poveri: i Paesi con crescita della popolazione più elevata avranno livelli di PIL

pro-capite inferiore.

Modello con il progresso tecnico (esogeno): Per spiegare la crescita persistente del prodotto pro-capite occorre introdurre nel modello

il progresso tecnico (PT) Y = A f(K,L)

Il PT è inteso quale fattore autonomo (A) ed è riferito alla globalità delle risorse, appare come produttività totale dei fattori (PTF). Il

prodotto aumenta non soltanto a causa degli aumenti di K e L ma per effetto della PTF 16

Aumenti di produttività hanno effetti accresciuti sul reddito pro-capite perché c’è sia un effetto diretto attraverso la FP che un effetto

positivo aggiuntivo dovuto al più alto rapporto K/L.

Si può scrivere un’equazione che identifica le tre fonti della crescita:

∆Y = α ∆K + (1- α) ∆L + ∆A

Y K L A

Crescita contributo contributo contributo

del prodotto del capitale del lavoro della produttività totale dei fattori

La crescita della PTF non può essere direttamente misurata perciò viene calcolata come residuo (residuo di Solow), vale a dire come ciò

che rimane della crescita del prodotto dopo avere tenuto conto delle determinanti della crescita che possono essere misurate

Fattori che influenzano PTF:

1. Nuovi metodi produttivi

2. Istruzione (aumento di G può migliorare istruzione)

3. Cure mediche

4. Regolamentazione pubblica (ad es. acquisto macchinari per ridurre emissioni inquinanti, ciò può ridurre PTF)

FONTI DELLA CRESCITA NEGLI USA NEL DOPOGUERRA E DIBATTITO SULLA STAGNAZIONE ALLA LUCE DI SOLOW

Partiamo da questo grafico

Da cui emerge:

1. Forte contributo della crescita della produttività alla crescita del reddito totale rispetto all’accumulazione dei fattori

2. Progressivo rallentamento della crescita del reddito

C’è stato un grande dibattito tra gli economisti sulle cause di tale rallentamento della produttività, dibattito strettamente connesso a

quello sulla stagnazione:

1. Aumento dei prezzi del petrolio a partire dagli anni’70

2. Minor quota del reddito spesa in R&D

3. Transizione dal settore manifatturiero al settore dei servizi come settore di punta dell’economia

4. Aumento della regolamentazione pubblica ad es. per quanto riguarda l’impatto ambientale della produzione

5. La ristrutturazione dell’industria indotta dall’introduzione dell’Information Technology

6. Il rallentamento del PT dovuto alla diversa natura delle innovazioni (meno dirompenti rispetto alle precedenti rivoluzioni

industriali) Gordon

7. Vi sono però studiosi (ad es. Mokyr) che negano questo punto: molte innovazioni tecnologiche hanno impatto che è difficile da

stimare e quantificare; in realtà il PT non sta rallentando e il reddito non cresce meno di prima

nell’ultimo periodo, però, c’è stato un rallentamento della crescita del prodotto dovuto alla diminuzione del tasso di crescita del lavoro

(dovuto al calo della percentuale di uomini occupati)

Il modello di Solow porta a concludere che il calo demografico da un lato riduce la crescita del reddito in quanto porta ad una minore

offerta di lavoro, ma dall’altro aumenta il reddito pro-capite. Anche coerente con il modello di Solow è la spiegazione della diminuzione

17

del tasso di crescita del lavoro nei paesi avanzati dovuto alla minor propensione al lavoro riconducibile alla maggior scolarizzazione e

alla ‘scelta’ di non lavorare (disoccupazione volontaria) compiuta da molti giovani.

Limiti del Modello di Solow:

Il modello di Solow spiega che soltanto il PT è in grado di spiegare una continua crescita degli standard di vita e della produttività,

prevede cioè che le diverse economie convergano verso situazioni di stato uniforme nel quale esse crescono con tassi uniformi pari al

tasso di crescita del progresso tecnico (g).

Le diverse economie possono raggiungere lo stato uniforme a livelli di reddito pro-capite differenti, diversi a seconda:

- Dei tassi di risparmio

- Dei tassi di crescita della popolazione

In quanto si può assumere che il tasso di ammortamento e quello di crescita del progresso tecnico siano uniformi tra i vari Paesi

1. Il modello può servire a spiegare pechè alcuni Paesi sono ricchi e altri poveri, ma non spiega da cosa dipende la crescita della

produttività, il PT è esogeno

2. Si scontra con un’evidenza empirica:

a. Nella realtà le differenze tra i paesi ricchi e i paesi poveri sono molto più ampie di quelle previste nel modello di Solow

b. Non c’è uniformità nei tassi di crescita tra Paesi e non c’è convergenza verso lo stesso tasso di crescita uniforme pro-

capite pari a g supposta dal modello

c. Le differenze tra Paesi sviluppati e sottosviluppati sta anche nella tecnologia.

Inoltre, secondo il modello di Solow, il capitale dovrebbe andare verso i paesi poveri dove in linea di principio c’è una più alta PMK,

mentre in realtà si osserva che il capitale si muove dai paesi emergenti verso quelli più ricchi.

3. Il modello non spiega da cosa dipende la crescita della produttività, il PT è esogeno, in particolare:

a. ipotizza che la conoscenza sia come un bene disponibile per tutti senza costo come manna che cade dal cielo

b. assume rendimenti decrescenti del capitale

Questi limiti hanno stimolato due sviluppi dell’approccio neoclassico: analisi del ruolo delle istituzioni e teoria della crescita endogena

RUOLO DELLE ISTITUZIONI ECONOMICHE

Il primo sviluppo è lo spostamento dell’analisi dai soli rapporti tra variabili economiche (ad es. stock di fattori produttivi che vengono

visti solo come cause prossime della crescita) alle più profonde determinanti della performance economica e accumulazione (geografia,

integrazione commerciale e istituzioni, cultura e aspetti linguistici etnico religiosi) che sono in parte esogene:

1. Geografia: unico elemento davvero esogeno; dotazione di risorse naturali, clima, location, ossia distanza da mercati e costi di

transazione, accesso al mare, etc, hanno ruolo nel determinare crescita, (ad es. paesi vicino all’equatore con climi tropicali

hanno crescita più bassa, rispetto ad altri paesi con climi temperati)

2. Apertura commerciale e ingresso di capitali (IDE) sono utili alla crescita (generano anche esternalità sul piano gestionale e

tecnologico)

3. Istituzioni (insiemi di regole, organizzazioni e costumi che governano il comportamento degli individui e delle imprese, come

ad es. diritti di proprietà, strutture di regolazione, qualità indipendenza della magistratura, capacità burocratica)

Oggi gli economisti sono consapevoli che queste non possono essere date per scontate, sono passati dall’idea che queste istituzioni

sorgano endogenamente come conseguenza della crescita economica all’idea che esse sono precondizioni e determinanti essenziali

della crescita, poiché garantiscono la concorrenza e il pieno funzionamento dei mercati.

In particolare, i diritti di proprietà -- che sono stabiliti con la scrittura e applicazione dei contratti legali e che sono necessari per dare

incentivi a chi investe –richiedono un sistema legale che operi velocemente e a basso costo, senza di questo non c’è sviluppo. Douglass

North, premio Nobel: ‘L’incapacità delle società di sviluppare una efficace, e poco costosa applicazione dei contratti è la più

Per es. nelle colonie con climi tropicali si stabilirono dei sistemi legali a beneficio di elite europee per sfruttare le risorse del paese

(istituzioni ‘estrattive’ anziché ‘inclusive’).

C’è una differenza tra paesi in cui vige il sistema di Common Law (US, UK ecc) e paesi in cui vige il Codice Napoleonico (Francia, Italia

ecc.) paesi in cui vige un sistema misto (Germania, Giappone, Korea, paesi scandinavi). Alcuni economisti ritengono che i paesi che

seguono il primo sistema vanno meglio dei secondi (in termini di sviluppo finanziario e crescita economica), mentre i terzi stanno nel

mezzo.

Non basta stabilire però il tipo di sistema legale anche l’ammontare delle risorse per farlo funzionare e gli avvocati sono importanti per

creare forti diritti di proprietà (ad es. India ha il sistema di common law ma poche risorse per farlo funzionare per cui ci vogliono anni

per risolvere le cause civili, Italia debole su questo punto) 18

Altri fattori che ostacolano efficace protezione dei diritti di proprietà: corruzione, stati di guerra e funzionari pubblici rapaci (cleptocrazie

in Africa o Haiti) e alti costi per costituire imprese (specie in paesi in via di sviluppo, ad es. Perù in cui 15 anni fa ci volevano 289 giorni,

lavorando 6 ore al giorno per un costo totale di 1,231 dollari per registrare legalmente un piccolo negozio di abbigliamento mentre in

USA occorrono pochi giorni ad un costo irrisorio).

L’analisi sulla mancata convergenza può essere basata su una funzione di produzione in cui viene utilizzata una concezione ampia della

tecnologia Y = A f (L, K)

A = tecnologia (comprensiva anche di fattori istituzionali come diritti di proprietà poco tutelati, instabilità politica, carenza di

imprenditorialità, mercati finanziari sottosviluppati o inefficienti)

L’enfasi sul ruolo di istituzioni economiche come la protezione dei diritti di proprietà e l’apertura dei mercati (no barriere all’entrata)

serve soprattutto a spiegare le differenze tra paesi in via di sviluppo e paesi avanzati, mentre servono poco per spiegare le differenze

di crescita tra i paesi avanzati (OCSE), dove l’economia di mercato e le sue istituzioni sono abbastanza collaudate e omogenee; come si

vede dalla tabella qui sotto tali differenze sono troppo forti per poter essere spiegate in base a tali fattori.

Per spiegare tali differenze sono più importanti altri aspetti istituzionali come il funzionamento giustizia civile e oneri burocratici

imposti alle imprese (tempo per gli adempimenti fiscali e retributivi, anni necessari per recuperare crediti in caso di fallimento, costi

per risolvere dispute contrattuali), le tasse sulle imprese.

Tali fattori istituzionali giocano un ruolo importante anche nelle spiegazioni neoclassiche della stagnazione dei paesi avanzati. Data

l’ipotesi di stabilità intrinseca dell’economia, solo minacce ‘esterne’ all’economia possono causare crisi persistenti. Tra questi anche

fattori istituzionali che frenano la concorrenza e il pieno funzionamento dei mercati come l’eccessiva regolamentazione dei mercati o

un sistema di welfare troppo generoso (ad es. Sussidi di disoccupazione) che riducono la crescita favorendo l’aumento della

disoccupazione strutturale, per i seguenti motivi:

1. Impongono alti livelli di tassazione

2. Mortificano l’iniziativa individuale e indeboliscono senso di responsabilità

3. Disincentivano il lavoro,

4. Minano la fiducia degli imprenditori

Secondo molti economisti che seguono tale approccio il fatto che meno welfare significhi accettare maggiore diseguaglianza non

ostacola la crescita, anzi la favorisce

Teoria della CRESCITA ENDOGENA

Un altro modo di superare i limiti del modello di Solow è quello di cercare, tenendo per buona l’idea di un’unica tecnologia per tutti i

paesi, di aggiungere nuovi input nella funzione di produzione, ad es. ‘potenziare’ il capitale nel senso di non considerare solo il

capitale fisico ma anche il capitale umano 19

Y = A f (L, K, H, N) A= tecnologia

L= lavoro

K = capitale fisico

H = capitale umano

N= risorse naturali

Oppure: Y = A f (1, K, H, N)

L L L L

Da cui si può concludere che le differenze di benessere tra paesi possono essere ricondotte a 4 fattori

1. Il tasso di risparmio che è alla base degli I in K fisico

2. Il tasso di scolarizzazione come indicatore degli I in K umano

3. Il tasso di crescita della popolazione

4. Le risorse naturali a disposizione del paese

Altri input che sono stati aggiunti: ad es. quelli connessi all’intervento pubblico (assistenza sanitaria, il grado di eguaglianza, gli I in

R&D)

Tale approccio mette in luce alcuni possibili cause della stagnazione di tale economie:

1. Processo di invecchiamento della popolazione, che determina riduzione del risparmio (in quanto gli anziani hanno ridotte

capacità di risparmio), sia una sua variazione qualitativa in quanto gli anziani preferiranno impieghi di risparmio con basso livelli

di rischio, poco adatti agli investimenti produttivi;

2. Il livello di istruzione è ormai relativamente elevato in molte parti del mondo e quindi si può prevedere minore incremento

futuro rispetto al passato; minore crescita del capitale umano

Ma la strada più battuta per andare oltre Solow è quella di costruire modelli di crescita endogena, i quali

- ipotizzano MPK non decrescente e quindi che la crescita può non fermarsi mai

- provano ad aprire la scatola nera del progresso tecnico

Crescita del reddito pro capite con il modello neoclassico – curva di Solow

 convergenza verso il tasso uniforme 

Crescita del reddito pro capite con il modello AK – curva di Romer i modelli nuovi sono caratterizzati da una curva che non ammette

limiti e che possa crescere illimitatamente per un tempo indefinito 20

Queste curve hanno l’obiettivo ultimo di spiegare la non convergenza dei tassi di crescita del prodotto pro-capite tra Paesi in termini

differenziali di crescita della produttività (che il modello di Solow tratta come identica tra i diversi Paesi)

I nuovi modelli partono da una diversa funzione di produzione che esclude la PMK decrescente del capitale:

Y= AK

che implica che il prodotto sia proporzionale allo stock di capitale. tale funzione di produzione permette di capire due strade

complementari per andare oltre Solow seguite da tali modelli:

1. Adottano una diversa concezione della tecnologia e del PT. Il PT non è più disponibile come un bene libero ma diventa endogeno,

cioè dipendente da parametri interni del sistema economico come la propensione al risparmio e i parametri della funzione di

produzione;

2. Tali modelli adottano una più ampia concezione del capitale secondo cui ad es. ciò che conta nella NE non è soltanto il capitale

fisico ma anche il capitale umano, la spesa pubblica e la conoscenza e altri input. Il capitale comprende cioè ‘tutto’ quello che

serve per produrre, se si immagina che questo ‘tutto’ sia riproducibile (ad es. fattore produttivo chiave non più il puro lavoro ma

il lavoro istruito ossia il capitale umano che viene prodotto tramite l’istruzione) allora non vi è più motivo di assumere che MPK

si decrescente.

La scienza applicata e i cambiamenti organizzativi che hanno grandemente moltiplicato la produttività non sono esogeni ma sono in

realtà strettamente connessi con la vita economica; l’avanzamento della conoscenza utile all’economia (capitale immateriale) è il

principale motore di crescita.

Modelli più avanzati rendono endogene una o più variabili che nel modello di Solow appaiono come esogene, come il saggio di risparmio

e la crescita della popolazione

In particolare, ci sono vari modi di rendere endogeno il PT:

1. PT come frutto dell’accumulazione del capitale umano (acquisizione di abilità e conoscenze attraverso l’istruzione)

2. PT stimolato dagli scambi internazionali:

a. Le importazioni sono canali attraverso cui affluiscono beni incorporanti innovazioni tecnologiche

b. La competitività internazionale stimola PT

3. PT stimolato dalla PA, che attraverso G e T interviene su:

a. Accumulazione di K umano e reale;

b. R&D;

c. Creazione di reti, incubatori di PT, infrastrutture necessarie che per la loro natura di Investimento con ritorno molto

differito e con forti economie esterne tali da avere forti connotati di bene pubblico trovano difficoltà ad essere

effettuati da privati (il settore privato tende a sottoinvestire in R&D perché le imprese che realizzano la ricerca non

riescono ad appropriarsi della maggior parte dei benefici sociali, ad es. icone computer)

Un’implicazione importante dei modelli di crescita endogena è quindi che il sistema di libero mercato non è detto che sia in grado di

generare il ‘giusto’ ammontare di crescita economica.

La mano invisibile compie un buon lavoro quando le risorse sono scarse, ma la conoscenza utile all’economia non è scarsa; la natura

della conoscenza come merce fa si che abbiamo a che fare con un’area dell’economia in cui il coinvolgimento del settore pubblico è

necessario e l’affidarsi solo al mercato non produce buoni risultati (ad es. energia nucleare, computer e Internet nati da laboratori

pubblici; inoltre lo stato può stimolare R&D attraverso incentivi fiscali e efficace sistema di brevetti)

C’è un’enfasi sul ruolo chiave della spesa pubblica (Barro) che rappresenta un tentativo di collegare la crescita alla politica economica

strutturale, cioè che riguarda la produttività delle risorse più che il grado del loro impiego (ipotizzato sempre massimo). L’ipotesi chiave

21

che permette di endogenizzare la crescita è quella dell’esistenza di beni pubblici, forniti dallo stato, ed utilizzati dagli agenti economici

come input nella funzione di produzione.

La FP viene modificata in modo da avere PM decrescenti rispetto a G e a K ma rendimenti costanti se entrambi i fattori produttivi

vengono considerati congiuntamente. L’azione del governo che ha in sé PM decrescente, sostiene la crescita bloccando gli effetti della

PM decrescente del capitale privato, in modo da garantire la costanza della produttività del capitale ora concepito come capitale privato

e spesa pubblica insieme.

Le implicazioni di politica economica della teoria della crescita endogena sono:

1. Sono meno pessimiste di quelle desumibili dal modello di Solow in cui molti fattori sono esogeni e non modificabili dalla politica

economica

2. Occorre stimolare qualunque attività economica che porti a miglioramenti nell’applicazione della conoscenza

In particolare, secondo una visione ampia di questa teoria che mette l’accento sui benefici in termini di produttività ottenibili da ampie

categorie di investimento, tutte le forme di investimento andrebbero incentivate; in alcune forme il tasso di miglioramento della

conoscenza economicamente utile e quindi di crescita della produttività è particolarmente alto.

Partendo dall’ipotesi di piena occupazione tipica del modello neoclassico queste teorie sottolineano la necessità di creare risparmio

privato e pubblico per finanziare gli investimenti; per creare risparmio occorre creare surplus di bilancio per creare spazio agli

investimenti pubblici.

La creazione di deficit spiazza l’investimento; (effetto-spiazzamento che passa attraverso l’aumento dei tassi d’interesse); in particolare,

gli effetti sono ancor più negativi se ad essere spiazzati sono gli investimenti in R&D che hanno ricadute sulla produttività di tante

imprese. Inoltre l’alto debito pubblico frena crescita (ad es. bruciando risorse per il pagamento degli interessi)

- Necessità di incentivi fiscali per gli Investimenti

- Implicazioni per il dibattito sulla stagnazione:

o I modelli di crescita endogena servono per spiegare la non convergenza tra paesi ricchi e paesi poveri, a scoprire la

miscela giusta per far decollare le economie arretrate

o Sembrano non essere molto utili per spiegare il panorama attuale in cui tutti i paesi ricchi ristagnano e in cui molti

paesi un tempo arretrati crescono rapidamente. Dunque i problema è quello di individuare i “ricostituenti” che

consentano alle economie avanzate di tornare a crescere

Tali modelli implicano che la crescita dipende dagli investimenti in varie forme, dalla conoscenza (capitale immateriale) e dal ruolo

strutturale della spesa pubblica (ad es. in R&S). Una spiegazione della stagnazione che tali modelli possono offrire dunque è che tali

investimenti sono calati

Visto il nesso tra S I postulato dal modello neoclassico.

Ciò è dovuto al fatto che oggi vi è minor risparmio pubblico e dunque minor spazio per spesa pubblica finalizzata agli investimenti per

via ad es. dell’aumento delle spese in altri settori (salvataggio sistema finanziario, welfare, etc che il modello neoclassico considera

improduttive). L’alto indebitamento privato frena anche gli I delle imprese.

TEORIA KEYNESIANA

Visione

Il modello di Keynes cerca di spiegare perché il sistema economico non è internamente stabile. Non è vero che può solo essere

disturbato da shock esogeni, ha problemi interni. Tende ad escludere l’autoregolazione del mercato.

Il sistema non è un cavallo a dondolo ma un ottovolante che alterna tratti di calma a improvvise accelerazioni che possono sfuggire di

mano. I problemi interni del sistema nascono dal fatto che possono sorgere situazioni in cui la domanda aggregata è insufficiente a

garantire un alto livello di reddito e la piena occupazione.

Si ha un andamento molto altalenante a cui tutto fa pensare tranne che ad un cavallo a dondolo che piano piano trova il suo equilibrio.

Se si è riusciti a trovare dei punti stabili non è perché il modello si è semplificato, ma perché c’è stato qualcuno in grado di guidarlo.

Ipotesi e caratteristiche fondamentali del modello

La macroeconomia non deriva dalla micro, non esistono leggi naturali basate sui comportamenti ei singolo individui: “An economy is

not like an household”. L’impostazione keynesiana non parte dall’idea della microeconomia per cui esistono delle leggi naturali.

I vincoli che mordono a livello individuale non spariscono, ma possono essere revitalizzati. Sono possibili sospensioni o gradi di libertà

rispetto a questi vincoli.

Due esempi: 22

1. Non esistono soglie precise di sostenibilità del debito pubblico (ad es. 60 o 90% del PIL); il debito pubblico non è la stessa cosa

del debito privato. Ciò che fa la differenza tra debito sostenibile e insostenibile è la governance, le istituzioni che determinano

diversi atteggiamenti dei mercati finanziari. L’Europa, lasciando soli gli stati membri a fronteggiare i mercati, rende oggi quasi

insostenibile il debito pubblico italiano, mentre un debito più alto è sostenibile in Giappone.

2. Il risparmio individuale non è virtù a livello macro se tutti i consumatori spendono meno e aumentano il risparmio si possono

avere effetti depressivi sull’economia ancziché di stimolo agli investimenti.

Questa revitalizzazione è giustificata dal ruolo chiave della domanda aggregata nella determinazione del reddito e dell’occupazione?

C + I Y

C pL C S

I

X

G

I quattro motori dell’economia in ambito keynesiano sono i consumi, gli investimenti, le esportazioni e la spesa pubblica. Il loro

compito è quello di trainare il reddito che può essere visto come redditività per il numero di lavoratori (pL). Si genera un reddito che,

a sua volta, viene utilizzato per consumi e risparmi. È l’investimento insieme agli altri driver a generare un certo livello di reddito che

contiene il risparmio. Se tutti risparmiamo di più il sistema si avvita su se stesso e questo peggiora le cose.

Come si arriva a stabilire questo ruolo chiave della domanda aggregata?

Si vuole enfatizzare il ruolo della domanda come traino. L’ipotesi fondamentale è che la fiducia è fragile a causa di fattori interni al

sistema economico, non di fattori esterni come supposto dalla teoria standard. In particolare, la fiducia degli agent non è affatto un

dato spontaneo dell’economia di mercato, come previsto dalla teoria standard, secondo cui basta che i governi rispettino le leggi

naturali. Ma può venir meno per l’operare di meccanismi di un’economia di mercato, ossia vi è una fragilità intrinseca della fiducia in

un’economia.

A cosa è dovuta tale fragilità intrinseca?

Al modo stesso in cui gli agenti prendono decisioni. Gli agenti economici sono razionali e cercano di fare calcoli, ma a differenza di

quello che succede nella teoria standard, secondo Keynes gli agenti hanno conoscenza imperfetta e sono condannati a vivere un

contesto di incertezza radicale che non è riconducibile a rischio calcolabile (probabilità), ciò li rende non autonomi e incapaci di

decidere in base alle regole del modello standard (che presuppone che gli agenti sappiano orientarsi a decidere da soli in base ai dati

conosciuti). Gli agenti sono costretti ad affidarsi agli altri, agiscono seguendo regole convenzionali, cioè condivise da un gran numero

di agenti: tali regole li rassicurano e implicano che gli agenti stessi fingano di avere certezza, pur non avendo una reale conoscenza dei

dati rilevanti (è una sorta di auto-inganno):

1. Fingono di credere che domani sarà uguale a oggi

2. Imitano ciò che fanno o pensano gli altri agenti seguendo le teorie più popolari (comprese quelle dei mercati efficienti che

ritengono possibile una riduzione dell’incertezza a rischio con uso di ‘formule magiche’-- che hanno ispirato la creazione di

nuovi prodotti finanziari (derivati etc) ritenuti in grado di spalmare e alla fine annullare i rischi di qualsiasi investimento)

Tali regole rassicurano gli agenti (rappresentano un ancora a cui aggrapparsi) e implicano che essi, pur non avendo reale conoscenza

dei dati rilevanti, ‘fingono’ di averla (c’è una sorta di auto-inganno). Se gli agenti si comportano in questo modo però il sistema

economico non è in grado di auto-regolarsi.

Questo accade perché:

1. I criteri convenzionali possono essere rassicuranti ma possono non generare un livello di fiducia adeguato al buon

funzionamento del sistema; la fiducia è intrinsecamente precaria

2. La gente sa che il futuro può riservare sorprese

3. Errori sono possibili

4. Secondo l’approccio Keynesiano dunque la fiducia può facilmente venire meno a fronte di shock (ad es. gli attentati del 2001)

oppure di problemi strutturali ‘endogeni’ (ad es. la crisi finanziaria recente)

5. Se la fiducia viene meno, vengono meno i presupposti stesso del sistema di mercato (che appunto presuppone un grado

minimo di fiducia per funzionare) e questo si blocca (come è successo nella crisi finanziaria recente quando le banche hanno

smesso di prestarsi soldi) 23

Crisi di fiducia colpiscono le componenti della domanda aggregata: può cioè succedere che la fiducia dei consumatori e degli investitori

sia così scarsa che anche prezzi o tassi d’interesse bassi (o 'giusti') possono non essere sufficienti ad alimentare un adeguato livello di

domanda di consumi e beni di investimento; i consumatori possono decidere di rimanere liquidi (cioè ritirarsi dal mercato) piuttosto

che spendere (la moneta non è neutrale, ma può influenzare il livello del reddito). Ciò significa che se anche i prezzi sono flessibili non

sempre la merce prodotta trova sbocchi, cioè non è più vera la legge di Say secondo cui l’offerta crea la propria domanda; è piuttosto

vero il contrario: il reddito di equilibrio o reddito effettivo è determinato dalla domanda aggregata; questo reddito effettivo è

determinato dalla domanda di beni che effettivamente si rivolge alle imprese: principio della domanda effettiva.

Nel breve periodo, la produttività p è data per cui la domanda determina l’occupazione e il livello di occupazione può essere inferiore

a quello massimo, può esistere disoccupazione involontaria dovuta ad insufficienza di domanda aggregata. Ciò significa che se la

domanda aggregata è bassa anche se il mercato del lavoro è efficiente e flessibile può non esserci piena occupazione.

ecco ad es. perché non basta fare le riforme strutturali o ridurre il costo del lavoro per avere più occupazione in Italia oggi, un problema

è proprio quello della mancanza di fiducia, come disponibilità a spendere per consumi e investimenti

Per ovviare a problemi di scarsa domanda effettiva interna la ‘creazione’ di fiducia è comunque essenziale e ciò è possibile perché la

fiducia non è solo un fattore psicologico, ma anche funzione di variabili oggettive come ad es. la distribuzione del reddito (equità in

generale).

Tale visione chiarisce che il ruolo delle istituzioni non è solo quello previsto dall’approccio standard, cioè di consentire l’ordinato

funzionamento di un’economia di mercato garantendo la tutela dei diritti di proprietà, il funzionamento della macchina della giustizia

e della PA o inducendo sufficienti investimenti strutturali in R&D; in un’economia avanzata, il ruolo delle istituzioni è anche quello di

riprodurre la fiducia ‘artificialmente’ (che tende ad essere scarsa per cause interne)

Per questo scopo è fondamentale il ruolo:

1. Delle Banche centrali: La moneta che usiamo è fiat money senza copertura aurea, per cui usiamo la moneta solo perché ci fidiamo

dello stato o di istituzioni come la banca centrale che assicura di proteggere il valore della moneta dall’inflazione, garantisce i

depositi bancari

2. Del Welfare: La stabilità del ciclo economico è stata ottenuta nel dopoguerra grazie all’introduzione del Welfare (che ‘assicura’

reddito ai cittadini in vario modo), e quindi dell’aumento della spesa pubblica che compensa la bassa spesa privata

3. La politica economica in generale: svolge un ruolo di supporto e sostegno delle aspettative degli agenti (operazioni di salvataggio,

di limitazione della volatilità dei mercati azionari, ecc)

Il modello Keynesiano e la crisi recente

Come il modello standard, anche il modello Keynesiano sviluppa un’analisi del ciclo economico, di breve periodo, e un’analisi delle

tendenze di lungo periodo, del fenomeno della crescita. Cominceremo con gli aspetti di breve periodo, passeremo in un secondo

momento a studiare la stagnazione.

ANALISI DI BREVE PERIODO

La crisi è dovuta ad elementi di instabilità interna

Cause della crisi: Crisi ha determinato crollo dal lato della domanda (calo dei consumi e investimenti, dell’occupazione, specie

nell’edilizia) e crisi del credito

Politiche per fronteggiare la crisi: la FED si è mossa bene e di concerto con l'amministrazione Obama ha realizzato il ‘salvataggio’ di

varie banche e istituzioni finanziarie per evitare contagio e collasso dell’intero sistema finanziario americano ‘che aveva bisogno di

fiducia’.

In una crisi del credito gli operatori finanziari diffidano tra loro (quasi nessuno è disposto a prestare denaro all’altro temendo che

possa essere insolvente). Le politiche della domanda sono servite a scongiurare rischio recessione e, quindi, sarebbe opportuno

realizzarle anche in Europa, ma:

- Il rischio inflazione è ancora basso, anzi siamo in deflazione strisciante

- C’è disoccupazione congiunturale troppo elevata

- Il contesto di stagnazione più marcato che altrove

Ma per capire bene queste affermazioni, e in particolare tutte le implicazioni del principio della domanda effettiva. dobbiamo

studiare in maniera più approfondita il modello keynesiano di “breve periodo”

MODELLO REDDITO-SPESA

Questo modello ha due caratteristiche fondamentali:

1. Considera un solo mercato: quello delle merci

2. Fa l’ipotesi di prezzi e salari fissi Y = DA 24

DA = C+ I (economia chiusa e senza Stato)

Queste equazioni non sono più delle identità. Una teoria come quella Keynesiana si basa su ipotesi circa il comportamento degli

agenti, in particolare i consumatori e investitori. Per questo motivo introduciamo due nuove funzioni.

La prima è la funzione del consumo C= C + c Y

0

C consumo autonomo non è finanziato dal reddito corrente ed è considerato esogeno

0 = 

c = propensione marginale al consumo se il reddito è la determinante fondamentale ci sarà un rapporto che dice quanto varia il

consumo al variare del reddito percepito dal consumatore. Se il reddito viene speso tutto c = 1, se viene speso a metà c = 0.5

La seconda è la funzione degli investimenti I = I

0

I = investimento autonomo tutti gli investimenti sono esogeni

0

La funzione della domanda aggregata DA = C + c Y + I

0 0

ponendo C = 0 DA = c Y + I

0 0

A questo punto possiamo vedere due modi di determinare il reddito di equilibrio, Y , quello grafico e quello algebrico.

0

Tutti i punti sulla retta DA (45°) sono punti di equilibrio tra reddito e domanda aggregata. I determina l’intercetta. C determina

0

l’inclinazione della retta DA e, quindi, la propensione al consumo. L’unico punto di equilibrio è Y .

0

Questo grafico fa capire che la DA determina il livello di equilibrio del reddito. Gli investimenti hanno un ruolo importante, se abbiamo

una spinata autonoma abbiamo un reddito più alto. 25

C’è uno squilibrio in corrispondenza di Y eccesso di domanda rispetto alla produzione (Y indica anche la produzione, non solo il

2

reddito)-. Si produce troppo poco per soddisfare la domanda. Come si torna in equilibrio? I prezzi in questo modello non vengono presi

in considerazione, ma vengono considerati come fissi. Le scorte sono un indicatore fondamentale, se si esauriscono le scorte si inizia a

produrre di più. Il meccanismo di riequilibrio è basato sulle scorte.

Metodo algebrico

Y = c Y + I 0

Y- c Y = I 0

Y (1- c) = I 0

Y = _1__ I

0 0

(1-c)

Questa formula indica che:

Y è proporzionale a I

_1__ è il moltiplicatore del reddito

(1-c) 26

che indichiamo con α

Ciò significa che l’aumento degli investimenti provoca un aumento moltiplicato della domanda aggregata globale e del reddito

In termini di variazioni

∆Y = _1__ ∆I

0 0

(1-c)

Questa formula ci dice quanto varia Y in seguito ad una variazione di I. Il moltiplicatore α aumenta all’aumentare della propensione

marginale al consumo, c.

Esempio numerico

se c = 0.8 α = 5

e ∆I = 100

0

∆Y = _1__ 100 = 5 x 100 = 500

0 (1-0.8)

se c = 0.9 α = 10

∆Y = _1__ 100 = 10 x 100 = 1000

0 (1-0.9)

Dal punto di vista dell’analisi economica è importante comprendere il ‘processo’ dinamico attraverso cui si arriva a questo risultato.

Se c = 0.8 e ∆I = 100 sappiamo che alla fine ∆Y = 500. Ma cosa succede nel sistema economico per generare questo incremento di

0 0

reddito?

La spesa iniziale di 100 innesca un processo di incrementi successivi di spesa

∆Y= 100 + 80 + 64 ….= 2 3

100 + 100 (0.8) + 100 (0.8) +100 (0.8) …

Che alla fine converge a 500

E’ utile fare la distinzione tra moltiplicatore sintetico (che si fonda sull’ipotesi di aggiustamento istantaneo) e il moltiplicatore analitico

(l’aggiustamento prende tempo). Vi sono due implicazioni della teoria del moltiplicatore:

1. sono gli investimenti a determinare il risparmio (e non viceversa) attraverso variazioni del reddito

 

∆I ∆Y ∆S

2. il paradosso del risparmio:Il paradosso del risparmio mostra che nell’ottica Keynesiana la macro non deriva dalla micro; non

esistono ‘leggi naturali’ basate sui comportamenti dei singoli individui: ‘An economy is not like a household”.

Il risparmio individuale non è virtù a livello macro se tutti i consumatori spendono meno e aumentano il risparmio si possono avere

effetti depressivi sull’economia anziché di stimolo agli investimenti. Non si tratta tanto di condannare o giustificare i consumi opulenti

di per sé.

Se questi diminuiscono e non vengono sostituti perché prevale frugalità e la domanda aggregata si riduce. Per mantenere alta la

domanda aggregata però non necessariamente dobbiamo stimolare i consumi opulenti.

Possiamo:

1. Ridurre le diseguaglianze del reddito e far consumare un po’ di più anche altri strati sociali

2. Stimolare consumi diversi di tipo collettivo perseguendo un nuovo modello di sviluppo

Spiegazione del paradosso del risparmio: Un aumento della propensione a risparmiare da parte delle famiglie non provoca un

aumento del risparmio e degli investimenti (come previsto dalla teoria neoclassica), ma soltanto una riduzione del reddito, mentre

risparmio e investimento rimangono invariati

Esempio numerico

se c = 0.8 α = 5

e ∆I = 100

0

500 = _1__ 100

(1-0.8)

s = 1-c 27

S = sY

S = 0.2 x 500 = 100

se c = 0.5 α = 2

200 = _1__ 100

(1-0.5)

S = 0.5 x 200 = 100

Nonostante gli individui si sforzino di risparmiare di più a livello complessivo, abbiamo un abbassamento del reddito

IL MODELLO REDDITO SPESA CON IL SETTORE PUBBLICO

Per comprendere l’effetto del moltiplicatore in economia con presenza dello Stato è utile discutere la questione posta da GIAVAZZI 10-

2001. Per uscire dalla recessione USA nel 2001 è meglio tagliare le tasse oppure aumentare la spesa (in particolare, quelle militari in

quel contesto)?

Giavazzi: I tagli delle tasse hanno un modesto effetto sul consumo, invece le spese (militari) hanno un forte effetto moltiplicatore sul

reddito (2.43). Per verificare la correttezza di questa affermazione dobbiamo generalizzare il modello reddito-spesa fin qui visto

∆Y = _1__ ∆I

0 0

(1-c)

oppure ∆Y = α ∆I

0 0

Il meccanismo del moltiplicatore può essere attivato non solo dagli investimenti privati I , ma da qualsiasi componente autonoma

0

della domanda aggregata, ad es.

∆Y = _1__ ∆C

0 0

(1-c)

incluse quelle controllate dallo Stato.

Dobbiamo dunque tener conto della presenza dello Stato nel modello reddito-spesa

Y = DA

DA = C + I + G

Y = Y-- T reddito disponibile del settore privato

D

C = c Y D

C = c (Y-- T ) T = tasse esogene

0 0

I = I

0

G = G

0

Y = c (Y- T ) + I + G

0 0 0

Risolvendo per Y 0

Y = _1__ (I + G -- cT ) =

0 0 0 0

(1-c)

Y = α (I + G -- cT ) =

0 0 0 0

∆Y = _1__ (∆I + ∆G -- c∆T )

0 0 0 0

(1-c)

Questa formula generale ci consente di confrontare gli effetti sul reddito di

1. un aumento di spesa pubblica:

∆Y = __1__ (∆G )

0 0

(1-c)

2. di un taglio delle tasse:

∆Y = _ _c__ (∆T )

0 0

(1-c)

poichè 28

__1__ > _c__

(1-c) (1-c)

si può concludere che il taglio delle tasse ha un minor effetto espansivo di un aumento di spesa pubblica

Vediamo ora cosa accade nel caso in cui viene deciso un aumento di spesa integralmente finanziato con tasse per cui il bilancio dello

stato rimane in pareggio o non peggiora, cioè ∆G = ∆T

0 0

∆Y = _1__ (∆G -- c∆T )

0 0 0

(1-c)

= _1__ (∆G -- c∆G )

0 0

(1-c)

= _1__ (1 – c) ∆G 0

(1-c)

Semplificando risulta che in questo caso il moltiplicatore che si può definire moltiplicatore del bilancio in pareggio è uguale a 1 (il che

significa anche che se si taglia la spesa per ridurre le tasse PIL può diminuire

Come si spiega questo risultato?

Perché un euro nelle mani dello stato “rende” di più di un euro nelle mani dei privati?

Lo stato spende integralmente l’euro, mentre i privati solo nella misura della propensione al consumo.

Analizziamo ora il ruolo degli stabilizzatori automatici con il nostro modello reddito-spesa

Generalizziamo ancora il modello reddito-spesa e introduciamo le imposte proporzionali al reddito, piuttosto che considerarle

semplicemente esogene

T = t Y con t= aliquota media della imposizione fiscale

0 < t < 1

C = c (Y-- T)

C = c (Y-- tY)

C = c (1 – t) Y

Sostituiamo in Y = C + I + G

Y = c (1 – t) Y + I + G

0 0

Y = _ 1__ (I + G )

0 0 0

1- c(1-t)

∆Y = _ _ 1__ (∆I + ∆G )

0 0 0

1-- c(1--t)

Il sistema di imposte proporzionali al reddito agisce da stabilizzatore automatico (evita che il reddito aumenti o si riduca troppo)

Spesa pubblica e stabilizzatori automatici

In linea con l'impostazione Keynesiana le economie occidentali hanno imparato ad introdurre stabilizzatori automatici (ad es. sussidi di

disoccupazione, welfare state) che hanno portato a crescita della quota di spesa pubblica sul PIL. Ciò riflette bisogno di compensare

scarsa spesa privata nei momenti di crisi e l'idea che in certi casi (sanità, pensioni, sicurezza) la mano pubblica è più efficiente.

Non è detto che il modello Keynesiano giustifichi per forza spesa pubblica improduttiva, è questione della razionalizzazione della spesa

pubblica in Italia (spending review).  

Ma attenzione: MITO DA SFATARE! l’Italia ha meno dipendenti pubblici di altri Paesi, più anziani e pochi giovani proposta per

assunzione di giovani nella PA per riqualificarla nei settori chiave e per sostenere la domanda aggregata

C’è necessità di migliorare l’offerta di beni pubblici dal punto di vista qualitativo per ridurre gap competitivo con altri paesi. C’è però

anche dimensione quantitativa: non si possono migliorare i servizi se non si assumono più giovani qualificati. C’è anche un mito da

sfatare: l’Italia ha meno dipendenti pubblici di altri paesi, più anziani pochi giovani

Proposta per assunzione di giovani nella PA al fine di raggiungere:

1. riqualificare PA in settori chiave, ad es. il digitale nella PA a livelli arcaici 29

2. sostegno alla domanda aggregata e riduzione della disoccupazione giovanile

Due punti importanti

1. Secondo l’ottica Keynesiana, ci sono due dimensioni, l’offerta e la domanda, da considerare per comprendere il ruolo della

spesa pubblica, mentre il modello standard considera il solo lato dell’offerta (art. Mingardi 18-2-17)

2. Se è vero che aumento delle assunzioni comporta un aumento di spesa, non è detto che aumento della spesa pubblica sia

comunque insostenibile (generando crescente debito pubblico)

Problema della sostenibilità del debito pubblico (pp.58-62 libro di testo)

Nell’ottica Keynesiana, la questione della sostenibilità del debito mostra ancora una volta che la Macro non deriva dalla micro, cioè che

‘An economy is not like a household’. Il debito pubblico non è la stessa cosa del debito privato.

Nessuno sostiene che si possa far crescere debito all’infinito; esistono comunque dei limiti alla crescita di G e T. i vincoli di bilancio che

mordono a livello individuale non spariscono se si considerano gli stati, tuttavia, possono essere ‘relativizzati’ a livello macro sono cioè

possibili ‘sospensioni’ o maggiori gradi di libertà rispetto ai vincoli che agiscono sui singoli. Ad es. non esistono soglie precise di

sostenibilità del debito pubblico (ad es. 60 o 90 % in rapporto al PIL)

Ciò per almeno due motivi:

1. A livello macro ciò che fa la differenza tra debito sostenibile e insostenibile è la governance, le istituzioni che determinano

diversi atteggiamenti dei mercati finanziari. l’Europa lasciando soli gli stati membri a fronteggiare i mercati rende oggi quasi

insostenibile il debito pubblico italiano mentre un debito più alto è possibile in Giappone

2. Un certo deficit e un certo debito possono essere sostenibili se aumenta la crescita del PIL, cioè il rapporto debito/PIL può

essere risolto aumentando il denominatore. Se il PIL cresce in misura considerevole per via dell’effetto moltiplicatore anche il

numeratore cioè il deficit può ridursi perché aumentano le entrate (cioè la spesa ad esempio per le nuove assunzioni, almeno

in parte si autofinanzia)

Secondo l’ottica Keynesiana, c’è invece il Rischio di un circolo vizioso se si prova a risolvere il problema dell’alto rapporto debito/PIL

diminuendo il numeratore, cioè la ricetta dell’austerity, l’impostazione ufficiale della comunità europea, in linea con la visione

neoclassica (o monetarista o neoliberista affermatasi a partire dagli anni '80, secondo cui i deficit e il debito danneggiano l’economia

‘privata’.

In particolare, 3 motivi per cui monetaristi si oppongono alle spese pubblica e contrastano gli stimoli fiscali alla domanda

1. Basso valore del moltiplicatore

2. Spiazzamento: si riduce la spesa privata per consumi e investimenti (attraverso variazione dei tassi d'interesse): reazioni

avverse del risparmio privato attraverso variazioni delle aspettative e avversione al rischio e andamento dei mercati finanziari

che inducono variazioni della ricchezza

3. Aumento della corruzione, politici perseguono i propri interessi non quelli del pubblico (teoria della Public Choice) per cui è

necessario mettere in costituzione vincoli di bilancio)

Attualmente pochi chiedono l’applicazione rigorosa dei Trattati, in qualche modo molti sono consapevoli del circolo vizioso, che

l’austerità ha fallito. Ora il dibattito è su come liberarci dai vincoli stringenti

Governo: lotta per conquistarsi margini di libertà in termini di decimali, altrimenti rischio di essere puniti dai mercati. Alcuni propongono

di forzare la mano spendendo di più portandosi al 5% di deficit/PIL (ad esempio La Malfa), altri suggeriscono di forzare la mano tagliando

le tasse in modo sostanziale promettendo di tagliare la spesa in un secondo momento (ad es. Giavazzi).

Il problema è però quanto possano essere accettate soluzioni unilaterali, per cui alcuni suggeriscono di ridurre comunque il debito come

tentativo di riguadagnare la fiducia dei partner.

IL MODELLO REDDITO SPESA E L’ECONOMIA APERTA

Un ulteriore estensione del modello è quella di prendere con esso in considerazione anche il settore estero, ossia considerare il caso di

un’economia aperta

Y = C + I + G + (X--Q) dove X = esportazioni

Q = importazioni

Se X = X X esportazioni autonome

0 0 =

Q = Q + q Y Q importazioni autonome q = propensione marginale ad importare

0 0 =

Y = c (1 – t) Y + I + G + X -- Q -- q Y

0 0 0 0

Risolvendo si ha

Y = _ 1__ (I + G + X -- Q )

0 0 0 0 0 30

1-- c(1--t) + q

L’inserimento di q abbassa il valore del moltiplicatore; dal punto di vista economico ciò si giustifica con il fatto che una parte della

domanda di beni interna viene soddisfatta con il ricorso alle importazioni piuttosto che con la produzione interna. La scarsa

competitività delle merci italiane in questa fase rischia dunque di rendere vano almeno in parte l’effetto espansivo di un aumento della

spesa pubblica o riduzione delle tasse. Questo si scarica sulle importazioni piuttosto che sulla produzione interna per cui il reddito

interno cresce meno

__1__ > _1__ > _ 1__

(1-c) 1-c(1-t) 1-c(1-t) +q

C’è infine da precisare che il moltiplicatore è un concetto di domanda, ci dice di quanto aumenta la domanda in termini nominali.

Non è detto che in seguito ad un aumento di domanda aggregata, aumenti anche la produzione di termini reali, Ad es. se c’è piena

occupazione si ha un aumento dei prezzi piuttosto che un aumento di reddito reale. Inoltre il valore del moltiplicatore ‘teorico’ è diverso

da quello ‘effettivo’. ANALISI DEGLI INVESTIMENTI

Limiti del modello reddito-spesa

Vi sono evidenti limiti nella nostra analisi del modello Keynesiano basata sul modello reddito-spesa, tra questi:

1. Il modello considera un solo mercato: quello delle merci

2. Il modello si basa su funzioni come quella degli investimenti molto semplificati (ad es. gli Investimenti come totalmente

autonomi)

A questi limiti si può rimediare arricchendo l’analisi delle determinanti degli investimenti e considerando un altro mercato, quello

della moneta.

Gli investimenti nella New Economy

Ci sono state 3 locomotive dell’economia mondiale negli ultimi 20-25 anni:

1. Investimenti determinati dalla rivoluzione tecnologie informatiche (soprattutto negli USA)

2. Investimenti nell’edilizia residenziale trainati dal boom dell’immobiliare (soprattutto negli USA)

3. Investimenti nell’industria manifatturiera nel resto del mondo (in particolare in Asia)

Ora la prima locomotiva si è fermata (non ci sono altri settori di punta high tech), anche seconda locomotiva in panne, e possiamo

aggiungere anche la terza. Oggi nell’economia c’è un problema di tipo Keynesiano: carenza di domanda aggregata

Occorrono nuove fonti di DA:

- Settore pubblico (più deficit con meno tasse e più spesa)

- I privati: per stimolarli le Banche centrali di tutto il mondo hanno già tagliato i tassi d’interesse. Ma bassi tassi sono

perfettamente compatibili con una stagnazione e depressione se i premi del rischio rimangono elevati (come successo negli

anni Trenta e in Giappone negli anni Novanta)

- Compito più impegnativo dei governi: potenziare la capacità del settore privato di assumere rischi per consentire alle aziende

di avere accesso al capitale

- Carenza di investimenti in attività reali dovuta ai seguenti fattori, caratteristiche della New Economy

- Investimenti in attività finanziarie (che sembrano più redditizi, pericoli della finanziarizzazione, ad es. bassi d’interesse nominali

stimolano ricerca di asset più rischiosi, attvità speculative con conseguente maggior instabilità finanziaria

- Riduzione di investimenti finanziati con debito (in parte dovuta ad eredità del periodo di leverage eccessivo ed in parte dovuta

alla restrizione creditizia

- Eccesso di capacità produttiva

- Bassa domanda interna (in particolare, consumi bassi per eccesso di indebitamento e per crescita diseguaglianze)

- Spinta concorrenziale a migliorare gestione scorte e utilizzo del capitale

- Mutamenti della natura della tecnologia e della attività produttiva

o Riduzione del costo dei beni-capitale (che porta a minori investimenti in termini nominali per raggiungere lo stesso

livello di I reale)

o Maggiore necessità di capitale umano, più che di capitale fisico ad es. WhatsApp ha una maggiore capitalizzazione di

Sony, con un bassisimo fabbisogno di investmento in capitale necessario per ottenerla

o Aziende leader come Apple and Google hanno molta liquidità e non sanno come spenderla. 31

o Ci vogliono oggi molti più soldi per iniziare nuovi business significativi rispetto al passato.

- Incertezza economica (scalate, concorrenza da paesi emergenti dovuta alla globalizzazione) che riduce investimenti

manifatturieri sul territorio nazionale e li aumenta in aree afflitte da maggior incertezza

SCHEMI TEORICI

Per comprendere queste affermazioni occorrono schemi teorici

1 TEORIA NEOCLASSICA

L’investimento puo’ essere visto come risultato del tentativo da parte delle imprese di adeguare lo stock di capitale esistente (K ) allo

0

stock di capitale desiderato (K*)

I netto = K* - K TEORIA DELL’ACCELERATORE

0

È necessario determinare prima K*, in un secondo momento I netto

La teoria neoclassica si basa sulla funzione di produzione e spiega K* nel modo seguente:

K* = f (Y, c c )

k, L

+ - -

K* dipende dal livello del reddito e dai prezzi relativi dei fattori produttivi (lavoro e capitale)

L’imprenditore sceglie la tecnica (combinazione dei fattori produttivi) che gli consente di massimizzare il profitto, in una situazione di

lungo periodo in cui tutti i fattori sono variabili ad es. sceglierà quella tecnica di produzione che per ogni dato livello di produzione

comporterà il minimo impiego di capitale, il costo minimo

K isoquanto e isocosto

E L

Dalla posizione di equilibrio discende che l’imprenditore massimizza il profitto se

SMST = PML = c

L

PMK c k,

Ossia, il rapporto tra le produttività marginali dei due fattori produttivi (il SMST, saggio marginale di sostituzione tecnica che determina

l’inclinazione dell’isoquanto) eguaglia il rapporto tra i prezzi dei due fattori (inclinazione isocosto)

Implicazioni per la teoria degli investimenti:

Dalla formula del costo marginale del capitale si ottiene: Px PMK = c k

Il valore del PMK è uguale al costo del capitale

Le imprese nel decidere quanto capitale utilizzare nella produzione devono confrontare il contributo del capitale aggiuntivo (dato da

PMK) con il costo d’uso.

Data l’ipotesi di PMK decrescente avremo sul piano grafico 32

Px PMK A

c YY

k0 1

K* K

L’intersezione tra curva del PMK e la retta del costo del capitale determina K*

Se diminuisce il costo del K, aumenta K*

PxPMK

c A

k0 YY

1

c B

k1

K * K * K

0 1

Se ci sono aspettative di crescita del reddito, K * aumenterà

1

x

P PMK c k A B

0

c k YY YY

1 2

1 K * K * K

0 1

Il costo del capitale comprende il tasso d’interesse reale atteso, il tasso nominale al netto del tasso d’inflazione atteso, r e la quota di

ammortamento (δ) c = r + δ

k

r = i – inflazione attesa i = tasso d’interesse nominale

Questa analisi conferma rapporto inverso tra I e tasso d’interesse.

Approccio empirico-gestionale

L’analisi degli investimenti può essere anche essere effettuata in base all’approccio empirico-gestionale, che come vedremo ha molti

punti in comune con il semplice approccio Keynesiano. Questo approccio non fa riferimento alla nozione di capitale desiderato e non

considera l’investimento quale flusso fra stock.

Esistono 2 criteri per decidere se effettuare gli investimenti: REA e TRI

Criterio del REA (Rendimento economico attualizzato): L’impresa confronta il costo attuale del progetto di I con i profitti o rendimenti

che da esso si aspetta nel corso di una serie di periodi futuri (anni in cui si stima la vita utile dell’investimento) 33

F = risultato operativo, profitto stimato anno per anno

Variazione ricavi – variazione costi operativi

Non è possibile sommare direttamente i vari F e confrontarli con il costo attuale del progetto poiché non sono omogenei. Per renderli

omogenei occorre calcolare il Valore attuale della somma dei vari F

VA = F + F …… . .F i = tasso d’interesse

1 2 n

2 n

(1 +i) (1 +i) (1 +i)

tale VA può essere confrontato con il costo attuale del progetto di I, pari a P Se VA> P il progetto di I sarà realizzato, altrimenti no.

k. k

VA dipende dal livello del tasso d’interesse a cui i profitti futuri attesi vengono scontati

VA dei rendimenti futuri è funzione decrescente del tasso d’interesse; VA diventa più grande se il tasso si riduce, per cui diventa più

probabile che VA> P per cui I aumenta

k

I è funzione inversa di i (più alto è il tasso di interesse e minore sarà VA, viceversa I sarà realizzato)

Criterio del TRI (Tasso di rendimento interno): TRI = Tasso di sconto che rende uguale il VA dei rendimenti futuri dell’I al costo attuale

del progetto P = F + F …… . .F

k 1 2 n

2 n

(1 +r) (1 +r) (1 +r) r = tasso di sconto

l’impresa farà l’investimento se r = i, dove i = tasso d’interesse di mercato (prestiti bancari, obbligazionari).

Questo criterio è diverso dal REA perché ci si chiede qual è il tasso di sconto che rende uguali primo e secondo membro, e poi verrà

confrontato con il tasso di interesse di mercato, cioè quello che l’impresa deve pagare per finanziare l’investimento.

TEORIA KEYNESIANA

Anche secondo la teoria Keynesiana l’investimento dipende in modo diverso dal tasso di interesse nominale, ma Keynes mette l’accento

sulle aspettative. La teoria dell’investimento si basava su aspetti di tipo tecnologico e venivano considerati come il riflesso dell’attività

marginale, invece Keynes dice che dietro l’aspetto tecnologico c’è anche un calcolo complesso che passa attraverso alcune aspettative.

La teoria Keynesiana è più articolata: l’investimento, per i keynesiani, è la parte più complessa della teoria macroeconomica e dipende

in modo inverso dal tasso d’interesse nominale. Ma Keynes mette l’accento sulle aspettative:

- Le aspettative degli investitori sono rilevanti perché per Keynes gli I vengono realizzati con occhio al futuro incerto

Quando parla d’incertezza Keynes ha in mente qualcosa di radicale, parla di stati del mondo che sono assolutamente imprevedibili, di

rischi non calcolabili, a differenza della teoria standard che assume che gli individui siano in grado di effettuare i calcoli economici sulla

base della teoria della probabilità, secondo cui è sempre possibile calcolare la probabilità che un evento si verifichi

Data l’incertezza gli investimenti sono un elemento autonomo che non risponde semplicemente a variazione dei tassi d’interesse; non

è assolutamente certo che se il tasso scende gli investitori investano di più. il meccanismo dei prezzi secondo Keynes non ha la capacità

di portare sempre in equilibrio domanda e offerta su tutti i mercati. Lo stato dell’economia può essere tale (a recessione) che gli

investimenti non sono sensibili a variazioni dei tassi; queste possono non bastare a rilanciare gli I se le aspettative degli investitori sono

negative.

La banca centrale può cercare di abbassare i tassi per stimolare gli I ma questi possono non reagire (Il cavallo può essere portato alla

fonte ma rifiutarsi di bere). 

Le aspettative sono naturalmente almeno in parte fattori soggettivi, psicologici o emotivi (animal spirits) una parte delle decisioni

imprenditoriali dipendono dall’istinto e non da calcoli precisi.

Tuttavia le aspettative che governano gli I nella teoria di Keynes non sono interamente stati psicologici, ma convenzionali, e vengono

influenzate da una serie di elementi quali:

1. l’ambiente economico in cui deve essere realizzato l’I: infrastrutture, scuole, ricerca, sistema nazionale di innovazione, fattori

culturali e istituzionali che influenzano condivisione e sviluppo delle conoscenze; questi fattori che influenzano

l’imprenditorialità --ad es. nel caso delle start up -- hanno maggior rilevanza nell’analisi Keynesiana rispetto a quella neoclassica

perché gli I non si aggiustano meccanicamente a variazioni dei tassi d’interesse

2. Andamento della borsa

3. Il costo per l’impresa del ricorso al mercato azionario è pari al rapporto tra dividendi e prezzo di mercato delle azioni (= d/p)

se aumenta p si riduce il costo del capitale per cui gli I vengono stimolati

4. I prezzi di vendita futuri dei beni prodotti con l’investimento

5. I prezzi dei fattori produttivi futuri

6. Il costo del ricorso al mercato azionario è pari al rapporto tra dividendi e prezzo di mercato delle azioni (d/p) a parità di

condizioni di tutti gli altri elementi. 34

Andamento della borsa

Gli I possono essere finanziati anche vendendo azioni (titoli di proprietà dell’impresa) e le imprese finanzieranno tanto più i loro I con

azioni quanto più elevata è la loro quotazione. Il costo per l’impresa del ricorso al mercato azionario è pari al rapporto tra dividendi e

prezzo di mercato delle azioni (=d/p), se aumenta p si riduce il costo del capitale per cui gli I vengono stimolati. Anche nell’analisi della

borsa vi è una contrapposizione tra le due principali scuole macroeconomiche.

Secondo la teoria neoclassica la borsa è un termometro fedele dell’economia, nel senso che le quotazioni dei titoli riflettono

correttamente la loro redditività attesa (fondamentali). I prezzi inglobano correttamente tutte le informazioni disponibili che riguardano

l’andamento dell’impresa.

Secondo altri, invece, la Borsa è una sorta di gioco d’azzardo. Ad esempio gli economisti della Chicago school difendono l’idea che i

mercati siano efficienti, che le quotazioni dei titoli incorporano tutte le informazioni rilevanti.

La crisi recente è soprattutto dovuta alle interferenze della politica statale nei mercati finanziari che hanno distorto gli incentivi degli

2

agenti (ad es. se si è ‘too big to fail’ si prendono troppi rischi e si esagera con il leverage)

Per i keynesiani, invece, non è così; per loro natura i mercati finanziari possono sbagliare, non sono efficienti (Keynes e altri come Phelps

li equiparano a casinò; la finanza comportamentale (ad es. Shiller) enfatizza irrazionalità, emotività degli agenti economici, (animal

spirits). Ciò per vari motivi ‘intriseci’ o ‘strutturali’, cioè di logica di funzionamento dei mercati

1. Non tengono conto correttamente delle prospettive di lungo periodo ( i cosiddetti ‘fondamentali’)

a. Gli operatori seguono mode o epidemie;

b. Effetto gregge

c. Gli operatori vengono influenzati da fattori che non hanno peso reale, che non sono davvero rilevanti (i

‘fondamentali’) (contrariamente alla teoria standard);

d. Gli operatori di borsa non si preoccupano dei fondamentali ma cercano di anticipare l’opinione media del mercato a

brevissimo termine (gioco delle sedie musicali e dell’uomo nero)

Soros: esiste un feedback positivo tra il prezzo delle azioni di una società e i suoi fondamentali (teoria della riflessività)

L’imitazione innesca feedback positivo (ciò che consolida un cambiamento iniziale nella stessa direzione, ad es. effetto a valanga,

reazione a catena):

- Svolge un ruolo di primo piano nei mercati

- Può avere effetti positivi ad es. l’imitazione

- Può stimolare il cambiamento,

- Può incoraggiare decisioni accorte

- Può aiutare gli investitori a scappare da cattivo investimento

L’imitazione può avere base razionale (nei casi di asimmetria informativa, preferenza per la conformità), tuttavia feedback positivo può

condurre a degli eccessi e inefficiente funzionamento dei mercati (e violenta fluttuazione dei corsi azionari, crack e bolle) quando prende

sopravvento su feedback negativo: la prevalenza della speculazione crea instabilità degli investimenti reali con cattive conseguenze per

lo sviluppo (sovrainvestimenti e cattiva allocazione delle risorse)

La New Economy peggiora la situazione perché gli asset intangibili sono più difficili da valutare con criteri contabili standard, inoltre fa

crescere l’attrazione per le rendite (redditi da capitale finanziario) a svantaggio dei profitti (nei settori industriali in senso stretto).

Il peso delle rendite è in crescita (anche nel senso che i settori industriali che fanno profitti oggi sono spesso quelli maggiormente

protetti e possono lucrare ‘rendite da monopolisti’) il fatto che la Borsa in Italia sia andata bene anche nei periodi in cui l’economia

cresceva poco è dovuto al fatto che in Borsa sono quotate molte imprese nei settori maggiormente protetti.

TEORIA DELL’ACCELERATORE

La teoria dell’acceleratore serve per spiegare il livello degli investimenti. Essa è complementare alla teoria del moltiplicatore perché gli

investimenti lo innescano: il moltiplicatore fa aumentare il reddito, che a sua volta fa aumentare gli investimenti. È un circolo

vizioso/virtuoso che non passa attraverso i prezzi.

L’investimento può essere visto quale flusso tra fondi, ossia come risultato del tentativo da parte delle imprese di adeguare lo stock di

capitale esistente (K ) allo stock di capitale desiderato (K*)

0 I netto = K* - K

0

È necessario determinare prima K*, in un secondo momento I netto. La teoria dell’acceleratore spiega K* nel modo seguente,

K* = vY v = coefficiente di accelerazione indipendente dal costo dei servizi del capitale; l’ipotesi è che non vi è sostituzione

0 tra fattori produttivi; costanza del rapporto tra K e L

2 I mercati non sono perfetti anche per colpa di un operatore pubblico che non permette l’uscita di operatori inefficienti 35

Si sostiene cioè che vi sia un certo rapporto tra il K* e il livello del reddito o della domanda aggregata osservato o previsto

K * = K gli imprenditori sono soddisfatti del capitale posseduto e ciò significa che le imprese aggiustano immediatamente (nello

0 0

stesso periodo) lo stock di K effettivo a quello desiderato

Si ipotizza che vi sia un aumento del reddito

K * = vY le imprese al tempo 1 desiderano un nuovo importo di capitale

1 1

K * = K adeguazione del capitale effettivo al livello di capitale desiderato

1 1

K * - K = I I netto

1 0

I = v(Y - Y )

1 0

I = v(∆Y) più ∆ è maggiore e più è grande la possibilità di investimenti

La domanda interna cresce e può portare gli investitori a fare gli investimenti necessari, ma se non ripartono i consumi questo circolo

virtuoso rimane fermo.

Esempio numerico e implicazioni della teoria dell’Acceleratore.

Se ∆Y = 10 v = 4

I = 4 x 10 = 40

Si tratta di livello degli Investimenti, non di variazione degli stessi. Perché la variazione si verifichi è necessario che da un anno all’altro

∆Y aumenti.

La relazione tra I e ∆Y è simmetrica nei confronti di aumenti o di riduzioni del reddito

Il principio dell’Acceleratore richiede che la capacità produttiva sia interamente sfruttata, altrimenti verrebbe meno l’ipotesi di

adeguamento completo del capitale alla domanda prevista o realizzata

Interazione acceleratore-moltiplicatore (circolo virtuoso o processo cumulativo): crescita degli investimenti innesca un incremento del

reddito che a sua volta stimola gli investimenti

Specificazione di una funzione di investimenti semplificata

Alla luce delle varie teorie siamo ora in grado di specificare una funzione degli investimenti come la seguente:

I = I – gi

0

mostra gli I come funzione inversa del tasso d’interesse (tutte le teorie concordano su questo punto)

g = parametro che misura la sensibilità degli I rispetto al tasso d’interesse, i

I = spesa autonoma per I indipendente sia dal Y che da i, riflette l’analisi keynesiana delle aspettative, incertezza.

0

g determina l’inclinazione della curva 36

Variazioni della componente autonoma determinano spostamenti della curva, se aumenta I

L’ultimo punto da considerare è che cosa determina il tasso d’interesse. Mentre per la teoria neoclassica il tasso d’interesse è di natura

reale ed è determinato da risparmio e investimenti sul mercato dei capitali, secondo Keynes invece il tasso d’interesse ha natura

monetaria e viene determinato sul mercato della moneta. Dobbiamo allora studiare questo mercato.

MONETA

Per studiare il mercato della moneta occorre chiedersi da cosa dipendono domanda e offerta. Cominciamo dall’offerta di moneta

La Moneta è definita dalle sue funzioni (John Hicks: la moneta è ciò che la moneta fa), che sono:

1. Unità di conto (metro con cui si misurano le transazioni)

2. Intermediario degli scambi (facilita transazioni che richiederebbero senza moneta enorme spreco di risorse)

3. Riserva di valore (trasferimento di potere d’acquisto dal presente al futuro)

Tipi di moneta

La moneta si è presentata in forme diverse nei vari periodi storici: La moneta-merce (oro, etc) prevaleva nel passato è dotata di valore

intrinseco. Oggi prevale la moneta legale o base monetaria (banconote, monete metalliche) che non ha valore intrinseco, è imposta

dalla legge

Perché si è passati dalla prima alla seconda? 2 motivi

1. La scarsità dei metalli preziosi (freno al commercio internazionale): per questo motivo la moneta si è andata via via separando

dai supporti metallici, anzi essa tende ora, nella New Economy, a smaterializzarsi completamente, cioè a separarsi da qualsiasi

supporto fisico (compresa la carta): moneta elettronica, bancomat (RIFKIN)

2. La gente si fida dello stato (la moneta legale è un debito dello stato); lo stato appare come debitore solvibile, perché difende

il valore della moneta dall’inflazione; situazione attuale diversa dalla Repubblica di Weimar

La massa monetaria è costituita solo in piccola parte da moneta legale, cioè banconote e monete metalliche (ad esempio negli USA è

circa il 10% RIFKIN).

“Nella new Economy, la moneta va ulteriormente perdendo fisicità. Ogni due settimane l’equivalente del prodotto mondiale annuo passa

attraverso le reti elettroniche di New York senza neppure acquistare una forma concreta: una realtà molto diversa da quella che

prevaleva in un passato ancora recente, in cui i lingotti d’oro venivano trasferiti di banca in banca. La nuova forma di moneta è un’ombra:

una sagoma grigiastra che può essere vista ma non toccata, priva di dimensione tattile, senza massa né peso. Il denaro è diventato pura

immagine.

Oggi meno del 10% della massa monetaria americana è costituita da banconote e monete metalliche. La dematerializzazione della

moneta procede di pari passo con il declino del risparmio e l’aumento dell’indebitamento personale. Il risparmio provato sta

progressivamente scomparendo dato che milioni di consumatori grazie alle carte di credito, spendono più di quanto guadagnino.”

Da Rifkin, L’era dell’accesso 2000

Da cosa è dato il restante 90%? Nelle economie moderne vi sono diversi tipi di attività che si possono considerare moneta:

1. Circolante (moneta legale nelle mani del pubblico, cioè famiglie imprese, PA escluso il settore bancario)

2. Depositi in conto corrente (consentono di emettere assegni, bassa remunerazione)

3. Depositi a risparmio

A questi tipi di moneta corrispondono diverse definizioni di moneta o aggregati monetari nell’area dell’Euro

M1 = circolante + depositi in conto corrente 37

M2 = M1 + depositi a risparmio a breve termine

M3 = M2 + vari titoli di mercato monetario (con scadenze a breve)

Questi tre aggregati hanno diversi gradi di liquidità (facilità con cui un’attività può essere convertita in contanti o in conto/corrente),

M1 più liquido di M2 etc.

È utile distinguere tra moneta e quasi-moneta (depositi a risparmio e titolo indicizzati o di breve durata; sono attività trasformabili

rapidamente e a basso costo in moneta legale).

Perché l’indicizzazione rende più liquido un titolo? Il valore teorico di un’attività è dato dal valore attuale (VA) degli importi monetari

futuri che essa dà diritto ad incassare

Il VA oscilla al variare del tasso d’interesse e oscilla tanto più quanto è maggiore la vita residua del prestito P = B/i B= cedola fissa.

L’oscillazione è ridotta se il titolo è indicizzato e perciò più liquido (ha meno rischio incorporato) di un titolo con cedola fissa (il

numeratore segue il denominatore).

Gli aggregati monetari variano a seconda delle caratteristiche istituzionali. È utile individuare le componenti di M1 attraverso l’analisi

dello stato patrimoniale della Banca centrale (BC) delle banche ordinarie e del settore non bancario.

STATO PATRIMONIALE BC

ATTIVITA’ PASSIVITA’

Attività estere Riserve delle banche

Prestiti alle banche Banconote detenute dal pubblico

Crediti vs settore pubblico Depositi settore pubblico

Capitale netto

CIRCOLANTE = passività BC e debito inconvertibile

Le attività della BC rifletto le sue funzioni:

- Intervento sui mercati valutari

- Prestare soldi alle banche

- Prestare soldi allo Stato STATO PATRIMONIALE AZIENDE DI CREDITO

ATTIVITA’ PASSIVITA’

Disponibilità di cassa e riserve presso BC Passività verso BC

Prestiti Depositi del settore privato

Titoli Capitale netto

DEPOSITI = passività delle banche ordinarie

STATO PATRIMONIALE DEL SETTORE NON BANCARIO

ATTIVITA’ PASSIVITA’

Circolante Debito

Depositi del settore privato

Attività reali Capitale netto

M1 è un’attività del settore bancario.

Dopo quest’analisi dell’offerta di moneta molto semplificata, si tratta di vedere come l’offerta di moneta si determina effettivamente.

Partiamo dalla definizione di M1

M= C + D Offerta di circolante depositi in C/C

1^ ipotesi: Mondo senza banche

M = C 1000 = 1000 38

2^ ipotesi: sistema bancario con riserve del 100%

SP BANCA UNO

RISERVE 1000 DEPOSITI 1000

M = D 

1000 = 1000 il pubblico deposita 1000 tutto in banca, le banche non prestano soldi e i depositi sono tenuti come riserve

Se le riserve sono pari al 100% il sistema bancario non ha influenza sull’offerta di moneta, c’è solo cambiamento di forma

3^ ipotesi: sistema bancario con riserve frazionale

SP BANCA UNO

RISERVE 200 DEPOSITI 1000

PRESTITI 800

Non è necessario per le banche tenere tutti i depositi come riserve. Rapporto riserve/depositi: 0.2. La banca Uno quando concede

prestiti aumenta l’offerta di moneta di 800 (1000 + 800). 800 vengono depositati presso la banca Due

SP BANCA DUE

RISERVE 160 DEPOSITI 800

PRESTITI 640

SP BANCA TRE

RISERVE 128 DEPOSITI 640

PRESTITI 512

Malgrado questo processo possa continuare all’infinito, la quantità di moneta che viene alla fine creata sulla base dei 1000 iniziali non

è infinita 2 3

(1 + (1- r ) + (1- r ) + (1- r ) ) x 1000

b b b

= (1/ r ) x 1000

b

se r = 0.2

b

1000 iniziali generano una quantità di moneta pari a 5000

Le banche creano moneta: Per legge solo le banche possono farlo, le altre istituzioni fanno intermediazione finanziaria

Determinazione dell’offerta di moneta in base ad ipotesi più realistiche 3 variabili esogene:

1. B = base monetaria

2. r rapporto riserve/depositi

b =

3. r rapporto circolante/depositi

p =

B = C + R

C = r D

p

R = r D

b

B = r D + r D

p b

D = 1 B Moltiplicatore dei depositi

r + r

p b

M = C + D

M = r D + 1 B

p r + r

p b

M = r 1 B + 1 B

p r + r r + r

p b p b

M = 1 + r B

p

r + r

p b

M = m B

m = Moltiplicatore Monetario

Esempio:

M = m B

50 = 5 x10 39

55 = 5 x11

r m M

b

r m M

p

Due punti da approfondire:

1. come si crea la base monetaria? Attraverso quali canali?

Canale Estero: BP in passivo riserve M

e viceversa

Economia: Banche

Stato: prestiti al governo (acquisto Titoli)

2. il moltiplicatore monetario effettivo può essere diverso da quello teorico

m non è costante ma dipende da r e r

b p

r dipende da: - abitudini di pagamento

p - variazione del tasso dei depositi

r -riserva obbligatoria

b

riserva libera

r può aumentare se c’è depressione (i prestiti diventano più rischiosi)

b

- problema del razionamento del credito, cruciale in depressione

- aumento degli spread

- molti vedono razionamento e/o aumento degli spread (differenziale tra tassi ufficiali o su titoli di stato sicuri come quelli

tedeschi e tassi sui prestiti alle imprese o alle famiglie) come una delle cause della recente crisi

- ma r può aumentare anche se c’è aspettativa di aumento dei tassi

b

- le riserve possono aumentare anche per ‘colpa’ dei privati, se si aspettano:

- un peggioramento dell’economia

- una diminuzione dei tassi d’interesse

Esempio: dati USA 1929-1933 40


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DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giordsani.silvia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Togati Teodoro.

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