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Macroeconomia, politica economica NCM

Appunti con traduzione di economia per l’esame del prof. Fontana dell'università del Sannio sui seguenti argomenti: economia monetaria, modello NCM, modello Keynesiano basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. dell’università degli Studi del Sannio - Unisannio. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Politica economica docente Prof. G. Fontana

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New Consensus Macroeconomics

Figura 1. Il canale di domanda aggiuntiva (AD) del Meccanismo di Trasmissione della Politica

Monetaria nel Modello NCM

Il canale di domanda aggiuntiva del meccanismo di trasmissione della politica monetaria nel modello NCM si

affida fortemente al prezzo e rigidità salariale a breve termine, che permette alla banca centrale di influenzare

il tasso di interesse reale a breve termine, cioè , semplicemente cambiando il tasso di interesse

nominale a breve termine. Ciò significa che, ceteris paribus, la banca centrale può alterare i componenti

sensibili del reale tasso di interesse della curva di tipo IS nell’equazione (1), come Consumo C e investimento

I e, quindi, la funzione della domanda aggiuntiva AD, che in cambio, ha effetto sul livello risultante y nello

). Oltretutto, l’equazione (2) mostra che il tasso di inflazione corrente dello spazio risultante

spazio (y -

(y- ). Sebbene, con cambiamenti appropriati nel livello risultante e quindi, lo spazio risultante, la banca

π

centrale è in grado di portare (e poi mantenere) il tasso di inflazione corrente al livello desiderato T

.

Figura 2. Il canale delle inflazioni spettanti del Meccanismo di Trasmissione di Politica Monetaria nel

Modello NCM

La figura 2 sopracitata presenta il canale delle inflazioni spettanti del meccanismo di trasmissione della politica

monetaria del Modello NCM. Una volta stabilito, il canale delle inflazioni spettanti è meno laborioso, anche

canale delle domande aggiuntive. L’equazione 2 mostra che il tasso di

se non meno importante, rispetto al π

inflazione corrente è una funzione del valore sperato del futuro tasso di inflazione E ( ). Ciò significa che

t t+1

fino a quando la banca centrale sarà vista come impegnata attraverso la sua strategia politica di tassi di interesse

t

π= π , poi π

per raggiungere e mantenere il prezzo di stabilità a lungo termine, ossia E ( ) è ancorato

t t+1

π.

all’attuale livello di inflazione In altre parole, in questo caso, il valore sperato nel tasso di inflazione

futuro, diviene meno importante nella determinazione del corrente tasso di inflazione.

Ci sono due implicazioni politiche principali di questa situazione.

primis, i due canali principali del meccanismo di trasmissione monetaria in un’economia chiusa,

In sono

strettamente legate l’una all’altra; più forte è il canale delle aspettative delle inflazioni, più basso sarà il costo

finale di archiviazione e mantenimento degli scopi del prezzo di stabilità (a lungo termine) dai cambi del tasso

di interesse. Altresì, il canale di domanda aggiuntiva è rafforzato dal lavoro del canale delle previsioni delle

inflazioni. In secondo luogo, la banca centrale può essere più attiva nel raggiungimento della stabilizzazione

oggettiva finale, a breve termine; più forte è il canale delle previsioni di inflazione, più basso sarà il costo

inflazionale di deviazione nel breve termine dallo scopo di raggiungere e mantenere il prezzo di stabilità nel

lungo periodo. Questa caratteristica importante del canale di previsione di inflazione del meccanismo di

trasmissione della politica monetaria nel modello NCM, confermata da Adam Posen, leader economo

“L’abilità di avere una politica attiva è proprio

monetario e uno dei principali contributori al modello NCM.

quello in cui speriamo per il risultato della trasparenza di Fed riguardante lo scopo di inflazione e previsioni

[…] Se si possono tenere ancorate le previsioni di inflazione, si può essere più attivi nel breve tempo” (Posen

2008).

Per concludere, il modello NCM si basa su un modello di 3 equazioni della macro economia, ossia una curva

di tipo IS, una curva di Phillips e un’equazione di politica monetaria, la quale mette in evidenza il ruolo della

banca centrale nel raggiungere e mantenere lo scopo a lungo termine del prezzo di stabilità, mentre allo stesso

tempo fornisce quanto più stabilizzazione finale possibile, nel breve periodo. Il prezzo di stabilità a lungo

termine e la stabilizzazione finale a breve termine sono quindi raggiunte attraverso il canale della domanda

aggiuntiva e il canale di previsione delle inflazioni del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. 6

New Consensus Macroeconomics

In più, il modello NCM incorpora le caratteristiche più avanzate ed efficaci dei piccoli modelli formali descritti

nelle sezioni precedenti. È un modello rigoroso nel senso della critica di Lucas: il comportamento dei due

agenti, ossia la banca centrale e il settore privato, hanno accurate micro fondamenta, è ottimale e si basa sulle

previsioni razionali. La prossima sezione prende in considerazione alcune delle più controverse figure,

l’assenza del settore pubblico e

compreso un ruolo esplicito per la politica fiscale.

4. LA CRITICA DEGLI ESPERTI E NON DEL MODELLO NCM

Durante i passati decenni, il modello NCM è stato oggetto di varie critiche. Alcune di esse hanno avuto origine

da economi che hanno contribuito alla sua creazione e al suo sviluppo. Sono quindi scelte di valutazione dei

difetti del modello NCM. Ad esempio, è questo il caso di Adam Possen nella sua disapprovazione dell’uso

dominante dell’ipotesi di previsioni razionali nel modello NCM:

“Negli anni 80 e 90, il modello di previsioni razionale si applicava alla politica

monetaria dagli economi conservatori, come Robert Barro, Alan Meltzer, e Alex

Cukierman, mostravano che quando qualsiasi banca centrale sembrava meno ottimista

avendo molte perplessità per il vero risultato nei confronti degli scopi di inflazione, le

previsioni di inflazione sarebbero incrementate senza il bonus di crescita… questa

caratterizzazione risultava essere non solo un’esagerazione attraverso delle

completamente fuorviante…. Quindi si può avere una politica

semplificazioni, era –

monetaria attivista con il rispetto della stabilizzazione della reale economia che,

francamente, la Bernard Fed sembra aver adottato senza preoccuparsi che

l’inflazione esploda facendo così.” (Posen 2008:20)

Allo stesso modo, Blanchard (2008) ha affermato che il modello NCM soffre della mancanza di una

analisi appropriata di mercato finanziario (la condizione trasversale esclude de facto il fallimento delle istituzioni

bancarie e finanziarie), il mercato di lavoro (i lavoratori sono sempre nella curva di forza lavoro), e il mercato

dei beni (la voluta mark up di prezzo di costo marginale piuttosto che fisso - assunto come costante).

Per ovvie ragioni di spazio, questo lavoro non discuterà di queste critiche, ma è importante evidenziare alcune

componenti chiave di questi giudizi del modello NCM. Prendendo come esempio la caratterizzazione di

Goodhart (2008), il modello NCM è visto come un modello inaffidabile, il quale potrebbe essere utile in un

contesto di inflazione bassa e stabile, ma è altamente visto anche dai suoi sostenitori meno rilevanti nel clima

economico corrente di inflazione altamente instabile, profonde crisi finanziari e gravi recessioni economiche (

vedi, ad esempio, Buiter 2008). Molti dei critici economi del modello NCM sono al lavoro su vari modi per

modificarlo, possibilmente aggiungendo più realismo al centro dell’equazione. Altre critiche del modello NCM

hanno origine dagli economi, i quali sono scettici riguardo gli avanzamenti delle teorie avutisi negli ultimi

decenni.

I suddetti economi mostrano apprezzamento per alcune caratteristiche del modello NCM; ad esempio, il rifiuto

delle ipotesi monetarie che le banche centrali controllano le aggiunte monetarie. Però, sono critici nei confronti

di alcune delle supposizioni principali del modello NCM, poiché considerati irrealistici se non completamente

falsi. Queste critiche sono quindi giudizi esterni sulle debolezze del modello NCM. Sono anche eterogenee,

passando dal rifiuto del modello al proporre correzioni di esso (vedi, ad esempio, il contributo nel Simposio

2002, 2006a, 2006b, 2007a, 2007b).

Guardando alle critiche costruttive, possono essere organizzate intorno a due temi principali, ossia la modifica

dei ruoli di: (a) politica monetaria e (b) politica fiscale nel modello NCM. Il primo set di critiche è legato ad

alcune caratteristiche controverse della politica monetaria convenzionale nel modello NCM e suggerisce diversi

modi di contenere, se non eliminare, suddette caratteristiche. Dal momento che il punto focale di questa ricerca

è sulla politica fiscale del modello NCM, questo primo set di critiche sarà discusso brevemente.

in tre testate, ossia “preconcetti

Le critiche della politica monetaria convenzionale possono essere racchiuse

“effetti distributivi” e “effetti di instabilità finanziaria.”

della disoccupazione”, Una delle caratteristiche più

controverse della politica convenzionale nel modello NCM è il cosiddetto “preconcetto della disoccupazione”,

cioè la tendenza persistente della politica monetaria convenzionale a mantenere il tasso di disoccupazione al di

sopra del tasso naturale, fino a quando l’economia non è al prezzo di stabilità. Dalziel(2002), Fontana e Palacio-

Vera(2007), e Fontana(2009c), tra altri, hanno proposto un uso “opportunistico” della strategia politica del tasso

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New Consensus Macroeconomics

di interesse per alleviare gli effetti di questo preconcetto; in alcune circostanze, la banca centrale dovrebbe dare

all’evidenziare confronti dell’inflazione

maggiore peso e impiegare nei la funzione di politica monetaria. In

secondo luogo, altra caratteristica della politica convenzionale nel modello NCM è legata agli effetti distributivi

del cambio del tasso di interesse. I pagamenti del tasso di interesse sono un costo per le aziende, prendendo in

prestito soldi dalle banche e, quindi, potrebbero accendere un processo inflazionario o deflazionario se la politica

cambia, come tassi di interesse, passano da aziende a consumatori. In più, il pagamento dei tassi di interesse

diviene un introito per coloro che vendono, per lo più agenti finanziari che non hanno un ruolo produttivo

e guadagnano

nell’economia dai propri assetti finanziari.

Molti ricercatori tra cui Lavoie e Seccareccia(1999), Smithin (2006), Rochon e Setterfield (2007) hanno

evidenziato diverse politiche dei tassi di interesse che prendono in considerazione questi effetti distributivi.

Infine, secondo il modello NCM, la politica monetaria deve rispondere ai cambiamenti finali e alla differenza

tra il tasso di interesse corrente e quello previsto. Comunque, dagli anni 90, è stato luogo comune discutere se

la banca centrale deve considerare prezzi di risorse quando si imposta il tasso di interesse a breve termine.

Facendo una bozza sul lavoro di Minsky (1982), Wray (2008) e Tymoigne (2009) tra gli altri, è stato argomentato

che in campo finanziario, piuttosto dei semplici prezzi di risorsa, ci dovrebbe essere un maggiore

approfondimento, e possibilmente esclusivo, per la banca centrale. Dalla prospettiva di questi autori, le continue

manipolazioni del tasso di interesse a breve termine generano una instabilità finanziaria e speculativa. Per questo

motivo, essi suggeriscono che la banca centrale debba impostare in modo permanente il tasso di interesse a zero.

Il secondo blocco di critiche è legato al ruolo della politica fiscale nel modello NCM. La sezione precedente

discuteva il ruolo chiave della banca centrale nel modello NCM: la banca centrale è incaricata di archiviare

l’inflazione desiderata e, in base a questo, per realizzare quanta più stabilizzazione finale possibile nel breve

tempo.

In contrapposizione, le autorità fiscali sono allo stesso modo ignorate o concentrate sul controllo e sostenibilità

delle finanze pubbliche.

In altre parole, il modello NCM minimizza il ruolo della politica fiscale a vantaggio della politica monetaria.

Alcune discussioni sono state evidenziate per poter giustificare questa scelta politica.

Dapprima, i sostenitori del modello NCM hanno fatto evincere evidenze storiche di decenni precedenti. La

spiegazione storica per l’attuale disaffezione con politiche di stabilizzazione finanziaria discrezionali, a

vantaggio di una politica monetaria, generalmente sostiene che la sintesi neoclassica Keynesiana erra nel fornire

qualsiasi comprensione degli eventi degli anni 70, ancor meno di risolverli. Per questa ragione, la sintesi

Keynesiana neoclassica è stata sostituita da un nuovo framework teorico; ossia la Nuova Macroeconomia

l’uso delle politiche di stabilizzazione

Classica (Lucas e Sargent 1978), che rifiuta fiscale discrezionale. Ricerche

recenti di Seidman(2003), Blinder(2006) e Forder(2007°, 2007b) richiamano questa spiegazione. Qualunque sia

il merito di contribuire alla nuova Macroeconomia classica, il lavoro di Seidman, Blinder e Forder, suggerisce

una soluzione alternativa dove l’ideologia, gli errori politici e particolari circostanze storiche giocano un ruolo

tanto importante quanto le teorie economiche nel rifiuto della sintesi neoclassica Keynesiana e la conseguente

minimizzazione della politica fiscale (Fontana 2009 b).

Inoltre, i sostenitori del modello NCM hanno giustificato il ruolo prominente della politica monetaria a spese

della politica fiscale in termini della cosiddetta teoria “Equivalente Riccardiano”, ossia l’idea che non importi

se finanze di governo che spendono in debiti o tasse siano in aumento, il livello totale di domanda di economia

è lo stesso. Mettendolo in altri termini, se i consumatori sono “Riccardiani” essi risparmieranno di più per

compensare con le alte tasse correnti (nel caso di espansione di governo in tasse finanziarie) o di future tasse

(in caso di espansione di governo in bond finanziari), così come il governo deve pagare i suoi debiti.

L’aumentare dei debiti del governo è quindi compensato dal decrescente consumo nella parte degli agenti privati,

con il risultato che la domanda aggiuntiva non cambia. Come nel caso precedente, questo argomento è chiamato

contro l’uso della politica fiscale discrezionale.

in questione,

Tra gli altri, Blinder (2006) e Arestis e Sawyer (2003 e 2006), hanno discusso sulla visione dell’“equivalenza

Riccardiana” basata sulle supposizioni teoriche irreali, le quali includono ampi spazi temporali, lungimiranza,

mercati capitali, e l’assenza di costrizioni. In più, Hemming, Kell e Mahfouz (2002) mostrano anche la visione

dell’“equivalenza Riccardiana” come scarsamente supportata da evidenza empirica.

Infine, quelli che supportano il modello NCM hanno giustificato il prominente ruolo della politica monetaria

a spese della politica fiscale in termini di argomenti politici o pratici, ossia che la politica fiscale ha

potenzialmente un ampio ritardo interno in confronto alla politica monetaria. Ritardi interni indicano la quantità

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New Consensus Macroeconomics

di tempo che serve al governo per riconoscere che la politica fiscale necessita di un cambiamento (il cosiddetto

“ritardo di riconoscimento”) per poi introdurre delle appropriate misure fiscali (il cosiddetto “ritardo di

decisione”). La visione convenzionale è che la politica fiscale sia soggetta ad ampi ritardi interni in quanto serve

tempo per creare, approvare e implementare le misure fiscali. Da ricordare, quanto più grandi sono i cambiamenti

dei componenti strutturali, discrezionali della politica fiscale, tanto più sono lunghi i ritardi interni. Cosa certa,

i lunghi ritardi interni della politica fiscale sono un potenziale problema per la politica fiscale in confronto alla

ha anche i suoi problemi pratici, in particolare riguardo i ritardi

politica monetaria. In ogni caso, quest’ultima

esterni (Arestis e Sawyer 2003 e 2006). La conversione dei ritardi interni in ritardi esterni, che indica il lasso di

il cambio della politica si rifaccia all’economia, ossia il tempo che le azioni fiscali o

tempo che serve affinché

monetarie prende per nutrire la domanda aggiuntiva. La visione convenzionale dei ritardi esterni per la politica

fiscale è variabile ma breve. Da ciò, per la politica monetaria, i ritardi esterni sono considerati essere molto

lunghi e imprevedibili, in genere tra i 18 e i 24 mesi.

In breve, la scelta tra politica fiscale e monetaria in termini di argomenti pratici o politici, non è ben chiara.

Per finire, nell’ultimo decennio il modello NCM è stato soggetto di varie critiche. Dopo una breve visione di

l’attenzione su questa sezione si è soffermata su una delle supposizioni più controverse del modello NCM,

esse,

cioè l’assenza di un governo e un ruolo esplicito per la politica fiscale nel modello centrale delle tre equazioni.

La difesa convenzionale per queste assunzioni controverse è stata discussa a fondo: ragioni storiche, teoriche o

pratiche sono ciononostante inadeguate nel supportare tali supposizioni. Data la misura del governo, e il ruolo

crescente della politica fiscale nell’economia moderna, il prossimo capitolo esplora un ruolo più esplicito di

questa politica nel modello NCM.

5. LA POLITICA FISCALE NEL MODELLO NCM

recente ricerca pubblicata dall’ Ufficio Nazionale di Economia (NBER), intitolato “Lo Stato di Macro”,

In una

Blanchard (2008) sostiene che la macroeconomia stia vivendo un periodo di grande eccitazione: avanzamenti

teorici ed empirici vanno a braccetto con la convergenza in entrambe le visioni e metodologie. Ancora, mette

a conoscenza dello stato attuale della macroeconomia come insoddisfacente riguardo il ruolo del governo e

della politica fiscale: “resta ancora da fare una buona normativa teorica della politica fiscale nella presenza di

rigidità nominali” (Blanchard 2008).

Di fatti, gli insegnamenti accademici sugli effetti della politica fiscale sono scarsi e divisivi (Fontana 2009e).

nell’espansione del

Laddove gli organi decisionali di tutto il mondo supportino fortemente una crescita

governo così da risolvere le profonde crisi finanziarie e le recessioni economiche del 2007-09, gli accademici

non sono sicuri della direzione degli effetti dell’intervento fiscale, men che meno delle grandi contrazioni

fiscali in Danimarca e Irlanda negli anni 80, giungendo alla conclusione che la grande consolidazione abbia

avuto un forte effetto di espansione sul consumo e sul risultato finale. Se pensiamo al suo valore di facciata,

questa analisi suggerisce che Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, giusto per menzionare alcuni dei paesi

dell’Unione Europea con un alto deficit pubblico, dovrebbero ridurre - piuttosto che aumentare - lo stato di

interventi nell’economia in riguardo all’attuale crisi finanziaria e alla profonda recessione. Interessante,

secondo Kuttner e Posen (2001), l’idea dell’espansione fiscale sovvenuta da organi decisionali in Giappone

nel tardo 1996 per fare una legge su un ampio aumento di valore di tasse nel consumo nazionale. Ma, come

hanno fatto notare, quando nel 1997 il Giappone ha fatto i conti con la recessione e una serie di fallimenti

finanziari, l’idea di espansione fiscale ha perso molto del suo fascino.

Ricercatori e organi decisionali hanno raggiunto un vasto accordo circa il ruolo della politica monetaria e dei

suoi effetti sull’economia. Il modello NCM ha concretizzato questo accordo attraverso il modello delle tre

equazioni sopra citato, ma non c’è nulla come raggiungere una convergenza di idee riguardo la politica fiscale.

Ci sono almeno due modelli teorici che studiano gli effetti della politica fiscale, ossia il modello neoclassico e

il nuovo modello Keynesiano.

In più, ci sono almeno due approcci alternativi o metodi per calcolare una stima empirica delle conseguenze

politica fiscale cioè l’approccio di “registro narrativo”, o di “variabile fittizia”, e

dei cambiamenti della

l’approccio “auto regressione del vettore strutturale (SVAR)”.

di

Infine, le incertezze teoriche ed empiriche riguardo la direzione e la grandezza degli interventi fiscali sono

una rete di contrasto tra la diversità dell’intervento

composti da diverse forme di strumenti fiscali. Vi è, infatti,

fiscale e l’uniformità della politica di intervento monetario, il quale prende la forma universale dei

cambiamenti nel tasso di interesse a breve termine. In luce di tali diversità, e spesso letture diverse sugli effetti

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lo_ve90

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lo_ve90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Fontana Giuseppe.

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