Estratto del documento

Macroeconomia

Appunti tratti dalle lezioni di politica economica della prof.ssa Falcone e dei prof.ri Petronio e Longhitano della facoltà di Scienze Politica di Catania (programma aggiornato per l’anno 2016/2017).

Parte per l’esame scritto

Capitolo 1

1.1. Tipi di disoccupazione

  • Disoccupazione frizionale: è legata agli attriti del mercato del lavoro. Con attriti intendiamo la situazione in cui la domanda di lavoro e quella dell’offerta di lavoro non si incontrano per vari motivi. Nel mercato il lavoro è visto come un bene e questo bene è offerto dal lavoratore ovviamente.
  • Disoccupazione strutturale: si ha disoccupazione strutturale quando l’offerta di lavoro è maggiore rispetto alla domanda. Quindi le imprese, per vari motivi, chiedono meno lavoratori rispetto a quanti ne offre il mercato.
  • Disoccupazione ciclica: legata ai cicli economici (anaciclosi). Questo significa che ci sono fasi di espansione e fasi di recessione ogni tot numero di anni.
  • Disoccupazione stagionale: riguarda i lavoratori che operano in determinati periodi dell’anno, ad es. agricoltori, bagnini.

Attenzione: La domanda di lavoro è fatta dalle imprese, mentre l’offerta di lavoro è fatta dai lavoratori. Il lavoro che i lavoratori offrono è considerato un bene.

1.2. I classici, neoclassici e keynesiani

Per i Classici, tutto dipende dall’accumulazione del reddito. Essi dividono la società in tre classi sociali:

  • Capitalisti, i quali utilizzano i loro ricavi in investimenti;
  • Proprietari terrieri, che utilizzano i loro guadagni per acquistare beni di lusso;
  • Lavoratori, che utilizzano i loro guadagni in beni di prima necessità.

Secondo i Classici, poi, la disoccupazione esiste perché gli imprenditori non investono abbastanza. A ciò possiamo ricollegare la legge di Say, secondo la quale “l’offerta crea la propria domanda”. Cosa vuol dire? Vuol dire che le imprese qualunque sia la quantità prodotta riusciranno a venderla. La legge di Say afferma, quindi, che non esistono ostacoli dal lato della domanda al raggiungimento della piena occupazione. Secondo questa legge, il reddito reale, ovvero la quantità di beni e servizi prodotti, si trasforma in reddito monetario. Questo reddito monetario viene distribuito ai soggetti, i quali non hanno altra alternativa che spenderlo per acquistare beni. Quindi l’offerta crea la propria domanda.

Per i neoclassici non c’è il problema del risparmio perché se dovesse esserci un eccesso di risparmio questo farà abbassare il tasso di interesse e chi deve fare degli investimenti sarà indotto ad investire di più. Quindi il risparmio, in ogni caso, si tramuterà in investimenti.

I Neoclassici, invece, si rifanno alla c.d. “mano invisibile”, secondo cui qualunque tipo di mercato trova un prezzo in grado di creare equilibrio tra domanda e offerta. Questo vale sia per il mercato del lavoro, sia per il mercato dei beni. Non ci sono, tra l’altro, problemi di disoccupazione, perché c’è la mano invisibile che risolve tutto. Per cui, l’intervento dello Stato non è necessario. Per i neoclassici maggiore sarà il tasso di interesse, maggiore sarà il risparmio. Il tasso di interesse assicura l’equilibrio tra risparmio ed investimenti.

1.3. Il mercato del lavoro per i neoclassici

Come abbiamo detto, la domanda di lavoro viene fatta dalle imprese, perché il lavoro è considerato come un bene. La domanda di lavoro è funzione inversa del salario reale e la produttività marginale del lavoro.

Note: a) il salario monetario è ciò che il lavoratore percepisce; b) il salario reale è il potere d’acquisto, che è dato dal rapporto tra il salario monetario del lavoratore e il livello dei prezzi.

Salario di riserva: è il salario in base a cui per il lavoratore diventa indifferente se lavorare o meno.

1.4. L’attacco di Keynes ai neoclassici

Alla legge di Say, o degli sbocchi, si contrappone la c.d. domanda effettiva: Keynes attacca i neoclassici, ma non li attacca direttamente. Attacca la legge di Say dicendo che “la legge di Say dice una cosa bella e una sbagliata”. La cosa bella è che il reddito reale si trasforma in reddito monetario. La cosa sbagliata è che non tutto quel reddito verrà speso dai soggetti, perché il futuro è incerto. Per cui, tali soggetti preferiranno trattenere una parte il reddito monetario per far fronte a imprevisti. Se il tasso di interesse si abbassa si preferisce detenere moneta in forma liquida, se il tasso di interesse è alto si preferisce acquistare titoli (mentre quest’ultimo, cioè il tasso di interesse alto, scoraggia l’investimento reale, per es. l’acquisto di macchinari).

Mentre i neoclassici affermavano che i risparmi si traducono in investimenti in ogni caso, Keynes afferma che la variante da prendere in considerazione per il risparmio non è il tasso di interesse, ma il livello del reddito. Questo perché i soggetti che hanno un reddito basso non possono permettersi di risparmiare. E anche per quanto riguarda gli investimenti, Keynes afferma che ciò che bisogna prendere in considerazione non è il tasso di interesse, ma le aspettative. Per chi deve fare un investimento, quindi, tutto dipende da qual è il rendimento previsto di questo investimento, che deve essere superiore rispetto al tasso di interesse che i soggetti devono pagare per prendere i soldi in prestito. In pratica, crolla tutta la legge di Say con Keynes.

Inoltre secondo Keynes, ammesso che i salari cadano, non è detto che ci sia un abbassamento della disoccupazione. Perché il salario è il reddito del lavoratore che lo usa per acquistare beni di consumo. Se il salario cala ciò può provocare una caduta anche della domanda di beni di consumo. A quel punto le imprese, vedendo che non riescono più a vendere come prima, potrebbero decidere di diminuire la quantità prodotta e, quindi, licenziare i lavoratori. Solo in un caso, dice Keynes, la caduta dei salari potrebbe far aumentare produzione e occupazione: quando le imprese vendono all’estero.

Note: K. non dà molta importanza alle equazioni matematiche perché secondo lui alcuni fenomeni non potevano essere spiegati con delle semplici equazioni matematiche: le equazioni indicano solo un equilibrio (per es. tasso di occupazione=0), ma non ci dicono nulla sulla reale situazione, non ci dicono quali sono le cause della disoccupazione. Inoltre, egli aveva sostenuto che non si poteva considerare il comportamento aggregato come semplice somma di ciò che avviene a livello individuale, cioè aggregando le differenze degli individui, perché molto spesso ciò che è ottimo a livello individuale non lo è a livello aggregato. Questo per il semplice fatto che entrano in gioco variabili diverse che dipendono, a loro volta, da situazioni diverse. Per es., la preferenza per la liquidità del denaro può essere ottimale per il singolo individuo, ma può non esserlo per la collettività perché è moneta che viene a mancare nel sistema economico.

1.5. La reazione dei neoclassici alle critiche di Keynes: il contributo di Hicks e la curva IS-LM

Hicks è un neoclassico e afferma che “il meccanismo previsto dai neoclassici funziona, solo che è molto lento, richiede del tempo per manifestare i suoi effetti”. Nel breve periodo ci sono i sindacati che si oppongono, per cui i salari non possono scendere. Questo significa che i disoccupati involontari rimangono tali. La disoccupazione involontaria crea malessere. H. dice che nel breve periodo vale la teoria keynesiana, nel senso che diventa opportuno che lo stato intervenga. Tuttavia nel lungo periodo il meccanismo previsto dai neoclassici funziona, anche se lo stato non interviene. In altre parole, H. afferma che la teoria di Keynes funziona solo nel breve periodo e ha, quindi, salvato la teoria neoclassica.

H. determina, poi, il livello di occupazione di equilibrio: secondo lui questo livello sarà l’occupazione necessaria per realizzare un livello di produzione in corrispondenza del quale si verifica l’equilibrio simultaneo sul mercato dei beni e sul mercato del lavoro. Questo è il modello IS-LM. Questa curva IS è decrescente come se fosse una curva di domanda, quella LM è crescente.

Ora, perché la curva IS è decrescente e quella LM è crescente? Perché la relazione tra il reddito (sull’asse delle ascisse) e il tasso di interesse (sull’asse delle ordinate) è inversa, quindi se diminuisce il tasso di interesse aumenta l’investimento per cui, dal momento che gli investimenti sono uguali ai risparmi, per mantenere l’equilibrio dovranno aumentare i risparmi e, quindi, il reddito. Invece, la curva LM si riferisce al mercato della moneta ed è crescente perché ogni qualvolta aumenta il reddito aumenta il tasso di interesse.

Note: I= investimenti; S= risparmi; L= domanda di moneta; M= quantità di moneta offerta sul mercato

Qual è la condizione d’equilibrio sul mercato beni per H.? Secondo lui la domanda dei beni sarà uguale all’offerta dei beni se i risparmi saranno uguali agli investimenti. Attenzione: per i neoclassici tutti i risparmi si traducono in investimenti. Invece H. sta dicendo una cosa diversa, sta ponendo una condizione.

Da cosa dipende il risparmio? Anche per H., il risparmio dipende dal reddito. Ad ogni livello del reddito ci sarà un certo valore del risparmio, così come ad ogni livello del tasso di interesse corrisponderà un certo ammontare degli investimenti (perché gli investimenti dipendono dal tasso di interesse).

1.6. La teoria della moneta

Nel mercato della moneta la domanda è uguale all’offerta. Per quanto riguarda la domanda di moneta, Hicks, così come Keynes al quale si riferisce, gli individui domandano moneta per tre motivi: 1) per fare acquisti; 2) per far fronte ad imprevisti; 3) per motivi speculativi. H. tra queste tre motivazioni ne considera solo due: la domanda di moneta per transazioni (per fare acquisti) e quella speculativa. La domanda di moneta per transazioni dipende dal reddito (tanto più il reddito è alto tanto più l’individuo è disposto a spendere), quella di moneta speculativa è funzione inversa del tasso d’interesse (se il tasso d’interesse è alto i soggetti preferiscono acquistare titoli, quando invece il tasso di interesse è basso preferiscono tenere moneta).

Teoria quantitativa della moneta o neutralità della moneta

MV=Q. M indica la quantità di moneta in circolazione, mentre V indica il numero di volte in cui la moneta circola nell’unità di tempo considerata.

PQ (P è il livello dei prezzi, mentre Q è il volume della produzione)

Un aumento della quantità di moneta produce un aumento dei prezzi, e causa l’inflazione. Viceversa una diminuzione della quantità di moneta farà ridurre i prezzi, e quindi deflazione. Questa formula si può scrivere così: MV= PQ

I neoclassici accettano la teoria quantitativa della moneta, cioè che un suo aumentare fa aumentare i prezzi e viceversa. Essi affermano che l’aumento della quantità della moneta ha effetti solo sui prezzi, ma non è determinante per lo sviluppo economico, né per l’occupazione. Per Keynes, invece, questo non vale sempre: egli sostiene che la quantità della moneta può avere effetti sulle grandezze reali (come l’occupazione e la produzione). Inoltre una politica monetaria espansiva può avere effetti positivi sulla produzione e sull’occupazione. Ma questo, come afferma lo stesso Keynes, non avviene sempre, perché è vero che con una politica monetaria espansiva se si riduce il tasso di interesse, ma non è detto che ciò si traduca in un aumento degli investimenti. Questo perché, come abbiamo detto, gli investimenti dipendono dalle aspettative dei soggetti. Al contrario, ciò che può apportare effetti positivi è una politica fiscale espansiva, rispetto a quella monetaria. Perché una politica fiscale espansiva risulterebbe migliore di quella monetaria secondo Keynes? Perché la politica fiscale ha effetti più diretti: se, per es, lo Stato decide di fare una spesa dà un’occupazione a dei soggetti. Questi soggetti, lavorando, percepiscono un reddito che useranno per fare acquisti di beni di consumo. Le imprese, di conseguenza, aumenteranno la produzione.

Note: 1) una politica monetaria espansiva è quella che incide sulla quantità di moneta in circolazione (es. se aumenta l’offerta di moneta si riduce il tasso di interesse). 2) una politica fiscale riguarda, invece, il bilancio dello stato.

1.7. La curva di Phillips

Intorno agli anni 50 P. fa una verifica empirica per cercare di capire se esista una qualche relazione tra il livello del tasso di disoccupazione e il tasso di crescita dei salari monetari, in un periodo di circa un secolo. Lui vede che c’è una relazione inversa tra andamento della disoccupazione e il tasso di crescita dei salari monetari. Questo significa che se il tasso di disoccupazione è alto i salari crescono poco e viceversa. Se il tasso di disoccupazione è basso vuol dire che l’economia va bene: le imprese aumentano la quantità di merce prodotta. Quando la disoccupazione è alta l’economia va male. Questa relazione inversa presenta un curva decrescente.

1.8. La contestazione della curva di Phillips da parte dei monetaristi

I monetaristi riprendono la teoria quantitativa della moneta. Il massimo esponente dei monetaristi è Friedman (morto nel 2006), il quale afferma che la curva di Phillips è un grave errore concettuale, ovvero può esserci contemporaneamente disoccupazione e inflazione (contrariamente a quanti affermava Phillips). Questo perché gli anni 70 sono caratterizzati dalla c.d. stagflazione (cioè la presenza contemporaneamente di stagnazione e inflazione). Friedman accetta che ci possa essere una relazione tra variazione dei salari e tasso di disoccupazione, ma sostiene che quello che conta alla fine è il salario reale. Inoltre, lui afferma che ciò che dice Hicks, ovvero che l’inflazione potrebbe ridurre la disoccupazione, è vero, ma solo nel breve periodo denominato dell’illusione monetaria.

Per Friedman esiste un tasso di disoccupazione naturale: esso rappresenta l’ipotetico tasso di disoccupazione coerente col livello potenziale della produzione aggregata. Questo è il tasso di disoccupazione che l’economia raggiunge in assenza di frizioni temporanee, come ad es un aggiustamento parziale dei prezzi dei mercati dei beni e del lavoro. Esso è determinato da un offerta aggregata. Se ciò determina disallineamenti permanenti nel mercato del lavoro o rigidità dei salari reali, allora il tasso di disoccupazione può rappresentare anche disoccupazione involontaria. Questo tasso è ineliminabile ed è dovuto a cause naturali (ad es. disoccupazione frizionale legata ai tempi di adattamento della mano d’opera alla domanda). Si tratta, per F., di una disoccupazione naturale, che non crea malessere perché i lavoratori non vogliono lavorare perché vorrebbero un salario più alto. È inevitabile perché è connaturata nel sistema stesso.

1.9. La nuova macroeconomia classica

La NMC si fonda sull’aggregazione dei comportamenti individuali, a differenza di Keynes. Loro danno molta importanza alle microfondazioni della macroeconomia. Inoltre, affermano la neutralità della moneta anche nel breve periodo (non solo nel lungo periodo), questo significa che le politiche monetarie espansive sono assolutamente inefficaci riguardo l’occupazione. È, in altre parole, destinata a fallire sin da subito, perché dopo un po’ i lavoratori si renderanno conto che i prezzi sono aumentati, mentre i salari monetari sono rimasti fermi. Quindi, chiederanno un aumento dei salari monetari. Le politiche monetarie non servono a nulla perché creano solo inflazione e l’inflazione non serve a combattere la disoccupazione. La differenza tra il modello dei monetaristi è che per i primi si parla di aspettative adattive, mentre la NMC ci parla di aspettative razionali.

Ora, che cosa si intende per aspettative adattive? Si intende il fatto che gli agenti economici formano i loro comportamenti sulla base delle esperienze passate e, quindi, tentano di aggiustare gli errori che hanno commesso. Le aspettative razionali, invece, riguardano la capacità di prevedere gli effetti delle politiche economiche, che sono destinata a fallire sul nascere. In questa ottica, i soggetti sono tutti informati e tutti allo stesso modo.

La NMC dà molta importanza alle formule matematiche che, a loro parere, sono molto importanti per spiegare i fenomeni della macroeconomia, a differenza di Keynes. Secondo, poi, la NMC anche la disoccupazione di lungo periodo è volontaria.

1.10. Nuova economia keynesiana

La NEK decide di studiare i fenomeni della macroeconomia utilizzando i c.d. microfondamenti, ovvero utilizzando dei modelli matematici. Essi arrivano alle stesse conclusioni di Keynes, ma in maniera diversa. Essi, inoltre, sostengono la rigidità dei salari, infatti nel breve periodo ci sono i sindacati che si oppongono alla caduta dei salari. Non solo, ma i teorici della NEK dimostrano che anche le imprese, per quanto possa sembrare strano, si oppongono alla caduta dei salari. Questo è la c.d. teoria dei salari di efficienza: secondo i teorici della NEK, per quanto riguarda il lavoro la produzione può aumentare non solo quando aumentano i lavoratori ma anche e soprattutto quando ogni singolo lavoratore viene pagato adeguatamente dall’impresa.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 26
Macroeconomia Pag. 1 Macroeconomia Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 26
1 su 26
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vorador di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Falcone Franca.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community