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Macroeconomia Modulo A

Programma modulo A

  • La contabilità nazionale
  • La scelta del consumatore in un contesto intertemporale
  • L'economia delle dotazioni neoclassica
  • La funzione di investimento
  • L'economia della produzione: il mercato del lavoro neoclassico
  • L'offerta aggregata neoclassica
  • Il mercato della moneta e le attività finanziarie nell'area dell'euro
  • La Banca Centrale Europea e la politica monetaria dell'Eurosistema
  • Il mercato della moneta neoclassico
  • Il mercato del lavoro keynesiano
  • L'offerta aggregata keynesiana
  • Il mercato dei beni keynesiano: la curva “IS”

Prefazione e analisi del corso

Inizieremo a parlare della contabilità nazionale che è un sistema delle nozioni statistiche quantitative attraverso il quale si cerca di descrivere e rappresentare il sistema economico in generale. Perché si parla di sistema economico generale? Facendo un passo indietro, qual è la differenza fra un corso di microeconomia e di macroeconomia? Intuitivamente, già dal significato delle due parole si può dedurre che “micro” è qualcosa di piccolo e “macro” qualcosa di grande. In effetti, la microeconomia studia il comportamento dei soggetti economici singoli, legata alla scelta del consumatore singolo, la sua curva di domanda, la massimizzazione del profitto da parte di un'impresa, l’offerta di lavoro del singolo lavoratore, la domanda di lavoro della singola impresa; perciò l'analisi economica micro è un'analisi che si riferisce al singolo soggetto economico, studiato come razionale e con tutte le ipotesi che ci portiamo dietro dalla microeconomia. La macroeconomia è un’analisi diversa che tende a studiare la teoria economica che ha per oggetto l’analisi di grandi aggregati. Studieremo quindi il reddito nazionale, cioè di tutti; il mercato del lavoro e la sua formalità prendendo le singole curve di offerta dei singoli lavoratori, le sommiamo insieme trovando una curva di offerta aggregata insieme ad una curva di domanda aggregata di tutte le imprese che domandano lavoro e troveremo l’equilibrio sul mercato del lavoro. Analizzeremo quindi il mercato del lavoro e la disoccupazione, i prezzi, cioè tutte grandezze aggregate del sistema economico.

La macroeconomia è una parte della scienza economica che studia grandezze del sistema economico in maniera aggregata. Scienza è una parola grossa perché l’economia non è una scienza esatta, non è la fisica che descrive un fenomeno fisico specifico e le sue leggi definite, non è la chimica che ha specifiche reazioni studiate e sperimentate, ma essa è una scienza sociale che in quanto tale è una scienza che evolve. Ci sono a riguardo, filoni, scuole di pensiero, di economisti che nel tempo hanno detto e affermato cose molto diverse tra di loro. Se per esempio ascoltiamo in TV un dibattito fra economisti difficilmente li vedremo andare d’accordo. Normalmente si dicono cose diverse senza una definita verità. Le teorie economiche sono personali, nascono da un’idea e si orientano socialmente in via del tutto preferenziale. Reputare dunque una teoria economica in termini di convenienza, di convinzione, rappresentativa del sistema economico che mi colpisce di più, per esempio, alla quale io mi sento più vicino in termini di pensiero e che reputo giusta. Nella mia opinione essa può essere azzeccata, descrivere fenomeni economici da me condivisi ecc… vi è quindi un’opinione soggettiva.

Dopo la parte di contabilità nazionale studieremo la parte della teoria economica. Essa si può scomporre in due grossi filoni che si sono succeduti nel tempo migliorando le proprie teorie:

  • L’approccio neoclassico: la teoria classica, neoclassica, marginalista che ha condizionato moltissimo tutta la microeconomia moderna. La produttività marginale ecc.
  • Il modello keynesiano sorto all’inizio degli anni '30, scrive teorie economiche importanti cambiando quelle già esistenti fino ad allora. Egli è il primo grande macroeconomista.

L’obiettivo primario sarà quello di ottenere uno spirito critico economico sulle teorie e sui modelli studiati. Nei programmi elettorali per esempio ci sono tanti aspetti economici e sarà importante avere uno spirito critico al riguardo, in particolare, sulla gestione del sistema economico: è un bene aumentare l’inflazione? La moneta? L’occupazione? Aiutare le famiglie? “No, le imprese! perché danno lavoro”. Capire e comprendere le varie ricette economiche offerte dagli enti pubblici statali e farsi un’idea di cosa è giusto e cosa è sbagliato, da un punto di vista nostro, soggettivo.

Tutta l’analisi moderna macroeconomica è micro-fondata, si basa cioè sulla microeconomia. La conoscenza della microeconomia è fondamentale per capire il corso di macro. Si fanno riferimenti a concetti studiati in microeconomia. Il risparmio per esempio è una grandezza fondamentale in macroeconomia. Per poter risparmiare devo pensare di vivere domani: esso è la parte del mio reddito che non consumo oggi. Tutti abbiamo un periodo di vita, risparmiare significa non spendere oggi, astenersi a spendere oggi, per consumare domani. Consumo domani decidendo di risparmiare oggi. Posso utilizzare una parte del reddito anche per prestarla a qualcuno che consumerà oggi, con la promessa di restituirmelo un domani (maggiorato da un premio che si chiama tasso di interesse).

Spendiamo ancora due parole sulla contabilità nazionale, conosceremo tante grandezze economiche che avremo a che fare nel corso di macroeconomia. Essa non è una teoria, mi descrive le relazioni economiche presenti in un sistema senza teoria economica dietro. Esempio S = risparmio (SAVINGS) Reddito – Consumo. Reddito R= S+C. Questa è un’identità contabile, non è una teoria economica. Useremo perciò queste grandezze imparando a definirle e a conoscere le relazioni che le legano fra loro da un punto di vista contabile. Per la parte teorica si chiameranno in causa i neoclassici quando affermano che il consumo è una scelta intertemporale e che dipende dal tasso di interesse. Guardando il tasso di interesse decido se risparmiare o consumare. Se rimando il consumo domani è perché guadagno sul tasso di interesse. Keynes direbbe non è vero, perché basta guardare al reddito, in base ad esso un individuo consuma. Questa è una teoria economica.

1. La contabilità nazionale

La macroeconomia è la parte della teoria economia che studia la ricchezza di un paese, quindi cerca di capire in qualche modo da cosa dipende la ricchezza di un paese, il perché è importante. Se riesco a capire da cosa dipendono le determinanti della ricchezza di un paese dal punto di vista del governo posso far crescere questa ricchezza e sapere come farla evolvere nel tempo. Non è soltanto importante il valore assoluto di una grandezza, 1000, 60, ecc.. guardando ad una grandezza nominale in valore assoluto suscita nella nostra testa una comparazione a quello che essa era in un tempo precedente, per esempio: 1000 per noi è tanto perché magari l’anno prima era 600, e l’anno ancora prima era 200 o forse è poco perché l’anno prima era 1200 ecc. Per valutare una grandezza assoluta quindi abbiamo bisogno di metterla in relazione con il tempo. Es. La ricchezza dell’Italia nel 2016 confrontata con il 2015, confrontata col 2017 e così via. È importante inoltre confrontare la ricchezza di un paese con quella di paese analoghi: L’Italia messa a confronto con un paese con struttura produttiva economica similare come la Francia “stiamo messi meglio o stiamo messi peggio?” Oppure con un paese con una situazione migliore della nostra, per esempio la Germania: “stiamo messi meglio o peggio?” A questa ricchezza materiale si associa sempre un certo livello di benessere della società. Andremo ora ad analizzare il benessere di una collettività in un certo momento. Cosa è il benessere? Il benessere ha un significato diverso per ognuno di noi, è molto soggettivo.

Vi sono due analisi, dinamica (elemento temporale) e comparativa (tra paesi sviluppati).

Le 3 grandezze che rappresentano il benessere

Le 3 diverse grandezze che sono state proposte per rappresentare il benessere di una collettività sono:

  • Reddito aggregato
  • Prodotto aggregato
  • Spesa aggregata

Queste sono tre grandezze che gli economisti hanno individuato come potenziali approssimazioni di quello che è il concetto di benessere associato ad una collettività.

Il primo passo che dobbiamo fare è definire queste tre grandezze in riferimento alla contabilità nazionale. La seconda problematica invece è quella di chiederci fino a che punto queste tre grandezze sono una buona rappresentazione del benessere di una collettività? “Sto cercando una grandezza adeguata a rappresentare il benessere. Quali sono le limitazioni e i termini per dire che queste sono consone al mio scopo?”

La terza cosa che dobbiamo fare in relazione a ciascuna di queste tre grandezze è passare dalla teoria al concreto. Abbiamo detto che la contabilità nazionale è una grandezza quantitativa quindi queste grandezze vanno misurate, confrontate, e valorizzate in maniera numerica. Es. L’istituto Nazionale di Statistica, l’ISTAT, elabora e costruisce ogni anno quello che è il sistema di contabilità nazionale. Significa passare dalla teoria alla pratica. Dalla grandezza teorica cioè definizione del prodotto aggregato per esempio, data a parole ma poi quando c’è da calcolare, misurare, elaborare? Per estrarre dati del PIL per esempio, è ovviamente opportuno passare alla pratica. Perciò il terzo problema sarà il passaggio dalla grandezza teorica e la corrispondente grandezza misurata rilevata dall’ISTAT.

Questi 3 punti/problemi vanno visti e notati per ciascuna delle 3 grandezze precedentemente introdotte. La contabilità nazionale ha il pregio di mettere insieme tutti i pezzi dell’economia. Fa una foto a tutto il sistema economico nel suo complesso. Scopriremo in seguito che queste tre grandezze sono la stessa cosa. È come se fosse un flusso analizzato in momenti diversi del ciclo economico. Non sono cioè slegate come sembrano ma intimamente correlate e legate.

Definizioni delle 3 grandezze: reddito aggregato

Il reddito aggregato è l’ammontare (l’insieme/la somma delle remunerazioni, stipendi ecc.) di risorse distribuite agli abitanti di una nazione (di una collettività), a che titolo?, come compenso (o corrispettivo/retribuzione) per la prestazione di servizi produttivi offerti (fattori produttivi offerti) in un arco di tempo (grandezza di flusso).

In un sistema di contabilità nazionale il sistema economico di riferimento è chiuso (stiamo considerando un’economia chiusa cioè senza pubblica amministrazione, settore estero ecc) composto dal blocco delle famiglie e delle imprese. I fattori produttivi principali sono il lavoro, il capitale e la terra (L, K, T). Le famiglie sono i possessori di questi tre fattori produttivi. Possiedono il lavoro, possiedono il capitale e la terra. Che cosa fanno le famiglie con questi fattori produttivi? Li offrono. Offrono la loro prestazione lavorativa, offrono il capitale e la terra. A chi? Alle imprese. Le imprese a sua volta domandano fattori produttivi. Cosa ci fanno? Producono beni finali attraverso e con una certa tecnologia. Il lavoro è remunerato attraverso il salario (Wage=W). Il capitale è remunerato tramite il tasso di interesse (i) e alla terra è normalmente attribuita una rendita (r). Cosa fanno le famiglie con questi soldi? Li utilizzano per consumare i beni e servizi prodotti dalle imprese. A forma di un circuito viene rappresentato il tutto.

L’insieme di tutte queste remunerazioni costituisce il reddito aggregato. Prendiamo tutte le famiglie, tutti i fattori produttivi offerti hanno una retribuzione, perché hanno concorso alla produzione effettiva di un bene e quindi giustamente retribuiti.

Differenza fra grandezza di stock e grandezza di flusso

Grandezza di stock è una grandezza che viene valutata in qualche modo in un certo istante di tempo che è presente, e quindi che è accumulata. Es. Una rimanenza, il saldo di conto corrente (vado ad un ATM metto il bancomat scelgo l’opzione di saldo, in quell’istante mi dà l’informazione richiesta che è lì già da tempo) è la somma di tutti i miei risparmi. L’ammontare del mutuo che rimane da pagare. La somma di tutti i debiti contratti. È una grandezza “fotografica” che è presente in un determinato periodo di tempo non breve.

Grandezza di flusso è una grandezza che per poter essere quantificata, misurata, necessita di un arco di tempo. È riferita ad un arco di tempo. I movimenti del conto corrente, le entrate e le uscite nel periodo X (ultimo mese, settimana, anno). Il mio reddito, il mio stipendio mensile.

Reddito aggregato e deficit di bilancio

Il reddito aggregato è una grandezza di flusso poiché stiamo andando a calcolare l’ammontare del reddito percepito dalle famiglie in relazione ad un mese, 3 mesi, un anno, 10 anni ecc. Il deficit di bilancio è un’altra grandezza di flusso che mi dice l’eccesso delle uscite pubbliche rispetto alle entrate in un certo periodo di tempo. Se nel 2016 ho avuto un deficit di bilancio pubblico per 200 miliardi significa che lo Stato ha speso in più rispetto alle entrate per 200 miliardi. In che periodo? Quello di interesse. Tutte le grandezze che andremo ad analizzare sono tutte grandezze di flusso.

Il reddito aggregato è sufficiente a darci indicazioni sul benessere della collettività? Potremmo approssimare il benessere con il reddito aggregato?

La prima cosa che viene alla mente in riferimento alla microeconomia, riguardo alla teoria del consumatore, è che quando un individuo ha reddito maggiore a parità di prezzi relativi ai beni, il vincolo di bilancio si sposta in alto a destra ampliando le opportunità di consumo dell’individuo stesso. Ciò significa, maggiori panieri raggiungibili che prima non era possibile raggiungere e che contengono quantità maggiori di altri beni che prima il consumatore non poteva permettersi. Se con l’incremento di reddito possiamo raggiungere panieri di beni che contengono quantità maggiori di beni significa che io sono più contento; maggiore è il nostro grado di soddisfazione quando riusciamo a raggiungere curve di indifferenza più alte. “I soggetti con reddito più alto è ovvio che stanno meglio e fin qui siamo tutti d’accordo”

Valore nominale vs valore reale

A questo discorso però si hanno dei problemi. Il reddito di per sé è una grandezza nominale e contiene un piccolo problema da tener conto; poiché la distinzione fra il valore nominale di una grandezza va confrontata con il valore reale di essa cioè il suo potere di acquisto.

L’illusione monetaria è un concetto importante per capire la dinamica in cui si manifesta l’attività economica delle famiglie in riferimento al loro reddito. Se io ho un reddito di 100 euro (reddito nominale), spendibile per l’acquisto di mele e pere. Prezzo delle mele = 1 euro e le pere= 2 euro. La mia scelta ottima è comprare 50kg di mele e 25kg di pere. Questo è il mio paniere attuale. Quando si soffre di illusione monetaria? Se la nostra azienda per la quale lavoriamo ci raddoppiasse lo stipendio, per noi sarebbe una bellissima notizia, da 100 a 200 euro. La domanda però ora è: “Stiamo meglio o stiamo peggio?” La risposta da dare è: dipende; perché non si sa nulla dei prezzi, se essi a loro volta si sono modificati o sono rimasti gli stessi. Ipotizziamo per esempio che il prezzo delle mele aumenti a 4 euro al kg e quello delle pere rimanga fisso a 2. In termini reali cosa è successo? Il paniere delle mele ora lo posso comprare? Se volessi comprarlo mi costerebbe molto di più pertanto non sarebbe possibile acquistarlo neanche con il mio nuovo stipendio maggiorato.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che dobbiamo imparare a saper distinguere quella che è una grandezza nominale e il potere di acquisto di quella grandezza. A noi non interessa se il valore nominale del nostro reddito è cresciuto ma quanti beni riusciremo a comprare con quel reddito, perciò il potere reale/di acquisto di quei soldi che ora possiedo. Con le 200 euro nella nostra testa d’acchito pensiamo subito (giustamente) di poter comprare una pizza, un maglione, andare al cinema ecc. ovvero formuliamo delle strategie economiche senza pensare ai costi effettivi dei beni/servizi. In realtà il nostro scopo è sapere, per mezzo di quella cifra identificativa del mio reddito, quanti beni e servizi possiamo consumare, quindi associare a quella grandezza nominale il suo potere di acquisto.

Quando si dice che il reddito medio a Siracusa è più basso rispetto a quello di Milano, è vero! Ma la domanda è: “quanto costa la vita a Siracusa rispetto a Milano? O Londra rispetto a Roma?” A Londra gli stipendi sono sicuramente più alti poiché la vita costa di più che a Roma. La grandezza nominale non ci dà la misura di quanti beni e servizi un individuo può comprare, una grandezza che invece ci dà misurazioni più vicine a questa capacità.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LeoPomps di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Coppier Raffaella.
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