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Introduzione alla macroeconomia

Mentre la microeconomia si occupava di proporzioni tra i prezzi, la macroeconomia si occupa di livello generale tra i prezzi. Quindi mentre nella microeconomia la moneta era un velo che copriva, però la sostanza delle cose non aveva nulla a che fare con la moneta, ora nella macroeconomia la moneta ha un ruolo rilevante e in particolare lo ha la gestione della moneta e delle politiche monetarie. La microeconomia si occupa di allocazione di risorse, mentre la macroeconomia si occupa della consistenza complessiva delle risorse.

Il tema centrale sarà la disoccupazione e il problema della crescita. Ci si occupa comunque sempre della vita economica ma con una visione "aggregata".

Soggetti della macroeconomia

I soggetti della macroeconomia sono sempre gli stessi, quindi le famiglie e le imprese. Tuttavia, cambiando l'ottica vediamo diversamente le decisioni prese da famiglie e imprese:

  • Le famiglie percepiscono un reddito (si parla di reddito complessivo di tutte le famiglie) il quale è il risultato della attività economica complessiva, in quanto i redditi vengono corrisposti a seguito di una produzione (vendita di servizi e risorse prodotte fatta alle imprese). Le famiglie spendono questo reddito da un lato per consumi, e qui nella macroeconomia conviene distinguere fra consumi e consumi durevoli (investimenti), e dall'altro pagano le imposte e risparmiano (la formazione di risparmio nazionale è un altro oggetto molto importante della macroeconomia).
  • Le imprese d'altro canto retribuiscono i servizi produttivi, pagano le imposte ed effettuano un investimento. Altro aspetto nuovo che non si è visto in modo sistematico nella microeconomia.

Famiglie + Imprese = Macrosettore privato

Essendo il settore privato da un lato debitore nei confronti dello stato per le imposte ma dall'altro lato creditore per i trasferimenti, si deve introdurre la pubblica amministrazione. La pubblica amministrazione riscuote le imposte e effettua spese per i consumi e gli investimenti pubblici e effettua dei trasferimenti a vantaggio del settore privato, in pensioni e sussidi di disoccupazione principalmente.

Macrosettore pubblico

Macrosettore estero: importazioni ed esportazioni

Essenzialmente il problema della macroeconomia è quello di misurare tutte queste variabili in un quadro coerente dove tutte le parti siano al loro posto e siano coerenti le une con le altre (1° obiettivo: contabilità nazionale); capire come si determina la produzione complessiva, il risparmio, il consumo, l'investimento, e determinare tutto questo in un quadro coerente (2° obiettivo).

Variabili della macroeconomia

Variabili flusso sono le variabili che si misurano in un periodo di tempo, ad esempio un trimestre nel quale possiamo misurare il PIL (valore aggregato della produzione). Si distinguono le variabili flusso dalle variabili stock, le quali si misurano in un certo istante. Mentre consumo, risparmio e investimento sono tutte variabili flusso, la ricchezza complessiva e il debito pubblico sono stock (la domanda da porsi è: si misura in un istante o in un periodo di tempo?).

Il complesso dei redditi percentuali: in termini reali non c'è reddito senza produzione. Allora il reddito complessivo che hanno i membri di una certa società non è altro che il valore della produzione complessiva che viene realizzata. Non si possono aumentare redditi semplicemente buttando soldi. Aumentare redditi in modo permanente significa aumentare la produzione. Si deve pensare al reddito come potere d'acquisto su quello che è stato prodotto, e se non viene prodotto nulla non si può dare potere d'acquisto a nessuno.

Il PIL

Il PIL, cioè il valore di ciò che si produce, può essere prodotto in più parti:

  • Consumo privato: C Componente positiva
  • Investimento privato: I componente positiva
  • Spesa pubblica per i consumi e investimenti: G componente positiva
  • Saldo fra import ed export: NX (= esp-imp) componente positiva/negativa

Una parte dei nostri consumi viene prodotta all'estero, dall'altro lato una parte delle nostre produzioni viene consumato all'estero. Quindi PIL = C + I + G + NX

Y = reddito nazionale complessivo

Yd = reddito disponibile

Reddito disponibile e differenze con il reddito nazionale

Perché vi è una differenza tra Y e Yd? Reddito disponibile per le famiglie: si pagano contributi previdenziali e imposte (primo motivo di differenza tra reddito nazionale e reddito disponibile). Le famiglie non solo danno, ma anche ricevono sotto forma di sussidi e pensioni e altri trasferimenti.

Yd = reddito nazionale − imposte − contributi + trasferimenti

Vi è un flusso di reddito in entrambe le direzioni tra il settore privato e il settore pubblico. Si indichi una nuova variabile: T (prelievo fiscale senza trasferimenti) = imposte + contributi − trasferimenti. T esprime in modo netto il flusso di reddito che c'è tra il settore privato e il settore pubblico. A noi preme mettere in rilievo il saldo tra i due.

Saldo e uso delle imposte

Se i conti previdenziali sono in ordine, l'istituto di previdenza dovrebbe fare in modo che queste due grandezze si bilancino (trasferimenti e occupati). Per questo motivo rimane un saldo netto positivo presso le pubbliche amministrazioni: le imposte. Ma che uso viene fatto delle imposte? Servono per finanziare la spesa in beni e servizi (giustizia, sanità, istruzione, costruzione di infrastrutture).

Tuttavia, se i conti previdenziali non sono in ordine cioè i trasferimenti superano i contributi? Prendendo dalle imposte. Così facendo dalle imposte resta meno per coprire beni e servizi. Cosa accade se si vogliono avere più consumi e investimenti pubblici nonostante le imposte vengono erose dalla necessità di pagare investimenti?

Vi sono 2 modi: aumentando le imposte oppure indebitarsi (chi si indebita? Le pubbliche amministrazioni si indebitano nei confronti degli investitori che possono essere nazionali o stranieri) → un disavanzo delle pubbliche amministrazioni richiede un risparmio il quale può essere interno o esterno. Sorge il problema della sostenibilità del debito, comporta un rischio di insolvenza elevato.

Y = Yd - T (Reddito disponibile è uguale al reddito nazionale tolte le imposte nette, cioè i prelievi retributori al netto dei trasferimenti) → flusso di reddito che va dal settore privato al pubblico

Giriamo l'equazione → Y = Yd + T (il reddito complessivo è uguale al reddito disponibile + le imposte, quindi il reddito nella mani del settore privato + il reddito del settore pubblico)

Facciamo ora una scomposizione dell'equazione: Y = C + S (Savings) → Y = C + S + T (T=imposte nette)

Il reddito può quindi essere risparmiato, consumato o andare nelle mani della pubblica amministrazione sotto forma di imposte nette.

A questo punto dobbiamo ricordarci della scomposizione del PIL = C + I + G + NX

Uso delle spese

Per spese si intende l'uso di PIL che si fa, e dove va a finire questo flusso di produzione? Può esser utilizzato sotto forma di consumo ma questo comporta delle spese di investimenti + spesa pubblica + la spesa che fanno all'estero presso di noi meno la spesa che noi facciamo verso l'estero (esportazioni nette = esportazioni − importazioni)

Non c'è reddito senza produzione e dall'altro lato non c'è produzione senza distribuzione del reddito, perché quello che si produce viene prodotto attraverso l'uso di fattori produttivi, ma questi fattori devono essere retribuiti. Quindi noi sappiamo che Y = PIL (due facce della stessa medaglia: reddito nazionale è uguale al prodotto interno lordo).

Abbiamo scomposto il reddito nazionale e il prodotto interno lordo, quindi: C + I + G + NX = C + S + T (PIL=Y) → eliminiamo C da entrambi i lati e portiamo da sx S e T cambiandoli di segno e li ha collocati in una posizione che faceva comodo, quindi:

(I−S) + (G−T) + NX = 0 dove:

  • (I − S) = (C + I) − (C + S) spesa del sett. privato + reddito disponibile nel sett. privato → disavanzo
  • (G − T) = disavanzo del settore pubblico
  • NX = export − import, quindi disavanzo del settore estero

Ad esempio: Import 30 export 30 NX= +2 l'estero prende da noi 32 e ci da 30, vuol dire che è in disavanzo cioè spende 32 ma riceve da noi soltanto 30. L'estero spende più di quanto riceve da noi. 32 è il valore delle merci che da noi vanno all'estero, 30 è il valore delle merci che dall'estero viene a noi. L'estero quindi sta spendendo, comprando le nostre esportazioni. È quindi in disavanzo (in quanto NX è il disavanzo del settore estero).

Principio di coerenza

Torniamo quindi all'equazione: disavanzo sett. privato + disavanzo sett. pubblico + disavanzo sett. estero = 0

Questi 3 macrosettori sono comprensivi di tutto, quindi se c'è un macro settore in avanzo ce n'è uno in disavanzo: principio di coerenza.

Se ci sono questi avanzi/disavanzi, supponiamo che:

privato= -10

pubblico= +10

NX= 0 in pareggio export=import

-10+10+0= 0

In che modo il settore pubblico può coprire il proprio disavanzo? Serve un’intermediazione finanziaria. La presenza di surplus e deficit richiede che ci sia un modo di trasferire quello che è nel sett. Privato un eccesso di risparmio (se abbiamo -10 significa che il sett. Privato spende meno dei propri redditi). In che modo si può garantire questo trasferimento di risparmio dal settore privato al settore pubblico?

  • I mercati finanziari (acquistando titoli di stato, dove i risparmiatori hanno accesso diretto);
  • Sistema bancario (riceve risparmio dal settore privato ed effettua i propri impieghi).

Il PIL visto più da vicino

Il PIL è apparentemente semplice ma nella sua semplicità consente di andare molto a fondo su alcuni meccanismi di macroeconomia, in particolare ci sono due casi che possono essere studiati a partire dall'equazione (si tratta in realtà di una identità, in quanto sempre valida in virtù della definizione che viene data dalle variabili coinvolte, e che viene chiamata identità fondamentale della contabilità del reddito nazionale. È un'identità che mette in relazione fra di loro i saldi dei macrosettori):

Caso 1: Economia debole

Caso di economia debole (come l'Italia), dove questa identità ci sono di fronte ad un interrogativo molto attuale: un incremento di disavanzo del settore pubblico comporta forse una distruzione di risparmio? Vale a dire, questo incremento di disavanzo del settore pubblico non porterà a ridurre l'ammontare di risparmio disponibile per gli investimenti privati (cioè quello che riesce a far crescere l'economia)? Disavanzo vuol dire fare debiti e per coprire i debiti servono investitori.

Caso 2: Economia forte

Caso di economia forte (come gli Stati Uniti), caratterizzata da un forte eccesso di investimento rispetto al risparmio privato perché la società americana è un'economia che spende e da parte di consumatori il credito al consumo è molto sviluppato. Economia dove i risparmi sono relativamente pochi rispetto agli investimenti, la quota di PIL risparmiata è molto più bassa rispetto ad altre zone d'Europa.

Se I−S è positivo il settore privato è in disavanzo, se G−T è positivo il settore pubblico è in disavanzo il settore estero NX deve per forza essere negativo in quanto l'equazione deve risultare 0 (NX negativo vuol dire un eccesso di importazioni sulle esportazioni ed è il settore estero che deve finanziare questi disavanzi).

PIL (prodotto interno lordo) è un valore complessivo (stimato) dei beni e servizi. Questi beni e servizi sono molti e molto diversi tra di loro, e questi valori vengono sommati. Il PIL è una stima basato su campioni. Il valore si riferisce all'intera economia e si aggiorna ogni trimestre.

Interpretazione del PIL

Ma che interpretazione diamo al PIL? Nella microeconomia la moneta in sé non contava, la politica monetaria sí contava ma la sostanza delle cose non contava. Tuttavia nella macroeconomia si effettuano comparazioni del PIL rispetto alla popolazione, al debito pubblico e soprattutto agli altri anni e altri Paesi. Il PIL NON è né indicatore di ricchezza né di benessere. Esso rappresenta il flusso di produzione che si realizza grazie a questa ricchezza. La ricchezza è "quanto capitale, edifici, tecnologia, istruzione, risorse un Paese possiede.

Serie storica del PIL

Una serie di valori ordinati cronologicamente si chiama serie storica. Questa tabella si intitola "a prezzi correnti". La tabella rappresenta il PIL dal 2005 al 2014 in milioni di milioni. Nel 2009 vediamo una riduzione del PIL dovuto alla grande recessione del 2008, che vede una ricaduta nel 2012.

Quello che interessa a noi in questo contesto non è il valore assoluto, cioè quante migliaia di milioni, piuttosto i tassi di variazione del PIL nel corso del tempo. A noi interessano le proporzioni nel corso del tempo. Come varia, in che proporzioni, il PIL nel corso del tempo?

Prendiamo un certo PIL (2010) come termine di paragone per vedere il PIL degli altri anni quanto è stato rispetto al pil del 2010. Poniamo pari a 100 il PIL del 2010, allora il pil sarebbe poco superiore a 100 e quello del 2009 sarebbe meno di 100. Gli euro non contano, quello che interessa è mettere in rilievo la variazione del pil rispetto al pil di un certo anno → numero indice. 100(Pilt /Pil0).

Numero indice del PIL a base PIL0= t

Si deve scegliere un anno "anno base" della comparazione dove tutti i valori del Pil vengono rapportati. E poi calcolare tutti gli altri Pil. Se il Pil all'anno t è il doppio del Pil all'anno 0 il rapporto sarà 2, quindi il numero indice sarà pari a 200.

Variazioni di valore

Le variazioni di valore di anno in anno dipendono da:

  • Variazioni di prezzo in euro;
  • Variazioni di quantità prodotte.

L'indice di Pil può aumentare in parte perché sono aumentate le quantità, in parte per il mero fatto che sono aumentati i prezzi. Il passaggio importante da fare è quello di separare queste due componenti (di prezzo e di quantità) nelle variazioni del Pil nel corso del tempo.

Per effettuare questa separazione si utilizza il concetto di Pil a prezzi costanti. Pil a prezzi costanti si contrappone a Pil a prezzi correnti: costanti: il pil ha dentro di sé solamente le variazioni di quantità; correnti hanno dentro di sé variazioni di prezzo e variazioni di quantità: come si calcola il pil a prezzi costanti?

Prendiamo il 2014: se fossero variate solo le quantità e non solo i prezzi, quale sarebbe il valore del Pil? Attraverso dei calcoli specifici questo Pil viene ricalcolato applicando i prezzi dell'anno base. Questa tabella mostra il Pil a prezzi costanti all'anno base 2010. È chiaro che il Pil a prezzi correnti e Pil a prezzi costanti rispecchiano i valori dell'anno base.

Confronti nel tempo

Il Pil viene utilizzato per effettuare dei confronti nel tempo. Il Pil aumenta o diminuisce e di quanto aumenta? Per estrarre nel modo più nitido e semplice possibile, come evolve il pil nel tempo, ci conviene passare dalla serie storica del Pil alla serie storica dei numeri indice. L'indice è un rapporto dove al denominatore vi è il Pil di un certo anno prefissato il quale si sceglie in modo arbitrario e si chiama anno base. Non esistono numeri indice se prima non si è scelto un anno base - l'anno base va di 5 anni in 5 anni - e al numeratore vi è il Pil dell'anno che si vuole calcolare. Questo rapporto si moltiplica poi per 100, per eliminare i decimali.

Il numero indice a Pil nominale non ci dà una misura esatta in quanto questi mischiano gli effetti di due variazioni, quella del prezzo e quella della quantità. Questa sta a significare che i dati sul Pil sono "gonfiati" perché in realtà i prezzi sono aumentati e quindi questo aumento di prezzo di anno in anno ha fatto sì che il valore di numero indice fosse più alto di quello che noi ci aspetteremmo se noi guardassimo soltanto i fenomeni di tipo reale (→ recessione. Fenomeno di carattere reale, dove si produce di meno, con meno occupazione, minore uso delle risorse).

Componenti di prezzo e quantità

Vogliamo quindi poter separare le componenti di prezzo e quantità nell'esaminare i numeri indice di Pil. A questo si arriva calcolando il Pil a prezzi costanti (non è altro che un valore astratto, ipotetico, non si rileva direttamente dai dati, è un calcolo astratto) e si calcola quello che sarebbe stato il Pil se nei vari anni i prezzi fossero rimasti fissi al livello dell'anno base. Si prendono i prezzi dell'anno base e si valuta il Pil dei diversi anni a quei prezzi. Duranti gli anni l'unica cosa che varia è la quantità.

98.32 uguale a un rapporto tra 2009 e 2010. Cosa è stato il calo percentuale del Pil dal 2008 al 2009? Si fa la differenza fra 104.02 e 98.32 che equivale a -5.7. Da qui -5.7 va rapportato a 104.02 e moltiplicato per 100, quindi: -5.7 × 100/104.02 = -5.5%. 5.5% è la decrescita del Pil in termini reali, dal 2008 al 2009 (Pilt−Pilt−1)/Pilt−1.

Il tasso di crescita all'anno si calcola quindi con (Pilt−Pilt−1)/Pilt−1. Il tasso di diminuzione è molto più basso perché nel corso del 2009 i prezzi sono aumentati. In termini reali il Pil crolla del 5.5% ma in termini nominali a prezzi correnti diminuisce solo di 3.5%. Questo significa che nel corso dell'anno vi è stato un tasso di inflazione di circa 2% e questo dato viene coperto dall'incremento.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher naomi-anselmi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Opocher Arrigo.
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