MACROECONOMIA
COS’È E DI COSA SI OCCUPA?
La macroeconomia si occupa dello studio dei sistemi economici, nei quali ci sono
potenzialmente infinito consumatori e infiniti produttori. Quindi possiamo definire la
macroeconomia come una visione macroscopica dei problemi economici.
Inoltre, la macroeconomia si occupa dei rapporti di più sistemi economici, ovvero del
rapporto economico di una nazione con tutte le altre nazioni.
CONTABILITÀ NAZIONALE
La prima grandezza è quella relativa al PRODOTTO INTERNO LORDO (PIL). Analizzando
questa grandezza possiamo affermare che con il termine “prodotto” si intende
l’insieme dei beni e dei servizi (output) prodotti e consumati nell’arco di un anno
solare.
Con il termine “interno” si intende che il “prodotto” viene prodotto all’interno di una
nazione (a prescindere dalla nazionalità dei fattori produttivi).
Infine, con il termine “lordo” si indica il fatto che si producono dei beni per sostituirli
ammortamento.
ad altri beni che ormai sono già vecchi/logorati. Questo è detto
Definizione PIL: insieme dei beni e dei servizi prodotti e consumati nell’arco di un anno
solare all’interno di una nazione e al lordo degli ammortamenti.
Esiste anche un PRODOTTO NAZIONALE LORDO (PNL) o REDDITO NAZIONALE LORDO
(RNL) e si indica l’insieme dei beni e dei servizi prodotti e consumati in un anno solare
da una sola nazionalità e al lordo degli ammortamenti. Dunque il PNL misura il reddito
complessivo ottenuto dai fattori nazionali indipendentemente dal Paese nel quale
questi fattori sono stati utilizzati. Ad esempio, un’impresa italiana che produce e
consuma in un paese estero contribuirà al PIL di quel paese e al PNL dell’Italia.
COME POSSO DIRE SE È MAGGIORE IL PIL RISPETTO AL PNL IN UN
PAESE O VICEVERSA?
Per affermare che è più grande il PIL rispetto al PNL, o viceversa, devo conoscere la
struttura di produzione. Infatti, se sono un Paese che produce servizi, molto
probabilmente, questo paese esporterà i propri servizi in altri paesi, dunque bisogna
conoscere le caratteristiche della struttura di produzione di un paese.
COME SI MISURA IL PIL?
Il PIL si misura in tre modi:
1. Con la somma dei redditi percepiti dai fattori produttivi che hanno contribuito alla
produzione (reddito lavoro + reddito capitale).
2. Con la somma delle spese sostenute per l’acquisto di tutti i beni e servizi
scambiati.
3. Con il valore aggiunto che è il contribuito in termini di valore che un bene ottiene
nel corso della sua produzione. Inoltre nel corso della produzione intervengono dei
beni intermedi che portano alla formazione di un bene finale.
DEFINIZIONI
• Bene finale: è un bene pronto per essere consumato, come ad esempio un volo
aereo o una vacanza.
• Bene intermedio: è un bene parzialmente finito che diventa un fattore produttivo per
un’altra produzione. Ad esempio gli pneumatici.
• Forza lavoro di un paese: è l’insieme delle persone occupate e di quelle che cercano
un lavoro.
• Tasso di disoccupazione: è la percentuale di forza lavoro disoccupata.
• Inflazione: è l’aumento generalizzato dei prezzi dei beni e dei servizi. 1
• Tasso di inflazione: è la percentuale dell’aumento generalizzato dei prezzi dei beni e
dei servizi nell’arco di un anno solare.
CIRCUITO DEL REDDITO
Le relazioni economiche tra input (fattori produttivi) si distinguono in flussi reali e flussi
monetari/flussi nominali.
Il circuito del reddito è l’insieme di tutti i flussi reali e monetari all’interno di un
sistema economico tra i fattori produttivi.
• Se il circuito è allargato considero anche lo Stato.
• Se il circuito è allargato e aperto considero lo Stato, le imprese, le famiglie e l’estero.
In un circuito flusso chiuso tra famiglie e imprese esistono due flussi reali e due flussi
nominali. Per ogni flusso reale corrisponde uno nominale.
- Il flusso reale dalle imprese alle famiglie è costituito da beni e servizi.
- Il flusso reale dalle famiglie alle imprese è costituito dal lavoro.
- Il flusso nominale dalle imprese alle famiglie è il salario.
- Il flusso nominale dalle famiglie alle imprese è costituito dal prezzo per i beni
acquistati.
In un circuito allargato invece abbiamo questa situazione:
SCUOLA KEYNESIANA
Il pensiero macroeconomico è popolato da 7 scuole di pensiero, però le scuole che
hanno più rilevanza e che ci interessano maggiormente sono solo 4. Molto spesso,
queste scuole di pensiero sono state avvicinate a diverse linee di governo, quindi si
pensava che ciascuna di queste scuole fosse simpatizzante di un certo indirizzo
politico.
In particolare, analizziamo la scuola di pensiero di Keynes, economista britannico
il reddito di un
vissuto tra il diciannovesimo e ventesimo secolo, la quale afferma che
paese equivale al suo prodotto: immaginiamo che tutto ciò che viene prodotto in un
paese venga consumato, quindi possiamo anche affermare che tutti i consumatori 2
percepiscono un reddito, altrimenti non potrebbero consumare (si tratta dell’analisi di
una situazione ideale).
Però, per affrontare questo argomento dobbiamo introdurre la definizione di capitale:
noi sappiamo che il tasso di interesse corrisponde al prezzo del capitale e sappiamo
anche che se parliamo di capitale ci riferiamo ad un imprenditore e non ad un
consumatore, questo perché il capitale appartiene solamente all’imprenditore. Se
l’imprenditore vuole allargare il proprio capitale deve investire, e per investire gli
servono dei soldi. Così, l’imprenditore preleva i soldi che gli servono nelle banche, le
quali, a loro volta prelevano i soldi dalle famiglie.
Se vogliamo fare una rappresentazione grafica possiamo utilizzare questa:
intermediario finanziario.
Le banche, quindi, prendono il nome di
La famiglia percepisce un reddito, chiamato y, e può decidere di risparmiare un parte
di questo reddito (S) e di spendere l’altra parte di reddito (C).
Quindi il reddito è speso in consumi e in risparmi. Quando una famiglia decide di
obbligazioni,
risparmiare una parte del proprio reddito può acquistare delle ovvero dei
prestiti. Infatti, la famiglia, quando decide di risparmiare una parte del reddito, in
pratica, presta i propri soldi agli imprenditori. Però sussiste un problema, ovvero che le
famiglie non conoscono gli imprenditori ai quali prestano il proprio denaro e perciò ci
difetto di informazioni.
troviamo di fronte ad un Allora, gli imprenditori, per convincere
le famiglie a prestare i loro risparmi per allargare il proprio capitale, affermano che
loro, tramite i risparmi delle famiglie, vogliono produrre di più (in quanto il bene è
richiesto) o affermano che vogliono produrre meglio e quindi con maggior efficienza.
In conclusione, gli imprenditori propongono alle banche il loro progetto, e, a loro volta,
le banche propongono il medesimo progetto alle famiglie che vogliono risparmiare.
Dal momento che la famiglia presta i propri soldi all’imprenditore non potrà mai più
riaverli, ed è per questo motivo che esiste un tasso di interesse pagato
dall’imprenditore a favore delle famiglie. Quindi il tasso di interesse rappresenta un
costo per l’imprenditore.
Se il tasso di interesse è basso, si può investire maggiormente e quindi si ha più lavoro
e di conseguenza c’è un aumento del reddito nazionale. Con l’aumento del reddito
nazionale ci sono più persone che consumano e che risparmiano e quindi si innesca un
circuito virtuoso.
Dunque, Keynes propone a Roosevelt di stimolare la domanda per iniziare questo
circuito virtuoso.
Per la famiglia, il tasso di interesse è un premio, quindi vuole che aumenta sempre di
più; invece, per l’imprenditore il tasso di interesse rappresenta un costo, e quindi egli
vuole che si abbassi. Per questo diciamo che esiste un conflitto di interesse tra
imprenditore e famiglie.
Le banche sono definite intermediari finanziari perché si occupano dell’aspetto
monetario, ovvero monitorano il percorso economico sia delle imprese che delle
famiglie.
Inoltre, sappiamo che anche la banca viene remunerata (ricompensata) e questo
avviene in quanto le imprese e le famiglie pagano una tassa variabile alla banca, detta
profitto/margine di intermediazione. Se la banca si compra le obbligazioni o le azioni di
profitto/margine di interesse.
un’impresa riceve invece il 3
L’azione è un titolo di credito attraverso il quale si diventa imprenditori, e quindi si
partecipa, in modo attivo, nell’attività dell’impresa. Perciò se un’impresa ha dei profitti
futili, questi, a fine anno, possono essere divisi tra i soci (profitto dividendi). Ma se
l’impresa ha delle perdite, i soci possono perdere tutto.
Il reddito che può essere consumato o risparmiato viene percepito dalle imprese come
prodotto. Ma anche le imprese consumano, e se non consumano, esse rinvestono il
profitto/reddito famiglie. Se i risparmi equivalgono agli investimenti si parla di sistema
perfetto.
CARATTERISTICHE MACROECONOMICHE DELLA FUNZIONE DI CONSUMO
Il consumo delle famiglie dipende dal reddito (variabile indipendente)
Però esistono dei consumi che avvengono indipendentemente dal reddito e Keynes
consumo
chiama la quota di consumo in un sistema economico anche a reddito zero
autonomo. consumo di sussistenza.
Il consumo autonomo è anche definito come
Quindi, il consumo dipende dal consumo autonomo/di sussistenza al quale si somma
una quota di consumo che dipende anch’essa dal reddito.
FUNZIONE DI CONSUMO 4
• Per rappresentare la funzione di consumo, prendo un punto qualsiasi (C0) sull’asse
del consumo. Inoltre sono a conoscenza del fatto che se la collettività non produce
molto reddito, e che quindi è una collettività povera, il punto C0 sale. Dunque si
tratta di una funzione crescente perché c’è la presenza del segno +.
• Il simbolo “c” rappresenta il coefficiente angolare che rappresenta l’intensità e
sarebbe il rapporto tra la variazione del consumo e la variazione del reddito:
Cioè “c” è la percentuale che indica la parte del reddito che viene destinata al
consumo ( oppure si può anche dire che indica il consumo ogni volta che il reddito
aumenta di una quantità).
Il simbolo “c” è un numero compreso tra 0 e 1 (1=intero). Se ad esempio c=0,1, posso
dire che quella è una collettività molto risparmiatrice perché destina solo il 10% del
proprio reddito al consumo.
• Si dice che la propensione marginale al consumo è il complemento a uno della
propensione marginale al risparmio.
• Il consumo e il risparmio sono tra loro complementari, quindi se c’è una funzione di
consumo c’è anche una funzione di risparmio che dipende dal reddito.
FUNZIONE DI RISPARMIO 5
• È una funzione continuamente crescente.
• Ha intercetta negativa che indica che finché non sono arrivato ad un certo livello di
reddito (y1) non posso iniziare a risparmiare.
Noi siamo partiti con le seguenti ipotesi:
y= C+S per quanto riguarda le famiglie
y=C+I per quanto riguarda le imprese
Se tutto ciò che viene prodotto viene anche consumato o investito, quindi vorrà dire
che esiste un’uguaglianza tra S (risparmio) e I (investimento).
FORMAZIONE DEL REDDITO NAZIONALE
Per la formazione del reddito nazionale, Keynes introduce due canali:
1. J (immissioni)
4. W (prelievi)
Ciascuno di questi due canali prevede tre differenti “strade” che si possono percorrere
riferite a famiglie-imprese, Stato ed estero.
Per le immissioni, sono presenti le esportazioni (estero), la spesa pubblica (Stato) e gli
investimenti (imprese-famiglie).
Per i prelievi i canali di formazione del reddito sono: importazioni (estero), tassazioni
(Stato) e risparmi (imprese-famiglie).
• Per mantenere il sistema in equilibrio, c’è bisogno che gli investimenti siano uguali ai
primo modello di
risparmi (I=S), e con questa condizione, Keynes forma il
equilibrio. In questo modello lo Stato non interviene e non ci sono nemmeno
rapporti con l’estero.
RAPPRESENTAZIONE DELLA FUNZIONE DI INVESTIMENTO 6
• Se il reddito cambia, la funzione di investimento non subisce nessuna variazione in
quanto essa dipende dal tasso d’interesse.
• La funzione di investimento è una costante rispetto al reddito perché dipende dal
tasso di interesse e dalle aspettative degli imprenditori circa le variazioni del tasso di
interesse (ad esempio, se gli imprenditori sanno che domani il tasso di interesse sarà
più basso rispetto ad oggi, allora aspetteranno domani per investire).
• Questo tasso è definito TASSO DI RIFINANZIAMENTO PRINCIPALE, il quale viene
definito dalla Banca Centrale dell’unione Europea. A questo tasso di interesse di
rifinanziamento si ispirano tutte le altre banche.
• Tramite l’incontro tra la funzione di risparmio e la funzione di investimento, ottengo il
reddito di equilibrio (y*).
• Dopodiché, se un Paese ha reddito y0, che è inferiore rispetto al reddito di equilibrio,
si possono percorre diverse strade per aumentare yo a y*.
1. La prima è quella di ridurre gli investimenti alzando il tasso di interesse. In questo
modo si favoriscono le famiglie, le quali, piuttosto che consumare, preferiscono
prestare i propri soldi alle imprese, che però non li accettano per via dell’alto tasso
di interesse. La “strada” appena descritta non è conveniente perché così facendo si
abbassa il PIL.
5. La seconda strada più giusta da percorrere è quella secondo cui bisogna aumentare
il risparmio attraverso uno stimolo dei consumi. Però, secondo Keynes, deve
intervenire lo Stato per attuare questo canale di formazione del reddito. In questo
modo, Keynes introduce il secondo modello di equilibrio.
Nel secondo modello di equilibrio, il reddito (y) è uguale alla spesa aggregata (E).
Quest’ultima è data dalla somma tra consumi (C) e investimenti (I).
y=E=C+I
inoltre, E è uguale anche alla domanda aggregata (AD).
y=E=AD=C+I
La spesa aggregata è l’insieme dei beni e dei servizi domandati dalle famiglie alle
imprese, ed è per questo motivo che la spesa aggregata (E) può essere anche definita
come domanda aggregata (AD). 7
RAPPRESENTAZIONE DELLA FUNZIONE DI SPESA/DOMANDA
AGGREGATA (E/AD)
• Presenta lo stesso andamento e la stessa pendenza della funzione di consumo.
• La sua intercetta è data dalla somma dell’intercetta di C e di I.
• È parallela alla funzione di C, ma sollevata del valore degli investimenti (segnato in
verde).
A COSA SERVE LA FUNZIONE AD (E)?
• Uno dei Problemi di un Pese è capire a quale reddito ciò che viene prodotto viene
anche consumato. Per affrontare il problema, bisogna tracciare la bisettrice
dell’angolo retto, e quindi sia alla destra che alla sinistra della bisettrice ci sono
valori uguali.
• Se tutti i punti di quella bisettrice sono uguali, allora i valori di AD e y sono identici.
• Nel punto di incontro tra la bisettrice e la funzione AD, si ha che AD=y.
• Supponiamo che y* sia il reddito di equilibrio, però l’ISTAT ci informa che anche i
disoccupati trovino lavoro (piena occupazione dei fattori produttivi), allora il reddito
può aumentare fino a y0. Però con yo, la spesa aggregata è bassa, perciò devo
alzare la spesa aggregata fino ad AD’ attraverso lo Stato, le imprese o estero.
• Così, Keynes sceglie la spesa pubblica, quindi si affida allo Stato. L’ipotesi è quella di
accogliere una spesa pubblica per colmare la distanza tra AD* e AD’, che consente
l’aumento più che proporzionale del reddito. 8
Keynes apre questo modello allo Stato poiché pensa che solo esso possa colmare il
vuoto deflazionistico,
gap (ΔG) detto in cui la spesa aggregata (AD) è inferiore al
reddito (y) e di conseguenza dovrebbe aumentare fino al punto in cui la spesa
aggregata sia uguale al reddito.
Ad esempio, in Italia sono stati inseriti 80 euro nelle buste paga per stimolare i
consumi; dunque era una specie di sussidio dello Stato. Però, questa manovra non si è
rivelata efficiente perché non ha stimolato i consumi, ma anzi si verificò la situazione
opposta, ovvero che quei soldi offerti dallo Stato al cittadino non vennero spesi.
Inoltre, Keynes afferma che se c’è una nuova spesa pubblica ci saranno, per forza,
nuovi stipendi; quindi la propensione marginale al consumo cambia in positivo. Di
conseguenza, si destina una quota più alta del reddito al consumo e con questo
aumenta anche la domanda aggregata. Ma se la domanda aggregata aumenta nei
consumi, vuol dire che le imprese producono di più, quindi si verificano nuove
assunzioni e si affrontano nuovi avvenimenti.
Questa situazione è definita come MOLTIPLICATORE KEYNESIANO o MOLTIPLICATORE
DEL REDDITO.
Per raggiungere dei buoni risultati c’è bisogno che la spesa pubblica sia costruttiva.
COME LO SCRIVIAMO IL MOLTIPLICATORE DEL REDDITO?
Di fatto, il moltiplicatore del reddito è il rapporto tra ΔG e ΔY, ma in modo più specifico
il moltiplicatore del reddito può essere definito in tal modo:
La variazione del reddito è data dalla variazione delle immissioni moltiplicata per 1/1-c
c=propensione marginale al consumo 9
• c e s possono valere un numero compreso tra 0 e 1.
PROBLEMA TIPO t
Supponendo che un Paese abbia al tempo un reddito nazionale pari a 1000k
(1000*1000=1000000) e data una propensione ma
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