Macroeconomiamicroeconomia
Microeconomia: sistema produttivo analizzato con un’ottica dei singoli soggetti con un’ipotesi di nazionalità delle loro scelte. Ci occupiamo di un sistema decentrato sistema di economia di mercato. 30 anni fa era un sistema pianificato.
Macroeconomia
Macroeconomia: si occupa del sistema produttivo analizzato dal punto di vista aggregato. Esempio: se dal punto di vista micro è facile capire se un individuo risparmia il suo reddito, a livello macro non è detto, perché provare che tutte le famiglie risparmiano significa che le imprese avranno più scorte e ridurranno i costi, alimentando la produzione (possibili tagli agli stipendi e quindi di guadagno delle famiglie). Se tutte le famiglie risparmiano non è detto che il risparmio totale aumenti.
Crisi attuale e recessione
La capacità produttiva c’è (è presente il capitale fisso e il capitale dal punto di vista del lavoro). Il sistema produttivo potrebbe impiegare più lavoratori ma non lo fa. Invita tutti a spendere di più, ma questo non ha senso perché il reddito delle famiglie è diminuito. Nell’economia di mercato convivono il privato e il pubblico, la politica economica ha il compito di stabilire il livello di attività produttiva attraverso politiche macroeconomiche.
Politiche economiche
- Politiche fiscali: non riguardano solo le imposte, ma anche la spesa pubblica e la sua gestione, viene adottata per rilanciare un’economia in crisi di domanda con un mix di contrazione delle imposte e di espansione della spesa pubblica o una delle due. Facendo così si rischia di peggiorare il bilancio pubblico.
- Politiche monetarie: si riferisce alla quantità di moneta in circolazione. (Negli Stati Uniti la FED emette moneta liquida in cambio di titoli come contropartita.) Significa manovra sui tassi d’interesse. Quasi tutti i mesi la banca centrale si riunisce per prendere delle decisioni: la più importante riguarda i tassi d’interesse per rifinanziare le banche ordinarie.
- Politiche microeconomiche: sono riforme strutturali dei mercati come ad esempio quello dei prodotti o quello dei fattori produttivi. In un sistema economico dove convivono pubblico e privato uno degli obiettivi è il tasso di crescita, inteso come tasso di crescita del PIL.
Prodotto interno lordo
Il PIL rappresenta una grandezza con due significati. È espressa in termini monetari e vuol dire il valore di tutte le merci e servizi che uno stato è stato in grado di produrre in un certo periodo di tempo. Si ottiene moltiplicando la quantità dei beni prodotti per il loro prezzo di vendita e sommandoli tutti insieme, quindi mette insieme gli output del processo produttivo. (∑PxQ =PIL) Ma il PIL è anche dato dalla somma dei redditi andati a tutti coloro che operano nel sistema produttivo di quell’area. (REMUNERAZIONE DEI FATTORI PRODUTTIVI=PIL)
Esempio: in un’economia chiusa, non moderna, che produce dei beni, alla fine dell’anno il PIL sarà uguale a quello che è stato prodotto oppure si può scegliere un bene come unità di misura e calcolare il risultato dell’attività produttiva. Sarà anche uguale a tutti i redditi (lavoratori dipendenti remunerati in questo caso in natura). In un’economia di baratto i capitalisti saranno chi da il capitale e sono pagati con una parte del risultato del processo produttivo. L’utile sarà il risultato in natura, il compenso dei lavoratori dipendenti è sempre in natura. In una fase di recessione tutto il ciclo si influenza e gli effetti sono evidenti.
Moltiplicatore
Moltiplicatore: secondo Keynes illustra come far riprendere un sistema produttivo in recessione. In un’economia moderna si pone il problema della variazione del PIL da un anno all’altro che da come risultato un valore non utile poiché ha al suo interno 2 componenti P e Q. Quindi devo sapere come si scompone la crescita. (Se il prezzo non cambia e il PIL cresce significa che la mia crescita ha un significato positivo perché sono cresciute le quantità di prodotto vendute, mentre se la variazione del prezzo è in aumento questa va a logorare la crescita reale del PIL.) Noi dobbiamo soffermarci sulla componente quantitativa.
Grandezze macroeconomiche
Hanno due componenti: prezzi e quantità. Il tasso di crescita reale è il tasso di crescita del PIL al netto dell’inflazione. Nel 2012 in Italia il livello di attività produttiva ha subito un calo del -2,5%. Nel 2009 il PIL reale era diminuito di -5 punti percentuali. Prima di questa data il PIL cresceva di circa 1% l’anno, mentre ormai da circa 10/15 anni il livello di attività produttiva non cresce. Misurare il risultato del processo produttivo significa misurare qualcosa che si ottiene attraverso un certo lavoro, una certa fatica. Infatti il PIL è una delle misure di benessere di una collettività nazionale.
Altre variabili macroeconomiche
- Consumi: indicano il soddisfacimento dei bisogni, l’obiettivo di un sistema produttivo è soddisfare i bisogni.
- Investimenti: da un punto di vista aggregato, cioè macro (hanno un diverso significato nel linguaggio comune). Sono simultaneamente il risultato di un processo produttivo che vengono reinseriti in un nuovo sistema produttivo per aumentare la capacità produttiva futura (pongono le basi per una capacità produttiva futura).
- Risparmio: è un concetto diverso dal significato comune. In questo caso si tratta di un concetto residuale, infatti risparmia chi non spende tutto il suo reddito in beni di consumo. Il risparmio può essere definito come un mancato consumo. Ed è una grandezza flusso.
Le grandezze possono essere fondo o stock (= grandezza con riferimento a un dato istante come ad esempio il saldo del c/c, comprende tutte le grandezze che sono nello stato patrimoniale di un’impresa) oppure flusso (= grandezze definibili con riferimento ad un intervallo di tempo come ad esempio gli utili d’impresa, si trovano all’interno del conto economico di un’impresa.)
Come si misura il debito pubblico?
Si misura sulla base dei precedenti disavanzi (grandezze flusso). Mentre il debito pubblico è una grandezza stock. Per calcolare il debito pubblico bisogna calcolare di quanto è il disavanzo in un arco temporale e si aggiunge questo allo stock dato dalla somma dei disavanzi degli anni precedenti = questa è la relazione tra grandezza stock e grandezza flusso. Le grandezze stock spesso si ottengono sottraendo o aggiungendo grandezze flusso.
Esportazioni e importazioni
- Esportazioni: beni prodotti all’interno di un sistema produttivo e utilizzati da un altro sistema.
- Importazioni: beni prodotti da altri sistemi produttivi e utilizzati all’interno del nostro sistema produttivo. Parliamo di flussi espressi in termini monetari, ma che al loro interno hanno una componente reale. Le esportazioni sono beni a cui rinunciamo. (La Cina e gli Stati Uniti sono paesi che esportano molto, per motivi diversi, nel caso della Cina perché la sua valuta è tenuta costantemente sottovalutata. La Cina in cambio dei prodotti che vende ottiene $, questo ha permesso di accumulare riserve in $ da utilizzare per mantenere la propria moneta sottovalutata. Se l’accumulo tende all’infinito il modello predilige le esportazioni a danno dei cittadini cinesi e a favore delle persone dei cittadini esteri.)
Cambi e guerre valutarie
- Cambi: sono il rapporto di conversione da una valuta a un’altra e influenzano la competitività di un certo prodotto e di un paese.
- Guerre valutarie: sono il tentativo di certi stati di influenzare il cambio della propria valuta per avere dei guadagni in termini di competitività. Negli anni ’30 c’è stata una caduta produttiva di 30 punti percentuali a causa della guerra valutaria. Ci può essere la tentazione di dire che il cambio si deprezzi per dare maggiore competitività ai beni di un paese e per poter invadere altri paesi. Il risultato di questa guerra è lo scatenarsi di un ciclo di svalutazioni che non vanno a beneficio di nessuno.
Interesse
Interesse: è il compenso per chi si priva temporaneamente della disponibilità di una somma liquida. Si determina sulla base del capitale, del tempo e del tasso d’interesse. È imprevedibile perché è uno strumento di intervento della politica moderna.
C’è differenza tra il tasso d’interesse di un soggetto e di un altro per due motivazioni:
- Differenza del rischio del debitore, che va a determinare lo spread (maggiore è il rischio di insolvenza del debitore e maggiore sarà il tasso d’interesse);
- Differenza di cambio e quindi di valuta in cui è espresso il debito o il credito. In Europa a proposito dei cambi è in vigore un’unione monetaria che comprende 17 paesi. Esiste un sistema di cambi che possono essere fissi, variabili o flessibili. Dopo la seconda guerra mondiale per 30 anni abbiamo avuto degli operatori che hanno fatto restare fisso il cambio. Oggi viviamo in un contesto istituzionale dei cambi flessibili, ma si tratta di flessibilità controllata in quanto le banche centrali possono intervenire per modificare il cambio a loro discrezione se il cambio va a influenzare i loro obiettivi. C’è da tenere conto però che per la BCE il cambio non è un obiettivo, mentre lo è la stabilità monetaria. Quindi in questo caso il cambio può essere una variabile strumentale, questo ha dichiarato il presidente della BCE Mario Draghi.
Interesse può essere: prime rate per i finanziamenti alla clientela migliore. Esistono oggi dei sistemi di qualificazione del rischio di credito che vengono espressi tramite il rating che è la valutazione che viene attribuita a chi richiede un finanziamento, è una sintesi della valutazione di affidabilità.
Down grade è l’aggravio del costo di finanziamento causato dal peggioramento del rating. Spread è la differenza tra l’interesse pagato da uno stato per finanziarsi rispetto a quello pagato da uno stato di riferimento. Quali dinamiche spingono verso l’alto il rapporto debito pubblico/PIL? Come invertire queste dinamiche? Dallo spread dipende la sostenibilità del debito pubblico. In Italia il rapporto debito pubblico/PIL è circa del 130%. Inoltre la differenza di tassi d’interesse è dovuta anche alla differenza di valute, infatti in questo caso dovrò pormi il problema della conversione di una delle sue somme di impiego di valuta nell’altra tenendo sott’occhio il rischio di cambio che va a influenzare il tasso d’interesse.
Inflazione
La dinamica dei prezzi relativi dei beni influenza gli acquisti dei consumatori, mentre dall’altra parte la dinamica dei prezzi relativi dei fattori produttivi influenza gli acquisti delle imprese. A seguito del meccanismo di efficienza allocativa i fattori produttivi che sono più a buon mercato sono quelli più utilizzati. I prezzi relativi sono diversi dai prezzi assoluti che riguardano il livello generale dei prezzi. Quindi l’inflazione è l’andamento del livello generale dei prezzi. (Posso utilizzare il termine deflatore come sinonimo di indice dei prezzi).
Come componiamo il paniere? Lo componiamo attraverso un insieme ragionato di beni rappresentativi con periodici aggiustamenti di questi beni che compongono il paniere. Il procedimento è arbitrario cioè è il risultato di ipotesi che potrebbero essere criticate. Oggi è di qualche punto percentuale, mentre negli anni ’70 era del 20% l’anno. Se l’inflazione è alta e non si modificano le quantità acquistate ci si ritrova impoveriti. Infatti se l’inflazione aumenta del 20% il livello di tutti i prezzi di tutti i beni di quel paese aumentano del 20%, e se al pari di questa manovra aumentano anche gli stipendi del 20% per le famiglie non ci sarebbe alcuna modifica del livello della propria ricchezza.
Mentre nel caso in cui il 20% è una media significa che ci sono dei prezzi che aumentano e altri che diminuiscono, e questo è fonte di arricchimento/impoverimento di molti. Il meccanismo dell’influenza è casuale, distorsivo e iniquo. Esempio: se l’inflazione in Italia è > di quella in Germania ed esse scambiano prodotti, quelli Italiano perdono competitività nei confronti della Germania. Come si può recuperare la competitività? Se ci fosse ancora la lira si potrebbe ridurre il cambio, ma dato che ormai ci troviamo in un’unione valutaria questo non si può più fare. L’inflazione va combattuta. Nel dopoguerra l’inflazione ha ridotto il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia e di diversi altri paesi. Ci hanno rimesso tutti i risparmiatori che detenevano titoli di stato a reddito fisso. Questa può essere combattuta dalle banche centrali comunicando che verrà ridotto il debito pubblico per tamponare a certe situazioni. L’inflazione colpisce in modo diverso le diverse grandezze macroeconomiche.
Produttività e costo del lavoro
La produttività marginale dei fattori produttivi data dal rapporto. La produttività media tra l’intero prodotto e l’intero lavoro. CLUP è il costo del lavoro per unità di prodotto. Quando sentiamo parlare della contrapposizione tra austerità e crescita stiamo parlando della sostenibilità del rapporto debito pubblico/PIL, quindi bisogna cercare di sapere se le prospettive del paese sono di default o di risanamento e quindi gli atteggiamenti dei risparmiatori e degli investitori.
Bilancia dei pagamenti
Se ho più esportazioni la mia bilancia dei pagamenti sarà positiva, mentre se ho più importazioni la mia bilancia dei pagamenti sarà negativa. Questa riguarda tutti i paesi che vivono in un sistema economico con scambi con altri paesi. Esempio: la Cina che esporta molto ha una bilancia dei pagamenti positiva e vede crescere i crediti che essa ha verso i paesi esteri. È un creditore netto che vede crescere i propri crediti. Un debitore netto sono gli Stati Uniti e altri paesi con una bilancia dei pagamenti negativa. La bilancia dei pagamenti è anche il documento dove si concentrano le differenze di uno squilibrio dell’economia reale.
Esempio: la Cina rinuncia a utilizzare una parte dei beni che produce, e ha un elevato tasso di risparmio. Gli Stati Uniti fanno il contrario, hanno un risparmio molto basso e inferiore ai propri investimenti perché ricevono dalla Cina e da altri paesi i beni necessari per i loro investimenti.
Squilibri economici
- Valutari: quando una moneta ha un cambio che non riflette quello che dovrebbe essere, quindi il cambio risulta sotto/sopravvalutato.
- Finanziari: sono i paesi che vedono crescere i propri crediti verso l’estero e altri che vedono aumentare i propri debiti verso l’estero. In questo caso si corre il rischio che i creditori cambino idea e vogliano essere rimborsati dei propri crediti. (Gli Stati Uniti saldano i propri debiti facendo importare dalla Cina i propri beni.) Questo implicherebbe un cambio di vita drastico del paese, si andrebbe incontro a grandi turbolenze in campo internazionale se gli aggiustamenti di fanno repentinamente e non man mano.
- Reali: ci sono paesi che spendono troppo rispetto a quanto hanno prodotto e paesi con un atteggiamento frugale. Quindi paesi che risparmiano troppo e altri che lo fanno troppo poco.
Aspetti istituzionali
1957 comunità economica europea con 6 paesi. 1993 Unione Europea cambia solo il nome. Oggi comprende 27 membri più uno entrante (Croazia). In quest’area sono avvenuti processi di liberalizzazione degli scambi (merci, servizi, lavoratori e capitali). Questo è positivo fino a un certo punto perché all’interno ci sono paesi che applicano le liberalizzazioni, ma allo stesso tempo hanno dei limiti di integrazione mondiale.
Dal 1999 c’è l’Unione Monetaria Europea che attualmente conta 17 membri dell’area Euro. Con il trattato di Maastricht si definisce l’Unione Monetaria Europea e questo è stato incorporato al trattato di Roma in cui è stata definita l’Unione Europea, e qui si ritiene che un paese dell’Unione Europea debba prima o poi appartenere all’UEM. Ci sono dei paesi che non hanno aderito all’unione monetaria, mentre altri non ne hanno i requisiti. È richiesto un percorso per i paesi che vogliono entrate che avranno nel momento dell’ingresso dei risvolti sia in benefici che in costi.
Stime di crescita e crisi economiche
Oggi la comunità europea dovrebbe aggiornare le stime di crescita. Anni 2008/2009 crisi, in America esplode la crisi dei mutui subprime e rende evidente la globalità della crisi. Politica di correzione: fiscale e monetaria di tipo aggressivo per cercare di riavviare un crescita nel minor tempo possibile. Nel 2011 sorgono i primi problemi del debito sovrano in paesi come Grecia, Portogallo e Irlanda, e attualmente anche in Italia. Sono stati fatti dei provvedimenti che hanno raffreddato l’economia, infatti in questa situazione fare delle previsioni per 2/3 anni è molto difficile.
Variabili esogene
Commercio internazionale indica bene la situazione congiunturale. L’economia reale a livello globale è in crescita e questo da un forte impulso al commercio internazionale, mentre in casi di recessione e di crisi avviene una contrazione del commercio internazionale. L’Italia è un paese che importa più materie prime.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.