Estratto del documento

Microeconomia vs macroeconomia

Microeconomia: si occupa dello studio dei singoli agenti economici, dello studio dei comportamenti delle famiglie, imprese (unità economiche) e come esse vanno ad influenzare le principali variabili economiche (prezzi, ...).

Macroeconomia: si occupa dello studio di grandezze aggregate economiche, del PIL, della disoccupazione, dell'inflazione.

Prodotto interno lordo (PIL)

Il prodotto interno lordo misura il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese in un determinato periodo di tempo (di solito l’anno).

Nelle parole dell’economista Diane Coyle, il PIL “Tutto ciò che va dai chiodi agli spazzolini da denti, trattori, scarpe, tagli di capelli, consulenza gestionale, pulizia delle strade, lezioni di yoga, piatti, bende, libri e i milioni di altri servizi e prodotti nell’economia.”

Spiegazione della definizione

Bisogna distinguere i beni:

  • Durevoli: beni che hanno durata nel tempo (ad esempio automobili, elettrodomestici, ...)
  • Non durevoli: beni che hanno una durata limitata nel tempo (ad esempio generi alimentari, ...)

Beni e servizi possono essere:

  • Finali: beni e/o servizi destinati all’utilizzatore finale
  • Intermedi: beni e/o servizi che vengono riutilizzati nel processo produttivo per realizzare beni finali

Esistono beni che possono essere contemporaneamente finali e intermedi, come ad esempio la farina: essa si può comprare al supermercato, ma a sua volta può essere anche utilizzata in processi per beni finali, come la produzione di pane.

Il valore di mercato di beni e servizi finali prodotti all'interno del sistema economico viene calcolato attraverso l’utilizzo dei prezzi.

Bisogna fare una distinzione tra PIL e PNL. Il PNL è ciò che viene prodotto dai residenti sia all’interno che al di fuori dei confini di un paese, mentre il PIL riguarda solamente ciò che viene prodotto all'interno del paese.

Determinato periodo di tempo → può essere un mese, ma generalmente viene considerato l’anno. In Italia è l’Istat che si occupa di fornire i dati relativi al PIL.

Come viene calcolato il PIL

Per il calcolo del PIL, esistono 3 metodi:

  1. Lato della spesa: valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo. Spesa totale effettuata dalle famiglie, dall’imprese, dallo Stato e dai residenti di altri paesi.
  2. Lato della produzione: somma del valore aggiunto in un’economia in un dato periodo di tempo. Il valore aggiunto è la differenza tra il valore dell'output prodotto dall’impresa (valore del bene finale) e input, ovvero il valore dei beni intermedi utilizzati nei processi produttivi; è considerato il valore che l’impresa aggiunge per realizzare il bene finale.
  3. Lato del reddito: somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo. I redditi possono essere sia da dipendente, ma anche da autonomo e da capitale.

Esempio

Supponiamo che la produzione di pane avvenga con il concorso di 3 imprese:

  • A (impresa agricola): produce grano e non acquista input da altre imprese
  • I (impresa industriale): acquista grano (input) e lo trasforma in farina
  • C (impresa commerciale): acquista la farina dall’impresa industriale (input), la trasforma in pane e lo distribuisce all’utilizzatore finale

Profitti: differenza tra i ricavi totali e i costi totali (beni intermedi + salari)

Tre metodi del calcolo del PIL

  • Lato della spesa → valore produzione del bene finale = 1000
  • Lato della produzione → valore aggiunto totale (ricavi - beni intermedi), somma dei valori aggiunti di ogni impresa
    • V. agg. A: 200-0= 200
    • V. agg. I: 700-200=500
    • V. agg. C: 1000-700=300
    • TOT: 200+500+300=1000
  • Lato del reddito → somma dei redditi di A, I e C (salari + profitti)
    • Redditi A: 200+0= 200
    • Redditi I: 410+90= 500
    • Redditi C: 160+140= 300
    • TOT: 200+500+300= 1000

PIL nominale

Il PIL nominale è chiamato anche Pil a prezzi correnti ed è la somma delle quantità dei beni e servizi finali valutati al loro prezzo corrente. Il suo calcolo è semplice: si devono prendere tutte le quantità di beni e servizi finali prodotti all’interno di un determinato paese in un preciso arco di tempo e si moltiplicano per i rispettivi prezzi di quell’anno; si tratta della sommatoria di n quantità di beni finali prodotti nell’anno t per i rispettivi prezzi di quell’anno.

Il PIL nominale cresce nel tempo, perché la produzione di beni e servizi cresce nel tempo e anche perché il prezzo di beni e servizi cresce nel tempo.

Il calcolo del PIL nominale può presentare delle difficoltà quando si confrontano valori di due anni differenti. Se si ha un incremento del PIL, bisogna capire se questo sia dovuto ad un aumento delle quantità prodotte o ad un aumento dei prezzi. Per ovviare a tale problema si procede con il calcolo del PIL reale.

PIL reale

È chiamato anche Pil a prezzi costanti, ed è la somma delle quantità di beni e servizi finali valutati a prezzi costanti. Si deve prendere un determinato anno base e si moltiplicano le quantità prodotte in un anno n per i prezzi dell’anno base. In altre parole, si tratta della sommatoria di n quantità di beni finali prodotti nell’anno t per i rispettivi prezzi dell’anno base 0. In questo modo, quando si confrontano due PIL di anni differenti, è possibile capire se un ipotetico incremento è dovuto ad un aumento delle quantità o meno.

Esempio

Nella realtà il calcolo del PIL nominale e reale è molto più complesso: i beni sono moltissimi e possono esserci anni di riferimento in cui certi beni sono usciti o entrati nel mercato e quindi non esiste un loro prezzo di riferimento (ad esempio i cellulari). Un altro problema è che in alcuni casi l’aumento dei prezzi è dovuto ad un aumento qualitativo dei prodotti: nel calcolo del PIL bisogna tener presente anche questo fenomeno; l'Istat lo calcola attraverso il metodo dei valori concatenati.

Il PIL nominale ha un incremento maggiore rispetto al PIL reale, in quanto esso tiene in considerazione anche dell’aumento dei prezzi.

PIL mondiale

Ci sono stati periodi di recessione del PIL mondiale:

  • 1918: spagnola
  • 1929: crisi di Wall Street
  • 2008/2009: crisi
  • 2020: crisi dovuta alla pandemia

Le principali cause che hanno determinato la recessione sono:

  • Spezzamento le catene produttive: alcuni paesi hanno avuto difficoltà ad importare prodotti provenienti dall’estero a causa della chiusura di tali imprese, oppure a causa della limitazione dei trasporti (ad esempio i beni importati dalla Cina).
  • Shock all’offerta: la limitazione della mobilità delle persone ha comportato una riduzione della produzione e di conseguenza una riduzione dell’offerta.
  • Shock alla domanda: la riduzione dei redditi delle persone ha comportato la riduzione dei consumi anche a causa della limitazione della mobilitazione delle persone.

PIL reale pro-capite

Il PIL permette di misurare l’attività economica, ma non consente di misurare il tenore di vita di un paese. Il PIL reale pro-capite permette di calcolare la ricchezza delle persone, attraverso il rapporto tra PIL reale e la popolazione del paese.

Il bastone da Hockey della storia

L’andamento del grafico assomiglia ad un bastone da Hockey. Rappresenta l’andamento del PIL pro-capite dal 1650 al 2016. Fino alla metà del 1700, non ci sono differenze significative tra paesi. A partire dal 1750 iniziano a delinearsi le prime differenze: in alcuni paesi si verifica il cosiddetto take-off (Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Italia), mentre in altri il processo di crescita avviene molto dopo (Cina, India).

Tasso di crescita del PIL

Per valutare l’andamento di un’economia da un anno ad un altro, gli economisti considerano il tasso di crescita del PIL. I periodi di crescita positiva del PIL sono chiamati espansioni, mentre i periodi di crescita negativa del PIL sono detti recessioni. Il tasso di crescita è dato dal rapporto dalla variazione del PIL in un determinato anno e il livello iniziale del PIL.

  • t: determinato anno
  • Y: PIL

Esempio, crescita del PIL in Italia nel 2017

Mercato del lavoro

Tra la popolazione totale di un paese si può distinguere la popolazione in età lavorativa costituita da tutti coloro che possono lavorare e che hanno un’età compresa tra 15 e 64 anni. Dalla popolazione in età lavorativa si può distinguere:

  • Popolazione inattiva: tutti coloro che non lavorano e non sono alla ricerca di un’occupazione
  • Forza lavoro costituita da
    • Occupati: coloro che possiedono un’occupazione; secondo un’indagine condotta dall’Istat, sono coloro che se, nella settimana che precede quella in cui viene condotta l’intervista, hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito in qualsiasi attività
    • Disoccupati: coloro che non hanno un’occupazione, ma che sono disponibili a lavorare. Secondo l’Istat, sono considerati disoccupati coloro che hanno compiuto almeno un’azione di ricerca di lavoro nelle ultime quattro settimane

Tasso di disoccupazione: percentuale di disoccupazione sulla forza lavoro; rapporto tra il numero dei disoccupati e la forza lavoro

Tasso di occupazione: rapporto tra occupati e popolazione in età lavorativa

Tasso di attività: rapporto tra forza lavoro e popolazione in età lavorativa

I lavoratori scoraggiati rappresentano un problema, in particolare per il tasso di disoccupazione: non vengono inclusi tra i disoccupati, ma inseriti dall’Istat negli inattivi disponibili a lavorare. Essi sono disoccupati che hanno smesso di cercare un’occupazione in quanto scoraggiati, ma lo accetterebbero nel caso si presentasse l’occasione. Per questo motivo, molti economisti per valutare il mercato del lavoro, prendono in considerazione il tasso di occupazione, anziché quello di disoccupazione.

Inflazione o deflazione

Si tratta della variazione percentuale del livello generale dei prezzi. Se si ha un aumento del livello generale dei prezzi si parla di inflazione, se si ha una diminuzione si parla di deflazione. Si calcola attraverso la differenza tra il livello generale dei prezzi in un determinato anno t e il livello generale dei prezzi dell’anno precedente t-1, fratto quest’ultimo.

In questi ultimi anni, abbiamo assistito ad un aumento del tasso di inflazione, dopo un periodo di stabilità. Questo incremento è dovuto all'apertura improvvisa delle attività economiche seguita da un aumento della domanda, che non ha potuto soddisfare nell’immediato perché per alcune imprese è stato difficile procurarsi le materie prime. Una delle cause dell’aumento dei prezzi è anche il rincaro dei beni energetici.

Effetto base: si riferisce al fatto che i prezzi negli anni passati sono stati più bassi.

Come viene calcolato il livello generale dei prezzi?

Esso viene calcolato attraverso il deflatore del PIL, una variabile calcolata attraverso il rapporto tra il PIL nominale dell’anno t e il PIL reale nello stesso anno t. Se si utilizza il deflatore del PIL non si tiene conto del consumo dei beni da parte delle famiglie, in quanto si considerano informazioni in merito al prezzo medio della produzione. Per ovviare a questo problema l’Istat calcola l’Indice dei prezzi al consumo (IPC).

Per la misurazione dell’IPC, viene calcolato un indice dei prezzi tenendo conto di un paniere di beni consumati da una famiglia tipo di quel paese. Nell’ultimo anno si è verificato un ampliamento della lista dei prodotti consumati, come ad esempio mascherine, tamponi, psicoterapia, …

Confronto tra deflatore e IPC

Fino al 2010 i due andamenti sono simili, dopo il 2010 si possono notare delle differenze. Tale differenza è dovuta dai beni importati i quali rientrano nel IPC, ma non nel deflatore del PIL.

Legge di Okun

La legge di Okun fa riferimento alla relazione tra la variazione del tasso di disoccupazione e la crescita del PIL. Tale legge deriva dall’economista Arthur Okun, il quale notò una relazione inversa tra variazione del tasso di disoccupazione e crescita del PIL: una maggiore produzione comporta maggiore occupazione.

Y: coefficiente di regressione, definito coefficiente di Okun, dimostra una relazione inversa tra variazione del tasso di disoccupazione e crescita del PIL.

La retta di regressione è inclinata verso il basso e descrive la nuvola di punti: un aumento della produzione è associato ad una diminuzione della disoccupazione. Ad esempio nel caso degli Stati Uniti, ad una crescita del 1% del PIL, segue una decrescita del tasso di disoccupazione pari a 0.37%. In seguito al 2009, il PIL decresce e di conseguenza il tasso di disoccupazione aumenta.

In Italia: Il coefficiente di Okun è negativo (pendenza negativa della retta di regressione): all'incremento del tasso crescita del PIL si associa una riduzione del tasso di disoccupazione. Non sempre ad una crescita del PIL è associata una riduzione del tasso di disoccupazione (relazione diretta), dovuta a periodi storici precisi in Italia.

Curva di Phillips

La curva di Phillips fa riferimento alla relazione tra il tasso di disoccupazione e il tasso di inflazione. Tale curva prende il nome dall’economista Alban William Phillips, il quale utilizzando i dati del Regno Unito dal 1861 al 1913, notò una relazione inversa tra il tasso di disoccupazione e il tasso di variazione dei salari monetari. Ad un aumento del tasso di disoccupazione si associa una riduzione dei salari monetari (dei prezzi).

La variazione dei salari monetari è direttamente proporzionale con la variazione dei prezzi, allora si può affermare che esiste una relazione inversa tra tasso di variazione dei prezzi e tasso di disoccupazione. Si può osservare che non sempre esiste una relazione inversa. La retta di regressione è inclinata verso il basso, sebbene non interpreti la nuvola di punti bene come per la legge di Okun.

Orizzonti temporali differenti

  • Breve periodo: arco di qualche anno; l’ipotesi è che capacità produttiva data e prezzi fissi. Si considerano prezzi e capacità produttiva come dati fissi, ci vuole del tempo per variare gli investimenti e i prezzi sono legati ai costi (retribuzioni), legati quindi a contratti che durano per qualche anno. Se la capacità produttiva e i prezzi sono fissi, il livello di produzione e occupazione viene determinato dalla domanda aggregata.
  • Medio periodo: si considera la capacità produttiva data e prezzi variabili. Ad una variazione della domanda aggregata si associa una variazione dell’occupazione a cui farà seguito una variazione dei prezzi.
  • Lungo periodo: periodo di tempo sufficientemente lungo perché la capacità produttiva di un paese sia variabile. Il comportamento del sistema economico è oggetto d’analisi della teoria della crescita, la quale si chiede in che modo l'accumulazione di capitale sia fisico che umano e il progresso tecnologico vanno ad un influenzare il tasso di crescita del PIL pro-capite e di conseguenza sul tenore di vita della popolazione.

Il mercato dei beni

Composizione del PIL dal lato della spesa:

  • Consumi, variabile C: è la spesa per consumi finali nazionali, spesa effettuata dai residenti/consumatori di beni e servizi finali prodotti sia in Italia che all’estero.
  • Spesa pubblica, variabile G: è la spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche, spesa effettuata dallo Stato e dagli enti pubblici per l’acquisto di beni e servizi. Include:
    • Consumi pubblici: ad esempio attrezzature per edifici pubblici, stipendi per dipendenti pubblici, sanità, istruzione, …
    • Investimenti pubblici: ad esempio costruzione di scuole, strade, …
    Non sono compresi i trasferimenti pubblici (pensioni, interessi sul debito pubblico), perché tali variabili non sono acquisti di beni o servizi, non sono effettuati in corrispondenza di una contropartita.
  • Investimenti, variabile I: si fa riferimento a
    • Investimenti fissi lordi, i quali si dividono a loro volta in
      • Investimenti non residenziali: acquisto di nuovi macchinari e impianti da parte delle imprese.
      • Investimenti residenziali: acquisto di case o appartamenti da parte degli individui.
    • Variazioni delle scorte: calcolate come differenza tra le quantità prodotte di beni in un certo anno e le quantità vendute. Se la produzione eccede le vendite, le scorte di magazzino aumentano: l’investimento delle scorte è positivo. Se la produzione è inferiore alle vendite, le scorte si riducono: l’investimento in scorte è negativo.
  • Importazioni di beni e servizi, variabile IM: acquisto di beni e servizi prodotti all’estero; rientrano con il segno -, in quanto prodotti all’estero (nel calcolo del PIL si considerano solo beni e servizi prodotti all’interno del paese).
  • Esportazioni, variabile X: acquisto di beni e servizi nazionali (prodotti sul territorio nazionale) da parte del resto del mondo; rientrano con il segno +.
  • Esportazioni nette, variabile NX: differenza tra le esportazioni e importazioni. Se le esportazioni eccedono le importazioni, il paese registra un avanzo commerciale. Se le esportazioni sono inferiori alle importazioni, il paese presenta un disavanzo commerciale.

Tutte le variabili fanno parte della domanda aggregata di un’economia, che viene indicata dalla variabile Z.

Domanda totale di beni Z

Per il calcolo della domanda aggregativa di beni bisogna fare una distinzione:

  • Economia aperta: quando un paese ha scambi anche con l’estero → consumi + investimenti + spesa pubblica + esportazioni nette
  • Economia chiusa: il paese non scambia con l’estero (modello più semplice) → consumi + investimenti + spesa pubblica
Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 101
Macroeconomia Pag. 1 Macroeconomia Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 101.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Macroeconomia Pag. 91
1 su 101
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher daisy2002 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Fioroni Tamara.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community