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Macroeconomia

Introduzione alla macroeconomia

La macroeconomia si occupa dello studio del funzionamento dell’economia nel suo complesso; studia il comportamento del sistema economico, intesa come area economica ben definita. Effettua un’analisi delle relazioni esistenti tra le variabili aggregate (PIL, relazione tra consumo e reddito: relazione POSITIVA; relazione tra investimento e tasso di interesse: relazione NEGATIVA. Una relazione tra grandezze può essere positiva, se all’aumentare di una aumenta l’altra e viceversa; è negativa, quando all’aumentare di una diminuisce l’altra e viceversa.) e le variabili stesse.

La grande crisi del 2008

L’economia mondiale nel 2008 è stata colpita da una disastrosa crisi economica, la peggiore dalla Grande Depressione del 1929. Il tasso di crescita della produzione mondiale, che si attesta solitamente al 4-5% annuo, fu addirittura negativo nel 2009. Da allora, il tasso di crescita è tornato positivo e l’economia mondiale si sta lentamente riprendendo. Tuttavia, la crisi ha lasciato numerose cicatrici e le preoccupazioni non sono finite.

Andamento del PIL dal 2001

Dal 2001 in poi, il tasso di crescita del PIL delle economie avanzate e non, che andava aumentando da un anno all’altro, si è arrestato nel 2007 a seguito dello scoppio della Great Recession, registrando tassi di crescita negativi. Dal 2009 complessivamente iniziano a registrarsi tassi di crescita in aumento. Il ciclo economico è sincronizzato, perché la correlazione tra i tassi è elevata, quindi se un Paese subisce uno shock, questo ha effetti sugli altri paesi. Questa può essere una spiegazione del perché se negli USA scoppia una crisi, questa diventa mondiale.

Origini della crisi negli USA

Tutto ebbe inizio negli USA con l’aumento dei prezzi degli immobili, per poi diminuire piano piano e drasticamente all’inizio della crisi. Debitori subprimer: coloro che hanno più possibilità di non riuscire a restituire il debito. Il periodo ombreggiato (nello schema bianco e grigio) è l’entrata e la fine di un periodo di recessione. Le banche centrali hanno l’obbligo di mantenere l’inflazione ad un determinato livello.

Se l’economia esce dalla recessione, il PIL aumenta e aumenta l’occupazione ecc. si determina così un periodo di espansione al quale la banca centrale risponde aumentando il tasso di interesse per rafforzare l’economia: es. prestiti statunitensi dove il tasso è variabile, i debitori subprimer devono pagare più interessi e saranno sempre insolventi. In questi casi le banche pignorano i beni (case) per ripagarsi il debito, successivamente però il mercato immobiliare ha un cedimento: il prezzo delle case aumenta e la domanda diminuisce, di conseguenza il prezzo sale. Quindi anche se le banche avessero venduto le case pignorate, il valore sarebbe stato minore del prestito iniziale quindi inizia la cartolarizzazione.

Molti di questi mutui erano a tasso variabile o misto (metà fisso e metà variabile) collegati al tasso d’interesse della Fed le rate del mutuo crescevano all’aumentare dei tassi d’interesse e diminuivano con il loro decrescere. Con la ripresa economica, i tassi d’interesse aumentano e con essi le rate del mutuo per i subprimer. Trattandosi proprio di mutuatari subprimer, cioè già a rischio di insolvenza, in molti casi la crescita delle rate condusse a diverse insolvenze. In questi casi le banche agiscono pignorando la casa. Il problema venne dopo, quando il mercato immobiliare (fino ad allora cresciuto enormemente) iniziò a dare segni di cedimento. I prezzi delle case americane crollarono il valore della casa pignorata era inferiore alla somma di denaro prestata con il mutuo subprime perdite anche per le banche e non solo per quelle che operavano con i mutui.

I vari operatori quindi compravano questi pezzetti di derivati. Quando le insolvenze si sono moltiplicate e le perdite sono cresciute l’intero castello di carte è crollato. Le stesse banche si sono spesso dimostrare incapaci di capire cosa c’era dentro strumenti finanziari che spesso anch’esse avevano acquistato. Le insolvenze e la contemporanea crisi immobiliare hanno quindi generato delle perdite nelle banche. Nel febbraio 2007 Hsbc riduce il credito per le perdite accumulate nel settore dei mutui ad alto rischio. A giugno 2007 Bear Stearns dichiara perdite. La banca tedesca IKB e la francese Bnp entrano in crisi proprio per le esposizioni nel settore del subprime. Queste perdite dirette e indirette si sono ripercorse sulle borse.

Propagazione della crisi economica

Dalla crisi finanziaria si passa alla crisi economica. La crisi economica si propagò al resto del mondo attraverso il commercio internazionale e il sistema finanziario globale. Riassumendo: la crisi finanziaria è scoppiata negli USA e si è estesa a tutti i paesi avanzati, grande velocità di propagazione della crisi finanziaria e rapido deterioramento dell’economia reale. Sequenza della crisi: bolla immobiliare → crisi mutui subprime → crisi finanziaria: Le banche non riuscivano a quantificare le perdite subite, perciò è avvenuto il credit crunch cioè riduzione del credito da parte delle banche ai consumatori con seguito peggioramento delle aspettative → taglio dei piani di investimento → rallentamento della crescita (non solo statunitense, perché se diminuisce la domanda statunitense, si riduce anche quella mondiale e dei paesi partner) → ulteriore riduzione domanda aggregata privata a livello globale → recessione.

Ciclo economico

Il ciclo economico è l’alternanza di fasi di espansione (boom) (che sta sopra alla media del PIL) e sono più lunghe di quelle di recessione e di recessione (al di sotto della media del PIL) all’interno del Trend di un sistema economico. Cicli sincronizzati: alla recessione degli USA, coincide una recessione dei paesi dell’area Euro.

La situazione oggi

Grazie alle forti risposte delle politiche monetarie e fiscali e al risanamento del sistema finanziario molte economie si sono oggi riprese. Es: gli USA sono fuori dalla fase recessiva dal 2009, diversamente dall’Italia; in molte economie avanzate, il tasso di crescita è tornato positivo e la disoccupazione al livello pre-crisi (negli USA è molto al di sotto del livello pre-crisi, problema inverso); tuttavia, sia nelle economie avanzate sia nelle economie emergenti il tasso di crescita della produzione rimane particolarmente basso in particolare nei paesi europei.

Domande chiave per i macroeconomisti

Quando i macroeconomisti analizzano un’economia per la prima volta, si pongono inizialmente due domande:

  • Quanto è grande questo paese da un punto di vista economico? → Livello della produzione aggregata (PIL);
  • Qual è il tenore di vita in questo paese? → Livello del reddito pro capite (= PIL pro-capite).

Successivamente, quando vogliono scavare più a fondo, guardiamo tre variabili:

  • Tasso di crescita della produzione: tasso a cui la produzione varia nel tempo. Es. calcolo del Tasso di crescita del PIL italiano in %: valore del PIL italiano dell’anno da considerare (2019) rispetto all’anno precedente = (PIL 2019 – PIL 2018) / PIL 2018. A livello trimestrale dell’anno 2019 o mensile (...);
  • Tasso di disoccupazione: proporzione di lavoratori non occupati e in cerca di occupazione (si calcola allo stesso modo di quello precedente utilizzando la disoccupazione);
  • Tasso di inflazione: tasso di crescita del prezzo medio dei beni nell’economia (si calcola uguale con la variabile prezzo).

Relazioni economiche negli USA

Se si registrano per 2 trimestri consecutivi tassi PIL negativi, si parla di recessione (come avvenuto negli USA 2008-2009). Relazione tra tasso di crescita della produzione e disoccupazione è negativa. Relazione tra produzione e inflazione (prezzo) è positiva, significa sotto l’aspetto economico che se produco di più, c’è più domanda, quindi aumenta il prezzo (+ produzione + ? + €). Inflazione: calcolata tramite il prezzo del bene, cioè variazione del prezzo da un anno all’altro. Se aumenta, vuol dire che produco tanto. Sopra da 1990-2007 a 2008-2009 l’inflazione diminuisce a seguito della diminuzione della produzione (relazione POSITIVA).

La Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse per favorire investimenti e consumo nella fase di crisi per contrastare la recessione (2000-2001). Risale poi dal 2003 al 2004, dove si assiste ad un’inflazione crescente la Banca Centrale tende ad aumentare il tasso d’interesse per raffreddare l’economia (perché inflazione elevata). Questo fino al 2007, quando si verifica di nuovo un periodo di crisi e la Banca centrale taglia i tassi di interesse fino al zero lower bound, cioè in prossimità dello 0 il tasso di interesse nominale non può essere MAI negativo perché se dovessimo depositare i soldi dovremmo anche pagare e quindi perderci. Ecco perché dal 2009 è in prossimità dello 0.

  • Dal lato fiscale i governi possono adottare politiche fiscali espansive;
  • Dal lato della politica monetaria possono adottare politiche monetarie espansive, riducendo il tasso di interesse (politica monetaria convenzionale)

PROBLEMA A un certo punto è in prossimità dello 0, quindi adottano una politica monetaria NON convenzionale, che si basa sul quantitative easing cioè sull’acquisto dei titoli di stato (indirettamente attraverso le singole banche perché la Federal non può acquistare titoli di stato).

Sistema economico nel lungo periodo

Se consideriamo un sistema economico nel lungo periodo, consideriamo la produttività:

Europa e USA

Consideriamo l’Europa: gli USA producono + PIL rispetto all’UE in ambito economico. (sopra) Il minimo del grafico coincide con il 2012, cioè la doppia recessione europea, che coincide con la crisi del debito sovrano greco. Dal 2001 il tasso è diminuito fino 2003, poi è rimasto costante. C’è stato un aumento nel 2005 a seguito del business cycle, cioè per effetti a livello economico, cioè perché il livello di inflazione era superiore al 2% (cioè > all’obiettivo target del tasso di inflazione) fino al 2009. Mario Draghi ha adottato una politica di Quantitative easing a seguito dello Zero Lower Bound.

Cina

Cina: Tassi di crescita molto elevati; tasso di disoccupazione basso:

  • Da una rapidissima accumulazione di capitale: tasso d’investimento (invest/prod=48% in Cina rispetto al 19% negli USA);
  • Rapido progresso tecnologico (favorire delocalizzazione di imprese altamente produttive in Cina e joint venture).

Circa 35% del PIL è destinato al consumo. Il risparmio è destinato all’investimento negli USA. Elevato tasso di risparmio è creditrice nei confronti del resto del mondo perché finanzia il debito di altri stati (USA). Solitamente chi ha esportazioni > importazioni è anche creditore nei confronti del resto del mondo; se invece importazioni > esportazioni si è debitori nei confronti del resto del mondo (USA).

La macroeconomia italiana

Storia macroeconomica italiana:

  • Anni Cinquanta e Sessanta: forte sviluppo economico e sostenuta crescita della produzione
  • Anni Settanta e Ottanta: lo sviluppo economico prosegue, seppur più moderatamente
  • Dagli anni Novanta ad oggi: ridotta crescita economica e stagnazione

Francia e Italia economie simili (quindi è possibile il confronto). Sull’asse orizzontale: tempo, verticale: reddito pro capite reale italiano (tenore di vita della popolazione) rispetto a quello francese. C’è stato un aumento di quello italiano dagli anni 70 fino al 2000. Nel 2014 il reddito pro capite italiano rappresenta 80% di quello francese.

  • Alla base di questo declino non c’è né l’adozione dell’euro (perché anche la Francia fa parte della zona euro) né la crisi economica recente (sebbene possano aver aggravato la situazione).
  • Vi è invece una stagnazione della produttività (del lavoro): che deriva da inefficienza della burocrazia (pesante), della giustizia civile (processi molto lunghi), tassazione elevata, PMI che investono poco nelle nuove tecnologie.
  • Altro problema è la disfunzionalità del mercato del lavoro: Pacchetto Treu (1997) e legge Biagi (2003) → liberalizzare il lavoro temporaneo, ma che contribuirono a precarizzare il mercato del lavoro.

Sono molte le aree geografiche che non abbiamo considerato in questa introduzione: India, Giappone, America Latina, Europa Centrale e dell’Est, Africa.

Riflessioni finali

Pensate però a quanti temi siete già stati esposti:

  • La crisi recente: le cause, le conseguenze, la trasmissione al resto del mondo;
  • L’utilizzo della politica economica per stabilizzare l’economia;
  • Le differenze nei tassi di crescita tra i vari paesi.

Capitolo 2: Il PIL

Introduzione al PIL

La prima variabile per conoscere informazioni a livello economico di un paese è il PIL, cioè la misura principale della produzione aggregata nella contabilità nazionale. Rappresenta il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo (con questa definizione parliamo di PIL NOMINALE perché al € corrente).

  • Valore di mercato, calcolato a prezzi correnti;
  • Di tutti beni e servizi, escluso tutto ciò che è illegale
  • Finali, esclusi i beni e servizi intermedi;
  • Prodotti, NON scambiati;
  • In un determinato paese, indipendentemente che risieda o meno in quel paese;
  • In un dato periodo di tempo, cioè grandezza flusso (dall’inizio alla fine).

I tre metodi di calcolo del PIL

Tre operatori: mugnaio, che produce farina e la vende (bene finale venduto → alle famiglie o bene intermedio venduto al fornaio per essere venduto alle famiglie come pane), si serve di alcuni operai e paga salari alle famiglie perché paga i lavoratori che lavorano nell’impresa; fornaio e famiglie.

PIL di questa Economia: 3 metodi equivalenti:

  • Spesa: sommo il valore dei beni finali prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo;
  • Valore aggiunto: somma del valore aggiunto in un’economia in un dato periodo o valore della produzione al netto del valore dei beni intermedi utilizzati nella produzione;
  • Reddito: somma dei redditi nell’economia in un dato periodo di tempo (salari+profitti)

Metodo della spesa: il mugnaio, vende farina alle famiglie 40€ + fornaio vende alle famiglie 100€ = 140€

Metodo del reddito: il mugnaio paga alla famiglia 10€ di salario + il fornaio paga 40€ alla famiglia + 40 profitti per il mugnaio e 50€ di profitti = 140€

Metodo del valore aggiunto: mugnaio trasforma i cereali in farina e vende prodotto finale alle famiglie con valore aggiunto 40€ + 100€ (fornaio) = 140€.

Assumiamo che oltre al salario e profitti ci sia anche la rendita, ovvero reddito da capitale. Rendite 5€ mugnaio, 10€ fornaio. Per il metodo della spesa non cambia nulla, cambia il metodo del reddito = salari (10+40) + profitti (35+40) + rendite (5+10) = 140€. Nel metodo del valore aggiunto non cambia nulla.

Assumiamo che vi sia un costruttore che produce beni di investimento. A questo punto la spesa per beni finali non è più uguale al consumo, ma consumo più investimento. Costruttore deve al mugnaio 25€, deve al fornaio 15€

Metodo del reddito: salari 10, salari 40, costruttore 30 alle famiglie, 35+40+10 profitti, 5+10 rendite = 180€

Metodo valore aggiunto: 40+100+25+15 = 180€

Metodo della spesa: 140 + 25+ 25 = 180€.

Assumiamo adesso di trovarci in una economia aperta: Il costruttore importa beni intermedi; Il fornaio esporta pane.

Metodo del reddito: salari 10+40+30 + profitti 35+40 + rendite 10+5 = 170€

Metodo del valore aggiunto: 40 farina da mugnaio a famiglie + 10 da mugnaio a famiglie + 85 pane venduto fornaio alle famiglie + 15 pane esportato – bene intermedio 10 + 25 + 15 - 10 = 170€.

Metodo della spesa: 40 + 85 + 25 + 15 + (15 – 10) differenza tra export e import = 170€.

Settore pubblico e PIL

Assumiamo che esista anche il settore pubblico. La pubblica amministrazione (PA) incassa il gettito d’imposta dalle famiglie; La PA spende in spesa pubblica per investimenti.

PIL nominale e PIL reale

PIL Nominale: somma della quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente.

La crescita del PIL nominale dipende da due fattori:

  • Crescita della produzione (in termini di quantità) nel tempo;
  • Aumento dei prezzi dei beni nel tempo.

PIL Reale: somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti (es. prezzi dell’anno base 2009). Il PIL reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, escludendo l’effetto di prezzi crescenti.

Esempio di calcolo del PIL

PIL Nominale:

  • 2008: 10 x 20.000
  • 2009: 12 x 24.000
  • 2010: 13 x 26.000

PIL Reale: prezzo costante 2009 e q di ogni anno

  • 2008: 12 x 20.000
  • 2009: 12 x 24.000
  • 2010: 12 x 26.000

((PIL anno n – PIL anno n-1) / PIL anno n-1) % del PIL REALE:

  • Tra 2008 e 2009: 20%
  • Tra 2009 e 2010: 8,3%

Differenza dovuta dall’inflazione.

(LIBRO: Simbolo dell’€ prima dell’Y PIL NOMINALE, altrimenti PIL REALE)

Trend di crescita e ciclo economico

Trend di crescita di un determinato paese: linea blu ci dice come l’economia potrebbe crescere se tutti i fattori fossero utilizzati efficientemente; se PIL ha segno POSITIVO siamo al di sopra della linea blu (espansione), altrimenti è NEGATIVO e siamo al di sotto, quindi si parla di recessione.

Tasso di disoccupazione

Occupato: persona che ha un lavoro al momento dell’intervista. Disoccupato:

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fiorifede di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Colombo Valentina.
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