ECONOMIA POLITICA II
Domanda di beni, produzione e reddito.
Domanda di beni stimola la produzione, se ci sono risorse per produrre, la produzione genera reddito e a sua
Se non c’è domanda i prezzi ristagnano.
volta il reddito diventa fonte di domanda di beni.
Messaggio centrale: Le economie, come le persone, si possono ammalare di elevata disoccupazione,
recessioni, crisi finanziarie, bassa creta; la macroeconomia si occupa di capire quello che succede, di
interpretare i risultati osservati e ci permette di trovare eventuali soluzioni a riguardo.
Capitolo 2 - Un Viaggio Attraverso Il Libro
1.Prodotto Interno Lordo (o misura della produzione aggregata)
La misura della produzione aggregata in contabilità è chiamata Prodotto Interno Lordo (PIL).
Esistono tre modi equivalenti di definire il Pil di una economia:
prodotti nell’economia in un determinato
1. Corrisponde al valore dei beni e servizi finali periodo di tempo.
✓ Sono finali i beni e servizi idonei a soddisfare bisogni di consumo o di investimento; sono
intermedi quelli usati nella produzione di un altro bene o servizio.
2. Corrisponde alla somma del valore aggiunto in una economia in un dato periodo di tempo. Dunque,
corrisponde alla sommatoria dei contribuiti dei diversi settori al prodotto finale.
✓ Il valore aggiunto è dato dalla differenza tra il valore della produzione meno il valore dei beni
intermedi usati nella produzione stessa.
3. Corrisponde alla somma dei redditi percepiti da chi ha contribuito alla produzione, in un determinato
ambito geografico temporale: redditi da lavoro, reddito da capitale o profitto.
Elementi caratteristici PIL:
a. Il PIL è una misura di valore della produzione (NON della quantità) perché utilizzando il valore dei beni
si sommano grandezze omogenee e si ponderano le unità prodotte per il loro prezzo.
b. Il PIL è una misura della produzione in un determinato periodo di tempo. Si riferisce a beni e servizi
prodotti in un intervallo di tempo non ai beni e servizi esistenti in un certo istante.
c. Il PIL considera solamente beni e servizi finali al fine di evitare duplicazione nel conteggio.
Analizziamo il termine PIL.
• Prodotto interno Lordo considera la produzione effettuata in Italia indipendentemente da chi la produce.
(criterio geografico) differente dal Prodotto nazionale Lordo che considera la produzione effettuata
dai cittadini italiani indipendentemente da dove si produce (criterio di cittadinanza)
PNL esclude i beni prodotti in Italia da stranieri e include i beni prodotti all’estero da italiani.
Differenza:
Considerazione: Nei paesi in via di sviluppo o meno sviluppati, invece, molto spesso ci si riferisce al PNL per
valutare quanta parte dell’economia sia nazionale e quanto invece dipende dalle società estere.
–
PIL Variabili rilevanti …); le variabili più rilevanti per l’analisi
I dati sul Pil sono raccolti dagli istituti di Statistica (Istat, Eurostat
economica sono:
• dimensione di un’economia
livello assoluto: Pil
• →
Pil pro capite: reddito individuale (tenore di vita del paese)
n°abitanti
−
• (−1)
per valutare l’andamento di un’economia tra un anno e l’altro, è calcolato
→
Crescita del Pil:
(−1)
per sapere di quanto varia la produzione (per sapere quanto produco in più si utilizza il Pil reale)
descrive l’evoluzione del livello,
Il Pil è la variabile centrale della Contabilità Nazionale (sistema di conti che
della composizione e della distribuzione della produzione). 1
1.1. Distinzione Pil reale e Pil nominale
→
Valore dei beni Quantità x Prezzi di mercato
Pil nominale (Pil a valori o a prezzi correnti) (€ ): è la somma della quantità correnti di beni finali valutati al
loro prezzo corrente. Il Pil nominale viene influenzato da due fattori: un aumento o diminuzione della
produzione e da variazioni di prezzo in un dato periodo. (Calcolo: quantità x prezzi)
o aggiustato per l’inflazione)
Pil Reale (Pil a prezzi costanti ( ): è la somma della quantità correnti dei beni
(prezzi di un anno di riferimento detto “anno base”).
finali valutati a prezzi costanti escludendo l’effetto di variazioni
Il Pil reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo,
dei prezzi. Per costruire il Pil reale, bisogna moltiplicare la quantità del bene considerata per uno stesso prezzo.
Se usiamo il prezzo di un bene nel 2000 come prezzo riferimento, si ottiene il Pil reale ai prezzi del 2000
M
Un aumento del Pil nominale può derivare da un aumento del Pil reale o da un aumento dei prezzi. aggiore è
il divario fra PIL Nominale e PIL reale, maggiore sarà il tasso di inflazione →
Cosa ci differenzia la crescita del Pil nominale e la crescita del Pil reale? La variazione dei prezzi Inflazione
2
2.1. Tasso di disoccupazione
Prima di cominciare a parlare di questo tasso, dobbiamo introdurre alcune definizioni, quali:
• Occupati (N): persone che hanno correntemente un lavoro;
• Disoccupati (U): persone che cercano lavoro (quindi senza occupazione);
• di occupazione;
Fuori dalle forze di lavoro: persone che non hanno un lavoro e NON sono in cerca
• Lavoratori scoraggiati: in presenza di elevata disoccupazione, alcuni lavoratori senza occupazione
smettono di cercare ed escono dalla forza lavoro.
• → = (occupati) + (disoccupati)
Forza lavoro: somma dei lavoratori occupati e disoccupati → = /
Tasso di disoccupazione: il rapporto tra il numero dei disoccupati e la forza di lavoro
Tasso di partecipazione: rapporto tra la forza di lavoro e il totale della popolazione in età lavorativa 15-64 anni.
Il tasso di disoccupazione varia considerevolmente nel tempo e nello spazio, sia in risposta a recessioni ed
espansioni, sia come conseguenza di mercati del lavoro differenti tra loro.
In generale un tasso di disoccupazione alto fa aumentare il numero dei lavoratori scoraggiati, quindi, implica un
tasso di partecipazione basso.
Gli economisti si preoccupano della disoccupazione sia per i suoi effetti diretti sul benessere delle persone
disoccupate; sia perché essa segnala che l’economia potrebbe non utilizzare in modo efficiente le proprie risorse.
un’occupazione: l’economia non sta quindi
Molti individui che sarebbero disposti a lavorare non trovano
utilizzando in modo efficiente le proprie risorse umane.
Un tasso di disoccupazione molto basso può essere un problema in quanto un’economia con un tasso di
disoccupazione troppo passo potrebbe sovra utilizzare le sue risorse umane e incorrere in carenze di forza
lavoro.
Come viene calcolato? Il calcolo si basa su interviste mensili a un campione di famiglie
2.2. Tasso di inflazione
Iniziamo con qualche definizione:
• inflazione: aumento sostenuto del livello generale dei prezzi (maggiore è a presenza di moneta in
circolazione più ogni singola unità vale poco);
• tasso di inflazione: tasso al quale cresce il livello dei prezzi nel tempo;
• deflazione: riduzione significativa del livello dei prezzi. Corrisponde a un tasso di inflazione negativo.
Perché gli economisti si preoccupano dell’inflazione? Durante le fasi inflattive, non tutti i prezzi e i salari
aumentano proporzionalmente. L’inflazione influenza la distribuzione del reddito. I creditori perdono, i debitori
guadagnano. Questi problemi creano problemi sociali e per questa ragione si vogliono evitare quanto possibile.
è come calcolare il livello generale dei prezzi in modo che sia possibile misurare l’inflazione.
Il problema pratico
Esistono due indicatori per fare ciò:
1. Deflatore del PIL: Il deflatore del Pil, è un indicatore che permette di calcolare il prezzo medio dei beni
comprende i prezzi di tutti i beni finali prodotti in un’economia.
finali prodotti in una economia, PIL nominale €
= =
PIL reale
il suo livello viene scelto arbitrariamente uguale a 1 per l’anno
Il deflatore del PIL è un numero indice:
base (Pil nominale = Pil reale). Il tasso di variazione del deflatore del PIL rappresenta il tasso di inflazione:
−
−1
=
−1 3
2. Indice dei prezzi al consumo (In Europa indice armonizzato dei prezzi al consumo, IAPC): misura
l’aumento medio dei prezzi di un paniere di beni di consumo rappresentativo. Quindi, considera solo i
beni acquistati dai consumatori. Comprende le importazioni.
L’indice dei prezzi al consumo (IPC) misura il livello dei prezzi medi al consumo ed esprime il costo in
valuta (euro, ad esempio) di un determinato paniere di consumo di un tipico consumatore urbano.
L’IPC rappresenta un numero indice: il suo livello è scelto arbitrariamente.
Il tasso di variazione dell’IPC rappresenta il tasso d’inflazione.
Qual è la differenza deflatore e indici dei prezzi al consumo? Perché non coincidono sempre?
• I due indici possono divergere perché sono costruiti diversamente, infatti mentre il deflatore si riferisce
agli aumenti dei prezzi della produzione interna, l’IPC si riferisce all’aumento del prezzo di un paniere di
beni consumato da un tipico consumatore. I beni che si consumano, quindi, non è detto che siano solo
quelli prodotti all’intero del paese, ma possono riferirsi anche a quelli importati. L’inflazione importata
→
dall’estero, quindi, potrebbe essere diversa da quella relativa alla produzione interna.
“Quale
✓ : dei due indici riflette il costo delle importazioni?”
L’IPC riflette il costo delle importazioni in quanto nel consumo del
:
consumatore urbano rientrano anche beni importati da altri paesi.
prezzo dei beni prodotti all’interno dell’area euro, l’IAPC
Quando il prezzo dei beni importati si riduce rispetto al
aumenta meno del deflatore del Pil – –
Conclusione: Le tre grandezze di cui abbiamo parlato, ossia, Produzione Disoccupazione Inflazione, sono
in relazione tra di loro, si parla infatti di:
• Legge di Okun: mette in relazione (negativa) la crescita della produzione e le variazioni del tasso di
disoccupazione. (se la produzione cresce ad un tasso più alto, il tasso di disoccupazione diminuirà)
• tasso di disoccupazione e l’inflazione.
Curva di Phillips: mette in relazione (negativa) il (quando il tasso
di disoccupazione si riduce significa che l’economia sta andando bene, la produzione sta andando bene,
la domanda sta andando bene allora questa domanda potrebbe influenzare la variazione dei prezzi)
Perché la banca europea ammette che l’inflazione sia al di sotto ma vicino al 2%? Un po' di inflazione è
perché è il segnale che l’economia sta andando bene (c’è domanda e c’è interesse nella produzione),
positiva di non far aumentare l’inflazione ma allo stesso tempo neanche
ovviamente la banca ha come obbiettivo quello
vuole che scenda troppo al di sotto del target previsto. 4
25/09/2020
DISTINZIONE IN PERIODI (PRODUZIONE)
Il livello di produzione aggregata è determinato da:
• cioè nell’arco di qualche anno. Inoltre, poiché l’aggiustamento
la domanda di beni nel breve periodo,
dei prezzi richiede tempo, nella teoria macroeconomica si suppone che nel breve periodo essi sono fissi
ad un dato livello
• Il livello di tecnologia, lo stock di capitale e la dimensione della forza lavoro nel medio periodo, cioè
nell’arco di un decennio
• Altri fattori come il sistema educativo tasso di risparmio e la qualità del governo nel lungo periodo, cioè
nell’arco di qualche decennio o più (cioè relativa all’intero sistema economico del nostro paese)
Come si può notare, la domanda aggregata
alimenta (rende possibile), la produzione. La domanda può provenire sia dal settore privato (famiglie e imprese),
sia dal settore pubblico, in caso di carenza di domanda da parte del settore privato
Un ruolo fondamentale è anche giocato dal settore estero. Dalla produzione di beni si origina un reddito e il
reddito fa sì che ci sia altra domanda sul mercato, innescando così un vortice virtuoso.
P Breve periodo
Caso KEYNESIANO:
• sfiducia nel mercato→ non crede nella capacità dei mercati di
aggiustarsi e di produrre l’equilibrio migliore
AS • necessità dell’intervento
❖ Pubblico.
I
AD Questo ha effetto nel breve periodo. Dove i prezzi (p) restano costanti, e
all’aumentare della domanda aumenta anche l’offerta.
AD y Caso intermedio
AS
P Un aumento della domanda aggregata (che potrebbe avere origine da
–
uno qualunque dei settori che la influenzano famiglie, imprese,
governo, settore estero) produce sia un aumento della produzione, sia
un aumento dei prezzi. L’uno e l’altro comunque sono minori rispetto
I
AD caso Keynesiano e quello monetarista
AD
y Lungo periodo
–
Approccio monetarista Milton FRIEDMAN (fiducia nelle virtù regolatrici
P AS mercato, non necessarietà dell’intervento pubblico). Questo è quanto
del – –
accade nel lungo periodo (quello nel quale secondo Keynes siamo
tutti morti (viviamo nel breve periodo)). Nel lungo periodo però, si può
I
AD pensare che i mercati si aggiustino spontaneamente, fino a fermarsi ad
un livello di piena occupazione e produzione di equilibrio, quindi con i
AD fattori della produzione (lavoro e capitale) che raggiungono la piena
occupazione. Nel lungo periodo, quindi, si può pensare che la produzione
resti costante, indipendentemente dall’aumentare della domanda. L’unico
effetto che si ottiene è l’aumento dei prezzi! Nel lungo periodo i mercati
raggiugeranno l’equilibrio. E quindi se l’economia è già in equilibrio, non
Y Y ha senso intervenire sulla domanda aggregata. 5
Capitolo 3 - Il Mercato dei Beni
Nel mercato di beni si distinguono DUE SOGGETTI:
1. Consumatori: coloro che DOMANDANO BENI, possono essere di diversa natura:
Famiglie → sono i consumatori per
o eccellenza
Imprese → effettuano una domanda che sia strumentale agli investimenti
o Governo →
o domandano beni e servizi (spesa pubblica)
Estero → Esportazioni nette = esportazioni –
o importazioni
2. Produttori: coloro che OFFRONO BENI
1. LA COMPOSIZIONE DEL PIL
I Componenti della Domanda aggregata che determinano poi la produzione e di conseguenza il PIL, nel breve
periodo sono:
• Consumo (C): acquisto dei beni e servizi da parte dei consumatori
• (I): somma dell’investimento residenziale (effettuato dalle famiglie) e non residenziale
Investimento –
(effettuato dalle imprese acquisto beni capitale che verranno utilizzati per svolgere attività produttiva
futura). Da non confondere con gli investimenti finanziari.
→ l’Investimento, detto anche investimento fisso, dall’investimento
❖ Nota bene va distinto in
scorte che è il differenziale tra ciò che viene prodotto e ciò che viene venduto in un anno.
(Differenza produzione e vendita)
→
Produzione > Vendita le scorte aumentano.
Produzione < Vendita → le scorte diminuiscono.
• Spesa pubblica (G): acquisto di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione. Non include né
–
i trasferimenti (assistenza sanitaria o le pensioni) che non implicano la fornitura di beni o servizi in
–
cambio dei fondi trasferiti dal governo né gli interessi pagati sul debito pubblico.
❖ Considerazione: altra grandezza rilevante è il disavanzo pubblico (differenza tra spesa
pubblica ed entrate dello stato (tasse))
• Poiché i residenti comprano e vendono all’estero si deve considerare anche il Settore estero abbiamo:
prodotti all’estero da parte dei residenti;
❖ IMPORTAZIONI (IM): acquisto di beni e servizi
❖ ESPORTAZIONI (X): acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo;
❖ ESPORTAZIONI NETTE (NX): detto anche saldo commerciale, si ottiene per differenza tra
esportazioni e importazioni (X-IM)
❖ Considerazioni:
→
>
a) Avanzo commerciale;
→
<
b) disavanzo commerciale
2. LA DOMANDA DEI BENI ≡ + + + ( − )
La domanda totale dei beni (Z) può essere scritta come:
Questa equazione è un’identità che definisce Z come la somma di consumo, investimento, spesa pubblica ed
esportazioni al netto delle importazioni.
Per determinare Z, si introducono alcune semplificazioni:
1. Le imprese producono uno stesso bene che può essere usato come bene di consumo, investimento o
spesa pubblica;
2. Le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene ad un dato prezzo, P. Questa ipotesi è valida solo
nel breve periodo;
L’economia
3. è chiusa: non avvengono scambi con il resto del mondo (esportazioni e importazioni sono
≡ + +
uguali a 0. 6
2.1. CONSUMO
Le decisioni di consumo dipendono in particolar modo dal reddito disponibile (ciò che rimane del reddito percepito
dopo aver ricevuto trasferimenti dal governo e pagate le imposte). La relazione tra il consumo e il reddito
( )
=
disponibile può essere espressa come: (+)
= − →
Reddito disponibile: dove Y è il reddito lordo e dove T sono le imposte.
Tra reddito disponibile e consumo esiste una relazione positiva, questo comporta che all’aumentare del reddito
disponibile aumenterà anche il consumo. La formula sopra riportata però
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