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MACROECONOMIA

CONTABILITÀ NAZIONALE: definisce i concetti utilizzati e indica come costruire le misure corrispondenti. La misura

della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata prodotto interno lordo (Pil) = 1) valore ai prezzi di

mercato di beni e servizi finali prodotti nel paese in un dato periodo.

Si raggiunge il Pil togliendo tutte le duplicazioni e quindi considerando solo la produzione di beni finali e non di beni

intermedi.

Perciò, la prima definizione suggerisce di costruire il Pil registrando e sommando la produzione di beni finali, ma ci

suggerisce anche un secondo modo di pensare e costruire il Pil = 2) Il Pil è la somma del valore aggiunto

nell’economia in un dato periodo di tempo

Il valore aggiunto da un’mpresa nel processo produttivo è il valore della sua produzione meno il valore dei beni

intermedi utilizzati nella produzione stessa.

PIL CONSIDERATO DAL LATO DELLA PRODUZIONE

Considerando il Pil dal lato del reddito, parte dei ricavi che rimane all’azienda, dopo il pagamento dei beni intermedi,

viene utilizzata per pagare i lavoratori e si parlerà quindi di reddito da lavoro, il resto rimane all’impresa – questa

parte è chiamata reddito da capitale o profitti.

Pil = prodotto interno lordo

Ciò che viene prodotto all’interno del nostro paese, anche da entità straniere (concetto geografico)

Pnl = prodotto nazionale lordo

Criterio di nazionalità dei produttori (cittadinanza del produttore)

Pil = Pnl quando i redditi prodotti da cittadini italiani all’estero sono uguali ai redditi prodotti da cittadini esteri in

Italia.

Distinguiamo due tipi di Pil, considerando il suo cambiamento in un dato periodo e il fatto che gran parte

dell’aumento del Pil riflette variazioni di prezzi e non di quantità:

per misurare la produzione e

PIL NOMINALE: è la somma le sue variazioni nel tempo, si PIL REALE: è la somma delle

delle quantità dei beni finali elimina l’effetto dell’aumento quantità di beni finali valutati a

valutati al loro prezzo dei prezzi sulla misura del Pil, prezzi costanti.

per cui si costruisce il Pil Reale.

corrente, per cui il Pil

nominale cresce nel tempo

per due ragioni:

 Perchè la produzione di

molti beni cresce nel

tempo;

 Perchè il prezzo di molti

beni cresce nel tempo

anch’esso

Pil reale pro capite: è il Pil diviso per la popolazione del paese; misura il tenore di vita di quel paese.

Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro, gli economisti considerano il tasso di crescita del Pil

reale, o crescita del Pil. I periodi di crescita positiva del Pil sono chiamati espansioni, i periodi di crescita negativa del

Pil sono detti recessioni. 1

INDICI DEI PREZZI

 IL DEFLATORE DEL PIL: Se il Pil nominale aumenta più velocemente del Pil reale, la differenza è dovuta ad un

aumento dei prezzi. Perciò, il deflatore del Pil (D ) è definito come il rapporto tra Pil nominale (Pil a prezzi

t

correnti) e Pil reale (Pil a prezzi costanti) ed è indicato universalmente con €Y (Y = reddito)

Tuttavia, il deflatore del Pil è un numero indice, il suo livello è scelto arbitrariamente e non ha alcuna

interpretazione economica, ovvero se >1 ci indica la presenza di inflazione ma non il tasso di variazione dei prezzi.

Quest’ultimo è dato dal tasso di inflazione, ossia il tasso di variazione del deflatore del Pil. Esso dà il tasso al quale

cresce il livello dei prezzi nel tempo.

Il tasso di inflazione è dato dalla differenza tra il tasso di variazione del Pil nominale e il tasso di variazione del Pil

reale:

− − −

−1 −1 −1

-

=

−1 −1 −1

 L’INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO Il deflatore del Pil dà il prezzo medio dei beni inclusi nel Pil, cioè dei beni

finali prodotti nell’economia. Tuttavia, i consumatori sono interessati ai prezzi dei beni che effettivamente

consumano. Dunque, i due insiemi di prezzi possono non essere gli stessi perchè i beni prodotti dall’economia non

coincidono necessariamente con i beni acquistati dai consumatori, per due ragioni:

1. Alcuni dei beni nel Pil non sono venduti ai consumatori, ma alle imprese, oppure al governo o all’estero;

2. Alcuni beni acquistati dai consumatori non sono prodotti all’interno dell’economia, ma importati dall’estero.

Per studiare l’andamento dell’attività economica, gli economisti si concentrano sulle interazioni tra produzione,

reddito e domanda:

 Le variazioni della domanda di beni provocano variazioni della produzione;

 Le variazioni della produzione comportano variazioni di reddito;

 Le variazioni di reddito portano a variazioni della domanda di beni.

LA COMPOSIZIONE DEL PIL

Il reddito nazionale non è immediatamente nelle disponibilità delle famiglie. Per arrivare al reddito nazionale

disponibile occorrono i seguenti passaggi:

Dal reddito nazionale si tolgono:

 Gli ammortamenti = fondi accumulati dalle imprese

Pnl – Ammortamenti = Reddito Nazionale Netto

 Le imposte indirette = imposte pagate al governo sotto forma di imposte sulle vendite, ovvero che gravano sulle

merci

Pnl – Ammortamenti – Imposte Indirette = Reddito Nazionale al Costo dei Fattori (reddito che va effettivamente

ai fattori) 2

 Le imposte dirette = imposte tolte direttamente dallo Stato e pagate alle amministrazioni pubbliche

Lo Stato, però, fa anche dei traferimenti (sussidi) che si aggiungono alle suddette operazioni, per ottenere il Reddito

personale disponibile, indicato con il simbolo . Il reddito personale disponibile o si consuma o si risparmia.

Il Pil è la produzione nazionale portata ai mercati per essere venduta e si avrà una condizione di equilibrio (Pil di

equilibrio o reddito di equilibrio) nel momento in cui questa produzione sarà comppletamente assorbita dai mercati

ovvero quando ci sarà un’uguaglianza tra produzione e domanda di beni.

Le componenti della domanda di beni sono quattro:

1. La spesa per beni di consumo = CONSUMO (C) beni e servizi acquistati dai consumatori; è la componente più

importante del Pil e rappresenta circa il 60% del reddito nazionale.

2. L’investimento (I) è la somma dell’investimento non residenziale, cioè l’acquisto di impianti o macchinari da

parte delle imprese e l’investimento residenziale, cioè l’acquisto di nuove case o appartamenti da parte degli

individui. È talvolta chiamato investimento fisso per distinguerlo da quello in scorte. La differenza tra beni prodtti

e beni venduti prende il nome di investimento in scorte. Se la produzione eccede nelle vendite le scorte di

magazzino aumentano, l’investimento in scorte è positivo e si otterrà quindi un disinvestimento in scorte (le

imprese venderanno anche le scorte); se la produzione è inferiore alle vendite, le scorte si riducono, dunque

l’investimento in scorte sarà negativo.

3. La spesa pubblica in beni e servizi (G) si tratta di beni e servizi acquistati dallo Stato e dagli enti pubblici. I

servizi includono anche quelli forniti dagli impiegati pubblici, cioè il valore dei loro stipendi. G non include i

trasferimenti.

4. Esportazioni nette o saldo commerciale (X-IM) è la differenza tra esportazioni, cioè gli acquisti di beni e

servizi nazionali da parte del resto del mondo e le importazioni, ovvero gli acquisti di beni e servizi dall’estero

effettuati dai residenti (consumatori, imprese, governo). Se X>IM il paese registra un avanzo commerciale; se

X<IM il paese presenta un disavanzo commerciale.

VARIABILI MACROECONOMICHE

 Forza lavoro = è la somma delle persone occupate e di quelle disoccupate;

 Il tasso di disoccupazione = è il rapporto tra il numero dei disoccupati e la forza lavoro;

 Il tasso di occupazione = è il rapporto tra occupati e la popolazione (l’Italia ha un tasso di occupazione tra i più

bassi d’Europa).

LA DOMANDA DI BENI

Y ≡ C + I + G + X - IM

Investimenti effettivi

Questa equazione è un’identità produzione-vendite riferite ad un’economia nel suo complesso (dove è presente lo

stato e ci sono gli scambi con l’estero).

Prendiamo in considerazione un modello in cui lo Stato e gli scambi con l’estero non sono presenti (modello

inverosimile):

Y ≡ C + I (Y produzione)

Y (reddito nazionale) o si consuma o si risparmia ≡ C (consumo) + S (risparmio)

C + I ≡ C + S I ≡ S Gli investimenti sono identicamente uguali ai risparmi

CONDIZIONE FONDAMENTALE DI EQUILIBRIO 3

Consideriamo un modello in cui è presente lo Stato e sono presenti gli scambi con l’estero (economia realistica)

Identità produzione-vendite Y ≡ C + I + G + (X – IM) ≡ AD

Dal punto di vista del reddito, diventa necessario aggiungere una nuova variabile: il reddito personale disponibile :

≡ Y - TA (tasse) + TR (trasferimenti)

Y - TA + TR ≡ C + S

Utilizzo del reddito disponibile

≡ C + S

Ricaviamo C dalla prima espressione ( ):

C ≡ Y - I - G - (X – IM)

Sostituiamo questa espressione alla C Y – TA + TR ≡ Y – I – G - (X – IM) + S

Risparmio privato – Investimenti S – I ≡ (G – TA + TR) + (X – IM)

delle imprese Saldo della bilancia commerciale

Bilancio dello Stato: è il saldo che emerge dalle spese (G e TR) e dagli incassi (TA) con l’estero (saldo del

Lo Stato finanzia la spesa pubblica con le imposte; accade spesso che il bilancio dello commercio con l’estero

Stato sia in deficit, se la quantità è positiva si parla di disavanzo (Stato che spende più

di quello che incassa, se la quantità è negativa si parla di avanzo.

Se lo Stato nell’anno t si trova in disavanzo, si indebita e vende i titoli di Stato; se nel periodo successivo si trova

ancora in disavanzo, dovrà di nuovo indebitarsi. Se il processo proseguisse, si creerebbe un ulteriore problema: lo

Stato è costretto a pagare degli interessi sul debito e rischierebbe di far debito per pagare questi interessi.

Se S – I ≡ (G – TA + TR) + (X – IM) Bilancio dello Stato in pareggio

S – I ≡ 0 + 0 Bilancio commerciale in pareggio

Il risparmio privato finanzia solamente e completamente l’investimento privato; tra il risparmio e gli investimenti c’è

INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA (Banche).

Se S – I ≡ (G – TA + TR) + (X – IM) Bilancio dello Stato in disavanzo

S – I ≡ >0 =0 Bilancio commerciale in pareggio

Parte del risparmio privato sta finanziando anche la spesa pubblica e non solo gli investimenti privati. 4

Se S – I ≡ (G – TA + TR) + (X – IM) Bilancio dello Stato in pareggio

S – I ≡ =0 >0 Bilancio commerciale in disavanzo

Parte del risparmio sta finanziando anche la spesa estera e non solo gli investimenti privati.

DETERMINAZIONE DEL REDDITO NAZIONALE

Il risultato di un’economia effeciente sarebbe un reddito di piena occupazione, ovvero un prodotto nazionale tanto

alto da permettere a tutti coloro che vorrebbero lavorare di lavorare. Ci sono alcune divergenze su questo tema e in

particolare su un quesito: il sistema economico lasciato a sé stesso, i mercati liberi, raggiungono questo risultato?

Sono in grado di garantire la piena occupazione? I filoni di idee più importanti sono due: il filone neoclassico

(economia neoclassica) costituito anche dal filone monetarista; il secondo è il filone Keynesiano, dal nome di un

economista importantissimo Keynes. Il primo filone ritiene che l’economia lasciata a sé stessa raggiunge la piena

occupazione (mercati senza vincoli); ne deriva che la politica economica non ha un ruolo particolare e il principio che

la stessa dovrebbe seguire è il Laisser Faire (lasciar fare). Il secondo filone ritiene che l’economia di mercato si può

focalizzare sulla quantità di equilibri, che possono essere infiniti e dunque deduce che un equilibrio di piena

occupazione sia solamente una casualità (la normalità sarà un equilibrio che non è di piena occupazione); ne deriva

che la politica economica è molto importante nel sostenere la Domanda Aggregata e utilizzerà due strumenti

fondamentali: la politica fiscale e la politica monetaria.

MODELLO DI RIFERIMENTO ELEMENTARE* (no Stato, no scambi con l’estero, no attività finanziarie, quindi è

un’economia composta dal solo settore reale e quindi non c’è un settore finanziario; inoltre i prezzi sono fissi)

Y = C + I

Qualsiasi modello di riferimento di determinazione del reddito è composto da variabili endogene (che devono essere

risolte dal modello); variabili esogene (grandezze assunte come dati del modello); parametri (descrivono i

comportamenti degli agenti economici).

MODELLO ANCORA PIÙ ELEMENTARE

̅̅̅̅

AD

Y = EQUILIBRIO

In questo modello la domanda aggregata è una variabile esogena (già data)

AD EQUILIBRIO STABILE: se l’economia non è in

equilibrio, essa tende ad andarci (tende

̅̅̅̅

AD ∗

sempre a

Y

1 2

Eccesso di offerta: il reddito è più alto della domanda quindi si diminuirà la produzione

Eccesso di domanda: la Reddito di equilibrio (reddito verso cui il sistema tende)

produzione non soddisfa

la domanda quindi di

conseguenza si aumenterà

la produzione per arrivare

al reddito di equillibrio 5

* Y = C + Gli investimentii sono una variabile esogena e dipendono dall’ottimismo e dallo spirito di

intraprendenza delle imprese, esterno alla stretta analisi economica.

Il consumo dipende dal reddito personale disponibile, poichè in questo modello elementare non è presente lo Stato:

C = + c Y PARAMETRO: propensione marginale al consumo (dipende dal reddito)

d

0 Rapporto tra la variazione del

Variabile esogena = consumo e la variazione del reddito

∆ che ha provocato la variazione del

consumo

C

2

1 c = inclinazione della retta è data dalla propensione marginale al

consumo

0 Y Con l’aumentare del reddito

d aumenta l’inclinazione della

Intercetta retta e quindi la propensione

al consumo

Una restrizione naturale su c è che sia positivo: un aumento del reddito disponibilefa aumentare il consumo; se c è

minore di 1 è probabile che gli individui vogliano consumare solo una parte del loro incremento di reddito e

risparmiare il resto.

Il parametro rappresenta il consumo desiderato in corrispondenza di un reddito disponibile nullo. Se il reddito

0

disponibile corrente fosse pari a zero il consumo sarebbe comunque positivo; le persone consumeranno anche con

un reddito nullo attingendo ai loro risparmi o prendendo prestiti.

Propensione media: c =

C c La propensione media

diminuisce all’aumentare del

reddito (Angolo1 < Angolo2)

Y 6

DETERMINAZIONE DEL REDDITO DI EQUILIBRIO 1

̅ ̅ ̅

[ ]

+ + + +

Y = (1 – c)Y =

0 0 0

1∙

D

A AD

̅

+

0 Y

Y*

I modelli sono descritti dal lato della domanda; sono modelli determinati nei quali è la domanda aggregata a

determinare il reddito stesso. La propensione al consumo (c) incide su reddito, infatti all’aumentare di c aumenta

anche l’inclinazione di della domanda aggregata (AD).

FUNZIONE DEL CONSUMO

Un’altra varibile che ci interessa è il RISPARMIO:

Y è anche il reddito disponibile ( Y = C + I)

d

S = Y – C S = Y – C - c S = -C + (1 – c)Y

0 Y 0

S s L’inclinazione della funzione del risparmio è il complemento

a 1 della propensione marginale al consumo

Y

-C

0 (1 – c)

Y ≡ C + I equilibrio tra prosuzione e domanda aggregata

Y ≡ C + S utilizzazione del reddito CONDIZIONE DI EQUILIBRIO DEL REDDITO I ≡ S

I,S s I̅

Y* Y* Y

1 7

PARADOSSO DEL RISPARMIO

Cosa succede se scende la propensione marginale al consumo (<1): aumenta la propensione marginale al risparmio.

Graficamente l’inclinazione aumenta ma il reddito diminuisce. Quindi l’aumento della propensione marginale al

risparmio non è stata fonte di ricchezza.

MODELLO ELEMENTARE

Y = C + c + I condizione di equilibrio

0 Y

(1 – c)Y = C + I

0

1

Y = (C + I) In termini di variazione (imprese più ottimiste)

0

1− 1

∆ ∆ = ∆

maggiore rispetto a 1−

Moltiplicatore del reddito 2 3

∆ = ∆AD ∆ ∆ ∆

= + c∆ + c + c ...

Imprese che hanno nuova

Le imprese che hanno nuova

aumentato l’investimento domanda

ricevuto questi soldi li domanda

e quindi hanno esercitato consumano nella misura

una domanda. Questa della propensione

domanda è creazione di marginale al consumo

reddito Si crea una nuova domanda

poichè è salito il reddito.

Questa domanda aggiuntiva

è reddito aggiuntivo

Le successive variazioni di domanda saranno sempre più piccole poichè c<1: la somma tra propensione marginale al

consumo e la propensione marginale al risparmio è uguale a 1 dunque tutte e due sono comprese tra 0 e 1 quindi:

0<c<1. 2 3 4

∆ (1 + + + + +...

1

Serie geometrica che converge in = moltiplicatore del reddito il reddito aumenta secondo il moltiplicatore

1−

Tanto è più alta c t

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher benny030400 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Potestio Maria Paola.
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