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MACROECONOMIA

Corso di Economia ed Organizzazione Aziendale

Appunti dal corso del Prof. E.Esposito

Mentre in microeconomia si è studiato il comportamento dei singoli operatori economici, in

macroeconomia si studiano gli aggregati economici. Ci si mette dall’alto e si guarda il paese come

un circuito economico. beni e servizi finali (prodotto finale)

fattori produttivi REALE

IMPRESE FAMIGLIE

remunerazione dei fattori , (reddito) MONETARIO

spesa per beni e servizi finali

(fig 1 circuito macroeconomico)

La domanda che ci poniamo è la seguente. Che cosa sono i beni ed i servizi finali ?

Il prodotto “finale” è quello che va al consumatore, ma che ingloba anche una serie di beni detti

“intermedi”.

Per dare una definizione di beni e servizi intermedi si può dire che sono quelli incorporati nella

produzione di altri beni e servizi. Per esempio se consideriamo un’automobile della FIAT, essa è

un prodotto finale; però è stata costruita utilizzando componenti prodotti da altre imprese (circa il

60%) , infatti i pneumatici (per esempio della PIRELLI) costituiscono un bene intermedio.

Pertanto, anche quando classifichiamo le imprese, bisogna considerare quelle che producono

beni e servizi finali e quelle che producono beni e servizi intermedi.

Per mezzo di questa distinzione, è possibile ampliare lo schema di fig. 1, aggiungendo il

seguente (fig. 2): beni e servizi intermedi

imp. che offrono imp. che offrono

valore dei beni e servizi intermedi

b/s intermedi b/s finali

( fig. 2 )

L’equilibrio macroeconomico, deve rispettare sia quello reale sia quello monetario; pertanto

all’equilibrio si ha che:

PRODOTTO FINALE =SPESA PER BENI E SERVIZI FINALI= REDDITO FAMIGLIE (*)

1

Si ha quindi, un sistema dinamico (modificando una variabile varieranno le altre) come mostrato in

fig. 3 PRODOTTO

FINALE

REDDITO SPESA PER

FAMIGLIE BENI E SERVIZI

FINALI

(fig. 3)

CONCETTO DI VALORE AGGIUNTO

E’ facile vedere che, introducendo il concetto di valore aggiunto (che indicheremo con

V.A.).,l’equilibrio (*) diviene:

PRODOTTO FINALE=SPESA PER BENI E SERVIZI FINALI= REDDITO FAMIGLIE=Σ V.A.*

Supponiamo il “sistema paese” diviso in tre principali attività :

il primario (agricoltura, caccia, pesca silvicoltura)

• il secondario (trasformazione dei prodotti)

• il terziario (offre i prodotti)

Per esempio consideriamo la produzione dei pomodori ,dove il primario I (pomodori), il secondario

II (azienda che li inscatola) e il terziario III (che offre il prodotto finale)

L’azienda del primario, vende i pomodori a £.100, che vengono acquistati dall’azienda del

secondario, che li vende a £.200 all’azienda del terziario.

Come si può osservare nella tabella 1, passando dal valore iniziale Vi a quello finale Vf, si è

venuto a creare un valore aggiunto V.A. Vi Vf V.A.

I primario 0 100 100

II secondario (azienda che li inscatola) 100 200 100

III terziario (offre il prodotto finale) 200 400=PF 200

D=ΣVi=300 P.L.V.=700 ΣV.A.=400

( tabella 1 )

Dove si è indicato con:

PF prodotto finale

• D duplicazioni

• P.L.V. produzione lorda vendibile

• V.A. valore aggiunto (ovvero ciò che le imprese aggiungono alla merce iniziale)

• Dall’esempio mostrato è banale dedurre che PF =Σ V.A.=PLV-D

2

Siccome all’equilibrio il prodotto finale è anche pari alla spesa finale, il valore aggiunto è anche

pari alla spesa finale.

A questo punto, dobbiamo far vedere che il valore aggiunto è anche pari al reddito delle famiglie, in

modo tale da comprendere pienamente l’uguaglianza

PRODOTTO FINALE=SPESA PER BENI E SERVIZI FINALI= REDDITO FAMIGLIE=Σ V.A.

VALORE INIZIALE Vi = £.100 VALORE FINALE =£.200 V.A. £.100

MATERIE MATERIE V.A.

PRIME PRIME

Beni e servizi iniziali V.A.

Il valore aggiunto è il valore dei fattori produttivi (lavoro,capitale) che hanno aggiunto al valore

iniziale; ovvero quello che si aggiunge alle materie prime.

Dalle materie prime, grazie alle macchine e alle risorse umane, si ha un prodotto finale e a

questo punto abbiamo un valore aggiunto.

Questa 100 lire, sarà suddivisa tra tutti i “signori” che partecipano. Nell’impresa il valore

aggiunto è suddiviso sia come salari e stipendi per gli operai, quindi reddito alle famiglie, ma è

anche ripartito tra lo stato e l’impresa stessa; infatti, la quota che va all’impresa, è da intendersi

come quota per gli investimenti.

Rappresentiamo la ripartizione del valore aggiunto secondo la “torta” mostrata in (fig. 4)

Famiglie

Stato (fig. 4 suddivisione del valore aggiunto)

Imprese

E’ chiaro che, la ripartizione può assumere diversi tipi di configurazioni a seconda del modello

che si segue. Se ad esempio si riducesse la parte che va allo stato, pagando meno tributi, sia da

parte delle famiglie che dalle imprese, come effetto si avrà che lo stato diminuirà l’offerta di beni e

servizi indivisibili (assistenza sanitaria ecc...).

Se invece si aumenta la quota che va alle famiglie, quindi al reddito, esse acquisteranno di più’

, le imprese produrranno di più , e in tal modo si viene a creare un circuito virtuoso di crescita

economica. RUOLO DELLO STATO

Lo stato offre servizi indivisibili sia alle famiglie che alle imprese e riceve i tributi (tasse).

3

Come si può osservare dallo schema (fig 4 ), la pubblica amministrazione può essere considerata sia

come famiglia sia come impresa perché consuma beni finali e perché offre anche lavoro.

Per quanto riguarda il sistema si tassazione adottato dallo stato, è da dire che le tasse sono

proporzionali al redditi degli individui (crescente con il reddito), in modo tale da bilanciare i redditi

degli individui stessi.

Per esempio, un signore che ha un reddito di 20 milioni pagherà 2 milioni di tasse (10%),

mentre uno che ha un reddito di 200 milioni pagherà 80 milioni di tasse (40%).

Sistema di tassazione

fino a £.600.000 tasse 10%

da £. 600.000 a 1,2 milioni tasse 22%

da 1,3 milioni a 2,5 milioni tasse 27%

da 2,5 milioni a 3,5 milioni tasse 34%

I tributi diretti sono quelli che gravano sul reddito (cadono direttamente sul soggetto), mentre

quelli indiretti gravano sulle transazioni. Per esempio l’aumento del prezzo della benzina è una

imposta indiretta che colpisce tutti, ma tale aumento ha un peso diverso sul reddito di un operaio e

di “Agnelli” ; quindi lo stato interviene facendo in modo che le tasse siano proporzionali al reddito.

PRODOTTO NAZIONALE LORDO P.N.L., REDDITO NAZIONALE LORDO,

PRODOTTO NAZIONALE NETTO, REDDITO NAZIONALE NETTO

Nell’analisi del circuito macroeconomico, siamo giunti che all’equilibrio si ha che:

PRODOTTO FINALE=SPESA PER BENI E SERVIZI FINALI= REDDITO FAMIGLIE=Σ V.A.

o meglio PF=Reddito famiglie=Σ V.A.=PLV - D

Ci proponiamo di esporre, la definizione di alcuni aggregati economici principali in uso nella

contabilità nazionale e di illustrare i principali dati macroeconomici relativi all’Italia.

Definizione di: Prodotto nazionale lordo PNL o reddito nazionale lordo RNL

Con PNL, si intende il complesso di beni e servizi finali prodotti dalla collettività di tutti gli

italiani, dovunque essi siano in un anno.

Il PNL è quindi un concetto di flusso (cioè una grandezza per definire la quale è necessario far

riferimento anche ad un intervallo temporale oltre che all’unità di misura propria della grandezza) e

non va confuso con il concetto di ricchezza o patrimonio nazionale esistente in un dato momento,

che è un concetto di stock o fondo (cioè una grandezza per definire la quale non occorre far

riferimento ad un intervallo temporale).

Dal computo del PNL, bisogna escludere i beni e i servizi intermedi (cioè quelli che vengono

incorporati nella produzione di altri beni e servizi, ad esempio il grano nella produzione della

farina,la farina nella produzione del pane ecc.). Il motivo per cui i beni e servizi intermedi devono

essere esclusi, è che altrimenti essi verrebbero conteggiati due o più’ volte ; infatti nell’esempio

fatto il grano compare tre volte, come prodotto dell’industria del grano, incorporato nella farina,

incorporato nel pane; la farina invece compare due volte ecc...commettendo cioè, come si dice delle

duplicazioni.

Quindi dal valore della farina, occorre togliere il valore del grano impiegato, nonché il valore di

altri beni e servizi intermedi usati. Il PNL segue un approccio di tipo Lagrangiano.

Sapendo che il prodotto finale è anche uguale al reddito, possiamo parlare indifferentemente

di prodotto nazionale lordo PNL o di reddito nazionale lordo RNL.

4

Infatti da una parte abbiamo beni e servizi finali, che le imprese offrono alle famiglie, ed in

cambio c’è il reddito. Sono uno reale e l’altro monetario, ma che assumono lo stesso valore.

Tenendo conto del fatto che:

PF=Reddito famiglie=Σ V.A.=PLV - D allora si può scrivere che:

PNL (RNL) =PLV - D e quindi che PNL (RNL) =Σ V.A

dove PLV è la produzione lorda vendibile e D le duplicazioni.

Dal PNL(RNL) è possibile calcolare il prodotto nazionale netto PNN o reddito nazionale netto

RNN; infatti basta sottrarre dal PNL(RNL) gli ammortamenti.

PNN (RNN) = PNL(RNL) - Ammortamenti

Il PNL e PNN definiti, sono valutati ai prezzi di mercato Pm.

Vediamo ora, la differenza tra la valutazione del prodotto nazionale ai prezzi di mercato Pm, e

la valutazione al costo dei fattori Cf.

Facciamo al solito un banale esempio, per capire come stanno le cose . Al prezzo di un’auto,

che costa £.30 milioni all’azienda che la produce bisogna, aggiungere le imposte indirette e sottrarre

i contributi alla produzione; quello ottenuto è il prezzo di mercato Pm.

Ovvero, nel passaggio dallo stadio della produzione a quello dell’utilizzazione finale, occorre

aggiungere le varie imposte indirette (quelle che colpiscono una transazione commerciale) e

aggiungere i contributi che la pubblica amministrazione fornisce alle imprese (detti contributi alla

produzione). Il Pm è quello che noi vediamo.

Pm = costo azienda + imposte indirette - contributi alla produzione

Sottraendo dal prodotto nazionale (reddito) lordo o netto al Pm le imposte indirette e sommando i

contributi alla produzione, si ottiene il prodotto (reddito) nazionale lordo o netto al costo dei fattori

PNL (RNL ) = PNL - imposte indirette + contributi alla produzione

cf cf Pm

PNN (RNN ) = PNN - imposte indirette + contributi alla produzione

cf cf Pm

con PNN (RNN ) = PNL - Ammortamento

Pm Pm Pm

A questo punto, possiamo calcolare il reddito personale lordo RPL che va alle famiglie

RPL = RNN - imposte dirette -risparmio imprese

cf

infine per ottenere il reddito disponibile RD

RD = RPL - imposte personali +sussidi personali

I sussidi personali, sono quelli corrisposti dalla pubblica amministrazione alle persone fisiche

(pensioni ecc...).

TABELLA RIASSUNTIVA DI ALCUNI AGGREGATI ECONOMICI

5

Prodotto (reddito) nazionale lordo (V.A.) = PLV-D

Prodotto (reddito) nazionale netto = Prodotto (reddito) nazionale lordo - ammortamenti

Prodotto (reddito) nazionale lordo o netto = Prodotto (reddito) nazionale lordo o netto -.I.Ind. + CP

al costo dei fattori Cf ai prezzi di mercato Pm

Reddito personale (lordo) = reddito nazionale netto al Cf -risparmio impresa -imposte dirette

Reddito disponibile = Reddito personale lordo -imposte personali + sussidi CP :contributi alla produzione

I. Ind. : imposte indirette

Il reddito disponibile RD è il reddito che le persone fisiche hanno effettivamente a disposizione

per il consumo e per il risparmio.

La destinazione del reddito disponibile RD, (indicato pure con Y), è come detto prima o il

consumo C o il risparmio S .

E’ da dire che, anche il reddito delle imprese, per la parte non distribuita a persone fisiche, è

automaticamente considerato risparmio d’impresa*, pertanto possiamo concludere che tutto il

reddito del settore privato è destinato o al consumo o al risparmio.

Per quanto riguarda il reddito del settore pubblico, esso viene destinato al settore privato

attraverso contributi alla produzione ecc.., al settore pubblico (famiglie) come sanità, istruzione,

giustizia, difesa ecc..; tutto il resto è il risparmio dello stato.

Siccome i trasferimenti al settore privato, si traducono anch’essi in consumi o in risparmi

(personali o d’impresa), possiamo concludere che tutto il reddito nazionale coincide con la somma

del consumo e del risparmio, abbiamo cioè l’identità:

Y = C + S dove Y è il reddito nazionale, C il consumo globale e S il risparmio globale

Se vogliamo tenere distinto il settore privato, da quello pubblico avremo:

Y = C + S + G dove C ed S si riferiscono ora al solo settore privato e G indica la

somma del consumo e del risparmio pubblico.(G =C + S)

In definitiva, G rappresenta il ruolo della pubblica amministrazione che in parte è destinato alle

imprese, in parte alle famiglie, e quello che rimane è il risparmio dello stato.

E’ da notare, infine, che quando scriviamo la relazione Y = C + S, essa sottintende un

bilancio di una grandezza; infatti impostando il bilancio di una grandezza nel modo classico ovvero

considerando un volume di controllo V

E U E : flusso entrante

U : flusso uscente

A A : accumulo

E =U + A Y = C + S

* profitti non distribuiti 6

Un’altra definizione importante è quella di prodotto interno lordo PIL, esso rappresenta il

risultato finale dell’attività svolta dalle attività produttive, che operano nel territorio economico del

paese. Esso è costituito infatti dal valore complessivo di beni e servizi finali prodotti all’interno di

un certo territorio, durante un determinato periodo di tempo, che di solito corrisponde ad un anno

solare. Mentre il PNL segue un approccio di tipo Lagrangiano il PIL segue quello Euleriano.

Analizziamo la differenza tra PNL e PIL.

Per prima cosa è da dire che il concetto di “nazionale” si riferisce all’attività dei “residenti” di

un paese dovunque essi si trovino (sul territorio nazionale o all’estero) mentre il concetto di interno

(o domestico) è relativo all’attività da chiunque (residente o non residente) esplicata sul territorio

nazionale.

Occorre precisare che il significato di “residente” non coincide necessariamente con quello di

nazionalità (ad esempio gli emigrati non sono considerati “residenti” del paese di origine anche se

ne conservano la nazionalità).

Per passare dal PNL al PIL occorre togliere dal primo i redditi netti dall’ estero indicati con

RNE=A-B ; infatti tali redditi sono dati dai pagamenti ricevuti da residenti per prestazioni di

fattori appartenenti ai residenti stessi e rese a non residenti, fuori del territorio nazionale, meno i

pagamenti fatti da residenti per prestazioni di fattori appartenenti a non residenti e da questi rese a

residenti ,sul territorio nazionale.

In pratica i redditi netti dall’estero sono dati dalla differenza tra il valore dei redditi dei fattori

italiani impiegati all’estero ed il valore di quelli esteri impiegati in Italia*.

Quindi PIL=PNL - RNE = PNL - (A-B) = PNL - A +B

Esempi sono i redditi di terreni o abitazioni che si trovano in Italia ma sono di proprietà di non

residenti (o viceversa , di terreni o abitazioni che si trovano all’estero ma sono di proprietà di

residenti italiani); redditi per attività lavorativa effettuata all’estero da residenti italiani o in Italia da

residenti stranieri e così via. beni e servizi finali (prodotto finale)

fattori produttivi Reale

famiglie

imprese reddito Y Monetario

spesa per beni e servizi finali C

Quando si è fatto il conto economico, non si è fatto altro che un bilancio (vedi pag. 6); ciò che

entra è il reddito disponibile Y, che viene in parte consumato C e in parte risparmiato S .

Se però osserviamo il circuito economico (su cui abbiamo basato tutta la trattazione), notiamo

che la relazione Y = C + S non è soddisfatta. Risulterebbe che Y = C e S=0 ovvero il reddito delle

famiglie viene interamente speso per l’acquisto di beni e servizi finali.

C’è qualcosa allora che non quadra. Fino ad ora, quando abbiamo parlato di beni e servizi

finali ci siamo riferiti a beni e servizi finali di consumo, ovvero quelli destinati ad essere goduti

direttamente dal consumatore, dobbiamo allora considerare oltre ai beni e servizi di consumo, anche

i beni d’investimento. I beni d’investimento rappresentano il valore dei beni destinati alla

produzione futura, la cui decisione spetta alle imprese anche se la proprietà è delle famiglie.

Gli investimenti sono composti da beni destinati alla produzione di altri beni e servizi

(l’investimento è un concetto di flusso).

*definizione tratta da “ I conti degli italiani “ ISTAT 7

Per una migliore comprensione è meglio fare un esempio. Ci rifacciamo al caso di una

economia che produce pomodori (beni di consumo) Vi Vf V.A.

I primario 0 100 100

II secondario (azienda che li inscatola) 100 200 100

III terziario (offre il prodotto finale) 200 400=PF 200

D=ΣVi=300 P.L.V.=700 ΣV.A.=400

Se però, oltre a produrre pomodori, si producono anche zappe (bene d’investimento), vediamo

che si costruisce un nuovo circuito (in grassetto tra le parentesi), che non è relativo a beni di

consumo bensì a beni d’investimento.

Mentre i beni di consumo vanno direttamente alle famiglie , quelli d’investimento vanno alle

famiglie in modo indiretto; infatti quando le imprese, per esempio, comprano dei macchinari

aumentano il patrimonio dell’impresa e quindi degli azionisti e quindi delle fa

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gcolonna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Dileo Ivano.
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