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LUGI PIRANDELLO

Pirandello è sicuramente uno dei massimi esponenti della crisi dei due secoli:

egli è colui che si rende conto del disintegrarsi dell'io e che, intravede il nulla

su cui poggia l'ordinato sistema di valori,che l'uomo si è costruito per

proteggersi dall'irruzione dell'assurdo.

Le tematiche principali dell'opera pirandelliana ci mostrano questo autore come

un grande interprete della crisi.

Egli introduce La Depersonalizzazione cioè prendere le distanze dal vivere, per osservare se

stessi come prodotti degli schemi sociali. Allora si osserva la propria forma dall’esterno e si

scoprono le parti morte della vita: vedersi vivere è come vedersi morire. E’ l’esperienza che varie

volte capita di vivere a Mattia Pascal ed è quella del protagonista della novella “La carriola”, che di

fronte alla targa sulla porta di casa, con il suo nome e cognome e i relativi titoli professionali, vive

una sensazione di estraneità da se stesso. Evidente è il contrasto tra la vita reale che il personaggio

sta vivendo e la vita che avrebbe voluto vivere e che a tratti nel passato aveva realmente vissuto.

Tale sdoppiamento porta il protagonista al rifiuto non solo dei ruoli sociali, ma anche di quelli

familiari. Il protagonista conclude la sua riflessione di guardarsi dentro, prospettando l’atto segreto

che egli compie, come una quotidiana vendetta contro la vita inautentica, che è costretto a vivere

Egli coglie la perdita d'identità dell'uomo moderno che non ha più una

personalità unica e stabile ma una in continuo cambiamento.

Esempio: nel finale del romanzo "Il fu Mattia Pascal", Mattia Pascal ha

rinunciato a qualsiasi illusione di identità, ha capito che l'identità non

può esistere e non può essere garantita da uno "stato civile" che, se

mai, riduce l'uomo a maschera, a forma.

Forma e vita:

Pirandello crede che l'uomo abbia bisogno di autoinganni, deve

credere che la vita abbia senso e perciò organizza la sua esistenza

secondo convenzioni che devono rafforzare in lui tale illusioni. Gli

autoinganni costituiscono la forma, essa è data dagli ideali che ci

proponiamo. La forma blocca la spinta vitale che riesce ad erompere

solo nei momenti di riposo e di pazzia.

dal contrasto tra vita e forma, affiora in tutte le novelle un senso relativistico

della realtà: non vi è niente di oggettivo, vi sono tante verità quanti

sono gli individui. Ogni individuo, quindi, può avere della realtà un’idea

che non coincide con quella degli altri. La nostra personalità non solo

non corrisponde alla verità a causa dell’ambizione, dell’egoismo,

dell’interesse e delle convenzioni sociali, ma è come una maschera che ci

viene imposta dal di fuori e che noi siamo costretti a portare controvoglia.

Questa molteplicità del reale porta al superamento di un principio essenziale

del verismo: l’esistenza di una realtà oggettiva e la negazione del valore

conoscitivo della ragione.


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DETTAGLI
Esame: Lettere
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2008-2009

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