Lo stato di derivazione liberale
La forma di stato
Il disegno in cui si uniforma lo stato uscito dal superamento dell’assolutismo è improntato al principio del carattere prioritario del ruolo dell’individuo nella società e al riconoscimento di una larga sfera di diritti, nonché di garanzie. Sotto il primo profilo, vengono in risalto le tematiche della eguaglianza e delle libertà e quella della partecipazione diretta ed indiretta dell’individuo al potere statuale. Sotto il secondo profilo, emergono le molteplici soluzioni organizzative rivolte a limitare il potere ripartendolo fra più centri di imputazione in modo da consentire il migliore esercizio delle funzioni pubbliche tramite gli organi più idonei.
L'affermarsi dello stato liberale e la sua evoluzione
Lo stato liberale si sviluppò in Inghilterra a partire dal secolo diciassettesimo, consolidandosi progressivamente in Europa dopo la rivoluzione francese e negli Stati Uniti già a partire dalla guerra di Indipendenza. Caratteristica essenziale: limitazione dell’assolutismo del sovrano e la conquista di un sistema di garanzie nei confronti del potere politico. In tal senso l’ideologia, che poi sarà definita liberale, affondava le sue radici nella storia europea.
Principi
I fatti propri dallo stato liberale sono frutto di un secolare processo formativo che ha preceduto le realizzazioni costituzionali: le lotte per la libertà religiosa, il ruolo dei parlamenti, le autonomie comunali tradizionali, le elaborazioni dottrinali dirette a limitare il potere assoluto erano già patrimonio della cultura politica e giuridica europea.
Principio di eguaglianza
La politica si poneva come reazione alle posizioni di privilegio ereditario della nobiltà monarchica; il principio di libertà tendeva a garantire il cittadino dalle ingerenze e dagli abusi del potere politico (libertà di pensiero, di espressione, dagli arresti immotivati, di domicilio, di circolazione, etc.), come pure ad assicurargli la partecipazione alla vita pubblica (libertà di associazione, manifestazione, riunione, etc). Diritti di libertà e uguaglianza assumevano soprattutto un carattere giuridico.
Lo stato di diritto
Lo stato liberale venne definito stato di diritto in quanto prevedeva una serie di limiti giuridici istituzionalizzati, e quindi rigidi, al potere. Questi limiti erano posti, in particolare, a tutela dei governati, gravando sugli organi di indirizzo politico come su quelli amministrativi e giurisdizionali. La predeterminazione di limiti giuridici tende a spersonalizzare il potere dei governati. Lo stato di diritto ambisce ad eliminare i rischi connessi alla indeterminatezza dei limiti del potere. Le decisioni devono essere basate su regole, astratte generali, e predeterminate.
Inizialmente la dottrina dello stato di diritto aveva un fondamento prevalentemente formale consistente nella concessione delle garanzie giuridiche connesse al rispetto della legge dello stato. Lo stato veniva considerato l’unica entità giuridica, enucleata tramite un processo di astrazione; i cittadini non potevano vantare diritti contro lo stato sovrano, ma potevano pretendere la garanzia dei diritti da parte di organi statali.
Postulati irrinunciabili
- Supremazia della legge parlamentare. Il termine legge andava inteso in senso ampio e quindi ricomprendeva la legge-base dello stato, la sua costituzione.
- Un sistema gerarchico di norme giuridiche ordinate secondo diversi gradi.
- Separazione dei poteri.
- Riconoscimento espresso e sistema di garanzia delle libertà previste in costituzione.
- Principio di legalità dell’azione dell’amministrazione e sistema di ricorsi contro l’azione amministrativa illegittima.
Stato liberale
Lo stato liberale prese atto della evidente discrepanza fra principi formali in tema di eguaglianza e di libertà politiche e loro concrete possibilità di esercizio. Estese progressivamente il diritto di voto fino a raggiungere la universalità del suffragio e riconobbe i diritti economici e sociali. Cambiò radicalmente l’atteggiamento dei pubblici poteri sul punto fondamentale dei rapporti stato-cittadino: subentrò lo stato interventista e assistenziale. Lo stato passò alla gestione diretta di un numero sempre più ampio di servizi pubblici, divenne proprietario e gestore di imprese, sovente in posizione monopolistica.
Tale trasformazione toccò in particolare due profili: quello dell’allargamento della base sociale dello stato e della sua ripercussione sulla rappresentanza politica e sul funzionamento delle istituzioni di vertice; quello della concezione del ruolo dello stato, che passò dall’astensionismo all’interventismo.
Partiti di massa
I partiti non erano più solo imperniati sui gruppi parlamentari e su comitati elettorali ma divenivano anche strutture organizzate permanenti. Soprattutto nell’esperienza dei partiti assume tutta la sua reale rilevanza: il suffragio diviene universale.