Estratto del documento

Brevi note di traslitterazione e di prosodia

Sulle parole greche. Per le parole straniere, siano esse antiche o moderne (come il francese), anzitutto ho usato sempre il corsivo. Inoltre, se da una parte ho operato grandi cambiamenti alla normale traslitterazione delle parole greche, ho prestato particolare attenzione alla multiforme natura delle vocali (quantità della vocale, qualità dell’accento), affinché chiunque, anche senza aver mai aperto un manuale di grammatica greca, possa interpretare e leggere le parole greche con il giusto accento.

Infine le parole greche prese isolatamente, a meno che non abbiano il circonflesso, hanno sempre l’accento tonico acuto – o gravi non per indicare l’apertura o chiusura delle vocali, ma io invece ho usato gli accenti acuti per indicare il picco tonico di vocali omofone ma di quantità diversa. È l’hypsìlon (vocale posteriore di quantità ancipite con articolazione chiusa) da leggersi come la ‘u’ francese; la y lae si pronuncerà come la nostra ‘u’; la è l’hypsìlon tonico.

Stessa lettera che si trovi in un dittongo si vedrà scritta come u. È l’omìcron (vocale media posteriore di quantità breve con articolazione chiusa) da leggersi come la nostra ‘o’; la o è l’omìcron tonico. La è l’òmega (vocale media posteriore di quantità lunga con articolazione aperta) da leggersi come l’omìcron; la è l’òmega tonico. La è l’epsìlon (vocale media anteriore di quantità breve con articolazione chiusa) da leggersi come la nostra ‘e’; la è l’epsìlon tonico. La è l’èta (vocale media anteriore di quantità lunga con articolazione aperta) da leggersi come la nostra ‘e’; la è l’èta tonico.

A volte capiterà di trovare coppie vocaliche come è è òò oppure èè: questi nessi indicano l’accento circonflesso (caratterizzato, in un uso ormai lontano dalla reale prassi anche accademica, dalla successione di due altezze, una ascendente e l’altra discendente; in pratica la pronuncia sarà come quella di un normale accento tonico), che si può trovare solo sulle vocali lunghe o sui dittonghi. Nei dittonghi (in questa sede si troveranno au, ai, eu, ei, ou, oi) la consuetudine ortografica greca vuole che il tonico sia posto sulla seconda vocale, anche se l’accento cade concretamente (nella pronuncia) sulla prima vocale del dittongo; l’unico dittongo che si pronuncia diversamente da com’è scritto e con una sola emissione vocalica è il nesso ou da leggersi come la nostra ‘u’.

Poiché l’accento circonflesso può cadere anche sui dittonghi, si troveranno esempi di questo tipo: oùù, oìì (nel secondo esempio la pronuncia indugia per due tempi sulla omicron, poi si sposta sulla i). Infine alcune volte potrebbe trovarsi a inizio parola il cosiddetto spirito aspro. Si tratta dell’aspirazione della vocale iniziale di parola, che segnalerò con un semplice apostrofo.

Traslitterazione delle consonanti greche

La traslitterazione delle consonanti non necessita di grandi spiegazioni. Si tenga a mente soltanto che th si legge come l’inglese ‘thanks’; ch in teoria si dovrebbe leggere con una lieve aspirazione come il tedesco ‘buch’; gh/g si legge come la ‘g’ di ‘gatto’ davanti alle vocali ‘e’ e ‘i’); ph si legge come la nostra ‘f’. Infine, se si trova il nesso ggh/gg, la prima delle due g va letta come una ‘n’.

Sulle parole latine

Sono scritte in corsivo senza accento grafico (poiché esse non lo necessitano). Un esempio è l’espressione grosso modo.

Sulle parole italiane

In casi specifici ho segnalato l’accento tonico anche sulle parole nostrane: nei nomi propri di persona, di etnia e di città provenienti dalla cultura antica e in alcune parole comuni ma di cui si tende a sbagliare la pronuncia.

La guerra del Peloponneso

Introduzione: ragioni per contestare e non contestare Tucidide

Il millenario magistero di Tucidide. Fin dall’antichità non è mai stato messo in discussione. Le date di inizio e fine sono labili, però le teniamo. Eppure il principio, il 431 a.C., e il termine della guerra, il 404 a.C., non convincono molto per gli eventi che precedono il primo anno di guerra e seguono l’ultimo. Però si è deciso comunque di rispettare le date tucididee e del resto il 404 a.C. è segnato da un evento altamente simbolico, che è difficile ignorare: Atene, che rappresenta la pólis più dinamica e vigoroso imperialismo, rinunciò alle ‘lunghe mura’ dei porti, alla sua flotta navale e all’egemonia (che non avrebbe mai più riacquisito).

Alcuni motivi per contestare Tucidide

A ogni modo si può e anzi si deve mettere in discussione Tucidide ove necessario e in questo il libro di Ugo Fantasia si distanzia dalla parte manualistica, che per il resto segue molto bene. Anzitutto si indaga la causa dello scoppio della guerra (e nel capitolo II si mostra un’interpretazione divergente), per cui si cerca di dar credito tra le possibili concause alla taciuta paura spartana; un altro problema è la spedizione siciliana del 415 a.C.: Tucidide la presenta come se fosse la prima volta che Atene intrattenne delle relazioni importanti con l’Occidente, ma queste avvennero molto prima di quanto l’autore non dica (ad esempio il primo intervento ateniese in Sicilia, tra il 427 e il 424 a.C., è presentato en passant); altro punto è il fatto di non seguire pedissequamente l’andamento annalistico frequentato da Tucidide, per 2 motivi. (1) Evitare la troppa frammentazione espositiva e (2) rilevare l’importanza di alcuni fatti degni di nota (che altrimenti passerebbero inosservati se si seguisse il sistema annalistico caratterizzato da un intrinseco appiattimento degli eventi storici risultante dall’identica importanza data a ciascuno di essi). Per essere più precisi, c’è da rilevare che in realtà Tucidide non usa sic et simpliciter il criterio di successione temporale annalistico, bensì la scansione estate-inverno, rara nell’Antichità.

Il contenuto dei libri tucididei

Quella di Tucidide è un’opera incompiuta in 8 libri, che trattano la GDP dal principio e fino a un certo punto del conflitto, il 411 a.C.

Il I libro

Comincia col proemio, chiamato anche “Archeologia”, in cui lo storico sintetizza la storia greca partendo dalla guerra di Troia. In seguito analizza le cause più leggere (più vicine nel tempo) e più profonde (più lontane nel tempo) della GDP. Viene presentata la pentecontetìa (il racconto dei fatti tra le GP e la GDP).

Il II libro

Qui lo storico narra gli eventi dei primi tre anni di guerra dal 431 al 428 a.C., riporta l’epitafio di Pericle e ci parla della ‘peste’ di Atene.

Il III e il IV libro

Trattano i fatti dal 428 al 422 a.C.

Il V libro

Si narrano qui i fatti dal 422 al 415 a.C. Il 26° capitolo offre un nuovo proemio in cui lo storico presenta la seconda parte della guerra. Ma il V libro sembra non aver ricevuto il labor limae: sono praticamente assenti i dialoghi (eccetto quello tra gli ambasciatori ateniesi e i Melii), sempre presenti in tutta l’opera tucididea. Il V libro ci presenta il punto di vista dello stesso storico circa la politica di potenza. È molto interessante perché ci offre uno scorcio sul pensiero diretto dell’autore.

Il VI e il VII libro

Raccontano la spedizione in Sicilia, dal 415 al 413 a.C.

L’VIII libro

Tucidide ci parla del nuovo teatro orientale di guerra e del colpo di Stato degli Oligarchi. Le storie tucididee si fermano al 411 a.C.

La ‘guerra mondiale’ dei Paesi greci

Pausania il Periegèta (la periegesi era la descrizione topografica nell’antichità, cui si univa la notizia di costumi e dotte conoscenze antiquarie) dice che “questa guerra scosse dalle fondamenta la Grecia che allora era ancora salda sui piedi”. Fantasia spiega che per rispondere compiutamente alla domanda di questo paragrafo, oltre l’analisi storiografica si deve anche considerare la storia militare.

Durata e cronistoria tucididea di una ‘guerra mondiale’

L’intervento persiano condizionò l’esito della guerra del Peloponneso. La guerra del Peloponneso (d’ora in poi GDP), avvenuta tra il 431 e il 404 a.C., durò 27 anni, fra tregue, trattati e momenti più intensi. Il fatto fondamentale della GDP è lo scontro tra Sparta e Atene che infine perse. Fu una sorta di ‘guerra mondiale’ non solo per la Grecia – per la qual cosa fu anche una guerra civile – ma anche per l’Antichità, la prima guerra mondiale che abbia interessato il Mediterraneo centro-orientale, prima dello scontro tra Roma e Cartagine (si pensi, in particolare, alla II guerra punica: il dispiegamento di energie umane e di risorse finanziare fu enorme; il conflitto interessò coordinate spazio-temporali vaste e coinvolse un larghissimo numero di individui, sia soldati che semplici civili). L’odierna scansione fondamentale della GDP tiene conto di una visione, già di Tucidide, frammentaria e avente il focus principale sul conflitto tra Sparta e Atene. Però è anche vero che si trattò (come pensa lo stesso Tucidide) di una guerra unica, lunga e compatta. Essa avvenne qualche decennio dopo le guerre persiane e fu causata dalle tensioni che si raccolsero attorno alle due póleis principali, infatti non sarebbe potuta finire veramente finché una delle due non avesse sovrastato l’altra: il fatto che fossero dotate entrambe di un alto numero di alleati che rispondevano loro permette di considerare la loro rivalità e i loro scontri il filone principale della GDP.

Tre furono i periodi salienti della GDP. 1) Tra il 431 e il 421 a.C. si verificò il periodo caratterizzato da veri e propri scontri chiamato “guerra decennale” da Tucidide; all’epoca invece fu chiamata anche “guerra archidamica” da Archidàmo, il re spartano; coinvolse quasi tutta la penisola greca. 2) Tra il 421 e il 414 a.C. ci fu un periodo di relativa pace, ossia di guerra mascherata, che Tucidide chiamò “tregua inquieta”. 3) Tra il 414 e il 404 a.C. si consumò l’ultimo periodo di vera e propria guerra, che Tucidide chiama “guerra ionica” (come si vedrà, molto meglio rispetto a “guerra decelèica”, il cui aggettivo deriva da Decelèa, fortificazione che gli Spartani misero su in Attica nel 413 a.C.; a ogni modo Decelèa rimase da quel momento in poi una continua spina nel fianco di Atene); la guerra ionica ebbe come teatri di scontro l’egeo, le coste dell’Asia Minore e la zona dell’Ellespònto e della Propòntide.

Un oratore ateniese, Andòcide (inizio del IV secolo a.C.) ci dice che il disastro subito da Atene fu causato da 3 episodi: l’affaire di Mègara, l’alleanza con Argo e la spedizione in Sicilia (415-413 a.C.); nella partizione tucididea la spedizione ateniese in Sicilia, sebbene sia considerata importante per l’esito della GDP (poiché dal 413 a.C. in poi la sconfitta ateniese rimarrà come un nervo scoperto sino alla fine), ha una collocazione strana: non compare nella scansione fondamentale dell’autore.

Andòcide ci interessa perché sottolinea l’intervento della Persia accanto a Sparta in seguito alla spedizione in Sicilia (la Persia sfruttò il pretesto che Atene aveva appoggiato un ribelle del Gran Re, in modo da fare ingerenza negli affari greci): l’appoggio persiano a Sparta ribaltò la situazione in favore della futura vittoria di quest’ultima. Infatti a riprova dell’importanza dell’intervento persiano, molti studiosi oggi scandiscono la GDP in 431-413 e 412-380 a.C. – è una suddivisione che noi però non seguiremo.

L’oplitismo: punti di forza e di debolezza, uso di strategie diverse e sconfitte

Il gran numero dei teatri di guerra in un così lungo periodo giustifica le modifiche strategiche apportate alle battaglie per terra e per mare. La tattica oplitica, per quanto andò incontro a dovuti ripensamenti di destinazione strategica, non fu messa da parte e continuò a svolgere il suo ruolo: devastazioni in massa furono regolari. Le invasioni furono la norma soprattutto da parte spartana verso l’Attica nei primi sei anni della guerra archidamica (ma vennero usate anche in seguito), mentre da parte ateniese verso Mègara, sino al 424 a.C. Gli opliti avevano il pregio di cogliere di sorpresa il nemico o di aizzarlo perché rispondesse all’attacco in modo disorganizzato. Anche se la formazione oplitica, ideale in campo aperto, continuò a essere usata, non ebbe sempre la stessa utilità. Se il campo di battaglia era scosceso diventavano decisive armi da lancio e soldati con simili competenze, arcieri, lanciatori di giavellotto, frombolieri (tutte unità che in pianura fungevano da armi ausiliarie).

Così la tattica oplitica subì pesanti e importanti ripercussioni a partire da due battaglie. 1) La battaglia di Delio (424 a.C.), in cui Atene capì che non avrebbe mai più potuto allontanare la Beozia dalla sfera spartana (peraltro i Beoti vinsero a Delio perché organizzarono una brillante tattica basata sulla cavalleria). 2) La battaglia di Mantinèa (418 a.C.), in cui da una parte svanì il disegno di Atene (ossia di Alcibiade) di sostituirsi a Sparta nel Peloponneso, dall’altra sfumò lo stesso desiderio per Argo. Dal punto di vista della storia militare conviene tenere a mente la battaglia di Mantinèa, perché sarà foriera di novità che cambieranno la concezione degli scontri campali: essa fu importante perché si capì l’importanza di strategie più tattiche, rispetto al semplice cozzare delle falangi. Infatti ciò ebbe ripercussioni nella guerra di Corinto, a Nemèa, a Coronèa (394 a.C.) e, durante il breve decennio dell’egemonia tebana, a Leuttra (371 a.C.) e a Mantinèa (362 a.C.). A proposito di Mantinèa diciamo di sfuggita che era la città più importante dell’Arcadia orientale. La pólis non solo era un utilissimo punto di collegamento tra l’Argolide (a est dell’Arcadia) e le città di Orcòmeno d’Arcadia e Tegèa, ma era anche dotata di un’ampia pianura adatta a scontri campali (e questo è uno dei motivi minori per cui due delle più importanti battaglie di tutta la storia greca avvennero proprio qui).

Vediamo alcune pesanti sconfitte causate dall’oplitismo tradizionale. Gli opliti potevano essere difficili, se non impossibili da condurre, in determinate situazioni. Pesanti sconfitte dovute anche al fallimento della formazione oplitica furono subite dai seguenti eserciti: gli Ateniesi in Etòlia; gli Ambracioti a Idomène (426 a.C.); gli Spartani a Sfacteria (425 a.C.), nonostante il corpo oplita spartano fosse nel mondo greco quello più potente; gli Ateniesi a Spartòlo (429 a.C.) e ad Anfipoli (422 a.C.), nelle cui battaglie ebbero la meglio addirittura i peltasti, nonostante non fossero idonei a contrastare gli opliti – inoltre qui i peltasti furono affiancati dai cavalieri, altra figura-chiave; infine sempre gli Ateniesi nella cocente sconfitta subita nelle Epìpole, a nord-ovest di Siracusa (413 a.C.). (In realtà la disfatta ateniese nello scontro con Siracusa si consumò soprattutto per mare, nell’arada del Porto Grande, e durante quella settimana in cui i soldati ateniesi, guidati da Demòstene e da un moribondo Nicia, tentarono una disperata fuga verso il sud della Sicilia; più precisamente, l’episodio più cruento e terribile che possiamo dire essere accaduto nel pianoro delle Epìpole è l’atroce morte che moltissimi Ateniesi incontrarono al buio, completamente spaesati, sparpagliati e colpiti ex improviso da un nemico in schieramento compatto.)

Altre unità militari che acquisirono importanza: funzioni della cavalleria, cavalleria ateniese, trasporto via mare dei cavalli

La cavalleria è un’altra unità che nel corso della GDP acquisì via via più importanza. La sua solita funzione era proteggere le ali della falange e inseguire i fuggitivi. La cavalleria divenne importante anche per le póleis che non ne avevano mai fatto la cifra del loro esercito, come Corinto, Argo e persino Sparta. Sparta costituì una propria cavalleria solo nel 424 a.C., reparto militare che usò soprattutto per pattugliare le coste di sua pertinenza – la pólis spartana usò fino a quel momento soprattutto mercenari per formare cavalieri. Un esempio di merito della cavalleria è la battaglia di Solìgea (425 a.C.): qui Corinto usò da un lato la falange in modo violento e innovativo – anche ciò è molto interessante, poiché sarà emulato nel IV secolo a.C. – dall’altro lato Atene vinse proprio grazie alla sua cavalleria.

Com’era la situazione della cavalleria ateniese all’alba della GDP. Tra il 445 e il 431 a.C. Pericle aveva riorganizzato la cavalleria, tanto da contare all’inizio della guerra del Peloponneso un numero considerevole di cavalieri.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 99
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 1 Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 99.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 99.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 99.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 99.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 99.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 99.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 99.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 99.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lo scontro tra Atene e Sparta nella seconda metà del V secolo a.C. Pag. 41
1 su 99
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher suntzu87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Poddighe Elisabetta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community