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Lisia e il discorso "Per l'uccisione di Eratostene"

Collocato dalla tradizione manoscritta in apertura del corpus di Lisia, con ogni probabilità in ragione del fatto che fu molto apprezzato fin dai tempi antichi, il discorso Per l'uccisione di Eratostene 'mette in scena' un cittadino, Eufileto, alle prese con una accusa di omicidio premeditato di Eratostene, un 'seduttore seriale' che aveva avuto una relazione con la moglie di Eufileto.

Chi è Eratostene?

Il discorso di Lisia è un discorso fittizio? Il sospetto c'è, perché la vicenda è molto intrigante e perché Lisia sembra fare uso di nomi parlanti, ma è troppo dettagliata per essere fittizia. In più, perché scrivere un’opera fittizia se il logografo non era un mestiere ben considerato?

La lingua di Lisia

La lingua di Lisia offre un modello significativo di prosa attica di inizio IV secolo e rivela anche nelle sue precise scelte espressive, ben intese dagli uomini ateniesi che udirono il discorso, la ricostruzione dell’ethos del marito tradito Eufileto e del seduttore Eratostene.

Biografia di Lisia

Lisia (V-IV secolo) era meteco, cioè nato ad Atene da genitori non ateniesi, per cui non ha diritti politici, solo civili.

Fonti

  • La Contro Eratostene (or. 12);
  • I frammenti della Contro Ippoterse;
  • La Repubblica di Platone, ambientata nella casa al Pireo di Cefalo, il padre di Lisia, in cui parla anche Polemarco, il fratello di Lisia;
  • Il Fedro di Platone, in cui Fedro dice di aver sentito un discorso di Lisia sull’amore, che viene riportato ma che forse è inventato da Platone, confutato da Socrate;
  • Le vite di Lisia «deformanti» di Dionigi di Alicarnasso (I a.C.) e dello Pseudo Plutarco (età imperiale);
  • Fonti bizantine (Suda).

Fasi della vita di Lisia

  • 450 a.C.: Arrivo di Cefalo ad Atene invitato da Pericle (le omissioni nella Contro Eratostene: origine siracusana, il padre aveva una fabbrica di armi).
  • 459/443: Nascita di Lisia (probabilmente nel 443).
  • 430: Lisia e Polemarco a Turii, colonia panellenica nel golfo di Taranto: i fratelli vanno a imparare la retorica, probabilmente da Tisia, in Magna Grecia e Sicilia.
  • 418-415: Probabile periodo del rientro di Lisia ad Atene, in cui forse provò a fondare una scuola.
  • 405: Sconfitta di Egospotami.
  • 404-403: Resa di Atene; i Trenta tiranni e la morte di Polemarco (Eratostene è uno dei Trenta tiranni del regime oligarchico, che compilano liste di proscrizione di meteci per confiscarne il patrimonio: Polemarco viene costretto a prendere la cicuta, mentre Lisia riesce a fuggire corrompendo chi l’aveva catturato e a riunirsi ai democratici. Ci fu poi un’amnistia per i Trenta); fuga di Lisia a Megara.
  • 403: Rientro dei democratici di Trasibulo, proposta di cittadinanza invalidata, isotelia (esenzione dalla tassa di soggiorno e da altre tasse), tentativi di recupero del patrimonio (Contro Ippoterse), inizio redditizia attività logografica.
  • 401-400: Fine dei Trenta di Eleusi.
  • 399: Morte di Socrate.
  • 370-360: Periodo in cui cade la morte di Lisia.

La logografia e la parola democratica

L’accesso ai diritti del cittadino era in prima persona, quindi la parola di accusa e difesa poteva e doveva essere diretta o al massimo poteva rinforzarsi con quella del sinegoro. Celebri furono Ctesifonte, Eschine e Demostene del De corona, solo in teoria doveva essere un amico o un parente, non prezzolato, perché il cittadino poteva non andare personalmente a processo solo per evidente impossibilità, ma nella prassi c’erano il logografo, mestiere che molti esercitavano per motivi economici, ma che era screditato per l’uso mercenario della parola che vi stava dietro. Demostene lo fece all’inizio della sua carriera, Lisia ebbe una parabola opposta.

Processo greco

Durava un giorno, cioè quando il magistrato decide che ci sono gli elementi e raccoglie le testimonianze. La giuria era su sorteggio e spesso i cittadini convocati non erano competenti, per cui molto si giocava sul loro convincimento.

I discorsi potevano essere di 20/40 minuti misurati dalla clessidra dopo di che c’era la replica e la giuria decideva all’istante con la tessera piena per l’assoluzione e la tessera forata per la condanna. Era dunque necessario che il discorso fosse subito persuasivo, anche se con incongruenze (cfr. Plutarco De Garrulitate, tra i Moralia: l’aneddoto sul cliente di Lisia e sul testo che ‘vive una volta sola’). Non riflessione sulle argomentazioni ma convincimento immediato, emozionale.

Distinzione aristotelica tra due tipi di prove

  1. Prove artistiche, legate alla retorica;
  2. Prove estranee all’arte retorica, cioè documenti, testimonianze.

Primato delle prime prove per il convincimento della fallibilità di testimoni e documenti e che la natura umana agisca secondo ragione.

Studi su Lisia

Gli studi su Lisia sono stati guidati per molto tempo dal pregiudizio moralistico sul fatto che sia un logografo opportunista, cioè che faccia giustizia in base alla convenienza giudiziaria. Lisia difende aristocratici: sono comunque sempre aristocratici che si dichiarano onesti. Equilibri complessi e intrecci personali nell’Atene democratica.

Problemi di riconoscimento dello ‘stile di Lisia’: ci sono 425 scritti attestati a lui attribuiti secondo lo pseudo Plutarco, per cui nascono questioni sull’autenticità. Dionigi di Alicarnasso e Cecilio di Calatte ne ammettevano circa la metà.

Ci è stato tramandato così tanto pur essendo il logografo un mestiere screditato perché:

  • Il logografo ha interesse nel farli circolare il più possibile perché sono esempi della sua arte, che vuole vendere;
  • I discorsi giudiziari sono molto importanti per il pubblico, perciò sono conservati in famiglia;
  • Era interesse anche del libraio venderli (venivano anche riciclati per nuovi processi), anche perché alcuni processi diventavano famosi oppure i discorsi erano particolarmente piacevoli alla lettura;
  • Erano usati come modelli di insegnamento nelle scuole.

Codici

Il codice fondamentale per i discorsi di Lisia è il Palatino di Heidelberg. Non è chiaro l’ordinamento dei discorsi: nel codice Palatino di Heidelberg (codice Palatino greco del XII secolo siglato X) sono premessi la Per l’uccisione di Eratostene e l’Epitaffio, probabilmente come capolavori (veri o presunti: alcuni pensano a una confusione con la Contro Eratostene); per le orazioni 3-31 il Palatino è fonte unica, mentre per le orr. 1 e 2 ci sono altre attestazioni. L’ambrosiano Am Af (dello scriba Andronico Callisto? Del 1400) ha un ruolo perché raccoglie intuizioni che anticipano congetture moderne.

Delle 34 orazioni (35 con l’Erotico, il discorso contenuto nel Fedro) le ultime 3 arrivano dalla Vita di Lisia di Dionigi di Alicarnasso: Contro Diogitone, Olimpico, Sulla necessità di non abbattere la costituzione dei padri. Nella sua Vita, Dionigi di Alicarnasso formula un giudizio letterario e biografico sull’autore, con esempi dei tre generi oratori, in cui assegna a Lisia il primato in quello giudiziario (soprattutto nella narratio), a Isocrate in quello epidittico e a Demostene in quello deliberativo.

Altre orazioni

  • Contro Simone (3): discorso di difesa per accusa di ferimento premeditato, con tratti di contro-accusa.
  • Contro Eratostene (12): Lisia in tribunale, discorso di accusa rivisto.
  • Per l’invalido (24): un insolito discorso di esame o dokimasia pronunciato davanti alla dei 500: un invalido si è visto contestare il sussidio di invalidità, che andava riconfermato ogni anno.
  • Contro Diogitone (32): una narratio esemplare (con voce di donna ricca di pathos) e un discorso di un sinegoro (mancante di parte di pisteis e di epilogo): causa per mala tutela da parte di un giovane (per questo c’è il sinegoro), di cui Diogitone è zio e nonno.
  • Epitafio per i caduti in difesa dei Corinzi.

Dopo i discorsi di accusa e difesa potevano esserci anche repliche di entrambe le parti. C’era anche la rara ma possibile procedura di interrogare l’altra parte, come nell’oraz. 12: non si faceva perché c’era il rischio di non sapere come ribattere; perciò l’oraz. 12 è rivista tenendo conto delle risposte di Eratostene.

Il tribunale e la difesa di Lisia

Il tribunale eliastico e il tribunale professionista: discorso rivolto a semplici cittadini o a ex magistrati esperti non di diritto ma di pratica di cause discusse. Nei discorsi ai tribunali non professionisti si parla agli individui, anche se ci si rivolge a loro come ‘giudici’.

Lisia avvocato non altera i fatti (sarebbe aperto comunque alla confutazione) ma invita a riflettere sulle motivazioni dei fatti e dei diversi punti di vista, che ne danno la corretta lettura. La logica dell’eikos domina in tutti i discorsi, insieme all’entimema, il sillogismo retorico. I testi invece variano sotto altri aspetti per la loro natura (accusa, difesa, deuterologia, sinegoria) e ambito, per esempio un discorso di un sinegoro è per definizione di parte (es. Lisia 32, Contro Diogitone), una deuterologia non è completa (es. probabilmente Lisia 30, Contro Nicomaco, un’accusa di illeciti nel compito della revisione delle leggi; potrebbe esser un discorso di replica, che dà quindi per scontato il discorso principale di accusa).

La narratio è comunque una narrazione orientata che tende a rallentare nei momenti che poi si rivelano decisivi, con considerazioni generali, richiami alla consuetudine, riserve, commenti; l’argomento dell’eikos è centrale soprattutto nella confutazione e serve a invitare il pubblico ad accettare quanto suggerito.

Affermazioni di carattere generale con valore di sentenza e in cui l’aderenza al fatto specifico è suggerito, riserve di credibilità circa le tesi dell’avversario, uso frequente del kaitoi, particella logica parentetica che ricorre anche in contesti che prevedano affermazione, considerazione generale, applicazione al caso pratico, inviti a soppesare le cose, spesso con ricorso all’argomento a fortiori (‘a maggior ragione’) che è particolarmente indicato per aggravare l’accusa, gioco della contrapposizione e le ipotesi (spesso per assurdo).

Comicità nel discorso giudiziario

Il discorso giudiziario si serve della comicità per:

  • Delectare;
  • Mettere in ridicolo l’avversario.

Battute fondate sull’antitesi, uscite paradossali inattese e iperboliche: molte battute folgoranti le abbiamo per tradizione indiretta e non dai discorsi conservati. Ce ne sono molte nella Per l'invalido.

Lisia prende dalla commedia, ma nella Per l’invalido riprende Aristofane: si influenzano i generi e non gli autori; forse la commedia e l’orazione giudiziaria sono simili solo perché rispecchiano la stessa società. Tuttavia, in ciò che abbiamo, in Lisia è rarissimo l’attacco personale per nome.

Consapevolezza del pubblico

Quanto è consapevole il pubblico (sorteggiato) del logografo che sta dietro al discorso? Sul momento poco, aveva una percezione di autenticità tanto più i logografi erano abili; l’arte di Lisia si vede dopo. Dionigi di Alicarnasso, a proposito di Lisia, dice “ars (= artificio) latet arte sua”.

Dover (1968): alta interazione Lisia-cliente, mette un po’ in dubbio il ruolo autoriale di Lisia. Nella fase di creazione il cliente spiegava al logografo il suo punto di vista, ma era il logografo a essere esperto delle leggi. Il cliente quindi accetta il testo e lo impara senza intervenirci, ma l’autore della performance orale è il cliente, che magari la modifica lievemente, anche se i discorsi erano già “cuciti” sui clienti.

I testi logografici si sono conservati per secoli perché la partecipazione della città era totale e in età ellenistica diventano modello di oratoria: piacciono e danno diletto; in più si riconosce l’auctoritas di Lisia.

Per l'uccisione di Eratostene

Scritta nel 403-380 circa, ma la vicenda non si può datare. Eufileto, un cittadino non particolarmente abbiente che possiede una piccola casa a due piani in città e un appezzamento agricolo fuori Atene dove talora si ferma a dormire. Dopo avere ignorato una serie di indizi, Eufileto viene a sapere da una terza persona che sua moglie è stata sedotta da un giovane già ‘adultero seriale’, Eratostene del demo di Oe. Dopo qualche giorno è informato dalla serva che Eratostene si è introdotto in casa: va allora a cercare in gran fretta testimoni e irrompe nella stanza dell’adulterio. Lì pubblicamente uccide Eratostene.

Come si evince dal testo, Eufileto è accusato di premeditazione: avrebbe teso una trappola al giovane mascherandola sotto il reato di adulterio; avrebbe inoltre ucciso Eratostene mentre costui era rifugiato presso il focolare domestico.

Il processo è una dike phonou, causa ('privata') per omicidio, intentata solo da chi è coinvolto (la graphe era invece la causa scritta da un cittadino per problemi della collettività). Un uomo (Eufileto) si difende in relazione al fatto di aver ucciso l’amante della moglie (Eratostene): deve dimostrare che l’omicidio sia davvero legittimo.

Eufileto è accusato di premeditazione e di omicidio contro il sacro. Alla fine del V secolo era ancora concesso ai cittadini, come previsto già dalle leggi di Dracone (VI sec.), uccidere un uomo colto in flagrante adulterio con donne della propria famiglia. Tuttavia, era consentito e probabilmente prassi comune risolvere la questione diversamente, accettando un indennizzo, come Eufileto stesso ammette che Eratostene voleva fare; doveva anche esser consuetudine far subire umiliazione di contrappasso all’adultero.

La 'contro-accusa'

  • Eufileto è una vittima di un gravissimo crimine;
  • Eratostene è trattato da colpevole quasi ‘presente’ in scena (‘quest’uomo’);
  • Gli accusatori di Eufileto restano nell’anonimato e nell’ombra;
  • In conclusione del suo discorso, Eufileto può ribadire che non ha preso vendetta ma ha agito come braccio armato della legge della città violata da Eratostene.

Eufileto sta probabilmente parlando davanti al Delfinio (accanto al santuario di Apollo Delfinio): il suo è un phonos dikaios, un omicidio compiuto secondo la legge, poiché ha sorpreso in casa un moichos (un cittadino ha diritto di punire con la morte chi seduce le donne della sua famiglia: madre, sorella, moglie, figlia, concubina). Quindi (probabilmente) parla davanti a 51 efeti (o invece eliasti sorteggiati? Ovvero cittadini di pieno diritto, di più di trenta anni di età), uomini con esperienza legale che dovranno non solo provare simpatia per lui ma anche potenzialmente identificarsi con lui. Eufileto deve quindi dipingere il giovane Eratostene come criminale incallito e reo confesso; se stesso come uomo ingenuo e vittima di un reato che sovverte la città, ma capace, visto il gravissimo reato, di procedere con fermezza e senza passioni alla sua punizione.

La donna che subisce la seduzione è condannata al divorzio e all’espulsione dalla collettività femminile – privazione dell’accesso ai culti, privazione dei gioielli. L’uomo la cui moglie è stata sedotta deve divorziare, pena la sua atimia (privazione dei diritti di cittadino). Se Eufileto mostra di aver agito con premeditazione o peggio, rischia confisca di beni e pena di morte, evitabile con l’esilio.

Pare che Eratostene abbia confessato, ma non sappiamo come sia andata a finire. Si è avanzata l’ipotesi che Eratostene sia un parente del membro dei Trenta, ma se lo fosse Lisia avrebbe fatto allusioni a questa sua genealogia e inoltre manca un qualsiasi commento che lo confermi.

L’uso del perfetto è importante nella causa perché è il tempo che ha ricadute sul presente.

Elementi comici

Elementi comici, forse inseriti successivamente:

  • Schiava mezzana;
  • Triangolo amoroso con l’amante e il marito tradito;
  • Altra donna tradita.

Titolo

Nel II sec. D.C. il lessicografo Arpocrazione, per spiegare il termine metaulos come ‘porta’, ricorre all’orazione di Lisia indicandola così, huper, ovvero riguarda e discute un caso di omicidio. In modo simile il titolo del testo compare nel codice Palatino; in altri codici una lectio facilior peri, un ‘intorno’ (‘su’), che connoterebbe con minor precisazione.

Proemio

Non sono forniti tutti i dati all’inizio anche perché prima ha parlato l’accusa. Il proemio (I-3: prooimion) e la propositio (prothesis, 4-5): l’ethos del buon conservatore. Eufileto sta parlando per secondo.

Legale VS 'universalmente giusto'

Funzione di catturare l’attenzione del pubblico, benevolenza, presentazione della causa: è solenne e generalizzante, chiede ai giudici di mettersi al suo posto. Usa lógos e non krisis perché parla ai magistrati appositi che non hanno bisogno di essere compiaciuti e chiamati giudici. Insistenza sull’identificazione con hoios in posizione attributiva per coinvolgere il pubblico nella sua situazione. Parla di ciò che è successo in termini generali, aspetta a parlare dell’adulterio: usa solo termini al neutro per indicare che è accaduto qualcosa di molto grave.

Evidente captatio benevolentiae: al suo posto nessuno potrebbe provare altro che la collera. Insufficienza della pena: sposta da subito l’attenzione su Eratostene per poi allargarla a tutta la Grecia. L’aikos prevede una pena che tutti possono esercitare sia in democrazia sia in oligarchia. È la prima definizione del crimine, è un termine vago ma pesantissimo che indica qualcosa di fuori dall’ordinario.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ireneneb22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Berardi Elisabetta.
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