Linguistica
Capitolo 1: Dialetti italiani
Una delle classificazioni dei dialetti italiani più famosa è quella del Pellegrini. Tale carta è stata elaborata su dati del 1919-28. Il Pellegrini ha elaborato anche il concetto di italo-romanzo, complesso di lingue dialettali che riconoscono come lingua di cultura l’italiano.
Dialetti: classificazione
- Dialetti settentrionali: inerenti le zone a nord della linea La Spezia e Rimini
- Centromeridionali: a sud di tale linea
- Gallo-italici: zone dove si insediarono le popolazioni celtiche
- Veneti: Trentino, Veneto
- Toscani
- Meridionali: a sud linea Ancona – Roma
- Corsi
- Alto meridionali
- Meridionali estremi: Salento, Calabria
Caratteristiche
Dialetti settentrionali: costruzione frase soggetto più verbo.
Mediani e meridionali: neutro della materia (lo ferro, chelle, chille), oggetto preposizionale (preposizione a più complemento oggetto riferito a persona, esempio stamme a sentì a me!).
Sistemi linguistici autonomi: ladino dolomitico, friulano, sardo.
Lingue minoritarie: minoranze alloglotte
- Franco-provenzale
- Provenzale
- Tedesco
- Sloveno
Tipo linguistico, l’italiano, caratteristiche
- Importanza delle vocali nella formazione sillabica
- Libertà posizione accento tonico
- Esprimere concetti di grandezza, piccolezza, alterazione
- Sequenza determinato più determinante
- Formazione delle parole per composizione
- Il non obbligo del pronome personale
- Informazione semantica data dal nome e non dal verbo
- Relativa libertà dell’ordine delle parole nella frase
L’italiano
Rispetto a tutte le lingue e dialetti romanzi derivati dal latino, l’italiano è quella che più è rimasta vicina al latino volgare e ha avuto un continuo contatto con il latino classico. Come tutte le lingue ha subito nel tempo un processo di standardizzazione, anch’esso è nato dall’elaborazione di una parlata locale promossa a lingua d’uso nazionale. Esso deriva struttura linguistica dal fiorentino del Trecento, nell’elaborazione delle tre corone Dante, Petrarca, Boccaccio. I grammatici come Bembo ed altri, lo posero a modello d’uso scritto. Possiamo dire che è la letteratura alla base dell’unificazione linguistica!
Il fiorentino si impose sugli altri dialetti, almeno nell’uso scritto, non per predominio politico ma per prestigio della città di Firenze! L’origine colta della nostra lingua spiega perché, diversamente dalle altre lingue, l’italiano non abbia avuto all’inizio dell’epoca moderna un’evoluzione strutturale tale da staccarsi dalla fase medievale, come il francese con lingua d’OIL. Infatti sino al 1861 l’italiano fu una lingua usata soprattutto per uso scritto.
La mancanza o il ridotto uso dell’uso parlato favorì la stabilità e conservatività delle strutture della lingua! Dopo l’unificazione dell’Italia per diverse motivazioni esso ha ampliato gli ambiti d’uso, togliendo spazio ai dialetti, anche se la morte di quest’ultimi non è mai arrivata. Dopo una fase di sistemazione grammaticale, durata sino agli anni ’50, con pressione del parlato sullo scritto. L’uso scritto consentiva un’abbondanza di polimorfia (coesistenza di più forme tra loro simili).
Nel corso del '900 questa è diminuita, e al processo di semplificazione ha corrisposto un processo di normativizzazione (soprattutto la prassi scolastica che hanno imposto una serie di regole nell’ortografia). Dopo quello del '500 c’è stato un secondo processo di standardizzazione. Lingua standard: uso linguistico che la comunità di parlanti riconosce come corretto.
Ogni lingua quanto più è diffusa nel tempo e nello spazio, presenta diverse differenze a seconda di diverse varianti!
- Variabile diamesica: relativa al mezzo materiale in cui avviene comunicazione, che distingue la lingua dei testi parlati da quelli scritti.
- Variabile diacronica: relativa al tempo, mutamenti per fattori interni (contatti con altre lingue).
- Diastratica: relativa alla posizione sociale del parlante, all’età, al genere e classe sociale ed istruzione.
- Diafasica: relativa alla situazione comunicativa, argomento, confidenza con interlocutore.
Capitolo 2: L’onomastica
L’onomastica studia i nomi propri, in essa possiamo trovare tratti tipologici dell’italiano.
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