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Linguistica per le professioni sanitarie: un’area

La linguistica, è lo studio scientifico del linguaggio e delle lingue, rappresenta di ricerca

fortemente interdisciplinare a ha un impatto determinante su moltissimi campi, tra i quali

l’antropologia, l’educazione

la sociologia, ecc...

La linguistica non è una disciplina normativa o prescrittiva, è il ramo delle scienze umane che i

studia i processi comunicativi verbali, ovvero una disciplina descrittiva. È collocabile fra le scienze

dure e quelle molli.

Il linguista studia come funzionano le lingue e il loro apprendimento.

Linguaggio= facoltà innata condivisa da tutti i membri del mondo animale di associare due diverse

entità: un significato (ovvero un contenuto mentale) e un significante (materiale sensoriale

percepibile tramite gli organi di senso).

Ciascuna di queste associazioni è definita segno= significante più significato. Sono le due facce

del segno linguistico e sono imprescindibili.

Il padre della linguistica moderna è Saussure, un linguista ginevrino. È stato fondamentale il suo

corso di linguistica generale.

un’opposizione

Saussure faceva fra langue e Parole (parol). La prima è la lingua intesa come

sistema a livello sociale (qualcosa di astratto), la seconda sono tutti gli atti concreti che tutti i

parlanti fanno quando utilizzando la langue (atto concreto).

Le lingue storico naturali:

Innanzitutto le lingue sono dei codici, quindi sistemi di segni vocali o gestuali che attualizzano la

facoltà di linguaggio. Per lingue storico naturali, intendiamo, le lingue che vivono in una realtà

storica, si sono sviluppate nel corso della storia.

Il segno:

In base alla relazione più o meno naturale e motivata che lega significante e significato e

dall’intenzionalità cui il segno viene prodotto è possibile distinguere diverse tipologie di segno:

1) indici: motivati naturalmente (rapporto di causa ed effetto tra significante e significato es

impronta di animali, scia di fumo ecc.) non intenzionali o intenzionali (es abbaiare di un cane).

2) Icone: motivanti analogicamente (rapporto di somiglianza fra significante e significato).

3) Simboli: non motivati, arbitrari e intenzionali sono il risultato di una convenzione.

I segni linguistici sono dei simboli.

Proprietà del linguaggio verbale:

Ci sono alcune proprietà che caratterizzano il linguaggio verbale e le lingue storico naturali:

1) fonicità: ovvero il fatto che il canale fonetico-acustico sia prioritario rispetto ad altri medium. Il

significante nel linguaggio verbale è primariamente vocale può essere tradotto in altre forme,

quale quella scritta e questa caratteristica si chiama trasponibilità del mezzo.

2) Arbitrarietà: nessun rapporto di necessità logica lega significante e significato. Si tratta di

qualcosa di tipicamente convenzionale.

l’arbitrarietà

Per rappresentare si fa riferimento al triangolo semiotico, in base a esso è arbitrario

sia il rapporto che lega segno linguistico e il suo referente, sia la relazione che unisce il significante

c’è

al suo corrispondente significato. In breve non nessuna ragione per cui un determinato

oggetto/evento debba essere lessicalizzato in un determinato modo, lo vediamo ad esempio nelle

diverse lingue, con le quali usiamo diversi termini per indicare uno stesso oggetto.

l’arbitrarietà

In realtà dei segni linguistici è più radicale e interessa anche la loro organizzazione

all’interno all’interno “strati”,

del sistema. Identifichiamo di ciascun piano due diversi definiti

rispettivamente sostanza e forma.

Segno: dall’apparato

Significante: Sostanza (tutti i suoni prodotti fonatorio).

Forma

Significato: Sostanza (la totalità dei concetti pensabili)

Forma (ogni lingua segmenta a modo suo tutti i concetti che si possono

esprimere)

all’arbitrarietà:

Eccezioni

1) onomatopee (parole che rappresentano i versi degli animali).

2) Esclamazioni (elementi che troviamo nei fumetti).

significato

significante referente concreto

TRIANGOLO SEMIOTICO

Unità del linguaggio verbale:

1) il linguaggio verbale è articolato può essere scomposto in unità minime variamente combinabili.

2) È posizionale, in quanto non è rilevante solo il contenuto intrinseco degli elementi, ma anche la

loro posizione.

3) Il linguaggio verbale non è solo articolato, ma è doppiamente articolato. Doppia articolazione:

proprietà per la quale il significante si scompone su due livelli integrati:

Unità minime di 1 articolazione (morfemi: unità minima dotata di significato can+e) e unità minime

di 2 articolazione (fonemi/fono= suoni linguistico C+a+n+e unità minime prive di significato ma

dotate di valore distintivo). all’interno

4) il linguaggio verbale è un codice discreto, di una parola posso individuare dei

l’altro

pezzettini, posso individuare il confine tra un pezzettino e e ognuno di essi può essere

separato dagli altri.

Relazioni tra unità:

1) sequenzialità o linearità: proprietà dei segni linguistici più precisamente dei loro significanti di

essere prodotti o sviluppati in successione.

2) Dipendenza dalla struttura: le parole non intrattengono rapporti con gli elementi a loro contigui,

ma obbediscono anche a dipendenze non lineari, instaurano relazioni a distanza. Es: la torta di

all’interno

compleanno che la mamma ha preparato. Torta e preparato sono legati, ma separati

della frase.

3) Ricorsività: possibilità di interare uno stesso procedimento, riapplicandolo al risultato della sua

precedente applicazione per un numero teoricamente infinto di volte (il limite viene posto dalla

memoria umana).

Proprietà semantiche: a livello del singnificato

La lingua da un punto di vista semantico è un codice potenzialmente ambiguo. A volte non si

capisce in che accezione è usata una parola, ad esempio con i sinonimi (portalettere=postino) o

l’accezione

con le parole polisemiche (riso), capisco solo in base al contesto.

1) equivocità: difficoltà a capire tra un significato e un altro.

2) Vaghezza: il significato dei segni linguistici non è definito, non ha confini netti, è flessibile (es

sedia/sgabello).

3) Onnipotenza semantica: possibilità di dare espressione a qualsiasi contenuto (cose visibili, non

visibili, lontane, vicine ecc.)

4) Distanziamento, attraverso il linguaggio verbale si può fare riferimento a cose che non sono

fisicamente presenti nel tempo e nello spazio o che addirittura non esistono.

Lingua corpo e cognizione:

In passato era diffusa la teoria computazionale della mente, ovvero che mente/cervello/corpo

fossero entità separate e tra di loro irriducibili.

Negli ultimi due decenni si sono imposte le teorie embodied: modelli in cui è posto in primo piano il

modello giocato dalle caratteristiche morfologiche e dinamiche del corpo fisico nella genesi e nello

l’acquisizione

sviluppo dei processi mentali. Questa teoria è importante anche per quanto riguarda

linguistica. dell’Università

Neuroni specchio: sono stata una scoperta nel campo delle scienze cognitive di

Parma, è un caso di serendipity: caso raro in cui si sta compiendo una ricerca per uno scopo

preciso, ma si fa una scoperta che risulta essere più importante. Si stava facendo un esperimento

sui macachi, ovvero capire quali neuroni si attivavano quando loro prendevano un determinato

un’azione,

oggetto o compivano si è visto in realtà che i neuroni non si attivavano solo quando il

macaco compiva la sua azione, ma anche quando guardava gli altri farlo.

Il sistema di neuroni specchio gioca un ruolo primario nella comprensione pre concettuale e pre

dell’azione. L’osservazione nell’osservatore l’attivazione

linguistica di un atto motorio induce dello

stesso circuito neuronale deputato alla sua esecuzione.

l’esistenza

Ammettere di neuroni specchio multimodali (che si attivano non solo svolgendo

un’azione, ma anche quando si osserva un altro farla) porta al fatto che sia più probabile che le

conoscenze siano diffuse nel cervello e che il linguaggio non costituisca un modulo cognitivo

isolato, localizzabile in singole aree celebrali, ma sia il prodotto di gruppi di aree destinate a

funzioni eterogenee organizzate in reti neurali.

l’analisi

Principi e metodi per delle lingue:

Lo studio del linguaggio presenta delle peculiarità rispetto ad altre scienze, una prima difficoltà è

legata alla natura estremamente variabile del suo oggetto.

Poi la linguistica ha una natura non osservativa, studia per lo più fenomeni che non si vedono.

Compito del linguista è quello di trovare espedienti efficaci per rendere evidenti e quindi, passabili

di indagine, questi fenomeni. La linguistica inoltre, deve costruire di volta in volta il suo oggetto,

all’analisi,

non trovandosene davanti uno già formato e pronto raramente chi studia questa materia

ha davanti evidenze certe.

Livelli di analisi: per arginare almeno in parte le difficoltà legate al carattere eteroclito del

linguaggio, i linguisti sono soliti distinguere livelli di analisi. Tra i livelli esiste una relazione di tipo

gerarchico, ogni livello di analisi è il presupposto di quello successivo.

Livelli di analisi: Unità minima:

- fonetica (disciplina molto concreta) - fono

- Fonologia - fonema e sillaba

- Morfologia - morfo e morfema

- Sintassi - parola, sintagma, frase

- Semantica (studia gli insieme di parole) - lessema (legato al lessico)

- Pragmatica (studio del linguaggio nei suoi usi concreti) - enunciato

Le unità minime, segmentazione e confronto:

L’operazione all’analisi l’individuazione

fondamentale che da avvio linguistica è delle unità minime

di ciascun livello, attraverso lo spezzettamento del significante in elementi minimi e il confronto con

elementi affini. Le unità minime sono tali perché non sono ulteriormente segmentabili senza

passare al livello inferiore.

Economia e ricorrenza:

Il funzionamento del linguaggio è assicurato dal fatto che le unità minime di prima e seconda

articolazione sono in numero limitato, dalla loro combinazione si genera un numero virtualmente

infinito di unità più complesse, secondo un principio di economia.

Le dicotomie Saussuriane:

Rappresentano i pilastri fondamentali degli studi sul linguaggio: le dicotomie sincronia-diacronia,

langue-parole, sintagmatico-paradigmatico.

Sincronia e diacronia:

La distinzione riguarda i due punti di vista complementari con i quali è possibile studiare il

all’asse

linguaggio in relazione del tempo. Con diacronia (attraverso il tempo) si intende la

prospettiva che analizza i fatti di lingua seguendone lo sviluppo temporale. Le lingue storico-

naturali subiscono cambiamenti nel corso del tempo in prospettiva diacronica, specifici elementi

“seguiti”

del sistema linguistico vengono dal linguista nel loro mutamento attraverso archi temporali

dell’etimologia

più o meno ampi. (es ricostruzione di una parola).

Sincronia: (con il tempo) indica invece la descrizione di una precisa fase temporale di un sistema

linguistico. Ciò consente di osservare le relazioni che i singoli elementi intrattengono tra di loro.

Langue e parole:

La distinzione riguarda la presenza di un livello astratto e di un livello concreto della lingua, definiti

da Saussure rispettivamente langue e parole. Langue è la lingua come sistema astratto, parole,

l’attualizzazione,

invece identifica la realizzazione concreta del sistema in specifiche occasioni

comunicative e dunque gli atti linguistici individuali.

A questa dicotomia si sovrappone la distinzione proposta da Chomsky tra competenza ed

esecuzione: per competenza si intende la conoscenza astratta del linguaggio, mentre con

l’effettiva

esecuzione produzione di enunciati linguistici.

Sintagmatico e paradigmatico:

Questa dicotomia riguarda le modalità con cui le unità del sistema linguistico sono organizzate. La

l’asse

produzione di un messaggio linguistico può essere rappresentata tramite due assi,

l’asse

paradigmatico (o asse delle scelte) e sintagmatico (asse delle combinazioni): ciascun

all’interno all’interno

elemento verbale che lo compone viene scelto di un paradigma, ovvero di una

gamma di possibili candidati in grado di occupare la medesima posizione e successivamente

combinato insieme agli altri in modo lineare.

Sull’asse paradigmatico gli elementi intrattengono tra di loro rapporti di tipo associativo, in

l’elemento

absentia: che viene scelto dal parlante esclude tutti gli altri elementi simili che

potrebbero comparire in quella stessa posizione.

Le relazioni sintagmatiche si definiscono in presentia, perché legano oggetti verbali che sono

l’obbiettivo

compresenti e hanno di stabilire connessioni tra i segni linguistici.

Lessico e grammatica tra regole e scelte:

Per quanto detto fin qui possiamo immaginare che le lingue storico-naturali ripartiscano il

contenuto da esprimere in due canali: lessico e grammatica. A livello di sistema dopo aver

nell’insieme

selezionato un elemento di opzioni libere (e paradigmatiche) offerte dal lessico, il

parlante è vincolato dalla grammatica e dalla sua lingua a compiere una serie di scelte

obbligatorie, determinate dal significato e dalla categoria grammaticale di appartenenza

dell’elemento lessicale.

Modelli neuropsicologici della competenza linguistica:

Le funzioni linguistiche possono però essere indagate anche nei loro aspetti cognitivi e dinamici: di

ciò si occupa la psico-linguistica. Sono stati proposti in questo ambito numerosi modelli

neuropsicologici delle competenze linguistiche dei parlanti.

Le teorie sulla natura del sistema cognitivo possono essere classificate in due macro-tipologie:

l’architettura

1) teorie modulari: descrivono dei processi mentali umani come costituita da una

dell’analisi

serie di componenti elaborativi periferici indipendenti e specializzati negli ambiti e

dell’input all’integrazione

(ciò che arriva in entrata), i moduli e da un sistema centrale, deputato

all’elaborazione

e dei processi complessi. Concepisce le varie azioni cognitive divise in vari

moduli a livello mentale e dei processi mentali. un’architettura

2) Teorie connessioniste: i processi linguistici sono modellizzazione in cognitiva

parallela e distribuita sul modello delle reti neurali. Concepiscono i processi mentali più in

strutture simile a quelle delle reti neurali, strutture reticolari più che modulari.

Il farsi e il disfarsi del linguaggio:

Perché è così interessante dal punto di vista neurolinguistico quando il linguaggio viene acquisito

da un bambino nel suo sviluppo ontogenetico e nel suo disfarsi cioè quando per diverse ragioni si

disfa il linguaggio? Perché sia il farsi che il disfarsi del linguaggio hanno delle somiglianze. I

meccanismi attraverso cui acquisiamo il linguaggio sono simili a quello che vediamo quando si

disfa il linguaggio. Il linguaggio nella sua versione normale e il linguaggio in condizioni patologiche

hanno molto da dirsi, nel senso che capire il linguaggio nel suo sviluppo naturale e quello

patologico beneficiano entrambi degli stessi benefici.

L’analisi linguistica:

- dall’analisi

Gli studi linguistici non possono prescindere dei dati, dai quali vengono estratte

regolarità per la formulazione di ipotesi generali sul funzionamento del sistema. I dati come

elemento primario.

- I dati linguistici devono essere autentici, non generati ad hoc dal linguista. I dati linguistici non

possono essere inventati dal linguista e poi analizzati sulla base della sua intuizione personale.

Che tipo di studi posso fare?

- Studi longitudinali: uno o più soggetti sono seguiti lungo un arco di tempo più o meno lungo. Uno

studio che prende più enunciati di uno o più soggetti in diacronia quindi nel passare del tempo.

- Studi trasversali: campionamento della popolazione su un piano sincronico.

Corpora linguistici: grandi collezioni di testi (orali o scritti) in formato elettronico prodotti in contesti

comunicativi reali. Es archivio digitale del corriere della sera.

L’analisi psicolinguistica: dell’acquisizione,

I processi mentali alla base della comprensione e della produzione linguistica

all’osservazione

sono invece indagati dalla psicolinguistica, ricorrendo non soltanto (naturalistica o

partecipante) dei comportamenti dei parlanti, ma anche attraverso la somministrazione di test

cognitivi standardizzati e la predisposizione di esperimenti di laboratorio. Tra i più diffusi

sperimentali di comprensione ricordiamo:

Compiti di comprensione: i processi mentali che permettono ad un ascoltatore di comprendere un

enunciato linguistico

- decisione lessicale: decidere se una certa sequenza di fonemi appartiene a una certa lingua

oppure no (distinguere tra parole e non parole).

- Identificazione percettiva: identificare la presenza di un particolare elemento linguistico

all’interno di una stringa.

- Produzione di parafrasi e interpretazioni: esplicitare il significato di una parola o di una frase,

fornendo una parafrasi oppure operando decisioni binarie. Viene fatto un test dove si chiede di

esplicitare qual è il significato di una determinata frase.

- Emissione di un giudizio di grammaticalità o di accettabilità semantica. Viene chiesto se

ritengono che un enunciato è grammaticale oppure se ha un significato semantico accettabile.

- Picture task: compito di abbinamento parola-immagine o frase-immagine.

Compiti di produzione: i processi mentali che permettono un soggetto di produrre un enunciato

linguistico

- fluenza: produzione di liste di parole accomunate da caratterist

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simo_20 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Da Milano Federica.
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