Linguistica italiana: I corso
Sezione 1: Grammatica storica
Esame in itinere - 45 minuti (passaggio dal latino all'italiano).
Sezione 2: Dialettismi
La questione della lingua - Insieme di dibattiti svolti nei secoli dal 1300 fino ad oggi a proposito della lingua e della sua codificazione nazionale.
Sezione 3: Testi
La sezione dei testi è fondamentale per l'esame finale. "La storia della lingua italiana" di Migliorini del 1960 rimane tutt'oggi la migliore.
Definizione e prospettive
“La storia della lingua italiana ha come oggetto di studio l’italiano, in tutte le sue forme ed i suoi impieghi, dalle origini ad oggi.” Da questa definizione comprendiamo che la storia della lingua italiana non riguarda solo il passato ma giunge fino al presente in prospettiva storico-evolutiva.
Dimensione sincronica e diacronica
Dimensione sincronica, accento posto su una dimensione interna alla lingua, ci si occupa di tutte le varietà di lingua. Italiano in Italia e fuori dai confini, lingua scritta e parlata, italiano standard (modello di riferimento), ma anche regionale, popolare, letterario, scientifico, gerghi, ecc.
Dimensione diacronica, quindi nel tempo, dalle origini al giorno d’oggi - dimensione temporale. Essa può riguardare i rapporti dell’italiano con il latino (questione della lingua), dal volgare all’italiano, rapporti tra lingua e dialetti, l’evoluzione dell’insegnamento, ecc.
Concetti fondamentali
- Variazione linguistica: Caratteristica delle lingue di essere mutevoli e presentarsi in modi diversi nei parlanti, gran parte della variazione è legata a una serie di fattori esterni che la influenzano: tempo, spazio (mutamenti a seconda della zona geografica), collocazione sociale dei parlanti (livello istruzione e classe sociale), situazione comunicativa (a seconda della persona con cui parliamo).
- Termini tecnici: Diacronico (lungo l’asse del tempo), geografiche (diatopico), sociali (diastratiche), situazionali (diafasiche), diamesiche (il canale della comunicazione).
- Vedi slide diacronia (attraverso il tempo nel suo mutare) e sincronia (trattare fenomeni come contemporanei).
- Storia linguistica interna ed esterna, quando parliamo di vocalismi tonaci li descriviamo attraverso leggi linguistiche, quando si parla di grammatica storica si parla di fenomeni di linguistica interna.
- Ci sono momenti in cui si attestano elementi esterni come guerre, carestie, conformazioni del territorio, isolamenti, ecc., in questi casi è accertato che questi fenomeni abbiano lasciato segni tangibili nella storia di una varietà parlata.
Lingua, dialetto e volgare
Lingua e dialetto sono termini dipendenti l’uno dall’altra, per definire una varietà in dialetto deve esserci una lingua di riferimento. Questo solo a partire dal 1500, quando è stato codificato un modello linguistico di riferimento di matrice toscana a partire da qui possiamo parlare di lingua e dialetti. Prima di questa data parliamo solamente di volgari, questo fa riflettere sulla sostanziale pari dignità di tutti i dialetti che sono tutti lingue potenziali, l’origine dei dialetti è comune, non vi sono dialetti più nobili di altri e nessuno può dichiararsi lingua.
I classici di Dante, Petrarca e Boccaccio
I classici di Dante, Petrarca e Boccaccio furono presi d’esempio come lingua da imitare per eccellere e questo successo nel tempo ad inizio del 1500 si prende atto di un fatto accaduto, si è teorizzato che il modello di lingua alto valido per tutti gli italiani dovesse essere la lingua di questi tre autori. I primi dizionari sono degli elenchi di parole presenti in questi autori.
Bilinguismo e diglossia
Il bilinguismo è la facoltà del parlante di dominare contemporaneamente due lingue, la diglossia è l’uso differenziato di diversi codici linguistici o di diverse varietà di un codice linguistico (esempio tedesco (formale)-svizzero tedesco (informale)).
Storia della lingua: una disciplina complessa
La storia della lingua è una disciplina complessa che attraversa più aree contigue, tra le quali la glottologia, la lessicografia e lessicologia, dialettologia, paleografia, ecc. La storia della lingua è storia della cultura, spesso si riconduce alla storia della linguistica storica cioè agli uomini e alle loro vicende storiche.
Prototipo dello storico della lingua italiana
Varvaro aveva proposto una sorta di ricetta per il perfetto prototipo dello storico della lingua italiana, il quale sarebbe contraddistinto da conoscenze di base linguistiche, una dose di interesse per la lingua letteraria, esercizio della critica, pratica personale dell’edizione critica.
Riflessioni di Dante
Dante prese la lingua come elemento di riflessione centrale a partire dal Convivio e dichiarò proprio in esso che per la prima volta allude alla sua intenzione di scrivere il “vulgari eloquentia” indicandone i contenuti. Nella prima Dante loda il latino, ma in quest’ultima opera riconosce nel volgare superiorità per la sua naturalezza, egli non si contraddice poiché vi è un’evoluzione del pensiero di Dante.
Obiettivi di Dante
Tutti gli sforzi di Dante saranno incentrati a dare stabilità e durevolezza al volgare, secondo lui il latino era una lingua artificiale inventata dai grammatici per ovviare alla mutevolezza di tutte le lingue.
Le commedie e le tragedie latine non si possono trasformare, cosa che non avviene nel volgare, nel convivio è già centrale la mutevolezza della lingua nel tempo ed è il “De vulgari eloquentia”.
Dante e la lingua volgare
Quest’opera è incompiuta, ciò che più interessa è il primo libro spiccatamente linguistico, qui Dante tenta di tracciare la storia del linguaggio umano fin dalla creazione dell’uomo. Egli centra la lingua volgare come storico-naturale, fissa il linguaggio come prerogativa esclusivamente umana, investiga sull’origine del linguaggio cominciando a chiedersi chi per primo iniziò a parlare e con quale lingua, afferma che il primo a parlare fu Adamo con Dio in ebraico, lingua unica e comune a tutti gli uomini fino al momento della torre di Babele dove come punizione Dio ha differenziato le lingue elemento negativo con successiva frammentazione linguistica in lingua d’Oc, d’Oil e Si (italiano).
Paradiso XXVI
Nel paradiso XXVI affermerà cambiando opinione che la lingua di Abramo a Babele già si era differenziata, questo implica una lettura più positiva dell’elemento della variabilità. La mutevolezza della lingua verrà poi legata alla naturale mutevolezza dell’uomo.
Dante e il termine idioma
Dante nel “De vulgari eloquentia” utilizza il termine idioma, elocutio per riferirsi alle lingue.
Dante e i dialetti
Dante sosteneva erroneamente che i grammatici si basarono sul Si italiano per basarsi sul Sic latino. Dante non distingue i dialetti come i moderni dialettologi ma li divide in base alla loro distribuzione geografica tenendo come riferimento una linea che segue la catena appenninica.
Questa descrizione dell’Italia dialettale è già estremamente precisa e le differenze sono minuziose. Quest’opera finì rapidamente nell’oblio e scomparve sommersa, rimane in forma manoscritta solo fino al 1529, prima era come se non esistesse, ma dal momento in cui riappare tornerà continuamente data l’autorità di Dante e molti studiosi lo utilizzeranno per le loro tesi.
Grammatica e linguistica storica
Secondo Dante il latino era una lingua artificiale e dunque stabile, le lingue storico-naturali come il volgare subivano cambiamenti. Noi sappiamo che in realtà sia il latino che le altre lingue sono storico-naturali, la continuazione nel tempo del latino sono le lingue romanze.
Il latino come lingua storica-naturale doveva avere delle varietà, delle differenze nel tempo, spazio, situazione, ecc. Il latino volgare si contrapponeva a quello classico di prima classe, una varietà principalmente scritta e circoscritta tra il 50 a.C. ed il 50 d.C. Questo latino classico ad un certo punto si è tramutato solamente in forma scritta ed il latino volgare ha continuato ad evolversi e differenziarsi. L’italiano non è differente dal latino, bensì è una sua continuazione utilizzata oggi in Italia, così come è andato trasformandosi secondo alcune leggi fonetiche.
Latino classico e volgare
Il latino classico è un latino di tipo scritto ed è rimasto invariato, espressione colta dei ceti più elevati. Il latino volgare è parlato in ogni tempo, luogo, circostanza e gruppo sociale della latinità. Ma è stato definito in diversi altri modi:
- Latino parlato nell’uso quotidiano, quale era venuto atteggiandosi nell’età della decadenza (latino tardo), spazialmente vario (diatopica) e differenziato per il lessico.
- Latino come linguaggio plebeo (diastratica – livello ceto) d’epoca repubblicana opposto a quello dei ceti superiori, esso possiede delle variazioni regionali più o meno accentuate, durante i primi secoli della nostra era.
La nozione di latino volgare include una componente diacronica ed altre di tipo sincronico. Il rapporto tra latino classico e volgare è dato nello (vedi slide), a partire dall’epoca imperiale il latino volgare non influenza più il classico, quest’ultimo tende a morire.
Due varietà di latino
Secondo lui sarebbero esistite in epoca repubblicana almeno due varietà di latino parlato: una parlata dagli aristocratici ed una parlata dai ceti inferiori. Nel primo caso vi è una differenziazione diafasica, mentre nel secondo diastratico. Questa distinzione col passare del tempo viene sempre meno e la lingua parlata si uniforma, fino all’età repubblicana il latino volgare era visto come popolare mentre a partire dall’epoca imperiale il latino volgare era ormai la lingua parlata. In seguito, il latino volgare procederà nelle lingue romanze dando vita all’italiano.
Fattori esterni
- Perdita di potere della classe aristocratica in età imperiale.
- Diffusione del cristianesimo con un forte messaggio egalitario che punta all’eliminazione delle classi sociali, l’introduzione di grecismi, ecc.
- Invasioni barbariche - Decisive sono state le a partire dal IV secolo d.C.
La ricostruzione del latino volgare parlato avviene attraverso fonti scritte come scritture murarie, testi come l’appendix probi, ecc. Per risalire al latino parlato ci si avvale di fonti primarie scritte, ma dove non vi sono testimonianze si può utilizzare il metodo ricostruttivo e comparativo ricostruendo una forma non attestata artificialmente conoscendo i fenomeni generali. Tuttavia, non avendo prove scritte rimangono tutte ipotesi.
In alcuni casi l’etimo latino non è sufficiente, come nell’esempio magione, è qui difficile trovare il legame se non grazie alla parola francese maison. Essa con la parola latina mansione ha probabilmente dato vita al termine influenzando la lingua.
Grammatica storica – fonetica
A) Vocalismo tonico italiano
La prima tappa è quella del vocalismo tonico, per passare al vocalismo atono ed infine al consonantismo. Dalle 10 vocali latine si passano alle 7 italiane, dunque alcune latine vanno a confluire. Le parole latine si presentano sempre con la scrittura maiuscola, mentre gli esiti volgari vengono scritti in minuscolo: NIVE(M) > nève; CRUCE(M) > cróce. Ricordiamo in questo esempio che la -M finale è uno dei primi tratti a cadere. Esercizi con l’esito in volgare e viceversa in esame in itinere, in base alla tabella. Il vocalismo tonico siciliano ha una riduzione estrema da 10 vocali latine a 5 in siciliano.
Il dittongamento
Una sillaba che finisce per vocale è detta aperta, mentre se finisce per consonante è chiusa. Il dittongamento avviene solo in sillaba aperta e quando la vocale tonica è e (breve), o (breve) dando come esito una vocale aperta la quale poi dittonga. Se la sillaba è chiusa come in PECTUS non avviene il dittongo > petto. Esistono alcune anomalie, di differente gene.
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