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Riassunto esame Linguistica Italiana, prof. Librandi, libro consigliato L'Italiano Contemporaneo e le sue Varietà, Masini Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Linguistica Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente L'Italiano Contemporaneo e le sue Varietà, Masini. Gli argomenti analizzati sono: le lingue storico-naturali, la diamesia, la diafasia, la diacronia e la diastratia, la morfologia verbale... Vedi di più

Esame di Linguistica italiana docente Prof. R. Librandi

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- albanese: sparsi nella zona meridionale della penisola (Calabria, provincia di Pescara, Sicilia, comune di

Rosicano);

- dialetti di origine greca: Puglia salentina e Calabria, fino in Aspromonte. Qst parlate vengono definite griche e

fu il linguista Rohlfs a sostenere l’ipotesi che esse fossero ereditarie delle parlate dell’antica Magna

Grecia; oggi si è +propensi a ritenere che esse siano il residuo della colonizzazione bizantina;

- colonie tedescofone: comuni presenti nelle valli del Monte Rosa, ad opera di popolazioni provenienti dalla

Svizzera meridionale (Vallese) migrate in età medievale, nel Trentino e nel Veneto;

- parlate gallloromanze: Capitanata (a ovest della provincia di Foggia), affini alle parlate franco-provenzali;

- parlate di origine provenzale: Guardia Piemontese (Cosenza), residuo degli insediamenti valdesi nel XV sec.

Dal punto di vista sociolinguistico si osserva che alcune di queste varietà, quali tedesco, greco… sono considerate

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come espressioni dialettali, ma nei loro rispettivi stati sono riconosciute cm lingue nazionali; altre invece cm provenzale,

catalano… anke negli stati di provenienza sono varietà minoritarie.

Dal punto di vista storico abbiamo minoranze autoctone, cioè di popolazioni indigene cm il ladino; ed altre derivate dalle

migrazioni cm croato e dialetti galloromanzi.

Dal punto di vista politico la legge del 15 dicembre ’99 tutela le comunità e le lingue di minoranze. La legge prevede la

possibilità di insegnarle nelle scuole, di impiegarle negli uffici pubblici, di conservare nomi e cognomi nelle forme

linguistiche originarie.

Oltre alle minoranze sopra presentate bisogna aggiungere il crescente numero di immigrati provenienti dal terzo mondo

(Asia, Africa, America Latina), dai paesi dell’Europa dell’Est e slavi. Tuttavia, dato l’alto tasso di clandestinità, non si

possono riportare cifre precise sul numero di immigrati, che oggi costituiscono una realtà sociale nuova. Qst gruppi,

infatti, sono eterogenei per razza e religione. Riguardo al livello d’istruzione vi è una situazione di totale analfabetismo ,

mista a livelli culturali +alti (laureati nei paesi d’origine), che però non agevola la loro condizione sociale; infatti questi si

mantengono spesso negli strati +bassi della scala diastratica. Ciò è anke dovuto al sentimento di conflittualità da parte

degli italiani nei confronti degli immigrati, causata anke dalle difficoltà di comprensione a livello linguistico.

Gli extracomunitari, infatti, nella maggior parte dei casi entrano nel nostro paese senza alcuna conoscenza di italiano e a

volte solo con una scarsa base di inglese o francese. A livello di competenza verbale, in una 1ª fase essi acquisiscono il

modo infinito (tu comprare) e la 3ªxs. sing. usata cm “universale” (io no parla italiano). In seguito essi apprendono l’uso

del participio (dopo entrato in Italia) e solo dopo anche i tempi imperfetto e futuro, i modi cong. e condizionale.

Qst conquiste non sono solo in relazione al livello culturale e alle modalità d’inserimento; ma dipendono soprat.dalla

lingua madre: coloro che parlano lingue neolatine (ecuadoriani, peruviani..) saranno facilitati nell’apprendimento; mentre

gli altri (es.cinesi) si troveranno in fenomeni di interferenza .

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L’insegnamento dell’italiano, visto come forma di assistenza sociale, rappr.il tentativo di evitare fenomeni di interlingua,

cioè quella varietà di lingua parlata dagli stranieri con un apprendimento scorretto e superficiale, che comporta

l’eccessiva semplificazione del sistema e fenomeni vistosi d’interferenza.

La varietà del repertorio linguistico(cioè le varietà linguistiche possedute dal parlante o da una comunità), dimostra che

l’oralità è la capacità +espressiva.

Anche nel libero colloquio si ha una suddivisione di “italiani”, dettata dai metri di variazione diastratico e soprattutto

diafasico. (V.diafasia)

Nel parlato dialogico si ha la compresenza degli interlocutori ,che condividono il medesimo contesto (insieme di tutto ciò

che appartiene alla realtà extra-linguistica). Tale compresenza viene messa in evidenza dalla deissi, cioè da quegli

elementi linguistici che mettono in relazione l’enunciato con la situazione comunicativa in cui lo stesso è prodotto.

Abbiamo 4tipi di deissi:

- spaziale: rimando alla situazione tramite l’uso di avverbi. Il parlante orienta i riferimenti spaziali a partire da se

stesso, identificandosi cm centro deittico (es. andare=allontanamento dal parlante / venire=

avvicinamento al parlante)

- temporale: riferimento al tempo, dove le indicazioni hanno inizio dal ME (ora, ieri..)

- personale: riferimento a coloro che partecipano alla situaz.comunicativa. essa è espressa sopratt.attraverso i

pronomi xs.io e tu, che possono essere individuati solo se gli interlocutori condividono lo stesso contesto

- sociale: indica il ruolo che lega i partecipanti nello scambio informativo. È espressa da pronomi allocutivi che

sono di tipo confidenziale o naturale (tu, voi) e di tipo referenziale o di cortesia (lei, voi, ella, loro)

La presenza/assenza degli interlocutori determina il ricorso alla deissi o meno.

Inoltre la compresenza dei parlanti comporta uno scambio di ruoli con un’alternanza che non smpr è programmata, ma

spesso è irregolare e con sovrapposizione di turni, e gli interventi nel msg avvengono secondo i meccanismi della

retroazione (o feed-back): autocorrezione, correzione degli errori altrui, interventi sugli enunciati dell’interlocutore…

Altro carattere è la spontaneità. Nel parlato, infatti, non vi è premeditazione, causa della ridotta pianificazione. Tale

spontaneità e maggiore in una conversazione, specie se informale; è minima in un discorso di tipo +formale cm una

lezione o un discorso politico, in cui la comunicazione è preparata, già pianificata, in quanto poggia su una scaletta o

cmq su alcuni appunti che suggeriscano la traccia da seguire. La spontaneità è inoltre ridotta in un monologo, in cui i

turni di conversazione sono gestiti da una xs.sola; mentre in un dialogo sono gestiti dai due interlocutori e sono

+equilibrati (+spontaneità).

La minore permanenza del parlato (affidata solo alla memoria dell’interlocutore e non cm nello scritto a materiale

cartaceo e quindi concreto) indica l’evanescenza del msg e comporta xil parlante la ridondanza, cioè la ripetizione

2 Studia le diversità e le varietà della lingua in relazione ai rapporti sociali, economici e culturali degli individui e in relazione alla

situazione comunicativa.

3 Fenomeno di mutamento a tutti i livelli di analisi linguistica(sintassi, fonologia…), causato dal contatto di un sistema con un altro e che

.

ne provoca la sovrapposizione

dell’enunciato. Qst avviene attraverso i fatismi, cioè segnali discorsivi ke il parlante usa richiamare l’attenzione del

ricevente sul contenuto informativo, verificare ke il canale sia ancora attivo. L’azione fatica è svolta da varie parti del

discorso, quali congiunzioni, interiezioni, intere frasi, avverbi, nomi; elementi ke possono essere distinti in segnali di

apertura (es.scusa, senti, allora..), di chiusura (che sono pronunciati in tono ascendente e che spesso preludono a una

richiesta di accordo es.capito? chiaro?) .

Alcuni assumono funzione pragmatica, cioè chiariscono il msg; altri hanno un uso allocutivo e vocativo, cioè richiamano

l’attenzione dell’interlocutore; altri vengono desemantizzati, cioè svuotati del loro significato, e usati cm semplici riempitivi

che si caratterizzano xla loro costante ripetizione o tramite l’allungamento delle vocali finali. Qst’ultimo meccanismo

xmette al parlante di non perdere il proprio turno di conversazione e di avere maggiore tempo per pianificare il proprio

discorso (es.cioè, insomma, cmq…).

Inoltre esistono dei segnali che vengono usati dall’ascoltatore quali: quelli d’interruzione per ottenere il turno di

conversazione(ma, allora..); quelli di avvenuta ricezione (sì, davvero, certo..); quelli di disaccordo (per niente, ma va là..)

che sono spesso uniti a elementi paralinguistici, quali la gestualità.

Infine le ripetizioni lessicali, in un monologo permettono una maggiore enfasi e al possibilità di chiarimenti, mantenendo

attivo il canale e l’attenzione degli interlocutori; nel dialogo servono alla coesione del testo e al mantenimento dei turni di

conversazione e possono servire a indicare effetti di sorpresa o di disaccordo.

Conseguenza della linearità e della minore xmanenza del parlato è una certa semplificazione della gramm ke avviene su

diversi livelli:

sintassi: preferenza di un ordine marcato ke metta in evidenza un elemento della frase attraverso diversi meccanismi:

- Dislocazione a sinistra: il rema viene anticipato e ripreso da un elemento anaforico (cioè ke rinvia a un

elemento precedente ed è in genere un pronome xs.cm lo, ci). Es.il giornale lo compra Mario.

rema pron.anaforico tema

- Topicalizzazione contrastiva: in assenza di ripresa anaforica l’elemento dislocato viene sottolineato

dall’intonazione (tono enfatico) e ha funzione di rema es. il giornale compra Mario (e non il pane).

L’elemento dislocato veicola l’informazione nuova, ponendosi in contrasto con il contesto.

- Tema sospeso o nominativo assoluto: analoga alla disloc.a sin. dove l’elemento dislocato è accordato

gramm.con il clitico di ripresa, è esterno alla frase dal punto di vista sintattico e intonativo ed è separato

da una pausa es. la mamma, le ho regalato una sciarpa.

- Anacoluto: indica una frattura sintattica in quanto lascia incompiuto il sogg.logico della frase xfar subentrare il

sogg.gramm. Rappr.un improvviso cambio di progettazione che risponde all’esigenza di dare un diverso

contributo informativo. Es.il +svelto a finire, gli prometto un premio (si è cristallizzato soprat.nei proverbi e

nella lett.in funzione mimetica dell’oralità.

- Dislocazione a destra: ben diversa da quella a sin.essa è meno frequente e +informale. Consiste nello

spostamento del tema (ke può essere anke il predicato verbale), il quale viene anticipato da un pronome

cataforico e da una pausa nella pronuncia. Il tema quindi viene messo in secondo piano, xfar risaltare il

rema.

- Frase scissa: tende a enfatizzare i rema, xcui la frase viene costruita secondo lo schema: v.essere+elemento

focalizzato+che (es.è Mario che..). il nome del costrutto deriva dal fatto che la frase viene così

segmentata in due blocchi e si spezza anche l’informazione; nel primo viene evidenziato l’elemento

nuovo, nel secondo l’elemento conosciuto, con un valore anke contrastivo, in quanto l’elemento dislocato

si oppone a quanto detto precedentemente: es. è lui che deve parlarle (e non tu). La frase scissa è stata

a lungo rigettata dalle gramm.xkè vista come calco del francese c’est vous qui l’avez dit, ma nell’oralità

spesso è usato qst sistema nel cambiamento del progetto.

- C’è presentativo: tutto l’enunciato è costituito da elementi rematici e l’informazione è spezzata in due blocchi

a vantaggio sia del parlante, che può meglio pianificare la frase, e del destinatario, che comprende meglio

la frase proprio xkè frammentata in due frasi distinte: una introdotta dal c’è presentativo e l’altra costruita

da una pseudorelativa.

La sintassi del periodo, nel parlato, è spesso semplificata a scapito della coordinazione e della subordinazione ,con

l’assommo di frasi giustapposte e spesso senza alcun legame sintattico tra loro (es.non ho sentito il tel..c’era la tele al

max…vabbè richiameranno). Causa ridotta progettazione

La subordinazione viene sostituita da costrutti +lineari e apparenti:

Modi impliciti con l’uso di infinitive rette da verbi che assumono valore di servili.

Nelle proposizioni esplicite uso +ristretto delle congiunzioni (es.xkè nelle finali e non affinché, poiché e simili)

Che polivalente: tendenza a un solo mezzo di collegamento tra le frasi. Il che, infatti, perde la usa funzione di relativa per

assumerne diverse cm ad es.quella temporale, quella causale.. es.una persona che ci ho parlato)

Morfologia verbale: a livello dei modi riduzione del congiuntivo (es.nelle oggettive, specie dipendenti da verba putandi;

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interrog.indirette;ipotetiche) in favore dell’indicativo, il quale soddisfa le esigenze comunicative grazie agli usi modali dei

suoi tempi. Si è osservato anke una certa preferenza xla 3xs.rispetto sopratt.alla 2xs; mentre la 1viene spesso sostituita

dalla forma implicita (credo di avere ragione). La debolezza della 2xs.sta nella sua varietà e irregolarità morfologica; ma

il cong.mantiene ancora un certo terreno rispetto all’indicativo. Bisogna ricordare che il maggiore uso dell’indicativo è

proprio dei ceti bassi della scala diastratica e in diatonia è marcato a Roma e nel meridione.

A livello dei tempi riduzione dei trapassati e preferenza di tempi semplici a quelli composti (sopratt.uso di pass.pross,

pres,imperf). Sopratt.l’imperfetto indicativo è molto diffuso nell’oralità grazie alla sua gamma molteplice di valori che, pur

4 Modo è quella categoria del verbo che indica l’atteggiamento del parlante verso il contenuto dell’enunciato (certezza, speranza..)

L’aspetto è quella categoria del verbo che indica il modo in cui il parlante osserva la dimensione temporale in relazione alla situazione

comunicativa (Percettivo: eventi conclusi, cioè pass.rem.e pross.; Imperfettivo: eventi visti nel loro svolgimento cioè imperfetto).


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AUTORE

anita K

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Linguistica Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente L'Italiano Contemporaneo e le sue Varietà, Masini. Gli argomenti analizzati sono: le lingue storico-naturali, la diamesia, la diafasia, la diacronia e la diastratia, la morfologia verbale e pronominale, il lessico e la sintassi (dislocazione a destra ed a sinistra, frase scissa, tema sospeso o nominativo assoluto).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne europee
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Librandi Rita.

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