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Grammatica storica
Lingue romanze: manifestazione diacronicamente aggiornata del latino volgare
Latino diffuso così largamente che è stato influenzato da moltissime lingue -> grandissimi
cambiamenti (reazioni etniche)
Diffusione progressiva nel tempo dall'ottavo secolo prima nell'italia mediana, poi al resto dell'italia
poi al di fuori.
Nella sola italia ha funzionato come lingua di ad strato (insieme alla lingua autocnona) e poi di
superstrato (imposta al di sopra della lingua autoctona) con popolazioni estremamente diverse – es
con etrusco che non è indoeuropea e dunque non ha influito perché troppo diversa.
Si hanno documentazioni continue a partire dal V sec ac -> testimoniano modifiche. Es.
Dittongazioni del latino arcaico oi in u. Caso locativo e strumentale confluiti nell'ablativo. Nel
congiuntivo è confluito l'ottativo. Differenziale diatopico
Testimonianze di figure che presentavano accento: Imperatore Severo (150-211)
• caratterizzato come un accento un po' africano fino all'età matura. Ha mantenuto una
coloritura diatopica. Il fatto che fosse un imperatore ci fa suppoerre che molti altri di rango
inferiore lìabbiamo ugualmente tenuta.
Livio aveva un che di "padovanità".
Diversa evoluzione nelle lingue romanze: Es. formosus (bello) rimane solo nelle aree
• laterali della Romagna es Hermoso in spagnolo, altrove si è diffuso bellus che significava
grazioso. Plangere e plorare. Differenziale diafasico
Testimonianze di grammatici nelle loro riflessioni metalinguistiche: Elio Longo (II sec
• dc) illium ed omnium si scrivono in un modo (con la m) ma si pronunciano diversamente
(non viene pronunciata). Pompeo (V sec) sillabe brevi pronunciate come lunghe o vice
versa.
Parlato scenico: (es nelle commedie plautine) viene documentato un latino diverso da
• quello ufficiale.
Lettere private di Cicerone: lettere scritte quotidianis verbis
• Trimalchione
•
Sermo piscatorius -Parlata del pescatori -> latino degli autori cristiani. Ciò che più abbassa
diafasicamente il latino. Es. La vulgata
Differenziale diastratico
Quintiliano e Cicerone oppongono la rusticitas all'urbanitas
➔ Cena di Trimalchione
➔ Maggior cambiamento si ha dal III sec dc – ragioni extra linguistiche
degradazione del tessuto socio-economico dell'età imperiale – anarchia militare porta a
➔ scollamento tra le classi
importanza delle province – il loro latino acquista autorevolezza
➔ imperatori (es Traiano ed Adriano) sono provinciali
➔ crisi economica -> inurbamento -> latino delle campagne portato in città
➔ divisione impero occidente-oriente, presenza di due capitali concorrenti -> no latino
➔ unico che sia dotato di una riconoscibilità
diffusione del cristianesimo, riconosciuto come religione ufficiale nel IV sec -> molti
➔ grecismi
invasioni barbariche -> lingue di superstrato
➔ degenerazione del tessuto socio-culturale -> latino classico coltivato solo in alcuni
➔ contesti (clerici, notai etc)
Disfacimento del latino nell'VIII sec quando viene riconosciuta esplicitamente la presenza dei
volgari -> lingue romanze.
Fonti sulle caratteristiche del latino volgare:
Scritte – dirette ed indirette
• Iscrizioni murarie (alcune perfettamente databili come a Pompei)
◦ Tabelle dei dixionum – lastrine di terracotta o pezzi di legno su cui si scrivevano degli
◦ scongiuri
Glossari – tutti piuttosto tardi – attestano l'evoluzione del lessico
◦ Lettere e scritture private (Cicerone, Claudio Terenziano soldato che scrive a casa)
◦ Scritture letterarie arcaiche o mimetiche del parlato (commedie di Plauto, satiricon di
◦ Petronio)
Scritture della letteratura cristiana – Sant Agostino commenta i salmi "è meglio usare un
◦ latino un po' sgrammaticate piuttosto che non fasi capire da chi non lo conosce bene"
Diario di un pellegrinaggio in terra santa fatto da una monaca – es. Uso dell'articoloide
◦ – uso del dimostrativo come articolo.
Scrittura tecnica (trattati scientifici – attività puramente pratiche svolte spesso da schiavi
◦ e non considerate in alcun modo di alto livello)
Grammatiche latine più o meno tarde
◦ es II sec dc Pompeo Festo scrive epitome della grammatica di Valerio Flacco de
▪ Verborum significato, parlando della parola "orata" viene attestata la dittongazione di
"aurum" in "orum".
Veglio Longo, la m è caduta.
▪ Appedix Probi, del VI sec probabilmente, 227 parole che l'autore maestro indica
▪ come spesso sbagliate dai suoi alunni (es. Speculum non speclum; auris non oricla).
IV sec Papirio descrive spirantizzazione di tj e dj.
▪ Serbio, IV-V sec, si hanno gli iotacismi ogni volta che dopo t e d segue una vocale e
▪ per lo più finiscono in un sibilo – intacco palatale.
Caratteristiche della fonetica volgare
Perdita del senso della quantità sostituita da opposizione di tipo timbrico – lo dice per
• es Sant Agostino: gli Africani non sentono la quantità
Viene rifunzionalizzata un'opposizione latente – le brevi si pronunciavano tipicamente
aperte, le brevi tipicamente chiuse, ma senza funzione oppositiva, solo un accidente
automatico.
Spostamento dell'accento: Sede dell'accento generalmente conservata, ma per una serie di
• meccanismi vari l'accento tende a spostari nel latino volgare e dunque nelle lingue che da
esso derivano.
Es. nei verbi composti per analogia se in latino l'accento era mobile, tende ad essere
◦ riconfigurato nel verbo semplice, es teneo – contineo. Rideterminazione su base
analogica.
I nessi di muta cum liquida possono fare posizione o meno (diventare sillaba pesante ed
◦ attrarre l'accento). Nel passaggio al volgare spesso tale nesso si comporta come un nesso
qualunque. Es. Ténebras -> tiniéblas
I ed E in iato es. Fi-lì-o-rum -> si perde una sillaba, Fi-ljo-rum, dunque accento non può
◦ più stare su j che è un'approssimante, ma deve stare su un vocoide che è nucleo della
sillaba
Il perfetto presentava due forme: una in -ero con e breve e -erunt con e lunga. Nel latino
◦ classico -ero è diventato -erunt con e lunga. Può essere che la forma con e breve sia
continuata ad esistere nel parlato e sia in seguito riaffiorata quando il controllo sulla
lingua è stato inferiore.
Accento intensivo: l'accento ha cambiato natura: in latino era di tipo melodico/timbrico,
◦ in volgare è diventato di tipo intensivo: le sillabe toniche venivano pronunciate con più
intensità e tendenzialmente più lunghe. -> ha favorito la dittongazione dei vocoidi in
sillaba libera
Scomparsa di alcuni i dittonghi. Tutti (8) i dittonghi in latino erano di tipo
◦ discendende: Caesar, Aurum etc. La maggior parte è scomparsa.
Rimangono ae, oe, au che evolvono monottongandosi (diventando suoni unici), si
mantengono solo nei cultismi.
Ae -> e aperta lunga, si confonde con e breve che era tendenzialmente aperta -> segue il
destino della e breve (in ita dittongo ie).
Oe -> e chiusa, es Poena.
Au -> o aperto, ma monottongazione tarda e meno ubiquitaria. - ma già in età
repubblicana in forme plebee tende a chiudersi, ma essendo molto presto, poichè è
lungo, viene inteso come vocale chiusa.
Evoluzione del sistema vocalico
Per fusione di timbri affini. Quando si estingue la distinzione tra lunga e breve, le vocali di
➔ timbro simile si assimilano.
Dalle 10 vocali latine si passa nelle varie lingue romanze ad un numero variabile, ma sempre
inferiore.
In posizione tonica
In posizione atona -> fusioni più avanzate
Vocalismo siciliano – spiccata riduzione timbrica: 5 vocali in sede tonica e 3 in sede atona
Nel ramo palatale tutti i vocoidi si riducono ad I tranne e breve che diventa e aperta – atonia tutti I
Nel ramo velare tutti ad u tranne o breve che diventa o aperta – atonia tutti u
Vocalismo sardo – fusione delle due vocali simili, e ed o sono tendenzialmente aperte
Esistono sistemi misti 28/10
Es. Poesia siciliana usa koinè meridionale. Copista toscano riscrive il testo, ma avendo una
percezione diversa della paternità linguistica adatta il testo.
Alcuni fenomeni poetici ma anche fonologici vengono presi dalla lirica siciliana e trascinati in
letteratura fino all'ottocento.
Le vocali completamente atone (intertoniche e postoniche) tendono a dileguarsi, spesso le
intertoniche
Es. Domina -> donna; i è postonica; oculum -> occhio -> ocolus; bonitate -> bontate; cerebellum ->
cervello Consonantismo
La maggior parte delle consonanti sia interne sia iniziali si conservano
Quelle finali sono deboli
Caduta di m (es dell'accusativo) già dal III sec ac – a parte in alcuni monosillabi in cui la m
finale è difesa dalla brevità della parola
Caduta di s (soprattutto al nom sing) nel II sec dc regolarmente omesso nelle iscrizioni
italiche. Nei monosillabi la s si è palatalizzata e come tale sopravvive (Mavis -> mas ->
mai); oppure il contoide si è assimilato al contoide iniziale di una parola con cui occorreva
frequentemente ed ha provocato l'allungamento fonosintattico. (Es. Nos -> noi; Tres caprae
-> tre capre). Nei polisillabi il suo effetto palatalizzante tende a chiudere di un grado il
vocoide che la precede. (Es Capras -> capre)
Caduta di t cade entro il I sec dc – provoca allungamento fonosintattico
In altre posizioni
h intervocalico (es. Nehemo (da ne homo) -> nemo) ed in posizione iniziale già all'altezza
del latino classico era un puro artefatto grafico, probabilmente nel III sec ac già non si
pronunciava più se non in alcuni grecismi o da persone colte, abbiamo testimonianze di
ipecorrettismi da parte di Catullo.
Occlusive velari /k/, /g/
Di fronte a vocali palatali ad E ed I tendono a subire intacco palatale, a palatalizzarsi,
➢ avere un'articolazione più avanzata, dando affricate palatali sorde e sonore (es.
pronuncia di "Cicero e Genus")
In posizione intervocalica si può avere allungamento del contoide. (es Legem -> legge)
➢ Se il contoide è seguito da una I può dileguare (es. Sagittam -> saetta; Magistro ->
➢ magestro -> maestro). In Toscana, Lazio, parteUmbria e zone limitrofe: si è avuto il
passaggio all'affricata palatale e poi una diocclusione che ha fatto sì che questi suoni
diventassero fricativi. Trasformazione di difficile datazione.
Evoluzione del nesso labiovelare (kw, gw)
➢ primario (nelle parole latine) sordo /kw/ è attestato sia in posizione iniziale sia interna,
mentre /gw/ solo in posizione interna. /kw/ primario si conserva in posizione iniziale e si
conserva e si rafforza in posizione interna se seguito da A. (Es. Quando, Qualem, Aqua
-> Quando, Quale, Acqua(geminato))
Delabializzazione - se seguito da altre vocali non A.
➢ (Es. quid -> Che; Quomodo et -> Come; Quaerere -> Chiedere)
Nesso labiovelare secondario si conserva sempre (Es. Eccum hic -> qui; Eccum histum
➢ -> questo)
Occlusiva bilabiale sonora /b/ in posizione intervocalica si spirantizza fino al grado di
fricativa bilabiare /bh/ per un procedimento di indebolimento. In Italia c'è stato un ulteriore
grado di evoluzione per cui tale suono è diventata la fricativa labiodentale /v/ (es. Caballu ->
cabhallo -> cavallo). In alcuni casi può dileguarsi, ma non è frequente.
Anche l’approssimante labiodentale [w] in posizione intervocalica si spirantizza fricativa
bilabiale Es. Cavae letto come caue → caverne
In posizione intervocalica neutralizzazione di una coppia fonematica /v/ vs /w/
rappresentabile con arcifonema /B/, oppositiva con indebolimento del contoide b (??!!). Ha
dato origine al fenomeno del Betacismo
Betacismo: Scambio di B e V nelle parole. (Es. Caballu, Lavare entrambi pronunciati
➢ bh, facilmente confondibili)
Le consonanti (occlusive) sorde in posizione intervocalica
➢ In Italia settentrionale tend
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